Superare la fine di una relazione

Superare la fine di una relazione: è possibile?

Molte volte, nel corso della mia carriera professionale, mi sono sentito fare questa domanda: “È possibile superare la fine di una relazione?”. La mia risposta, è sempre stata la stessa: “Sì, è possibile, attraverso un percorso di sostegno psicologico e di crescita personale”. 

Il fatto che sia possibile non implica che sia semplice. Superare la fine di una relazione è un processo complesso, che richiede impegno e costante attenzione: attenzione a sé e ai propri stati d’animo, attenzione al dolore presente e al miglioramento futuro. 

Nessuna formula magica: un percorso concreto che, a poco a poco, condurrà dal dolore alla rinascita.

Mi chiamo Maurizio Iengo, sono uno psicologo e mi occupo di relazioni, aiutando sia coppie, sia single in difficoltà.

In questo articolo, cercherò di spiegare quali sono i passi fondamentali da compiere per riuscire a superare la fine di una relazione. Si tratterà di consigli pratici, utili alla gestione e al superamento del dolore. Consigli che do anche ai miei pazienti durante le nostre sedute.

Di tutti questi argomenti ho trattato in modo approfondito in un libro intitolato “Tornare a vivere: manuale pratico per superare la fine di una relazione”.

Superare la fine di una relazione Psicologo
Superare la fine di una relazione non è semplice, ma con il percorso giusto, è possibile!

Ci siamo lasciati: cosa faccio?

Ci siamo lasciati: cosa faccio?”. “Mi ha lasciato: cosa devo fare?”. Queste sono solo alcune delle frasi che durante le sedute mi capita di sentire più spesso. Sono frasi che nascondono un profondo dolore. 

Mi viene in mente il caso di un paziente, Gabriele, con cui ho lavorato non molto tempo fa. Il giorno del nostro primo incontro, Gabriele si è presentato nel mio studio proprio con questa domanda. “Maurizio, la mia compagna mi ha lasciato, cosa devo fare? Non riesco ad accettare di stare così male!”. 

Come prima cosa, ho cercato di spiegare a Gabriele quale fosse l’errore che stava commettendo. “La fine di una relazione è un’esperienza dolorosa e traumatica, capace di ribaltare il nostro modo abituale di guardare il mondo. È per questo” – aggiunsi “che non devi rifiutare la possibilità di soffrire. Al contrario, devi accettare il dolore e farlo tuo”. 

Primo punto, tanto evidente quanto difficile da accettare: la fine di una relazione è un’esperienza dolorosa. Per cominciare a superare la fine di una relazione, bisogna dunque cominciare con l’accettare questo dolore. Si tratta di un dolore naturale, che non deve farci provare vergogna o farci pensare di “essere sbagliati”.

Tutt’altro. È stato provato, a livello scientifico, che la fine di un amore provoca in noi le stesse reazioni chimiche che potrebbe provocare l’interruzione di una dipendenza. Il dolore che si vive dopo una rottura ha dunque delle ragioni chimiche. Ragioni che hanno a che fare con la natura stessa del nostro cervello.

L’accettazione del dolore

Così, durante i nostri primi incontri, ho lavorato con Gabriele alla normalizzazione del dolore. Si vive per lungo tempo con un partner, con cui si condivide una porzione più o meno lunga di vita: è normale che in seguito alla rottura si vivano esperienze emotivamente dolorose. 

Cercare di sfuggire al dolore – buttandosi a capofitto nelle distrazioni – è inutile. Tanto più si evita il dolore, tanto più esso cresce e tende a lievitare. Permettetemi una metafora: bisogna attraversare la foresta buia per ritornare a vedere la luce.

È dunque di questo che si tratta quando si parla di accettazione del dolore.

Naturalmente, la sofferenza che segue alla fine di una relazione non si può accettare su due piedi. Siamo esseri viventi e tendiamo all’autoconservazione. Detto in parole povere: il nostro stesso organismo tenta, per sua natura, di sfuggire alle emozioni negative.

Per questa ragione, durante le prime sedute, io e Gabriele abbiamo cominciato a riflettere su quelle che io chiamo le strategie di sopravvivenza. 

Le strategie di sopravvivenza

Che cosa sono le strategie di sopravvivenza? 

Si tratta di strategie da mettere in atto immediatamente, perché ci permettono di andare avanti nonostante il dolore, domandolo e non lasciandosi vincere da esso. Allo stesso modo, sono dei consigli utili ad evitare di farci stare peggio a causa delle nostre stesse azioni. Insomma, di darci la zappa sui piedi.

