Indice
- Sì, un uomo che ha l’amante può amare sua moglie
- Cosa dice la scienza dell’amore: il triangolo di Sternberg
- La bulimia emotiva: quando l’amante è un nutrimento, non una sostituzione
- Il tradimento come grido d’aiuto
- Ma attenzione: a volte il tradimento serve invece a lasciare
- Allora il nostro amore era vero?
- Come capisco se la nostra coppia può davvero ricostruirsi?
- Cosa fare ora
- Domande frequenti
- Bibliografia
In breve: Sì, un uomo che ha l'amante può ancora amare la moglie. Non si tratta di un paradosso né di una bugia: la mente compartimentalizza, e secondo la teoria triangolare di Sternberg (1986) i tre ingredienti dell'amore — intimità, passione, impegno — si distribuiscono diversamente nelle due relazioni. Tradimento e amore coniugale possono coesistere, e in molti casi il tradimento è persino una soluzione tentata per restare nella coppia. Ma esistono anche tradimenti che servono ad andarsene: il segnale che li distingue è il rifiuto di impegnarsi in un percorso di ricostruzione.
Ho realizzato anche un video in cui parlo di quest’argomento. Lo trovi qui sotto (con anche la trascrizione)
Espandi per la trascrizione del video: Un uomo che ha l’amante ama la moglie? Cosa c’è dietro un tradimento?
“Un uomo che tradisce ama la moglie?” è una domanda assolutamente legittima. Per come siamo abituati a pensare, o mi ami e stai con me al 100%, oppure non mi ami e mi tradisci. Però succede una cosa: a volte ci rendiamo conto che un uomo che tradisce è veramente preso dalla moglie, vede come impossibile una vita senza di lei, le si dedica, e se viene scoperto si prodiga per dimostrare “guarda, io voglio veramente stare con te”. E allora viene da chiedersi: ma come, mi hai tradito?
Questo tipo di domande è figlia del guardare le cose in bianco e nero, e ci fa perdere tutta una serie di sfumature di grigio. Ci sono delle cose su cui ragionare.
Innanzitutto, spesso il problema non è nella coppia, ma è con sé stessi, e il tradimento diventa la soluzione a un problema. Un po’ come quelle persone che non riescono a gestire l’ansia e finiscono per attaccarsi alla bottiglia: è una soluzione tentata per risolvere un disagio interno. È comune — non sempre, ma comune.
Un’altra cosa su cui ragionerei è che, anche quando ci sono problemi nella coppia, il fatto di trovare un amante è paradossalmente un modo per restare nella coppia. A volte come grido d’aiuto. Ho visto tantissime coppie che, se non ci fosse stato un tradimento, avrebbero divorziato. Lo ripeto perché può sembrare strano: ho visto molte coppie in cui senza un tradimento ci sarebbe stato il divorzio, perché il tradimento è stato usato come ultima risorsa per farsi ascoltare in una situazione dove non ci si sentiva visti, non ci si sentiva amati, ci si sentiva assolutamente disconnessi.
L’altra questione è che molto spesso il tradimento non è un tentativo di sostituire il partner. Anzi, è qualcosa di più: è il voler farsi una storia proprio perché è una storia, proprio perché non è una nuova relazione. Perché c’è bisogno di leggerezza, perché diverte, perché è piacevole.
Se consideriamo queste cose, la risposta non può che essere sì: si tradisce anche se si ama. Ora, se ti fai questa domanda, probabilmente è perché ti sei ritrovata ad affrontare un tradimento, e ti rendi anche conto di quanto possa essere doloroso reagire a quello che viene vissuto come un vero e proprio trauma. Partiamo da questo presupposto per affrontarlo.
Si tradisce anche se si ama, banalmente perché tradire è su un piano diverso. Ti dirò di più: anche quando si sviluppano dei sentimenti per l’altra persona, si può continuare ad amare la moglie o il marito. E ci sono tante relazioni che migliorano dopo un tradimento — partendo proprio da questo presupposto e da altri come il desiderio di ricostruire, l’impegno, la trasparenza, una serie di requisiti fondamentali.
