# dr. Maurizio Iengo > Psicologo Roma, Portici, Online > Admin Email: info@maurizioiengo.it ## Articoli ### [PDF] Come recuperare un rapporto di coppia: passi concreti per ricominciare dopo una crisi In breve: Recuperare un rapporto in crisi è possibile, ma non significa tornare come prima. Anzi, meglio puntare a ricostruire una nuova relazione con la stessa persona. Per farlo, bisogna imparare a comunicare efficacemente, capire come si è evoluto il problema e costruire nuove dinamiche di coppia. La crisi non è il problema, ma può essere la soluzione. Perché fa emergere il sintomo di un'erosione iniziata molto prima. Crisi o fine? Capirlo prima di agire Quando la relazione attraversa un momento difficile, la prima domanda che ci ci facciamo è: "Vale ancora la pena provare?" Nella mia pratica clinica, vedo coppie che si pongono questa domanda troppo tardi – quando l'erosione è già profonda – oppure troppo presto, confondendo una normale fase evolutiva con una rottura irreparabile. Perché "recuperare" non è tornare come prima, ma evolvere Recuperare un rapporto in crisi profonda non significa riparare quello che si è rotto. Significa accettare che quella versione della coppia – quella ingenua, quella data per scontata – è morta. Per recuperare un rapporto di coppia, dobbiamo pensare di dover cambiare qualcosa della nostra relazione, piuttosto che semplicemente tornare come prima. Le coppie che ce la fanno non "tornano insieme". Costruiscono qualcosa di completamente nuovo sulle macerie di quello che era. Questo processo è più faticoso che separarsi, perché richiede di morire come "coppia vecchia" per rinascere come "coppia nuova". E detto sinceramente, è difficile. Ma può valerne assolutamente la pena. Indicatori per distinguere una crisi temporanea da una rottura definitiva È impossibile fare un distinguo "scientifico" tra una crisi temporanea e una che ci può far pensare che tra poco dovremo fare le valigie. Proverò comunque, in base a ciò che vedo con le coppie che seguo, a elencare degli elementi a cui fare particolare attenzione. Quando una crisi è recuperabile? C'è dolore: rabbia, tristezza, frustrazione significano investimento emotivo. L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza. Volontà di ricostruire: anche timida, ma presente. "Non so se ce la faremo, ma vogliamo provare". Capacità di autocritica: ciascuno vede il proprio contributo al problema. Segnali di rottura definitiva: Indifferenza emotiva: guardi il partner e non provi nulla. Chiusura comunicativa: quello che Gottman chiama "il muro di gomma". Disprezzo: squalificare il partner. Mancanza di volontà: uno o entrambi hanno gettato le armi. Violenza o manipolazione: presenza di abusi fisici, psicologici o emotivi. https://www.maurizioiengo.it/4-segnali-che-una-relazione-sta-per-finire/ Forse puoi trovare interessante quest'articolo, in cui parlo dei segnali che ci dovrebbero far alzare le antenne. Nella mia esperienza, la maggior parte delle crisi non nasce da eventi traumatici, ma dall'erosione quotidiana. Il problema vero è iniziato anni prima: nelle conversazioni interrotte, nelle iniziative sessuali rifiutate, nei "va tutto bene" detti per evitare conflitti, nei progetti di vita mai aggiornati. La crisi non è l'inizio del problema – è il momento in cui diventa troppo rumoroso per ignorarlo. Diagnosi rapida: dove si è inceppata la relazione Prima di "riparare", bisogna capire cosa si è rotto. 4 aree da valutare: Comunicazione, fiducia, intimità, progetti Valutare queste quattro aree è un ottimo inizio per capire quali sono le vostre risorse e cosa dovreste migliorare per recuperare un rapporto di coppia. 1. Comunicazione Riuscite ancora a parlarvi senza che ogni conversazione diventi un campo minato? Vi ascoltate davvero o state già preparando la controffensiva? Secondo Gottman (2015), nelle coppie che funzionano, l'86% delle richieste di connessione emotiva ricevono risposta positiva. In quelle in crisi, questa percentuale crolla. Ogni "bid" ignorato – un commento casuale, un gesto affettuoso – erode il legame. 2. Fiducia Ti senti al sicuro emotivamente? Puoi mostrare vulnerabilità senza temere giudizio? Le promesse vengono mantenute? La fiducia non si perde solo con i tradimenti, ma nelle piccole bugie e promesse non mantenute ripetutamente. 3. Intimità Quando è stata l'ultima volta che avete fatto sesso sentendovi connessi? Riuscite a ridere insieme? Condividete pensieri profondi o vi siete ritirati in mondi separati? 4. Progetti condivisi Avete ancora una visione comune del futuro? I vostri obiettivi sono compatibili? Quando parlate del "noi" tra 5 anni, vedete la stessa immagine? [PDF] Come recuperare un rapporto di coppia: il metodo in 6 passi Se volessimo immaginare una sorta di "programma di auto-aiuto", potremmo ragionare seguendo dei passi fondamentali. Qui sotto trovi sia un PDF scaricabile e stampabile con un programma di 90 giorni con tanto di esercizi per superare una crisi di coppia, sia una descrizione dei 6 passi. PDF esercizi di coppia per recuperare un rapporto di coppiaDownload Passo 1: Non accuse, ma richieste fatte con il Soft Start-Up Il primo ostacolo è il modo in cui parlate. La maggior parte comunica tramite accuse mascherate. Sbagliato: "Tu non mi ascolti mai"Corretto: "Io mi sento solo quando parliamo e non mi guardi negli occhi, vorrei che mi dedicassi più attenzione" Sbagliato: "Tu sei sempre distratto"Corretto: "Io ho bisogno di sentirti presente quando ti racconto della mia giornata" Questo tipo di comunicazione all'inizio può sembrare forzata... eppure non è buonismo, è efficacia. Quando accusi, l'altro si difende e contrattacca. Quando esprimi un bisogno, invece, crei spazio per l'empatia. Esercizio: Per una settimana, ogni volta che state per dire "tu sei/fai sempre", fermatevi e riformulate con "quando/io sento/perché/vorrei che tu...". Spiego quest'esercizio anche in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=RdL5DytWXjw Passo 2: Assicuriamoci di aver capito Spesso, le crisi non sono date da punti di vista incompatibili. Ma dall'incapacità di comprendersi. Un po' come se parlassimo lingue diverse. Forse conosci la sensazione: dici qualcosa che ti sembra semplice, scontata. Ovvia. Eppure, il partner sembra aver capito tutt'altro. "Com'è possibile!?", ti chiedi. Eppure è così per tante coppie, perché il messaggio che vogliamo trasmettere, sembra essere passato per un telefono senza fili. Per cui, già solo assicurarsi di aver compreso davvero bene quello che ci dice il partner, risolve gran parte dei problemi. Perché significa che iniziamo a parlare la stessa lingua. Esercizio di Gottman-Rapoport: Gottman, l'uomo che ha applicato il metodo scientifico alla terapia di coppia, racconta che tiene sempre un blocco note in tasca per quando deve comunicare con la moglie. Ecco come lo usa: Trovate un momento sereno per parlare Una persona espone un problema o un punto di vista utilizzando la formula del Soft Start-Up (l'esercizio precedente) L'altro deve ascoltare senza interrompere, e prendere nota di quello che gli viene detto appuntandosi le parole chiave Anche se il partner dice assurdità, il punto non è ribattere, ma solo capire quello che ci sta dicendo Se qualcosa non è chiaro, chiede altre informazioni: attenzione, non in modo ironico, provocatorio o accusatorio. Ma con l'atteggiamento di un bambino che sta cercando di capire qualcosa per la prima volta Se pensi di aver capito, prova a ripetere nel modo più fedele possibile quello che hai capito Se il partner ti dice che sì, hai capito, potete continuare a parlarne (in modo civile!) Se invece ti dice che no, non è esattamente così, l'esercizio va ripetuto Quest'esercizio è tra i miei preferiti, perché ci fa rendere conto di quanto sia difficile capirsi. E che molte discussioni, non partirebbero se ci capissimo davvero. Non sottovalutarlo, provaci davvero. Intanto, ti metto qui sotto ancora altri esercizi che troverai sicuramente utili: https://www.maurizioiengo.it/pdf-3-esercizi-di-comunicazione-per-la-coppia/ Passo 3: Riparazioni quotidiane: micro-gesti che abbassano la tensione Le grandi dichiarazioni d'amore sono inutili senza coerenza quotidiana. Gottman chiama queste azioni "riparazioni" – piccoli gesti che dicono "ci tengo ancora a noi". Esempi: preparare il caffè al partner, mandare un messaggio "pensavo a te", spegnere il telefono durante la cena, chiedere "come ti senti?" e ascoltare davvero, ricordarsi di appuntamenti importanti. La ricerca mostra che le coppie che riescono a riprendersi non sono quelle che non litigano, ma quelle che riparano entro 24 ore (Gottman, 2015). Sfida dei 7 giorni: Ogni giorno, entrambi scegliete una micro-riparazione. Nel finesettimana, condividete come vi siete sentiti. Passo 4: Ricostruire la fiducia con comportamenti verificabili La fiducia non si recupera con parole, ma con comportamenti coerenti ripetuti nel tempo. Non basta dire "non succederà più". Servono dimostrazioni: Trasparenza attiva: condividere informazioni prima che vengano chieste Prevedibilità: fare quello che dici quando dici che lo farai Responsabilità: ammettere errori senza giustificazioni La trasparenza deve essere calibrata. Non un controllo ossessivo, ma la disponibilità volontaria a rassicurare. Esempio sano: "Stasera uscirò con Marco alle 20. Tornerò verso le 23. Ti mando un messaggio quando esco dal ristorante." Esempio tossico: "Mandami la posizione GPS ogni mezz'ora e non spegnere mai il telefono." Passo 5: Rimettere l'intimità al centro L'intimità, sia fisica che emotiva, è spesso la prima vittima di una crisi. Vi siete ritirati, non condividete più nulla se non le cose pratiche, avete smesso di toccarvi, di guardarvi, di fare sesso. Non aspettate che "la passione torni da sola". Va ricostruita intenzionalmente. Riaccendere l'intimità emotiva: Prendete una ciotola e stampate il PDF qui sotto Ritagliate le domande e fatene dei foglietti da appallottolare Dedicate dieci-quindici minuti al giorno per pescare una domanda a testa e porla al partner intimita-emotivaDownload Riaccendere l'intimità fisica: Non partite dal sesso. Ricominciate dal tocco non sessuale: massaggi, abbracci prolungati Condividete le vostre fantasie col partner, magari anche con un messaggio "piccante" inviato a sorpresa durante la giornata Create "appuntamenti terapeutici": momenti programmati solo per voi, senza telefoni, in cui eviterete di parlare dei problemi Sperimentate novità, che siano introducendo nuove fantasie, sex toys... Dopo una crisi, la sessualità diventa tabù. Pensatela in modo graduale: ricreate sicurezza emotiva, poi riavvicinatevi fisicamente senza forzarvi. Passo 6: Piano 30–60–90 giorni: obiettivi, check-in, aggiustamenti Ricostruire dopo una crisi, richiede costanza, struttura e tempi realistici. GIORNI 1-30: Stabilizzazione e comunicazione Obiettivo: Smettere di farsi male, ristabilire una comunicazione corretta Azioni: Soft Start-Up, Gottman-Rapoport, 1 micro-riparazione/giorno Check-in: A fine mese, fermatevi a discutere della vostra relazione. Come sta andando? Cosa è migliorato? Dedichiamoci attivamente a notare i progressi. GIORNI 31-60: Riconnessione Obiettivo: Tornare a connettersi emotivamente e fisicamente Azioni: Un "appuntamento terapeutico" a settimana, pianificare una nuova attività, riprendere contatto fisico graduale Check-in: A metà percorso, cosa sta funzionando? Quali sono le vostre risorse di coppia? Cosa potrebbe andare ancora meglio? GIORNI 61-90: Consolidamento Obiettivo: Definire nuova identità di coppia e nuovi progetti Azioni: Scrivere "Manifesto di coppia" (valori, bisogni, confini), pianificare progetto comune Check-in: Fine trimestre. Questa nuova coppia vi piace? Volete investirci? Se il percorso è difficile, se i litigi non si interrompono o se non si riesce a tenere "la barra dritta", rivolgetevi a un terapeuta di coppia. Non è indice di fallimento, ma di consapevolezza dei propri bisogni. Come recuperare un rapporto con il marito / la moglie Quando una relazione lunga va in crisi, la tentazione è sempre la stessa: "torniamo come prima". Ma quella coppia non esiste più. E forse è un bene, perché quella coppia vi ha portati fin qui – in crisi. La domanda vera non è come tornare indietro, ma se volete costruire qualcosa di completamente nuovo. E se sì, come. Rispetto, stima e responsabilità condivise Nelle coppie con storia lunga, uno dei pattern più comuni che vedo è il sentirsi invisibili o dati per scontati. Vale per entrambi i partner, anche se si manifesta in modi diversi. Lui mi dice: "Faccio tutto quello che mi chiede, ma non è mai abbastanza. Mi sento autista, bancomat, coinquilino, non un marito." Lei mi dice: "Fa le cose, sì, ma è come se non ci fosse davvero. Devo ricordargli tutto, spiegargli tutto. Mi sento sola anche quando è qui. A volte mi sento più sua madre, che sua moglie." E qui c'è un punto fondamentale da capire: il problema spesso non è quello che fate, ma come lo fate. Non è questione di essere cattivi partner o di non contribuire abbastanza. Dei fondamenti importanti nel superare una crisi di coppia, sono rispetto, stima e responsabilità condivise. Troppo spesso dimentichiamo di partire dalle basi, prima di costruire complessità. È che nessuno dei due cerca un "esecutore di compiti". Cercate un alleato emotivo. Qualcuno che vi veda davvero, che sia presente con la testa e con il cuore, che anticipi invece di aspettare sempre istruzioni. Cosa serve concretamente? Rispetto attivo: non basta "non mancare di rispetto". Questo è il minimo sindacale. Dovete dimostrare stima attivamente, far capire all'altro che lo considerate, che valorizzate quello che fa. Non solo a parole, ma con i fatti. Quando il partner prende una decisione, sostenetelo. Quando fa qualcosa per la famiglia, riconoscetelo esplicitamente – non con un vago "bravo", ma con un riconoscimento specifico di quello che ha fatto e perché è stato importante. Presenza emotiva: mettete via il telefono quando il partner vi parla. Guardatelo negli occhi. Ascoltate davvero quello che dice, non quello che pensate stia per chiedervi di fare. La presenza fisica conta zero se siete mentalmente su un altro pianeta – pensando al lavoro, scrollando i social, o già formulando la vostra risposta mentre l'altro sta ancora parlando. Ricordate che il vostro partner è prima di tutto la persona con cui avete deciso di condividere la vita, e poi co-genitore. Iniziativa spontanea: anticipate i bisogni invece di aspettare che arrivino le richieste. Non siate esecutori passivi che aspettano ordini. Vedete che il frigo è quasi vuoto? Fate la spesa. Notate che il partner è stanco? Preparate una tisana e mandatelo a riposare. Siate partner attivi che vedono, pensano, agiscono – senza medaglie e senza aspettarsi ringraziamenti ogni volta. Validazione emotiva e carico mentale "Mi sento solo anche quando è accanto a me. Non mi vede, non mi ascolta davvero." Questa frase la sento da entrambi i partner, anche se per ragioni diverse. E quando approfondisco, quando scavo sotto la superficie, il problema ha sempre due facce: mancanza di validazione emotiva e distribuzione iniqua del carico mentale. Validazione prima di soluzioni: quando il partner esprime frustrazione per qualcosa, la prima reazione istintiva di molti è proporre una soluzione. "Hai provato a fare così?", "Perché non...?", "Basterebbe che...". Lo so, lo fate con le migliori intenzioni. Volete risolvere il problema, volete aiutare. Siete orientati all'azione, alle soluzioni concrete. Ma spesso è l'approccio sbagliato in quel momento. Prima validate quello che l'altro sente. "Capisco che sia pesante", "Hai ragione a sentirti così", "Dev'essere davvero frustrante". Fategli sentire che l'avete ascoltato, che l'avete capito, che quello che prova ha senso. Poi, e solo poi, se serve e soprattutto se ve lo chiede esplicitamente, potete proporre soluzioni. Molte volte il partner non vuole che voi risolviate il problema. Vuole che riconosciate che il problema esiste e che ha perfettamente senso sentirsi come si sente. Riconoscere il carico mentale invisibile: e qui entriamo in un territorio delicato. Il carico mentale non è solo "fare le cose". È ricordarle, pianificarle, coordinare tutto. È avere sempre in testa venti cose contemporaneamente: la visita dal medico da prenotare, il regalo per il compleanno della suocera, la giacca di scuola da lavare, la spesa da fare prima che finisca il latte, chiamare l'idraulico per quella perdita. Nelle coppie che seguo, spesso uno dei due (più frequentemente, ma non sempre, la donna) si ritrova a fare da "project manager" della famiglia. L'altro "aiuta quando viene chiesto", ma tutto il carico di ricordare, organizzare, coordinare ricade sempre sulla stessa persona. Spesso, i bambini generano difficoltà nella coppia, allontanando i partner e facendoli diventare solo co-genitori. Se vi limitate ad "aiutare quando vi viene chiesto", state ancora scaricando sull'altro tutto il lavoro invisibile di gestione mentale. Lui o lei deve comunque tenere traccia di tutto, delegarvi i compiti, verificare che siano stati fatti, ricordarvi se avete dimenticato. Dovete vedere, ricordare, anticipare. Senza che ve lo chiedano ogni singola volta. Prendete in carico completamente alcune aree – non solo l'esecuzione, ma proprio la gestione mentale. "Io mi occupo completamente della gestione delle attività dei bambini" non significa "eseguo quando mi dici cosa fare", significa "tengo io il calendario, prenoto io, ricordo io le scadenze, compro io l'occorrente". Iniziative romantiche costanti: e qui non sto parlando di grandi gesti hollywoodiani. Non vi sto dicendo di prenotare suite in hotel a cinque stelle o di riempire casa di fiori. Sto parlando di costanza. Un messaggio dolce durante il giorno. Un caffè portato a letto la domenica mattina. Una cena cucinata di propria iniziativa, non perché è il proprio "turno" secondo il calendario condiviso. Tornare a casa con il dolce preferito dell'altro, senza motivo particolare. Prenotare quella mostra che sapete gli piacerebbe vedere. Piccole attenzioni continue, che dicono "penso a te, ti vedo, sei importante per me" – queste battono mille volte il grande weekend romantico una volta all'anno e poi silenzio per gli altri 363 giorni. Genitorialità e coppia Uno degli errori più comuni dopo l'arrivo dei figli è trasformare la coppia in una società di gestione familiare. Una specie di azienda dove vi dividete compiti e responsabilità, ma avete perso completamente la dimensione di coppia. Parlate solo di logistica. Chi prende chi a scuola, cosa compriamo per cena, quando è il compleanno di Luca, chi porta il cane dal veterinario, hai visto che Marco ha preso un brutto voto in matematica. Mai – e dico mai – di voi come coppia. Di cosa provate, di cosa desiderate, di come state davvero. Eppure, le coppie che riescono a mantenere un'identità come partner (e non solo come genitori) hanno relazioni significativamente più soddisfacenti e durature nel tempo. Riprendersi degli spazi senza i figli è di fondamentale importanza per una coppia. Bisogna imparare a stare insieme come amanti, non solo come co-genitori. Azioni concrete: programmate un appuntamento quindicinale dove è vietato parlare di figli. Non "proviamo a non parlarne"; proprio vietato. Stabilite la regola esplicitamente. Se uno inizia con "comunque dobbiamo parlare di...", l'altro lo ferma con gentilezza ma fermezza. Riprendetevi spazi di coppia. Ogni tanto, anche solo una volta ogni tre-quattro mesi se è quello che riuscite a fare, prendete un weekend solo voi due. Lasciate i bambini dai nonni, da amici, pagate una babysitter per due giorni – fate quello che serve, ma prendetevi del tempo per stare insieme come coppia, non come genitori in trasferta che continuano a parlare di pannolini e compiti. E questa non è una cosa egoista o irresponsabile, anche se magari vi fa sentire in colpa la prima volta. I migliori genitori non sono quelli che sacrificano tutto per i figli, fino ad annullarsi completamente come persone e come coppia. Sono quelli che mostrano ai figli, con l'esempio quotidiano e concreto, cosa significa amare e rispettare davvero il proprio partner. State insegnando loro come funziona una relazione sana. Cosa che potenzialmente determinerà la loro capacità di essere felici da adulti. Come recuperare i sentimenti (anche quando sembrano finiti) "Non sento più nulla." È una frase che sento spessissimo. E la domanda è sempre la stessa: i sentimenti sono davvero morti, o solo sepolti sotto risentimento e routine? Dalla routine alla novità La novità riattiva i circuiti della dopamina – la stessa chimica dell'innamoramento iniziale. Quando fate sempre le stesse cose, il cervello va in automatico. Non c'è sorpresa, non c'è scintilla, non c'è niente. Strategia: micro-novità settimanali (ristorante diverso, ricetta nuova da cucinare insieme), macro-novità mensili (attività mai fatte prima), avventure trimestrali (viaggio in un posto nuovo). Obiettivo: creare nuovi ricordi positivi insieme. I sentimenti spesso non sono finiti – sono solo sommersi da troppi ricordi negativi recenti. Il cervello ricorda l'ultima volta che avete litigato per la spesa, non quella volta a Barcellona cinque anni fa. Riaccendere il desiderio Il desiderio sessuale nelle coppie di lunga data non è automatico. Va coltivato intenzionalmente. Esther Perel dice una cosa fondamentale: il desiderio vive tra "fuoco e ghiaccio" – ha bisogno sia di sicurezza che di mistero. Troppa sicurezza uguale noia, troppo mistero uguale insicurezza. Come riaccendere: Lentezza (non puntate subito al sesso, riscoprite il tocco e l'anticipazione), Gioco (flirtate come all'inizio, quando vi mandavate messaggi ambigui), Vulnerabilità (condividete fantasie, parlate di cosa vi piace davvero). Memoria positiva Quando la crisi è profonda, la mente fa una cosa pericolosa – ricorda solo il negativo. Ogni interazione viene filtrata attraverso il risentimento accumulato. Esercizio potente: sedete insieme, senza telefoni, e rispondete a queste domande. Come ci siamo conosciuti? Cosa ti ha fatto innamorare all'inizio? Qual è il momento più bello vissuto insieme? Quando ti sei sentito più orgoglioso di essere con me? Questo riattiva memorie positive, e ricorda al cervello perché avete scelto questa persona. Non è nostalgia sterile di "quanto eravamo felici prima" – è un ponte tra chi eravate e chi potete diventare. Ricominciare dopo una crisi: perdersi per ritrovarsi Forse è controintuitivo, ma a volte bisogna allontanarsi per avvicinarsi davvero. Spazi individuali che nutrono il "noi" Molte coppie in crisi pensano che la soluzione sia "stare più tempo insieme". Ma se eravate già in una simbiosi soffocante, il problema è esattamente l'opposto. Come scrive Esther Perel: "Il desiderio ha bisogno di spazio. È difficile desiderare qualcuno che è sempre lì". Azioni: riprendete hobby individuali che avevate abbandonato. Uscite con i vostri amici senza il partner, almeno ogni due settimane. Lasciate spazi di "non condivisione" – non dovete raccontarvi tutto, sempre. Un po' di mistero non fa male. Differenziazione: essere due, restare uno Il concetto di differenziazione in terapia di coppia è fondamentale. Differenziazione bassa significa fusione: "Non posso vivere senza di te", dipendenza emotiva, identità che si annulla nell'altro. Differenziazione alta significa essere due individui completi che scelgono di stare insieme: "Sto bene anche da solo, ma sto meglio con te". Le coppie più solide mantengono propri interessi, amici, obiettivi. L'autostima non dipende dall'altro. Questo non è egoismo – è salute relazionale. Perché, permettimi la banalità da baci Perugina, puoi amare l'altro veramente solo se ami prima te stesso. Rinegoziare ruoli, aspettative e limiti Dopo una crisi, serve esplicitare e rinegoziare tutto. Non potete dare nulla per scontato. Domande da farsi: Chi siamo diventati? Cosa vogliamo che questa nuova relazione includa? Quali sono i confini individuali? Come gestiamo i conflitti? Qual è il nuovo accordo su soldi, sesso, famiglia, figli, carriera? Scrivete insieme un "Manifesto di Coppia" – un documento che definisce valori, impegni e confini della nuova relazione. Non sarà un gesto da film romantico, ma vi permette di visualizzare chi siete e soprattutto chi volete diventare come coppia. Come recuperare un rapporto finito male A volte la relazione finisce con chiusura tossica. Parole dette in rabbia, rancori accumulati, conti in sospeso. Come ricominciare senza riaprire tutte le ferite? https://www.maurizioiengo.it/superare-la-fine-di-una-relazione/ Forse può interessarti quest'articolo sulla fine di una relazione Chiusure incomplete Prima di "tornare insieme", dovete chiudere davvero quello che è finito male. Questo significa: riconoscere errori commessi senza giustificazioni, chiedere scuse specifiche ("Mi dispiace di aver fatto X, che ti ha fatto sentire Y" – non "scusa se ti ho ferito"), perdonare quello che è successo. Se ci sono rancori non elaborati, non state ricominciando – state riesumando un cadavere. E non siamo né in un video di Michael Jackson, né in The Walking Dead. Regole per riprovarci Se decidete di darvi un'altra chance, serve un piano chiaro. Domande obbligatorie: Cosa è cambiato concretamente? Perché vogliamo riprovarci – per paura della solitudine o perché vediamo davvero potenziale? Quali sono le condizioni non negoziabili? Piano: Fase 1 (1-2 mesi): frequentazione senza convivenza Fase 2 (2-4 mesi): aumentare gradualmente impegno se funziona Fase 3 (dopo 6 mesi): decisione finale – investite davvero o lasciate andare Quando non tornare insieme Non tutte le relazioni meritano un secondo tentativo. Red flags: pattern di violenza fisica o psicologica, dipendenze attive non trattate, assenza totale di volontà di cambiare, valori fondamentali incompatibili, la relazione ti fa stare costantemente male. Un esempio di come comunicare il fatto di non voler tornare col partner: "Ho riflettuto molto. Ci tengo ancora a te, ma credo che noi insieme non funzioniamo nel modo di cui entrambi abbiamo bisogno. Meritamo di essere felici, e penso che quella felicità la troveremo su strade diverse." Niente accuse, niente rancori. Solo onestà - ovviamente, gentile. Conclusione: La coppia che eravate è morta. Quella nuova può essere migliore. Recuperare un rapporto dopo una crisi non è un ritorno al passato. È una rinascita. La coppia che eravate – quella che si dava per scontata, comunicava male, aveva smesso di vedersi davvero – non esiste più. E va bene così. La domanda ora è: chi vogliamo diventare? La crisi può distruggerti o trasformarti. La differenza sta nella scelta che fai ogni giorno – di ascoltare davvero, di ripararti quando sbagli, di sceglierti di nuovo. Le coppie più forti non sono quelle che non hanno mai avuto crisi. Sono quelle che hanno imparato a ricostruirsi dopo ogni tempesta. Se hai bisogno di aiuto a superare un momento difficile, puoi contattarmi per una call conoscitiva. Domande Frequenti su come Recuperare un Rapporto di Coppia È possibile recuperare un rapporto di coppia dopo una crisi grave? Sì, è possibile recuperare un rapporto anche dopo crisi gravi, ma richiede che entrambi i partner siano motivati e disposti a lavorarci. La ricerca di Gottman mostra che le coppie che applicano metodi strutturati hanno tassi di successo del 70-75%. Però "recuperare" non significa tornare come prima – significa costruire una relazione completamente nuova e più consapevole. Quanto tempo ci vuole per recuperare un rapporto in crisi? Non esiste una tempistica universale. I primi miglioramenti, facendo terapia di coppia, si possono vedere anche dopo i primi incontri. La ricostruzione completa può richiedere da pochi mesi a diversi anni, a seconda di quanto era profonda la crisi. Come capire se vale ancora la pena salvare il rapporto? Segnali positivi: presenza di emozioni (anche negative – l'indifferenza è peggio della rabbia), volontà di entrambi di lavorarci, capacità di autocritica. Segnali che indicano la fine: indifferenza emotiva totale, assenza di volontà di cambiare, violenza o abuso, incompatibilità sui valori fondamentali. La terapia di coppia è sempre necessaria per recuperare? Non sempre, ma aumenta significativamente le probabilità di successo, specialmente dopo tradimenti o crisi profonde. Se dopo 2-3 mesi di tentativi autonomi usando questi metodi non vedete miglioramenti, è fortemente consigliato rivolgersi a un terapeuta. Come recuperare i sentimenti quando sembra che l'amore sia finito? I sentimenti raramente sono "finiti" davvero – sono più spesso sepolti sotto risentimento e routine. Una buona modalità è quella di riattivare memorie positive (ricordare perché vi siete scelti), introdurre novità (nuove esperienze attivano la dopamina), ricostruire intimità gradualmente, dare spazio individuale (il desiderio ha bisogno di distanza) e ripartire dal ri-conoscersi, ad esempio con domande per avvicinarsi nuovamente emotivamente. È normale che il recupero sembri forzato all'inizio? Assolutamente sì. Dopo una crisi, è normalissimo che le prime interazioni positive sembrino artificiose, imbarazzanti. Quasi come recitare un copione o eseguire un compito. Però state imparando nuove capacità, ed è normale doversi impegnare per renderle naturali. Un po' come allacciarsi le scarpe o scrivere: all'inizio ci avete messo un bel po' per imparare. Adesso, sono degli automatismi. All'inizio sarà rigido e scomodo, ma con costanza diventerà fluido e naturale. La chiave è persistere nonostante l'imbarazzo iniziale. Quando è meglio separarsi invece di provare a recuperare? La separazione è la scelta più sana quando: c'è violenza fisica o psicologica, dipendenze attive non trattate, uno o entrambi non hanno volontà di cambiare, o la relazione causa malessere costante. Altri articoli sulla terapia di coppia Bibliografia Gottman, J. M., & Silver, N. (2015). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books. https://www.gottman.com/product/the-seven-principles-for-making-marriage-work/ Giacobbi, M., & Iengo, M. (2024). Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. PsicoHelp Edizioni. Perel, E. (2017). Così fan tutti: Ripensare l'infedeltà. Giunti Editore. Gottman, J. M., & Gottman, J. S. (2017). Treating Affairs and Trauma Manual. The Gottman Institute. Fisher, H. E. (2016). Anatomy of Love: A Natural History of Mating, Marriage, and Why We Stray. W.W. Norton & Company. ### Come capire se ti tradisce: segnali, errori da evitare e cosa fare In breve: Distinguere sospetti fondati dall'ansia richiede metodo. Questa guida ti offre segnali comportamentali verificabili e una strategia per validare i dubbi senza distruggere la relazione o cadere nel paradosso del controllo ossessivo. Prima di tutto: sospetti ≠ prove Se stai leggendo questo articolo, probabilmente vivi una delle situazioni più logoranti che una relazione possa attraversare. La paura di un tradimento, quella sensazione alla bocca dello stomaco che ti dice che qualcosa non va, ma senza riuscire a trovare conferme concrete. Il limbo dell'incertezza che ti consuma più di qualsiasi verità. Da psicologo specializzato in tradimenti e autore del Libro Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo, so bene quanto il sospetto possa essere psicologicamente devastante. Non è solo il possibile tradimento a fare male - è il non sapere. Ma prima di trasformarti in un investigatore privato, devi capire una verità fondamentale: sospetti e prove sono due cose completamente diverse. E confonderli può creare più danni del tradimento stesso. Sospetto, ansia e bias cognitivi: perché è facile vedere "indizi" ovunque Voglio parlarti di un meccanismo psicologico perverso che osservo costantemente in seduta, e lo chiamo "il paradosso del sospetto". Funziona così: quando sospetti un tradimento, ti ritrovi intrappolato in una dinamica che ti porta a vedere conferme ovunque. Immagina di iniziare a notare qualcosa di strano. Il tuo partner torna a casa più tardi, è più distante, passa più tempo al telefono. Inizi a farti domande. Poi cominci a cercare conferme. Ed è qui che il paradosso si innesca. Più cerchi, più trovi. O meglio, più credi di trovare. Il tuo cervello entra in modalità "ricerca prove". Si chiama bias di conferma: cerchi - e trovi - solo ciò che supporta la tua teoria, ignorando tutto ciò che la smentisce. Quel messaggio che cancella? Sicuramente l'amante. Quella telefonata a cui risponde uscendo dalla stanza? Qualcosa da nascondere. Si è fatto la doccia appena entrato dalla porta? Sta cancellando le tracce. È facile entrare in un meccanismo paranoico nel momento in cui partiamo dal presupposto di sapere che ci tradiscono. Perché il mondo prenderà la forma delle nostre credenze: è il bias di conferma. E più controlli, più diventi ansioso. Più sei ansioso, più il partner si sente soffocato e reagisce chiudendosi. La sua difensività ti sembra conferma del tradimento. Controlli ancora di più. E il ciclo si autoalimenta fino a distruggere la relazione - anche quando il tradimento non esiste. Ora, siamo onesti: i tradimenti sono molto comuni. Ma questo non significa che ogni cambiamento sia tradimento. Significa che devi saper distinguere i segnali reali dal rumore di fondo della tua ansia. Distinguere segnali attendibili da interpretazioni I segnali attendibili sono cambiamenti improvvisi e persistenti da mesi, non giorni. Sono comportamenti specifici e verificabili, non "sensazioni". Non è "ho la sensazione che mi nasconda qualcosa", ma "negli ultimi due mesi ha iniziato a portare il telefono in bagno ogni volta, cosa che non aveva mai fatto". Sono pattern che si ripetono sistematicamente e modifiche che il partner non riesce a spiegare coerentemente. Le interpretazioni ansiose invece sono vaghe, senza fatti concreti. Singoli episodi isolati amplificati dalla paura. Spesso sono eco di tradimenti passati o reazioni emotive sproporzionate a comportamenti neutri. La differenza cruciale? I segnali reali formano un pattern coerente nel tempo, come i pezzi di un puzzle. L'ansia trova conferme ovunque, anche dove i pezzi non combaciano. Segnali comportamentali che meritano attenzione Non sto parlando di una lista da spuntare ossessivamente. Sto parlando di costellazioni di comportamenti che emergono simultaneamente e si mantengono per mesi. Il tradimento richiede tempo fisico che deve essere sottratto da qualche parte e giustificato. Improvvisamente il partner fa straordinari frequenti in giorni prima liberi. Scopre nuovi hobby con dettagli stranamente vaghi. Quando chiedi "Com'è andata?", le risposte sono evasive, come se ci fosse un muro invisibile. Oppure - pattern che vedo sempre più spesso - chi lavora da casa ha sempre la porta chiusa, fa videocall "di lavoro" alle dieci di sera, porta sempre le cuffie. Il confine sfumato tra lavoro e vita privata è diventato il nascondiglio perfetto. Come osserva Gottman, questa è la fase della "chiusura verso il partner e apertura all'esterno" - il traditore costruisce muri interni e apre finestre verso altri. Poi c'è "la coda di paglia". Fai una domanda innocente come "Com'è andata in ufficio?" e ricevi un'esplosione: "Perché lo vuoi sapere? Non ti fidi di me?" Ogni tua osservazione viene interpretata come attacco personale. È come camminare costantemente su un filo. Sul fronte emotivo vedi sbalzi d'umore improvvisi senza motivo. Un giorno euforico, il giorno dopo irritabile per sciocchezze. Oppure diventa ipercritico. Inizia a elencare i tuoi difetti, a criticare aspetti che per anni aveva tollerato. Ti fa sentire inadeguato. Questo può essere generato da una squalifica progressiva del partner. Mentre ci si allontana dal partner e ci si avvicina a un amante, è un processo comune. Il traditore deve squalificarti mentalmente per giustificarsi: "Lei non mi capisce più", "Siamo diventati così diversi". Costruisce una narrazione in cui tu sei il problema per giustificare con se stesso il fatto di non agire secondo i propri principi. https://www.maurizioiengo.it/psicologia-del-tradimento-come-e-perche-si-tradisce/ Forse può interessarti quest'articolo sul come e perché si tradisce; scoprirai anche la cascata Gottman-Rusbult-Glass. Ho notato anche differenze di genere. Di solito, gli uomini invocano questioni di principio sulla privacy - "Ho diritto alla mia libertà", "Non devo darti spiegazioni". Le donne invece smettono di lottare, sono disconnesse ed emotivamente distanti. Arrivano in terapia già mentalmente fuori, ripetono "ormai è tardi". Non c'è più rabbia, ma profonda stanchezza. Segnali digitali: cosa dice il cellulare La maggioranza assoluta dei tradimenti viene scoperta dal cellulare. Di solito, a meno che il partner non sia particolarmente maldestro, tutto emerge con un dubbio. Le incongruenze comportamentali generano paura, incertezza. Poi il "controllo" del cellulare del partner fa emergere delle prove schiaccianti... che sconvolgono la vita della coppia. Se lui si porta il telefono in bagno: quando è un campanello d'allarme Se ha sempre avuto quest'abitudine, non è un segnale. Ma se è un cambiamento improvviso - se prima lasciava il telefono ovunque e ora lo porta costantemente con sé, bagno, cucina, balcone - c'è qualcosa che non torna. Quando qualcuno ha qualcosa da nascondere, sviluppa ansia da separazione dal dispositivo. Una paziente mi raccontò che il marito portava il telefono persino in doccia. Quando lei scherzò "Aspetti una chiamata importante?", lui rispose con irritazione sproporzionata: "Non posso nemmeno fare una doccia in pace?" Quella reazione - più del comportamento stesso - era il vero segnale. Poi c'è la segretezza improvvisa. Per anni avete condiviso password, lasciato telefoni in giro. Improvvisamente tutto cambia. Password modificate senza comunicarlo, telefono sempre a schermo in giù, notifiche silenziate. Quando chiedi perché questo cambiamento, le risposte sono vaghe o aggressive: "Ho bisogno di privacy", "È una questione di principio". C'è anche il gaslighting tecnologico. Ogni incongruenza spiegata con malfunzionamenti: "Il telefono ha problemi", "Il GPS non funziona". Un dispositivo può avere problemi, ma quando tutto malfunziona sempre nei momenti critici, la casualità diventa sospetta. Il cellulare è un po' la "scatola nera" delle nostre emozioni. E spesso, i tradimenti si scoprono proprio tramite lo smartphone. Compaiono app di messaggistica secondarie: Telegram con chat segrete, Signal, Snapchat. O peggio - e qui la creatività umana sorprende - app insospettabili usate per comunicare. Diverse coppie mi raccontano di chat di giochini online (tipo Ruzzle) usate per chattare in modo insospettabile con amanti o potenziali tali. Come osserva Esther Perel: "Oggi non c'è bisogno di uscire di casa per deviare dalla retta via. Possiamo avere un'avventura anche mentre siamo a letto con il partner." Ma perché nonostante tutto non consiglio di controllare? Perché violare la privacy può costituire reato, distrugge qualsiasi possibilità di recupero e ti trasforma in qualcosa che non vuoi essere. Se sei arrivato al punto di voler controllare di nascosto, la relazione ha già problemi seri di fiducia da affrontare direttamente. Segnali relazionali: quando muore l'intimità Forse i cambiamenti più devastanti non sono tecnologici ma emotivi. Le vostre conversazioni si riducono alla logistica: "Cosa mangiamo?", "Chi prende i bambini?". Zero interesse per la tua giornata. Quando condividi qualcosa di importante, sembra assente anche se fisicamente è lì. Siete sullo stesso divano ma a chilometri di distanza. Questo è il segnale più doloroso. Non conflitti - quelli indicano ancora coinvolgimento. Parlo del partner diventato estraneo educato che vive nella tua casa. Come scrive Perel: "Il tradimento si innesca quando il rapporto attraversa freddezza. La vita di coppia è spogliata di calore e intimità." Il distanziamento emotivo spesso precede il tradimento fisico di mesi. Non è conseguenza, ma causa. Una paziente me lo disse così: "Vivevamo sotto lo stesso tetto ma eravamo estranei. Quando ho scoperto il tradimento, ho capito che era iniziato sei mesi prima, quando aveva smesso di chiedermi del mio progetto. Non gliene importava più." Poi c'è