Moglie o Amante: 12 Domande per Decidere

Se non riesci a decidere tra moglie (o marito) e amante, sappi che la paralisi che provi non è debolezza o indecisione patologica. È il risultato di meccanismi psicologici precisi che stanno lavorando contro di te.

In quest’articolo ti parlerò in particolare di 6 meccanismi che alimentano la confusione:

  • Errore di attribuzione dell’arousal: Confondi l’adrenalina della segretezza con l’innamoramento
  • Dubbio ossessivo: Il loop mentale “scelgo A → panico → scelgo B → panico” si autoalimenta e rende tutto più angosciante e confuso
  • Montagne russe emotive: Gli alti/bassi con l’amante creano dipendenza neurologica (rinforzo intermittente)
  • Dissonanza cognitiva: La mente riscrive il passato coniugale per giustificare il tradimento
  • Avversione alla perdita: Vedi solo cosa perderai con ciascuna scelta, non cosa guadagnerai
  • Paura del cambiamento: L’ignoto terrorizza più dell’infelicità, ma non scegliere diventa paradossalmente una scelta

In questo articolo troverai:

  • La scienza dietro ogni meccanismo (con studi citati)
  • Test pratici per riconoscere quando la tua mente ti sta ingannando
  • 12 domande per fare chiarezza
  • Come distinguere vera connessione da infatuazione neurobiologica
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Confusione tra amante e marito/moglie

Uno dei principali motivi per cui una persona può iniziare una relazione extraconiugale è il desiderio di essere di nuovo “felice”. Con le virgolette, perché spesso questa felicità non sappiamo definirla. Dopo anni di matrimonio, dove la routine e le responsabilità quotidiane hanno magari soffocato la passione e la connessione emotiva, l’incontro con un’altra persona può sembrare la risposta a tutti i propri problemi. L’amante rappresenta quella novità travolgente che sembra ridare colore alla vita, riportando a galla emozioni che si pensava fossero ormai perdute.

Si aspetta, un po’ come da adolescenti, quel messaggio che ci fa sorridere e ci riscalda il cuore. Siamo in uno stato che alcuni definirebbero di “limerenza“, cioè di ultrattaccamento. Insomma, la tipica prima fase dell’innamoramento, in cui non facciamo altro che vedere come perfetta questa nuova persona. La idealizziamo, e non riusciamo a pensare ad altro.

Questa nuova relazione può far sentire amati, desiderati, e finalmente compresi. Si potrebbe pensare che l’amante sia la vera anima gemella, qualcuno con cui si può essere sé stessi senza filtri, lontano dalle pressioni e dalle aspettative che spesso accompagnano una relazione di lungo corso come il matrimonio.

Questo, naturalmente, crea una grossa confusione nel decidere tra amante e marito (o moglie).

Scegliere tra moglie e amante
Quando ci troviamo in una relazione extraconiugale, l’amante è la persona privilegiata nei nostri pensieri.

Cosa pensa una persona del proprio amante

In questo scenario, è comune che la mente inizi a formulare una serie di pensieri e motivazioni che rafforzano l’idea di abbandonare il matrimonio per iniziare una nuova vita con l’amante. Ecco alcuni dei pensieri più comuni:

  • “Non sono mai stato così felice come quando sono con lui/lei.”: L’amante porta un’ondata di felicità e leggerezza che sembra irraggiungibile all’interno del matrimonio.
  • “Forse il mio matrimonio è stato un errore fin dall’inizio.”: La relazione extraconiugale può far sembrare che il matrimonio fosse fondato su basi sbagliate, mentre la nuova relazione appare come il vero amore.
  • “Con lui/lei posso essere me stesso/a.”: L’amante offre uno spazio dove ci si sente liberi di esprimere la propria vera identità, senza giudizi o restrizioni.
  • “Non posso continuare a vivere una vita così infelice.”: La relazione extraconiugale sembra l’unica via d’uscita da una situazione di insoddisfazione e stasi emotiva.
  • “Ho trovato finalmente la persona giusta per me.”: L’amante viene percepito come il partner ideale, qualcuno con cui si potrebbe avere una vita più appagante e soddisfacente.

Questi pensieri possono diventare talmente potenti da spingere la persona che li sperimenta verso una decisione drastica, come quella di lasciare il proprio coniuge. Tuttavia, è importante fermarsi e riflettere a fondo prima di compiere un passo così significativo, perché la confusione e i dubbi possono essere alimentati da molteplici fattori psicologici ed emotivi.

Perché sono confuso tra moglie e amante?

La confusione che sorge quando si deve scegliere tra partner ufficiale e amante non è mai semplice da risolvere. Questa incertezza può essere influenzata da diversi fattori che rendono difficile prendere una decisione chiara. Tra i principali elementi che possono creare questa confusione, potrebbero esserci:

  • Errore di attribuzione dell’arousal
  • Dubbio ossessivo
  • Paura del cambiamento
  • Motivazioni economiche e sociali
  • Presenza di figli.
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Errore di attribuzione dell’arousal

Uno dei fattori che potrebbe contribuire alla confusione è l’errore di attribuzione dell’arousal, un fenomeno psicologico studiato in un famoso esperimento condotto da Donald Dutton e Arthur Aron nel 1974. In questo esperimento, i ricercatori hanno scoperto che le persone tendono a confondere l’eccitazione fisiologica causata da una situazione stressante con l’attrazione romantica. In altre parole, quando ci si trova in una situazione di grande eccitazione o tensione, come quella di una relazione extraconiugale, si può erroneamente attribuire questa sensazione intensa all’amore per l’altra persona, piuttosto che al contesto in cui ci si trova.

Ad esempio, se una persona vive un momento di crisi coniugale e, nel contempo, sviluppa una relazione extraconiugale piena di passione e avventura, è facile attribuire l’intensità delle emozioni al nuovo partner. Tuttavia, ciò che si sta vivendo potrebbe essere solo una reazione alla novità e alla situazione proibita, piuttosto che un segno di vero amore.

perché una relazione tra amanti entrambi sposati è così forte
Una relazione tra amanti potrebbe essere così forte per il cosiddetto “errore di attribuzione dell’arousal”

Il dubbio ossessivo: l’incertezza paralizzante

Un altro elemento che può alimentare la confusione è il dubbio ossessivo (su cui ho scritto anche un libro, intitolato “Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo compulsivo del pensiero“). Questo tipo di dubbio si manifesta come un pensiero intrusivo e ricorrente che mette in discussione le proprie scelte e sentimenti, causando una forte ansia e paralisi decisionale.

