Dopo la scoperta, prima o poi, chi tradisce dice: “Non succederà mai più.” E per un paio d’ore sembra bastare.
Poi lui rientra tardi senza avvisare, oppure lei gira il telefono a faccia in giù durante la cena, e quella frase smette di reggere qualunque cosa. Anzi, peggio: adesso c’è anche da capire perché ti abbia promesso una cosa del genere.
Ecco, le promesse sono il fulcro della ricostruzione di una relazione così gravemente ferita. Sono il “carico da novanta” che aiuterà a determinare se starete insieme o no. E fidati: le promesse mantenute contano. Ma ancora di più quelle non mantenute.
In questo articolo metto in fila il lavoro che faccio con le coppie nei mesi dopo la scoperta, quando la domanda diventa pratica: cosa cambiamo, da domani? Del perdono ho scritto a parte, nella guida Perdonare un tradimento. Qui si parla di come costruire accordi che vi aiutino a capire se andare avanti ha senso.
Perché le promesse durano così poco?
Perché una promessa va creduta, e credere all’altro è proprio la capacità che il tradimento ha messo fuori uso. Chi è stato tradito ha scoperto che per mesi il suo modo di capire quando l’altro diceva la verità ha sbagliato. Chiedergli di fidarsi di una promessa nuova significa chiedergli di usare lo stesso metro.
Un accordo chiede una cosa diversa: di essere osservato.
“Non ti tradirò più” è una promessa. “Se lei mi scrive, te lo dico io, prima che me lo chieda tu” è un impegno che nei giorni seguenti vedi rispettato oppure no. Con le coppie lo chiamo promessa verificabile, cioè un impegno formulato in modo che l’altro se ne accorga senza dover controllare. Insomma: fatti, non parole.
Cosa dice la ricerca
Una revisione sistematica uscita nel 2025 sul Journal of Family Therapy ha raccolto gli studi sulla riparazione della fiducia nelle coppie dopo un tradimento. Tornano cinque temi: trasparenza proattiva, monitoraggio attivo, rimorso con assunzione di responsabilità, attività condivise e una spiegazione chiara delle ragioni del tradimento (Giacobbi e Lalot, 2025).
Per una coppia che non sa da dove cominciare, questo restringe il campo. Gli argomenti su cui accordarsi sono più o meno quelli, e su ognuno si può scrivere un impegno verificabile.
Anche la letteratura clinica va in quella direzione. Shirley Glass sosteneva che, dopo mesi di bugie, solo le informazioni offerte spontaneamente riescono a ripulire l’aria (Glass, 2003). Gottman colloca la trasparenza completa di chi ha tradito nella prima fase della riparazione, quella che chiama espiazione, prima del lavoro sul legame (Gottman e Silver, 2012).
Come si scrive un accordo
Prima di tutto va agganciato a una situazione precisa: non “quando sei fuori”, ma “quando la riunione finisce dopo le otto“.
Poi deve dire cosa farà chi si impegna, in un modo che l’altro possa notare, per esempio “ti scrivo prima di partire e quando arrivo”. E conviene decidere subito quando lo rivedrete, perché un accordo che non si rivede mai diventa una regola a vita, e dopo un tradimento le regole a vita finiscono per somigliare a una punizione.
Ti porto un esempio che in studio ritorna spesso, con qualche variante. Lei scopre la relazione di lui leggendo una chat rimasta aperta sul computer. Nelle prime settimane gli chiede di dirle sempre dov’è, e lui accetta. Dopo un mese lui si sente sorvegliato e lei non sta meglio, perché sapere che lui è in ufficio non risponde a quello che teme. In colloquio si restringe il campo: la situazione che la spaventa sono le serate con i colleghi, perché la storia era nata lì. L’accordo diventa che, in quelle sere, lui la avvisa prima se l’altra persona ci sarà, e al rientro glielo racconta senza che lei debba chiederlo. Dopo un mese ne riparlano.
È un accordo molto più piccolo di “dimmi sempre dove sei”, e proprio perché è circoscritto, si riesce a rispettare.
Su cosa accordarsi
I contatti con l’altra persona
Di solito è l’argomento su cui si litiga di più. Chiudere è la condizione minima, poi però vanno decisi i dettagli: come viene comunicata la chiusura, cosa si fa se l’altra persona riprende a scrivere, come ci si comporta quando il contatto non si può evitare. L’ultimo caso, quello dei colleghi di lavoro, ha una guida a parte: Il partner incontra ancora l’ex amante al lavoro.
Il telefono
La richiesta di password arriva quasi in tutte le coppie, e il sollievo che dà dura il tempo del controllo. Più che l’accesso, conta chi offre l’informazione e quale informazione serve. Ne ho scritto in Trasparenza dopo un tradimento: proattiva o coercitiva?.
Parlarne
Chi è stato tradito ha bisogno di rimettere in ordine i fatti, e ne ha il diritto. Chi ha tradito, alla quinta volta che risponde alla stessa domanda, si sente sotto processo. Come si esce da questo stallo lo trovi in Parlare del tradimento senza finire in interrogatori o silenzi.
Le scuse
Un “mi dispiace” ripetuto ogni sera perde valore in fretta. Di come si passa dalle parole ai fatti ho scritto in Scuse dopo un tradimento: come passare dalle parole ai fatti, pensato soprattutto per chi ha tradito ed è stato scoperto da poco.
