In breve: probabilmente una minoranza molto piccola. Le stime cliniche più citate parlano del 3-5% di uomini che arriva a sposare l'amante, ma sono stime fatte un po' ad occhio. È molto complesso avere risposte precise per questo tipo di cose; sappiamo però con certezza che il tradimento è un fattore di rottura significativo, e che chi aspetta che l'altro lasci la moglie, probabilmente sta aspettando qualcosa di poco probabile. In Italia, dove i matrimoni durano più a lungo ed esistono freni giuridici specifici come l'addebito, la dinamica tende ad allungarsi ulteriormente.
Se sei arrivato a quest’articolo, c’è una buona probabilità che tu sia in attesa. Che lui scelga, che le cose si chiariscano, che la situazione si sblocchi. È una delle posizioni più logoranti che vedo nel mio studio, e merita una risposta onesta — che forse non ti rassicurerà.
Mettiamo in ordine quello che sappiamo, e soprattutto i limiti di quello che possiamo sapere.
Cosa dice la ricerca (e cosa NON dice)
Le percentuali che girano online — “il 10% lascia”, “il 5% lascia” — vengono quasi sempre da blog che si citano a vicenda, senza mai risalire agli studi originali. Le fonti primarie esistono, ma non dicono esattamente ciò che una divulgazione affrettata ripete con i “copia/incolla”.
Il dato del 3% di uomini che sposano l’amante nasce da un’indagine clinica della psicologa Jan Halper, condotta su oltre 4.000 dirigenti maschi americani (Halper, 1988). Lo psichiatra Frank Pittman arrivava a stime simili dalla propria pratica, aggiungendo che tra i pochi che effettivamente sposano l’amante, il tasso di divorzio successivo sfiorerebbe il 75% (Pittman, 1989). Vedi già il problema: un campione (vecchio) di dirigenti, con stime tratte dalla clinica. Numeri non generalizzabili, e che è scorretto presentare come certi.
La ricerca peer-reviewed dice qualcosa di diverso, e di più solido. DeMaris (2013), su un panel longitudinale di 1.621 coppie seguite per vent’anni, mostra che la presenza di relazioni extraconiugali predice la rottura del matrimonio anche al netto della qualità coniugale percepita. Allen e Atkins (2012), su un campione rappresentativo della popolazione statunitense (N = 16.090), hanno quantificato l’aumento del rischio: una storia di sesso extraconiugale aumentava di 2,6 volte le probabilità di essere divorziati e risposati, di 4,1 volte quelle di essere divorziati senza nuove nozze, di 5,8 volte quelle di essere separati. La loro conclusione è netta: oltre la metà delle persone con un’esperienza di sesso extraconiugale finisce per separarsi o divorziare nel corso della vita.
Allen e Rhoades (2008) hanno mostrato che non tutti i tradimenti sono uguali: quelli con forte coinvolgimento emotivo sono associati alla rottura in misura molto più marcata rispetto ai tradimenti puramente sessuali. La domanda “lui lascerà?” ha quindi risposte diverse a seconda che si parli di un’avventura fisica o di un legame emotivamente investito. È un nodo che riprendo anche quando spiego perché si tradisce e non si lascia.
Chi è che chiede di andarsene?
Una ricerca che trovo particolarmente illuminante è quella di England, Allison e Sayer (2014). Analizzando un campione di divorzi americani, gli autori hanno trovato che, nei casi con un tradimento vicino al momento della rottura, è di solito chi tradisce — non chi viene tradito — la parte che vuole più fortemente il divorzio.
Tradotto: spesso le persone non lasciano perché viene scoperto un tradimento. Hanno un tradimento perché hanno già deciso, anche solo a metà, di lasciare. È quello che spesso definisco la funzione di traghettatore dell’amante: la relazione esterna non è la causa della rottura, è il mezzo con cui ci si dà il permesso di attraversarla.

Se stai affrontando un tradimento, puoi leggere il mio libro Psicologia del Tradimento.