Molti dei miei pazienti testimoniano di avere dubbi ossessivi. Ad esempio, alcuni vivono con il terrore di non amare davvero il partner. Questo tipo di pensieri può portare a comportamenti di controllo, come cercare rassicurazioni costanti da amici o familiari, o tentare di scacciare il pensiero invadente. Questi comportamenti offrono un sollievo temporaneo, ma alla fine il pensiero ossessivo ritorna, più forte di prima.

Il meccanismo alla base del dubbio ossessivo è circolare: si vive un pensiero ossessivo, si agisce cercando di controllarlo e, così facendo, si fortifica il pensiero stesso, che tornerà a presentarsi richiedendo ulteriori tentativi di controllo. Questo circolo vizioso può diventare estremamente debilitante, portando la persona a sentirsi intrappolata in una spirale di incertezza senza fine.

Il dubbio ossessivo può riguardare diversi aspetti della vita quotidiana, non solo le relazioni romantiche. Ad esempio, può manifestarsi come una paura ossessiva di contaminazione, come nel caso dell’ossessione per l’igiene personale, o come una ruminazione continua su decisioni passate o rimuginìo sul futuro. In ogni caso, la caratteristica comune è la ricerca incessante di una certezza che, paradossalmente, non può mai essere raggiunta.

Prendiamo, ad esempio, la metafora dell’asino di Buridano, un racconto che illustra perfettamente il pericolo del dubbio ossessivo. L’asino, posto tra due mucchi di biada identici, non riesce a decidere quale mangiare, e finisce per morire di fame a causa della sua indecisione. Allo stesso modo, una persona affetta da dubbio ossessivo può rimanere paralizzata, incapace di prendere una decisione per paura di fare la scelta sbagliata, e finire per soffrire enormemente a causa della sua stessa indecisione. Finendo comunque per scegliere inconsapevolmente, perché ricordiamo: non scegliere, è una scelta.

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La paura del cambiamento

Oltre all’errore di attribuzione dell’arousal e al dubbio ossessivo, un altro fattore che contribuisce alla confusione è la paura del cambiamento. Lasciare il proprio coniuge per iniziare una nuova vita con l’amante rappresenta un salto nel vuoto, che in inglese chiamerebbero “leap of faith” che richiede il coraggio di affrontare l’ignoto. La stabilità offerta dal matrimonio, anche se insoddisfacente, può sembrare più sicura rispetto all’incertezza di una nuova relazione.

La paura del cambiamento è naturale: abbandonare ciò che si conosce per qualcosa di completamente nuovo può essere spaventoso. Ci si chiede se si sta facendo la scelta giusta, se si sarà in grado di affrontare le difficoltà che potrebbero sorgere, e se si sarà davvero più felici con l’amante. Questa paura può essere così paralizzante da impedire di prendere una decisione, lasciando la persona bloccata in una situazione di incertezza e sofferenza.

I fattori che abbiamo esplorato finora – l’errore di attribuzione, il dubbio ossessivo, la paura del cambiamento – sono solo la punta dell’iceberg. La ricerca scientifica ha identificato altri meccanismi mentali, più sottili ma altrettanto potenti, che contribuiscono alla tua confusione.

La scienza della confusione: 3 meccanismi che distorcono la tua percezione

Oltre all’errore di attribuzione dell’arousal e al dubbio ossessivo, la ricerca in neuropsicologia e psicologia cognitiva ha identificato altri meccanismi che rendono questa scelta particolarmente devastante. Comprenderli può aiutarti a riconoscere quando la tua mente ti sta ingannando, permettendoti di prendere decisioni basate su una percezione più chiara della realtà invece che su pericolose distorsioni cognitive.

Le montagne russe emotive (Rinforzo Intermittente)

Scegliere tra moglie e amante: le montagne russe emotive

Gli alti e bassi con l’amante – messaggi appassionati seguiti da giorni di silenzio, incontri rubati alternati a separazioni forzate, promesse di futuro inframmezzate da ritorni alla realtà – creano scariche di dopamina significativamente più forti di una relazione stabile e prevedibile. Il tuo cervello diventa letteralmente dipendente dall’incertezza stessa, non necessariamente dalla persona.

Perché ti confonde: Confondi l’intensità emotiva prodotta dall’instabilità con la profondità dell’amore. La relazione con il coniuge può sembrare “piatta” o “senza emozioni” semplicemente perché non genera le stesse scariche neurochimiche dell’imprevedibilità.

Questo meccanismo, descritto da B.F. Skinner (1938) e studiato sistematicamente con Charles Ferster (Ferster & Skinner, 1957) e più recentemente dalla neuroscienziata Helen Fisher (2005) attraverso studi fMRI, spiega perché le ricompense imprevedibili creano dipendenza molto più forte delle ricompense costanti. È lo stesso principio che rende così attraente il gioco d’azzardo: la ricompensa imprevista intermittente attiva i circuiti dopaminergici in modo molto più potente della noiosa certezza.

Nel contesto delle relazioni extraconiugali, questo si manifesta nel “trauma bonding” (Dutton & Painter, 1993): quando un’esperienza alterna stress intenso – la paura di essere scoperti, la sofferenza della separazione, i sensi di colpa – con intenso sollievo – il ricongiungimento, la passione, la sensazione di essere finalmente capiti – si crea un cocktail neurochimico di cortisolo (stress) e ossitocina/dopamina (ricompensa) che genera un attaccamento basato più sulla dipendenza dal ciclo che sull’amore per la persona.

Dissonanza Cognitiva: la mente ci “giustifica”

Dissonanza cognitiva quando si sceglie tra moglie e amante

Se ti consideri una “brava persona” ma hai tradito il tuo coniuge, la tua mente si trova in conflitto. Per ridurre questo disagio, il cervello fa qualcosa di automatico e sorprendente: riscrive retrospettivamente la storia del tuo matrimonio, minimizzando i momenti felici ed enfatizzando i problemi, per rendere il tradimento “giustificabile”. Insomma, se la racconta a modo suo. È anche una delle componenti della Cascata Gottman-Rusbult-Glass.