Il tempo insieme
Questa è l’area che le coppie saltano, perché sembra fuori luogo uscire a cena mentre si parla di tradimento. Però la ricerca che ho citato prima la mette tra i cinque temi, e in studio lo vedo: una coppia che per due mesi parla solo del tradimento finisce per associare l’altro esclusivamente al dolore. Un’ora alla settimana in cui l’argomento resta fuori, decisa in due, aiuta a ricordarsi perché si sta facendo tutta questa fatica. Quando spesso ci troviamo tutti d’accordo: rompere potrebbe essere meno doloroso.
La polvere sotto al tappeto
C’è un accordo che molte coppie fanno nelle prime settimane e che sembra il più maturo: “abbiamo deciso di non parlarne più”. Mettiamo la polvere sotto al tappeto, e speriamo di non starnutire mai.
Di solito però dura poco. Poi il tradimento torna fuori durante una lite su tutt’altro, a volte anni dopo, perché chi è stato tradito ha rinunciato a ricostruire i fatti prima ancora di cominciare. Chi propone di chiudere l’argomento lo fa in genere per proteggere la coppia, e lo capisco. Ma spesso non funziona.
Al contrario, una tregua può far bene se ha una data di scadenza. Ad esempio: “questa settimana non ne parliamo, ne riparliamo sabato mattina”.
E se le regole continuano ad aumentare?
Guardate cosa succede dopo le verifiche. Se col passare delle settimane il bisogno di controllare cala, l’accordo sta lavorando. Se cresce, la coppia di solito reagisce aggiungendo regole, e nel giro di qualche mese ci si ritrova con una dozzina di divieti, una persona sorvegliata, una che sorveglia, ed entrambe stanno peggio di prima.
In terapia strategica questo si chiama tentata soluzione: qualcosa che si fa per risolvere il problema e che finisce per mantenerlo. Spesso dietro c’è la domanda “tornerò mai a stare tranquillo?”, a cui nessuna regola può rispondere. Se i pensieri e i controlli si prendono le giornate, vale la pena affrontarli per quello che sono, e ne ho scritto in Superare l’ossessione dopo un tradimento.
Poi c’è la questione di chi altro sa. Suoceri, sorelle, amici. Ogni persona che conosce gli accordi è qualcuno davanti a cui chi ha tradito si sente sotto esame, e questo non aiuta. In genere gli accordi tengono meglio se restano tra voi due.
Provare a ricostruire vuol dire restare?
Molti rimandano il lavoro sugli accordi perché temono che equivalga al concedere “la grazia”. Al contrario, gli accordi servono anche a capire se restare è possibile: tre mesi di impegni rispettati dicono qualcosa, e anche impegni che saltano ogni due settimane dicono qualcosa, solo che è più difficile da accettare.
Se notate che le cose vanno bene in questa fase – nel senso che i patti vengono rispettati e sentite di poter essere nella giusta direzione – il lavoro non si ferma lì. Bisogna guardare a cos’è successo e cosa vi ha portati lì, per far sì che (come tante coppie che vedo) possiate dire “meno male che è successo”. Non perché sia un’esperienza che vi augurereste di ripetere, ma perché nella mia esperienza, due coppie su tre in cui c’è un tradimento, avrebbero divorziato se non fosse esplosa questa bomba.
Ho approfondito fasi, casi e meccanismi nel mio libro Psicologia del tradimento.
Se da soli non ci riuscite
Capita che gli accordi non si riesca nemmeno a scriverli, perché ogni tentativo finisce in una lite, oppure che si scrivano e saltino dopo una settimana. Molte coppie arrivano da me così, dopo averci provato da sole o dopo una terapia di coppia interrotta perché “si parlava e basta”, e di solito hanno già capito parecchio di cosa non funziona.
Se volete partire, scrivete ciascuno per conto suo gli impegni che vorreste dall’altro e portateli in una prima call conoscitiva. Vediamo a che punto siete e se posso esservi d’aiuto.
In poche parole
- Dopo un tradimento la fiducia si ricostruisce osservando se gli impegni presi vengono rispettati nel tempo.
- Un accordo utile è legato a una situazione precisa e ha una data in cui verrà rivisto.
- Decidere di non parlarne più di solito rimanda solo il problema.
- Lavorare sugli accordi non obbliga a perdonare né a restare insieme.
- Se il bisogno di controllare cresce invece di calare, l’accordo sta rispondendo a un’altra domanda.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per ricostruire la fiducia dopo un tradimento?
Non esiste un tempo standard. Conta cosa succede nel frattempo, cioè se gli impegni presi vengono rispettati e se le informazioni arrivano senza doverle cercare.
Ricostruire la fiducia vuol dire perdonare?
No, sono due decisioni separate. Si può lavorare sugli accordi senza aver perdonato, e si può perdonare e decidere comunque di separarsi.
E se chi ha tradito dice che la colpa è anche del partner?
I problemi della relazione prima del tradimento possono essere reali e vanno affrontati, ma la scelta di tradire resta di chi l’ha fatta.
Gli accordi servono anche se non siamo sicuri di restare insieme?
Sì, servono anche a capire se restare è possibile. Impegni rispettati per mesi e impegni che saltano di continuo raccontano due cose diverse sulla coppia.
Bibliografia e fonti
- Giacobbi M., Lalot F. (2025). Unpacking trust repair in couples: A systematic literature review. DOI: 10.1111/1467-6427.12483
- Glass S. P., Coppock Staeheli J. (2003). Not Just Friends: Rebuilding trust and recovering your sanity after infidelity. Leggi la fonte
- Gottman J. M., Silver N. (2012). What Makes Love Last? How to Build Trust and Avoid Betrayal. Leggi la fonte

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