l'intimità fisica che si muove in due direzioni apparentemente opposte ma entrambe significative. Da un lato il calo drastico: evitamento di contatto, sempre troppo stanco, sesso praticamente assente. Dall'altro paradossalmente un aumento: improvvisamente vuole fare più sesso, è più attento, propone cose nuove mai menzionate prima. È il senso di colpa, o il tentativo di "riparare" inconsciamente, di dimostrare a che la relazione principale conta ancora. E le nuove pratiche? Spesso apprese con l'altra persona e inconsciamente replicate. Infine c'è l'assenza di futuro nelle conversazioni. Evita progetti anche piccoli come le vacanze. Rimanda con scuse vaghe. Chi tradisce e valuta di lasciare non può permettersi progetti con te. Sarebbe firmare un contratto che sa di voler violare. L'evitamento suggerisce che mentalmente è già altrove. Come capire se tuo marito/moglie ti tradisce (senza rovinare la relazione) Prima di accusare o controllare ossessivamente, chiediti: quali confini di privacy voglio nella mia relazione? Quali sono i limiti del rispetto? Ricorda: la fiducia non è controllo, è affidarsi. Se hai raccolto osservazioni concrete che persistono settimana dopo settimana, arriva il momento del confronto. Ma come lo fai determina se scoprirai la verità o se si chiuderà a riccio. Preparati mentalmente. Identifica i tre-quattro cambiamenti più evidenti, organizzali cronologicamente. Non interpretazioni - "so che mi tradisci" - ma osservazioni concrete. E decidi il tuo obiettivo: vuoi conferma? Spiegazioni? Chiarezza sul futuro? https://www.maurizioiengo.it/come-si-comporta-un-uomo-sposato-innamorato-di-unaltra-donna-segnali-motivazioni-e-cosa-fare/ Forse può interessarti quest'articolo che parla di alcuni segnali tipici di tradimento che vedo nella mia pratica clinica. Come dire al partner che sai che ti ha tradito So che dopo aver messo in fila molti sospetti, la cosa automatica da fare per te sarebbe lanciarti in accuse. Elenchi di prove circostanziali che, una dopo l'altra, ti fanno dire: "Mi hai tradito!". Eppure, come abbiamo detto, questa non è una grande idea. Per cui, se hai notato una serie di cose che ti insospettiscono - o addirittura se sai che ti ha tradito - è comunque una buona idea chiedere, piuttosto che affermare. Ecco come puoi affrontare una conversazione del genere. Scegli un ambiente privato e neutro, e concediti il tempo sufficiente per parlare. Come un pomeriggio tranquillo del weekend. Parla della tua paura del tradimento: "Ho notato alcuni cambiamenti nel nostro rapporto che mi preoccupano. Vorrei parlarne per capire meglio cosa sta succedendo." Questa frase riconosce che qualcosa è cambiato senza accusare. Esprime preoccupazione. Apre allo scambio. Usa il "noi" invece di puntare il dito. Quando presenti i fatti, sii specifico ma non giudicante. Non "so che è il tuo amante" ma "ultimamente ricevi molte chiamate la sera ed esci dalla stanza. Questo comportamento è iniziato due mesi fa. Puoi aiutarmi a capire che succede?" Non "Hai smesso di amarmi" ma "negli ultimi due mesi le nostre conversazioni sono solo di logistica. Mi manchi." Fai domande aperte: "Puoi aiutarmi a capire perché sembri così distante?", "C'è qualcosa che ti preoccupa nella nostra relazione?" Evita "tradimento" inizialmente - troppo carica. Parla di "distanza", "cambiamenti". Ascolta la sua reazione, che ti darà ulteriori informazioni. Per migliorare la tua comunicazione di coppia, ti consiglio l'articolo: [PDF+Video] 3 Esercizi di Comunicazione per la Coppia La fiducia strategica per scoprire un tradimento Anche se tu dovessi sapere che il partner ti tradisce, fermati un attimo a riflettere. Se hai delle prove schiaccianti che sono impossibili da negare, è un conto. Ma è molto facile negare qualunque cosa, fino ad arrivare al gaslighting. Immagina la situazione: trovi un reggiseno nell'auto di tuo marito. Con sufficiente convinzione, potrebbe ripetere giorno dopo giorno che è lì perché una collega gli ha chiesto il favore di cambiarsi nella sua auto perché si era versata il caffè addosso uscendo dal parcheggio. O chissà cos'altro. E se "spingiamo" con convinzione sul provare ad ottenere la verità, difficilmente funzionerà. Perché, come disse qualcuno, una bugia ripetuta sufficientemente a lungo, diventa la verità. Al contrario, possiamo applicare il concetto di "fiducia strategica". Già una volta, nell'ipotesi di prima, tuo marito è stato molto ingenuo e disattento. Se sa che "gli stai addosso", farà sicuramente molta più attenzione in futuro. Al contrario, se osserviamo e basta, tenderà a fare altri errori. Magari, ancora più grossi, pensando di essere invincibile. "Se ha trovato un reggiseno e non mi ha lasciato, posso stare tranquillo!". Ed è proprio questo rilassarsi, che porterà ad errori più grossolani. La fiducia strategica è una buona soluzione per evitare la negazione di segnali di tradimento anche molto ambigui. Cosa non fare Il controllo compulsivo è la trappola più insidiosa. Inizi con "solo un controllo veloce" e finisci per controllare ogni attività online decine di volte al giorno. Perdi ore a incrociare orari con spostamenti. Vivi in ipervigilanza costante. Risultato? Anche senza tradimento, hai distrutto la tua serenità. Non coinvolgere amici o parenti come detective. Crea triangolazioni tossiche, gossip che danneggia reputazioni, pressioni sociali che rendono impossibile qualsiasi riparazione. Evita l'escalation di accuse. Da "Sei distante" a "Sei sempre al telefono" a "So che tradisci" a "Se non confessi ti lascio". Hai bruciato ogni possibilità di dialogo. I ricatti emotivi non portano alla verità - portano a menzogne più elaborate o fine della relazione per esasperazione. Non auto-diagnosticare il partner come "narcisista" o "traditore seriale" leggendo articoli online. Le etichette cliniche hanno criteri precisi che solo professionisti possono applicare (e spesso, sinceramente, dicono bazzecole). Una persona può tradire una volta senza essere "traditore seriale". L'etichetta diventa profezia autoavverante che chiude la possibilità di riparazione. Se i segnali convergono Prima di confrontarti definitivamente col partner, prova a farti delle domande. "Se NON c'è tradimento, cosa cambierebbe?" Se la risposta è "nulla, starei comunque male", il problema è la tua ansia. Ma se è "potrei rilassarmi, ricostruire fiducia", allora cerca quella chiarezza. "Se confermasse il tradimento, cosa farei?" Se non ne hai idea, non sei pronto. Se hai una risposta - anche vaga - sei in uno spazio dove puoi affrontare la verità. "Sono disposto ad accettare che potrei non avere mai certezza al 100%?" Nella vita raramente abbiamo certezze assolute. Devi imparare a navigare nell'incertezza. In più, ti consiglio fortemente di rivolgerti a uno psicologo che si occupa di tradimenti. Una coppia che tenta di superare un tradimento da sola naviga a vista. Serve spazio neutro per elaborare il trauma, strumenti specifici per ricostruire fiducia, una guida per tenere la barra dritta quando uno vorrà mollare. Il tradimento è un terremoto, ma può essere l'occasione per ricostruire una casa migliore. Non tutte le coppie ce la fanno, ma quelle che ce la fanno emergono spesso con relazione più autentica. Se chiudi la relazione, considera no contact, elimina accesso ai suoi social, costruisci rete di supporto. Consulta un avvocato matrimonialista prima di decisioni definitive. Se ci sono figli, non usarli come messaggeri, non parlare male dell'altro genitore, mantieni routine stabili. E magari approfondisci l'argomento nell'articolo I Figli Perdonano un Tradimento? E il supporto psicologico è un'opzione da considerare. La scoperta di un tradimento è trauma con sintomi simili al PTSD. Pensieri intrusivi, immagini disturbanti, insonnia, oscillazioni emotive, perdita di autostima. Serve elaborazione guidata da professionista esperto. https://www.maurizioiengo.it/che-succede-nella-mente-del-tradito-il-trauma-post-infedelta/ Se ti trovi in difficoltà e hai bisogno di un sostegno personalizzato per te o la tua coppia, scrivimi per una call conoscitiva. Domande frequenti Come capire se ti tradisce senza guardare il telefono? Osserva cambiamenti comportamentali: orari modificati, distanziamento emotivo, reazioni difensive sproporzionate, incongruenze nelle spiegazioni. Se persistono per settimane formando pattern sistematico, meritano attenzione. Limita la tua osservazione a due, massimo quattro settimane: altrimenti potresti entrare in un meccanismo che ti incastra ancora di più. Quali sono i segnali di tradimento di un uomo? Ossessività sulla privacy invocando "questioni di principio", critiche ingiustificate verso la partner per giustificare internamente il tradimento, cambiamenti nella routine di igiene, irritabilità sproporzionata. Quali sono i segnali di tradimento di una donna? Le donne smettono di "lottare" - non più conflitti, solo indifferenza. Diventano emotivamente assenti pur rimanendo fisicamente presenti. La disconnessione emotiva totale indica che mentalmente hanno già chiuso la relazione primaria. Controllare il telefono è sempre sbagliato? Violare sistematicamente la privacy crea dinamiche tossiche e può costituire reato. Nella realtà clinica la maggioranza delle scoperte avviene dal cellulare, ma dopo settimane di segnali comportamentali. Se sei arrivato a voler controllare, la relazione ha già problemi seri di fiducia da affrontare col partner. Quanto aspettare prima di confrontarsi? Almeno due settimane di osservazione. Questo permette di distinguere episodi isolati da pattern ricorrenti e dà distacco emotivo. Se emergono segnali gravi dopo questo periodo, è il momento di parlare. Bibliografia Amato, P. R. (2001). Children of divorce in the 1990s. Journal of Family Psychology, 15(3), 355-370. Gottman, J. M., & Silver, N. (1999). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books. Paoli, B. (2020). Il piccolo paranoico (D. Lomasto, Illus.). New-Book. Perel, E. (2017). Così fan tutti: Ripensare l'infedeltà. Giunti Editore. Shrout, M. R., & Weigel, D. J. (2020). Infidelity's aftermath. Personality and Individual Differences, 153, 109615. Altri articoli sul tradimento ### Se lui prova solo attrazione fisica? Segnali, differenze con l'amore e cosa fare In breve: Se ti stai chiedendo se quello che sta vivendo è solo attrazione fisica o qualcosa di più profondo, ci sono segnali comportamentali concreti da osservare. L'attrazione fisica si riconosce quando l'interesse resta focalizzato sul corpo e sull'intimità, con scarsa curiosità per la tua vita emotiva, assenza di integrazione nei rispettivi mondi (amici, progetti, valori) e nessuna intenzione di definire la relazione. L'amore, al contrario, cresce attraverso curiosità reciproca, affidabilità, vulnerabilità condivisa e volontà di costruire insieme. In questo articolo scoprirai come distinguere attrazione, infatuazione e amore, con domande concrete per capire cosa prova davvero e cosa fare per proteggerti da grosse delusioni. Attrazione, infatuazione o amore? Ti svegli e controlli subito il telefono sperando in un suo messaggio. Quando lo vedi, il cuore accelera. Quando siete insieme, è tutto intenso, travolgente, quasi perfetto. Ma appena vi separate, ti senti vuota. Una sensazione strana: un misto di euforia e ansia che non riesci a decifrare. Ti chiedi se anche lui sente quello che senti tu, oppure se per lui sei solo un modo per soddisfare un bisogno passeggero. Attrazione, infatuazione o amore? Questa confusione non è segno di debolezza o insicurezza. C'è un'incongruenza tra la vicinanza fisica che vivi e la distanza emotiva che percepisci. Quando l'attrazione fisica è molto forte, può offuscare la capacità di vedere con lucidità cosa sta accadendo davvero nella relazione. Oppure, siamo noi che abbiamo costruito dei modelli che ci fanno vedere le cose in modo distorto. Se ti trovi in un momento di difficoltà, contattami per una call conoscitiva. Perché capire la natura del legame evita errori Distinguere tra attrazione fisica, infatuazione e amore non è un esercizio intellettuale: è una forma di protezione. Investire emotivamente in qualcuno che cerca solo contatto fisico senza costruire intimità ti espone a sofferenza evitabile. D'altra parte, chiudere prematuramente una storia che potrebbe evolvere in qualcosa di autentico sarebbe un'occasione persa. Magari per esperienze negative fatte in passato, abbiamo alzato dei muri che invece di proteggerci, ci condannano alla solitudine. La verità è che spesso l'attrazione fisica intensa spesso è inversamente proporzionale alla stabilità emotiva nei primi mesi. Le relazioni che iniziano con una "chimica esplosiva" sono quelle che più frequentemente attraversano crisi precoci, perché hanno costruito tutto sulla dopamina e poco sulla conoscenza reciproca. L'amore maturo può includere passione, ma non nasce mai solo da essa. Ecco: a volte, le persone che vedo in consulenza, mi raccontano episodi del genere: "Con il mio ex era tutto meraviglioso, sentivo le farfalle nello stomaco... certo, mi mentiva spesso, ma è proprio da quelle prime sensazioni che capisco se sono innamorata e se vale la pena provarci". Leggere i segnali senza autoinganni Uno degli ostacoli principali nel capire se quello che provi è ricambiato è l'autoinganno. Frasi come "forse sto esagerando", "forse sono io che pretendo troppo in fretta", "magari è il suo modo di amare" sono tutte razionalizzazioni che possono proteggere dalla verità: se senti che qualcosa non torna, forse dovresti fermarti a ragionarci su. Prima di attribuire la confusione a un tuo limite personale, chiediti: ci sono comportamenti concreti che non vanno? Ti usa per il sesso ma sparisce quando hai bisogno di presenza emotiva? Non ti presenta a nessuno di importante nella sua vita? Evita conversazioni sul futuro, anche a breve termine? Questi non sono dettagli trascurabili: sono indicatori precisi di dove sta investendo (o non investendo) la sua affettività. È facile sentirsi angosciati quando si è in una relazione dove i propri bisogni non vengono rispettati. Eppure, è necessario distinguere tra relazioni in cui veniamo solo usati, e nostre paure. Chimica tra due persone: cos'è davvero e come funziona Quando parliamo di "chimica" tra due persone, ci riferiamo a quell'attrazione che sembra sfuggire alla razionalità. È quella sensazione immediata, quasi viscerale, che ti fa pensare "c'è qualcosa di speciale qui". Ma cosa accade davvero nel corpo e nella mente quando scatta questa scintilla? Ormoni, dopamina e novità: perché scatta l'intesa Dal punto di vista neurobiologico, quando proviamo attrazione fisica il cervello rilascia un cocktail di neurotrasmettitori: dopamina, serotonina, ossitocina (Fisher et al., 2006). La dopamina, in particolare, è il neurotrasmettitore della ricompensa e della motivazione: ci spinge a focalizzarci ossessivamente sulla persona che ci attrae, amplificando ogni segnale positivo e minimizzando i difetti. Questo stato neurochimico è simile a quello prodotto dalle anfetamine: ecco perché le prime fasi dell'attrazione sembrano una vera e propria droga. Il problema? Come tutte le droghe, il corpo sviluppa assuefazione. Dopo qualche mese, quella tempesta ormonale si placa naturalmente. È in quel momento che capiamo se sotto la chimica c'era anche compatibilità reale oppure solo illusione alimentata dalla novità. Attrazione, infatuazione, innamorato, sono una tempesta neurochimica unica, che coinvolge diversi neurotrasmettitori. Attrazione sana vs. "sballo" iniziale: cosa aspettarsi nel tempo Un'attrazione sana include sicuramente l'aspetto neurochimico, ma si accompagna fin da subito a curiosità reciproca, rispetto e desiderio di conoscere l'altro al di là del corpo. Lo "sballo" iniziale, invece, è caratterizzato da picchi emotivi altissimi alternati a crolli profondi quando l'altro non risponde o si allontana. Come psicologo, ho notato che alcuni descrivono il partner come "non riesco a smettere di pensarci". A volte questo ci fa pensare alla limerenza – termine coniato dalla psicologa Dorothy Tennov: uno stato di ultra-attaccamento caratterizzato da pensieri intrusivi, paura del rifiuto e dipendenza dalla reciprocità. Può durare anche molto tempo, ma non è amore: è un bisogno mascherato da sentimento. Se ti trovi in difficoltà, contattami per una call conoscitiva. È gratuita e può aiutarci a capire se posso aiutarti. L'amore sicuro, al contrario, è più "piatto" emotivamente, ma costante. Sai che c'è anche quando non lo vedi, e questa certezza ti conforta invece di angosciarti. L'amore sicuro è più "piatto" emotivamente, ma costante. Somiglia più a un picnic, che a delle montagne russe. Attrazione fisica fortissima: segnali da non confondere con l'amore Quando l'attrazione fisica è molto intensa, è facile scambiarla per qualcosa di più profondo. Ma ci sono differenze fondamentali nei comportamenti che accompagnano l'una e l'altra. Interesse focalizzato sul corpo/intimità, poca curiosità profonda Se lui ti cerca quasi esclusivamente per momenti intimi ma mostra scarso interesse per la tua giornata, i tuoi pensieri, le tue paure o i tuoi progetti, è un segnale chiaro. L'attrazione fisica pura si nutre solo di contatto, non di conoscenza. Esempi concreti: Ti invita a casa sua ma non propone mai attività fuori (caffè, cena, cinema, passeggiata, aperitivo...) Durante le conversazioni, torna sempre rapidamente a temi sessuali o seduttivi Non fa domande su ciò che ti appassiona o ti preoccupa Non ricorda dettagli importanti che gli hai raccontato Quando invece c'è interesse emotivo oltre che fisico, la persona vuole conoscerti: ti fa domande aperte, ricorda quello che dici, si interessa alle tue relazioni familiari e amicali, desidera capire cosa ti rende felice o triste. Scarsa integrazione nelle rispettive vite (amici, progetti, valori) Un indicatore potentissimo di dove sta andando una relazione è il livello di integrazione reciproca. Se dopo mesi non hai mai incontrato i suoi amici, non sei mai stata menzionata nella sua cerchia sociale e lui non ha mai espresso interesse a conoscere le persone importanti per te, è perché non ti sta inserendo nella sua vita. Nella mia pratica clinica, questo è uno dei pattern più ricorrenti nelle relazioni basate solo su attrazione: restano compartimentalizzate, separate dal resto dell'esistenza. È come se fossero due bolle parallele che non si toccano mai. L'amore, invece, tende naturalmente all'espansione: vuoi che le persone a cui tieni conoscano la persona che ami, vuoi condividere spazi, esperienze, quotidianità. Se il partner prova solo attrazione fisica, è probabile che tenda a nasconderti - o quantomeno a non includerti nel suo gruppo sociale, anche dopo diversi mesi che vi frequentate. Gelosia/possesso senza reale responsabilità affettiva Un altro segnale insidioso è la gelosia senza impegno. Lui può mostrare fastidio se esci con altri, chiederti dove sei o con chi, ma al tempo stesso non vuole definire la relazione o assumersi responsabilità affettive nei tuoi confronti. Questo accade perché la gelosia, in questi casi, non nasce dall'amore ma dal desiderio di controllo e possesso (Perel, 2017). Come scrive Esther Perel in Così fan tutti, il desiderio di possedere è una parte intrinseca della fame d'amore ma anche una perversione paradossale dell'amore: vogliamo costringere il partner a tornare da noi, ma non vogliamo che torni per obbligo. Un vero e proprio doppio legame. A volte, la gelosia si manifesta anche come un "marcare il territorio": quando siamo in pubblico, devo mostrare "chi è il tuo uomo", mentre in privato sono respingente. Se lui prova solo attrazione fisica: i comportamenti tipici Osservare i comportamenti concreti è più utile di analizzare le parole. Le azioni rivelano priorità e intenzioni in modo molto più chiaro. "Ti cerco quando ho voglia", ma sparisco quando chiedi vicinanza Se noti che lui ti cerca intensamente in certi momenti (solitamente quando desidera intimità) ma diventa sfuggente o distante quando tu hai bisogno di supporto emotivo, presenza o semplicemente compagnia senza sesso, è un campanello d'allarme. Esempio: Ti scrive di notte o nel weekend per vederti, ma durante la settimana sparisce È entusiasta quando proponi di vedervi a casa sua, freddo quando proponi attività pubbliche Risponde immediatamente se il contesto è erotico, lentamente o evasivamente per tutto il resto Questo pattern rivela che l'investimento è selettivo: c'è energia solo dove c'è gratificazione immediata e fisica, non dove serve presenza emotiva costante. No definizioni, no piani, no tempi di qualità fuori dal sesso Molte persone hanno paura di "forzare" etichette perché temono di spaventare l'altro. Ma è importante distinguere tra dare tempo alla relazione di crescere e vivere in un limbo indefinito per mesi. È vero che alcune persone hanno difficoltà con le etichette e preferiscono che le cose evolvano organicamente. Però, come ho visto in tantissimi casi, non guardare alle parole ma ai fatti: è fedele? Si apre con te? È presente? Se dopo 2-3 mesi lui continua a non parla mai di futuro (nemmeno prossimo) e rifiuta di integrarti nella sua vita, sta già dicendo chiaramente cosa vuole, solo che lo fa con i comportamenti invece che con le parole. A volte, definirsi è difficile. Per questo, è meglio osservare i fatti. Se prova solo attrazione fisica, è probabile che noterai che è presente solo per conversazioni che includono il "premio" della sessualità, e il contatto è discontinuo. Cura del look e seduzione altissima, ma poca presenza emotiva L'attrazione fisica si nutre di un'attenzione unidimensionale. Se noti che lui investe moltissimo nell'aspetto fisico, nei preliminari, nell'atmosfera erotica ma pochissimo nella costruzione di intimità emotiva (condivisione di vulnerabilità, ascolto profondo, supporto nei momenti difficili), è probabile che la relazione sia sbilanciata sul versante fisico. Non c'è nulla di male nell'attrazione fisica intensa, ma diventa problematico quando è l'unica dimensione presente. L'amore completo richiede anche la capacità di annoiarsi insieme, di attraversare momenti difficili, di vedersi anche quando vorremmo chiudere la porta in faccia a tutti e stare in pigiama ad abbrutirsi. L'attrazione fisica può diventare amore? Le condizioni (e cosa guardare) La domanda che molti si pongono è: può una relazione nata "solo" da attrazione fisica trasformarsi in amore? La risposta è sì, ma solo se si verificano alcune condizioni precise. Dalla passione al progetto: curiosità reciproca, affidabilità, vulnerabilità Perché l'attrazione diventi amore servono tre ingredienti fondamentali: Curiosità reciproca che non si esaurisce: Vuoi continuare a scoprire chi è l'altro, come pensa, cosa sogna. Non ti basta il contatto fisico, ma cerchi qualcosa di più. Affidabilità: Le parole corrispondono ai fatti. Dice che ti chiamerà e lo fa. Promette presenza e la mantiene. Crea un senso di sicurezza che permette alla relazione di crescere. Vulnerabilità condivisa: Entrambi vi aprite mostrando anche fragilità, paure, insicurezze. L'attrazione fisica tende a mantenere le maschere; l'amore... richiede che cadano. Come spiega la ricerca di Gottman, le coppie che riescono a passare dalla fase iniziale passionale a un amore maturo sono quelle che sviluppano amicizia, conoscenza reciproca profonda e capacità di riparazione dopo i conflitti (Gottman & Silver, 1999). 6 domande per capirlo: test su priorità, rispetto, ascolto, conflitti, confini, valori Se volessimo immaginare un "test" per capire in che situazione ti trovi, sarebbe bene approfondire alcune aree tematiche. Rispondi onestamente a queste domande: PRIORITÀ: Quando hai bisogno di lui per qualcosa di importante (non urgente), si rende disponibile o trova sempre scuse? RISPETTO: Rispetta i tuoi tempi, i tuoi "no", le tue esigenze anche quando non coincidono con le sue? ASCOLTO: Quando parli di qualcosa che per te è significativo, ti ascolta davvero o aspetta solo che finisci per tornare ai suoi temi? CONFLITTI: Quando c'è un disaccordo o una tensione, cerca di capire il tuo punto di vista o si chiude/attacca/minimizza? CONFINI: Rispetta i tuoi confini emotivi e fisici o li mette costantemente alla prova cercando di spingerti oltre? VALORI: Conosci i suoi valori fondamentali? Ha mai mostrato interesse per i tuoi? C'è compatibilità o indifferenza reciproca? Ecco, se avrai risposto sinceramente a queste domande, probabilmente hai un'idea più chiara della situazione. Segnali che c'è solo attrazione fisica Ci sono frasi ricorrenti che segnalano la volontà di mantenere la relazione in superficie: "Non voglio etichette, roviniamo tutto" "Teniamola leggera e godiamocela" "Non pensiamo al futuro, viviamo il presente" "Sei speciale ma non sono pronto per una relazione" Attenzione: queste frasi non sono necessariamente negative. Spesso la persona è onesta su quello che può dare. Il problema sorge quando tu vuoi qualcosa di diverso ma speri che cambi idea. Dopo 2-3 mesi di frequentazione intensa, se ancora ti dice queste cose e i comportamenti confermano disinteresse per la crescita della relazione, potrebbe essere il momento di proteggerti. Stare con una persona e pensare ad un'altra: cosa significa davvero Può capitare di essere in una relazione e sentirsi attratti da qualcun altro. Questo fenomeno crea senso di colpa e confusione, ma è più comune di quanto si pensi. Fantasia, limerenza o insoddisfazione del legame attuale Quando pensi ossessivamente a qualcun altro mentre sei in coppia, possono esserci diverse spiegazioni: Fantasia compensativa: La mente crea uno scenario idealizzato per compensare ciò che manca nella relazione attuale. È un meccanismo di fuga emotiva. Limerenza: Uno stato neurochimico intenso che può colpire anche persone già impegnate. Spesso non è amore, ma un bisogno insoddisfatto proiettato su un'altra persona. Insoddisfazione strutturale: Il legame attuale non nutre più bisogni fondamentali (intimità, passione, rispetto, crescita). L'attrazione per un'altra persona è il sintomo, non la causa. Piacere di piacere: banalmente, ricevere attenzioni da qualcun altro, ci dà una "botta" di piacere indescrivibile. Ecco, spesso è semplicemente questo: il piacere di piacere. Come evidenziato nel mio libro Psicologia del Tradimento, uno dei meccanismi che alimenta la confusione è l'errore di attribuzione dell'arousal (Dutton & Aron, 1974): tendiamo a confondere l'eccitazione fisiologica causata da una situazione instabile, "pericolosa" o nuova con l'amore vero. Se vivi un momento di crisi relazionale e incontri qualcuno di nuovo, è facile attribuire l'intensità delle emozioni al nuovo partner piuttosto che al contesto. Come distinguere bisogno di novità vs. mancanza strutturale di coppia La domanda chiave è: se risolvessi i problemi nella tua relazione attuale, l'attrazione per l'altra persona svanirebbe o resterebbe? Se la risposta è "svanirebbe", allora il problema è nella coppia e va affrontato lì. Se la risposta è "resterebbe", allora forse dovremmo farci qualche domanda più specifica, indipendentemente dall'esistenza di questa terza persona. Essere attratti da una persona che non si conosce: normale o campanello d'allarme? Sentire attrazione per uno sconosciuto è assolutamente normale: il cervello è programmato per rispondere a stimoli visivi, olfattivi, comportamentali. C'è un bellissimo libro di Anna Machin che ti consiglio se vuoi approfondire quest'argomento: Cosa sappiamo davvero sull'amore. Come non trasformare la curiosità in auto-sabotaggio di coppia Il problema sorge quando questa attrazione diventa ossessiva oppure viene usata come metro di paragone per svalutare il partner attuale. Pensieri come "non ho mai provato questa attrazione per il mio compagno" oppure "forse ho sbagliato persona" nascono spesso da idealizzazione della novità. A volte, questo pensiero può diventare così disturbante, da manifestarsi in un disturbo ossessivo. Ricorda: stai confrontando anni di quotidianità con l'immaginario perfetto di qualcuno che non conosci. È un confronto ingiusto e fuorviante. Il dubbio può trasformarsi in auto-sabotaggio di coppia, idealizzando la novità e svalutando il partner. Il ruolo dell'immaginario: proiezioni e "effetto vetrina" Quando non conosciamo una persona, proiettiamo su di lei tutte le qualità che desideriamo. È l'effetto vetrina: vediamo solo ciò che è esposto, perfettamente illuminato, senza difetti visibili. Non vediamo il retrobottega, i difetti nascosti, le fragilità. L'attrazione per uno sconosciuto è spesso attrazione per l'idea che ci siamo costruiti di lui/lei, non per la persona reale. Se stai vivendo una relazione importante, prima di agire su queste fantasie chiediti: cosa mi manca davvero? E posso chiederlo al mio partner? Differenze chiave: attrazione fisica, infatuazione, amore Fare chiarezza terminologica aiuta a orientarsi nella confusione emotiva. 1. Attrazione: intensità corporea, qui-e-ora L'attrazione fisica è una risposta immediata del corpo a stimoli specifici: lo sguardo, il sorriso, l'odore, il modo di muoversi di una persona. È caratterizzata da: Reazioni fisiologiche involontarie (tachicardia, sudorazione, pupille dilatate) Focus sul presente e sul contatto fisico Non richiede conoscenza profonda dell'altro 2. Infatuazione: idealizzazione, velocità, altalene emotive L'infatuazione è l'attrazione accompagnata da idealizzazione intensa. Caratteristiche: Vedi il partner attraverso "occhiali rosa", minimizzando difetti Pensieri ossessivi e intrusivi sulla persona Alternanza tra euforia (quando c'è reciprocità) e disperazione (quando percepisci distanza) Velocità: tutto sembra urgente, intenso, unico Gelosia e possessività marcate Come scrive Esther Perel, l'infatuazione "è qualcosa di così puro che non si può ignorare" e chi la vive tende a descriverla con termini come destino, trascendenza, risveglio (Perel, 2017). 3. Amore: continuità, responsabilità, sicurezza e desiderio che maturano L'amore maturo integra passione e stabilità. Si riconosce perché: C'è continuità emotiva: sai che la persona c'è anche nei momenti difficili Responsabilità affettiva reciproca: ci si prende cura l'uno dell'altro Accettazione dei difetti e delle fragilità senza bisogno di cambiarli Costruzione di progetti comuni e visione condivisa del futuro Capacità di attraversare conflitti senza che la relazione crolli Il desiderio fisico non scompare ma si integra con intimità emotiva profonda Secondo Sternberg (1986), l'amore completo richiede tre componenti: passione, intimità e impegno. L'attrazione fisica offre solo la prima; l'infatuazione aggiunge parzialmente la seconda (ma in forma idealizzata); l'amore le include tutte e tre in modo equilibrato. Il triangolo di Sternberg: un'efficace rappresentazione dell'amore Conclusione: dalla confusione alla chiarezza Se sei arrivata fin qui, probabilmente stai cercando di dare un nome a qualcosa che senti ma non riesci ancora a decifrare. La buona notizia è che la confusione stessa è informazione: ti sta dicendo che c'è un disallineamento tra ciò che desideri e ciò che stai ricevendo. Non tutte le relazioni nate da attrazione fisica diventano amore, e va bene così. Il problema sorge quando continui a investire emotivamente sperando in una trasformazione che non arriva mai. Come ho visto in migliaia di sedute, il momento della verità arriva quando smetti di chiederti "forse sono io che pretendo troppo" e inizi a chiederti "questa persona mi sta dando ciò di cui ho bisogno?". Se la risposta è no, e i comportamenti confermano che non c'è intenzione di crescita relazionale, allora è il momento di proteggerti. Lasciare andare una relazione che offre solo briciole non è segno di debolezza: è un atto di rispetto per sé. E solo così crei spazio per qualcuno che saprà vederti, conoscerti e sceglierti davvero. Se senti di aver bisogno di una guida per orientarti in questa fase delicata, il primo colloquio psicologico serve proprio a questo: creare uno spazio di chiarezza dove, senza giudizio, puoi esplorare cosa stai vivendo e quali sono le opzioni migliori per il tuo benessere. Non sei sola in questo percorso. Bibliografia Dutton, D. G., & Aron, A. P. (1974). Some evidence for heightened sexual attraction under conditions of high anxiety. Journal of Personality and Social Psychology, 30(4), 510–517. Fisher, H. E., Aron, A., & Brown, L. L. (2006). Romantic love: a mammalian brain system for mate choice. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 361(1476), 2173-2186. Gottman, J. M., & Silver, N. (1999). The Seven Principles for Making Marriage Work. Three Rivers Press. Perel, E. (2017). The State of Affairs: Rethinking Infidelity. Harper. [Edizione italiana: Così fan tutti, Giunti, 2018] Sternberg, R. J. (1986). A triangular theory of love. Psychological Review, 93(2), 119–135. Tennov, D. (1979). Love and Limerence: The Experience of Being in Love. Scarborough House. Domande Frequenti 1. Se lui non vuole definire la relazione significa che prova solo attrazione fisica? Non sempre, ma è un segnale da valutare insieme ad altri comportamenti. Alcune persone hanno davvero bisogno di tempo prima di sentirsi pronte a definire una relazione. La domanda chiave è: al di là delle etichette, i fatti dimostrano impegno, presenza, fedeltà emotiva? Se la risposta è sì, è possibile che stia solo procedendo con cautela. Se è no, sta probabilmente evitando l'impegno perché non vuole investire oltre il livello fisico. 2. È possibile provare attrazione fisica fortissima e amore insieme? Assolutamente sì, anzi è l'ideale. L'amore maturo non esclude la passione, semplicemente la integra con intimità emotiva e impegno reciproco. Il problema sorge quando c'è solo attrazione fisica senza nessuna delle altre due componenti (intimità e impegno). 3. Come faccio a capire se sto idealizzando la persona a causa della limerenza? Un segnale chiave è l'intensità delle altalene emotive: se quando ricevi attenzione sei in estasi e quando percepisci distanza sprofondi nella disperazione, potrebbe essere limerenza. Inoltre, chiedi ti: conosco davvero questa persona (difetti inclusi) oppure ho costruito un'immagine perfetta di lei? 4. Essere attratti da qualcun altro mentre sono in coppia significa che non amo più il mio partner? No. L'attrazione verso altre persone può accadere anche in relazioni felici: siamo esseri umani, e non possiamo "spegnere" i nostri istinti. Ciò che conta è cosa fai con quell'attrazione: se la trasformi in ossessione, fai continui confronti tra il partner e quest'altra persona, o tradisci, allora sì, è un problema relazionale da affrontare. Altrimenti può essere solo un'emozione passeggera a cui non dare troppo peso. 5. Dopo quanto tempo dovrei chiudere se vedo che non evolve oltre l'attrazione? Se dopo 2-3 mesi di frequentazione intensa non vedi almeno qualche segnale di costruire qualcosa di più profondo (integrazione nelle vite, conversazioni su valori e futuro, disponibilità emotiva, presentazioni ad amici), è ragionevole parlare delle tue esigenze, se tu desideri qualcosa di diverso. Aspettare oltre sperando in un cambiamento spontaneo raramente porta risultati, e nel frattempo continui a investire energie che potrebbero essere dedicate a qualcuno più allineato con le tue esigenze. Altri articoli sulla terapia di coppia ### Perché gli uomini scrivono alle altre: segnali, motivazioni e come reagire con equilibrio In sintesi: Scoprire che il partner scrive ad altre donne può essere destabilizzante, ma comprendere le motivazioni profonde e avere strumenti pratici per affrontare la situazione può trasformare questa crisi in un'opportunità di crescita per la coppia. Se hai trovato messaggi sospetti sul suo telefono, se hai notato che protegge lo schermo quando arriva una notifica, se quella sensazione nello stomaco ti dice che qualcosa non va - respira. Forse il primo istinto è quello di spaccargli il telefono a terra, o interrogarlo con una lampada puntata negli occhi. Prima di farlo, potrebbe essere utile capirci qualcosa in più su cosa potrebbe star succedendo. Se hai bisogno d'aiuto professionale, puoi contattarmi per una call conoscitiva. Quando scopri che sta scrivendo ad altre donne Una situazione sempre più comune nell'era dei social Viviamo in un'epoca in cui le tentazioni sono a portata di click. Instagram, Facebook, WhatsApp, app di dating mascherate da piattaforme linguistiche - le possibilità di connessione sono infinite. E no, non è colpa tua se non riesci a competere con un intero universo digitale di possibilità. Quello che vedo frequentemente nel mio studio è che molte coppie non hanno mai discusso cosa costituisce un confine appropriato nel mondo digitale. Ci siamo ritrovati catapultati in questa realtà senza un manuale di istruzioni, e ora ne paghiamo le conseguenze. Siamo nell'era delle tentazioni: scrivere a un'altra donna (o un altro uomo) è così facile da risultare attraente a chiunque. Anche banalmente per la ricerca di nuovi stimoli. Differenza tra semplice chat e tradimento emotivo C'è una linea sottile ma fondamentale tra uno scambio innocuo e quello che possiamo definire tradimento emotivo. La differenza non sta tanto nel contenuto dei messaggi, quanto nell'energia emotiva investita e nel livello di segretezza. Forse può interessarti l'articolo: Tradire senza andare a letto: il tradimento bianco Una chat può diventare problematica quando: Viene nascosta attivamente al partner Contiene elementi che non diresti davanti al tuo compagno/a Diventa il primo pensiero al mattino o l'ultimo alla sera Sostituisce la comunicazione emotiva nella coppia principale Crea un'intimità parallela che sottrae energia alla relazione Di poco tempo fa, la notizia che questo tipo di relazione emotiva virtuale è stata riconosciuta legalmente come motivo di addebito nei divorzi - un segnale di quanto sia reale l'impatto di questi comportamenti. Cosa spinge un uomo a cercare attenzioni esterne La verità scomoda che ho imparato in anni di pratica clinica? Spesso non è una questione di mancanza d'amore verso la partner, ma di una profonda disconnessione con sé stessi. L'uomo che scrive ad altre sta cercando di ritrovare parti di sé che ha perso o represso nella coppia, non necessariamente cercando un'altra donna. Vediamone alcuni motivi del perché succede. Cercare attenzioni al di fuori della coppia può avere diversi motivi. Perché un uomo scrive ad altre donne? Diverse ragioni Bisogno di conferme Molti uomini che intraprendono queste "chat di confine" stanno attraversando quella che chiamo "bulimia emotiva". Come nella bulimia alimentare, c'è un bisogno compulsivo di riempire un vuoto interno con stimoli esterni sempre maggiori. Non sei tu che non basti. È lui che non basta a se stesso in questo momento. L'attenzione di un'estranea offre quella scarica di dopamina che conferma: "Sono ancora desiderabile, interessante, vivo". È l'equivalente emotivo di guardare continuamente lo specchio, ma usando gli occhi di altre donne come riflesso. Spesso lo vedo anche in seguito a un lutto importante. Magari dopo la perdita di un genitore o di una persona vicina, è un po' come se ci si rendesse conto della propria mortalità. E la fantasia galoppa: "Davvero devo privarmi della possibilità di sentirmi vivo?". Curiosità o seduzione dei giochi online Il mondo digitale offre quella che chiamo "trasgressione sicura" - l'illusione di poter giocare con il fuoco senza bruciarsi. È come essere adolescenti di nuovo, con tutti i flirt e le possibilità, ma dal comfort del proprio divano. Il mondo digitale ci permette di esplorare curiosità e seduzione dal comfort del nostro divano. Senza rischi apparenti. Un pattern che riscontro frequentemente in studio: l'uomo inizia con curiosità innocua ("Mi chiedo se piaccio ancora"), poi si abitua alla novità e all'eccitazione di questi scambi. Non è diverso da qualsiasi altra forma di dipendenza comportamentale - si cerca sempre di più per ottenere lo stesso piacere. Vuoto emotivo o disconnessione nella coppia Quando nella coppia si crea quello che definisco "l'effetto coinquilini" - si condivide lo spazio ma non l'intimità emotiva - è più facile che uno o entrambi i partner cerchino altrove quella connessione perduta. Forse