Perché ti confonde: Questa revisione storica ti porta a prendere decisioni basate su una versione alterata della realtà. Potresti convincerti che il tuo matrimonio “è sempre stato un errore“, quando in realtà potrebbe semplicemente essere entrato in una fase difficile che non avete mai affrontato apertamente.

Questo fenomeno, descritto dallo psicologo Leon Festinger nel 1957, è stato studiato specificamente nel contesto del tradimento da Joshua Foster e Tiffany Misra (2013). Attraverso quattro esperimenti, hanno dimostrato come i partecipanti coinvolti in infedeltà tendano sistematicamente a ridurre la dissonanza cognitiva. Non è disonestà consapevole – è un processo psicologico che ci protegge.

Il problema diventa particolarmente insidioso perché più hai investito nella relazione con l’amante – emotivamente, in termini di rischi presi, sacrifici fatti – più la tua mente sarà motivata a giustificare quell’investimento. Se hai rischiato tutto per questa persona, la dissonanza cognitiva ti spingerà potentemente a credere che “ne valeva la pena“, anche quando i dati di realtà suggerirebbero il contrario.

L’Avversione alla Perdita: non rinunciare a niente

L'avversione alla perdita è uno dei meccanismi che rende difficile scegliere tra amante e marito

Kahneman e Tversky (1979) hanno dimostrato che gli esseri umani temono le perdite circa 2-2.5 volte più di quanto desiderino guadagni equivalenti. Nel tuo caso, questo si traduce in una situazione psicologicamente devastante: qualunque scelta tu faccia perderai qualcosa di enorme, e il tuo cervello amplifìca sproporzionatamente ciò che perderai con ciascuna decisione, mentre minimizza ciò che guadagnerai.

Perché ti confonde: Non riesci a vedere chiaramente quale scelta sia “migliore” perché il tuo cervello è programmato per focalizzarsi sulle perdite. Con l’amante perdi la stabilità, la famiglia intatta, l’approvazione sociale, forse la vicinanza quotidiana con i figli. Con il coniuge perdi la passione, la sensazione di essere visto, la possibilità di un nuovo inizio. Entrambe le perdite sembrano intollerabili.

Questo bias cognitivo porta a due tipi di errori documentati dalla ricerca (Kahneman, 2011): lo “status quo bias” – rimanere nella situazione attuale anche se insoddisfacente per evitare il rischio della perdita – e la “paralisi decisionale” – l’incapacità totale di scegliere quando tutte le opzioni comportano perdite significative. Nel tuo caso specifico, potresti trovarti oscillando tra questi due stati: periodi in cui rimani “congelato” mantenendo entrambe le relazioni (status quo insostenibile), e periodi in cui sei completamente bloccato dall’ansia di dover decidere.

Un aspetto particolarmente crudele di questa situazione è che ti trovi intrappolato anche in quello che gli economisti comportamentali chiamano “sunk cost fallacy” – la fallacia dei costi irrecuperabili (Arkes & Blumer, 1985). Da un lato senti di aver investito troppi anni nel matrimonio per “buttarli via”. Dall’altro hai già rischiato troppo per l’amante perché “tutto questo dolore sia stato inutile”. Sei paralizzato tra due investimenti che non vuoi “perdere”, anche se razionalmente i costi già sostenuti sono irrecuperabili indipendentemente dalla decisione futura.

Invece di chiederti “Ho già investito X anni nel matrimonio – li butto via?” o “Ho già rischiato tutto per l’amante – rendo inutile questa sofferenza?“, chiediti: “Se oggi incontrassi per la prima volta sia il mio coniuge che l’amante, sapendo tutto quello che so su entrambi, con chi sceglierei di costruire una vita?” Gli anni già vissuti non sono “sprecati” se decidi di lasciare – hanno fatto parte della tua storia. La sofferenza causata non diventa “inutile” se decidi di ricostruire il matrimonio – è stata un campanello d’allarme. I costi sono già stati pagati. La tua decisione dovrebbe basarsi solo sul futuro, non sul tentativo di “recuperare” un passato ormai andato.

Perché è così difficile riconoscere questi meccanismi

C’è una ragione precisa per cui riconoscere di essere intrappolati in queste dinamiche è estremamente difficile: il cervello che dovrebbe analizzare obiettivamente la situazione è lo stesso cervello che sta vivendo quella situazione e che è profondamente motivato – a livello inconscio – a proteggere le proprie scelte e la propria identità.

Riconoscere intellettualmente un meccanismo psicologico è radicalmente diverso dal vederlo operare nelle proprie emozioni. È la differenza tra sapere che l’alcol compromette i riflessi e rendersi conto, mentre guidi ubriaco, che i tuoi riflessi sono effettivamente compromessi. (Ricordo un caro amico che diceva: “Da ubriaco guido meglio!”). Nella tua situazione, non esiste una parte completamente non compromessa: ogni pensiero sull’amante passa attraverso circuiti neurali “colorati” dall’infatuazione, ogni ricordo del matrimonio viene filtrato dalla dissonanza cognitiva.

Gli psicologi chiamano questo fenomeno bias del punto cieco (Pronin, Lin, & Ross, 2002). Non sono difetti di intelligenza o di onestà, ma limitazioni strutturali della consapevolezza umana quando emozioni intense e minacce all’identità convergono. Vedere i propri blind spots richiede esattamente ciò che quei blind spots oscurano: distanza critica, oggettività emotiva, una prospettiva esterna al sistema.

Ecco perché chi finalmente vede la propria situazione con chiarezza – spesso anni dopo, o con l’aiuto di un terapeuta – dice: “Come ho fatto a non vederlo? Ora mi sembra così ovvio.” Perché quella prospettiva era strutturalmente impossibile da avere dall’interno.

Se dopo aver letto questi meccanismi pensi “sì, capisco, ma nel mio caso è diverso” o “questi si applicano ad altri ma la mia situazione ha aspetti unici”, quella stessa reazione – la sensazione di essere “l’eccezione” – potrebbe essere il blind spot che parla.

Riconoscere il limite della propria oggettività quando si è dentro un sistema emotivamente carico è un atto di lucidità, non di sconfitta. Le persone più intelligenti del mondo hanno blind spots quando sono emotivamente coinvolte. Cercare una prospettiva esterna – terapia individuale, consulenza di coppia, confronto con persone fidate senza interesse nella tua decisione – non è ammettere debolezza. È riconoscere che alcuni problemi richiedono strumenti che non possiamo generare da soli mentre siamo nel mezzo della tempesta.

