Il partner incontra ancora l’ex amante al lavoro: cosa fare?

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“Chiudi ogni contatto” è una richiesta sensata dopo un tradimento, e può funzionare finché l’amante non lavora nel tuo stesso ufficio.

Tra le storie che arrivano in studio, il lavoro è il contesto più frequente: colleghi, capi, vicini di ufficio che si vedono ogni mattina davanti alla macchinetta del caffè. Sono queste le situazioni che facilitano sguardi, confidenze… e il varcare ben più di un limite.

Per chi è stato tradito, lunedì mattina significa sapere che il partner passerà otto ore a pochi metri da quella persona. Per chi ha tradito la situazione è stretta in un altro modo: licenziarsi costa, e non solo a lui, e intanto ogni riunione è un’occasione per una nuova tentazione.

Ho parlato già di come ricostruire la fiducia dopo un tradimento in modo dettagliato, ma qui voglio andare nello specifico di cosa fare quando l’amante è un collega.

Cosa vuol dire, in pratica, “lavorano insieme”?

Due persone in un’azienda di duemila dipendenti che si incrociano una volta al mese hanno una relazione diversa da due persone nello stesso team con riunioni ogni giorno. Ancora diverso da un capo con la sua collaboratrice diretta o due soci di uno studio professionale.

Per questo, prima di decidere, conviene descrivere. Chi è stato tradito di solito chiede “quante volte la vedi?”, con il tono di un’accusa, e chi ha tradito risponde “praticamente mai”, minimizzando. Serve un’altra precisione: “siamo nello stesso progetto fino a marzo, c’è una riunione il martedì e una chat di gruppo con altre sei persone”.

Contatto necessario e contatto scelto

Il contatto necessario è quello che il ruolo impone: la riunione di progetto, la mail con il capo in copia, la risposta a una domanda tecnica. Il contatto scelto comprende il resto: il caffè, la battuta in corridoio, il messaggio privato per commentare la riunione, il passaggio in macchina.

Detta così la distinzione sembra facile. In ufficio lo è molto meno, perché il contatto scelto spesso si presenta come necessario. “Dovevo chiederle una cosa del progetto” può coprire conversazioni che con un altro collega sarebbero durate mezzo minuto. Con le coppie potremmo chiamare contatto travestito, e riconoscerlo è in gran parte responsabilità di chi ha tradito.

Glass, che su questo tema ha scritto le pagine più utili, suggeriva a chi deve continuare a lavorare con l’ex amante di limitare ogni contatto al lavoro, comportandosi da estraneo cortese, e di non parlare mai con quella persona del proprio matrimonio, soprattutto per lamentarsene. Aggiungeva un passo che considero decisivo: raccontare al partner ogni contatto inevitabile prima che lui o lei abbia occasione di chiederlo (Glass, 2003). È la trasparenza proattiva che Giacobbi e Lalot (2025) ritrovano tra i temi della ricostruzione della fiducia.

Contatto necessarioContatto scelto
Riunione di team con altre personePausa caffè a due
Mail o chat di progetto, con altri in copiaMessaggio privato per commentare la riunione
Risposta a una domanda di lavoro“Come stai?”
Saluto in corridoioPassaggio in macchina, pranzo insieme

La tabella serve soprattutto a chi ha tradito, per decidere volta per volta dove sta quello che sta per fare: se è a sinistra lo fa e poi lo racconta, se è a destra lo evita.

La lettera di chiusura

Forse avrai sentito parlare della no contact letter: una comunicazione scritta all’altra persona, breve, che chi è stato tradito può leggere prima dell’invio. Bastano poche righe: la relazione è chiusa, non ci saranno contatti personali, al lavoro si parlerà solo di lavoro. Niente spiegazioni, niente toni affettuosi.

Quando l’altra persona è un collega, questa lettera ha un vantaggio pratico. Mette la regola per iscritto anche per lei, o per lui, e toglie al partner il dubbio su cosa sia stato detto a voce in un corridoio.

Se poi l’altra persona insiste, va raccontato il giorno stesso senza timore. Perché è proprio la trasparenza che serve a ricostruire la fiducia.

Un accordo sul lavoro, in pratica

Un accordo che funziona contiene l’elenco dei contatti necessari, scritto con i dettagli (quali riunioni, quali canali, fino a quando), l’impegno di chi ha tradito a raccontarli a fine giornata o a fine settimana senza aspettare le domande, e una frase esplicita su tutto il resto: qualunque contatto fuori elenco è una scelta, e verrà considerata tale.

Ti porto un esempio dalla mia pratica clinica. Lei ha avuto una relazione con un collega dello stesso team. Dopo la scoperta il marito chiede che cambi lavoro. Lei ha un contratto che nessun’altra azienda della zona le offrirebbe e un mutuo intestato a entrambi. In colloquio descrivono i contatti: una riunione a settimana, una chat di progetto con altre cinque persone, mai un motivo per parlarsi da soli. Si accordano così: lei chiederà il passaggio al team parallelo alla prima occasione, nel frattempo ogni martedì sera racconta com’è andata la riunione, e la chat di progetto resta visibile al marito se la vuole vedere.

Dopo un paio di mesi lui ha smesso di chiedere la chat, perché i resoconti del martedì gli arrivavano prima che gli venisse il dubbio.