Lo vedo spesso, soprattutto in quelle coppie dove la comunicazione si era interrotta, o dove non c’era il coraggio di affrontare qualcosa, o ancora dove si provava a comunicare ma non c’era ascolto, non si prendevano abbastanza sul serio le richieste o le manifestazioni di disagio. Quando c’è un tradimento è un po’ come se crollasse tutta la casa, e quindi c’è la possibilità di ricostruirla più solida di prima. Tutto sta nel fare il percorso giusto, nel riconoscere che probabilmente c’erano dei problemi — comunicativi o con sé stessi — che hanno portato al tradimento. Una volta fatto quello, percorrendo le tappe giuste, si può anche ricostruire una relazione migliore di prima. Una spinta utile, forte, e chiaramente dolorosa.
Forse hai trovato un messaggio. Forse lui ti ha confessato tutto. Forse stai ancora cercando di capire se quello che sospetti è vero. E in mezzo a tutto questo dolore, ti chiedi: ma allora mi ha mai amato davvero? È una domanda legittima, e mi rendo conto di quanta sofferenza nasconde. Proviamo quindi a dare una risposta sensata a quello che sembra un paradosso: “Mi tradisce, ma dice che mi ama”. Non sembra affatto una logica lineare…
eppure…
Sì, un uomo che ha l’amante può amare sua moglie
Cominciamo da qui. Sì, è possibile. E non perché lui sia un manipolatore particolarmente bravo o perché tu sia stata particolarmente cieca: è possibile, anzi è plausibile, proprio per come funzioniamo.
La mente umana ha una straordinaria capacità di compartimentalizzare, cioè di tenere in stanze mentali separate esperienze emotive che, se messe nella stessa stanza, entrerebbero in conflitto. È un meccanismo psicologico ben conosciuto. Permette di provare sentimenti autentici per più persone contemporaneamente, purché in modi diversi.
Il problema è che siamo abituati a pensare all’amore in bianco e nero: o mi ami al cento per cento e mi sei fedele, oppure non mi ami e mi tradisci. È una semplificazione comoda, ma che lascia fuori tutte le sfumature di grigio che la pratica clinica osserva quotidianamente. E sono proprio quelle sfumature che spiegano perché tu sia qui, e perché lui — pur avendoti tradito — possa davvero non riuscire a immaginare la propria vita senza di te.
Cosa dice la scienza dell’amore: il triangolo di Sternberg
Per capire come due “amori” possano coesistere senza annullarsi, il riferimento più solido resta la teoria triangolare dell’amore dello psicologo Robert Sternberg, pubblicata su Psychological Review nel 1986 (Sternberg, 1986). Secondo Sternberg, ogni relazione affettiva si compone di tre ingredienti:
L’intimità è la connessione profonda: il “ci conosciamo” che si costruisce in anni di vita condivisa, di confidenze sussurrate al buio, di codici privati. La passione è l’eccitazione fisica ed emotiva, il desiderio, l’ebbrezza dello stare insieme. L’impegno, infine, è la decisione consapevole di restare, di costruire, di scegliere di nuovo l’altra persona ogni mattina.

Quando questi tre elementi sono presenti tutti, Sternberg parla di amore consumato. È quello che molte coppie sperimentano nei primi anni. Ma con il tempo, soprattutto dopo dieci, quindici o vent’anni di convivenza, la passione tende fisiologicamente a calare, mentre intimità e impegno crescono e cambiano forma. Non è un difetto della coppia: è la traiettoria normale di qualunque amore di lunga durata.
Quando un uomo incontra un’amante, ciò che accade — dal punto di vista emotivo — è che si riattiva la passione, spesso accompagnata da una limerenza travolgente. Ma intimità e impegno, in larga parte, restano dalla parte della moglie. Per questo lui può sinceramente dirti “ti amo” e contemporaneamente raccontare all’amante “con te mi sento vivo“. Non è una bugia: è una distribuzione asimmetrica degli ingredienti dell’amore tra due relazioni.
A questo proposito, ho dedicato un approfondimento specifico alla domanda si possono amare due persone contemporaneamente?, se vuoi entrare più nel dettaglio di questo meccanismo.