Se una parte di te si ribella a questa idea (“no, io posso vedere obiettivamente”), fermati un momento: quella resistenza potrebbe essa stessa essere un meccanismo di difesa. A volte il primo passo verso la chiarezza è ammettere “non so se riesco a vedere questo oggettivamente, e questo è normale.”

Restare sposati per motivazioni economiche, religiose e sociali

Le considerazioni economiche, sociali e religiose sono un altro fattore che può generare confusione. Un divorzio comporta non solo la separazione emotiva, ma anche una divisione dei beni, potenziali difficoltà finanziarie e un cambiamento radicale dello status sociale, oltre che un’infrazione del sacramento del matrimonio. Chi è abituato a uno stile di vita sicuro e confortevole, o teme il giudizio e la “gente che parla” (o di Dio, o di entrambi), si può chiaramente sentire messo all’angolo, quando si tratta di scegliere tra coniuge e amante.

Per quanto riguarda le motivazioni religiose, possono costituire un grosso ostacolo al riuscire a lasciare il matrimonio. Le credenze religiose possono esercitare una forte pressione su chi sta valutando il divorzio, poiché molte fedi considerano il matrimonio un sacramento indissolubile. Ecco che arrivano i sensi di colpa, la paura del peccato, le immagini spaventose del bruciare all’inferno per l’eternità. Rendendo ancora più difficile prendere una decisione. Non solo: il supporto della comunità religiosa potrebbe diminuire, isolando ulteriormente l’individuo nel momento del bisogno. Ed ecco che la crisi si apre non solo in termini personali, ma anche sociali.

Scegliere tra amante e moglie ha anche delle implicazioni molto pratiche da tener presente
Scegliere tra amante e moglie ha anche delle implicazioni molto pratiche da tener presente.

È infatti comune il desiderio di non generare allontanamenti dalle famiglie d’origine o dal circolo di amicizie. Aggiungendo il fatto che, in molti contesti, il tradimento diventa un motivo di vergogna e mortificazione sociale, ci si ritrova davanti a un ostacolo che sembra insormontabile. Ci si finisce a chiedere: “Vale davvero la pena perdere i miei amici, la relazione con la mia famiglia, svergognarmi davanti al paese, per stare con la persona che amo?“. E subito dopo: “…e quindi, sto davvero con mio marito/mia moglie perché voglio stare con lui o perché non voglio subire le conseguenze di lasciarlo?“. E ancora: “Se non sono disposto/a a subire le conseguenze dell’uscita dal matrimonio, amo davvero il mio amante?“.

Inoltre, l’aspetto economico può rendere la decisione ancora più difficile. Ad esempio, una persona potrebbe temere di non riuscire a mantenere lo stesso tenore di vita dopo il divorzio, o potrebbe essere preoccupata per le implicazioni legali e finanziarie della separazione. Queste preoccupazioni pratiche (ma assolutamente importanti) possono far sembrare la scelta di rimanere nel matrimonio più logica, anche se emotivamente insoddisfacente.

Il problema dei figli

La presenza dei figli è forse uno dei fattori più complessi e delicati da considerare. La paura di ferire i figli o di destabilizzare la loro vita può portare a un’enorme confusione. Molti genitori restano insieme con l’idea di fare il bene dei figli, anche se la loro relazione è ormai priva di amore e passione. Tuttavia, questa scelta può comportare sacrifici personali significativi e portare a una vita di infelicità e risentimento. Che, diciamoci la verità, non è un terreno fertile per crescere figli felici.

Ci si chiede spesso se sia giusto sacrificare la propria felicità per garantire la stabilità dei figli, o se invece sia meglio mostrare loro l’importanza di vivere una vita autentica e soddisfacente, anche a costo di affrontare un divorzio. C’è poi il timore che il nuovo partner non sia ben accettato dai figli, o che soffrano per la separazione dai genitori, o ancora che ci giudichino per aver trovato una nuova relazione. Quest’argomento è molto ampio, per questo lo tratto nel dettaglio nell’articolo: I Figli Perdonano un Tradimento?

Un uomo che ha l’amante ama la moglie?

Questa è forse la domanda che più spesso mi viene posta, sia da chi è tradito che da chi sta vivendo una relazione extraconiugale. La risposta non è semplice, ma la verità è che sì, un uomo che ha l’amante può amare ancora sua moglie. La mente umana ha una straordinaria capacità di compartimentalizzare i sentimenti, permettendo di provare emozioni autentiche per più persone contemporaneamente, anche se in modi diversi. Secondo la teoria triangolare dell’amore di Sternberg, l’amore si compone di tre elementi: passione, intimità e impegno. Nel matrimonio di lunga data, la passione tende a diminuire mentre aumentano l’impegno e un tipo diverso di intimità, basata sulla conoscenza profonda e sulla condivisione di un progetto comune. Con l’amante, invece, si riaccende quella passione che sembrava perduta.

triangolo di sternberg
A volte ci chiediamo se un uomo che ha l’amante ama la moglie. Per rispondere a questa domanda, possiamo rifarci al triangolo di Sternberg.

Molti uomini sviluppano quella che chiamo “bulimia emotiva“: così come nella bulimia alimentare si cerca compulsivamente cibo per colmare un vuoto, nella bulimia emotiva si cercano nuove emozioni e sensazioni per sentirsi vivi. L’amante diventa il nutrimento emotivo che sembra mancare nella relazione primaria. Quando un uomo dice “con te mi sento vivo” o “mi hai sconvolto la vita”, sta esprimendo una verità della sua esperienza emotiva, ma questo non cancella necessariamente i sentimenti per la moglie.

I legami che si creano in anni di matrimonio sono complessi: c’è l’attaccamento emotivo, la storia condivisa, i figli, le responsabilità. L’amore nella relazione con la moglie può essersi trasformato in qualcosa di meno eccitante ma più profondo e stabile. L’amante rappresenta l’ignoto, l’avventura, la giovinezza che si teme di perdere. Per questo, quando un uomo dice di amare sia la moglie che l’amante, non sta necessariamente mentendo – sta piuttosto vivendo due forme diverse di attaccamento emotivo, che nella sua mente possono coesistere senza contrapporsi.

Posso davvero creare una relazione nuova con il mio amante?