può interessarti l'articolo: Sindrome del coinquilino: quando l’amore finisce Attenzione: questo non significa che sia colpa tua. La disconnessione è sempre una responsabilità condivisa, ma la scelta di tradire (anche solo emotivamente) è individuale. Crisi d'identità o desiderio di sentirsi "piacione" Il "piacione" è quell'uomo che ha bisogno costante di conferme femminili per sentirsi valido. È come se la sua identità maschile dipendesse dal numero di donne che riesce ad attrarre, anche solo virtualmente. Spesso questa dinamica nasconde una profonda insicurezza sulla propria mascolinità o sul proprio valore. Non è raro che questi comportamenti emergano in momenti di transizione: dopo la nascita di un figlio, durante crisi lavorative, avvicinandosi ai 40 o 50 anni. Nei momenti di transizione, ci troviamo spesso a riflettere sul valore della nostra vita e delle nostre scelte. Questo può spingerci al riscoprire desideri prima taciuti. È sempre tradimento? Il confine tra chat innocente e infedeltà emotiva Differenza tra flirt virtuale e relazione reale Non tutto quello che ci fa storcere il naso è tradimento, ma non tutto quello che "è solo virtuale" è innocuo. La domanda che pongo sempre è: "Mostreresti questi messaggi al tuo partner?" Se la risposta è no, siamo già in territorio problematico. Il tradimento emotivo si configura quando: C'è un investimento emotivo significativo nell'altra persona Si condividono intimità che non si condividono più con il partner Si crea un mondo parallelo fatto di complicità Si mente (anche per omissione) sulla frequenza o natura dei contatti Effetto dei social media e delle app di messaggistica I social media hanno creato quello che possiamo definire "il paradosso della disponibilità infinita". Siamo costantemente esposti a vite apparentemente perfette, corpi ritoccati, possibilità illimitate. La nostra relazione reale, con i suoi alti e bassi, non può reggere il confronto. L'impatto dei social media: il paradosso della disponibilità infinita e la sfida delle relazioni reali. Le app di messaggistica poi offrono l'illusione della privacy totale. Chat che si autodistruggono, profili nascosti, notifiche silenziate - la tecnologia stessa sembra progettata per facilitare la segretezza. I segnali che lui si sente con altre Usa il telefono con più riservatezza Il cambiamento nel comportamento con il telefono è spesso il primo campanello d'allarme. Non parlo solo di mettere il telefono a faccia in giù (anche se è un classico), ma di quei micro-comportamenti che il tuo istinto percepisce: Angolazione dello schermo leggermente girata quando risponde Sorrisi inspiegabili mentre guarda il telefono Cambio improvviso di app quando ti avvicini Nuove password o sblocco biometrico quando prima non c'erano Telefono portato anche in bagno quando prima lo lasciava ovunque Per lo più online, ma raramente presente con te C'è una differenza tra essere fisicamente presenti ed essere emotivamente disponibili. Quando l'energia emotiva è investita altrove, anche se il corpo è sul divano accanto a te, la persona non c'è davvero. Ecco alcuni segnali di questa "assenza presente": Risponde a monosillabi mentre è al telefono Non coglie più i tuoi tentativi di connessione emotiva Sembra sempre distratto o con la testa altrove Le conversazioni profonde sono diventate rare o inesistenti Cambia atteggiamento o si mette sulla difensiva Il senso di colpa si manifesta spesso come irritabilità. Paradossalmente, chi tradisce (anche solo emotivamente) spesso diventa più critico verso il partner, come se cercasse giustificazioni per il proprio comportamento. Potresti notare: Litigi per questioni insignificanti Critiche improvvise su aspetti di te che prima apprezzava Frasi del tipo: "Sei tu che non mi capisci più" Eccessiva gentilezza alternata a distanza emotiva (il classico yo-yo emotivo) Si irrita se chiedi trasparenza o chiarezza La richiesta legittima di chiarezza viene ribaltata come "gelosia patologica" o "paranoia". Quasi gaslighting - farti dubitare delle tue percezioni per evitare la responsabilità. Frasi tipiche che mi raccontano: "Non ti fidi di me?" "Sei sempre stata gelosa" "È solo un'amica, stai esagerando" "Mi controlli come fossi tua madre" Cosa fare se scopri che sta mandando messaggi ad altre donne Appiattire l'esperienza umana è sempre pericoloso. Per questo, è importante comunicare senza dare nulla per scontato. Mantieni la calma e pensa prima di reagire So che l'istinto urla di controllare tutto, confrontare, indagare. Ma fermati. Quello che fai ora pone le basi per tutto quello che verrà dopo. A questo punto, ti consiglio di seguire una di queste due strade: La strategia delle 24 ore: Prenditi almeno 24 ore prima di qualsiasi confronto In questo tempo, scrivi quello che provi (non quello che vuoi dire) Identifica cosa vuoi davvero: chiarezza? Rassicurazione? Cambiamento? Prepara mentalmente diverse possibili risposte e come reagiresti La fiducia strategica: Un'alternativa secondo me più valida è usare il concetto della fiducia strategica. Considera che se ti mostri sospettosa, il partner diventerà più bravo a nascondere un eventuale tradimento. Per questo, una buona idea è fingere di nulla - ma stare comunque allerta. Questo ti permette di non danneggiare la relazione nel caso il tuo istinto si stia sbagliando, e di raccogliere più informazioni man mano che il partner si "rilassa". La fiducia strategica è un approccio intelligente per mantenere l'armonia di coppia senza compromettere la relazione. Comunicare con fermezza, non con rabbia Quando sarà il momento del confronto, usa il "Soft Startup" - una tecnica di comunicazione che aumenta le possibilità di essere ascoltata davvero: Formula del Soft Startup: Descrivi i fatti oggettivi: "Ho notato che..." Esprimi i tuoi sentimenti: "Mi sento..." (non "Tu mi fai sentire...") Specifica il bisogno: "Ho bisogno di..." Fai una richiesta concreta: "Vorrei che..." Esempio pratico: Invece di: "Sei un bastardo, so che scrivi a quella!" Prova: "Ho notato che proteggi il telefono più del solito. Mi sento insicura e disconnessa da te. Ho bisogno di capire cosa sta succedendo nella nostra relazione. Vorrei che potessimo parlare apertamente di come ti senti e di cosa hai bisogno." Se vuoi approfondire, ho scritto un PDF con esercizi di terapia di coppia che puoi utilizzare. Stabilire confini chiari senza ultimatum I confini non sono muri, sono ponti verso una comprensione reciproca. La differenza tra un confine sano e un ultimatum sta nell'intento: il primo protegge la relazione, il secondo la minaccia. Confini costruttivi da stabilire insieme: Trasparenza sui social e messaggistica (non controllo ossessivo) Definizione condivisa di cosa costituisce "tradimento" per voi Momenti di connessione esclusiva senza dispositivi Valutare se è possibile ricostruire la fiducia La fiducia si ricostruisce mostrandosi, appunto, affidabili. Non servono gesti eclatanti, ma coerenza quotidiana tra parole e azioni. Segnali che la ricostruzione è possibile: Ammette la responsabilità senza scaricarla su di te Mostra genuino rimorso (non solo per essere stato scoperto) È disposto a fare cambiamenti concreti Accetta di lavorare sulla relazione (anche con aiuto professionale) La trasparenza diventa spontanea, non forzata Segnali che forse è ora di ripensare la relazione: Minimizza costantemente ("Non è niente") Promette cambiamenti che non arrivano mai Ribalta la colpa su di te Continua i comportamenti in modo più nascosto Non vede il problema nel suo comportamento Coppie aperte o relazioni tradizionali? I confini della fedeltà moderna Una riflessione su come le relazioni stanno cambiando oggi Le regole del gioco sono cambiate, ma nessuno ci ha dato il nuovo regolamento. Vedo sempre più coppie che arrivano in studio confuse su cosa sia "normale" o "accettabile" in una relazione moderna. La verità? Non esiste un modello unico valido per tutti. Alcune coppie prosperano con confini tradizionali rigidi, altre hanno bisogno di maggiore flessibilità. L'importante è che entrambi siano sulla stessa pagina. Il ruolo del consenso e della comunicazione chiara Che la vostra sia una coppia tradizionale o più aperta, il tradimento inizia dove finisce il consenso. Anche nelle coppie aperte si può tradire - quando si violano gli accordi presi insieme. Domande fondamentali da porsi come coppia: Cosa consideriamo tradimento emotivo? Quali sono i nostri confini con le amicizie online? Come gestiamo la privacy digitale nella coppia? Cosa ci aspettiamo l'uno dall'altro in termini di trasparenza? Strumenti pratici per andare avanti Condivisione emotiva quotidiana Dedicate 20 minuti al giorno a un "check-in emotivo": Niente telefoni Niente TV Solo voi due e queste domande: "Come ti senti oggi da 1 a 10?" "Cosa ti ha fatto sorridere oggi?" "C'è qualcosa che ti preoccupa?" "Di cosa hai bisogno da me in questo momento?" Ricostruire l'intimità senza forzare L'intimità non si ricostruisce a comando. È come un muscolo atrofizzato - richiede esercizio graduale e costante. Ecco alcune idee: Piccoli gesti di affetto non sessuali Condivisione di ricordi positivi Creazione di nuovi rituali di coppia Riscoperta di interessi comuni Quando considerare un percorso terapeutico Il supporto professionale non è un fallimento, è un investimento. Considerate la terapia di coppia se: Le stesse discussioni si ripetono senza risoluzione C'è stata una violazione significativa della fiducia Non riuscite a comunicare senza escalation Uno o entrambi considerano la separazione Volete strumenti migliori per gestire le crisi future Conclusione: ora tocca a te... ma non sei sola Scoprire che il partner scrive ad altre donne apre una ferita che va ben oltre la gelosia. Tocca il nostro senso di sicurezza, il nostro valore, la nostra capacità di fidarci. Ma come ho visto seguendo molte coppie, questa crisi può diventare un'opportunità - non di "salvare" la relazione a tutti i costi, ma di capire cosa volete davvero entrambi. Ricorda: il suo comportamento non è un verdetto sul tuo valore. Non sei tu che non basti, è lui che non basta a se stesso in questo momento. Ma questo non significa che tu debba accettare tutto. Hai il diritto di avere confini, di chiedere rispetto, di decidere cosa è accettabile per te. Il percorso da qui può andare in diverse direzioni - ricostruzione, ridefinizione o anche separazione. Tutte sono valide se prese con consapevolezza e non per paura. Se hai bisogno di una guida in tutto questo, puoi prenotare una call conoscitiva con me. FAQ: domande frequenti sugli uomini che scrivono alle altre donne Quanto è comune che gli uomini scrivano ad altre donne mentre sono in una relazione? È più comune di quanto si pensi, soprattutto nell'era digitale. Studi recenti indicano che circa il 40-45% delle persone in relazioni stabili ammette di aver avuto qualche forma di contatto inappropriato online. Questo non normalizza il comportamento, ma ti fa capire che non sei sola in questa esperienza. Come faccio a sapere se è "solo un'amica" o qualcosa di più? La differenza sta nella trasparenza e nell'energia investita. Un'amicizia sana può essere condivisa apertamente. Se lui nasconde le conversazioni, se l'altra donna non sa di te, se c'è più intimità emotiva con lei che con te - questi sono segnali chiari che il confine dell'amicizia è stato superato. È colpa mia se cerca attenzioni altrove? No. Anche se la relazione ha delle problematiche (e quale relazione non ne ha?), la scelta di cercare soddisfazione fuori invece di affrontare i problemi insieme è una responsabilità individuale. I problemi si risolvono in due, il tradimento è una scelta di uno. Dovrei controllare il suo telefono? Il controllo ossessivo raramente porta a qualcosa di buono e spesso peggiora la situazione. Se senti il bisogno costante di controllare, il problema non è nel telefono ma nella mancanza di fiducia. Meglio affrontare direttamente la questione con una conversazione aperta. Una volta traditrice/traditore, sempre traditrice/traditore? Non necessariamente. Le persone possono cambiare, ma solo se riconoscono il problema e sono genuinamente motivate al cambiamento. Il tradimento seriale è diverso da un episodio isolato in un momento di crisi. Valuta i pattern, non i singoli eventi. Quanto tempo ci vuole per ricostruire la fiducia? Non esiste una timeline universale. Alcuni parlano di 2-5 anni per superare completamente un tradimento emotivo. Ma non è solo questione di tempo - è questione di lavoro costante, trasparenza e impegno reciproco. Alcune coppie emergono più forti, altre si rendono conto che è meglio separarsi. Devo dirlo agli altri (famiglia, amici)? Sii molto selettiva. Una volta condivisa, questa informazione non può essere ritirata. Se decidete di restare insieme, famiglia e amici potrebbero non perdonare anche quando tu lo hai fatto. Meglio un supporto professionale neutrale o un "amico della coppia" che sa mantenere la riservatezza. E se continua anche dopo il confronto? Se dopo un confronto chiaro e l'espressione dei tuoi confini il comportamento continua, stai ricevendo un messaggio forte sulle priorità che ha nella sua vita. Altri articoli sul tradimento Bibliografia Gottman, J., & Silver, N. (2015). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books. Johnson, S. (2019). Attachment Theory in Practice: Emotionally Focused Therapy (EFT) with Individuals, Couples, and Families. The Guilford Press. McDaniel, B. T., Drouin, M., & Cravens, J. D. (2017). "Do you have anything to hide? Infidelity-related behaviors on social media sites and marital satisfaction". Computers in Human Behavior, 66, 88-95. Link Perel, E. (2017). The State of Affairs: Rethinking Infidelity. Harper. Selterman, D., Garcia, J. R., & Tsapelas, I. (2021). "Motivations for Extradyadic Infidelity Revisited". Journal of Sex Research, 58(3), 273-286. Link Schneider, J. P., Weiss, R., & Samenow, C. (2012). "Is It Really Cheating? Understanding the Emotional Reactions and Clinical Treatment of Spouses and Partners Affected by Cybersex Infidelity". Sexual Addiction & Compulsivity, 19(1-2), 123-139. Octaviana, B. N., & Abraham, J. (2018). "Prevalence of Internet Infidelity in Indonesia". Makara Human Behavior Studies in Asia, 22(1), 1-11. ### Come si comporta un uomo sposato innamorato di un'altra donna: segnali, motivazioni e cosa fare Quando l'innamoramento bussa alla porta di un matrimonio, porta con sé un turbine di emozioni contrastanti - a volte persino una dipendenza affettiva per l'amante. Se stai leggendo questo articolo, probabilmente stai cercando di capire cosa sta succedendo: forse sei tu l'uomo che vive questa situazione, o sei la moglie che nota cambiamenti inspiegabili. O magari, sei l'altra donna che si trova coinvolta in una relazione complessa. Prima di tutto, voglio dirti una cosa importante: quello che stai provando è reale, e non sei né cattivo né sbagliato per le emozioni che attraversi. L'innamoramento extraconiugale è più comune di quanto pensi, e comprenderne la dinamica è il primo passo per affrontarlo con consapevolezza Se ti trovi in difficoltà e hai bisogno di uno psicologo che si occupa di tradimenti, puoi contattarmi per una call conoscitiva gratuita. Quando l'amore arriva fuori dal matrimonio L'innamoramento di un uomo sposato per un'altra donna raramente accade dall'oggi al domani. È piuttosto come scendere da una montagna senza freni: inizialmente la discesa sembra eccitante, controllabile, innocente. Ma man mano che prendi velocità, diventa sempre più difficile fermarsi. Una discesa emotiva: l'amore fuori dal matrimonio può essere eccitante e pericoloso, proprio come scendere una montagna senza freni. Nella mia pratica clinica, ho osservato che questo processo segue quasi sempre un pattern riconoscibile. All'inizio, quella che nasce come un'amicizia sul lavoro o una conoscenza casuale si trasforma gradualmente in qualcosa di più profondo. Le conversazioni passano da argomenti neutri a confidenze personali. Si inizia a condividere frustrazioni, sogni, vulnerabilità. E poi, un giorno, ti accorgi che pensi a lei più spesso di quanto vorresti ammettere. Che i suoi messaggi ti fanno battere il cuore. Che quando sei con lei ti senti diverso, più vivo, più te stesso. È come se qualcuno avesse riacceso una luce che pensavi si fosse spenta per sempre. Questa sensazione di "rinascita" è uno dei segnali più potenti dell'innamoramento extraconiugale. Molti uomini mi raccontano di aver ripreso a fare sport, di sentirsi più energici, di guardare il futuro con occhi diversi. L'amante diventa quella "scintilla vitale" che restituisce colore a una vita che sentivano spenta. Ma qui entra in gioco il conflitto centrale: da una parte c'è questo innamoramento travolgente che fa sentire di nuovo giovani e pieni di possibilità. Dall'altra ci sono le responsabilità familiari, i figli, la storia condivisa con la moglie, e spesso anche un amore profondo che non è scomparso, ma si è solo trasformato nel tempo. È fondamentale distinguere tra amore e innamoramento. L'amore maturo è una scelta quotidiana, costruita su intimità, conoscenza profonda e impegno reciproco. L'innamoramento è una tempesta neurobiologica, alimentata da meccanismi ancestrali che creano un'illusione di perfezione. La nuova relazione non ha ancora affrontato la routine, i conflitti reali, le difficoltà della vita quotidiana. E non è "consumata". La scelta tra innamoramento e responsabilità familiari ha spesso il sapore di un bivio dal quale è impossibile tornare indietro. I segnali emotivi di un uomo sposato innamorato di un'altra Se ti stai chiedendo come capire se un uomo sposato può essere davvero innamorato di un'altra donna, esistono segnali emotivi che spesso emergono. Cambiamenti nel modo di comunicare Un uomo sposato innamorato di un'altra può mostrare cambiamenti significativi nella comunicazione con la moglie. A volte diventa più chiuso, evita conversazioni profonde, risponde in modo sbrigativo. Altre volte, al contrario, diventa sorprendentemente più gentile e attento, quasi come se cercasse di compensare il senso di colpa che prova verso l'amante. Questa ambivalenza è tipica: da un lato sente il bisogno di allontanarsi emotivamente dalla moglie per "fare spazio" al nuovo sentimento, dall'altro il senso di colpa lo spinge a essere più premuroso del solito. È un equilibrio precario che raramente regge a lungo. Distanza affettiva e confusione emotiva Nella mia esperienza clinica, uno dei pattern più ricorrenti è quello dell'allontanamento progressivo. Non parlo solo di sesso, che potrebbe diminuire o paradossalmente aumentare perché l'eccitazione di una nuova relazione "trascina" anche quella ufficiale, ma di quella vicinanza emotiva quotidiana che caratterizza una coppia solida. La distanza emotiva è uno dei segnali che un uomo sia innamorato di un'altra persona. L'uomo innamorato di un'altra spesso si rifugia in attività che lo tengono lontano: lavora di più, si dedica maggiormente ai figli (un modo per gestire senso di colpa o deviare l'attenzione dal non curarsi della moglie), trova scuse per uscire. È come se avesse bisogno di spazio mentale ed emotivo per pensare a lei, e la presenza della moglie rendesse questo impossibile. La confusione emotiva è costante. Molti uomini mi descrivono questa sensazione di essere "divisi a metà", di essere "in una bolla": quando sono con la moglie pensano all'amante, quando sono con l'amante si sentono in colpa verso la famiglia. Non c'è mai un momento di vera pace interiore. Questa lacerazione è logorante e si manifesta spesso con irritabilità, cambi d'umore improvvisi, difficoltà di concentrazione. Idealizzazione dell'amante Quando un uomo si innamora di un'altra donna mentre è sposato, tende a idealizzarla in modo quasi automatico. L'amante diventa "quella che mi capisce davvero", "l'unica con cui posso essere me stesso", "la persona che mi fa sentire vivo". Questa idealizzazione è alimentata da un meccanismo psicologico ben preciso: confrontiamo costantemente la realtà quotidiana della vita coniugale (con tutti i suoi compromessi, routine e imperfezioni) con i momenti rubati, eccitanti e perfetti vissuti con l'amante. È un confronto sleale: stiamo paragonando anni di vita reale con una relazione che non ha ancora affrontato le difficoltà concrete dello stare in coppia. La sofferenza della scissione Un aspetto che viene spesso trascurato è il mondo interno di chi vive questa divisione. È facile puntare il dito, e dire "sbagli". Eppure, ho visto ben poche persone soffrire tanto quando un uomo innamorato di un'altra pur avendo una famiglia. Una persona scissa tra l'idea di a rinunciare a quella sensazione di essere di nuovo vivi, e lasciare tutto ciò che si è costruito. Con le responsabilità, la paura di non mettere più a letto i propri figli. Il non poter dare loro un sostegno emotivo ed economico, che andrebbe a danneggiarli. Insomma: è veramente una situazione che genera estremo dolore. La paura che sento più spesso è proprio questa: Se io e mia moglie ci lasciamo, non vedrò più i miei figli. A lei andrà la casa, io dovrò trovare un monolocale in zona ed essere un genitore di serie B. Avere uno spazio proprio, lontano dai figli e dalla famiglia, non sempre è così terribile come sembra. Certo, la lontananza dai figli genera grande sofferenza. Eppure, molti dei miei pazienti, dopo la separazione, riescono comunque a trovare un equilibrio migliore di prima. I segnali pratici e comportamentali Oltre ai segnali emotivi, esistono cambiamenti concreti e osservabili nel comportamento di un uomo sposato innamorato di un'altra donna. Tempo e attenzione dedicati altrove Il tempo è una risorsa limitata. Quando un uomo inizia a investire energie emotive e temporali in un'altra relazione, inevitabilmente qualcosa deve cedere. Gli impegni familiari diventano un peso, le attività di coppia vengono rimandate o cancellate, i weekend insieme si riducono. Ma c'è un aspetto più sottile: anche quando è fisicamente presente, la sua mente è altrove. Durante la cena guarda il telefono più spesso, durante una passeggiata sembra distratto, nelle conversazioni perde il filo del discorso. Presente con il corpo, ma assente con la mente. Nella mia pratica, ho notato che molti uomini in questa situazione si concentrano maggiormente sui figli. Non è solo un modo per alleviare il senso di colpa, ma anche un rifugio emotivo più "sicuro": con i figli non devono affrontare l'intimità di coppia che li mette a disagio. Sono una certezza, l'amore per loro non è mai messo in discussione. A differenza di quello per la partner. Un padre presente fisicamente ma distante emotivamente durante una cena in famiglia. Cambiamenti nelle abitudini quotidiane Un uomo innamorato di un'altra donna spesso modifica le sue routine in modi apparentemente inspiegabili. Improvvisamente ha bisogno di andare in palestra, deve fare straordinari più frequenti, ha nuovi hobby che richiedono uscite serali. Questi cambiamenti servono a creare opportunità di incontro con l'amante, ma anche a dare una spiegazione plausibile alle assenze. Il partner che tradisce vive costantemente due vite parallele, e mantenerle separate richiede una continua produzione di bugie e giustificazioni. Come evidenzio nel mio libro "Psicologia del Tradimento", la ricerca suggerisce che gli uomini tendono a essere più motivati al tradimento dal desiderio sessuale e da fattori situazionali, mentre le donne più frequentemente tradiscono quando si sentono trascurate emotivamente dal partner. Tuttavia, nell'innamoramento extraconiugale vero e proprio, questa distinzione diventa meno netta: entrambi i generi cercano quella connessione emotiva profonda che sentono mancare. Comunicazione segreta e telefonate Il telefono diventa improvvisamente sacro. Password nuove, messaggi cancellati, telefonate in luoghi appartati. Quando squilla un messaggio, la reazione è sproporzionata: ansia, fretta di controllare, nervosismo se qualcuno guarda lo schermo. Questa segretezza è pesante. Nella fase iniziale dell'innamoramento extraconiugale, i due amanti si cercano continuamente: messaggi al mattino, chiamate durante la pausa pranzo, conversazioni notturne. Questa necessità di contatto costante è uno dei segnali più evidenti che la relazione sta diventando seria e che il coinvolgimento emotivo è profondo. Le ragioni psicologiche dietro l'innamoramento extraconiugale Comprendere perché accade può aiutare a gestire la situazione con più consapevolezza. Non si tratta di "cattiveria", desiderio di ferire o mancanza di morale. Le motivazioni sono complesse e spesso sfaccettate. Insoddisfazione nella coppia e seconde occasioni La ricerca sui tradimenti ha identificato diverse motivazioni principali. Tra queste, la mancanza di intimità emotiva, il sentirsi trascurati dal partner e la bassa qualità della comunicazione di coppia sono tra le più significative. Ma anche il desiderio di sentirsi vivi, togliersi quegli "anni da dosso" che ci portiamo sulle spalle come uno zaino pieno di piombo. La percezione di avere una seconda chance per essere felici è spesso troppo attraente per rinunciarvi. Molti uomini mi dicono: "Con lei posso parlare di tutto, mi sento capito, mi capisce veramente". Quello che spesso non riconoscono è che questo livello di ascolto è possibile proprio perché la relazione è nuova, priva di conflitti reali e responsabilità condivise. L'amante diventa il primo confidente, quella persona che sembra comprendere meglio della moglie. Ma è importante chiedersi: ho davvero provato a ricreare quel dialogo profondo con mia moglie? O ho dato per scontato che non fosse più possibile? La risposta in genere è: "Certo, ma mia moglie non vuole!". Oppure: "Impossibile, non mi ascolta!" e così via. Questo lo spiega la cosiddetta Cascata Gottman-Rusbult-Glass, che parla di come a un certo punto si inizi anche a squalificare il partner ufficiale. Un po' come se dovessimo costruirci delle "scuse" per giustificare un tradimento, evidenziando i difetti del partner. Problemi di intimità sessuale La sessualità di coppia cambia nel tempo. Dopo anni di matrimonio, la passione travolgente dei primi tempi lascia spesso spazio a una intimità più tranquilla, meno eccitante e frequente. Questo è normale e fisiologico, ma può diventare problematico quando uno dei partner vive questa evoluzione come una perdita inaccettabile. L'innamoramento per un'altra donna risveglia quella componente di desiderio intenso, di attrazione fisica irrefrenabile che sembrava perduta. Il sesso con l'amante è carico di novità, eccitazione, trasgressione. Diventa difficile ricordare che forse la relazione con la moglie, all'inizio, aveva quella stessa carica erotica. Un aspetto che emerge frequentemente nei colloqui è la sensazione di "essere desiderati di nuovo". Molti uomini descrivono come l'attenzione dell'amante li faccia sentire attraenti, interessanti, vivi in un modo che non sperimentavano più da tempo nella coppia. E questi sono bisogni spesso ignorati dalle mogli. Sentirsi nuovamente desiderati, magari dopo anni di "calma piatta", è come per un artista avere finalmente l'ispirazione davanti alla pagina bianca della propria vita. Rinunciarci, sembra impossibile. Il conflitto tra desiderio e responsabilità Questo è forse l'aspetto più doloroso dell'innamoramento extraconiugale: il conflitto interno lacerante tra ciò che si desidera e ciò che si "dovrebbe" fare. Da un lato c'è l'innamoramento, potente e totalizzante, che promette felicità, passione, una vita nuova. Dall'altro ci sono i figli, la moglie, gli anni condivisi, i valori familiari, il giudizio sociale, il senso di responsabilità. Molti uomini in questa situazione mi dicono di sentirsi intrappolati. Non riescono a immaginare una vita felice senza l'amante, ma nemmeno riescono ad accettare l'idea di lasciare la famiglia. È come se la felicità fosse possibile solo in quella relazione clandestina, in quegli incontri rubati. Fuori dal tempo e dal peso della realtà. Questo pensiero - "non posso essere felice senza di lei" - è uno dei più pericolosi, perché blocca la capacità di prendere decisioni lucide. L'innamoramento funziona proprio così: crea la convinzione che quella persona sia l'unica chiave per la nostra felicità, quando in realtà la felicità è una condizione che costruiamo attraverso scelte consapevoli, non qualcosa che "troviamo" in un'altra persona. È un meccanismo molto utile, perché ci aiuta a "incollarci" a qualcuno fino alla riproduzione. Peccato che la nostra società si è evoluta in modo molto diverso rispetto a 5000 anni fa, e agire secondo questi istinti di certo non ci aiuta. Cosa prova davvero un uomo sposato innamorato di un'altra Il mondo interiore di un uomo diviso tra due donne è un territorio complesso, fatto di emozioni contrastanti e spesso incomprensibili anche a lui stesso. Paura di perdere la moglie ma anche paura di perdere l'amante Quando la situazione viene scoperta o quando la tensione diventa insostenibile, emerge una paura paralizzante: la paura di perdere entrambe. La moglie rappresenta la sicurezza, la storia condivisa, la famiglia, l'identità sociale. L'amante rappresenta la passione, il desiderio, quella parte di sé che si sentiva morta e ora è viva. Perdere la moglie significa spesso perdere la stabilità familiare, il rapporto quotidiano con i figli, lo status sociale, magari anche la situazione economica. Ma perdere l'amante significa rinunciare a quella sensazione di essere vivi, a quella connessione che sembra unica e irripetibile. Forse addirittura a quella che viene percepita come l'unica possibilità di essere felici. E quindi, ci si chiede: Devo scegliere la mia felicità o la responsabilità? Che uomo sono, se vivo per essere infelice? A che serve tutto quello che ho realizzato, se comunque faccio una vita non degna di essere vissuta (perché non ho l'amante)? Questa doppia paura genera un'indecisione logorante. Alcuni uomini passano mesi o anni a oscillare tra decisioni opposte: un giorno sono sicuri di voler lasciare la moglie, il giorno dopo decidono di chiudere con l'amante. È un'altalena emotiva estenuante che impedisce di fare passi concreti in qualsiasi direzione e scegliere tra amante e moglie. Un uomo sposato innamorato dell'amante, può trovarsi in uno stato emotivo tale per cui a volte cerca solo isolamento, spazio per riflettere. Uno spazio in cui però non trova risposte, ma solo ulteriore confusione. Un po' come un naufrago che beve acqua di mare per dissetarsi. Il senso di colpa di chi ha un amante Il senso di colpa è uno dei pesi più gravosi per chi vive un innamoramento extraconiugale. Paradossalmente, spesso non è verso la moglie, ma verso i figli, verso l'amante e verso sé stessi. Forse può interessarti l'articolo: I Figli Perdonano un Tradimento? Verso i figli, perché si mette a rischio l'unità familiare. Ci si tortura all'idea di creare traumi, essere allontanati e disprezzati. Verso l'amante, perché non le si sta dando quello che merita. Verso sé stessi, perché non si sta facendo finalmente il salto che ci dà l'idea di poterci finalmente rendere felici. Questo senso di colpa crea uno stato di stress psicologico cronico. Molti uomini in questa situazione riferiscono sintomi fisici: insonnia, problemi digestivi, mal di testa, tensione muscolare. Il corpo manifesta quello che la mente cerca di tenere sotto controllo. Passione per l'amante ma confusione sul futuro L'innamoramento per l'amante è spesso travolgente, ma quando si inizia a pensare concretamente al futuro, emergono dubbi e paure. Come sarebbe una vita quotidiana con lei? Come reagirebbero i figli? Come gestiremmo le difficoltà economiche di una separazione? E se poi, dopo qualche anno insieme, anche questa relazione perdesse la sua magia? Molti uomini sposati innamorati di un'altra vivono la relazione extraconiugale come una "bolla" perfetta, separata dalla realtà. Ma quando questa bolla rischia di diventare vita reale, con tutte le sue complicazioni, la paura può essere paralizzante. C'è anche un'altra dinamica importante: l'idealizzazione dell'amante regge finché la relazione rimane clandestina. Nel momento in cui dovesse diventare ufficiale, con tutti i problemi concreti di una convivenza, quella perfezione potrebbe sgretolarsi rapidamente. La vita coniugale può sopravvivere a una relazione extraconiugale? Questa è la domanda che mi viene posta più frequentemente in studio, sia da chi ha tradito che da chi è stato tradito. La risposta onesta è: dipende. Fattori che determinano il recupero o la rottura Ho visto coppie ricostruire relazioni più solide e profonde dopo un tradimento, e ne ho viste altre implodere nonostante tutti gli sforzi. La differenza non sta tanto nella gravità del tradimento quanto nella capacità e volontà di entrambi i partner di affrontare la situazione. I fattori che favoriscono il recupero includono: La capacità di assumersi la responsabilità: Chi ha tradito deve essere in grado di riconoscere pienamente l'impatto delle proprie azioni, senza minimizzare, giustificare o incolpare il partner. Questo non significa autoflagellarsi per sempre, ma riconoscere onestamente il dolore causato. La volontà di chiudere completamente con l'amante: Una ricostruzione della coppia non è possibile se la relazione extraconiugale continua, nemmeno in forma di amicizia. Molti uomini faticano enormemente con questo passaggio, perché chiudere con l'amante significa affrontare un vero e proprio lutto. Ma è un passaggio non negoziabile. Un dialogo emotivo profondo: La coppia deve essere disposta a parlare non solo del tradimento, ma anche di cosa non funzionava nella relazione prima che accadesse. Questo richiede vulnerabilità, onestà e la capacità di ascoltare veramente l'altro senza giudicare. Il tempo: Ricostruire la fiducia non è un processo che avviene dall'oggi al domani. Richiede mesi, a volte anni, di dimostrazioni concrete, coerenza tra parole e azioni, pazienza reciproca. Chi è stato tradito avrà momenti di rabbia, dubbio, paura che si ripeta. È normale e va accolto. Un supporto professionale: La terapia di coppia può fare la differenza tra una ricostruzione efficace e anni di sofferenza reciproca. Un terapeuta esperto può guidare la coppia attraverso le fasi del recupero, aiutare a sviluppare nuove modalità di comunicazione e affrontare i traumi che inevitabilmente il tradimento porta con sé. I fattori che rendono invece più difficile il recupero includono l'incapacità di tagliare i ponti con l'amante, la mancanza di assunzione di responsabilità, l'aggressività difensiva di chi ha tradito, l'incapacità di perdonare (che è diversa dal dimenticare) da parte di chi è stato tradito. Un dialogo intimo tra una coppia in crisi, immersi in un ambiente accogliente. Puoi approfondire questo argomento nell'articolo: Come Superare il Tradimento con l’ESA Il ruolo del perdono e la ricostruzione della fiducia Il perdono in questi casi non significa dire "va tutto bene" o far finta che non sia successo nulla. Significa piuttosto fare una scelta consapevole: scelgo di lavorare per ricostruire questa relazione invece che rimanere bloccato nella rabbia e nel risentimento. Perdonare non è un atto singolo, ma un processo che richiede tempo. Ci saranno giorni in cui la persona tradita si sentirà sopraffatta dalla rabbia e dalla tristezza, anche mesi o anni dopo la scoperta. Questo è normale e non significa che il perdono non stia avvenendo. La ricostruzione della fiducia richiede azioni concrete e costanti. Non basta dire "mi dispiace" o "non succederà più". Serve trasparenza (ad esempio, condividere password dei telefoni per un periodo), prevedibilità (essere dove si dice di essere, quando si dice di esserci), coerenza tra parole e azioni. Ma serve anche che chi è stato tradito accetti gradualmente di "rischiare di nuovo". Fidarsi significa accettare la possibilità di essere feriti. È un atto di coraggio, non di ingenuità. E richiede che dall'altra parte ci sia qualcuno che dimostri, giorno dopo giorno, di meritare quella fiducia. Una relazione che supera un tradimento non tornerà mai a essere quella di prima. Ma può diventare qualcosa di diverso e, in alcuni casi, migliore. Molte coppie che ho seguito riferiscono che il tradimento, per quanto doloroso, è stato un campanello d'allarme che le ha costrette a guardare in faccia problemi ignorati da anni e a ricostruire su basi più solide. E mi dicono: "Meno male che c'è stato questo tradimento... altrimenti avremmo divorziato!". Un tramonto sereno per una coppia che ritrova fiducia e amore, simbolo di rinascita dopo un tradimento. Cosa fare concretamente: Passi verso una scelta consapevole Se sei l'uomo sposato che vive questo innamoramento, probabilmente ti senti confuso e bloccato. Ecco alcuni passi che possono aiutarti a fare chiarezza: Smetti di aspettare che la soluzione arrivi da sola: L'indecisione non è neutrale. Ogni giorno che passa senza fare una scelta è un giorno in cui stai ferendo più persone. La paura di scegliere è comprensibile, ma prolungare questa situazione non la renderà più facile. Concediti spazio per riflettere onestamente: Prenditi del tempo da solo, lontano sia dalla moglie che dall'amante, per chiederti cosa vuoi davvero. Non cosa dovresti volere, non cosa gli altri si aspettano da te, ma cosa tu senti nel profondo. Distingui l'innamoramento dall'amore maturo: L'innamoramento è una condizione temporanea, alimentata dalla novità e dalla chimica cerebrale. L'amore maturo è una scelta quotidiana, costruita nel tempo. Entrambi hanno valore, ma servono consapevolezza e onestà per distinguerli. Considera la terapia individuale e di coppia: Un percorso terapeutico può aiutarti a comprendere le motivazioni profonde di questo innamoramento, a esplorare le dinamiche della tua relazione matrimoniale e a prendere decisioni più consapevoli. La terapia di coppia, in particolare, può aiutare te e tua moglie a ricostruire quel dialogo emotivo che probabilmente si era perso. Se hai bisogno di aiuto a navigare questa situazione difficile, contattami per una call conoscitiva gratuita. Se scegli di restare, chiudi davvero con l'amante: Questo significa un confronto chiaro e definitivo, nessun contatto successivo, nemmeno "per vedere come sta". È un lutto vero, che richiede elaborazione, ma è l'unico modo per dare una possibilità reale alla coppia. Se scegli di lasciare, fallo con responsabilità: Separarsi è un tuo diritto, ma farlo in modo responsabile significa affrontare onestamente le conseguenze, non minimizzare il dolore causato, assumersi gli impegni verso i figli, dare tempo e spazio al partner per elaborare. Se sei la moglie che sospetta o ha scoperto, anche il dolore che stai vivendo tu è reale e profondo. Permettiti di sentirlo, di attraversarlo. Non forzarti a perdonare prima di essere pronta. Ma allo stesso tempo, cerca di non prendere decisioni definitive nei momenti di dolore acuto. Concediti tempo per capire cosa vuoi tu, non solo reagire a quello che ha fatto lui. Se sei l'altra donna, rifletti onestamente sulla tua posizione. Stai aspettando promesse che potrebbero non realizzarsi mai? Ti meriti una relazione completa, non ritagli di tempo rubati. Chiediti se questa situazione ti sta davvero rendendo felice o se stai sacrificando la possibilità di costruire qualcosa di reale con qualcuno che possa esserti completamente dedicato. Conclusione: Dalla confusione alla consapevolezza L'innamoramento di un uomo sposato per un'altra donna è una situazione dolorosa e complessa per tutti i coinvolti. Non esistono soluzioni facili né risposte universalmente valide. Ogni storia è unica, con le sue sfumature, le sue ragioni, le sue possibilità. Quello che posso dirti, dopo anni di lavoro con coppie in questa situazione, è che la sofferenza non è inevitabile per sempre. Che si scelga di ricostruire il matrimonio o di separare le strade, è possibile farlo con consapevolezza, rispetto e responsabilità. Il primo passo è sempre guardare la realtà in faccia, senza le illusioni dell'innamoramento e senza la paralisi della paura. Accettare i propri sentimenti, comprendere le dinamiche che hanno portato a questa situazione, assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Accettazione e comprensione sono