Cambiare lavoro?

La richiesta arriva spesso, e arriva carica. Per chi è stato tradito è la prova che l’altro sceglie la coppia. Per chi ha tradito è la sensazione di dover pagare con la carriera un errore che vorrebbe già lasciarsi alle spalle.

Posta così, la richiesta funziona come un test, e cambiare lavoro solo per dimostrare qualcosa lascia spesso del risentimento, che poi riaffiora nei litigi degli anni successivi.

Preferisco che la coppia guardi prima i numeri: reddito, contratto, tempi di spostamento, conseguenze per i figli, quanto ci vorrebbe a trovare altro. Poi ci si chiede se un accordo sui contatti necessari è sostenibile per entrambi. Se lo è, il cambio può restare un’opzione da riconsiderare più avanti. Se il contatto è quotidiano e stretto, o se uno dei due non regge, il cambio diventa una decisione motivata. E nessuno è obbligato ad accettare una situazione che considera incompatibile con il rapporto: può dirlo chiaramente, senza trasformarlo in un ultimatum.

Lo stesso ragionamento riguarda chi ha tradito. Proporre un trasferimento interno o un cambio di progetto è utile, a patto di non presentarlo come “o così o niente”.

Se una riunione non viene raccontata

La riunione c’era, era in calendario, ma non è stata raccontata. A quel punto la questione riguarda l’omissione più che il lavoro, e dopo un tradimento un’omissione pesa più di un contatto.

La difesa più comune è “era solo una riunione, non c’era niente da dire”. E chi è stato tradito di solito risponde con la domanda più ovvia: allora perché non me l’hai detto? Insomma: diventa un incastro in cui non vogliamo ritrovarci.

A questo punto, se l’omissione viene riconosciuta e l’accordo si fa più stretto, la coppia può andare avanti. Se viene minimizzata, o se si ripete, chi è stato tradito ha un elemento importante per le sue decisioni. Ne parlo in Trasparenza dopo un tradimento e, per le scuse che seguono un’omissione, in Scuse dopo un tradimento.

Sto male quando il partner vede l’amante a lavoro

Per chi è stato tradito, sapere che il contatto è solo di lavoro non è certo sufficiente a sciogliere il nodo allo stomaco. È una reazione comprensibile a una situazione difficile, e non dice nulla sulla qualità dell’accordo.

Se però il martedì comincia a prendersi anche il lunedì e il mercoledì, se le immagini dell’ufficio arrivano mentre lavori o mentre sei con i figli, c’è una sofferenza tua che va guardata a parte, qualunque cosa faccia l’altro. Ne ho scritto in Superare l’ossessione dopo un tradimento.

Se siete fermi sulla domanda del cambio di lavoro, o l’accordo continua a saltare, prenotate una call conoscitiva gratuita e portate ciascuno la vostra lista dei contatti necessari. Confrontarle è spesso la parte più utile del primo incontro, e dopo la call potremo capire insieme se proseguire.

In poche parole

  • Il lavoro è uno dei contesti in cui nascono più relazioni extraconiugali, ed è quello in cui allontanarsi del tutto spesso non si può.
  • Al lavoro conviene distinguere il contatto necessario, imposto dal ruolo, da quello scelto.
  • Il contatto scelto spesso si presenta come necessario: dovevo chiederle una cosa del progetto.
  • Cambiare lavoro è una decisione con costi reali, da valutare sui numeri e senza trasformarla in un test.
  • Una riunione legittima che viene taciuta diventa un’omissione, e dopo un tradimento pesa più della riunione.

Domande frequenti

Devo pretendere che cambi lavoro?

Puoi chiederlo, e in certe situazioni è l’unica via. È però una decisione con costi economici e familiari reali e, presa sotto pressione, lascia risentimento. Prima conviene verificare se un accordo sui contatti necessari è sostenibile.

Se non me lo dice, come faccio a sapere che si sono parlati in ufficio?

Non puoi saperlo con certezza, e nessun controllo te lo garantisce. Puoi osservare se i contatti che vieni a sapere per altre vie ti erano già stati raccontati.

È normale che io stia male anche sapendo che si vedono solo per lavoro?

Sì, sapere che un contatto è necessario non lo rende indolore. Se però il malessere occupa gran parte della giornata, merita attenzione a parte.

Bibliografia e fonti

  1. Glass S. P., Coppock Staeheli J. (2003). Not Just Friends: Rebuilding trust and recovering your sanity after infidelity. Leggi la fonte
  2. Giacobbi M., Lalot F. (2025). Unpacking trust repair in couples: A systematic literature review. DOI: 10.1111/1467-6427.12483
  3. Gottman J. M., Silver N. (2012). What Makes Love Last? How to Build Trust and Avoid Betrayal. Leggi la fonte
maurizio iengo psicologo

Maurizio Iengo

Psicologo, formatore e consulente. Membro dell'American Psychological Association. Da anni studio e pratico l'ipnosi, oltre ad essere formato nella tecnica EMDR - lo strumento più scientificamente validato per il lavoro sul trauma. Collaboro con Psicohelp, uno dei maggiori portali di terapia di coppia in Italia. Ho un master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia e sono autore di vari libri, tra cui "Dubbio Patologico", "Tornare a Vivere", "il Salvacoppie", "Psicologia del Tradimento".

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