Strategie che aiutano il paziente a superare il momento subito successivo alla fine della relazione. Il momento più difficile, quello della mancanza, del rimorso, dei dubbi che si intrufolano nei nostri pensieri.

Per farvi capire meglio di che cosa si tratta, voglio farvi alcuni esempi.

Una di queste strategie, consiste nel darsi un appuntamento con il dolore. 

“Ogni giorno, per quindici minuti, concediti un appuntamento con il dolore”. Questo è ciò detto a Gabriele durante una delle nostre sedute. “Così che che il dolore non arrivi a riguardare tutta la tua giornata, ma solo un frammento di essa. Dopo quei quindici minuti volta pagina: dedicati ad altro, ad attività piacevoli che, in nome della tua relazione passata, hai sempre dovuto mettere da parte. Impara a poco a poco a controllare il dolore e a non farti controllare da esso”.

Evitare i contatti

Un’altra delle strategie consiste in questo: evitare qualsiasi contatto con l’ex-partner. “Ogni volta che ti metti in contatto con il tuo ex-partner, è come se ricominciassi da zero. Devi avere la forza di allontanarti, di non tornare indietro. Devi imparare la lezione che Orfeo apprese con la giovane Euridice”. 

Consiglio spesso ai miei pazienti di mettere in pratica alcuni trucchetti che possono rendere più facile il distacco telefonico dall’ex-partner. Se non hanno la forza di cancellare il suo numero di telefono, consiglio di scrivere il numero su un foglietto di carta. Poi di nascondere il foglietto in un luogo difficilmente accessibile. Ad esempio sepolto in giardino, sul fondo di un vaso o dentro un barattolo in alto su uno scaffale. Adesso, saranno liberi di cancellare il numero dal telefono, rassicurati dal fatto che il numero non sia andato perduto.

Così, quando avvertiranno il desiderio di contattare l’ex-partner, avranno più tempo per rifletterci e per fermarsi in tempo. Dovranno andare a cercare il foglietto di carta, rigirarselo tra le mani, trascrivere il numero sul telefono…

Più tempo per riflettere, significa più tempo per evitare di cadere in errore: ricordatevelo sempre.

Superare fine di relazione contatto zero
Interrompere i contatti è difficile ma necessario quando si vuole superare la fine di una relazione.

Altre strategie di sopravvivenza: la visione dell’amore.

Un’altra strategia, riguarda la maniera in cui è possibile imparare a gestire i propri pensieri ossessivi. Ciò è possibile attraverso un lavoro sulla consapevolezza di sé e dei propri pensieri.

Di tutte queste strategie, come dicevo, ho trattato in modo molto approfondito nel mio libro dedicato alla fine delle relazioni di coppia. All’atto pratico, queste strategie sono utili perché permettono al paziente di sopravvivere alla fase critica della rottura. Gli permettono di cominciare a compiere quei passi che nel tempo lo aiuteranno a tornare a vivere

“Dopo le strategie di sopravvivenza, superata la fase critica, viene la necessità di cambiare il modo stesso di vedere l’amore. Riuscire a sviluppare una visione più sana e più serena dell’amore non aiuta solo a superare la relazione passata, ma anche a costruire le relazioni future. Intendo relazioni più solide, fondate sull’impegno e sulla fiducia. Per fare ciò, è necessario in primis lavorare su sé stessi: sulla propria autostima e sulle proprie passioni”.

Dopo il nostro percorso di terapia, posso dire che Gabriele non solo ha superato la fine della sua relazione precedente, ma che è riuscito a costruirsi un’identità più solida e più robusta, a ritrovare le passioni che aveva messo da parte e lo stesso gusto di vivere. 

Ad oggi, ripenso a quel mio paziente con un misto di gioia e di soddisfazione. Sì, mi dico, ripensando alle nostre sedute, è possibile superare la fine di una relazione.

Quale tipo di relazione?

“Sì, Maurizio, ma non tutte le relazioni sono uguali. Magari Gabriele aveva un certo tipo di rapporto con l’ex-partner, che gli ha permesso di superare la fine della sua relazione. Ma io? Cosa devo fare riguardo alla mia relazione?”.

Questa è la domanda che Anna mi ha posto durante uno dei nostri primi incontri.

Si tratta di una domanda che smuove una serie di questioni. Tutti i rapporti di coppia sono uguali? Quali elementi comuni e quali differenze ci sono tra un rapporto e l’altro?

Naturalmente, quando si parla di relazioni di coppia, non si parla sempre della stessa identica cosa. Superare una relazione lunga, una relazione tossica o una relazione con un narcisista, sono esperienze diverse, che prevedono percorsi specifici e diversi. 