Tirando le somme
La quota di relazioni extraconiugali maschili che diventa una nuova coppia stabile si colloca, secondo le stime cliniche più diffuse, tra il 3% e il 10%. La letteratura non conferma una percentuale precisa per il sottogruppo “uomo che sposa l’amante” (Shanholtz & Sbarra, 2022), ma converge su un punto: il tradimento è un fattore di rottura significativo, e nella maggioranza dei casi non vince il matrimonio mentre sopravvive il tradimento. È piuttosto uno scenario in cui tutti perdono qualcosa, e poco si trasforma in una coppia duratura. Sono stime con cui concordo “a occhio”, ma di cui nessuno possiede dati di qualità. Se è questa la scelta che ti sta appesantendo in questo periodo, ne ho parlato in modo approfondito in come scegliere tra moglie (o marito) e amante.
Perché i numeri vanno presi con le pinze
Chi cerca cifre certe su un comportamento per definizione segreto sta cercando qualcosa che non esiste in forma certa.
Il primo limite è il self-report. Come scrive Esther Perel in Così fan tutti, quando si parla di sesso le persone mentono, soprattutto su ciò che non dovrebbero fare (Perel, 2017). Le stime di incidenza dell’infedeltà oscillano enormemente da uno studio all’altro, e la differenza non riflette la realtà: riflette l’onestà dei rispondenti e il modo in cui sono costruiti i questionari. Il secondo è la definizione stessa di tradimento: il dato cambia radicalmente se conti solo il rapporto sessuale completo o includi anche il tradimento emotivo, le chat, le relazioni online. Glass (2003) e Perel (2017) concordano: ridurre il tradimento al solo atto sessuale falsa qualunque statistica. Il terzo è il campionamento clinico: gran parte dei dati viene da coppie in terapia, che non rappresentano l’universo delle coppie con un tradimento. Chi non si rivolge a un professionista — la maggioranza — è semplicemente invisibile alla ricerca.
È un campo minato. Una risposta certa non c’è. E, soprattutto, le statistiche contano poco quando in gioco c’è la tua vita.
Il contesto italiano: perché qui è diverso
Quasi tutta la letteratura su questo tema è americana. Ma l’Italia ha caratteristiche proprie — demografiche, giuridiche, culturali — che incidono concretamente su quanto e quando un uomo lascia davvero la moglie. Se stai vivendo questa situazione qui, i dati italiani contano più di quelli americani.
Cosa dicono i dati ISTAT
L’ultima rilevazione ISTAT (dati 2024) fotografa un Paese in cui ci si sposa sempre meno e sempre più tardi: 173.272 matrimoni nel 2024, in calo del 5,9% sull’anno precedente, con la tendenza che prosegue al ribasso nel 2025. L’età media alle prime nozze è salita a 34,8 anni per gli uomini e 32,8 per le donne. Le separazioni sono state 75.014 (-9%) e i divorzi 77.364 (-3,1%).
Il dato che racconta meglio l’Italia che cambia è un altro: le seconde nozze rappresentano ormai il 24,7% di tutti i matrimoni celebrati. Una parte di queste unioni nasce da matrimoni precedenti finiti — anche se non sappiamo in quanti casi da una relazione extraconiugale. Il numero di chi ricomincia cresce, ma la prima rottura resta lenta e costosa. Ed è proprio la lentezza il punto clinico: in Italia la decisione di lasciare arriva tardi, dopo anni, raramente di slancio.
L’addebito della separazione: un’ulteriore fonte di frizione
Una peculiarità italiana è l’addebito della separazione per infedeltà, regolato dall’art. 151, II comma, del Codice Civile. Se l’infedeltà viene provata in giudizio ed è ritenuta causa della crisi coniugale — non semplice effetto di una crisi già esistente — il giudice può dichiarare la separazione “addebitata” al coniuge infedele.
Le conseguenze non sono simboliche. Ai sensi dell’art. 156 c.c., il coniuge a cui è addebitata la separazione perde il diritto all’assegno di mantenimento, anche se fosse il partner economicamente più debole; i diritti successori risultano ridimensionati (art. 548 c.c.). La Cassazione ha più volte confermato questi principi (Cass. n. 3923/2018), precisando che spetta a chi chiede l’addebito provare il nesso causale tra infedeltà e rottura, e ammettendo come prova anche un singolo messaggio dell’amante (Cass. n. 5510/2017). C’è di più: in casi estremi, la Cassazione ha riconosciuto la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni quando la condotta abbia superato “la soglia della tollerabilità” e leso diritti costituzionalmente garantiti, come l’integrità psico-fisica del coniuge tradito (Cass. ord. n. 26383/2020). Non è frequente — serve un quadro probatorio specifico — ma esiste.