la meta dopo un viaggio nella riscoperta della coppia. Ricorda che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza e maturità. Un percorso psicologico, individuale o di coppia, può aiutarti a costruire qualcosa di più autentico e solido. Se riconosci in questo articolo dinamiche che stai vivendo, ti invito a fermarti un momento e a riflettere: cosa vuoi davvero costruire per il tuo futuro? Qualunque sia la tua risposta, sappi che non sei solo in questo percorso. FAQ - Domande frequenti su come si comporta un uomo sposato innamorato dell'amante Come capire se un uomo sposato è innamorato o è solo attrazione fisica? L'innamoramento extraconiugale si distingue dall'attrazione fisica per alcuni elementi chiave: il coinvolgimento emotivo profondo, il pensiero costante rivolto all'altra persona, il desiderio di condividere non solo momenti intimi ma anche pensieri, progetti e vulnerabilità. Se un uomo inizia a considerare l'amante come primo confidente, se confronta continuamente le due relazioni, se prova gelosia per la sua vita privata, siamo oltre l'attrazione fisica. L'attrazione rimane a un livello più superficiale e occasionale. Un uomo innamorato di un'altra può ancora amare la moglie? Sì, ed è proprio questo che rende la situazione così complessa. L'amore per la moglie e l'innamoramento per l'amante sono sentimenti di natura diversa. L'amore coniugale maturo è fatto di intimità profonda, conoscenza reciproca, storia condivisa e scelta quotidiana. L'innamoramento è passione, novità, idealizzazione. Possono coesistere creando un conflitto interno lacerante. Molti uomini riferiscono di "amare" entrambe le donne, ma in modi profondamente diversi. Cosa prova una donna sposata che si innamora di un altro uomo? Le dinamiche dell'innamoramento extraconiugale nelle donne seguono pattern simili a quelli maschili, ma con alcune differenze significative. La ricerca mostra che le donne tendono a innamorarsi di un altro quando si sentono emotivamente trascurate, non ascoltate o non valorizzate dal marito. Per una donna sposata, l'innamoramento extraconiugale spesso nasce da una connessione emotiva profonda prima ancora che fisica. Il senso di colpa può essere più intenso, soprattutto se ci sono figli, ma anche la necessità di sentirsi "viste" e desiderate come donne, non solo come mogli e madri. Perché un uomo sposato si innamora di un'altra donna? Le motivazioni sono multiple e spesso intrecciate. Oltre all'insoddisfazione nella coppia o ai problemi di intimità, entrano in gioco fattori come la crisi di mezza età, la paura dell'invecchiamento, il bisogno di sentirsi ancora desiderabili, la routine che ha spento la passione. A volte l'innamoramento extraconiugale non indica necessariamente problemi gravi nel matrimonio, ma piuttosto una vulnerabilità personale in un momento particolare della vita. Altri fattori includono la mancanza di dialogo emotivo nella coppia, bisogni non espressi o non riconosciuti, e la tendenza a idealizzare ciò che non si ha. Come si comporta un uomo che vuole nascondere una relazione? I comportamenti tipici includono: protezione ossessiva del telefono (password nuove, schermo coperto, eliminazione continua di messaggi), cambiamenti inspiegabili nelle routine (nuovi hobby, straordinari frequenti, necessità di "spazi personali"), maggiore attenzione all'aspetto fisico, variazioni nell'umore. Può anche dedicarsi maggiormente ai figli come modo per gestire il senso di colpa senza dover affrontare l'intimità di coppia. È possibile salvare un matrimonio dopo un'infedeltà? Sì, è possibile, ma non è né semplice né garantito. Richiede che entrambi i partner siano realmente motivati a ricostruire, che chi ha tradito chiuda completamente con l'amante e si assuma la piena responsabilità, che chi è stato tradito sia disposto a un percorso di perdono graduale (non immediato), e che la coppia affronti le cause profonde che hanno portato alla crisi. La terapia di coppia aumenta significativamente le possibilità di successo. Molte coppie che superano un tradimento riferiscono che la relazione, pur essendo cambiata, è diventata più autentica e profonda. Il punto chiave è trasformare la crisi in un'opportunità di crescita, non limitarsi a "superare" l'evento tornando alla situazione precedente. Quanto tempo ci vuole per superare un tradimento? Non esiste una tempistica standard perché dipende da molti fattori: la durata dell'infedeltà, se si trattava di coinvolgimento emotivo o solo fisico, la qualità della relazione prima del tradimento, la capacità della coppia di comunicare, il supporto terapeutico. In generale, la fase acuta del dolore dura alcuni mesi, ma la ricostruzione completa della fiducia può richiedere anche uno, due o tre anni. È importante sapere che "superare" non significa dimenticare o tornare esattamente come prima, ma piuttosto integrare l'esperienza e costruire qualcosa di nuovo. Ci saranno momenti di ricaduta emotiva anche dopo tempo, e questo è normale nel processo di elaborazione del trauma. Un uomo che tradisce può cambiare? La risposta onesta è: dipende. Alcune persone hanno pattern ripetitivi di infedeltà legati a problematiche personali profonde (disturbi di personalità, dipendenze affettive, bisogno compulsivo di validazione esterna) che richiedono un percorso terapeutico individuale lungo e impegnativo. Altre persone tradiscono in un momento particolare della vita, in risposta a vulnerabilità specifiche o crisi di coppia, e possono effettivamente cambiare se comprendono le dinamiche che li hanno portati a quel comportamento e sviluppano strumenti diversi per gestire insoddisfazioni o bisogni. Il vero cambiamento richiede consapevolezza, responsabilità, lavoro su di sé e spesso supporto professionale. Come capire se vale la pena lottare per il matrimonio? Alcune domande che possono aiutare: c'è ancora amore e rispetto reciproco sotto il dolore attuale? Entrambi sono disposti a impegnarsi attivamente nella ricostruzione? Ci sono stati pattern di abuso emotivo o fisico nella relazione? La relazione, prima della crisi, aveva fondamenta solide o era già profondamente disfunzionale? Ci sono valori condivisi e obiettivi comuni per il futuro? Soprattutto: quando immagini la tua vita tra 5 anni, riesci a vederti sereno/a con questa persona? Se la risposta a quest'ultima domanda è "sì, ma solo se cambiano certe cose", allora ha senso provare a lavorarci. Se la risposta è "no" o "non lo so più", potrebbe essere il momento di considerare onestamente altre possibilità. Bibliografia Glass, S. P., & Wright, T. L. (1997). Reconstructing marriages after the trauma of infidelity. In W. K. Halford & H. J. Markman (Eds.), Clinical handbook of marriage and couples interventions (pp. 471-507). Wiley. Gottman, J. M., & Silver, N. (2015). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books. Studio fondamentale sulle dinamiche che predicono il successo o il fallimento delle relazioni di coppia. Russell, V. M., Baker, L. R., & McNulty, J. K. (2013). Attachment insecurity and infidelity in marriage: Do studies of dating relationships really inform us about marriage? Journal of Family Psychology, 27(2), 242-251. https://doi.org/10.1037/a0031877 Selterman, D., Garcia, J. R., & Tsapelas, I. (2019). Motivations for extradyadic infidelity revisited. The Journal of Sex Research, 56(3), 273-286. Studio che identifica le otto principali motivazioni al tradimento. Selterman, D., Garcia, J. R., & Tsapelas, I. (2021). What do people do, say, and feel when they have affairs? Associations between infidelity involvement and responses. Journal of Social and Personal Relationships, 38(5), 1626-1647. Tobore, T. O. (2020). Towards a comprehensive theory of love: The quadruple theory. Frontiers in Psychology, 11, 862. Analisi neurobiologica e psicologica dell'innamoramento. Zietsch, B. 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Se ti senti intrappolato, angosciato, magari in colpa per questi sentimenti, sappi che sei in ottima compagnia. Moltissime persone navigano questa esperienza emotiva complessa, spesso vissuta come una vera e propria scissione interiore. A volte ci si chiede se si debba scegliere tra amante e moglie/marito, oppure se provare a iniziare una relazione poliamorosa. Guarda il video: Si possono amare due persone contemporaneamente? https://youtu.be/pJQODe0vy6g Espandi per la trascrizione del video: Si possono amare due persone contemporaneamente? Non so come sia possibile, ma mi sono innamorato di un'altra persona. Io amo mia moglie, amo mio marito, però inizio a sentire dei sentimenti per qualcun altro. Ma come è possibile? Allora vuol dire che non sono davvero innamorato del mio partner? Vuol dire che è giusto lasciarlo? Vuol dire che devo trovare una soluzione in questa dualità che non è accettabile per me? Quello che ci hanno insegnato è proprio questo: si può amare una sola persona alla volta. Eppure è interessante come questo sia un ruolo dato solo ai partner. Nessuno ti direbbe mai: "Beh, puoi amare solo un figlio alla volta, puoi amare solo un genitore alla volta, solo un fratello alla volta". Però l'esclusività della relazione amorosa viene sempre considerata come sacra, come impossibile da vedere in modo diverso. Eppure, nella complessità dei sentimenti, capita. E capita molto spesso. Il punto però è che è difficile da accettare. Immagina una relazione in cui ci sono magari anche degli impegni importanti, dei figli, un mutuo da pagare, eppure ti accorgi che provi attrazione per un'altra persona. Però questa attrazione non è solo una mera sensazione di "vorrei starci insieme", ma è proprio una relazione stabile. Quindi c'è una dualità tale da farci chiedere: sì, ma è davvero possibile? O significa qualcos'altro? O devo preoccuparmi che le cose non vanno? Ora, chiaramente, quando si parla di avere una relazione con due persone contemporaneamente, se questa non è dichiarata si chiama ovviamente tradimento, ed è un qualcosa per i più inaccettabile. Il punto non è tanto giudicare questa situazione come giusta o sbagliata, ma è comprendere che il cuore non è fatto a compartimenti stagni. Non possiamo chiudere una porta e dire: "Ok, qui non entra più nessuno". Se siamo in un ambiente lavorativo dove c'è quella persona, quella collega, quel collega così attraente, la fantasia inizia a correre. E dopo che la fantasia è iniziata a correre, arriva un momento in cui c'è uno sfioramento, in cui c'è una sensazione di complicità che difficilmente riusciamo ad avere a casa. Ecco che iniziamo a vacillare facilmente. Nel momento in cui non sbattiamo la porta, non la chiudiamo con una doppia mandata, allora ci possiamo trovare veramente nei guai. Se non l'abbiamo fatto subito, ecco che inizia un vortice di sentimenti, di emozioni impossibili da frenare. E quindi che faccio? E quindi va bene che sono con due persone? Va bene che sono innamorato di due persone? Oppure devo accettare che mia moglie o mio marito siano innamorati di un altro? Questo chiaramente è molto soggettivo, non c'è una risposta giusta e sbagliata. Tendenzialmente però, nelle relazioni, questa cosa è inaccettabile. Ma come si fa a comprendere cosa fare a questo punto? Perché come faccio a scegliere tra una persona con cui sto da trent'anni, tre figli, mutuo, impegni, passato, sentimenti importanti, fiducia... e quell'altra di cui sono follemente innamorato, sono preso, mi immagino un futuro diverso, un futuro nuovo, pieno di eccitazione? Love Story o Life Story? Beh, qui ha solo ed esclusivamente a che fare con la scelta. Dice Esther Perel, che è una terapeuta belga, la grande esperta di tradimento — ha scritto diversi saggi molto interessanti, tra cui un libro che ti consiglio che si chiama "Così fan tutti" — dice: "Io mi sono innamorata di mille persone nella mia vita, però devi scegliere se vuoi una love story o una life story". Questo secondo me è un messaggio molto bello, molto potente. Quando ci impegnamo, possiamo scegliere di rispettare quell'impegno oppure no. Quando ci affacciamo a una persona nuova, anche se ci dà tanto, dobbiamo sempre contestualizzarla per quello che è. È qualcuno che ci darà sempre le emozioni più belle, più intense. Eppure questo non vuol dire che dobbiamo inseguire quella storia. Un Paragone con il Lavoro Un paragone che faccio spesso è quello con il lavoro. Ora immagina di essere un ingegnere: hai studiato tre anni, o cinque, o chissà quanti, magari qualche master, altra formazione insomma. Hai investito tanto tempo, tante risorse nel tuo lavoro. Hai iniziato a lavorare, magari inizi a cambiare azienda. Ne cambi una, ne cambi due, ne cambi tre. Sei arrivato a un certo livello, hai trovato una stabilità, sei più o meno soddisfatto. Nel senso che sei contento del tuo lavoro — non troverai l'eccitazione dei primi momenti — però, insomma, ok, va bene, sono nella mia dimensione. Poi a un certo punto hai la possibilità di vestire i panni di un chirurgo per tre giorni. Per tre giorni tu fai la vita del chirurgo. Quindi immaginiamo che tu possa imparare — così, come per magia — tutte le capacità che ha un chirurgo e inizi a fare il chirurgo. Figo! Entusiasmante! Eccitante! Forse voglio fare quello! Perché se faccio il chirurgo per tre giorni mi sento onnipotente. Magari sono tre giorni che mi vanno bene, senza perdite, senza vedere il dolore delle persone che non riesco a salvare, senza sentire il peso della responsabilità, della fatica, insomma. Non Considerare le Relazioni Come Usa e Getta Attenzione a non considerare le relazioni come usa e getta. Questo non vuol dire non darsi seconde opportunità, perché sono sacrosante. Se io, dopo vent'anni in cui ho fatto l'ingegnere, mi scoccio e voglio fare il chirurgo, o voglio fare qualsiasi altro lavoro, ben venga! L'importante è riconoscere che comunque anche questo richiede tanto impegno, tanta fatica. E va benissimo, perché probabilmente saremo in grado di costruire qualcosa di ancora più bello. È una scommessa che facciamo. L'importante è star bene con se stessi mentre lo facciamo. Ed è chiaro: non c'è la garanzia di successo, né c'è l'aspettativa che sia facile iniziare una nuova strada con qualcun altro. Il Messaggio Finale Però il fatto di innamorarsi di due persone contemporaneamente... alla fine il mio messaggio vuole essere questo: non è "Ok, quindi devo lasciare la persona con cui sto", ma è "Ho trovato un'altra persona che mi fa star bene. Ecco, questo apre un bivio, apre una scelta". Non è una scelta obbligata verso quella nuova persona. Eppure, resterà sempre un limbo. Resterà sempre una situazione conflittuale che non ci aiuta ad andare avanti, ma che è condannata a ripetersi all'infinito. È sbagliato amare due persone contemporaneamente? Come psicologo, incontro ogni settimana persone che vivono questa situazione con un misto di meraviglia e terrore. "Com'è possibile? Sto con mio marito da vent'anni, eppure quello che provo per quest'altra persona è reale, intenso, vero. Sono una persona sbagliata?" Esther Perel, una delle voci più autorevoli sulle relazioni moderne, dice: "Ci hanno insegnato che il cuore è un contenitore che può ospitare una sola persona alla volta. Ma il cuore è molto più complesso delle regole che cerchiamo di imporgli" (Perel, 2017). Nella mia pratica clinica, vedo questa complessità manifestarsi in modi che sfidano ogni categorizzazione semplicistica. Una paziente mi racconta, con le lacrime agli occhi: "Con mio marito mi sento a casa, al sicuro. Con lui invece mi sento viva, curiosa, scopro parti di me che non sapevo esistessero. Non voglio scegliere tra sentirmi al sicuro e sentirmi viva." Il punto è questo: il sentimento non è mai sbagliato. È quello che scegliamo di fare con questi sentimenti che definisce chi siamo. Ma prima di parlare di scelte – sempre complesse e profondamente personali (al di là del bene e del male, per dirla alla Nietzschiana maniera) – dobbiamo capire cosa sta succedendo dentro di te a livello psicologico e neurobiologico. Il cuore non è a compartimenti stagni: perché possiamo amare più persone Il cuore non è a compartimenti stagni: anche se a volte vorremmo che fosse una cassaforte, la verità è ben diversa. Il cuore è permeabile, e ci permette di amare più persone contemporaneamente. Fin da bambini ci raccontano storie sull'anima gemella, sulla persona "giusta" che completerà la nostra vita. Questi racconti plasmano le nostre aspettative e il modo in cui misuriamo il nostro valore nelle relazioni. Ma la realtà del cuore umano è ben diversa. Pensa a come ami i tuoi figli (se ne hai più di uno), i tuoi genitori, i tuoi amici. Non hai difficoltà ad amare profondamente più persone in questi contesti. Un genitore può amare intensamente tutti i suoi figli senza che l'amore per uno diminuisca quello per l'altro. Perché dovrebbe essere diverso con l'amore romantico? La differenza sta nelle regole culturali che abbiamo interiorizzato, non nella capacità effettiva del cuore. Come evidenzia la ricerca antropologica: "L'amore non funziona come un'operazione aritmetica. Più amiamo, più ci espandiamo e maggiore diventa la nostra capacità" (Fisher, 2016). L'illusione del presente: perché confondiamo intensità con durata C'è un aspetto che raramente consideriamo quando siamo travolti da un nuovo amore: tendiamo a proiettare quello che sentiamo ora nel futuro, come se fosse destinato a durare per sempre. Un esempio che parla da sé: "Con lei provo emozioni che non ho mai provato. Sarà così per sempre, ne sono certo." Sei mesi dopo, tornò da me, un po' sollevato, un po' confuso: "Certo, ci tengo a lei. Però l'intensità sta calando. Forse non la amo davvero?" Questo è il punto: quando siamo nella fase della limerenza, il nostro cervello è inondato di dopamina. Pensiamo che questa sensazione di estasi durerà per sempre. Ma come spiega Helen Fisher (2016), biologicamente non può durare. Il corpo non può sostenere quello stato di arousal costante indefinitamente. Quando amiamo più persone, abbiamo la sensazione che sarà così in eterno. Che l'infatuazione (se non l'ossessione) per l'altra persona durerà per sempre. Eppure, non è così, Joe Beam, nel suo lavoro con migliaia di coppie, lo descrive perfettamente: pensiamo solo alle conseguenze a breve termine – come ci sentiamo ora – senza considerare le conseguenze a lungo termine. Parlando della sua relazione extraconiugale: "Ero così concentrato su quello che provavo con lei che non pensavo a come avrebbe influenzato il mio futuro" (Beam, 2019). Una buona idea è chiedersi: "Se quello che provo ora avesse una data di scadenza – diciamo 18-36 mesi – cambierebbe le mie decisioni?". Ovviamente, questo non significa che non si possa costruire una relazione matura con un'altra persona, partendo proprio dal profondo innamoramento iniziale. La cosa fondamentale è capire che quella sensazione di ultra-attaccamento, di emozioni così intense, di idealizzazione, semplicemente, ha una data di scadenza. Per cui, se stai pensando di lasciare la tua relazione in virtù di queste emozioni e non di un progetto più ampio e "lucido", è un qualcosa da tener presente. Il paradosso moderno del tradimento C'è un paradosso interessante nella nostra epoca. Mai come oggi abbiamo così tante aspettative dal matrimonio e dalle relazioni di coppia. Vogliamo che il nostro partner sia tutto: migliore amico, amante appassionato, co-genitore perfetto, compagno di avventure, sostegno emotivo, stimolo intellettuale. È quello che alcuni psicologi chiamano il "modello one-stop-shop" della relazione moderna. Eppure, proprio mentre chiediamo tutto a una sola persona, viviamo in una cultura che ci espone costantemente a infinite possibilità. App di incontri, social media, possibilità di spostamenti – siamo circondati da potenziali alternative. Il tradimento oggi non nasce solo dall'infelicità, ma spesso dalla curiosità, dal desiderio di esplorare parti di sé che rimangono dormienti nella relazione principale. Forse può interessarti l'articolo: La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne Un mio paziente lo espresse perfettamente: "Non mi manca nulla nel mio matrimonio. Mia moglie è fantastica. Ma con l'altra donna scopro un me stesso che non conoscevo – più spontaneo, più creativo. Non è che cerco qualcosa che mi manca, è che ho trovato qualcosa che non sapevo di volere." Oggi viviamo un paradosso importante: il partner dev'essere unico eppure avere molteplici ruoli... e allo stesso tempo, le possibilità di trovarne un altro sono all'ordine del giorno. Questo cambia completamente la narrativa del tradimento. Non è sempre fuga da qualcosa di brutto (anzi, mi sento di dire che lo è raramente), ma a volte ricerca di qualcosa di diverso. Non è necessariamente sintomo di una relazione malata, ma può essere espressione di una molteplicità interiore che cerca spazio per manifestarsi. La scienza dell'amore duale: cosa dice la ricerca Limerenza vs attaccamento: due sistemi completamente diversi Dorothy Tennov (1979) ha rivoluzionato la nostra comprensione dell'innamoramento introducendo il concetto di limerenza. Non è semplicemente "avere una cotta" – è uno stato alterato di coscienza con caratteristiche neurobiologiche precise. La limerenza include: Pensieri intrusivi: la persona occupa gran parte dei tuoi pensieri Paura del rifiuto accompagnata da euforia estrema quando l'interesse sembra ricambiato Sintomi fisici: battito accelerato, perdita di appetito, insonnia, tremori Cristallizzazione: tendenza a enfatizzare i tratti positivi dell'altro minimizzando i difetti Bisogno ossessivo di reciprocità: non basta amare, hai bisogno disperato di essere riamato Helen Fisher (2016) ha mappato cosa succede nel cervello durante le prime fasi dell'infatuazione attraverso risonanze magnetiche funzionali. Ha scoperto che quando guardiamo la foto di qualcuno di cui siamo infatuati, si attivano le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza da cocaina. Il sistema della ricompensa viene inondato di dopamina, creando quella sensazione di euforia e ossessione. Ma ecco il punto cruciale: la limerenza ha una data di scadenza. È biologicamente insostenibile mantenere quello stato di arousal costante – il corpo semplicemente non ce la fa. L'effetto aureola e il suo inevitabile tramonto Durante la limerenza viviamo quello che gli psicologi chiamano "halo effect" – effetto aureola. Non vediamo i difetti dell'altra persona, o se li vediamo, li minimizziamo. "Sì, so che ha quel difetto, ma non importa" – quante volte l'hai pensato? Dopo un po', però, i difetti emergono in tutto il loro peso. Non significa che l'amore svanisce, ma che cambia forma. Il problema nasce quando scambiamo l'intensità della limerenza per "vero amore" e la quiete dell'attaccamento sicuro per "amore morto". L'attaccamento profondo, infatti, è tutta un'altra storia. È mediato principalmente da ossitocina e vasopressina (Fisher, 2016). Non ti dà la "botta" della dopamina, ma produce qualcosa di più sostenibile: comfort, sicurezza, senso di appartenenza. È quello che provi quando ti accoccoli con il partner di lunga data sul divano – non sono farfalle nello stomaco, è qualcosa di più profondo e pacato. Addirittura noioso. Ora questi due sistemi operano indipendentemente (Fisher, 2016). Puoi essere profondamente attaccato al tuo partner di lunga data e contemporaneamente sperimentare infatuazione per qualcun altro. Non è un bug del sistema – dal punto di vista evolutivo, potrebbe essere stato addirittura adattivo. Quattro scenari possibili: dove ti porterà questa strada? Quando ami due persone, di solito ti trovi davanti a quattro possibili percorsi. Li ho visti ripetersi tantissime volte nella mia pratica clinica: 1. Tentare di mantenere entrambe le relazioni "Posso gestire entrambe, nessuno deve sapere." Questo percorso, a lungo andare, è destinato al fallimento. Puoi riuscirci per un po', ma il peso delle bugie, la complessità logistica, il carico emotivo diventano insostenibili. Prima o poi, o il partner scopre tutto, o l'amante si stanca di essere "l'altro/a", o tu stesso crolli sotto il peso della doppia vita. Oppure, se il partner è d'accordo, perseguire la strada della non monogamia etica. Insomma: il poliamore. 2. Lasciare il matrimonio per l'amante "Questa è la persona giusta, devo seguire il mio cuore." Le statistiche sono impietose. Per citare Glass (2003): "Statisticamente, il tasso di divorzio nei primi matrimoni è del 50% e quello nei secondi del 60%. Se sposi il tuo amante, la probabilità che funzioni è persino peggiore delle tristi statistiche sui divorzi nei secondi matrimoni (a meno che tu non sposi una vecchia fiamma della tua giovinezza). Le relazioni iniziate con il tradimento e la rottura della fiducia spesso finiscono per avere problemi di fiducia." 3. Terminare la relazione extra e lavorare sul matrimonio "Devo fare la cosa giusta, anche se fa male." Questo richiede un coraggio enorme e spesso un supporto professionale. Non è solo questione di "tagliare i ponti" – è elaborare un lutto, ricostruire la fiducia, riscoprire il partner che hai accanto. 4. Aspettare che sia l'altro a decidere "Non so cosa fare, aspetto che le cose si risolvano da sole." Il decidere di non decidere, è di fatto una decisione. E potenzialmente porta a perdere entrambe le relazioni, perché né il partner né l'amante possono tollerare l'incertezza all'infinito. Il cambiamento di identità: chi diventi quando agisci Forse l'aspetto più profondo e meno discusso è questo: le nostre azioni definiscono chi siamo. Chi decide di tornare con il proprio partner, potrebbe dire: "Non ero più io. Seguendo solo quello che sentivo, ero diventato qualcuno che non riconoscevo più. Avevo tradito non solo mia moglie, ma i miei stessi valori. Volevo tornare ad essere me stesso.". Così come chi decide di vivere con convinzione una nuova relazione, potrebbe dire: "Finalmente ho trovato il coraggio di inseguire i miei sentimenti, fare quel salto nel vuoto che pensavo di non poter mai fare nella vita!". A volte ci infiliamo in un paradosso: inseguendo l'autenticità del sentimento, possiamo perdere l'autenticità di chi siamo. Amori diversi risvegliano parti diverse di noi Ogni relazione è come uno specchio che riflette non solo chi è l'altra persona, ma chi diventiamo in sua presenza. Non cambiamo personalità – emergono semplicemente aspetti diversi di noi. Pensa a come ti comporti con il tuo migliore amico rispetto a come sei con i tuoi genitori o colleghi. Sei sempre tu, ma diverse relazioni attivano diverse sfaccettature della tua identità. Una persona può risvegliarti il lato avventuroso, un'altra quello tenero e protettivo. Una ti fa sentire intellettualmente stimolato, un'altra emotivamente nutrito. Nessuna di queste versioni è più "vera" dell'altra – sono tutte autenticamente tue. Sei come un prisma. La luce che lo attraversa è sempre la stessa, ma a seconda dell'angolazione, emergono colori diversi. Le persone che ami sono diverse angolazioni di luce che rivelano i tuoi molteplici colori interiori. La paura del confronto e il mito della scarsità "Se il mio partner trova attraente qualcun altro, significa che io non sono abbastanza?" Questa domanda tormenta molti dei miei pazienti. Nasce dall'idea che l'amore sia una risorsa limitata, come una torta da dividere: più ne dai a uno, meno ne rimane per l'altro. Ma l'amore non segue questa logica economica. Non è scarso, è anzi estremamente abbondante. Il problema non è la capacità del cuore di contenere più amori, ma le strutture culturali che ci impediscono di crederlo possibile. "Ho capito che non sono unica perché soddisfo ogni suo bisogno, ma perché la combinazione di chi sono e come amo non può essere replicata. Altri possono risvegliare aspetti diversi, ma non possono cancellare quello che abbiamo costruito." Lo racconto? E il poliamore? Non voglio dipingere un quadro rigido, in cui non l'unica scelta giusta è quella di restare col proprio partner o mettere a tacere un'esigenza che è emersa. Anzi, esistono situazioni in cui esplorare questi sentimenti complessi può portare a una crescita autentica e a relazioni più soddisfacenti – ma la chiave sta nella consapevolezza e nella costruzione intenzionale. Conosco coppie che hanno navigato con successo la complessità di amare più persone, ma avevano alcuni elementi in comune: trasparenza, maturità emotiva e valori condivisi su cosa significhi amore e impegno. Non hanno agito d'impulso sotto l'effetto della limerenza, ma hanno costruito intenzionalmente nuove forme relazionali. Una paziente mi raccontò: "Quando ho realizzato di provare sentimenti profondi per due persone, invece di nasconderlo o agire di nascosto, ne ho parlato con mio marito. È stato doloroso, complesso, abbiamo fatto terapia di coppia per mesi. Alla fine abbiamo ridefinito i confini della nostra relazione in modo che funzionasse per entrambi. Non è per tutti, ma per noi ha significato un'onestà e un'intimità che non avevamo mai avuto prima." Alcune persone scoprono attraverso questa esperienza che la monogamia tradizionale non è l'unica forma di amore etico possibile. Il poliamore consensuale, le relazioni aperte, altre forme di non-monogamia etica – sono scelte valide quando sono fatte con piena consapevolezza, consenso di tutti i coinvolti e comunicazione costante. Ma attenzione: questo richiede un livello di lavoro emotivo, comunicazione e conoscenza di sé che va ben oltre il "seguire semplicemente i propri sentimenti". Richiede di distinguere tra quello che vogliamo (desiderio immediato) e quello che scegliamo di costruire (visione a lungo termine). Richiede di considerare non solo i nostri bisogni ma anche quelli di tutti i coinvolti. La differenza cruciale è questa: non si tratta di essere trascinati dai sentimenti, ma di usare questi sentimenti come informazioni su chi siamo e cosa vogliamo, per poi costruire consapevolmente relazioni che onorino questa complessità. È un percorso che richiede coraggio, onestà e spesso supporto professionale – ma per alcuni, può portare a una vita relazionale più autentica e soddisfacente. Possibilità e rischi: navigare la realtà Amare due persone contemporaneamente non è una questione morale, ma di scelte e conseguenze. Il cuore può contenere entrambi gli amori, ma le nostre vite sono strutturate da accordi, promesse e impegni che non si piegano facilmente. Se si riesce ad aprire la relazione a terzi, bisogna scontrarsi contro probabili (probabilissime!) angosce del partner. Ma prima ancora di fare un passo del genere, dobbiamo ricordarci che c'è differenza tra sentire e agire. Quando chiedere aiuto professionale Riconoscere di aver bisogno di supporto è un grande segno di forza. Ecco alcuni segnali che indicano che potrebbe essere utile un percorso terapeutico: Paralisi decisionale: Non riesci a prendere una decisione da mesi Sofferenza intensa: L'ansia e il senso di colpa interferiscono con la tua vita quotidiana Comportamenti compulsivi: Continui a fare cose che sai ti faranno stare male Isolamento: Non riesci a parlarne con nessuno per vergogna o paura del giudizio Pensieri ossessivi: La situazione occupa ogni momento della tua giornata Impatto sulla salute: Insonnia, perdita di appetito, sintomi fisici dello stress Perdita di identità: Non riconosci più chi sei diventato Nel mio approccio, integro elementi strategici con i principi di Gottman e tecniche solution-focused. Non giudico, non do consigli su cosa "dovresti" fare. Ti aiuto a fare chiarezza su cosa vuoi tu, quali sono i tuoi valori, e come muoverti verso una soluzione che sia autentica per te. Se vuoi, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita. Domande Frequenti: si possono amare due persone contemporaneamente? È normale quello che sto provando? Assolutamente sì. In molti provano sentimenti romantici per due persone contemporaneamente. È molto più comune di quanto si pensi, semplicemente non se ne parla. Devo dirlo al mio partner? Dipende. La trasparenza può essere liberatoria ma anche devastante. Valuta: qual è la tua intenzione nel dirlo? Cerchi intimità e onestà o vuoi alleggerire il tuo senso di colpa? Un terapeuta può aiutarti a esplorare questa decisione. Intanto, puoi leggere l'articolo Confessare un tradimento: lo psicologo risponde. Significa che non amo più il mio partner? No. Puoi amare profondamente il tuo partner e contemporaneamente provare sentimenti per qualcun altro. L'uno non cancella l'altro. Come dice Perel (2017): "L'esistenza di un amore non cancella necessariamente la possibilità di un altro". Come faccio a scegliere? Non sempre devi. A volte la "scelta" è accettare la complessità dei tuoi sentimenti senza agire su di essi. Quando una scelta è necessaria, chiediti: "Quali sono i miei valori fondamentali? Che tipo di vita voglio costruire? Con chi mi vedo tra 10 anni?". Puoi approfondire leggendo l'articolo Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva Il nuovo amore è più "vero" perché più intenso? L'intensità non equivale a verità o profondità. La limerenza (del nuovo amore) è neurologicamente più "rumorosa" – più dopamina, più eccitazione. L'attaccamento sicuro è più silenzioso ma non meno profondo. Sono semplicemente diversi. Approfondisci leggendo l'articolo La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne. Cosa succede se lascio tutto per il nuovo amore? Le statistiche non sono incoraggianti: la maggior parte delle relazioni nate da un tradimento non sopravvive alla fine della fase di limerenza. Quelle che sopravvivono spesso portano con sé il peso della colpa e del rimorso per quello a cui si è rinunciato. Sto tradendo anche se non è successo niente di fisico? Il tradimento emotivo esiste e può essere altrettanto doloroso. Se stai nascondendo una connessione emotiva significativa, se condividi con l'altra persona cose che non condividi con il partner, se fantastichi su una vita insieme – è un qualcosa che potremmo chiamare "Tradimento bianco". Puoi approfondire questo concetto leggendo l'articolo Tradire senza andare a letto: il tradimento bianco. Perché mi sento così in colpa se è "naturale"? Naturale non significa privo di conseguenze emotive. Il senso di colpa nasce dal conflitto tra quello che senti e gli impegni che hai preso, tra i tuoi desideri, i tuoi valori e quello che la società ci ha insegnato essere giusto o sbagliato. È il segnale che stai navigando qualcosa di importante e complesso. Ho scritto un articolo che può interessarti: Tradire è giusto o sbagliato? Come influenzerà i miei figli? I bambini sono più percettivi di quanto pensiamo. Anche se non dicono nulla, assorbono le tensioni, i cambiamenti, le dinamiche emotive. Le decisioni che prendi oggi possono influenzare il loro modo di vedere le relazioni per anni a venire. Se vuoi approfondire questa dinamica, leggi il mio articolo I Figli Perdonano un Tradimento? Una scelta consapevole: sentire è umano, scegliere è responsabilità Arriviamo al cuore della questione. Sì, puoi amare due persone contemporaneamente. Il cuore ha questa capacità. Ma viviamo in un mondo di relazioni, accordi, famiglie, responsabilità. La domanda non è "posso sentire questo?" ma "cosa scelgo di fare con quello che sento?" Un elemento cruciale che spesso dimentichiamo: ogni decisione che prendiamo oggi non riguarda solo il presente, ma costruisce il nostro futuro. Non solo il futuro immediato – i prossimi mesi di passione – ma il futuro a lungo termine: chi saremo tra cinque, dieci anni? Che tipo di persona diventeremo seguendo questa strada? Le persone che navigano meglio questa complessità sono quelle che: Accettano i propri sentimenti senza giudicarsi Distinguono tra sentimenti e azioni – sentire è involontario, agire è una scelta Considerano le conseguenze a lungo termine, non solo l'intensità del momento Si prendono tempo per capire cosa vogliono veramente Valutano l'impatto delle loro scelte su tutti i coinvolti Agiscono in linea con i propri valori, non solo con i propri desideri Cercano supporto quando ne hanno bisogno Ricorda: il fatto che tu possa provare questi sentimenti non ti rende cattivo, confuso o rotto. Ti rende semplicemente umano. Ma ricorda anche: l'intensità di quello che provi ora non durerà per sempre. La limerenza ha una data di scadenza. Le decisioni che prendi sotto la sua influenza potrebbero non essere quelle che prenderesti con una mente più chiara. Se ti ritrovi in questa situazione e senti di aver bisogno di uno spazio sicuro per esplorare questi sentimenti senza giudizio, sappi che esistono professionisti preparati ad accompagnarti. Non devi navigare questa complessità da solo. Il percorso verso la chiarezza non è sempre lineare, ma ogni passo verso la comprensione di te stesso è un passo verso una vita più autentica, qualunque forma essa prenda. Altri articoli sulle relazioni e il tradimento Bibliografia Beam, J. (2019). Love, Sex & Marriage. Marriage Helper Press. Fisher, H. (2016). Anatomy of Love: A Natural History of Mating, Marriage, and Why We Stray. W. W. Norton & Company. https://www.helenfisher.com/books.html Glass, S. (2003). Not "Just Friends": Rebuilding Trust and Recovering Your Sanity After Infidelity. Free Press. Gottman, J. M., & Silver, N. (2015). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books. https://www.gottman.com/product/the-seven-principles-for-making-marriage-work/ Johnson, S. (2019). Attachment Theory in Practice: Emotionally Focused Therapy (EFT) with Individuals, Couples, and Families. The Guilford Press. Machin, A. (2022). Why We Love: The New Science Behind Our Closest Relationships. Weidenfeld & Nicolson. https://www.annagmachin.com/books Mitchell, S. A. (2002). Can Love Last? The Fate of Romance Over Time. W. W. Norton & Company. Perel, E. (2017). The State of Affairs: Rethinking Infidelity. Harper. https://www.estherperel.com/books Tennov, D. (1979). Love and Limerence: The Experience of Being in Love. Scarborough House. ### La dipendenza affettiva per l'amante: chimica e come uscirne In questo articolo scoprirai: I complessi meccanismi neurochimici che rendono l'amore, e in particolare quello "proibito", così avvincente e difficile da lasciare. Come la scienza spiega perché è proprio vero che "siamo tutti quindicenni" e agiamo da tali quando siamo innamorati. Le conseguenze nascoste di questi legami e come puoi iniziare a comprendere e rompere questo ciclo. Ti sei mai chiesto perché la storia con un amante possa diventare così potente - una vera e propria dipendenza? Perché, nonostante le conseguenze potenzialmente devastanti, ti senti intrappolato in un ciclo da cui sembra impossibile uscire? Le relazioni extraconiugali non sono mai semplici, fugaci momenti di passione. Spesso, ciò che inizia come la soddisfazione del proprio piacere, una valvola di sfogo o un brivido inaspettato, si trasforma in un legame emotivo intenso e profondamente complesso. È un viaggio carico di emozioni contrastanti che possono travolgerti: eccitazione e paura, libertà e senso di colpa, desiderio e confusione. Capire cosa sta accadendo nel tuo cervello, è il primo passo fondamentale per prendere decisioni consapevoli e riprendere il controllo della tua vita. Ti parlerò di tutto ciò basandomi sulla mia esperienza di psicologo che si occupa di tradimenti e sulle più recenti scoperte delle neuroscienze. Ossessione per l'amante: cosa succede nel cervello?Il Cocktail Neurochimico della Dipendenza AmorosaDopamina: il brivido dell'imprevedibile e la "botta"Ossitocina: perché non riesci a staccarti dall'amanteSerotonina: perché sei ossessionato dall'amante Beta-endorfine: perché non riesci a stare senzaNorepinefrina e Cortisolo: il brivido del proibitoIn amore, siamo tutti quindicenniFAQ – Domande Frequenti sulla Dipendenza dall'amanteBibliografiaAltri articoli sul tradimento Ossessione per l'amante: cosa succede nel cervello? https://youtu.be/EpSz-uWsLpU In questo video parlo del perché amiamo e di come funziona la chimica dell'amore. Penso possa interessarti! Perché un amante diventa così importante, quasi indispensabile? La risposta non è solo nelle dinamiche relazionali o nei bisogni emotivi insoddisfatti che potresti percepire nella tua relazione principale. Va ben oltre. Affonda le radici nella chimica del tuo cervello, in meccanismi evolutivi che ci hanno spinto a cercare connessioni, ma che possono essere "dirottati" in contesti inaspettati. Siamo biologicamente predisposti alla dipendenza dall'amore, in modi sorprendentemente simili a quelli che si osservano con le droghe. Non è solo una metafora romantica o un modo di dire; è chimica. Il tuo cervello, infatti, è un laboratorio chimico in piena attività, dove ogni emozione, ogni desiderio, è il risultato di un complesso "cocktail" di neurotrasmettitori. Quando entri in una relazione con un amante, si scatenano reazioni potenti, una vera e propria "ricetta" che può creare un legame quasi indissolubile, rendendo difficile la separazione anche quando la razionalità ti suggerirebbe il contrario. Hai già letto l'articolo Superare l’ossessione dopo un tradimento ? Il Cocktail Neurochimico della Dipendenza Amorosa Analizziamo gli ingredienti di questo potente cocktail che ti tiene legato a un amante, andando a vedere come ciascun neurotrasmettitore contribuisce a questa complessa dipendenza: Dopamina: il brivido dell'imprevedibile e la "botta" La dopamina è il neurotrasmettitore della motivazione e della ricompensa, il "carburante" che ti spinge a cercare e perseguire ciò che ti fa stare bene. È quella sensazione di euforia, di "farfalle nello stomaco", che provi quando ricevi un messaggio inatteso, quando si concretizza un incontro segreto, o quando l'amante ti dedica un'attenzione speciale dopo un periodo di silenzio. Ma ecco il punto cruciale, rivelato dalle ricerche del neuroscienziato Wolfram Schultz (1998): il tuo cervello rilascia le "botte" più grandi di dopamina non tanto per le ricompense previste e costanti (della serie: che palle mia moglie/marito!), bensì per quelle inaspettate o migliori del previsto. Questo meccanismo è noto come "errore di previsione" della ricompensa. Pensa alle slot machine o ai gratta e vinci: non è la vincita costante a creare dipendenza, ma la speranza del "grande colpo" imprevedibile che ti spinge a rigiocare, nonostante le perdite. Nelle relazioni con un amante, dove l'affetto, l'attenzione o la comunicazione sono spesso intermittenti e segreti, ogni gesto positivo che segue un periodo di distanza o incertezza è percepito come una "vittoria" inaspettata e altamente gratificante. Questo potente schema di "rinforzo intermittente" condiziona il tuo cervello a cercare costantemente quella ricompensa imprevedibile, creando un ciclo simile a una vera e propria dipendenza comportamentale. È per questo che ti senti spinto a "inseguire quel picco", anche quando la relazione è fonte di stress, confusione o dolore. Il cervello viene letteralmente "addestrato" a dare priorità alla ricerca di quella sensazione, ignorando o svalutando obiettivi e attività più sani e razionali. E, diciamoci la verità, è anche quello che ci riporta ai periodi dell'adolescenza, in cui le relazioni erano tutte così. Immature, ma profondamente eccitanti. Così eccitanti da farci ignorare gli aspetti e le responsabilità familiari, e ci fanno agire di nuovo come quindicenni! Questa dinamica è al centro di quella che qualcuno chiama limerenza, quello stato emotivo intenso e involontario di infatuazione ossessiva. La limerenza è letteralmente guidata da questo circuito di ricompensa della dopamina, rendendo l'oggetto del tuo desiderio "come una droga". I pensieri intrusivi e persistenti, gli alti e bassi emotivi caotici, la sensazione di "farfalle nello stomaco" e la potenziale incapacità di funzionare normalmente sono tutti sintomi di un sistema dopaminergico iperattivo e spesso disregolato. La dipendenza da un'amante è molto simile a quella da gioco d'azzardo: l'anticipazione, la speranza, il rinforzo intermittente, sono tutti meccanismi che alimentano un circuito di addiction. Ossitocina: perché non riesci a staccarti dall'amante L'ossitocina è spesso chiamata l'"ormone del legame" o delle "coccole". Viene rilasciata durante l'intimità fisica ed emotiva, come il tocco, l'abbraccio, l'allattamento o la condivisione di pensieri personali e profondi. Agisce nel cervello per ridurre le inibizioni e la paura associate alla formazione di nuove relazioni, "calmando" l'amigdala (il centro della paura del cervello). Il suo rilascio aumenta la fiducia e la propensione a connettersi. Anche in una relazione clandestina, questi momenti di vicinanza, seppur intermittenti e rubati, creano un senso di fiducia e un legame profondo. Questo rende incredibilmente difficile il distacco, perché il tuo cervello associa l'amante a sensazioni di sicurezza, connessione e appagamento emotivo. Tuttavia, è importante notare che il corpo sviluppa una tolleranza all'ossitocina nel tempo, e il suo rilascio più intenso è legato a contesti riproduttivi (rapporti sessuali, parto, allattamento). La sua presenza, anche se non costante, contribuisce a quel senso di "non poter fare a meno" dell'amante, creando una dipendenza emotiva che si aggiunge a quella dopaminergica. Forse può interessarti l'articolo Quando l’amante diventa importante: Guida completa per riconoscere 6 Segnali e le 3+1 fasi dell’evoluzione emotiva Serotonina: perché sei ossessionato dall'amante Ti sei mai sentito ossessionato dai pensieri sull'amante, incapace di concentrarti su altro, con la mente che torna continuamente a quella persona, anche nei momenti più inopportuni? I livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che regola l'umore, le emozioni e il comportamento, tendono a diminuire nelle prime fasi dell'attrazione e dell'innamoramento. Questo calo è anche implicato nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e si ipotizza che sostenga l'elemento ossessivo dell'amore, spingendoti a mantenere una connessione e a coordinare la tua vita con quella dell'altra persona. È come se il tuo cervello ti spingesse a "fissarti" sull'innamorato per assicurarsi che il legame si rafforzi, rendendo difficile liberarti da quei pensieri intrusivi. Beta-endorfine: perché non riesci a stare senza Le beta-endorfine sono gli oppiacei naturali del corpo, che rilasciano sensazioni di calore, vicinanza, euforia e felicità. Sono la vera "colla" delle relazioni a lungo termine, quelle che ti fanno sentire al sicuro, protetto e appagato. Vengono rilasciate attraverso comportamenti sociali come il tocco, il ridere, il ballare, il cantare e l'esercizio fisico, specialmente quando eseguiti in sincronia con gli altri. Quando viviamo la relazione con un amante, ci sentiamo "incollati": sembra impossibile lasciar andare. Ma c'è un rovescio della medaglia, particolarmente evidente quando un legame si interrompe: quando si sperimenta la perdita di un amore (come una rottura o la fine di un affare), si verifica una vera e propria "crisi d'astinenza" da oppiacei. Questo causa un dolore fisico e psicologico intenso, un senso di vuoto, malessere e un desiderio pervasivo che può essere devastante. È il tuo corpo che reagisce alla mancanza di questa "droga" naturale, rendendo il distacco estremamente difficile e doloroso. Norepinefrina e Cortisolo: il brivido del proibito A completare questo potente cocktail neurochimico, troviamo la norepinefrina e il cortisolo. La norepinefrina aumenta la concentrazione, l'energia e l'attenzione, contribuendo a quella preoccupazione ossessiva e all'intensa focalizzazione sull'amante. Ti senti più vigile, più "vivo/a", quasi in uno stato di allerta costante. Il cortisolo, l'ormone dello stress, viene secreto in abbondanza grazie alla natura rischiosa e segreta di un tradimento. Aggiunge un elemento di eccitazione e "brivido" al legame, amplificando il "picco" e rendendo l'esperienza ancora più intensa e memorabile. È la combinazione di questi elementi che crea una "sinergia tossica", un intreccio neurobiologico ed emotivo che rende la relazione intensamente significativa e vitale, nonostante la sua intrinseca instabilità e il potenziale di dolore. In amore, siamo tutti quindicenni Ci sono dei motivi ben precisi per cui in amore ci comportiamo da ragazzini. Vediamo quali. Dico spesso che in amore, siamo tutti quindicenni. Ci comportiamo da ragazzini che farebbero pazzie per quello che crediamo l'amore della nostra vita. Ecco, quando siamo innamorati, e in particolare in relazioni intense e imprevedibili come quelle con un amante, la nostra capacità di valutare i potenziali rischi, di percepire la realtà in modo obiettivo e di comprendere correttamente le intenzioni dell'altro è compromessa. Ecco cosa succede nel tuo cervello, rendendoti meno lucido/a e più vulnerabile: Inibizione delle funzioni dell'amigdala: è la zona responsabile della paura, del rilevamento del rischio e della risposta alle minacce. La sua funzione viene ridotta durante le fasi iniziali dell'innamoramento. Questo significa che i segnali di pericolo che normalmente ti metterebbero in guardia vengono silenziati o ignorati. È come se il tuo "allarme interno" fosse temporaneamente disattivato, rendendoti meno propenso/a a percepire i segnali d'allarme. Quelle che alcuni chiamano red flags, insomma. Ridotta attività della Corteccia Prefrontale Mediale (PFC): Anche l'area del cervello coinvolta nella mentalizzazione – la capacità di comprendere o prevedere le intenzioni degli altri, di pianificare a lungo termine, di esercitare il giudizio critico e il controllo degli impulsi – mostra attività ridotta. La PFC è il tuo "centro esecutivo", responsabile del pensiero razionale. Quando è meno attiva, le decisioni vengono prese più sulla base di reazioni emotive immediate (il desiderio del "picco" di dopamina, il brivido della segretezza, la paura della perdita) piuttosto che su una valutazione ponderata delle conseguenze. Queste disattivazioni ti rendono meno abile a individuare individui potenzialmente dannosi o situazioni rischiose. Il tuo cervello, in pratica, è così concentrato sulla ricompensa e sul legame che "ignora" i segnali d'allarme e le conseguenze a lungo termine. Questo può portare a decisioni impulsive e potenzialmente dannose, basate più sull'emozione del momento che sulla logica. È per questo che, in certi momenti, dovremmo ascoltare gli amici piuttosto che affidarci al nostro giudizio. Loro, infatti, non sono sotto l'influenza di questo potente cocktail neurochimico che ci fa regredire all'adolescenza, e possono offrire una prospettiva più obiettiva.   L'antropologa evoluzionista Anna Machin, autrice di "Cosa sappiamo davvero sull'amore", ha ampiamente esplorato come questi meccanismi neurobiologici ci rendano vulnerabili alla dipendenza dall'amore, sottolineando come il cervello sia cablato per cercare connessioni, ma possa essere "dirottato" da schemi di ricompensa imprevedibili, rendendo difficile la valutazione oggettiva della situazione e la presa di decisioni razionali. Se stai vivendo una situazione simile e desideri esplorare questi meccanismi più a fondo o trovare un percorso per uscirne, non esitare a contattarmi. Valuteremo insieme se sia il caso di iniziare un percorso. FAQ – Domande Frequenti sulla Dipendenza dall'amante 1. La dipendenza dall'amante è una vera dipendenza come quella da droghe o gioco d'azzardo? Sì, la ricerca neurobiologica suggerisce che i meccanismi cerebrali coinvolti nella dipendenza dall'amore, e in particolare da relazioni incoerenti come quelle con un amante, sono sorprendentemente simili a quelli delle dipendenze da sostanze o comportamentali. Il rilascio di dopamina in risposta a ricompense imprevedibili e il ciclo di tolleranza e astinenza creano un legame potente e difficile da spezzare. 2. Perché mi sento così ossessionato/a dall'amante? Questa ossessione è spesso legata a un calo dei livelli di serotonina nelle prime fasi dell'attrazione, che può alimentare pensieri intrusivi e una focalizzazione quasi compulsiva sull'altra persona, simile a quanto accade nel disturbo ossessivo-compulsivo. A questo si aggiunge la dopamina, che ti spinge a cercare costantemente la ricompensa imprevedibile. 3. È possibile "riprogrammare" il mio cervello per uscire da questa dipendenza? Sì, è possibile. La "riprogrammazione" consapevole implica il riconoscimento del ciclo di dipendenza e la ricerca attiva di fonti di dopamina sane e coerenti, come hobby, obiettivi personali, amicizie stabili e attività fisica. Questo aiuta a ricalibrare il sistema di ricompensa del cervello, rendendo le ricompense stabili più soddisfacenti nel tempo. 4. Come posso distinguere l'amore autentico dalla dipendenza da un amante? L'amore autentico e sano, come evidenziato dalla ricerca di John Gottman, si basa sulla coerenza, sulla fiducia, sulla prevedibilità e su un impegno reciproco che costruisce stabilità a lungo termine. La dipendenza da un amante, invece, è spesso alimentata dall'incoerenza, dalla segretezza, da picchi emotivi intensi ma effimeri, e da un ciclo di ricerca e astinenza, che mina la stabilità e la capacità di giudizio. 5. Cosa devo fare se mi rendo conto di essere dipendente da un amante? Il primo passo è la consapevolezza e il riconoscimento del problema. Successivamente, è fondamentale cercare supporto. Questo può significare allontanarsi dalla fonte di incoerenza e intraprendere un percorso con uno psicologo che si occupa di relazioni e dipendenze emotive. Un professionista può aiutarti a gestire i sintomi di astinenza, a esplorare le vulnerabilità sottostanti e a costruire modelli relazionali più sani. Bibliografia BetterHelp. (n.d.). Your Brain In Love: Dopamine, Oxytocin, And More. https://www.betterhelp.com/advice/love/your-brain-on-love-neurotransmitters-and-their-effects/ BrainFacts.org. (2021, December 21). Discovering Dopamine’s Role in Reward Prediction Error. https://www.brainfacts.org/brain-anatomy-and-function/genes-and-molecules/2021/discovering-dopamines-role-in-reward-prediction-error-122121 Hollerman, J. R., & Schultz, W. (1998). Dopamine neurons report an error in the prediction of reward during learning. Nature Neuroscience, 1(4), 304–309. Machin, A. (2025). Cosa sappiamo davvero sull'amore: Tra psicologia, scienza e antropologia, indagine sul mistero dei nostri sentimenti (L. Fusari & S. Prencipe, Trad.). UTET. Kendall, J. (2024, November 20). The Neuroscience of Affairs: Why Cheating Can Be a Chemical Addiction.  https://relevant-connections.com/the-neuroscience-of-affairs-why-cheating-can-be-a-chemical-addiction/ Altri articoli sul tradimento ### Come trattare un uomo che ti ha tradito? La tecnica delle 3 lettere Quando scopri un tradimento, il primo istinto è quello di proteggerti. Ma come si fa nel modo giusto? In questo articolo scoprirai: Perché l'istinto di "punire" il partner traditore è controproducente Cosa si nasconde dietro il bisogno di controllo (e come gestirlo) La differenza tra porre confini sani e diventare oppressivi Strategie concrete per comunicare senza distruggere la relazione Come riconoscere quando stai scivolando nella "modalità controllo" Il mio approccio terapeutico per elaborare il trauma del tradimento La trappola della "dialettica del cane cattivo"Perché adottiamo questa strategia?Perché la punizione non funzionaCrea distanza emotivaAlimenta il ciclo del risentimentoNon affronta le vere dinamiche del tradimentoLa paura dietro il controlloRiconoscere la paura per quello che èCome trattare un uomo che ti ha tradito: cosa funziona e cosa noStabilisci confini chiari, non controlli oppressiviTrasformare la rabbia in un passo in avantiLa tecnica delle tre lettere per superare un tradimentoLavora sul traumaUna coppia migliore di prima?FAQBibliografiaAltri articoli sul tradimento: Quando una donna scopre che il partner l'ha tradita, una delle prime domande che mi sento rivolgere nel mio studio è: "Come devo trattarlo ora? Cosa devo fare per fargli capire quello che ha fatto? Come devo comportarmi dopo un tradimento?". È una domanda comprensibile, nata dal dolore e dalla necessità urgente di rimettere ordine in un mondo che improvvisamente sembra crollato. Come psicologo che si occupa proprio di tradimenti nella coppia, posso dirti che la scoperta dell'infedeltà è un vero e proprio trauma emotivo. Vedo quotidianamente donne forti e resilienti che si trovano improvvisamente a dover gestire una realtà che non avevano mai immaginato. In questo momento di vulnerabilità, è naturale cercare strategie per proteggere sé stesse e ritrovare un senso di controllo. Tuttavia, nella mia esperienza professionale, ho osservato che la strada più istintiva - quella di punire, controllare e "rimettere in riga" il partner (un po' alla Costantino Vitagliano nel trash-drama "The Lady") - spesso si rivela controproducente. In questo articolo, ti spiegherò perché succede e soprattutto cosa puoi fare di diverso per proteggere te stessa senza distruggere la possibilità di ricostruire. https://www.youtube.com/watch?v=nl-zIL2o9Nc Una scena estremamente trash, lo so. Ma concedimi questa digressione: a volte, agiamo proprio così nelle nostre relazioni. E se non va bene per Costantino Vitagliano in una webseries trash, non va bene neanche per la tua coppia. La trappola della "dialettica del cane cattivo" Dalla mia pratica clinica, ho identificato quello che definisco "la dialettica del cane cattivo". Si tratta di quella dinamica in cui la donna tradita inizia a trattare il partner come si farebbe con un cane che ha fatto la pipì sul tappeto: "Ora stai nell'angolo fino a quando non impari". Nella mia esperienza terapeutica, questa modalità si manifesta attraverso comportamenti specifici che osservo frequentemente: Controllo costante dei messaggi e delle chiamate Agghiaccianti interrogatori notturni su dov'è stato e con chi Minacce continue di lasciarlo se "sbaglia ancora" Utilizzo del tradimento come arma in ogni discussione Isolamento sociale del partner ("Non mi fido se esci") Perché adottiamo questa strategia? Come psicologo, posso assicurarti che questa reazione non ti rende una "cattiva persona". È semplicemente il modo in cui la nostra mente cerca di gestire la paura. Quando veniamo traditi, proviamo a ripristinare il controllo perduto, a gestire l'ansia e ottenere una forma di "giustizia". Nel mio lavoro con le coppie, ho notato che spesso le donne tendono a prendersi la responsabilità del benessere relazionale. Ti riconosci? Sei tu quella che generalmente si occupa di "tenere insieme" la famiglia, di gestire i conflitti, di fare in modo che tutto funzioni. È normale che, di fronte al tradimento, tu senta di dover "aggiustare" anche questa situazione. Quello che ho osservato nel corso degli anni è che le donne mostrano una resilienza straordinaria, ma questo spesso si traduce in un carico emotivo maggiore. Non solo si prendono cura della famiglia e del lavoro, ma sentono anche la responsabilità di mantenere in piedi la relazione. Il controllo diventa quindi una strategia per gestire questa paura, in una situazione in cui si scopre di non avere il controllo. Perché la punizione non funziona Solitamente, la punizione produce effetti opposti a quelli desiderati. Nel mio studio, ho documentato ripetutamente questi pattern disfunzionali: Crea distanza emotiva Quando tratti il tuo partner come un bambino che ha fatto qualcosa di sbagliato, lui si allontana emotivamente. Non perché non provi senso di colpa, ma perché è impossibile sentirsi vicini a qualcuno che ci vede come un "problema da correggere". Ho visto questa dinamica in più casi di quanti ne possa ricordare. Alimenta il ciclo del risentimento Più lo controlli, più lui si sente soffocato. Più si sente soffocato, più potrebbe essere tentato di cercare "aria" altrove. È un circolo vizioso molto comune. Non affronta le vere dinamiche del tradimento Il controllo si concentra sull'evitare che il traditore tradisca di nuovo. Ma senza affrontare tutto ciò che c'è sotto: magari può funzionare al momento, ma a lungo andare i problemi riemergeranno. Al contrario, lavorando sulle dinamiche più profonde del tradimento, è possibile ricostruire una relazione migliore di prima. In altre parole, è la differenza tra depilarsi con una lametta e fare il laser. La paura dietro il controllo Il punto fondamentale che voglio condividere con te, è questo: se senti il bisogno di controllare tuo marito, è perché stai cercando di proteggerti dalla paura. E quella paura deriva dal non aver ancora elaborato il trauma del tradimento. Nel mio approccio che deriva dal Metodo Gottman, considero il tradimento un trauma relazionale che scuote le nostre certezze più profonde. I sintomi che osservo nei miei pazienti sono simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress: pensieri intrusivi, flashback, ipervigilanza, evitamento. Quando questi elementi sono presenti, soffriamo così tanto che non possiamo fare altro che trovare la soluzione apparentemente più ovvia al nostro dolore. Appunto, il controllo. Se vuoi, puoi scaricare gratis le prime 60 pagine del mio libro Psicologia del Tradimento Riconoscere la paura per quello che è Innanzitutto, chiediti: "Cosa sto davvero cercando di evitare?". Nella mia esperienza clinica, le risposte più comuni sono la paura di essere tradita di nuovo, di sentirsi presa in gira, di non essere abbastanza, di perdere il controllo sulla propria vita, o di sembrare "stupida" se si fida di nuovo. Questo è un ottimo primo passo per riconoscere le proprie emozioni e le cause dietro i propri agìti. Vediamo quindi... Come trattare un uomo che ti ha tradito: cosa funziona e cosa no Ecco alcuni modi di trattare un uomo che ti ha tradito che vi aiuteranno ad andare avanti come coppia: Stabilisci confini chiari, non controlli oppressivi Distingui confini sani e controllo oppressivo. Invece di: "Adesso devi darmi tutte le password e devo sapere sempre dove sei", Prova: "Ho bisogno che tu sia trasparente con me. Se esci, dimmi dove vai e con chi. Se fai tardi, avvisami." La differenza è fondamentale: nel primo caso stai assumendo il ruolo di controllore. Nel secondo, stai comunicando un bisogno legittimo. Trasformare la rabbia in un passo in avanti Nella mia pratica clinica, utilizzo spesso tecniche mutuate dalla terapia strategica e dalla terapia breve centrata sulla soluzione. Ti propongo quindi quella che potremmo chiamare la "tecnica delle tre lettere" per gestire la rabbia dopo un tradimento e trasformarla in un passo avanti nella relazione. La tecnica delle tre lettere per superare un tradimento Prime "X" lettere - Il vomito emotivo: procurati la carta da lettere più bella che trovi (cerca su Amazon se non la trovi in cartoleria) e la penna più bella che hai. Immagina di essere la protagonista di un film che scrive una lettera d'amore: saresti in un bel posto, con una bella musica, una bella ambientazione. Magari fuori casa, in un parco, sulla spiaggia. Insomma: un posto bello. Dedica uno spazio ogni giorno, in questo bel contesto, a scrivere una lettera che inizia con "Caro (nome di tuo marito),", vai a capo e invece di scrivere una lettera d'amore, scriverai una lettera di rabbia. Per cui giù di insulti, maledizioni, parolacce. Esagera anche un po': immagina di voler ferire quella persona il più possibile, in un modo subdolo e cattivo. Butta fuori il veleno che hai dentro. Una volta terminata la lettera, piegala e mettila da parte senza rileggerla e senza consegnarla. Ripeti questa operazione ogni giorno, finché non scriverai "Caro ..., non ho più nulla da dirti". Distruggerai a questo punto tutte le lettere. Una volta fatto questo, passa alla lettera successiva. Ricorda che se la rabbia riemerge, puoi rifare questo esercizio ogni volta che ne senti il bisogno. Seconda lettera - La lettera magica: scrivi tutto ciò che farebbe tuo marito se durante la notte succedesse una magia che lo farebbe agire proprio come vorresti. Sia come agirebbe per riparare alla sofferenza che ti ha procurato, sia come vorresti che si comportasse nella vostra relazione. Scrivi azioni concrete che noteresti, e quali effetti avrebbero su di te. Ad esempio: "Claudio, quando fa tardi a lavoro, mi avvisa con un messaggio. Questo significherà che sento rispetto da parte sua e che sarò più comprensiva. Quindi non mi arrabbierò e anzi lo accoglierò col sorriso, pensando che ha lavorato duramente e che lo apprezzo per questo." Anche questa rimane privata, ma ti aiuta a chiarire i tuoi bisogni e a proiettarti in un futuro che puoi realizzare. Terza lettera - Il dialogo maturo: Solo questa potresti consegnarla (o ancora meglio, leggere ad alta voce a tuo marito). Scrivi quello che vuoi comunicare in modo costruttivo, esprimendo sentimenti e aspettative senza attacchi personali. Parla delle tue sensazioni, delle tue paure, dei tuoi desideri e di ciò che comporterebbero per te (come nella seconda lettera). Ricorda di prenderti la responsabilità dei tuoi sentimenti, parlando di quello che provi e non di quello che ha fatto lui. Ad esempio, invece di: "Con il tuo tradimento, mi hai strappato il cuore e l'hai dato in pasto ai cani, e ora per colpa tua soffro notte e giorno", prova: "Mi sento angosciata, spaventata, e vorrei sentirmi più ascoltata e supportata nell'attraversare la mia sofferenza. Vorrei che lo facessi prendendoci lo spazio per parlare quando te lo chiedo: questo mi aiuterebbe ad elaborare il dolore e mi farebbe capire quanto tieni a me." Forse può interessarti un PDF con 3 esercizi di comunicazione di coppia. Lavora sul trauma Questo è un fattore più complesso, che sarebbe meglio evitare di leggere su un blog. In altre parole, è qualcosa per cui eviterei il "fai-da-te". Ma è importante: perché un lavoro sul trauma, aiuta a rimettere il passato nel passato. Come dico spesso, quando guidiamo è importante essere consapevoli di cosa c'è dietro di noi. Però se passiamo tutto il tempo a guardare nello specchietto retrovisore, è facile schiantarsi. Ecco: quando viviamo un trauma, non facciamo altro che vivere in un eterno passato. E il risultato non può essere nulla di buono. Una coppia migliore di prima? Scoprire un tradimento ti cambia. È inevitabile. Ma puoi scegliere se farti cambiare in peggio o utilizzare questa crisi come opportunità per diventare una versione più forte e consapevole di te stessa. Quando siamo spaventati e feriti, possiamo decidere di puntare un faro sui comportamenti del partner traditore. Fare un po' "i carabinieri". Oppure possiamo scegliere di essere gli architetti di una nuova relazione più solida di prima. La seconda opzione, che propongo sempre ai miei pazienti, richiede più coraggio. Ma ti restituisce una possibilità concreta di andare avanti con la consapevolezza di aver superato anche questa. Se vuoi, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita con me per valutare se poter lavorare insieme. FAQ Devo perdonare immediatamente un tradimento per non sembrare vendicativa? No. Il perdono è un processo, non un interruttore. Prenditi il tempo di elaborare il trauma. Un perdono prematuro potrebbe nascondere emozioni non elaborate che emergeranno più tardi. È normale voler controllare tutto quello che fa? È normalissimo. Nella mia esperienza clinica, osservo che è la risposta naturale del cervello al trauma. Ma riconoscere che è normale non significa che sia efficace per la ricostruzione della relazione. Quanto tempo devo scrivere le lettere di rabbia? Non c'è un tempo fisso. Alcune mie pazienti scrivono per due giorni, altre per settimane. Altre interrompono e poi riprendono. Devo raccontare a tutti quello che ha fatto? È comprensibile voler cercare supporto negli altri, ma usare la divulgazione come punizione è controproducente. Scegli una persona fidata "amica della coppia" che possa davvero supportarti nel processo di guarigione. Come faccio a sapere se sta davvero cambiando? Guarda i fatti, non solo le parole. Si sta impegnando a dimostrarti il suo cambiamento? Accetta di fare terapia di coppia? Ha chiuso ogni contatto con l'altra persona? È trasparente? Il cambiamento si vede nelle azioni costanti nel tempo. È possibile che la relazione diventi migliore di prima? Sì, e lo vedo spesso con i miei pazienti. Quando una coppia attraversa e supera insieme una crisi così profonda, spesso sviluppa strumenti di comunicazione e intimità che non aveva prima. Ma richiede impegno da entrambe le parti. Cosa fare se durante la tecnica delle lettere mi sento peggio? È normale sentirsi emotivamente scarichi dopo aver "vomitato" la rabbia. Se però ti senti sopraffatta o hai pensieri autolesivi, interrompi l'esercizio e contatta un professionista. La tecnica deve liberare, non soffocare. Devo mostrare la terza lettera a mio marito? Non è obbligatorio. Puoi anche leggerla ad alta voce durante una conversazione. L'importante è che diventi uno strumento di comunicazione autentica, non un'arma per ferire. Bibliografia Giacobbi, M. & Iengo, M. (2023). Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. Gottman, J., & Gottman, J. (2017). The natural principles of love. Journal of Family Theory & Review, 9(1), 7–26. Perel, E. (2017). State of Affairs: Rethinking Infidelity. Harper. Glass, S. P., & Staeheli, J. C. (2003). Not "Just Friends": Rebuilding Trust and Recovering Your Sanity After Infidelity. Free Press. Altri articoli sul tradimento: ### Rifare l'amore dopo un tradimento: hysterical bonding e tempi giusti In questo articolo scoprirai: Come cambia la sessualità dopo un tradimento Che cos'è l'hysterical bonding Quando interrompere i rapporti sessuali e quando riprenderli Come il sesso può aiutare a ricostruire la fiducia Quali sono i passi per ritrovare l’intimità Scoprire un tradimento sconvolge tutto, soprattutto l'intimità. Il sesso, infatti, è un momento di grande vulnerabilità, che richiede apertura e fiducia. Quando la fiducia viene tradita, diventa molto difficile abbandonarsi completamente al partner, e il desiderio può scontrarsi con la repulsione. Ma proprio nel mezzo di questo scompiglio è possibile esplorare una forma di intimità più consapevole e vera. Perché tornare a fare l'amore dopo un tradimento non solo è possibile, ma può diventare una risorsa per dare nuova vita alla relazione. In questo articolo ti spiego come. Continua a leggere! Se sei qui, potrebbe interessarti anche la mia guida su come perdonare un tradimento. Come reagisce il corpo dopo un tradimento Dopo un tradimento, spesso la coppia reagisce in uno di due modi opposti. Da una parte c'è quello che gli esperti chiamano hysterical bonding: un bisogno quasi compulsivo di fare sesso con il partner per "riprenderselo". Chi è stato tradito vuole riaffermare il proprio ruolo all'interno della relazione, cancellando l'immagine dell'amante attraverso la presenza fisica. Chi ha tradito, invece, cerca di dimostrare il proprio pentimento attraverso il sesso. Ad esempio, Marta e Jacopo (36 e 38 anni, nomi di fantasia) mi hanno contattato dopo che lui aveva passato una notte con una collega. Marta aveva iniziato a cercare il marito più volte al giorno, nel tentativo inconscio di riprendersi quello che sentiva di aver perso. Jacopo, pieno di sensi di colpa, si lasciava coinvolgere anche quando non ne aveva voglia, arrivando ad avere difficoltà erettili. Il sesso era diventato uno strumento di controllo per lei e di penitenza per lui. Come Marta, potresti aver sviluppato un hysterical bonding se: Hai rapporti frequenti per paura che il tuo partner cerchi qualcun altro Provi ansia quando il partner non vuole fare l'amore Usi il sesso come forma di validazione D'altra parte, ci può essere un rifiuto totale del contatto fisico, nato dal pensiero che un altro corpo ha "contaminato" il partner. Per chi è stato tradito, il sospetto e la delusione rendono qualsiasi forma di intimità impossibile: ogni carezza riporta alla mente il fatto che qualcosa si è rotto. Così ha reagito Marcello (55 anni, nome di fantasia), quando sua moglie Sofia (56, nome di fantasia) gli ha confessato un’avventura di una notte. Quando lei lo cercava, Marcello si irrigidiva, quasi tremava; non riusciva a sopportare neanche un abbraccio. Il tradimento, per lui, era stato un vero e proprio trauma. Un trauma che riviveva ogni volta che Sofia si avvicinava. Probabilmente hai sviluppato un'avversione al contatto fisico se: Durante i rapporti hai pensieri intrusivi sull'amante e non riesci a raggiungere l'orgasmo Provi nausea o malessere fisico al pensiero di fare sesso con il partner Ti sembra che il corpo del partner sia "sporco" E quindi, cosa fare? L'ipersessualità e la repulsione sono due reazioni traumatiche molto comuni alla scoperta di un tradimento. Nel primo caso, il sesso diventa un modo per riappropriarsi del corpo del partner; nel secondo, il sesso viene evitato per sfuggire ai pensieri negativi. Fermarsi o continuare a provarci? In casi delicati come quelli di Marta e Marcello, può essere necessario prendersi una pausa dall'intimità fisica. Io l'ho consigliato a entrambe le coppie. Non vederlo come un fallimento: vuol dire semplicemente darsi tempo per guarire. Dopo un tradimento, infatti, è fondamentale concentrarsi sulla comunicazione per ricostruire la fiducia. Durante la terapia di coppia, il mio ruolo è quello di stimolare il confronto tra i partner con domande mirate, che li aiutino a tirar fuori le soluzioni più adatte a loro (un approccio che si chiama Solution-Focused). In alcuni casi, come quello di Marcello, è utile approfondire un percorso individuale, per permettere a chi è stato tradito di elaborare il trauma vissuto. Solo in un secondo momento si procede insieme al partner. Se vuoi scoprire se è meglio fare terapia di coppia o individuale, puoi leggere questo articolo. Cominciando a comunicare in modo aperto e sincero, i coniugi si riscoprono e, a poco a poco, possono ricominciare a vivere l'intimità. Come spiego in altri articoli, il metodo Gottman prevede che la sessualità venga recuperata dalla coppia soltanto nell'ultima di tre fasi, dopo aver ricostruito completamente la fiducia. La logica di Gottman è chiara: il sesso richiede vulnerabilità, e la vulnerabilità non può esistere senza fiducia. Nonostante questo, nella mia esperienza ho visto coppie per le quali non è necessario interrompere l'attività sessuale. Pur ispirandomi al metodo Gottman, preferisco non adottare regole rigide, perché ogni coppia che affronta un tradimento è diversa. Accompagno invece i partner a distinguere tra sessualità disfunzionale e sessualità sana. Il sesso come comunicazione "Vietare" i rapporti sessuali dopo un tradimento può essere controproducente per alcune coppie. Se il desiderio nasce in modo spontaneo, anche prima che la fiducia si sia ristabilita del tutto, allora il sesso può diventare una risorsa preziosa per la coppia. Infatti, il sesso è uno dei canali comunicativi più potenti per la coppia. Spesso è proprio la mancanza di intimità a preparare il terreno per un tradimento, soprattutto quando i due partner non riescono a comunicare apertamente. È questa la dinamica che ha portato Giovanni (50 anni, nome di fantasia) a tradire la moglie Carla (48, nome di fantasia) con delle prostitute. Dietro il suo gesto si nascondeva un lungo periodo di silenzio. In menopausa, Carla aveva iniziato a sentirsi poco desiderabile e aveva interrotto i rapporti sessuali senza riuscire a spiegare il suo disagio. Giovanni aveva vissuto quell’allontanamento come un rifiuto e, non trovando un modo per parlarne, aveva cercato conferme del suo valore altrove. Dopo un tradimento, l’intimità può diventare uno spazio in cui ricostruire la connessione emotiva, superando le barriere del non detto. Ma solo a patto che sia vissuta in modo genuino e non nasca da dinamiche distorte. L'elemento chiave, qui, è la consapevolezza. Se l'intimità è guidata dalla paura ("devo tenerlo legato a me"), dal senso di colpa ("devo dimostrarle che sono pentito") o dalla competizione ("devo essere meglio dell'amante"), allora sì: è meglio fermarsi. Ma se si accende da una scintilla di ritrovata complicità, allora può essere accolta come parte del processo di guarigione. Quando è il momento giusto di rifare l'amore dopo un tradimento? Non esistono tempi giusti o sbagliati per ritrovare l'intimità dopo un tradimento. L'amore può davvero risanare le ferite, ma ha bisogno di pazienza, comprensione e rispetto. Ogni coppia ha il suo ritmo. Come abbiamo visto, ci sono storie in cui un desiderio di connessione riaffiora in modo spontaneo. Anche in questi casi, però, vale la pena fermarsi e riflettere, chiedersi se quel contatto non sia mosso da un bisogno emotivo non soddisfatto. La comunicazione è imprescindibile: parlarsi apertamente e ascoltarsi è ciò che permette di trasformare il sesso in un mezzo per ricostruire fiducia, più che un obiettivo da raggiungere. È essenziale saper riconoscere i segnali di disagio, imparare a comprendere le sfumature del proprio vissuto emotivo. Perché quando il tradimento lascia dietro di sé una ferita traumatica (succede molto più spesso di quanto pensi), forzare un riavvicinamento può far aumentare la distanza tra i partner. Meglio allora aspettare, elaborare ciò che è accaduto e, se necessario, chiedere il supporto di un professionista. In definitiva, direi che si può tornare a fare l’amore quando entrambi i partner sono pronti a incontrarsi davvero: con sincerità, vulnerabilità e il desiderio condiviso di costruire qualcosa di nuovo. Recuperare la serenità e l'intesa sessuale dopo un tradimento è possibile. Anzi, lavorando sulla coppia per superare insieme il dolore, il vostro legame potrebbe diventare più forte che mai. Il percorso verso una nuova intimità dopo un tradimento Quando entrambi i partner sono pronti a riavvicinarsi fisicamente, è importante procedere con gradualità. L'obiettivo non deve essere quello di tornare "come prima", ma di costruire una nuova intimità, più consapevole e profonda. Ti do alcuni consigli per iniziare a riesplorare la sessualità: Iniziate dal contatto non sessuale: abbracci, carezze, semplice vicinanza fisica. Non devono esserci aspettative. Il corpo ha bisogno di riabituarsi gradualmente al tocco del partner. Comunicate prima, durante e dopo: esprimete i vostri bisogni e le vostre paure, stabilite limiti e regole. Se durante l'intimità nascono pensieri che vi fanno soffrire, non abbiate paura di fermarvi e di parlarne. Create nuove abitudini: è il momento di esplorare nuove pratiche, per scrivere una nuova pagina della vostra storia sessuale di coppia. Siate pazienti: ci saranno alti e bassi. È normale, fa parte del percorso. Conclusioni Ricostruire l’intimità dopo un tradimento è un processo delicato, che richiede tempo e consapevolezza. Ogni coppia è una storia a sé, per cui non esiste una formula valida per tutte. Ma una cosa è certa: la soluzione passa attraverso il dialogo aperto. Alla fine potreste fare l'amore anche meglio di prima. Se ti senti bloccato in dinamiche di ipersessualità o di repulsione al contatto fisico, puoi contattarmi senza impegno o prenotare una call gratuita conoscitiva. Valuteremo insieme il percorso più adatto alla coppia per superare il tradimento. Domande frequenti sul sesso dopo un tradimento È normale avere una spinta irrazionale a fare l'amore subito dopo aver scoperto un tradimento?Sì, è una reazione molto comune chiamata hysterical bonding. È un tentativo inconscio di riappropriarsi del partner, ma va gestito con consapevolezza per evitare dinamiche disfunzionali. È possibile che il sesso diventi migliore di prima?Sì, se la crisi viene elaborata in modo sano, la coppia può scoprire una forma di intimità più profonda e consapevole di quella precedente al tradimento. Cosa fare se durante i rapporti penso all'amante del mio partner?