Un’altra domanda fondamentale che molte persone si pongono è se sia davvero possibile costruire una relazione duratura e felice con l’amante. La relazione extraconiugale spesso si sviluppa in un contesto di eccitazione e segretezza, dove le responsabilità quotidiane e i problemi reali della vita comune non sono presenti. Questo può far sembrare l’amante come la persona perfetta, ma è importante chiedersi se questa percezione reggerà alla prova della realtà.

È importante considerare che il salto verso una nuova relazione non ti assicura la felicità. Le relazioni richiedono impegno, compromesso e una base solida di rispetto e comprensione reciproca. Se questi elementi non sono presenti, la nuova relazione potrebbe non essere sostenibile nel lungo termine.

In altre parole: certo che puoi, ma potresti farti male… oppure, essere così felice da renderti conto che avresti dovuto farlo molti anni prima! È impossibile saperlo a priori, ma è utile riflettere su dati di realtà.

12 domande per fare chiarezza

Un esercizio utile a stimolare delle riflessioni se ti stai chiedendo se lasciare il partner ufficiale per l’amante, è rispondere a delle domande per iscritto. Potresti essere tentato di rispondere “in mente”, ma ti assicuro che gli effetti sono molto diversi. Per cui, il mio invito è di impiegare almeno 10 minuti per rispondere a ognuna di queste domande (o a quelle che ritieni potranno esserti più utili). Non compilare il questionario tutto insieme – fai pause, torna dopo giorni se necessario. Rileggi dopo 48 ore: spesso emergono nuovi insight quando rileggi a mente fredda.

  1. Se la parte di te che ha iniziato la relazione con l’amante potesse parlare liberamente – senza censure, senza sensi di colpa, senza razionalizzazioni – cosa direbbe?

Esempi: “Direbbe: hai bisogno di essere visto, non solo di essere utile / stai scappando da una vita che ti sta stretta / meriti di sentirti desiderata, non solo una madre perfetta / hai paura di invecchiare invisibile”

  1. Cosa NON hai mai detto al tuo coniuge che avresti dovuto dire?

Pensa a frasi come: “Mi sento solo/a anche quando siamo insieme” / “Non mi sento desiderato/a sessualmente” / “Ho bisogno di più affetto fisico” / “Mi sento soffocato/a, ho bisogno di più spazio” / “Ho fantasie sessuali diverse che non ho mai espresso” / “Non mi sento apprezzato/a per chi sono”. Ora chiediti: l’amante ti permette di soddisfare questo bisogno, o ti permette di EVITARE di chiederlo al coniuge?

  1. Se la tua relazione con il coniuge fosse una casa, quale sarebbe? E la relazione con l’amante?

Esempi: “Casa calda ma con stanze chiuse a chiave” (c’è affetto ma non intimità completa) / “Casa solida ma fredda” (stabile economicamente, emotivamente distante) / “Casa sicura ma noiosa” / “Casa perfetta all’esterno, vuota dentro” / “Casa dove mi sento solo anche quando ci sono entrambi”. Domanda cruciale: la casa con l’amante è una casa vera dove potresti vivere ogni giorno, o è un hotel dove stai solo in vacanza?

  1. Completa questa frase: “Ho cercato di essere _, ma dentro sono sempre stato/a _

Esempi: “Ho cercato di essere il marito responsabile e prevedibile, ma dentro sono sempre stato qualcuno che ha bisogno di avventura” / “Ho cercato di essere la moglie paziente che non fa domande, ma dentro sono sempre stata qualcuno che ha bisogno di passione e attenzione”. Questa frattura è colpa del matrimonio che ti ha costretto in un ruolo, o è qualcosa che hai portato dentro da sempre e non hai mai avuto il coraggio di mostrare?

  1. Cosa ti permette di fare la relazione con l’amante che non facevi nel matrimonio?

Esempi: essere spontaneo/a e imprevedibile / esprimere desideri sessuali senza vergogna / sentirti fisicamente desiderabile / essere vulnerabile emotivamente senza paura / vivere l’adrenalina del proibito / essere “egoista” senza sensi di colpa / fuggire dallo stress quotidiano / sentirti giovane e vitale di nuovo / essere ascoltato/a veramente. Ora la domanda critica: queste cose sono possibili perché l’amante è “giusto/a per te”, o perché la relazione NON ha ancora le responsabilità reali della vita quotidiana (bollette, figli, stress lavorativo, decisioni difficili)?

  1. La sensazione forte che provi con l’amante – quanto dipende da CHI è quella persona, e quanto da COSA rappresenta quella situazione?

Prova questo esperimento mentale: se domani potessi avere la STESSA sensazione (sentirti vivo/a, visto/a, desiderato/a) con il tuo coniuge – magari in una vacanza romantica, senza telefoni, senza figli, senza responsabilità – la vorresti? Se sì, il problema forse non è la persona ma il contesto che ha soffocato quella sensazione. Se no, c’è qualcosa di più profondo nella persona dell’amante. Secondo scenario: se l’amante diventasse il tuo coniuge domani – con tutte le responsabilità, la routine, le bollette, lo stress – quella sensazione di “sentirsi vivi” resisterebbe?

  1. Catapultati 10 anni nel futuro con l’amante. Descrivilo in modo ultra-specifico: dove vivete esattamente? Come sono le vostre giornate tipo? Come gestite Natale con le famiglie d’origine? I suoi figli (se ci sono) ti trattano come? Come litigate? Su cosa litigate tipicamente? Chi cede di solito? Frequenza sessuale realistica dopo 10 anni? Come mantenete viva la connessione emotiva?

Non scrivere “saremo felici insieme” ma DETTAGLI CONCRETI. Poi rileggi: come ti fa sentire questa descrizione concreta? Ti eccita ancora o alcune cose ti fanno venire dubbi?

  1. Mi fido davvero di questa persona?

Analizza per livelli: Fiducia pratica (mantiene le promesse piccole? ha mai mentito anche su cose minori? come tratta altre persone quando non gli servono più?). Fiducia emotiva (ha mai usato le tue vulnerabilità contro di te? quando sei debole ti sostiene o ti critica? ammette i propri errori?). Fiducia situazionale: se ha tradito il coniuge per te, cosa ti fa pensare che non ripeterebbe il pattern se tra 5-10 anni la relazione con te diventasse “noiosa”? Come costruite fiducia su una fondazione di tradimento reciproco?