Cosa significa in pratica? Che nel calcolo implicito che un uomo italiano fa quando immagina di “fare il salto” c’è un costo aggiuntivo che negli articoli tradotti dall’inglese non comparirà mai: la possibilità di vedersi addebitare la separazione, perdere il mantenimento, vedere ridotti i diritti successori. Negli ordinamenti basati sul no-fault divorce questo freno non esiste.
Il fattore culturale italiano
Ai numeri e al diritto si aggiunge una variabile che vedo emergere di continuo nei colloqui: il peso della famiglia estesa. In molte aree del Paese una separazione non è una decisione della coppia, è un evento che coinvolge genitori, suoceri, fratelli, l’intera rete sociale. Per molti uomini italiani l’ostacolo non è la moglie: è l’idea di doverlo spiegare alla madre, ai suoceri, ai colleghi del paese. È un costo psicologico che un articolo tradotto dall’inglese non vede e non può vedere.
Quanto alle cifre che circolano — del tipo “il 40% dei divorzi avrebbe il tradimento come causa scatenante” — va detto: non vengono da fonti ufficiali. L’ISTAT codifica modalità, durata e caratteristiche socio-economiche delle separazioni, non le motivazioni. Quel 40% proviene da sondaggi di portali, ed è una stima orientativa, non un dato.
Quando un uomo lascia davvero la moglie?
Esistono situazioni in cui la separazione avviene. Clinicamente, e in coerenza con la letteratura, alcuni fattori la rendono più probabile.
La crisi coniugale deve essere reale e conclamata, non solo una narrazione interna di chi tradisce. Allen e Atkins (2012) e DeMaris (2013) convergono: il tradimento predice il divorzio soprattutto quando si innesta su una crisi già esistente, o quando assume la forma di un coinvolgimento emotivo profondo. Quando il matrimonio è “comodo ma morto”, il motore per separarsi raramente si accende da solo; quando la crisi è vera, il tradimento è il terremoto che rompe gli equilibri. In Italia, oltretutto, una crisi non conclamata espone al rischio dell’addebito.
Dipende anche dal tipo di tradimento. Allen e Rhoades (2008) mostrano che le storie emotivamente investite predicono la rottura molto più di quelle solo fisiche. Una relazione in cui ci si parla tutti i giorni, ci si racconta, si fanno progetti, ha più probabilità di portare a una scelta radicale di un coinvolgimento puramente sessuale. È un tema che approfondisco anche parlando di quanto può durare una storia clandestina tra amanti entrambi sposati e di come si comporta un uomo sposato innamorato di un’altra donna.
La chiarezza dell’amante sulla propria posizione è un fattore che emerge spessissimo. Le persone rimandano le scelte difficili finché il costo del rimandare non supera quello della scelta. Un’amante che ha definito con precisione cosa è disposta ad accettare e per quanto tempo — e che mantiene quella posizione — produce una pressione esterna che il solo desiderio romantico non genera. Lo spiego in modo più approfondito in quest’articolo: cosa succede quando l’amante dice basta. E quando invece è chi resta a non riuscire a staccarsi, spesso il nodo è un altro: ne parlo in la dipendenza affettiva per l’amante.
Il lavoro psicologico su di sé. Un uomo che ha affrontato un percorso individuale o di coppia ha più probabilità di fare una scelta consapevole — in qualunque direzione — rispetto a chi gestisce tutto attraverso dissociazione emotiva e procrastinazione cronica. Marín, Christensen e Atkins (2014) lo confermano dall’altro lato: le coppie che affrontano apertamente il tradimento in un percorso strutturato hanno esiti diversi, e spesso migliori, di chi lo gestisce in solitudine.
E quindi..?