Ma, tutte le relazioni, hanno anche delle cose in comune. Per questa ragione, al di là delle differenza specifiche, i percorsi di sostegno psicologico si fondano sugli stessi assunti fondamentali. L’accettazione del dolore nella fase critica. Il superamento del dolore attraverso le strategie di sopravvivenza. La ri-costruzione di una identità personale più solida. La capacità di cambiare il modo in cui si vede l’amore al fine di migliorare le relazioni future. 

Nei prossimi paragrafi, analizzeremo le differenze specifiche nei casi più comuni. I lettori che abbiano dubbi riguardo al tipo di relazione che hanno vissuto possono contattarmi. Sceglieremo il percorso migliore da compiere insieme.

Superare la fine di una relazione tossica

Fondamentalmente, una relazione tossica è una relazione che minaccia il vostro benessere: emotivo, psicologico o fisico. In altre parole, qualsiasi relazione che vi faccia del male, anziché del bene, si potrebbe definire tossica. Spesso, vi fa sentire incompresi, non supportati, sminuiti o attaccati.

Talvolta, il motivo per cui non si riesce ad uscire da una relazione tossica, è che potrebbe essere fondata sulla limerenza, cioè sull’ultrattaccamento. 

È il caso di Lucrezia, una giovane donna di 26 anni, che qualche tempo fa è venuta a consultarmi per riuscire a superare la fine della sua relazione. 

Come prima cosa, con Lucrezia, abbiamo dovuto lavorare sulla consapevolezza. Prendere consapevolezza di essere usciti da un rapporto tossico, fondato sull’ultrattacamento al partner, è il primo passo sulla via della guarigione. 

Da lì in poi, la strada è in discesa. Ciò che c’è da fare, è ricostruire la propria indipendenza e la rete sociale spesso andata perduta. Uno dei problemi comuni delle relazioni tossiche, è proprio che si tende a isolarsi. Si perde sia l’individualità all’interno della coppia, che le relazioni con gli altri.

In altre parole, ci si ritrova soli, avendo disimparato a stare soli. Questa è una delle chiavi fondamentali da riconoscere per poter agire al meglio.

Sai che ho scritto un articolo più approfondito sull’argomento? Lo trovi qui: come superare la fine di una relazione tossica.

Superare la fine di una relazione tossica può sembrare semplice se vista dall’esterno. In realtà, è molto più difficile di quanto si pensi.

La limerenza

Quando si esce da una relazione tossica, è probabile che si sperimentino sensazioni più dolorose del normale. Soprattutto nel caso in cui sia presente anche limerenza, il distacco è un’esperienza traumatica, che può far sperimentare forti sensazioni di disagio emotivo. Sensazioni di spaesamento, di perdita dell’identità personale, che era appunto fondata sull’attaccamento al partner da cui è avvenuto il distacco.

Come seconda cosa, dopo la consapevolezza, con Lucrezia siamo dunque passati a lavorare sulla ricostruzione di una identità non fondata sul partner

Si tratta qui di ritrovare le proprie passioni, di riscoprire le possibilità del mondo circostante, al fine di comprendere che non si dipende dal partner, ma che si è in grado di vivere da soli. E di farlo, contro ogni aspettativa, con gioia e serenità.

Fondamentalmente, il percorso di guarigione è qui fondato sulla ricerca di una nuova autonomia. Non soltanto per guarire dalla relazione passata, ma anche per evitare di costruire nuovi legami tossici nel futuro.

Superare la fine di una relazione lunga 

Molti dei miei pazienti, durante i nostri primi incontri, arrivano in studio convinti che fine della loro relazione sia impossibile da superare. Ciò accade, soprattutto, quando i pazienti sono appena usciti da una relazione molto lunga – tanto più se si tratta di una relazione matrimoniale.

Certo, dopo una relazione del genere, non è facile cominciare a costruirsi una nuova vita e uscire dalla nube di dolore che, nei giorni che seguono la rottura, sembra avvolgere ogni cosa. Il primo scoglio da affrontare, in questo caso, è l’abitudine: si è tanto abituati alla presenza dell’ex-partner che la sua assenza può apparire veramente insopportabile. 

Forse il superamento di questo scoglio (lo scoglio dell’abitudine) richiederà un tempo più lungo della media, forse richiederà un maggiore impegno durante il percorso psicologico: ma ciò non implica che sia un superamento impossibile.

Anzi, stando alla mia esperienza, questo superamento non solo è possibile, ma anche comune: molti pazienti usciti da una relazione lunga, a dispetto delle loro credenze, riescono a costruirsi una nuova vita, del tutto indipendente dall’ex-partner. Molti di loro, sulla base delle loro nuove esperienze, riescono addirittura a costruire nuove e migliori relazioni nel futuro.