  1. Valuta 1-10 questi aspetti del matrimonio: mi sento visto emotivamente / mi sento desiderato sessualmente / posso essere me stesso senza maschere / c’è ancora giocosità e leggerezza / posso esprimere bisogni senza sensi di colpa / mi sento al sicuro emotivamente.

Identifica l’area più bassa. Ora chiediti: hai MAI comunicato chiaramente (non “accennato” – COMUNICATO) al coniuge che questo era crucialmente importante? Se domani ne parlaste apertamente, cosa potrebbe realisticamente cambiare? Quel voto basso è perché “non può migliorare” (hai provato, non cambia) o perché “non abbiamo mai davvero affrontato il problema apertamente”?

  1. Completa: “Nella mia relazione con il coniuge, io rinuncio a _ e in cambio ricevo _

Esempi: “Rinuncio alla passione e ricevo stabilità economica e sicurezza” / “Rinuncio alla mia libertà e ricevo approvazione sociale e una famiglia” / “Rinuncio a essere me stesso/a e ricevo una vita tranquilla e prevedibile”. Questo scambio ti va ancora bene? Lo hai accettato consapevolmente o ti ci sei ritrovato? Hai mai PROVATO a rinegoziare i termini (es: “Ho bisogno di più passione MA voglio mantenere la stabilità – possiamo lavorarci?”). E con l’amante, qual è lo scambio? Confronta i due: quale preferisci e perché?

  1. Mi sono davvero impegnato/a al 100% per ricostruire il mio matrimonio prima di cercare altrove?

Segna ciò che hai REALMENTE fatto (non “pensato di fare”). Esempi: ho parlato apertamente dei miei bisogni insoddisfatti / ho proposto terapia di coppia e ci siamo andati seriamente / ho dato al partner la possibilità concreta di cambiare / ho lavorato sui MIEI pattern distruttivi / ho smesso di dare per scontato il partner / ho creato spazi di qualità per riconnetterci / ho esplorato la mia parte di responsabilità. Se hai fatto poco, chiediti: stai fuggendo da un matrimonio che non hai mai davvero, completamente, onestamente provato a salvare? Sto lasciando perché ho provato tutto, o perché è più facile che fare il lavoro difficile di ricostruire?

  1. Se tra 10 anni guardassi indietro a questa scelta, quale decisione ti farebbe sentire più in pace?

Immagina tre scenari. Scenario A (hai lasciato per l’amante): ti sentirai orgoglioso/a di aver avuto il coraggio, o in colpa per aver distrutto la famiglia per un’infatuazione finita dopo 2 anni? Scenario B (hai ricostruito il matrimonio): sarai grato/a di aver lavorato sulla relazione, o amareggiato/a e pieno/a di rimpianti per aver rinunciato alla “vera felicità”? Scenario C (sei rimasto/a ma infelice): come ti sentirai per aver scelto la sicurezza sulla felicità? Avrai risentimento? I figli saranno contenti che tu sia rimasto/a infelice per loro? Non c’è una risposta esatta, ma quale di questi scenari puoi ACCETTARE meglio? Con quale puoi fare pace?

Posso ritornare ad essere felice nel mio matrimonio?

D’altra parte, molte persone si chiedono se sia possibile ritrovare la felicità all’interno del proprio matrimonio. Se la tua relazione è stata segnata da anni di disconnessione emotiva, routine e mancanza di passione, potresti pensare che il matrimonio sia irrimediabilmente compromesso. Tuttavia, ti assicuro che ho visto delle relazioni veramente incasinate, riuscire a risollevarsi (e anzi, diventare più forti) anche dopo diversi tradimenti.

Leggi anche: Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento

Ho lavorato con coppie che, nonostante le difficoltà, sono riuscite a ritrovare una connessione profonda e a riscoprire l’amore che li aveva uniti all’inizio. Questo processo richiede tempo, pazienza e, spesso, il supporto di un professionista, ma può portare a una relazione più forte e soddisfacente.

Se ti interessa approfondire quest’aspetto, ho realizzato un seminario gratuito: Un tradimento può salvare la tua coppia?

Alcune domande su cui puoi riflettere se ti chiedi se puoi ricostruire il tuo matrimonio

Un esercizio utile a stimolare delle riflessioni se ti stai chiedendo se lasciare il partner ufficiale per l’amante, è rispondere a delle domande per iscritto. Potresti essere tentato di rispondere “in mente”, ma ti assicuro che gli effetti sono molto diversi. Per cui, il mio invito è di impiegare almeno 10 minuti per rispondere a ognuna di queste domande (o a quelle che ritieni potranno esserti più utili).

  • Quali sono i problemi concreti che mi impedirebbero di impegnarmi al 100% nel mio matrimonio?
  • Sono pronto a essere sincero con il mio partner e ricostruire su una base di onestà?
  • Cosa mi ha fatto innamorare del mio coniuge? Cosa mi ha fatto allontanare?
  • Mi sono davvero impegnato al massimo per provare a ricostruire il mio matrimonio?
  • Quali sono le mie responsabilità che hanno portato alla crisi?
  • Catapultati nel futuro, tra 5, 15 e 20 anni. Come immagini sarà la tua vita con questa persona? Quali saranno gli aspetti belli, e quali le difficoltà?
Si può essere ossessionati dalle domande sulla relazione, e a volte è difficile uscirne.
Si può essere ossessionati dalle domande sulla relazione, e a volte è difficile uscirne.

Non riesco a prendere decisioni

A volte, l’incapacità di scegliere tra un partner e l’amante è una manifestazione di una paura – o un’incapacità – più generale nell’affrontare le decisioni. Dal “che mangio stasera?” al “dovrei avere figli?”, l’incapacità di decidere è una caratteristica comune e dura da affrontare. Ci troviamo quindi a oscillare continuamente tra le opzioni (che siano più o meno importanti) senza mai trovare una soluzione definitiva. La paura di sbagliare, di pentirsi, o di ferire le persone care può paralizzare, impedendo di prendere una decisione che porti a un cambiamento concreto. Questo può portare la persona a sentirsi bloccata in altri ambiti della vita, non solo in quello sentimentale.

Nella mia esperienza, combinare l’approccio Strategico con quello Solution Focused, è particolarmente utile per affrontare questa paralisi decisionale. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla scelta da fare, è importante esplorare come la persona può sviluppare la capacità di prendere decisioni con maggiore serenità e fiducia, riconoscendo che ogni scelta comporta inevitabilmente dei compromessi, delle rinunce e soprattutto una profonda incertezza.