I dati disponibili convergono nel dire che la probabilità che la situazione si risolva “da sola” — che lui decida, che le cose cambino spontaneamente è bassa. Non impossibile, ma bassa. E in Italia, con matrimoni più lunghi e freni giuridici ed economici più stringenti, la dinamica tende ad allungarsi ancora. I pochi casi in cui la separazione avviene non sono casi magici: sono situazioni in cui si è verificata una combinazione precisa — crisi conclamata, coinvolgimento emotivo profondo, lavoro psicologico — che, se non c’è già nella tua storia, non ha motivo di comparire all’improvviso.
C’è poi un dato che chi aspetta raramente vuole sentirsi dire: nella maggioranza dei matrimoni che sopravvivono alla scoperta di un tradimento, la qualità della vita coniugale resta a lungo difficile e dolorosa (Charny & Parnass, 1995). Solo una piccola parte arriva a stare meglio di prima — e di solito sono coppie che hanno fatto un vero terapeutico. Ed è la premessa che faccio sempre con le coppie che vedo: iniziate solo se avete intenzione di impegnarvi a ricostruire una relazione migliore di prima.
La domanda più utile, allora, quasi mai è “lascerà?”. È: “cosa sto scegliendo io, ogni giorno che aspetto?”. Se stai attraversando una di queste situazioni — forse sei l’amante, o il coniuge che ha scoperto il tradimento, o la persona che non sa decidere — un percorso individuale può aiutarti a fare chiarezza, a prescindere da come finirà la storia.
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Domande frequenti
Quanti uomini lasciano davvero la moglie per l’amante? Le stime cliniche più diffuse, derivate dalle indagini di Halper (1988) e Pittman (1989), parlano di circa il 3-5% di uomini che arriva a sposare l’amante. La letteratura peer-reviewed non documenta una percentuale specifica per questo sottogruppo (Shanholtz & Sbarra, 2022), ma converge nel mostrare che il tradimento è un fattore di rottura significativo: oltre la metà delle persone con un’esperienza extraconiugale finisce per separarsi o divorziare (Allen & Atkins, 2012). Tutti i dati disponibili sono stime, non misurazioni epidemiologiche.
Perché gli uomini non lasciano la moglie anche quando sono innamorati dell’amante? Perché il legame coniugale, nelle relazioni di lunga durata, attiva sistemi neurobiologici e psicologici diversi da quelli dell’amore romantico (Aron et al., 2005). Lasciare la moglie significa lasciare un intero sistema — figli, casa, identità, stabilità economica — non solo una persona. Inoltre, come documenta Perel (2017), la presenza dell’amante funziona spesso da stabilizzatore del matrimonio, riducendo la pressione che servirebbe per una scelta radicale. Sul fatto che si possa essere legati a due persone insieme ho scritto qui: si possono amare due persone contemporaneamente?
Cosa succede quando la moglie scopre il tradimento? Nella maggioranza dei casi la scoperta produce un riavvicinamento dell’uomo alla famiglia, almeno nel breve periodo (Glass, 2003). Il pattern “scoperta → l’uomo sceglie l’amante” è raro. Quando il divorzio avviene a ridosso di un tradimento, di solito è chi ha tradito a volerlo, non chi è stato tradito (England, Allison & Sayer, 2014). Su cosa accade emotivamente in queste fasi ho scritto un articolo dedicato su cosa succede nella mente del tradito.
In Italia il tradimento può essere causa di addebito della separazione? Sì, ma non in modo automatico. La Cassazione ha chiarito (Cass. n. 3923/2018) che l’addebito può essere pronunciato solo se l’infedeltà è stata la causa della crisi coniugale, non se è sopraggiunta in un contesto di crisi già irrimediabilmente in atto. L’onere della prova spetta a chi chiede l’addebito.
Esiste differenza tra tradimento sessuale e tradimento emotivo? Sì, ed è importante. Allen e Rhoades (2008) hanno documentato che i tradimenti con forte coinvolgimento emotivo sono associati alla rottura del matrimonio in misura significativamente maggiore rispetto a quelli puramente fisici. La distinzione è clinicamente cruciale quando si valuta cosa aspettarsi da una specifica situazione.