Superare la fine di una relazione extraconiugale

Non molto tempo fa, una mia paziente di nome Giulia è arrivata in studio in lacrime. Le sue parole, appena comprensibili nel momento della disperazione, sono state queste: “Sì, è vero, era un rapporto particolare… Ma come farò a vivere senza?”.

La prima cosa che mi sono sentito di chiederle è stata: “…piuttosto, come hai fatto a vivere così a lungo quella relazione?!”.

Quel giorno, ho cercato di spiegare a Giulia che i rapporti extraconiugali, per quanto possano apparire – ad un primo sguardo – affascinanti, sono rapporti pericolosi per la serenità emotiva: si tratta di rapporti monchi, incompleti già per costituzione, che all’atto pratico, non possono portare a nulla di buono.

Ricordiamo che, per vivere un rapporto duraturo, serve un buon equilibrio tra avventura e stabilità. In questo caso, si ha tanta avventura, ma nessuna stabilità.

“Un rapporto fondato su una menzogna, non può che condurre ad altre menzogne: non sono queste le giuste basi per costruire una relazione sana e duratura”. A poco a poco, il nostro percorso ha portato Giulia ad una nuova consapevolezza: la fine di un rapporto extraconiugale non è affatto la fine del mondo, è piuttosto l’inizio di un mondo nuovo, fatto di sincerità, fiducia, stabilità e – con la persona giusta – anche la giusta dose di avventura.

Ora, capita spesso che, al termine di una relazione extraconiugale, si cada in una spirale di isolamento e di solitudine: ci si trattiene dal parlare della propria esperienza a familiari o ad amici, dato che questa esperienza era fondata sul tradimento.

In questo caso, rivolgersi ad uno psicologo è un passo necessario: parlare della propria esperienza ad un esperto aiuta a vedere l’esperienza sotto un’altra prospettiva, e, a poco a poco, a superarla in vista di un futuro migliore.

Se vuoi approfondire quest’argomento, clicca qui per scoprire, più nel dettaglio, come superare la fine di una relazione extraconiugale.

La relazione con un narcisista

Ci sono dei rapporti che lasciano ferite emotive molto profonde: questo, ad esempio, è il caso delle relazioni con un partner narcisista. Il partner narcisista ha “idee grandiose” di sé. Pensa di meritare un trattamento speciale, di avere particolari talenti. Di essere estremamente brillante o attraente. Manca spesso di empatia e ha bisogno di essere ammirato. Inoltre, non ha problemi nello sfruttare gli altri pur di raggiungere i propri obiettivi.

Talvolta, questo si traduce nella necessità di manipolare il partner. I narcisisti, riescono a farlo tanto bene da riuscire a confondere e colpevolizzare le stesse vittime della sua manipolazione.

Non deve stupire, allora, che in seguito alla relazione con un narcisista ci si trovi feriti, spaesati, incerti sulle proprie colpe e sulle colpe dell’ex-partner.

Il primo passo, quando si tratta di superare una relazione di questo genere, è ancora una volta il passo della consapevolezza. Un percorso psicologico aiuta a comprendere il tipo di rapporto da cui si è appena usciti e le dinamiche che si erano stabilite nella relazione. Aiuta, in parole povere, a superare la difficile fase dell’auto-colpevolizzazione e della vergogna.

È necessario inoltre lavorare sulla cura delle ferite emotive lasciate dal narcisista e sul rinforzare l’autostima che è stata (quasi sicuramente) lesa. Soltanto in questo modo, si potrà evitare di ricadere negli stessi errori nelle relazioni future.

Superare la fine di una relazione con un narcisista richiede un grande lavoro per ricostruire l’autostima danneggiata.

Ho parlato di quest’argomento più in dettaglio nell’articolo “Come superare la fine di una relazione con un narcisista“.

La relazione con un borderline

Spesso, quando mettono fine ad una relazione con un partner con problemi psicologici, i miei pazienti sperimentano un terribile senso di colpa. “Forse avrei dovuto aiutarlo”. “Mi sento come se lo avessi abbandonato nel momento della difficoltà”, sono solo alcune delle frasi che sento dire più spesso.

Ciò, ad esempio, accade quando si interrompe una relazione con un partner borderline. Il disturbo borderline di personalità è un disturbo caratterizzato da una profonda instabilità emotiva, dall’incapacità di gestire le proprie emozioni e da continui e drastici sbalzi d’umore.