La “fuga dall’incertezza” (almeno nella mia esperienza), è uno dei motivi fondamentali che ci blocca nel dubbio. Cerchiamo spasmodicamente di fare la scelta giusta, identificando la scelta giusta con gli effetti giusti. Un po’ come dire: se l’effetto della mia scelta avrà esito positivo, allora sarà stata giusta, altrimenti no. Il problema è che la vita non è un’equazione matematica. È impossibile conoscere a priori gli effetti di una decisione, e su questo spesso si concentra il mio lavoro: accettare l’incertezza e riuscire a celebrarla.

Non esistono scelte giuste o sbagliate

Scegliere tra moglie/marito e amante è una decisione profondamente personale e complessa, che richiede una riflessione attenta e onesta. Non esistono scelte giuste o sbagliate in senso assoluto, ma solo decisioni che possono portare a risultati diversi. È importante accettare che il futuro è incerto e che, qualunque sia la scelta fatta, ci saranno sfide e opportunità da affrontare.

Come diceva il filosofo Søren Kierkegaard, “la vita può essere compresa solo all’indietro, ma deve essere vissuta in avanti“. Ecco, è proprio così: a un certo punto dovremo scegliere, ricordandoci che anche il non scegliere, è di per sé una scelta.

Così come è una scelta l’amore, che in molti associano solo al sentimento, mentre è importante ricordarne il fondamentale fattore “impegno“. Per cui, scegliere di impegnarsi nel matrimonio e di fare del proprio meglio per renderlo soddisfacente può portare a una rinnovata felicità.

In questa situazione, la banale citazione “Non fare scelte giuste, ma rendi giuste le tue scelte” assume un significato profondo. Non si tratta di trovare la decisione giusta a tutti i costi (che tanto, non saprai mai se è giusta), ma di fare una scelta con convinzione e di impegnarsi a renderla giusta attraverso le proprie azioni e il proprio impegno.

Con il supporto giusto e una mentalità aperta, è possibile trovare la felicità, indipendentemente dalla strada che si sceglie di percorrere.

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Domande Frequenti su come scegliere tra moglie e amante

È normale amare contemporaneamente il coniuge e l’amante?

Sì, è più comune di quanto pensi. Il nostro cervello è capace di provare attaccamento verso più persone contemporaneamente, ma non nello stesso modo. Con il coniuge potresti avere un legame basato su sicurezza, storia condivisa e investimento – quello che i ricercatori chiamano “amore compassionevole” (Acevedo & Aron, 2009). Con l’amante sperimenti spesso “amore passionale”, caratterizzato da intensa attivazione neurobiologica (Fisher et al., 2005). Non sono due versioni dello stesso amore: sono sistemi emotivi diversi che si attivano in contesti diversi. Il problema non è che li ami entrambi, ma che devi scegliere con quale tipo di amore vuoi costruire il tuo futuro.

Quanto tempo ci vuole per prendere una decisione del genere?

Non esiste una tempistica “giusta”, ma la ricerca sulla dissonanza cognitiva (Festinger, 1957) ci insegna che più rimandi la decisione, più il tuo cervello distorce la realtà per ridurre il disagio dell’indecisione. Alcune persone hanno bisogno di settimane, altre di mesi. Quello che è cruciale non è quanto tempo impieghi, ma come usi quel tempo: se lo passi oscillando tra certezze assolute e dubbi paralizzanti senza mai affrontare le domande difficili, anche anni non basteranno. Se invece lo usi per fare un lavoro terapeutico serio – individuale o di coppia – per vedere con chiarezza cosa stai davvero cercando, anche pochi mesi possono essere sufficienti. La domanda giusta non è “quanto tempo ci vuole?” ma “sto usando questo tempo per guadagnare chiarezza o per procrastinare una decisione che mi spaventa?”

Come faccio a capire se quello con l’amante è vero amore o solo un’infatuazione passeggera?

La differenza chiave non sta nell’intensità dell’emozione (l’infatuazione può essere più intensa dell’amore maturo), ma nella sua natura. L’infatuazione è alimentata dall’incertezza, dalla novità, dall’idealizzazione – quando l’amante è assente ti senti vuoto/a, quando è presente sei euforico/a (Tennov, 1979). L’amore maturo è più stabile: non hai bisogno della presenza costante dell’altro per sentirti bene, ma la sua presenza arricchisce la tua vita.

E se scelgo e poi mi pento? Ho paura di fare l’errore della mia vita.

Questa paura è comprensibile ma può paralizzarti. La verità è che stai cercando di prevedere un futuro che dipende da troppe variabili. Però ho due risposte. La prima è che potresti cambiare la domanda: invece di chiedere “quale scelta è quella giusta?”, chiediti “quale tipo di rimpianto posso accettare meglio?” (Kahneman, 2011). Il rimpianto di aver lasciato una relazione stabile per inseguire una passione che poi è svanita? O il rimpianto di non aver mai provato, di esserti chiesto per sempre “e se…”? O il rimpianto di essere rimasto/a in un matrimonio infelice per paura? La seconda è che, nel momento in cui avrai fatto una scelta in modo (più o meno) convinto, sarà proprio quella convinzione a renderla la scelta giusta. Perché il punto non è fare la scelta giusta, ma rendere giusta la propria scelta.

Devo confessare il tradimento al mio coniuge prima di decidere?

Non c’è una risposta univoca – dipende dai tuoi obiettivi. Se hai già deciso di lasciare il matrimonio per l’amante, confessare può essere un atto di onestà ma anche di crudeltà inutile (dare al coniuge un’informazione dolorosa quando hai già deciso). Se invece vuoi davvero valutare se il matrimonio può essere salvato, nascondere il tradimento rende impossibile una valutazione onesta: stai confrontando un matrimonio “a tua insaputa finito” con una relazione eccitante e segreta – il confronto è falsato. In terapia di coppia dopo infedeltà, molti terapeuti (incluso il metodo Gottman) ritengono che la trasparenza sia necessaria per ricostruire fiducia. Ma attenzione: confessare trasferisce il tuo dolore al coniuge e cambia irreversibilmente la relazione. Se confessi, devi essere pronto/a a fare il lavoro duro di ricostruzione, non usare la confessione per “scaricare la colpa” e poi fuggire. La domanda vera è: perché vuoi confessare? Per alleviare il tuo senso di colpa o perché vuoi davvero dare una possibilità al matrimonio?