La bulimia emotiva: quando l’amante è un nutrimento, non una sostituzione
C’è un’immagine che uso spesso in seduta e che aiuta i pazienti a capire cosa stia succedendo dentro chi tradisce: la chiamo bulimia emotiva.
Nella bulimia alimentare la persona cerca compulsivamente cibo per riempire un vuoto interno che non c’entra nulla con la fame. Allo stesso modo, molti uomini in relazioni lunghe sviluppano una specie di bulimia emotiva: cercano sensazioni nuove, conferme, vitalità. Non perché la moglie non basti — molti, anzi, adorano e stimano la moglie — ma perché qualcosa dentro di loro fatica a sentirsi vivo. E allora cercano altrove ciò che non riescono a procurarsi da soli.
Non so se riesco a spiegarne a sufficienza la sfumatura. L’amante, in questi casi, non sostituisce la moglie. La integra. Funziona come un nutrimento emotivo parallelo. Per questo, quando lui dice “non posso lasciarti, ho bisogno di te”, spesso non sta mentendo per opportunismo. Sta dicendo una verità sulla sua esperienza interna — verità che però non cancella né minimizza il danno che il tradimento ha prodotto in te.
Il tradimento come grido d’aiuto
In molti casi, il tradimento è una soluzione tentata per restare nella coppia, non per uscirne.
Mi spiego con un caso che ho seguito personalmente. Chiamiamoli Michele e Gaia. Lei era costantemente al lavoro, e anche a casa, non c’era nessun tipo di vicinanza. Complice anche un figlio piccolo che assorbiva tutte le energie rimanenti. Michele si era progressivamente sentito un ospite in casa sua: rientrava la sera in una vita ridotta al dovere, in cui non si sentiva più ascoltato, accolto, visto.
E ci ha provato a comunicare il suo disagio. “Mi sento ignorato”, “Prendiamoci più tempo insieme”, “Ho bisogno di trovare più spazio per la coppia”. Queste sono cose che ripeteva continuamente, e Gaia rispondeva: “Lo so, hai ragione… però sai, il lavoro, il bambino…”. Di fatto, senza cambiare nulla. Sì, magari una cena in più al mese, ma tutto lì.
A un certo punto, è emersa una relazione extraconiugale di due anni. Quando la cosa è venuta alla luce, la prima domanda di Gaia — esattamente come la tua, probabilmente — è stata: mi ami ancora?
— Sì che ti amo, ed è proprio per questo che ho cercato altrove. Altrimenti ci saremmo lasciati.
Ora, so bene quanto possa darti l’orticaria una risposta del genere. Non dico che sia una risposta eccezionale, ma è la manifestazione di una cosa. Di aver trovato una soluzione sbagliata a un disagio reale che non riusciva a trasmettere efficacemente. Dopo il nostro lavoro insieme, hanno ricostruito una relazione in cui le priorità sono settate diversamente. Il tradimento, paradossalmente, è stato il campanello che ha permesso di evitare un divorzio silenzioso, che sarebbe scivolato nella distanza.
Lo dico spesso ai pazienti in seduta: ho visto molte coppie in cui, senza un tradimento, ci sarebbe stato un divorzio. Non perché il tradimento sia mai una cosa auspicabile, ma perché a volte è il sintomo che costringe finalmente la coppia a guardare ciò che fingeva di non vedere. Esther Perel, nel suo lavoro su Così fan tutti (Perel, 2017), descrive l’amante come un “fulcro che aiuta a mantenere la coppia in equilibrio“: un’osservazione scomoda, ma clinicamente accurata in molti scenari.
Se vuoi capire più a fondo questo meccanismo, ho scritto un articolo specifico sul tema: perché si tradisce e non si lascia.
Ma attenzione: a volte il tradimento serve invece a lasciare
Certo, esistono anche tradimenti che funzionano in direzione opposta: sono il modo in cui lui si sta preparando ad andarsene, anche se ufficialmente non lo ha ancora dichiarato — magari nemmeno a se stesso.