Vivere una relazione con un partner borderline, è un’esperienza difficile ed estenuante. Un’esperienza che richiede, all’atto pratico, un continuo dispendio di energie. Energie da dedicare al partner e ai suoi continui sbalzi d’umore.

Il senso di colpa

Quando si decide di porre fine ad un rapporto del genere, è comprensibile sentirsi in colpa. È naturale provare affetto nei confronti dell’ex-partner e sperare che possa star meglio, ma è un errore comune confondere questo affetto con il desiderio di stare insieme.

Pensateci un secondo: lo stesso ex-partner ha il diritto di stare con qualcuno che lo ama, e non soltanto con qualcuno che prova compassione per lui.

Ciò non toglie che, se ne hanno il desiderio, spesso consiglio ai miei pazienti di rimanere in contatto con le famiglie dell’ex partner: in questo modo, si potrà continuare ad essere di supporto (magari in modo indiretto) e non si avrà la sensazione di aver abbandonato una persona in difficoltà.

Ovviamente, è una buona norma invitare l’ex partner a rivolgersi a dei professionisti che possano aiutarlo. Ricordiamo, appunto, che chi deve aiutare persone che soffrono di un disturbo sono dei professionisti. I partner delle persone con disturbo borderline, possono sicuramente essere d’aiuto. Tuttavia, non devono pensare di potersi prendere responsabilità più grandi di loro.

Non c’è alcuna colpa nel mettersi al primo posto: nessuna colpa nell’allontanarsi da una relazione che prosciuga le energie e che fa sentire esausti e frustrati.

Alcuni libri utili: consigli per il lettore.

In questo articolo intendevo fornire al lettore alcuni consigli di base per il superamento della fine di una relazione di coppia: un’esperienza critica che riguarda la vita di ognuno di noi. Adesso, prima di consigliarvi alcuni libri da leggere riguardo a questo argomento, voglio dirvi qualcosa di più su questo momento critico e sulla giusta maniera di considerarlo.

Spesso, da persone che per lavoro non si occupano di psicologia, mi sento dire che il dolore per la fine di un rapporto è un dolore passeggero, che bisogna semplicemente imparare a ridimensionare. Questo è ciò che si sentono dire anche molti dei miei pazienti, dalle loro famiglie o dai loro amici: “Prendila più alla leggera!”. “Dai, non è mica morto qualcuno!”.

In questo modo, con frasi del genere, non si fa altro che svalutare le emozioni di chi sta soffrendo. Non si fa altro che far sentire, chi soffre, ancora più isolato e chiuso nella propria solitudine.

L’esperienza del lutto

Voglio dirlo chiaramente: la fine di una relazione è un’esperienza dolorosa, che può essere paragonata a quella del lutto. Come nel lutto, anche nella fine di una relazione si ha la sensazione che qualcosa sia giunto al termine, che una persona cara sia perduta per sempre.

Il dolore che segue questa consapevolezza, può essere trattato in due modi completamente diversi: da un lato, con la passività e con l’autocommiserazione; dall’altro, con la proattività e la consapevolezza.

Fare del dolore un punto di forza ed un carburante per il cambiamento: questo è ciò che bisogna apprendere al fine di non vivere il dolore come un peso sterile di cui liberarsi il prima possibile.

Per affrontare questo percorso, per imparare a riconsiderare il dolore, è necessario rivolgersi ad un esperto. Qualora non fosse possibile (per via dei tempi o dei costi che i percorsi di sostegno richiedono), consiglio di affidarsi perlomeno alle parole degli esperti. Voglio dunque consigliarvi alcuni libri fondamentali sull’argomento.

I libri fondamentali

Il primo si intitola “It’s OK That You’re Not OK“, ed è stato scritto da Megan Devine, una psicologa di Austin, Texas. Il tema fondamentale del volume è l’accettazione del dolore.

Il secondo, dal titolo esplicativo “The Breakup Bible: The Smart Woman’s Guide to Healing from a Breakup or Divorce è invece stato scritto da Rachel Sussman. Il libro approfondisce vari aspetti del lutto e della separazione.

Il terzo, a cui ho già accennato, si intitola Tornare a vivere: superare la fine di una relazione tra limerenza e dipendenza affettiva“. In questo libro, tratto di tutti gli argomenti a cui in questo articolo ho solo accennato. A partire dall’accettazione del dolore, fino alle strategie di sopravvivenza e al cambiamento di prospettiva sul tema dell’amore.

Si tratta di un libro pratico, in cui il lettore troverà consigli ed esercizi utili a superare la fase critica della separazione.

Se invece cerchi un consulto, può contattarmi senza impegno tramite questa pagina.

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