Quanto durano i secondi matrimoni nati da un tradimento? I dati clinici di Pittman (1989) parlano di un tasso di divorzio attorno al 75% per i matrimoni iniziati come tradimenti. Sono stime cliniche, non studi controllati. Le relazioni nate da un tradimento partono con uno svantaggio strutturale — sfiducia di base, pressione esterna, idealizzazione che si scontra con la quotidianità — ma non sono condannate in automatico. In Italia le seconde nozze rappresentano il 24,7% di tutti i matrimoni celebrati nel 2024 (ISTAT).
I dati sull’infedeltà sono affidabili? Poco. Tutti gli studi soffrono di tre limiti: dipendono dal self-report (si mente, soprattutto su questi temi), variano molto a seconda di come si definisce il “tradimento”, e provengono spesso da campioni clinici non rappresentativi. È più corretto parlare di stime convergenti che di numeri esatti.
Bibliografia
- Allen, E. S., & Atkins, D. C. (2012). The association of divorce and extramarital sex in a representative U.S. sample. Journal of Family Issues, 33(11), 1477–1493. https://doi.org/10.1177/0192513X12439692
- Allen, E. S., & Rhoades, G. K. (2008). Not all affairs are created equal: Emotional involvement with an extradyadic partner. Journal of Sex & Marital Therapy, 34(1), 51–65. https://doi.org/10.1080/00926230701620878
- Aron, A., Fisher, H., Mashek, D. J., Strong, G., Li, H., & Brown, L. L. (2005). Reward, motivation, and emotion systems associated with early-stage intense romantic love. Journal of Neurophysiology, 94(1), 327–337. https://doi.org/10.1152/jn.00838.2004
- Charny, I. W., & Parnass, S. (1995). The impact of extramarital relationships on the continuation of marriages. Journal of Sex & Marital Therapy, 21(2), 100–115. https://doi.org/10.1080/00926239508404389
- DeMaris, A. (2013). Burning the candle at both ends: Extramarital sex as a precursor of marital disruption. Journal of Family Issues, 34(11), 1474–1499. https://doi.org/10.1177/0192513X12470833
- England, P., Allison, P. D., & Sayer, L. C. (2014). When one spouse has an affair, who is more likely to leave? Demographic Research, 30, 535–546. https://doi.org/10.4054/DemRes.2014.30.18
- Giacobbi, M., & Iengo, M. (2023). Psicologia del tradimento. Psicohelp.
- Glass, S. P. (2003). Not “Just Friends”: Rebuilding Trust and Recovering Your Sanity After Infidelity. Free Press.
- Halper, J. (1988). Quiet Desperation: The Truth About Successful Men. Warner Books.
- Marín, R. A., Christensen, A., & Atkins, D. C. (2014). Infidelity and behavioral couple therapy: Relationship outcomes over 5 years following therapy. Couple and Family Psychology: Research and Practice, 3(1), 1–12. https://doi.org/10.1037/cfp0000012
- Perel, E. (2017). The State of Affairs: Rethinking Infidelity. Harper. [Trad. it. Così fan tutti, Solferino, 2018]
- Pittman, F. (1989). Private Lies: Infidelity and the Betrayal of Intimacy. W. W. Norton.
- Shanholtz, C. E., & Sbarra, D. A. (2022). Relationship dissolution following infidelity. In T. DeLecce & T. K. Shackelford (Eds.), The Oxford Handbook of Infidelity (pp. 399–414). Oxford University Press. https://doi.org/10.1093/oxfordhb/9780197502891.013.21
Fonti istituzionali
- ISTAT (2026). Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi. Anno 2024. https://www.istat.it/comunicato-stampa/matrimoni-unioni-civili-separazioni-e-divorzi-anno-2024/
- Codice Civile italiano, artt. 151, 156, 548.
- Cassazione Civile, sent. n. 3923 del 16 febbraio 2018 (onere della prova del nesso causale). Cfr. Altalex – La separazione con addebito.
- Cassazione Civile, sez. I, sent. n. 5510 del 6 marzo 2017 (messaggi all’amante come prova). Cfr. Brocardi – Infedeltà coniugale e addebito.
- Cassazione Civile, sez. VI, ord. n. 26383 del 19 novembre 2020 (risarcimento del danno oltre la soglia di tollerabilità). Cfr. NT+ Diritto – Il Sole 24 Ore.
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