Ma come si distingue un tradimento “grido d’aiuto” da un tradimento “traghettatore”? Il segnale principale non è nella natura del tradimento, ma in ciò che succede dopo la scoperta. Chi ha tradito ma vuole davvero restare, quando messo davanti al disastro, si rimbocca le maniche: accetta la trasparenza, chiude completamente il rapporto con l’amante, partecipa al percorso terapeutico, è disposto a tollerare le domande dolorose della moglie anche quando si ripetono per la centesima volta. Chi invece sta usando il tradimento come ponte verso l’uscita mostra un comportamento diverso: rifiuta di mostrare il telefono, mantiene contatti con l’amante, accusa il partner di essere “ossessivo”, giustifica l’accaduto incolpando la relazione (“mi ci hai portato tu”, “dovevi accorgerti che stavo male”), non vuole o non riesce a prendersi la responsabilità.
Nel mio libro Psicologia del Tradimento, scritto con Marco Giacobbi, dedichiamo un capitolo intero a riconoscere questi segnali di non aderenza al percorso. Sono dolorosi da accettare, ma riconoscerli presto significa evitare di investire energie emotive enormi in una ricostruzione che l’altra parte non ha mai davvero accettato.
Allora il nostro amore era vero?
Voglio fermarmi un momento qui, perché ho l’impressione che questa sia la vera domanda nascosta dietro a tutto il resto.
Probabilmente (permettimi una forma condizionale, non ti conosco!), era vero. Almeno se lui dice di amarti e nel concreto lo dimostra con azioni che vanno verso la ricostruzione. Quello che è successo non cancella retroattivamente gli anni in cui vi siete amati. Non trasforma in una finzione i momenti belli, le esperienze, le scoperte. Né le notti insonni per i figli, le risate complici, le promesse mantenute. Tutto quello che c’è stato non va squalificato in virtù di ciò che hai scoperto.
Il tradimento ha rotto qualcosa, certo. Ma non ha retroattivamente annullato il passato. La narrazione “se mi avesse amata davvero non avrebbe mai potuto farlo” è quella che fa più male di tutte, e nella maggior parte dei casi non corrisponde alla realtà clinica. Le persone amano e tradiscono. Le persone tradiscono e amano. La psiche umana è dolorosamente capace di tenere insieme entrambe le cose.
Su questo punto specifico — capire se quello che provavi era reale — può aiutarti leggere anche tradire anche se si ama: 7 cose da sapere.
Come capisco se la nostra coppia può davvero ricostruirsi?
Arriviamo alla domanda pratica, quella che probabilmente ti stai facendo adesso: e ora cosa faccio? Come capisco se vale la pena di provarci?
Non c’è una risposta universale, ma c’è un metodo per arrivarci con lucidità anziché con il pilota automatico del trauma. Nel mio lavoro con le coppie dopo l’infedeltà parto dal modello sviluppato da John e Julie Gottman, il Trust Revival Method — un protocollo evidence-based articolato in tre fasi: espiazione (Atone), sintonizzazione (Attune), attaccamento (Attach) — la cui efficacia è stata documentata anche in uno studio pilota pubblicato sul Journal of Family Therapy (Irvine et al., 2024).
L’espiazione (lo so, è un termine proprio brutto… ma accurato!) è il momento in cui chi ha tradito si assume per intero la responsabilità, risponde alle domande, dimostra trasparenza. La sintonizzazione è quando, una volta che la rabbia ha trovato spazio, si torna a parlarsi davvero, a capire i bisogni reciproci che erano rimasti inascoltati. L’attaccamento è la fase in cui si ricostruisce il legame su basi nuove, comprese quelle erotiche.
A questo modello affianco sempre alcuni elementi che ho appreso essere indispensabili: incontri individuali con ciascun partner, oltre alle sedute di coppia, perché spesso la verità più importante emerge nello spazio protetto; questionari specifici che mi permettono di valutare con dati oggettivi lo stato della relazione, il livello attuale di fiducia, gli effetti del tradimento su entrambi, e — punto cruciale — le motivazioni profonde che hanno reso il tradimento possibile.