Restare insieme “per i figli” è davvero la scelta giusta?

Dipende dal tipo di matrimonio in cui resti. La ricerca è chiara su questo punto: i figli di genitori in conflitto costante stanno peggio dei figli di genitori divorziati che cooperano serenamente (Amato & Keith, 1991). Se resti “per i figli” ma sei amareggiato/a, risentito/a, distante emotivamente, i figli percepiranno quella tensione e impareranno un modello disfunzionale di relazione. Se invece resti e fai il lavoro difficile di ricostruire autenticamente il matrimonio – non fingere felicità ma riconnetterti davvero – allora sì, può essere una scelta sana per loro e per te. Questa è una decisione molto complessa che valuterebbe un supporto professionale.

Come reagiranno i miei figli se lascio il coniuge per l’amante?

Se tu e il coniuge riuscite a separarvi con rispetto, mantenendo una co-genitorialità funzionale, i danni a lungo termine saranno più gestibili. Se invece c’è guerra, manipolazione emotiva, e i figli vengono messi in mezzo, le conseguenze possono essere gravi. Quello che spesso i genitori sottovalutano: i figli hanno bisogno di tempo per elaborare, e la presenza dell’amante subito dopo complica tutto. Anche se l’amante è una persona meravigliosa, per i figli rappresenterà “la persona per cui papà/mamma ci ha lasciati” – almeno inizialmente. Molti terapeuti consigliano di aspettare almeno 6-12 mesi dopo la separazione prima di introdurre un nuovo partner nella vita dei figli. Non è una regola rigida, ma un modo per dare ai figli lo spazio di elaborare una perdita alla volta.

Esiste una “lista di pro e contro” che mi aiuti a decidere?

Le liste razionali funzionano per decidere quale auto comprare, molto meno per decisioni così cariche emotivamente. Il problema è che in queste situazioni il tuo cervello è sotto l’influenza di potenti bias cognitivi (Pronin et al., 2002): l’errore di attribuzione ti fa confondere l’eccitazione del proibito con l’amore; la dissonanza cognitiva riscrive i ricordi del matrimonio; l’avversione alla perdita amplifica la paura di perdere sia il coniuge che l’amante. Qualsiasi lista farai sarà distorta da questi meccanismi. Quello che può aiutarti di più non è una lista, ma le domande giuste (come le 12 domande in questo articolo) che ti costringono a guardare aspetti che preferiresti ignorare. E soprattutto: un supporto terapeutico professionale. Uno psicologo specializzato in relazioni può aiutarti a vedere i tuoi blind spots – quei punti ciechi che da solo, immerso nella situazione, è strutturalmente impossibile vedere.

Biografia

Acevedo, B. P., & Aron, A. (2009). Does a long-term relationship kill romantic love? Review of General Psychology, 13(1), 59-65. https://doi.org/10.1037/a0014226

Amato, P. R., & Keith, B. (1991). Parental divorce and the well-being of children: A meta-analysis. Psychological Bulletin, 110(1), 26-46. https://doi.org/10.1037/0033-2909.110.1.26

Arkes, H. R., & Blumer, C. (1985). The psychology of sunk cost. Organizational Behavior and Human Decision Processes, 35(1), 124-140. https://doi.org/10.1016/0749-5978(85)90049-4

Dutton, D. G., & Painter, S. (1993). Emotional attachments in abusive relationships: A test of traumatic bonding theory. Violence and Victims, 8(2), 105-120. https://doi.org/10.1891/0886-6708.8.2.105

Ferster, C. B., & Skinner, B. F. (1957). Schedules of Reinforcement. New York: Appleton-Century-Crofts.

Festinger, L. (1957). A Theory of Cognitive Dissonance. Stanford, CA: Stanford University Press.

Fisher, H. E., Aron, A., & Brown, L. L. (2005). Romantic love: An fMRI study of a neural mechanism for mate choice. Journal of Comparative Neurology, 493(1), 58-62. https://doi.org/10.1002/cne.20772

Foster, J. D., & Misra, T. A. (2013). It did not mean anything (about me): Cognitive dissonance theory and the cognitive and affective consequences of romantic infidelity. Journal of Social and Personal Relationships, 30(7), 835-857. https://doi.org/10.1177/0265407512472324

Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. New York: Farrar, Straus and Giroux.

Kahneman, D., & Tversky, A. (1979). Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk. Econometrica, 47(2), 263-291. https://doi.org/10.2307/1914185

Kelly, J. B., & Emery, R. E. (2003). Children’s adjustment following divorce: Risk and resilience perspectives. Family Relations, 52(4), 352-362. https://doi.org/10.1111/j.1741-3729.2003.00352.x

Pronin, E., Lin, D. Y., & Ross, L. (2002). The bias blind spot: Perceptions of bias in self versus others. Personality and Social Psychology Bulletin, 28(3), 369-381. https://doi.org/10.1177/0146167202286008

Skinner, B. F. (1938). The Behavior of Organisms: An Experimental Analysis. New York: Appleton-Century.

Tennov, D. (1979). Love and Limerence: The Experience of Being in Love. New York: Stein and Day.

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maurizio iengo psicologo

Maurizio Iengo

Psicologo, formatore e consulente. Membro dell'American Psychological Association. Da anni studio e pratico l'ipnosi, oltre ad essere formato nella tecnica EMDR - lo strumento più scientificamente validato per il lavoro sul trauma. Collaboro con Psicohelp, uno dei maggiori portali di terapia di coppia in Italia. Ho un master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia e sono autore di vari libri, tra cui "Tornare a Vivere", "il Salvacoppie", "La Trappola della Felicità".

3 commenti su “Moglie o Amante: 12 Domande per Decidere”

  1. “anche il non scegliere è già di per sé una scelta”. È una frase che da diverso tempo mi ritrovo a dire e vederla scritta fa uno strano effetto. Il significato che le attribuisco è: si ha scelto, ma non si ha il coraggio e l’onestà di ammetterlo e comunicarlo. Ma questa è la mia interpretazione personale, sono curiosa di sapere se ci sia un altro significato

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    • Gentile Federica, in questo caso, quello che intendo dire è: se non cambio la mia situazione (che sia per mancanza di coraggio o perché mi sta bene stare dove sono), sto scegliendo di non farlo. Il non agire, il rimanere bloccati, in altre parole, è comunque una scelta.

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