Parlo più nel dettaglio del tipo di percorso che faccio con le coppie qui: Psicologo per superare un tradimento
L’obiettivo finale non è semplicemente “tornare come prima”. Sarebbe inutile e, francamente, pericoloso: se i presupposti che hanno reso possibile il tradimento restano gli stessi, il rischio di una ricaduta è alto. L’obiettivo è ricostruire una coppia più forte di prima, in cui quei presupposti non esistano più. Significa lavorare sulla comunicazione, sulla connessione emotiva, sull’identità individuale di ciascuno dentro la relazione — perché spesso, come ho detto all’inizio, il problema non era nella coppia, era con sé stessi.
Cosa fare ora
Se ti riconosci in quello che hai letto e senti il bisogno di capire se la tua coppia ha i presupposti per ricostruirsi — oppure se è il momento di prendere strade diverse con dignità — il primo passo è parlarne con qualcuno che conosca bene questo territorio.
Prenota una call gratuita conoscitiva: è un primo colloquio senza impegno in cui ci conosciamo, mi racconti la tua storia e capiamo insieme se posso esserti utile.
Se invece preferisci iniziare leggendo, nel mio libro Psicologia del Tradimento, scritto con Marco Giacobbi, trovi un percorso strutturato che molte coppie stanno usando come mappa per orientarsi nei mesi successivi alla scoperta.
Domande frequenti
Un uomo che ha l’amante ama davvero la moglie? Sì, può amarla davvero. La mente umana compartimentalizza i sentimenti, e secondo la teoria triangolare di Sternberg gli ingredienti dell’amore (intimità, passione, impegno) si distribuiscono in modo diverso tra moglie e amante. Non significa che il tradimento sia accettabile, ma significa che il sentimento per la moglie non è necessariamente finto.
Perché un uomo tradisce se ama la moglie? Le ragioni più comuni nella mia pratica clinica sono quattro: una “bulimia emotiva” (bisogno di sentirsi vivo e attivato), un grido d’aiuto silenzioso rispetto a problemi di coppia che non si riescono a comunicare, oppure un disagio individuale che cerca compensazione esterna. O ancora, il trovare la forma di uscire dalla relazione. Spesso il problema non è nella coppia ma con sé stessi.
Quando un uomo dice “ti amo ma ho un’amante” sta mentendo? Non necessariamente. Può essere una descrizione accurata della sua esperienza emotiva: ama la moglie con un tipo di amore (intimità più impegno) e prova passione/limerenza per l’amante. Il punto critico non è se “sta mentendo”, ma cosa è disposto a fare ora che la verità è emersa.
Come capisco se vuole davvero ricostruire o sta usando il tradimento per lasciarmi? I segnali chiave sono nei comportamenti post-scoperta: chi vuole ricostruire chiude completamente con l’amante, accetta la trasparenza, partecipa al percorso terapeutico, non sposta la colpa. Chi vuole andarsene mantiene ambiguità, giustifica l’accaduto incolpando il partner, rifiuta di impegnarsi nel percorso.
Si può davvero ricostruire una coppia dopo un tradimento? Sì, se entrambi sono motivati. Il modello Gottman (Atone-Attune-Attach) ha mostrato in studi clinici risultati significativi su fiducia, impegno e capacità di accettarsi reciprocamente (Irvine et al., 2024). Molte coppie escono dal percorso più forti e consapevoli di prima.
Bibliografia
- Fisher, H. (2016). Anatomy of Love: A Natural History of Mating, Marriage, and Why We Stray. W.W. Norton & Company.
- Giacobbi, M., & Iengo, M. (2023). Psicologia del Tradimento. Ricostruire o Ritrovarsi. Psicohelp.
- Gottman, J. M., & Gottman, J. S. (2017). Treating Affairs and Trauma. The Gottman Institute. Disponibile su gottman.com.
- Irvine, T. J., Peluso, P. R., Benson, K., Cole, C., Cole, D., Gottman, J. M., & Gottman, J. S. (2024). A Pilot Study Examining the Effectiveness of Gottman Method Couples Therapy Over Treatment-as-Usual Approaches for Treating Couples Dealing with Infidelity. The Family Journal.
- Machin, A. (2022). Why We Love: The New Science Behind Our Closest Relationships. Pegasus Books.
- Perel, E. (2017). Così fan tutti. Ripensare l’infedeltà. Solferino.
- Sternberg, R. J. (1986). A triangular theory of love. Psychological Review, 93(2), 119-135.
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