È normale avere pensieri intrusivi, ma puoi parlarne con un professionista della salute mentale. Con il tempo, lavorando su sè stessi, questi pensieri tendono a diminuire. Il sesso può aiutare a superare un tradimento?Quando il desiderio emerge in modo spontaneo e sano, il sesso può essere una risorsa importante per la riconnessione emotiva della coppia. Ma da solo non basta: serve imparare a comunicare apertamente. Ricorda: il sesso dipende dalla comunicazione, ed è esso stesso una forma di comunicazione! Stai affrontando un momento difficile? Se hai bisogno d'aiuto, posso aiutarti. È normale sentirsi angosciati quando si prova a riavvicinarsi dopo un tradimento. Il mix di emozioni – dolore, confusione, rabbia – può sembrare impossibile da gestire, soprattutto quando non puoi parlarne apertamente. Sono uno psicologo che si occupa proprio di questo, e posso aiutarti con: Sessioni mirate per elaborare le emozioni difficili senza giudizio Strategie pratiche per gestire le difficoltà tipiche di chi sta affrontando un tradimento Percorso personalizzato individuale e/o di coppia per ricostruire il tuo/vostro equilibrio emotivo Supporto riservato in un ambiente sicuro e confidenziale Clicca qui per prenotare una call conoscitiva gratuita Altri articoli sul tradimento ### "Ho paura di essere gay": il DOC omosessuale. Come riconoscerlo e affrontarlo In questo articolo scoprirai: Cos'è il DOC omosessuale e come distinguerlo dal bisogno di trovare sè stessi 3 storie di persone che convivono con questo disturbo L'approccio più efficace per ridurre l'ansia causata dai pensieri intrusivi Se il pensiero di provare attrazione per il tuo stesso sesso ti tormenta, oppure passi ore a cercare su internet "Come capire se sono gay" o "Test identità di genere", sperando di trovare finalmente una risposta che ti tranquillizzi, potresti soffrire di DOC omosessuale, noto anche come HOCD (Homosexual Obsessive Compulsive Disorder). Si tratta di un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta con pensieri intrusivi sull'omosessualità o, più in generale, con il dubbio ossessivo e doloroso verso il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Cos'è il DOC omosessuale?3 Storie di DOC omosessuale"Non riesco più a guardare i miei amici""Ho rovinato la mia relazione per colpa dei dubbi""Credevo di impazzire"Come riconoscere il DOC omosessualeComportamenti tipici di chi soffre di DOC omosessualeDOC omosessuale e depersonalizzazioneIl trattamento del DOC omosessualeConclusioneSe sei in difficoltà, posso aiutarti.FAQ sul DOC OmosessualeAltri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Cos'è il DOC omosessuale? Il DOC omosessuale è un tipo specifico di disturbo ossessivo-compulsivo in cui i pensieri intrusivi riguardano l'orientamento sessuale e/o l'identità di genere. È importante chiarire fin da subito che questo disturbo può colpire chiunque, indipendentemente dal sesso verso il quale si prova attrazione e dal genere nel quale ci si riconosce: possono soffrirne persone eterosessuali, ma anche persone omosessuali o bisessuali; persone cisgender, ma anche transgender o non binarie. L'elemento caratteristico è un'intensa ansia legata alle proprie preferenze sessuali e/o alla propria identità di genere. Chi la sperimenta si tormenta continuamente con dubbi che non nascono da un genuino bisogno di esplorare la propria sessualità e trovare se stesso, ma da un meccanismo ossessivo che interpreta ogni pensiero o sensazione "anomala" come una minaccia alla propria identità consolidata. Il problema è tutto qui: il DOC omosessuale porta a ricercare una certezza assoluta in ambiti della vita umana, come la sessualità e l'identità, che sono per natura fluidi e complessi. In questa ricerca disperata della risposta definitiva, accompagnata da una profonda sensazione di disagio, risiede la principale differenza tra il dubbio causato dal DOC omosessuale e la curiosità spontanea di chi sta esplorando la sua sessualità o cerca la propria identità di genere. Chi soffre di DOC omosessuale è tormentato da dubbi che possono riguardare sia il suo orientamento sessuale, sia la sua identità di genere. Approfondisci i vari tipi di disturbo ossessivo-compulsivo in quest'articolo. 3 Storie di DOC omosessuale "Non riesco più a guardare i miei amici" Alessandro, 16 anni “Tutto è iniziato durante l’ora di educazione fisica. Giocavamo a pallavolo. A un certo punto ho fatto proprio una bella schiacciata, e allora un compagno di classe mi ha abbracciato per festeggiare il punto alla nostra squadra. Ero felice di quel contatto, ma appena me ne sono reso conto ho iniziato a stare male. Ho pensato: ‘E se fossi gay?’ Dopo, nello spogliatoio, ho tenuto lo sguardo fisso sul pavimento, per paura di accorgermi di provare qualcosa mentre vedevo i miei compagni cambiarsi. Inutile dire che non ci ho più messo piede, e ho iniziato ad inventare scuse per saltare la lezione ogni settimana. Ma anche fuori dallo spogliatoio, dalla palestra e dalla scuola, non riuscivo più a parlare con i miei amici maschi senza controllare continuamente come mi sentivo, se avevo qualche reazione o emozione sospetta. A casa ero diventato scostante, i miei genitori non capivano perché. Quando uscivano, rubavo i vestiti e i trucchi di mia madre per vedere che effetto mi faceva la mia immagine allo specchio: Mi piaceva? Mi rappresentava? Dentro di me era tutto un loop di domande, ma non potevo dirlo a nessuno”. "Ho rovinato la mia relazione per colpa dei dubbi" Emma, 29 anni "Convivevo con la mia ragazza da due anni e andava tutto bene. Fino a quando, m'imbarazzo pure a dirlo, non ho iniziato a guardare delle serie TV con protagonisti maschili davvero attraenti. Sai, come Thomas Shelby. Dal nulla ho iniziato a pensare: 'Forse mi piacciono gli uomini? E se avessi mentito a me stessa per tutto questo tempo?'. Questi pensieri diventavano insostenibili durante le scene di sesso, tanto da costringermi a saltare quella parte della puntata. Poi ho smesso del tutto di guardare quelle serie, ma ormai la miccia era stata accesa. Non riuscivo più a guardare un uomo senza analizzare ogni mia piccola reazione, e passavo ore a leggere i forum cercando risposte sul mio orientamento sessuale. Avevo anche smesso di avere amicizie maschili, per paura di scoprire qualcosa che non volevo sapere. Nel frattempo, tormentavo la mia ragazza di domande: 'Secondo te sono davvero lesbica? Noti qualcosa di diverso in me? Ma tu mi ami?'. Alla fine l'ho anche tradita, pensando che andare a letto con un uomo mi avrebbe finalmente aiutata a capire: dovevo verificare se quello che provavo era davvero attrazione. I dubbi non sono andati via, ma lei sì". "Credevo di impazzire" Roberto, 55 anni "Ero sposato da venticinque anni, con due figli ormai adulti. Vivevo una vita stabile, normale, serena. Il rapporto con mia moglie era cambiato, è chiaro. Ma le volevo ancora bene e continuavo a desiderarla. Poi, un giorno, mentre aspettavo il treno per tornare a casa, ho incontrato una donna transgender. Chiacchieravamo del più e del meno, quando ha cominciato a raccontarmi come aveva capito di non identificarsi nel suo genere biologico. All'inizio ascoltavo con curiosità, ma poi ho incominciato a sentirmi turbato. Alcune delle sensazioni che descriveva mi suonavano familiari. Pensavo: 'Se fossi anch'io come lei e non l’avessi mai capito? Ci deve essere un motivo per cui mi parla tanto apertamente'. Da lì è iniziato tutto. Ho cominciato a mettere in dubbio qualsiasi aspetto della mia vita presente, passata e futura: come camminavo, i giochi che facevo da bambino, come volevo passare la mia vecchiaia. Evitavo gli specchi e mi ossessionavo su come avrei dovuto vestirmi. Mi sentivo un estraneo (un impostore!) anche a casa mia. A causa dei pensieri dormivo poco e avevo continui attacchi di panico. Mia moglie e i miei figli capivano che qualcosa non andava, sarebbe stato difficile non notare il mio cambiamento. Loro ne erano spaventati quanto me. Ma non potevo spiegargli cosa mi passava per la testa, mi vergognavo troppo". Sessualità e identità di genere si collocano su uno spettro. Chi soffre di DOC omosessuale cerca certezze assolute, ma non sempre la vita si lascia incasellare in definizioni rigide. Come riconoscere il DOC omosessuale Chi soffre di DOC omosessuale si chiede continuamente: "Se fossi gay e non lo sapessi? E se lo diventassi all'improvviso?" "Ho avuto una certa reazione quando ho visto quella ragazza, allora forse non sono gay?" "Non sono certo della mia sessualità. Come posso sapere con sicurezza se sono etero o gay?" "Chi sono davvero io? Come mi percepiscono gli altri?" Una mia paziente mi ha raccontato: "È come se qualcuno nella mia testa continuasse a farmi domande a cui non so rispondere. Mi sveglio con l'ansia, vado a dormire con l'ansia. Non riesco più a guardare le mie amiche senza chiedermi se provo qualcosa per loro". Clicca qui per prenotare una call conoscitiva gratuita e valutare insieme se posso aiutarti a uscire dal tuo problema. Questi pensieri intrusivi si presentano nei momenti più inaspettati, causando ansia intensa e, talvolta, persino disgusto. Chi li sperimenta vi si oppone, cercando di respingerli, al punto da mettere in atto alcuni comportamenti per "mettere alla prova" o "dimostrare a se stesso oltre ogni dubbio" il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Comportamenti tipici di chi soffre di DOC omosessuale Ci sono alcuni comportamenti che invece di aiutarci, ci creano ulteriori problemi. Ecco quelli tipici di chi soffre di DOC omosessuale: Tenere ossessivamente sotto controllo i propri pensieri e le proprie reazioni fisiche quando si interagisce con persone dello stesso sesso (o del sesso opposto) Consumare contenuti pornografici omosessuali (o eterosessuali) al solo scopo di monitorare la propria reazione Evitare film, serie TV o altro tipo di media che potrebbero scatenare pensieri intrusivi Cercare continuamente rassicurazioni online, leggendo forum oppure completando dei quiz Chiedere ripetutamente conferme ad amici e partner Un aspetto particolarmente doloroso del disturbo è che può indurre comportamenti omofobici o transfobici anche in persone normalmente aperte e tolleranti. È importante comprendere che questi atteggiamenti derivano da una reazione di rifiuto verso ciò che è percepito come una minaccia alla propria identità, e probabilmente non riflettono i veri valori della persona. Il DOC Omosessuale è una declinazione del dubbio patologico. Ci ho scritto un libro che si intitola Dubbio Patologico: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del pensiero. Insieme al libro, è anche disponibile un corso gratuito. DOC omosessuale e depersonalizzazione Un aspetto particolarmente angosciante del DOC omosessuale è la depersonalizzazione. Quando i pensieri ossessivi diventano particolarmente intensi, alcune persone riferiscono di sentirsi "estranee a sè stesse", come se osservassero la propria vita da fuori. "Non mi riconosco più", racconta Elena, 22 anni, "è come se improvvisamente fossi diventata un'altra persona. Guardavo allo specchio e mi chiedevo: chi è questa? È la stessa persona che per anni ha amato i ragazzi?". Questa sensazione di non riconoscersi, è spesso il risultato dell'ansia costante e del dubbio ossessivo che mette in discussione aspetti fondamentali dell'identità. La depersonalizzazione nel DOC omosessuale può manifestarsi come sensazione di essere "falsi", di aver vissuto una "vita finta" fino a quel momento, o di non riconoscere più i propri sentimenti e desideri autentici. Talvolta, anche con una sensazione di confondere i propri connotati. "La barba è davvero mia? Mi sembra di avere il corpo da donna". È importante comprendere che questa esperienza, per quanto spaventosa, è un sintomo del disturbo d'ansia e non un segnale di "risveglio" della propria "vera" identità. Con il trattamento appropriato, la sensazione di estraneità da sé si risolve gradualmente, permettendo alla persona di ritrovare il senso di continuità e autenticità della propria identità. Il trattamento del DOC omosessuale Nel trattamento del DOC omosessuale utilizzo un approccio strategico, con l'obiettivo di agire direttamente sui circoli viziosi che alimentano il disturbo nel presente, piuttosto che ricercare l'origine del problema. Il primo passo è interrompere le tentate soluzioni (cioè le cose che facciamo per provare a star meglio, ma che in realtà ci incastrano ancora di più nel problema) messe in atto per gestire l’ansia. Sono quelle viste prima, cioè controllo, evitamento, ricerca continua di rassicurazioni. I pensieri intrusivi vanno gestiti, invece che scacciati. Solo in questo modo si può ridurre la loro carica ansiogena; infatti, sono proprio i tentativi di eliminare l’ansia a rafforzare il disturbo. Un aspetto fondamentale del percorso è accettare il dubbio e l’incertezza: imparare a convivere con l’ansia di non sapere, senza dover agire subito per farla sparire, è la chiave per stare davvero meglio. Se vuoi conoscere le cause dei pensieri ossessivi, leggi quest'articolo. Conclusione Il DOC omosessuale è un disturbo che ti tiene prigioniero dell'incertezza, alimentando continui dubbi e causando grande sofferenza. Ma voglio che tu sappia una cosa fondamentale: un miglioramento concreto è possibile. La svolta arriva quando riesci ad accettare di non avere una risposta definitiva alla domanda "Chi sono?". La sessualità e l'identità di genere sono qualcosa di fluido, complesso, sfaccettato. Non serve avere tutto perfettamente chiaro per poter vivere serenamente, restando sempre e comunque te stesso. Se ti riconosci nei sintomi descritti in questo articolo, non esitare a chiedere aiuto. Conosco bene il dolore che questo tipo di DOC può causare. Puoi contattarmi senza impegno o prenotare una call gratuita conoscitiva in qualsiasi momento. Stai affrontando un momento difficile? Se sei in difficoltà, posso aiutarti. È normale sentirsi angosciati se soffri di DOC omosessuale. Il mix di emozioni – dolore, confusione, rabbia – può sembrare impossibile da gestire, soprattutto quando non puoi parlarne apertamente. Sono uno psicologo che si occupa proprio di questo, e posso aiutarti con: Sessioni mirate per elaborare le emozioni difficili senza giudizio Strategie pratiche per gestire le difficoltà tipiche di chi sta affrontando questo tipo di disturbo ossessivo-compulsivoPercorso personalizzato per ricostruire il tuo equilibrio emotivo Supporto riservato in un ambiente sicuro e confidenziale Clicca qui per prenotare una call conoscitiva gratuita FAQ sul DOC Omosessuale Ho paura di essere gay. Sto reprimendo il mio vero orientamento sessuale (o la mia vera identità di genere)?No. I pensieri intrusivi causati dal DOC sono sintomi di un meccanismo ansioso disfunzionale. Questi pensieri ti causano ansia proprio perché li senti estranei a te: non riflettono i tuoi veri desideri o la tua identità. Come si distingue il DOC dalla vera attrazione (o dalla vera disforia di genere)?La differenza principale sta nella risposta emotiva: la scoperta di sé è guidata da una genuina curiosità e comporta una sensazione di autenticità, mentre i pensieri causati dal DOC generano ansia, disgusto e avversione. Cosa posso fare se penso di avere il DOC omosessuale?Innanzitutto, smetti di cercare su internet. So che è così che hai trovato quest'articolo, ma continuare a leggere in cerca di risposte, ti farà solo star peggio. Rivolgiti a un professionista della salute mentale per una valutazione. Si può guarire dal DOC omosessuale?Sì, con l'approccio appropriato e la volontà e il coraggio di impegnarsi. Potresti iniziare a vedere miglioramenti già dalle prime sedute. Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo ### DOC Aggressivo: la paura di far del male agli altri In questo articolo scoprirai: Cosa sono i pensieri intrusivi violenti e perché non indicano che sei una persona pericolosa Come riconoscere il DOC aggressivo e distinguerlo da altri disturbi Strategie concrete per affrontare i pensieri intrusivi senza esserne sopraffatti 3 storie di chi convive con questi pensieri e sta imparando a gestirli Ti è mai capitato di avere improvvisamente il pensiero di poter fare del male a qualcuno che ami involontariamente? Magari ti immagini mentre impugni un coltello in cucina, spingi qualcuno giù dalle scale o anneghi tuo figlio durante il bagnetto: un pensiero così assurdo e inquietante da farti sentire una persona orribile. L'argomento è estremamente delicato. Ma se questo tipo di pensieri ti spaventa e ti fa soffrire, quello che stai sperimentando potrebbe essere un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo conosciuto come "DOC aggressivo": il DOC che ti instilla il dubbio di poter far del male, magari a una persona cara. Cosa sono i pensieri intrusivi violenti?3 Storie di DOC da paura di fare del male"Ho paura di diventare violento durante un attacco di rabbia""Penso continuamente di poter uccidere qualcuno per sbaglio""Ho paura di poter fare del male a mio figlio"Perché mi sento così?Come riconoscere il DOC aggressivoPerché il DOC aggressivo non vuol dire essere davvero violentiIl trattamento del DOC aggressivo nella terapia strategicaStrategie pratiche per affrontare il DOC aggressivoConclusioneFAQ sul DOC AggressivoAltri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Cosa sono i pensieri intrusivi violenti? Se sei qui, forse è perché soffri di disturbo ossessivo-compulsivo in una delle sue declinazioni più subdole. Il DOC aggressivo si manifesta con pensieri intrusivi che suscitano una grande paura di poter far del male agli altri. Le persone che ne soffrono sono tormentate da questo tipo di pensieri: "E se un giorno perdessi il controllo e facessi del male a qualcuno che amo?" "Temo che potrei diventare violento in un momento di confusione mentale" "Mi sento come se il mio corpo potesse muoversi da solo e fare qualcosa di terribile senza che io lo voglia" Ad esempio, Sara (nome di fantasia) mi ha raccontato: "Ho paura di ammazzare i miei genitori in un raptus. Ogni volta che sono in cucina con loro, devo allontanarmi perché ho paura di afferrare un coltello e ucciderli." L'evitamento è una delle strategie che le persone con DOC aggressivo utilizzano per gestire l'angoscia data dal timore di aggredire qualcuno, come nel caso di Sara. La caratteristica distintiva dei pensieri violenti causati da questo disturbo è che generano enorme angoscia, perché non rispecchiano affatto la personalità e i valori di chi li sperimenta. Se hai avuto pensieri simili e hai notato che vanno contro tutto ciò in cui credi, probabilmente non sei affatto una persona violenta: soffri di DOC aggressivo. Approfondisci i vari tipi di disturbo ossessivo-compulsivo in quest'articolo. 3 Storie di DOC da paura di fare del male "Ho paura di diventare violento durante un attacco di rabbia" Marco, 37 anni. "Era una sera come tante altre quando è successo. La mia ragazza mi aveva fatto notare qualcosa che avevo sbagliato e improvvisamente ho sentito una rabbia così intensa che il mio corpo sembrava cambiare. Sentivo la rabbia nelle ossa, come se l'aria fosse intrappolata tra le articolazioni. In quel momento ho avuto il pensiero terrificante: 'E se perdessi il controllo? E se diventassi violento?' Quella notte non ho dormito. Continuavo a rivedere la scena e a pensare: 'Sono una persona pericolosa? Potrei fare del male a chi amo?' Ho iniziato a cercare online 'paura di diventare violento' e 'pensieri aggressivi improvvisi'. Ogni risultato mi spaventava sempre di più. L'ho raccontato alla mia ragazza, e lei mi ha rassicurato dicendomi che sono solo sciocchezze. Eppure, ho sempre paura di poter impazzire e farle del male senza volerlo. "Penso continuamente di poter uccidere qualcuno per sbaglio" Sara, 26 anni. "Tutto è iniziato mentre stavo tagliando le verdure in cucina. All'improvviso mi è venuto in mente: 'E se prendessi questo coltello e facessi del male a mia madre?' Il pensiero è stato così vivido e spaventoso che ho lasciato cadere il coltello e sono scoppiata a piangere. Da quel giorno, ogni volta che vedo un oggetto appuntito, delle scale, o mi trovo da sola con qualcuno, la mia mente mi bombarda con immagini terribili. 'E se spingessi mio fratello giù dalle scale?' 'E se perdessi la testa e uccidessi qualcuno?' Questi pensieri mi tormentano giorno e notte. Ho iniziato a evitare di restare da sola con le persone che amo. Non riesco più a cucinare. Ho paura perfino di guidare perché penso che potrei investire qualcuno apposta. Ogni volta che cerco 'pensieri di uccidere qualcuno' o 'paura di fare del male senza volerlo' su internet, trovo solo storie di serial killer che mi fanno stare peggio." "Ho paura di poter fare del male a mio figlio" "È iniziato quando Matteo aveva appena tre mesi. Gli stavo facendo il bagnetto quando all'improvviso mi è venuto in mente: 'E se lo lasciassi annegare?' Il pensiero è stato così orribile che ho iniziato a tremare. Da quel momento, ogni volta che tengo in braccio mio figlio, la mia mente si riempie di immagini terrificanti. 'E se lo lasciassi cadere apposta?' 'E se gli facessi del male mentre dorme?' 'E se un giorno perdessi il controllo e diventassi una di quelle madri che si sentono al telegiornale?' Questi pensieri mi perseguitano 24 ore su 24. Ho smesso di fare il bagnetto a Matteo da sola, ho paura di restare sola con lui, evito di tenerlo in braccio vicino alle scale. Mio marito non capisce perché sono sempre così angosciata e piango senza motivo. Ma non posso dirglielo. Mi sentivo la peggiore madre del mondo." Perché mi sento così? Paradossalmente, le persone con DOC aggressivo sono spesso individui eccezionalmente gentili ed empatici. Infatti, secondo la mia esperienza, chi soffre di questo disturbo è portato a temere di agire secondo valori esattamente opposti a quelli che gli appartengono davvero. Una volta un paziente mi ha detto: "Mi sento come se dovessi pesare ogni parola che esce dalla mia bocca, perché temo di poter dire qualcosa che offende o mette a disagio gli altri senza rendermene conto. Odio questa sensazione." Il controllo è un aspetto tipico di questo disturbo: la paura di ferire gli altri — sia in senso letterale, che con le parole — è così invalidante da portarti a controllare costantemente i tuoi pensieri e comportamenti. Il DOC Aggressivo può essere anche classificato come una declinazione del dubbio patologico. Ci ho scritto un libro che si intitola Dubbio Patologico: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del pensiero. Insieme al libro, è anche disponibile un corso gratuito. Come riconoscere il DOC aggressivo Il DOC aggressivo segue delle fasi riconoscibili: Pensiero intrusivo: Ti viene in mente un'immagine o un pensiero violento indesiderato. Angoscia: Provi orrore, disgusto e paura per aver avuto quel pensiero. Interpretazione catastrofica: "Se ho questi pensieri, allora sono pericoloso? Potrei farlo davvero?" Compulsioni: Cerchi di neutralizzare il pensiero per rassicurarti di non essere pericoloso. Le tentate soluzioni più comuni nel DOC aggressivo sono: Evitare situazioni, persone o oggetti che potrebbero scatenare pensieri violenti (come coltelli, scale, essere soli con i propri cari, ecc.) Tenere costantemente sotto controllo il proprio stato emotivo ("Mi sto arrabbiando? Sto perdendo il controllo?") Confessare ogni pensiero violento nel tentativo di ottenere rassicurazioni e ridurre l'angoscia ("Pensi che potrei fare del male a qualcuno?") Ruminazione e rimuginio ("Perché ho pensato questo? Potrei farlo davvero?") Perché il DOC aggressivo non vuol dire essere davvero violenti Chi soffre di DOC aggressivo vive i pensieri violenti che sperimenta con profonda angoscia e sofferenza, perché li percepisce come egodistonici (termine che potremmo definire come "in contrasto con i bisogni e gli obiettivi dell'Io"). Infatti, anche se li ha da tempo, li sente come estranei e spiacevoli, e non ha mai agito in modo violento: piuttosto, tende a evitare con grande cautela tutte le situazioni che ritiene rischiose. Marco (nome di fantasia) mi ha confessato: "Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Penso che potrei soffocare la mia compagna nel sonno da un momento all'altro, proprio mentre dorme vicino a me. Allora vado in soggiorno, mi stendo sul divano. Non dormo lo stesso, ma almeno sono lontano da lei". Avere questo tipo di pensieri è spaventoso, è chiaro. Ma avere un pensiero non equivale a volerlo mettere in atto: c’è una differenza sostanziale con l'avere un comportamento realmente violento. Chi sperimenta pensieri violenti a causa del DOC aggressivo ne è fortemente turbato, perché li sente del tutto contrari ai propri valori e all'immagine che ha di sé. Se vuoi conoscere le cause dei pensieri ossessivi, leggi quest'articolo. Il trattamento del DOC aggressivo nella terapia strategica La buona notizia è che il DOC aggressivo risponde bene all'intervento psicologico. Un approccio che si è dimostrato molto efficace è quello strategico. L'approccio strategico si concentra sulle tentate soluzioni, ovvero su quei comportamenti messi in atto per cercare sollievo che, invece, non fanno altro che alimentare il problema. Infatti, più cerchi di controllare o scacciare i pensieri intrusivi, più questi diventano invadenti. La terapia strategica rompe questo circolo vizioso grazie a interventi "paradossali" mirati a spezzare il meccanismo su cui si regge il disturbo. Come scrive Giorgio Nardone nel suo libro Ossessioni, compulsioni, manie: "Il tradizionale approccio razionale non funziona con il DOC, perché le compulsioni non sono illogiche dal punto di vista di chi ne soffre". Strategie pratiche per affrontare il DOC aggressivo Se ti riconosci nella descrizione fatta finora, puoi iniziare ad applicare alcune strategie: Riconosci che i pensieri non sono azioni: Questa consapevolezza è fondamentale. Avere un pensiero non significa che lo metterai in pratica. Sono solo pensieri, non fatti. Non cercare di scacciare i pensieri intrusivi: Può sembrare paradossale, ma più cerchi di non pensare a qualcosa, più ci penserai. Consulta un professionista: Il DOC aggressivo può essere paralizzante, ma non devi soffrire in silenzio. Chiedere aiuto a un professionista della salute mentale è un segno di forza, non di debolezza. Conclusione Il DOC aggressivo può farti sentire in trappola, terrorizzato dai tuoi stessi pensieri e sopraffatto dal senso di colpa. Ma ricorda: i pensieri violenti che sperimenti sono sintomi di un disturbo e non dicono nulla della persona che sei davvero. Ricordi Marco? A un certo punto del percorso che abbiamo costruito insieme per imparare a fronteggiare il DOC aggressivo, è riuscito a descrivere il suo disturbo con grande lucidità: "A volte mi assalgono pensieri intrusivi così angoscianti da farmi sentire come se stessi impazzendo, divorato dal senso di colpa. Ma poi mi ricordo che sono solo pensieri. Pensieri che non mi rappresentano". Se stai affrontando questo tipo di DOC, conosco bene le difficoltà che stai vivendo. Puoi contattarmi senza impegno o prenotare una call gratuita conoscitiva in qualsiasi momento. Stai affrontando un momento difficile? Se hai bisogno d'aiuto, posso aiutarti. È normale sentirsi angosciati se soffri di DOC aggressivo. Il mix di emozioni – dolore, confusione, rabbia – può sembrare impossibile da gestire, soprattutto quando non puoi parlarne apertamente. Sono uno psicologo che si occupa proprio di questo, e posso aiutarti con: Sessioni mirate per elaborare le emozioni difficili senza giudizio Strategie pratiche per gestire le difficoltà tipiche di chi sta affrontando questo tipo di disturbo ossessivo-compulsivo Percorso personalizzato per ricostruire il tuo equilibrio emotivo Supporto riservato in un ambiente sicuro e confidenziale Clicca qui per prenotare una call conoscitiva gratuita FAQ sul DOC Aggressivo Come faccio a capire se ho il DOC o se sono davvero pericoloso?Chi soffre di DOC è terrorizzato dall'idea di poter fare del male e non ha mai avuto comportamenti violenti. Anzi, fa di tutto per evitare situazioni che ritiene “a rischio”. Il fatto che i tuoi pensieri ti causino angoscia indica che non rispecchiano i tuoi veri valori. Perché ho iniziato ad avere questi pensieri?Molte persone hanno pensieri intrusivi, non soltanto chi ha il DOC. Nel disturbo ossessivo-compulsivo, però, questi pensieri diventano invalidanti a causa del tentativo di controllo che viene messo in pratica, generando un ciclo ossessivo. Solitamente i pensieri intrusivi si presentano con maggiore frequenza durante periodi di stress o in seguito a esperienze attivanti. Devo parlare con qualcuno dei miei pensieri?Rivolgersi a un professionista della salute mentale è sempre una buona idea: posso aiutarti a riconoscere se questi pensieri sono sintomi di un disturbo, piuttosto che intenzioni concrete di agire in modo violento. Invece, parlarne continuamente con familiari o amici non è una soluzione, anzi potrebbe peggiorare il disturbo. Si può guarire dal DOC aggressivo?Sì, con il giusto lavoro, si può guarire dal DOC aggressivo. Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo ### La terapia a seduta singola con le coppie Il paradigma "One-At-A-Time Therapy": fondamenti teorici ed empiriciAnalisi dei dati quantitativi: validazione empiricaLa struttura della terapia a seduta singolaIl mio contributo alla terapia a seduta singola con le coppieMeccanismi di cambiamento: una prospettiva teoreticaBibliografiaAltri articoli sulla terapia di coppia Nel vorticoso panorama degli interventi psicologici contemporanei, l'approccio "One-At-A-Time Therapy" emerge come una rivoluzione silenziosa, sfidando la nostra convinzione che la terapia di coppia richieda necessariamente molte sedute. Sviluppato dal team di Söderquist in Svezia, è un'applicazione della terapia a seduta singola alle coppie. Personalmente, sto lavorando per sviluppare ulteriormente quest'approccio con la mia presentazione di un intervento al 5° Simposio Internazionale di Terapia a Seduta Singola di Chicago. Il paradigma "One-At-A-Time Therapy": fondamenti teorici ed empirici L'approccio "One-At-A-Time Therapy" (OAAT), sviluppato dal gruppo di ricerca di Martin Söderquist presso il Couple Counseling Team di Malmö, rappresenta un'evoluzione significativa nel campo degli interventi brevi per le coppie. Questo modello si distingue per la sua concettualizzazione dell'incontro terapeutico come entità completa e potenzialmente risolutiva, pur mantenendo l'apertura alla continuità del processo. La letteratura scientifica sugli interventi singoli ha evidenziato ripetutamente come un singolo incontro terapeutico ben strutturato possa produrre cambiamenti cognitivi, emotivi e comportamentali di entità sorprendente (Hoyt & Talmon, 2014). Questo fenomeno, inizialmente considerato anomalo rispetto ai modelli terapeutici tradizionali, trova ora conferma in numerosi studi sull'efficacia degli interventi brevi. Analisi dei dati quantitativi: validazione empirica I dati raccolti dal team svedese offrono un'interessante finestra sull'efficacia di questo approccio: L'80% delle coppie completa il proprio percorso in appena 1-4 sessioni Il 30% risolve le proprie problematiche in una singola seduta Il tasso di drop-out si riduce significativamente: solo il 9% delle sessioni OAAT viene cancellato, contro il 25% delle terapie tradizionali Questi dati, seppur preliminari, suggeriscono che l'approccio OAAT potrebbe rappresentare un'alternativa efficiente ed efficace alle modalità terapeutiche convenzionali, particolarmente in contesti caratterizzati da risorse limitate o da necessità di interventi tempestivi. La struttura della terapia a seduta singola Pre-trattamento: Dall'iniziale contatto alla sessione vera e propria, si utilizzano brevi strumenti di assessment e si introduce l'idea che il cambiamento significativo possa avvenire in un singolo incontro, predisponendo cognitivamente la coppia alla trasformazione. Fase iniziale: Attraverso domande mirate si definisce con precisione il problema e si guida la coppia verso la formulazione di un obiettivo SMART (Specifico, Misurabile, Raggiungibile, Rilevante, Temporalmente definito), concentrando l'energia terapeutica su un focus prioritario. Fase mediana: Si esplorano le risorse della coppia e le eccezioni al problema – quei momenti in cui la difficoltà è assente o ridotta. Si riconoscono le strategie funzionali già presenti, identifico i pattern circolari disfunzionali e si facilitano l'emergere di approcci alternativi. Fase finale: Si sintetizzano gli elementi chiave emersi, propongo specifici compiti che collegano l'esperienza terapeutica alla quotidianità e si comunica la disponibilità a futuri incontri se necessari (paradossalmente, questa "porta aperta" spesso riduce la necessità di tornare). Follow-up: Un breve spazio di verifica (15-20 minuti) per monitorare l'evoluzione del cambiamento e consolidare i progressi raggiunti. Il mio contributo alla terapia a seduta singola con le coppie Nel mio intervento al simposio internazionale di terapia a seduta singola di Chicago del 2025, presenterò un'evoluzione dell'approccio OAAT intitolata "Enhancing Couples Therapy Outcomes Through Individual Single-Session Interventions". In questa presentazione, delineo un modello integrativo che combina sessioni di coppia tradizionali con interventi individuali a seduta singola. L'approccio che ho sviluppato prevede che, dopo una o due sessioni iniziali con la coppia, ciascun partner partecipi ad almeno una sessione individuale focalizzata su problematiche personali che potrebbero interferire con la dinamica relazionale. Questi interventi mirano ad affrontare questioni come la ricostruzione della fiducia dopo un tradimento, la risoluzione di traumi, la gestione della rabbia o dell'ansia, e altre problematiche emergenti. Nella mia pratica clinica, monitoro i progressi durante le successive sessioni di coppia allocando brevi momenti individuali con ciascun partner, facilitando così una valutazione continua della crescita individuale e del suo impatto sulla relazione. Senza pretesa di scientificità, i risultati empirici di questo modello integrativo appaiono promettenti: Miglioramento significativo delle capacità comunicative della coppia Incremento della comprensione reciproca Rafforzamento del legame relazionale Identificazione precoce di pattern patologici subclinici Il mio contributo metodologico sottolinea l'importanza di considerare la dimensione individuale anche nel contesto della terapia di coppia, evidenziando come problematiche personali non adeguatamente affrontate possano minare l'efficacia dell'intervento relazionale. Meccanismi di cambiamento: una prospettiva teoretica I meccanismi psicologici che sottendono l'efficacia dell'approccio OAAT possono essere compresi attraverso diverse lenti teoretiche: Teoria dell'auto-determinazione: L'approccio OAAT massimizza l'autonomia della coppia, promuovendo un senso di agency e competenza che risulta fondamentale per la motivazione intrinseca al cambiamento. Prospettiva narrativa: L'intervento facilita la co-costruzione di narrative alternative rispetto ai pattern problematici identificati, consentendo alla coppia di sviluppare nuove comprensioni e significati della propria esperienza relazionale. Modello di processing dell'informazione: Le tecniche interrogative utilizzate nell'OAAT stimolano processi riflessivi che favoriscono la riorganizzazione cognitiva e l'emergere di nuove prospettive sulla problematica presentata. Teoria dell'attaccamento: L'approccio considerato consente l'identificazione e l'elaborazione preliminare di pattern di attaccamento disfunzionali che potrebbero interferire con la capacità della coppia di stabilire connessioni emotivamente sicure. Bibliografia Martin Söderquist, Single Session One at a Time Counselling with Couples: Challenge and Possibility (Routledge, 2023) Hoyt, M.F., & Talmon, M. (Eds.) (2014) Capturing the moment. Single session therapy and walk-in services. Bethel, CT: Crown House Publishing. Slive, A. & Bobele, M. (2011) When one hour is all you have. Effective therapy for walk-in clients. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen. Söderquist, M. (in pubblicazione). Coincidence favors the prepared mind. Single Sessions with couples in Sweden. Capitolo in Hoyt, M., Slive, A., Bobele, M., Young, J., Talmon, M. One at a time. Single Session Therapy by Walk-In or appointment. Talmon, M. (1990) Single session therapy: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. San Francisco: Jossey-Bass. Iengo, M. (2025) Enhancing Couples Therapy Outcomes Through Individual Single-Session Interventions. Presentato al Simposio Internazionale sulla Terapia a Seduta Singola, Chicago. terapiasedutasingola.it Altri articoli sulla terapia di coppia ### Gli effetti dell'eiaculazione precoce sulla coppia Cos'è l'eiaculazione precoce?L'Impatto emotivo sull'uomoCome il/la partner vive l'eiaculazione precoceLa spirale del silenzio nella coppiaEffetti sulla comunicazione quotidianaL'intimità oltre il sesso: danni collateraliIl peso delle aspettative sociali sulla coppiaStrategie di coppia per l'eiaculazione precoce1. Reimpostare le aspettative intime2. Esercizi di Mindfulness di Coppia3. Comunicazione Strutturata4. Riconsiderazione del PiacereIl ruolo della comunicazione nel percorso di guarigione1. Linguaggio non colpevolizzante2. Espressione dei bisogni anziché delle carenze3. RapoportRiscoprire l'intimità: un viaggio condiviso1. Espansione della mappa del piacere2. Riconnessione con il corpo3. Ritualizzazione dell'intimitàTrasformare una sfida in un'opportunità Cos'è l'eiaculazione precoce? L'eiaculazione precoce è la disfunzione sessuale maschile più diffusa, ma la meno discussa. Si manifesta quando l'uomo eiacula prima o subito dopo la penetrazione, spesso molto prima di quanto desiderato da entrambi i partner. Non esiste un metro universale per definirla: è la percezione soggettiva di inadeguatezza e mancanza di controllo a caratterizzare questa condizione. Secondo la rivista Nature, il 25% - 40% degli uomini soffre di eiaculazione precoce. Ciò che dovrebbe rappresentare un momento di piacere e connessione intima si trasforma in un'esperienza carica di ansia, frustrazione e profondo disagio per entrambi i partner. Ho scritto un articolo molto approfondito su cos'è l'eiaculazione precoce, come si classifica e come si tratta. Lo trovi qui: Eiaculazione Precoce: 9 esercizi per contrastarla Ti sei mai chiesto quale impatto reale abbia questa condizione sulla relazione, oltre che sull'intimità fisica? L'Impatto emotivo sull'uomo Per l'uomo che vive con l'eiaculazione precoce, ogni incontro intimo diventa un potenziale campo minato emotivo. L'ansia anticipatoria – quel timore che si manifesta ben prima dell'incontro sessuale – rappresenta una delle conseguenze più devastanti della condizione. Marco, 38 anni, racconta: "Comincio a sentire l'ansia ore prima. Mi ritrovo a inventare scuse per evitare l'intimità, non perché non desideri mia moglie, ma perché temo l'ennesima delusione nei suoi occhi." Gli studi di Rosen et al. (2006) hanno documentato come questa esperienza ripetuta di "fallimento" percepito possa portare a: Un crollo significativo dell'autostima Sentimenti di inadeguatezza che si estendono ad altri ambiti della vita Sintomi di ansia generalizzata e depressione Tendenza all'isolamento emotivo Purtroppo, la mascolinità viene spesso definita nella nostra società attraverso parametri di performance sessuale. Quando un uomo percepisce di non raggiungere questi standard, la sua identità stessa può entrare in crisi. Aaron Beck ha identificato come questi schemi di pensiero disfunzionali creino una distorsione della realtà, dove un singolo aspetto della vita sessuale viene catastrofizzato fino a diventare una definizione totalizzante del proprio valore come partner e come uomo. Come il/la partner vive l'eiaculazione precoce Un aspetto troppo spesso trascurato riguarda l'esperienza emotiva del/della partner. Contrariamente a quanto molti uomini temono, la frustrazione del partner raramente si concentra sulla mancanza di soddisfazione fisica, ma più spesso sulla distanza emotiva che si viene a creare. Ad esempio Laura, 35 anni, partner di un uomo con eiaculazione precoce, mi spiega: "Non è l'insoddisfazione fisica che mi ferisce, ma vederlo allontanarsi emotivamente dopo ogni rapporto. Si chiude in se stesso, evita il contatto visivo, e io mi sento respinta e confusa sul mio ruolo in questa situazione." Le ricerche condotte da Symonds et al. (2003) evidenziano come le partner spesso riportino: Sentimenti di inadeguatezza ("forse non sono abbastanza attraente") Confusione riguardo al proprio ruolo nella disfunzione Frustrazione per l'impossibilità di discutere apertamente del problema Sensazione di dover costantemente gestire le emozioni del partner Paura di ferire i sentimenti del partner menzionando il problema Questi dati sfatano il mito che l'eiaculazione precoce sia "solo un problema maschile". In realtà, si tratta di una condizione che colpisce profondamente la dinamica di coppia, creando spesso ferite emotive in entrambi i partner. La spirale del silenzio nella coppia Una delle conseguenze più insidiose dell'eiaculazione precoce è la cosiddetta "spirale del silenzio". Per evitare l'imbarazzo e proteggere l'ego ferito, entrambi i partner evitano di parlare del problema, creando un vuoto comunicativo che si estende ben oltre la camera da letto. Questo silenzio può creare un vero e proprio "muro di gomma", che è uno dei segni che una relazione sta finendo. Questa spirale si sviluppa in fasi distinte: Fase dell'evitamento: Il problema viene ignorato dopo le prime manifestazioni Fase della negazione: "È solo stanchezza, passerà" Fase dell'adattamento disfunzionale: Entrambi cominciano a evitare l'intimità Fase dell'allontanamento: La distanza fisica diventa distanza emotiva Fase della disconnessione: La coppia vive come coinquilini più che come partner Questo silenzio condiviso diventa una presenza ingombrante nella relazione, un "elefante nella stanza" che consuma gradualmente l'intimità e la complicità della coppia. Effetti sulla comunicazione quotidiana L'impatto dell'eiaculazione precoce si estende alla comunicazione quotidiana della coppia in modi spesso sottovalutati. Ce lo racconta bene uno studio di Rosen e Althof. Un sondaggio statunitense via Internet ha rivelato che una percentuale significativamente maggiore di uomini con EP tende ad evitare discussioni su problemi o questioni sessuali con il partner rispetto a quelli senza EP (62,4% rispetto a 43,3%). Questa disconnessione comunicativa si verifica nonostante la maggior parte degli uomini con EP consideri importante comprendere e soddisfare i bisogni del partner. La metà degli uomini con EP inoltre ha segnalato problemi relazionali, concentrandosi sull'incapacità di soddisfare il partner o sulla riluttanza degli uomini single a iniziare nuove relazioni. In più, quasi la metà delle pazienti con problemi sessuali aveva partner con eiaculazione precoce, all'inizio o durante la relazione. Mettendo da parte ciò che dicono gli studi, può raccontare meglio di queste dinamiche Paolo, 42 anni: "Mi sono reso conto che evitavo persino di guardare film con scene romantiche con mia moglie. Temevo che potessero creare aspettative o portare il discorso su quel terreno. La nostra vita si è impoverita anche nei momenti che non avevano nulla a che fare con il sesso." Questo impoverimento comunicativo crea un terreno fertile per incomprensioni, risentimenti e ulteriore distanza emotiva. La sessualità, che dovrebbe rappresentare una delle forme più profonde di comunicazione non-verbale tra partner, diventa paradossalmente fonte di silenzio e incomunicabilità. L'intimità oltre il sesso: danni collaterali L'eiaculazione precoce (EP) fa molto più che rovinare il sesso - lentamente erode tutta la relazione, un po' come l'acqua che gocciola su una roccia finché non crea un buco. Cosa succede davvero? La capacità di aprirsi e mostrarsi vulnerabili diminuisce progressivamente. Pensaci: come puoi condividere le tue paure più profonde con qualcuno quando c'è già quella tensione non risolta che aleggia nell'aria? La frustrazione sessuale può creare una distanza che si espande in altri ambiti. Se l'eiaculazione precoce crea distanza emotiva, anche le attività che prima facevate insieme - quelle serate a guardare serie tv o le passeggiate al parco - perdono gradualmente il loro fascino. Non ci sono studi che lo dimostrano direttamente, ma l'esperienza quotidiana ce lo conferma: quando c'è un problema serio in camera da letto, anche il resto della casa diventa un posto meno accogliente. I progetti per il futuro? Quelli cominciano a vacillare. I "costruiremo una casa", "viaggeremo insieme" diventano più incerti quando la soddisfazione di base nella relazione è compromessa. La complicità quotidiana - quei piccoli gesti e sguardi che solo voi due capite - svanisce a poco a poco, sostituita da un silenzio pieno di cose non dette. Questa erosione dell'intimità emotiva rappresenta forse il danno più profondo che l'eiaculazione precoce può infliggere a una relazione, trasformando gradualmente due amanti in estranei che condividono uno spazio fisico ma non più uno spazio emotivo. Ed ecco che ci si sente soli in coppia. Il peso delle aspettative sociali sulla coppia Le aspettative sociali riguardo alla performance sessuale maschile aggiungono un ulteriore strato di complessità alle difficoltà della coppia. La rappresentazione mediatica della sessualità maschile, caratterizzata da prestazioni prolungate e controllo totale, crea standard irrealistici che intensificano il senso di inadeguatezza. Simon e Gagnon hanno evidenziato come questi "copioni sessuali" culturalmente imposti influenzino profondamente: La percezione di normalità sessuale nella coppia L'autovalutazione dell'uomo come partner sessuale Le aspettative inespresse del/la partner La capacità della coppia di accettare variazioni dalla norma percepita Andrea, 36 anni, racconta: "Ogni volta che in un film o in una serie TV si faceva una battuta sull'eiaculazione precoce, sentivo lo sguardo di mia moglie su di me. Non diceva nulla, ma quei momenti creavano un muro invisibile tra noi." Questi standard sociali non solo aumentano la pressione sull'uomo, ma possono anche impedire alla coppia di sviluppare una visione personalizzata e autentica della propria intimità, libera da confronti esterni dannosi. La terapeuta Esther Perel sottolinea come la "performance anxiety" sia diventata una delle principali cause di disfunzioni sessuali proprio a causa di questi modelli culturali restrittivi. Strategie di coppia per l'eiaculazione precoce Affrontare l'eiaculazione precoce come coppia, anziché come problema esclusivamente maschile, rappresenta un approccio significativamente più efficace. Le ricerche di McCarthy e Thestrup (2009) hanno documentato come le coppie che adottano un approccio collaborativo riportino tassi di miglioramento fino al 65% superiori rispetto ai casi in cui l'uomo affronta il problema da solo. Strategie di coppia per superare l'eiaculazione precoce includono: 1. Reimpostare le aspettative intime Allontanarsi temporaneamente dall'obiettivo della penetrazione e riscoprire forme alternative di piacere può ridurre drasticamente la pressione della performance. La tecnica del "sensate focus", sviluppata dai pionieri della terapia sessuale Masters e Johnson, invita la coppia a esplorare il piacere sensoriale senza aspettative di performance. Questo può permettere sia l'esplorazione di nuove modalità di piacere, sia aiutare l'uomo a riscoprire che può dare piacere in ogni caso. Questo aiuta a vivere anche la penetrazione in modo più sereno e quindi a durare di più. 2. Esercizi di Mindfulness di Coppia La pratica condivisa della mindfulness, documentata da Brotto e Basson (2014), aiuta entrambi i partner a rimanere presenti durante l'intimità, riducendo l'ansia anticipatoria e migliorando la consapevolezza delle sensazioni corporee. Sofia, 32 anni, racconta: "La meditazione di coppia ha cambiato la nostra intimità. Ci ha insegnato a rallentare, a notare quando la mente vagava verso pensieri ansiosi, e a tornare gentilmente al momento presente." 3. Comunicazione Strutturata Creare uno spazio dedicato alla comunicazione sulla sessualità, con regole precise che favoriscano l'ascolto empatico senza giudizio. Gli studi di Byers et al. (2005) dimostrano come questo approccio riduca significativamente l'ansia legata alla discussione di temi sessuali. 4. Riconsiderazione del Piacere Espandere la definizione di "rapporto sessuale soddisfacente" oltre il modello tradizionale di penetrazione permette alla coppia di scoprire nuove forme di intimità. Kleinplatz et al. (2018) hanno documentato come questa espansione del repertorio erotico non solo aggiri il problema dell'eiaculazione precoce, ma spesso arricchisca l'esperienza sessuale complessiva della coppia. Il ruolo della comunicazione nel percorso di guarigione La qualità della comunicazione rappresenta un fattore fondamentale nel superamento del problema. Soprattutto usando un approccio di coppia. Trovi questi esercizi qui: [PDF] 3 Esercizi di Comunicazione per la Coppia Una comunicazione trasformativa richiede: 1. Linguaggio non colpevolizzante Utilizzare un linguaggio che separi il problema dalla persona ("affrontiamo insieme questa condizione" anziché "il fatto che vieni subito"). Questo approccio, validato dalle ricerche di Gottman et al. (2015), riduce significativamente la reattività difensiva. 2. Espressione dei bisogni anziché delle carenze Formulare le comunicazioni in termini di desideri positivi anziché di lamentele ("vorrei prolungare il nostro piacere insieme" anziché "finisci sempre troppo presto"). 3. Rapoport L'esercizio di Gottman-Rapoport, dove ciascun partner parafrasa ciò che ha compreso prima di rispondere, riduce drasticamente i fraintendimenti su un tema già carico di sensibilità. Tipicamente, queste sono le frasi che si sentono in studio: "All'inizio era impossibile parlarne senza che uno di noi si sentisse ferito o accusato. Imparare a comunicare i nostri sentimenti senza attribuire colpe ha aperto uno spazio dove potevamo finalmente essere onesti senza ferirci." La comunicazione efficace non solo aiuta ad affrontare il problema specifico, ma come evidenziato da McCarthy et al. (2010), spesso porta a un miglioramento generale della qualità relazionale che si estende ben oltre l'ambito sessuale. Riscoprire l'intimità: un viaggio condiviso Il percorso di guarigione dall'eiaculazione precoce offre alla coppia un'opportunità unica: reinventare completamente la propria intimità. Le coppie che attraversano questa sfida spesso emergono con una connessione più profonda e autentica, libera da copioni sessuali rigidi e stereotipati. Questo viaggio di riscoperta include: 1. Espansione della mappa del piacere Esplorare zone erogene trascurate e modalità di stimolazione diverse può trasformare l'esperienza sessuale. Le coppie che espandono il loro repertorio erotico riportano livelli di soddisfazione significativamente più elevati. 2. Riconnessione con il corpo Pratiche come il tantra o lo yoga di coppia aiutano a sviluppare una nuova consapevolezza corporea e a superare la disconnessione mente-corpo spesso alla base dell'eiaculazione precoce. 3. Ritualizzazione dell'intimità Creare rituali di connessione non necessariamente sessuali ma profondamente intimi, come massaggi, bagni condivisi o meditazioni di coppia, che Perel (2006) identifica come fondamentali per mantenere il desiderio nelle relazioni a lungo termine. "Abbiamo riscoperto il piacere di stare nudi insieme senza alcuna pressione verso il sesso. Questo ha riacceso una sensualità che pensavamo perduta e, paradossalmente, ha migliorato anche la nostra vita sessuale." Questa riscoperta dell'intimità rappresenta ciò che il sessuologo Jack Morin definisce "l'erotizzazione delle difficoltà": la trasformazione di un problema in un'opportunità per una connessione più profonda e autentica. Trasformare una sfida in un'opportunità L'eiaculazione precoce, pur rappresentando una sfida, offre alla coppia un'opportunità unica di trasformazione. Le coppie che affrontano efficacemente questa difficoltà, spesso emergono con una connessione più profonda, una comunicazione più autentica e una comprensione più ricca della propria sessualità. Il percorso di guarigione non riguarda semplicemente il ripristino di una funzione fisiologica, ma la creazione di un'intimità più consapevole e appagante. Le parole di Esther Perel risuonano particolarmente vere in questo contesto: "La crisi, se affrontata con coraggio, può diventare il portale verso una connessione più profonda." Se la tua coppia sta affrontando questa difficoltà, contattami per una consulenza conoscitiva gratuita. ### Perdonare un tradimento: guida completa Si può davvero perdonare un tradimento? Dopo un tradimento, perdonare sembra impossibile. La fiducia è come un vaso frantumato in mille pezzi. C’è chi si chiede se valga la pena ricostruirlo, chi si aggrappa all’idea di ripararlo, e chi non sa nemmeno da dove cominciare. Il dolore è, come mi dicono i miei pazienti, più intenso di quello provato per la morte di un genitore. La paura di essere feriti di nuovo è paralizzante, e questo rende quasi impossibile proiettarsi in un futuro dove si è perdonato il tradimento. Eppure, ti sembrerà assurdo, molte coppie sono più felici dopo un tradimento. Lo so, non mi credi. Ma continua a leggere, e capirai perché. Ecco una testimonianza di chi ha superato il tradimento in un tempo sorprendentemente breve. A onor del vero, tre sedute è una virtuosa eccezione! Puoi leggere altre recensioni qui. Perdonare un tradimento può sembrare impossibile, come mettere insieme mille pezzi di un vaso. Eppure, molte coppie sono più felici dopo un tradimento. Quindi, qual è la chiave? Non cercare di "tornare come prima". Perché prima qualcosa non funzionava. Perdonare un tradimento non significa cancellare il passato, ma creare una nuova relazione, più consapevole, più matura, più solida. Un tradimento è un po' come un terremoto: se la casa è caduta, evidentemente è ora di ricostruirne una migliore di prima. Con fondamenta più solide e impreziosita di tutte le nuove consapevolezze che avete acquisito nella relazione. È possibile? Sì, ma solo se entrambi i partner sono disposti a lavorarci seriamente. Se chi ha tradito vuole solo "andare avanti" senza assumersi le proprie responsabilità, o se chi è stato tradito continua a voler punire il traditore senza mai provare a perdonare, il processo sarà un fallimento annunciato. In questo articolo analizzeremo le fasi per perdonare un tradimento secondo gli studi di Gottman, gli errori da evitare, le strategie pratiche per rafforzare il legame, e risponderemo alle domande più frequenti su questo tema. Dovrei perdonare un tradimento? La decisione di perdonare non è presa in un singolo momento, ma è un processo introspettivo profondo e personale. Nella mia esperienza, è utile riflettere su tre elementi. La relazione con l'amante è definitivamente chiusa (o si sta almeno chiudendo)? Può risultare impossibile che non ci siano assolutamente contatti (come nel caso di un* collega), ma dev'essere chiaro che la relazione si sia interrotta o almeno si stia interrompendo. Spesso lavoro con coppie in cui uno dei due è indeciso sul restare o meno nella sua relazione ufficiale (se ti trovi in questa situazione, leggi l'articolo Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva ). Questo è uno di quei casi dov'è più utile rivolgersi a un professionista per fare chiarezza e minimizzare il dolore. Il perdono può germogliare solo in un terreno libero dalle ombre del passato. Interrompere la relazione è un atto di rispetto verso la nuova relazione che si intende costruire. Il secondo elemento cruciale risiede nell'autenticità del pentimento del partner che ha tradito. Il rimorso si manifesta non attraverso promesse campate in aria, ma mediante una nuova disposizione alla trasparenza e all'onestà. Un impegno quotidiano a dimostrare, attraverso piccoli gesti coerenti, che vogliamo dimostrare al partner un cambiamento concreto. Infine, entrambi i partner devono nutrire una mente aperta e il desiderio sincero di costruire una relazione nuova. Questo è forse l'aspetto più sottile e profondo: non si tratta di "tornare come prima", poiché quel "prima" conteneva già le crepe che hanno portato alla frattura. Si tratta invece di co-creare qualcosa di inedito, più consapevole e solido. Questa apertura reciproca richiede la volontà di esplorare territori emotivi sconosciuti, affrontando vulnerabilità e paure con coraggio e compassione. Perdonare un tradimento, quindi, non è cancellare il passato, ma un processo che, attraverso questi tre elementi fondamentali, può condurre a una relazione rinnovata e potenzialmente più autentica. La domanda non è tanto "dovrei perdonare?", quanto "siamo entrambi disposti a intraprendere questo viaggio di trasformazione insieme?". Forse può interessarti questo breve video: https://youtu.be/5PYEVwOSYT4 Espandi per la trascrizione del video: La responsabilità della fiducia dopo un tradimento La responsabilità della fiducia dopo un tradimento Ricostruire la fiducia dopo un tradimento è un po' come imparare a nuotare. Immaginiamo di andare in piscina: c'è l'istruttore, che è la persona che ha tradito, e c'è il tradito, che è la persona che sta provando a imparare a nuotare. È chiaro che lasciarsi andare è difficile, e quindi all'inizio è sano che l'istruttore sia a fianco a noi, ci spieghi i primi movimenti, ci insegni, ci rassicuri e ci permetta, mentre lui è a fianco a noi, di fare le prime bracciate. Dopo un po' però è una responsabilità di chi è stato tradito: lasciare andare il coraggio di lasciare andare il salvagente, il coraggio di allontanarsi dal bordo, il coraggio di stare lì a nuotare senza l'istruttore a fianco è qualcosa che va trovato dentro di noi. In altre parole, non c'è rassicurazione che possa sostituirsi al nostro coraggio di tuffarci. Capire il tradimento: prima di perdonare, bisogna comprendere Molti tradimenti non nascono da una mancanza d’amore, ma da un bisogno individuale inespresso, dalla ricerca di emozioni nuove, dalla paura di perdere la libertà. A volte, banalmente, dal desiderio di maggior varietà sessuale. Non tutti i tradimenti sono uguali. Ci sono quelli nati dalla noia, quelli frutto di un’opportunità inaspettata, quelli che nascono da una profonda insoddisfazione. Non tutti i traditori sono uguali. C’è chi decide di fermarsi, e chi vuole ripetersi. Non tutti i traditi reagiscono allo stesso modo. Alcuni vogliono sapere tutto, altri preferiscono non conoscere i dettagli. Capire cosa ha portato al tradimento non significa giustificarlo, ma è l’unico modo per dare un senso a ciò che è accaduto e decidere come andare avanti. Se vuoi approfondire quest'argomento puoi leggere l'articolo Psicologia del Tradimento: come e perché si tradisce La volontà di ricostruire: entrambi devono essere coinvolti Se immaginiamo la relazione come una casa, un partner avrà il compito di costruire le mura, e un altro le fondamenta. E sappiamo bene che le fondamenta senza mura, sono inutili. E le mura senza fondamenta, sono destinate a crollare. Ecco: nessuno può ricostruire da solo. Se il partner traditore si mostra pentito, ma il partner tradito continua a punirlo ogni giorno tra frecciatine e interrogatori fino alle 5 del mattino, la relazione diventa una prigione di dolore. Se il partner tradito è disposto a riprovare, ma il traditore non mostra impegno, la fiducia non potrà mai tornare. Partire dalle altre forme di tradimento emotivo Quando si parla di ricostruire la fiducia in una relazione, il pensiero va subito all’infedeltà sessuale. Ma esistono altri modi in cui la fiducia può essere minata, spesso più subdoli e difficili da individuare. Alcuni esempi di "tradimenti emotivi": Non essere presenti nei momenti difficili: Un partner che si allontana nei momenti di crisi può generare insicurezza e sfiducia. Promesse non mantenute: Se uno dei partner ripetutamente non mantiene la parola data, l’altro inizierà a dubitare della sua affidabilità. Mancanza di comunicazione sincera: Quando un partner si chiude e smette di condividere pensieri ed emozioni, l’altro può sentirsi escluso e trascurato. Bugie "bianche" o manipolazione emotiva: Anche piccole menzogne, se ripetute nel tempo, possono minare la sicurezza all’interno della coppia. Se la fiducia è stata danneggiata da un tradimento, è utile iniziare a porre l'attenzione anche a questi aspetti diversi della fiducia. Se il partner che ha tradito riesce a dimostrare la sua capacità di guadagnarsi la fiducia su questi aspetti, è molto più semplice per il partner tradito affidarsi nuovamente. Per cui, se ti trovi a star cercando di riconquistare la fiducia del partner che hai tradito, fai attenzione innanzitutto a mostrarti presente, mantenere le promesse, comunicare sinceramente, evitare anche le bugie bianche. Questo è un ottimo inizio. Ricorda: per riparare queste crepe, serve un impegno costante nella comunicazione, nella trasparenza e nella presenza emotiva reciproca. Se ti trovi in un momento di difficoltà, puoi prenotare una call conoscitiva e valuteremo insieme la tua situazione. Ristabilire il senso di sicurezza nella relazione Uno degli effetti più devastanti di un tradimento è la perdita del senso di sicurezza nella coppia. La persona tradita si sente esposta, vulnerabile, e spesso teme che il dolore possa ripetersi. Il partner non è più una persona che conforta, ma che genera ansia e instabilità. Per ricostruire questa sicurezza, è fondamentale che il partner che ha tradito dimostri con costanza di essere affidabile. Ecco qualche esempio pratico di come dimostrarsi degni di fiducia se hai tradito: Dimostrare coerenza tra parole e azioni: Le promesse devono essere seguite da fatti concreti. Se si dice "sarò a casa alle 20", bisogna esserci davvero. Essere presenti nei momenti di bisogno: Dimostrare di essere una base sicura per il partner ferito, ascoltandolo e supportandolo nei momenti difficili. Creare nuove esperienze positive: Ricostruire la fiducia significa anche creare nuovi ricordi felici insieme, per far sì che il tradimento non sia più il fulcro della relazione. Alla fine, la fiducia non si ricostruisce con una promessa o con un gesto eclatante, ma con un insieme di piccoli atti quotidiani che dimostrano, giorno dopo giorno, che la relazione vale ancora la pena di essere vissuta. E che anzi, è meglio di prima. Dimostrarsi affidabili Immagina di aver avuto un brutto incidente d’auto. Dopo lo shock iniziale, torni a guidare, ma all’inizio ogni sorpasso, ogni curva, ogni semaforo rosso ti mettono ansia. Ogni volta che un’auto cambia corsia all’improvviso, il tuo cuore accelera, e ti chiedi se sia davvero sicuro stare sulla strada. Ora, immagina il contrario: per settimane, tutti gli automobilisti che incontri rispettano le regole, mantengono la loro corsia, frenano quando devono, segnalano ogni movimento. Con il tempo, il tuo cervello inizia a rilassarsi, a fidarsi di nuovo del sistema. Lentamente, senza nemmeno accorgertene, torni a guidare in modo sereno. La ricostruzione della fiducia in una relazione funziona allo stesso modo. Dopo un tradimento, il partner ferito ha avuto un "incidente emotivo" e ora ogni promessa, ogni piccolo gesto quotidiano diventa un segnale di sicurezza o di pericolo. Se il partner che ha tradito mantiene costantemente gli impegni, comunica con trasparenza e non crea situazioni ambigue, il partner tradito inizierà a rilassarsi e a fidarsi di nuovo. Al contrario, se le promesse vengono fatte e poi dimenticate, se gli orari non vengono rispettati, se si dà l’impressione di nascondere qualcosa, la paura tornerà a galla, e la ricostruzione della fiducia diventerà impossibile. La costanza è tutto. Fidarsi non è qualcosa che avviene una tantum, ma la conseguenza di azioni costanti che ci permettono di lasciarci andare senza necessità di proteggerci. 3 fasi per perdonare il tradimento secondo Gottman Non si può parlare di perdonare un tradimento senza citare il metodo Gottman. Si distingue dagli approcci tradizionali alla terapia di coppia per il suo rigore scientifico e la concretezza delle strategie proposte. Il suo obiettivo non è semplicemente "superare il tradimento", ma aiutare la coppia a comprendere le dinamiche profonde che hanno portato alla crisi, trasformando il dolore in una possibilità di crescita. La sua forza sta nella capacità di ricostruire la fiducia attraverso tre fasi fondamentali: Espiazione, Sintonizzazione e Attaccamento, ognuna delle quali affronta aspetti specifici della guarigione. Se vuoi approfondire tutto questo nello specifico, leggi l'articolo Come Superare il Tradimento con l’ESA Espiazione La fase di Espiazione è il momento più delicato, perché è qui che il partner che ha tradito deve dimostrare di assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni. È fondamentale che chi ha tradito riconosca il dolore causato senza minimizzare o cercare giustificazioni. Solo così il partner ferito può iniziare a elaborare ciò che è successo per porre le basi per il perdono. Questo è anche il momento in cui il traditore deve rispondere con trasparenza alle domande, aiutando il partner tradito a ricostruire il puzzle mentale dell’accaduto. La chiave di questa fase è la coerenza tra parole e azioni: il pentimento deve essere tangibile, espresso non solo a parole, ma attraverso comportamenti concreti, come dimostrare maggiore impegno nella relazione, accettare un periodo di maggiore trasparenza e partecipare attivamente alla riparazione del danno emotivo. Stabilire insieme le regole della trasparenza Dopo un tradimento, uno degli aspetti più delicati riguarda quanto controllo sia accettabile per entrambi i partner. Alcuni credono che la privacy debba essere sempre garantita, altri ritengono che chi ha tradito debba offrire pieno accesso a telefono, email e social per ricostruire la fiducia. Non esiste una risposta giusta o sbagliata: ciò che conta è che le regole di trasparenza vengano stabilite insieme e che entrambi si sentano a proprio agio con il compromesso raggiunto. Se il partner tradito sente il bisogno di conoscere gli spostamenti dell’altro, è importante che questo non diventi una forma di punizione o un controllo ossessivo. Il partner che ha tradito, invece, dovrebbe essere disponibile a dimostrare con i fatti di essere cambiato, ma senza sentirsi costretto a vivere sotto sorveglianza continua. Alcuni esempi di compromessi: Accesso ai dispositivi: Se entrambi sono d’accordo, il partner che ha tradito può decidere di rimuovere il pin dal cellulare per un periodo di tempo stabilito, non come obbligo, ma come segnale di apertura e fiducia. Condivisione degli orari e degli spostamenti: Non una forma di controllo o punizione, ma per rassicurare il partner tradito. L’importante è che queste regole non diventino una gabbia permanente, ma un supporto per ricostruire la fiducia nel tempo. Sintonizzazione La fase di Sintonizzazione segna l’inizio di una nuova connessione emotiva. Qui il focus si sposta dalla crisi al riavvicinamento: i partner imparano a comunicare in modo più profondo ed efficace, a esprimere i propri sentimenti senza paura e a riscoprire l’empatia reciproca. Spesso, la qualità della comunicazione prima del tradimento era già compromessa: il Metodo Gottman aiuta a correggere questo aspetto, insegnando a praticare l’ascolto attivo, a validare le emozioni del partner e a gestire i conflitti in modo costruttivo, senza accusare o attaccare. In questa fase, il tradimento smette di essere un tabù e viene affrontato come un punto di svolta per costruire una relazione più solida e consapevole. Attaccamento Infine, la fase di Attaccamento è quella in cui si lavora sulla ricostruzione della fiducia a lungo termine e sul rafforzamento del legame di coppia. Qui l’attenzione si sposta sul futuro: non si tratta solo di evitare un nuovo tradimento, ma di coltivare un’intimità più autentica, sia a livello emotivo che fisico. Le coppie vengono incoraggiate a creare nuove abitudini positive, a investire più tempo l’uno nell’altro e a ricostruire una relazione basata sulla sicurezza e sulla complicità. Secondo Gottman, questa fase è cruciale perché permette di trasformare il tradimento in un'opportunità di crescita, creando una relazione più forte rispetto a prima della crisi. Il punto centrale del Metodo Gottman è che perdonare un tradimento non vuol dire parole o promesse vuote, ma con coerenza e piccoli atti quotidiani. È un processo che richiede tempo, impegno e soprattutto la volontà di entrambi i partner di investire nella relazione con una nuova consapevolezza. Di tutto questo, parlo anche nel mio Libro Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. Scaricando gratis le prime 60 pagine, riceverai anche degli altri contenuti che ti aiuteranno a comprendere e superare il tradimento. Le "bids for connection" Uno degli elementi fondamentali del Metodo Gottman è il concetto di "Bids for Connection": piccole richieste di attenzione, affetto e vicinanza che i partner si scambiano quotidianamente. Questi momenti sono cruciali per la qualità di una relazione, perché rappresentano il modo in cui due persone si connettono emotivamente e mantengono vivo il legame. Le "bids" possono essere gesti semplici: un sorriso, un messaggio affettuoso, una richiesta di aiuto, una battuta condivisa. Ogni volta che un partner fa una richiesta di connessione, l’altro ha tre opzioni: Rispondere positivamente (turning toward): ricambiare l’attenzione, mostrando interesse e coinvolgimento. Ignorare (turning away): non notare o non dare peso alla richiesta, generando distanza. Respingere (turning against): rispondere in modo negativo o ostile, aumentando il conflitto. Nelle coppie che funzionano, l'86% delle bid ricevono una risposta positiva. Nelle coppie in crisi, questa percentuale è drasticamente più bassa. Dopo un tradimento, il partner ferito potrebbe essere tentato di ignorare o respingere le bid dell’altro per paura di essere nuovamente ferito. Tuttavia, Gottman sottolinea che proprio in questi momenti è essenziale riprendere gradualmente la connessione emotiva. Perdonare un tradimento con le richieste emotive Fare attenzione a queste richieste di connessione (da parte di entrambi i partner) può aiutare a ricostruire la fiducia. Dimostrano impegno: ogni bid accolta con una risposta positiva è un piccolo tassello che rafforza la relazione. Ristabiliscono la sicurezza emotiva: se il partner tradito vede che il partner traditore continua a investire nel rapporto con costanza, inizierà a sentirsi più sicuro e viceversa. Aiutano a spezzare la distanza emotiva: il tradimento crea un muro tra i partner, ma le richieste di connessione emotiva sono un modo per abbatterlo poco a poco. Una coppia che vuole ricostruire la fiducia non deve concentrarsi solo sui grandi gesti, ma anche su queste piccole interazioni quotidiane, che a lungo termine fanno la differenza tra una relazione che sopravvive e una che si spezza definitivamente. Accettare l'incertezza Chi è stato tradito ha un bisogno naturale di controllo. Ma controllare non equivale a fidarsi. Fidarsi significa accettare di poter soffrire di nuovo, fare un salto nel vuoto con la consapevolezza di poter atterrare facendosi anche molto male. Purtroppo (o per fortuna), non c'è altra scelta. Se si decide di ricostruire una relazione, a un certo punto bisogna fare questo salto. Altrimenti finiremo a non far altro che controllare continuamente il partner. E controllare non è dar fiducia, ma imporsi sull'altro. La vera fiducia, in altre parole, è permettere all'altro di sbagliare. Solo così, potremo avere la prova che la fiducia è meritata. Cosa deve fare il partner tradito per perdonare un tradimento? Per approfondire, leggi l'articolo Come comportarsi dopo un tradimento https://www.youtube.com/watch?v=jdDPtu9D1oA Espandi per la trascrizione del video: La Paura di Perdonare un Tradimento (perché non riesci a lasciar andare) La Paura di Perdonare un Tradimento (perché non riesci a lasciar andare) Un timore comune delle persone che si trovano ad affrontare un tradimento, vittime di un tradimento, è quello che poi, se arrivano a perdonare — quindi se non tirano più in ballo il tradimento, se sentono la percezione di star lasciando andare la presa su questo dolore — allora iniziano a chiedersi: "Ma se io non la tiro più in ballo questa cosa, se io perdono un tradimento, allora vuol dire che non è importante?" La risposta? Chiaramente no, non vuol dire questo. Ma capisco che possa sembrare così. È un po' come se avessimo la percezione che nel momento in cui stiamo bene non stiamo dando più importanza a questo dolore, a questo vero e proprio trauma che abbiamo subito. E quindi che anche il partner poi dica: "Beh, allora se tutto sommato mia moglie, mio marito sta bene, non devo... non l'ho fatta così grossa, allora magari posso anche rifarlo". Ecco, questa è una fantasia molto comune. E per questo inizialmente è utile avere una serie di rassicurazioni da parte del partner, avere il modo di affrontare quanto è successo e di elaborarlo. E di elaborarlo come si fa proprio con un trauma. Non Restare Aggrappati al Dolore Tuttavia, attenzione a non restare aggrappati a questa idea del "devo soffrire, perché altrimenti invalido le mie emozioni". Perché è un po' come quelle persone che vivono un lutto e non riescono a lasciare andare il dolore, perché altrimenti sarebbe come offendere la memoria di quella persona. Non è così. Devi permetterti di lasciare andare, perché non stai facendo un favore all'altra persona, non stai facendo un favore a te stesso o a te stessa. Stai solo continuando ad aggrapparti, a stringere con le unghie e con i denti qualcosa che è nel passato. E va bene, è normale ed è sano affrontarlo con i giusti tempi, ma non facciamo in modo da stringerlo più forte di quanto dovremmo. Dopo un tradimento, il partner tradito si trova in un vortice di emozioni contrastanti: rabbia, dolore, confusione, desiderio di punire e, allo stesso tempo, paura di perdere la persona che ama. Se si sceglie di perdonare, è importante adottare un atteggiamento che faciliti il percorso di guarigione, piuttosto che renderlo più difficile. Accettare il dolore senza soffocarloLa prima reazione al tradimento è spesso il desiderio di chiudere il dolore fuori dalla porta, ignorarlo o evitarlo. Ma il dolore non scompare da solo. È necessario attraversarlo, dargli spazio, permettersi di soffrire e di essere vulnerabili. Questo non significa rimanere intrappolati nella sofferenza, ma elaborarla per poterla poi lasciar andare. Evitare di umiliare il partner traditoreQuando si è feriti, è naturale voler far pagare l’altro per il dolore subito. Tuttavia, se si vuole davvero ricostruire la relazione, umiliare il partner, lanciargli frecciate continue o sminuirlo davanti agli altri non aiuterà il processo di perdono. Il partner traditore deve assumersi le sue responsabilità, ma non può passare il resto della relazione a essere trattato come un prigioniero in attesa di condanna. Evitare di usare il tradimento come arma nei conflittiDurante le discussioni di coppia, il rischio più grande è che il tradimento diventi la risposta universale a ogni problema. “Zitto che tanto sei un traditore!” Questo atteggiamento blocca la comunicazione e impedisce la crescita della relazione. Bisogna imparare a trattare i nuovi conflitti per ciò che sono, senza ricollegarli sempre al tradimento. Dare spazio alla fiducia gradualmenteDopo un tradimento, la tentazione di controllare tutto è fortissima: cellulare, email, social, spostamenti. Ma la fiducia non può basarsi sulla sorveglianza. Se si sceglie di ricostruire, bisogna accettare il rischio di poter soffrire di nuovo. Il controllo eccessivo crea solo ulteriore distanza. Chiedere ciò di cui si ha bisogno, senza diventare morbosiÈ normale avere domande dopo un tradimento. Si ha bisogno di capire cosa sia successo, perché, e come evitarlo in futuro. Ma esigere dettagli morbosi o chiedere continuamente rassicurazioni può peggiorare la situazione. Meglio concentrarsi su ciò che davvero aiuta la guarigione: la chiarezza e il dialogo, piuttosto che il tormento e l’ossessione. Essere indulgenti con sé stessiIl partner tradito potrebbe sentirsi in colpa per non riuscire a "perdonare abbastanza in fretta" o per avere momenti di rabbia e insicurezza. Ma non si tratta di un processo lineare. Il percorso di guarigione avrà alti e bassi, ed è importante concedersi il tempo necessario senza auto-giudicarsi. Supportare il partnerLe persone tradite possono sentirsi legittimate a "sedersi" e aspettare che l'altro faccia di tutto per riconquistare la loro fiducia. Da un lato, questo è comprensibile. Dall'altro, dobbiamo capire che probabilmente anche la persona che ha tradito sta affrontando un momento di estrema difficoltà. C'è mortificazione, malessere, senso di colpa. Dimostrare che si apprezza l'impegno che una persona sta mettendo in campo per riuscire a farsi perdonare dalla persona tradita, aiuta tutti a star meglio più in fretta. Non isolarsi e cercare supportoIl dolore del tradimento può portare a chiudersi in se stessi, ma avere qualcuno con cui parlarne (che sia un amico fidato o un terapeuta) può fare la differenza. È fondamentale ricevere supporto senza però trasformarlo in un continuo sfogo di rabbia che alimenta il risentimento. Attenzione però a non pubblicizzare il tutto ai quattro venti. Meglio scegliere una sola persona fidata e "amica della coppia", che non giudichi e che vi supporti. Cosa deve fare il partner traditore per farsi perdonare? Se hai tradito e vuoi farti perdonare, devi essere pronto a un impegno costante, fatto di azioni e non solo di parole. Non basta chiedere perdono o giurare che non succederà più: serve dimostrare ogni giorno di essere una persona diversa rispetto a quella che ha tradito. Assumersi la piena responsabilitàIl tradimento è una scelta, non un incidente. Evitare di giustificarsi con scuse come “È successo e basta” o “Non volevo farti del male” è fondamentale. Il partner tradito ha bisogno di sapere che riconosci il dolore che hai causato e che sei disposto a fare il necessario per ripararlo. Essere trasparentiLa fiducia si ricostruisce con la trasparenza, ma non significa che il partner tradito abbia diritto a un controllo assoluto sulla tua vita. Devi essere disponibile a rispondere alle sue domande e a offrire rassicurazioni, ma senza entrare in dinamiche di sorveglianza che non condividi. Mantenere sempre la parola dataSe dici che tornerai alle 20, devi tornare alle 20. Se prometti di chiamare, devi farlo. Anche le piccole cose contano: ogni promessa mantenuta è un tassello per ricostruire la fiducia. Ogni promessa mancata, invece, alimenta il dubbio e la paura. Accettare il dolore dell’altro senza difendersi o minimizzareSarà difficile vedere il partner soffrire per le tue azioni. Ma la cosa peggiore che puoi fare è dire “Ancora con questa storia?” o “Devi superarla”. Il dolore ha bisogno di tempo. Il tuo compito è ascoltare e offrire supporto, senza diventare impaziente. Dimostrare un impegno costanteRicostruire la fiducia non è un evento, è un processo. Serve dimostrare ogni giorno che sei cambiato e che vuoi stare nella relazione, attraverso piccole attenzioni, gesti di affetto, e un atteggiamento costante di rispetto e trasparenza. Tagliare ogni legame con la persona con cui hai traditoSe la relazione extraconiugale non è definitivamente chiusa, ricostruire può risultare impossibile. Il partner tradito deve sentirsi sicuro che la minaccia sia lontana. Riconquistare la fiducia e farsi perdonare attraverso i fatti, non le paroleDire "puoi fidarti di me" non basta. La fiducia non si chiede, si guadagna. Dimostrare affidabilità, essere presenti nei momenti difficili, rispettare gli impegni: sono questi i modi in cui si ricostruisce. Live: Come perdonare un tradimento e ricostruire la fiducia In questa live su Youtube intitolata "Come perdonare un tradimento e ricostruire la fiducia", ho avuto modo di discutere con il collega Marco Giacobbi proprio di quest'argomento, che ricerca le modalità per ricostruire la fiducia dopo un tradimento. Guardala qui sotto. Conclusioni Perdonare il partner dopo un tradimento è difficile, ma non impossibile. Non si tratta di "dimenticare" o di "tornare come prima", ma di costruire una nuova relazione, con basi più solide. Entrambi i partner devono essere disposti a impegnarsi, a lavorare su di sé e a mettere la relazione al centro delle proprie priorità. La fiducia non è un sentimento, ma una scelta quotidiana: piccoli gesti, parole coerenti con le azioni, e la volontà di guardare avanti. Chi tradisce deve dimostrarsi affidabile e coerente, chi è stato tradito deve essere disposto, col tempo, a lasciar andare la paura. Solo così il rapporto potrà non solo sopravvivere, ma diventare più forte di prima. Prenota una consulenza gratuita Se hai bisogno d'aiuto in questo processo, non procrastinare: richiedi una call conoscitiva con me e valuteremo insieme il tuo/vostro percorso per superare un tradimento. Domande Frequenti su come perdonare un tradimento (FAQ) È possibile perdonare un tradimento?Sì, ma la fiducia non torna automaticamente. Serve un lavoro costante di trasparenza, impegno e coerenza. Dovrei controllare il telefono del mio partner per assicurarmi che non tradisca di nuovo?Il controllo può dare una sicurezza momentanea, ma non aiuta a ricostruire la fiducia. Se serve trasparenza per un periodo, è meglio stabilire insieme delle regole condivise, piuttosto che imporre il controllo. Se il traditore sembra pentito ma non dimostra impegno, cosa fare?Il pentimento senza azioni concrete deve accendere una lampadina d'allarme. Se il partner non dimostra con i fatti di voler ricostruire, potrebbe essere il caso di parlarne in modo esplicito e stabilire delle condizioni a cui la relazione può andare avanti. Come capire se vale la pena perdonare un tradimento?Se entrambi i partner sono disposti a lavorare sulla relazione con impegno e sincerità, allora può valerne la pena. Se uno dei due non è realmente coinvolto nel processo di ricostruzione, potrebbe essere il caso di riflettere su altre opzioni. Altri articoli sul tradimento ### Ho perdonato un tradimento ma non riesco a dimenticare: 3 esercizi In breve: Perdonare un tradimento non significa dimenticare. Il cervello elabora il tradimento come un vero e proprio trauma (PTSD post-infedeltà), riproponendo flashback e pensieri intrusivi. La guarigione richiede tecniche specifiche di elaborazione del trauma, ricostruzione della "banca emotiva" della coppia attraverso il metodo Gottman, e esercizi pratici come la scrittura terapeutica e la concentrazione programmata del dolore. Se stai leggendo queste parole, magari alle 3 del mattino, con il partner che russa accanto a te mentre nella tua testa si ripete per l'ennesima volta il film del tradimento, sappi che sei in ottima compagnia. E soprattutto, che non sei impazzito. "Ho deciso di perdonare, ma qualcosa dentro di me non me lo permette”. Questa frase la sento dire almeno tre volte a settimana. La pronunciano persone intelligenti, mature, magari anche abituate ad avere un forte controllo sulle proprie emozioni e sulla propria vita. Che hanno fatto una scelta consapevole di dare una seconda chance alla relazione. Eppure, sono intrappolate in un loop mentale che sembra non avere fine. Ma voglio dirti subito una cosa: ciò che provi è normale. Superare un tradimento è un processo spesso lungo, impegnativo e faticoso. Ma può valerne la pena, perché molte coppie si ricostruiscono più forti di prima. E voglio dirti anche un’altra cosa: esiste un modo per andare avanti per davvero, senza che il passato ti tormenti. Per capirci qualcosa in più, ti invito a leggere quest'articolo: Tradire anche se si ama: 7 cose da sapere In molti casi i ricordi, i flashback, i pensieri, si accumulano soprattutto di notte. Quando la mente è libera di correre, tornando al trauma del tradimento. Perdonare non è dimenticare Nella mia esperienza con traditi e traditori, dopo i primi mesi di “shock”, il problema più grande non è il tradimento in sé. Piuttosto, è il continuo ruminare sul passato. La frustrazione per il desiderio di guardare avanti, quando siamo continuamente attratti da quello che c’è alle nostre spalle. Un po’ come quel dolore alla schiena che non ci fa dormire: vorremmo solo ignorarlo, eppure… Soprattutto per chi è abituato ad essere in controllo di sé, questa che potremmo chiamare “ossessione post-tradimento”, è estremamente frustrante. Se ho perdonato il tradimento, perché non riesco a dimenticarlo? Sono condannato a pensarci per sempre? Se è così, forse è meglio lasciarci… meglio soffrire per un po’, piuttosto che soffrire tutta la vita. Sono generalmente queste le cose che frullano nella mente di chi non riesce a dimenticare un tradimento. E questo dovrebbe ricordarci quanto sia doloroso essere traditi. Tutto quello che vorremmo, in sostanza, è un interruttore nel cervello che possa cancellare tutto. Ecco quello che descrive, con grande sofferenza, una paziente - chiamiamola Elena: ”Voglio andare avanti. Ho scelto di restare. Ma ogni volta che mio marito esce per andare al lavoro, rivedo lei. La immagino mentre lo tocca. È più forte di me. Se ho perdonato, perché non riesco a dimenticare!?” Elena non è debole. Elena sta sperimentando quello che Ortman (2009) ha definito "Post-Infidelity Stress Disorder" - un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress causato dal tradimento. Il cervello elabora la scoperta dell'infedeltà esattamente come elaborerebbe un incidente grave o un'aggressione: con flashback, ipervigilanza, iperattivazione, pensieri intrusivi e così via. Forse può interessarti questo breve video: https://www.youtube.com/watch?v=5PYEVwOSYT4 Espandi per la trascrizione del video: La responsabilità della fiducia dopo un tradimento Video: La responsabilità della fiducia dopo un tradimento Ricostruire la fiducia dopo un tradimento è un po' come imparare a nuotare. Immaginiamo di andare in piscina: c'è l'istruttore, che è la persona che ha tradito, e c'è il tradito, che è la persona che sta provando a imparare a nuotare. È chiaro che lasciarsi andare è difficile, e quindi all'inizio è sano che l'istruttore sia a fianco a noi, ci spieghi i primi movimenti, ci insegni, ci rassicuri e ci permetta, mentre lui è a fianco a noi, di fare le prime bracciate. Dopo un po' però è una responsabilità di chi è stato tradito: lasciare andare il coraggio di lasciare andare il salvagente, il coraggio di allontanarsi dal bordo, il coraggio di stare lì a nuotare senza l'istruttore a fianco è qualcosa che va trovato dentro di noi. In altre parole, non c'è rassicurazione che possa sostituirsi al nostro coraggio di tuffarci. Perché il cervello non riesce a lasciar andare Il sistema di allarme impazzito Quando scopriamo un tradimento, l'amigdala - il nostro sistema di “allarme”, il centro che elabora la paura - va in modalità sopravvivenza. Da quel momento, cataloga come "pericoloso" tutto ciò che anche vagamente ricorda l'evento: un profumo, una canzone alla radio, una notifica sul cellulare. Come spiego sempre ai miei pazienti, questo non è un difetto - è un meccanismo di protezione. Il problema è che l'amigdala non distingue tra pericolo reale e ricordo. Per lei, rivivere il tradimento mentalmente equivale a viverlo di nuovo nel presente. Forse può interessarti l'articolo: Che succede nella mente del tradito? Il Trauma Post-Infedeltà Le domande senza risposta Il cervello umano odia i vuoti narrativi (si chiama “Effetto Ziegarnik”). Dopo un tradimento, cerca ossessivamente di riempirli: "Si è innamorato?" "Cosa provava davvero?" "Rideva con lei come ride con me?" "A letto, ha provato più piacere?" "Non pensava ai bambini?" Queste domande sono sicuramente lecite... fino a un certo punto. Intendo dire che spesso, sono domande paradossali. A cui non c'è una risposta certa - e di certo mette il partner in una posizione impossibile. Perché se, ad esempio, ci risponde "No, non mi sono innamorato", difficilmente gli crederemo. La risposta contraria è ovviamente inaccettabile. E quindi restiamo intrappolati in un limbo in cui proviamo a rispondere costantemente a queste domande senza mai poter trovare risposte certe. Ecco: è un po' come stare in mezzo al mare, assetati. Beviamo acqua di mare, e questo ci lascia solo più assetati. Insomma: più cerchiamo risposte, più alimentiamo l'ossessione. Ma quindi: com’è che si può dimenticare un tradimento? La banca emotiva e la ricostruzione della fiducia Una delle prima cose da fare, è conoscere il concetto di "banca emotiva". Secondo John Gottman, inventore della moderna terapia di coppia scientifica, la fiducia è come un conto in banca emotivo. Ogni coppia ha un saldo invisibile, che cresce con interazioni positive (gesti di affetto, premure, attenzioni) e diminuisce con interazioni negative (critiche, litigi, tradimenti). Probabilmente ti interesserà l'articolo: Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento Il problema del tradimento è che equivale a un prelievo massiccio, quasi un fallimento bancario. Il saldo va in rosso. Per ricostruire la fiducia, servono molti più depositi che prelievi. La regola di Gottman è chiara: durante un litigio, per ogni interazione negativa servono almeno 5 interazioni positive (Gottman Institute). Nella "vita normale", un rapporto "sano" di interazioni negative:positive è di 20:1. Dopo un tradimento, puoi immaginare quanto questo rapporto debba essere ancora più alto. Sotto questo punto di vista, entrambi i partner devono impegnarsi: Chi ha tradito deve fare depositi costanti con gesti concreti di affetto e trasparenza. Chi è stato tradito deve fare lo stesso, ed essere disposto a riconoscere questi sforzi. Come affrontare il dolore Ecco tre esercizi pratici per aiutarti a gestire i pensieri intrusivi e liberarti dal passato. Puoi approfondirne altri leggendo quest'articolo: Superare l’ossessione dopo un tradimento 1. Scrittura terapeutica Ogni volta che arriva un pensiero intenso e difficile da gestire, prendi carta e penna, e inizia a scrivere. Dedica tutto il tempo che ti serve a mettere per iscritto tutto quello che pensi, così come lo pensi. Senza filtri, senza badare a grammatica o sintassi. Semplicemente, scrivi finché non ti senti sollevato. Scrivere con carta e penna funziona meglio, ma se proprio non riesci, usa le note del cellulare scrivendo con la mano non dominante. Per cui, se sei destrorso scrivi con la sinistra, e se sei mancino scrivi con la destra. Dopo aver scritto, evita di rileggere. Semplicemente, lascia andare. 2. La concentrazione del dolore Se il tradimento continua a tormentarti, dedica 3 slot da 15 minuti al giorno per pensare intenzionalmente al dolore. Siediti in un posto tranquillo e lascia emergere tutti i pensieri negativi. Sembra controintuitivo, ma più accetti di affrontare il dolore in un momento controllato, meno questo invaderà il resto della giornata. Se il malessere dovesse emergere tra un incontro e l'altro, prova a rimandarlo al prossimo appuntamento col dolore. 3. Il “Patronus” della coppia Se hai meno di 40 anni, o se hai figli, probabilmente hai letto o visto i film di Harry Potter. C'è un incantesimo chiamato "Patronus", che protegge i maghi da creature che succhiano via la felicità. Il segreto per creare un Patronus, è concentrarsi su un ricordo felice molto potente. Ecco: prova a trovare un momento di tenerezza e felicità autentica tra voi due, e a richiamarlo alla mente ogni volta che la sfiducia ti assale. Ti aiuterà a ricordare che sì, l tradimento fa parte della storia della vostra relazione. Ma non è l’unica cosa che definisce chi è il tuo partner per te. Psicologo per superare un tradimento Se ti trovi in un momento di difficoltà, puoi prenotare una telefonata conoscitiva con me. Mi occupo di aiutare le coppie a superare un tradimento e a ricostruirsi più forti di prima. FAQ: Domande Frequenti sul dimenticare un tradimento Perché non riesco a dimenticare un tradimento? Il tradimento può generare un trauma emotivo profondo, che richiede tempo per essere elaborato. La mente tende a ripetere i ricordi dolorosi per proteggerti da future sofferenze, ma con gli strumenti giusti è possibile ridurre questo processo. Quanto tempo ci vuole per superare un tradimento? Non esiste un tempo standard, ma varia a seconda della coppia e dell’impegno reciproco. Come faccio a smettere di pensare al tradimento? Evita il confronto con l’amante e concentra la tua attenzione sulle cose che vuoi migliorare nella tua relazione. Puoi provare esercizi come la scrittura terapeutica, la concentrazione del dolore e il Patronus della coppia, che aiutano a spostare il focus. Se perdono, significa che devo fidarmi di nuovo subito? No. Il perdono è una scelta che puoi fare subito, ma la fiducia si ricostruisce nel tempo. Il partner deve dimostrare con gesti concreti di essere affidabile, ricordando che la fiducia è sempre e comunque un salto nel vuoto. Per cui, è importante vedere l'impegno del partner, ma alla fine sarai tu a dover decidere se fidarti o meno. Ricorda: il controllo non è fiducia! Chi tradisce può cambiare davvero? Dipende dalla motivazione dietro il tradimento e da come si reagisce alla sua scoperta. Se è stato causato da insoddisfazione emotiva o da dinamiche di coppia disfunzionali, può essere il segnale per lavorare sulla relazione. Se invece è dovuto a una tendenza cronica all’infedeltà, il cambiamento potrebbe essere più difficile (ma possibile, con il giusto impegno!). Vale la pena restare dopo un tradimento? Solo tu puoi deciderlo. Molte coppie emergono più forti dopo un tradimento, perché lo usano come occasione per ridefinire la loro relazione. Addirittura, mi dicono: "Meno male che c'è stato questo tradimento!". Altre si rendono conto che non possono più recuperare la fiducia e scelgono di separarsi. Bibliografia Ortman, D. (2009). Post-Infidelity Stress Disorder. Journal of Psychosocial Nursing and Mental Health Services, 47(1), 20-22. Fisher, H. (2004). Why We Love: The Nature and Chemistry of Romantic Love. Henry Holt and Company. Gottman, J. M., & Gottman, J. S. (2017). The Natural Principles of Love. Journal of Family Theory & Review, 9(1), 7-26. Glass, S. P., & Wright, T. L. (1992). Justifications for extramarital relationships: The association between attitudes, behaviors, and gender. Journal of Sex Research, 29(3), 361-387. Johnson, S. M., & Wittenborn, A. K. (2012). New research findings on emotionally focused therapy: Introduction to special section. Journal of Marital and Family Therapy, 38, 18-22. Baucom, D. H., Snyder, D. K., & Gordon, K. C. (2009). Helping couples get past the affair: A clinician's guide. Guilford Press. Altri articoli sul Tradimento ### Tradire è giusto o sbagliato? Ma prima: perché di quest’articolo capirai solo ciò che vorrai capire?La morale del tradimentoPerché il tradimento è giusto?Prospettive biologiche e psicologiche del tradimentoPerché il tradimento è sbagliato?Biologia, psicologia e filosofiaHaidt: dall’intuizione al giudizio moraleDalla logica all’intuizioneLa metafora dell’elefante e del portatoreSiamo davvero schiavi delle nostre intuizioni?Perché il tradimento è giusto per i traditori e sbagliato per i traditi?Perdonare o no un tradimento?La contraddizione fondamentaleCapire il tradimentoAltri articoli sul tradimento Come psicologo che si occupa di tradimenti, mi capita quotidianamente di affrontare questo dilemma morale: tradire è giusto o sbagliato? In quest'articolo, ti parlerò delle mie conclusioni su quest'argomento... Ma prima: perché di quest’articolo capirai solo ciò che vorrai capire? Leggerai queste righe convinto di essere aperto a nuove prospettive, ma la realtà è che il tuo cervello sta già filtrando ogni parola in base a quello che vuole trovare. Si chiama bias di conferma: tutti noi selezioniamo le informazioni che rafforzano le nostre convinzioni e ignoriamo quelle che le mettono in discussione. Se sei stato tradito, probabilmente capirai che tradire è un atto spregevole, assolutamente da condannare.Se hai tradito, il messaggio che riceverai sarà che, tutto sommato, il tradimento è giusto. In altre parole, leggere non è un atto neutro, ma di conferma delle proprie convinzioni pre-esistenti. Quindi se vuoi davvero leggere qualcosa che possa darti nuovi spunti, devi fare uno sforzo attivo per metterti nella posizione di critico di te stesso. Lo so, è difficile. Ma tieni ben presente questo meccanismo, e prima di continuare, chiediti: Sono in una situazione che mi spinge a pensarla in un modo o nell’altro? Per me il tradimento è giusto o sbagliato? Cos’è, di quello che sto leggendo, che potrebbe implicare il contrario? …e impegnati a fare più attenzione a ciò che disconferma la tua idea iniziale. La morale del tradimento L’idea che la morale sia un insieme di regole fisse e immutabili si scontra spesso con la complessità dei nostri comportamenti, soprattutto quando parliamo di tradimento. Il tradimento non è solo una violazione della fiducia; è un evento carico di implicazioni morali e psicologiche che scuotono le nostre convinzioni più profonde. In questo articolo parlerò del tradimento alla luce della filosofia morale e della psicologia, con particolare riferimento alle teorie di Jonathan Haidt. Il riferimento principale sarà quello del suo libro Menti Tribali che, a proposito, ti consiglio di leggere! Alcune delle domande a cui cercherò di rispondere, riguardano come le intuizioni morali guidano i nostri giudizi e perché il tradimento scatena reazioni emotive così intense, offrendo spunti per una comprensione più profonda dei conflitti morali che viviamo. Ovviamente, come tutte le domande di natura filosofica, non sarò in grado di rispondere in modo assoluto. Né vorrei: l’autodeterminazione è figlia della libertà. Di decidere cosa fare, ma soprattutto cosa pensare. Spero solo che la lettura possa darti degli spunti per riflettere sull’aspetto più affascinante del tradimento: la sua contraddizione. Sai che puoi scaricare gratuitamente le prime 60 pagine del mio libro Psicologia del Tradimento? Parlo del perché tradiamo, di quali sono i suoi effetti e di come superarlo secondo la scienza. Perché il tradimento è giusto? Il tradimento, in tutte le sue forme, mette in discussione il concetto stesso di lealtà, fiducia e integrità. Quando una persona tradisce, infrange non solo un patto implicito o esplicito, ma anche le aspettative morali che la società e la nostra “società interiorizzata” ci impongono. Questa violazione ci costringe a riconsiderare il valore della fiducia e il significato delle relazioni. Eppure, per chi tradisce, a volte il tradimento appare “giusto” o addirittura necessario. Non sempre è un problema. Sotto un certo aspetto, il tradimento fa male solo se viene scoperto. Se rimane segreto, può persino diventare il collante che tiene in piedi una relazione ufficiale. Per quanto scomodo sia ammetterlo, l’infedeltà può salvare coppie che altrimenti si spezzerebbero sotto il peso della routine, della noia, dell’inevitabile erosione del desiderio. Non tutte le persone tradiscono per lasciare il partner. Alcune tradiscono proprio per restare. Un amante può diventare un’ancora di salvezza, una valvola di sfogo che permette di vivere meglio la relazione principale. Il paradosso è che molti traditori tornano a casa più sereni, più pazienti, persino più affettuosi, perché hanno trovato fuori ciò che non riuscivano più a sentire dentro. Da questa prospettiva, il tradimento può rivelarsi un atto di volontà che rimette al centro la ricerca di vitalità personale. In una chiave nietzschiana, potremmo addirittura considerarlo come un’espressione di volontà di potenza: una spinta a riaffermare la propria individualità e la propria energia vitale, soprattutto quando la relazione principale sembra spegnere desideri e possibilità. Prospettive biologiche e psicologiche del tradimento Spesso, la nostra cultura da un lato esalta la monogamia come valore assoluto, dall’altro ci mostra costantemente scenari di infedeltà. È una contraddizione. L’idea che il tradimento sia sempre un errore parte dal presupposto che la monogamia sia l’unico modello valido. Ma se invece fosse solo una narrazione culturale che non si adatta a tutti? Non a caso, la monogamia viene spesso vista come una privazione. Da un punto di vista evolutivo, infatti, la nostra natura potrebbe spingerci a moltiplicare le possibilità riproduttive. Ciò non significa che l’uomo sia “programmato” per tradire, ma che la spinta a cercare nuovi partner non è un’invenzione moderna. Al contrario, è un istinto profondamente radicato. È interessare notare, ad esempio, che le probabilità di tradire siano anche collegate ai livelli ormonali. Da qui si comprende come, in certe situazioni, il tradimento venga vissuto come un atto di autenticità più che di inganno. Non perché sia giusto mentire, ma perché non sempre le strutture sociali lasciano spazio all’onestà. Si tradisce quando ci si sente intrappolati in ruoli che non ci appartengono più, quando il desiderio di libertà diventa più forte della paura di ferire. Per alcuni, tradire è un modo per riconquistare il controllo della propria vita o per scrollarsi di dosso la frustrazione data dalla noia. O dal sentirsi ingabbiati. Il tradimento, in certi casi, compensa la necessità di eccitazione nella quotidianità della vita di coppia, specialmente se di lunga data e con figli. Quando ci sono figli, spesso i partner quasi si ignorano, perché tutto ruota attorno a loro. La relazione finisce sullo sfondo: ci si sente poco considerati, poco desiderati, e si cerca altrove quell’adrenalina che un tempo era presente all’interno della coppia. Inoltre, il tradimento non è solo sesso. Anche nelle coppie aperte – dove il sesso con altri partner non è un tabù – si può tradire. Ciò che si cerca, spesso, è la sensazione di unicità, di novità, di riscoperta di sé. Quell’eccitazione che fa sentire vivi. Da un punto di vista psicologico, potremmo perfino definirci “emotivamente bulimici”: abbiamo bisogno di sensazioni forti, di emozioni, e più ne proviamo, più ne vogliamo. Il tradimento, da questo punto di vista, diventa una sorta di “dipendenza da stimoli” che si manifesta quando la relazione ufficiale non basta più a saziare il nostro appetito emotivo. Sai che ho un podcast che parla del tradimento? Ci trovi diversi contenuti che ti aiuteranno a navigare più facilmente le acque difficili in cui, forse, ti trovi proprio in questo momento. Buon ascolto! Perché il tradimento è sbagliato? D’altra parte, potremmo affermare che il tradimento è sbagliato perché mina la fiducia, e senza fiducia l’amore diventa un terreno arido. Tradire significa ingannare, e l’inganno non è mai un atto neutro: è una violazione implicita di un accordo, che sia esplicito o meno. Chi tradisce spesso si racconta che non sta facendo nulla di male se il partner non lo scopre, ma il problema non è solo la scoperta: è la rottura invisibile che si crea dentro la relazione, anche prima che l’altro sappia. Il tradimento introduce segreti, distanza, una doppia vita che inevitabilmente consuma l’intimità autentica. Più che il sesso, è la menzogna a ferire. È il rendersi conto che chi amiamo è stato capace di guardarci negli occhi mentre costruiva una realtà parallela. Questo trasforma il partner in uno spettatore inconsapevole della propria vita e, nel lungo periodo, erode il senso stesso della relazione. Biologia, psicologia e filosofia Da un punto di vista evolutivo, la certezza della paternità è cruciale per l’investimento genitoriale e la fedeltà garantisce che le risorse vengano effettivamente destinate ai propri figli (Buss, 1994). La cooperazione e la stabilità della coppia migliorano le probabilità di sopravvivenza della prole. Il tradimento rompe questo patto, generando incertezza sulla discendenza, minore coesione familiare e instabilità relazionale, ragioni per cui dal punto di vista biologico risulta “sbagliato”. Da un punto di vista filosofico, tradire significa anche utilizzare l’altro come mezzo per il proprio soddisfacimento, infrangendo un principio che filosofi come Kant hanno considerato fondamentale: l’idea che l’altro vada sempre trattato come un fine, mai come un semplice strumento. In una prospettiva kantiana, l’inganno viola la dignità reciproca su cui si basa il patto relazionale. La concezione dell’agire comunicativo di Jürgen Habermas pone al centro della vita sociale la sincerità e la reciprocità come condizioni imprescindibili per un dialogo autentico: in quest’ottica, il tradimento rappresenta una violazione del patto comunicativo, infrangendo la fiducia su cui si fonda l’interazione morale. John Gottman, dal punto di vista della psicologia di coppia, considera la fiducia il pilastro che sostiene l’intero rapporto: tradire significa dunque scardinare la base della relazione, generando ferite profonde e difficoltà che spesso risultano insanabili. Susan Johnson, con la sua Terapia Focalizzata sulle Emozioni (EFT), evidenzia invece l’importanza di un solido senso di sicurezza emotiva fra i partner: quando avviene il tradimento, questa sicurezza viene minata alla radice, ostacolando la possibilità di intimità e sostegno reciproco. In tutti i casi, il tradimento non è semplicemente “sbagliato” per questioni di norma o di costume, ma perché distrugge l’infrastruttura relazionale stessa—quella rete di comunicazione autentica, fiducia profonda e sintonizzazione emotiva che rende possibili rapporti umani significativi. È un atto che, pur nascendo dal desiderio di riscoprire se stessi o di sfuggire alla noia, ignora la responsabilità di prendersi cura dell’altro e del legame che si è costruito. E, guardandolo dalla prospettiva più ampia, rompe sia il contratto sociale implicito di lealtà sia il patto emotivo che permette a due persone di crescere insieme, contribuendo a creare sfiducia e sofferenza durature. Haidt: dall’intuizione al giudizio morale Il libro Menti Tribali di Jonathan Haidt ha rivoluzionato il modo in cui comprendiamo la morale e, di conseguenza, il modo in cui interpretiamo fenomeni come il tradimento. Haidt racconta il proprio percorso di ricerca, partendo dalle teorie di Lawrence Kohlberg, che vedevano la morale come il risultato di un ragionamento logico e progressivo. Tuttavia, Haidt ha scoperto che la nostra mente agisce in modo molto più immediato e intuitivo. Dalla logica all’intuizione Inizialmente influenzato dal modello razionalista di Kohlberg, Haidt si rese conto che le risposte morali delle persone non potevano essere spiegate soltanto attraverso il ragionamento. Studi interculturali condotti in Brasile lo portarono a osservare che le risposte ai dilemmi morali variano enormemente da una cultura all’altra. Le persone reagiscono in modo istintivo, e queste intuizioni morali appaiono prima del pensiero analitico. Haidt si ispirò a David Hume, che sosteneva che le emozioni e i sentimenti sono i veri motori del giudizio morale. Questo approccio intuizionista fu ulteriormente confermato da esperimenti innovativi, come quello che coinvolgeva l’uso dell’ipnosi per indurre una reazione di disgusto in risposta a stimoli neutri. Questi studi dimostrarono che le intuizioni – come il disgusto – possono influenzare il giudizio morale in maniera automatica e inconscia. La metafora dell’elefante e del portatore Per rendere chiaro il dualismo tra intuizione e ragionamento, Haidt utilizza la metafora dell’elefante e del portatore. In questa metafora, l’elefante rappresenta la parte intuitiva e istintiva della nostra mente, mentre il portatore incarna la ragione. Quando viene scoperto un tradimento, è l’elefante a reagire per primo con una forte carica emotiva – disgusto, rabbia, dolore – e solo dopo il portatore cerca di giustificare quella reazione con argomentazioni razionali. Siamo davvero schiavi delle nostre intuizioni? Un esperimento condotto su un caso immaginario – quello di Julie e Mark, fratello e sorella che hanno avuto un rapporto sessuale consensuale e protetto durante una vacanza – offre spunti interessanti. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno dove dovevano esprimere immediatamente il loro giudizio morale, e un altro dove era previsto un’attesa di due minuti prima della risposta. Nel gruppo a risposta immediata, i giudizi sono stati fortemente influenzati dalle reazioni emotive: molti hanno condannato l’azione dei fratelli basandosi su un lampo intuitivo di “sbagliato”, senza riuscire a formulare argomentazioni razionali. Invece, chi ha dovuto aspettare due minuti ha avuto modo di attenuare quella risposta istintiva. In alcuni casi, questo periodo di riflessione ha portato a giustificare ulteriormente l’atto negativo, mentre in altri ha reso i partecipanti più tolleranti, se hanno elaborato argomentazioni convincenti. Questo esperimento integra perfettamente il modello intuizionista sociale di Haidt, secondo il quale le nostre intuizioni, forti e immediate, guidano il giudizio morale, mentre il ragionamento agisce in seguito per giustificarle o, in misura minore, per modificarle. In pratica, il “portatore” (la ragione) dialoga con l’“elefante” (l’intuizione) quando gli viene concesso del tempo per farlo. Tuttavia, questo ragionamento non è sempre obiettivo; spesso, esso viene impiegato per rafforzare le nostre prime impressioni. Perché il tradimento è giusto per i traditori e sbagliato per i traditi? Finora abbiamo visto tanti motivi razionali a sostegno del fatto che il tradimento sia giusto e altrettanti a sostegno del contrario. A questo punto, proviamo a fare un po' di speculazione: cosa direbbe Haidt del tradimento? Perché le argomentazioni razionali non servono a nulla, se non a confermare quanto già sentiamo giusto? Molti miei pazienti che si trovano a tradire, mi raccontano: "Non avrei mai pensato di tradire. Per me era una cosa sbagliata. Eppure eccomi qui...". Ecco, possiamo immaginare che nel momento in cui tradiamo, proviamo un'eccitazione e un piacere tale da farci considerare giusto quell'atto. Insomma: l'elefante, la parte che segue l'istinto, è trascinata dal piacere. E quindi ci fa sentire come giusto ciò che ci fa stare così bene. In modo inconscio, questo sentire si trasforma in una serie di giustificazioni razionali che confermano questo sentire. E quindi pensiamo a quelle argomentazioni a cui mi riferivo prima: "In fondo non faccio del male a nessuno finché non vengo scoperto", "non siamo fatti per essere monogami", "in fondo il partner non mi dà determinate cose", eccetera eccetera. In più, è interessante notare come le persone che tradiscono tendano a squalificare il partner giustificando il tradimento incolpando il partner. Questo ci racconta ancora una volta, di quanto siano volubili le nostre convinzioni. Allo stesso modo, per chi viene tradito è normale sentire il tradimento come sbagliato. Oltre ad essere tendenzialmente inaccettabile in termini sociali, rappresenta una grossa ferita che squarcia la relazione. Anche qui, la parte razionale difficilmente considererà tutte le motivazioni logiche che potrebbero giustificare il partner. Anzi: raccoglierà tutte le ragioni per cui il tradimento è un atto sbagliato, da condannare senza se e senza ma. Perdonare o no un tradimento? Quando subiamo un tradimento, ci troviamo di fronte a una scelta difficile: perdonare o allontanare. Questa scelta non è semplicemente una questione di ragionamento logico; è una battaglia tra emozioni contrastanti. Da un lato, c’è il dolore e la rabbia che spingono all'allontanarsi. Dall’altro, c’è il desiderio di perdonare, di voler credere di poter stare insieme con amore e fiducia rinnovati. Il perdono non significa necessariamente giustificare il tradimento, ma piuttosto liberarsi dal peso emotivo che lo accompagna. Per riuscire ad andare avanti, non bisogna abbandonare le proprie convinzioni, ma riuscire a vedere anche quelle dell'altro. E per farlo bisogna, come nell'esperimento dei due fratelli, prendersi tempo per individuare le ragioni razionali che ci aiutano a comprendere perché l'altro ha fatto quel gesto. Uno dei motivi per cui mi occupo di tradimenti, è perché sono un fenomeno estremamente interessante e contraddittorio. La contraddizione fondamentale La contraddizione fondamentale del tradimento ancora più complesso è che da un lato, la società ci trasmette l’ideale della monogamia, dall’altro, la nostra spinta evolutiva ci porterebbe a desiderare più partner, o comunque a esplorare più possibilità. Allo stesso tempo, la monogamia ha avuto un ruolo storico nel garantire la certezza della discendenza e la stabilità familiare. Dall'altra parte ancora, la libertà sessuale (anche con più partner) è sia una conquista recente, che abbiamo lottato tanto per avere, sia un'espressione della propria volontà di potenza. Insomma... come si conciliano questi elementi? Da una parte, l’istinto (o, più propriamente, il desiderio di novità e moltiplicazione delle possibilità riproduttive) può spingere a guardare altrove. Dall’altra, la società – e spesso la nostra stessa famiglia – ci trasmette l’idea che la fedeltà sia la base di ogni relazione stabile. Ed è proprio la società che ci dà le regole che sentiamo giuste, e che il nostro elefante tende a seguire. Ed ecco quindi che perdiamo la bussola. Incerti, anche quando non viviamo il tradimento in prima persona, su cosa sia giusto e sbagliato. Capire il tradimento Il tradimento, pur essendo una fonte di dolore e disorientamento, può anche rappresentare un’opportunità per una profonda crescita personale e morale. Secondo Haidt, i nostri giudizi morali sono guidati da intuizioni ed emozioni che precedono il ragionamento. Comprendere questo meccanismo ci permette di affrontare il tradimento non solo come un atto in sé, ma come un fenomeno complesso che coinvolge dinamiche inconsapevoli che ci spingono ad agire anche fuori dai confini che ritenevamo possibili. Accettare la natura ambivalente del tradimento significa abbracciare la propria vulnerabilità e riconoscere che la nostra capacità di perdonare e ricostruire la fiducia può essere anch'esso un valore. L’amore e la lealtà non sono punti d'arrivo, ma punti cardinali che perseguiamo ogni giorno, attraverso scelte consapevoli e l’impegno a mantenere viva la connessione con il partner. Scegliere di vedere il tradimento non come una fine, ma come un momento di trasformazione, può aprire la strada a una nuova relazione. Più ricca e soddisfacente di prima, in cui le coppie possono dirsi: "Meno male che è successo!". So che sembra strano, ma capita più spesso di quanto pensi. In conclusione, non so se il tradimento è giusto o sbagliato. Perché non c'è una risposta univoca. Esistono tante risposte quante persone pensanti esistono sulla Terra. Eppure, una cosa da dire c'è: il tradimento è molto, molto comune. E tradisce anche chi pensa di non poter mai tradire. Ecco che forse dovremmo guardare non più al tradimento come giusto o sbagliato, ma come una delle tante complessità dell'animo umano. Qualcosa da osservare, da indagare, da capire. E che, con impegno e fatica, si può superare. Se stai affrontando un tradimento e hai bisogno di aiuto, puoi verificare se è ancora possibile effettuare una call conoscitiva con me. Altri articoli sul tradimento ### Tradire anche se si ama: 7 cose da sapere L’amore non è un’armatura contro il tradimentoTradire come ricerca di sé stessiLa seduzione della trasgressioneLa ricerca di emozioni nuoveQuando l’amore per il partner non bastaLa paura di perdere ciò che si haNon tutti i tradimenti sono ugualiCosa fare se ti trovi in questa situazioneConclusioneAltri articoli sul tradimento Se sei qui, probabilmente ti stai ponendo una domanda angosciante: "È possibile tradire qualcuno che amo davvero?" La risposta, per quanto complessa, è sì. Ma per comprendere come si possa tradire anche quando si ama, è necessario immergersi nella natura contraddittoria delle emozioni umane e nelle dinamiche delle relazioni. Non si tratta necessariamente di giustificare le azioni, ma di capire e accettare le emozioni. E capire le emozioni senza rifiutarle, è il primo passo per affrontare la sofferenza. L’amore non è un’armatura contro il tradimento Amare qualcuno non ci rende automaticamente immuni da tentazioni, dubbi o bisogni irrisolti. Amare non significa non avere mai voglia di sentirsi desiderati in modo diverso, o di esplorare una parte di sé che nella relazione principale sembra sopita. Molti tradimenti avvengono non perché manca l’amore, ma perché emerge un bisogno diverso, che non è stato affrontato o nemmeno riconosciuto. Una frase che sento spesso è: "Non avrei mai pensato di poter tradire, ma è successo. Amo il mio partner!" Queste parole racchiudono tutta la confusione emotiva di chi si trova a vivere un tradimento che non ha pianificato, ma che è scaturito da una serie di piccole scelte, occasioni e fragilità. https://youtu.be/2_IQGhPHjYg Tradire come ricerca di sé stessi A volte il tradimento non riguarda affatto il partner o la relazione. È una forma di autoesplorazione, una fuga momentanea per riscoprire chi si è. Quando la routine di coppia diventa troppo prevedibile, o quando le responsabilità della vita adulta schiacciano, si può cercare altrove una scintilla che riaccenda qualcosa dentro di noi. Questo non significa che l’amore sia finito, ma che siamo alla ricerca di un pezzo mancante di noi stessi. Pensa a Marco, 42 anni, felicemente sposato da oltre un decennio. Un giorno, durante una trasferta di lavoro, inizia a parlare con una collega. Non c'è nulla di pianificato, ma quella conversazione si trasforma in una connessione più intima. Marco non sta cercando di ferire sua moglie, né vuole abbandonarla, ma quell’esperienza gli ricorda una parte di sé che non sentiva più viva da tempo. E, pur amando profondamente la sua compagna, si trova a tradirla. La seduzione della trasgressione Il proibito ha sempre un fascino irresistibile. Tradire può far sentire come un adolescente ribelle, libero dalle regole e dalle aspettative. È come entrare in una bolla, dove esistono solo due persone, lontane dalla realtà quotidiana. "Mi sentivo in una bolla, in cui eravamo solo noi due. Per un momento, tutto sembra vero, perfetto". Ma questa trasgressione ha un prezzo. Quando la bolla scoppia, il senso di colpa si fa sentire. Molti tornano dal partner con una nuova consapevolezza, ma anche con un peso emotivo che è difficile da gestire. Forse può interessarti l'articolo: Perché si tradisce e non si lascia? La ricerca di emozioni nuove Un altro motivo per cui si tradisce anche se si ama è il desiderio di emozioni che sembrano sparite nella relazione principale. La passione dei primi tempi, le farfalle nello stomaco, il senso di novità, la limerenza… sono sensazioni che tendono a svanire con il tempo, lasciando spazio a una stabilità che, pur essendo preziosa, può sembrare meno entusiasmante. Prendiamo Anna, 39 anni, sposata da dieci e madre di due figli. Ama suo marito e non vuole lasciarlo, ma si rende conto che la loro relazione è diventata prevedibile. Quando un vecchio amico la fa sentire di nuovo desiderata, Anna si lascia andare. Non perché non ami il marito, ma perché quel momento le fa provare emozioni che non sentiva da anni e a cui non è più disposta a rinunciare. Quando l’amore per il partner non basta Spesso si scivola nel tradimento, e il motivo per cui si tradisce non è l'insoddisfazione nella coppia ufficiale. È un aprirsi a qualcuno, spesso in modo inizialmente innocente, creando una connessione inarrestabile. Noi psicologi la chiamiamo la cascata Gottman-Rusbult-Glass, e ne parlo in quest'articolo intitolato Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce. Tuttavia, in altri casi, il tradimento nasce da un bisogno che la relazione principale non riesce a soddisfare. Non è una mancanza d’amore, ma una lacuna specifica. Può trattarsi di intimità emotiva, comprensione, sostegno o semplicemente della necessità di sentirsi apprezzati in modo diverso. L’amante, in questi casi, sembra colmare un vuoto, ma non rappresenta una vera alternativa al partner. Luca, 48 anni, spiega così la sua esperienza: "Amo mia moglie, ma mi sentivo ignorato. Poi ho incontrato una persona che mi ha fatto sentire davvero visto, compreso. Lei mi capisce, ma voglio lasciare mia moglie. È come se avessi due bisogni diversi, e nessuno dei due può essere trascurato." https://www.youtube.com/watch?v=7nTB6zDMCpg Forse può interessarti quest'intervista con Dylan Selterman: perché le persone tradiscono? La paura di perdere ciò che si ha Molte persone tradiscono senza lasciare perché la relazione principale rappresenta una parte fondamentale della loro vita. È un legame costruito con tempo, impegno e amore. Lasciarlo significherebbe affrontare un cambiamento enorme, che spaventa e fa sentire vulnerabili. La paura di perdere la stabilità, la famiglia, o anche solo una parte importante di sé stessi, trattiene chi tradisce dal rompere il rapporto ufficiale. È una situazione quasi paradossale: si cerca altrove ciò che manca, ma si vuole disperatamente mantenere ciò che si ha. Non tutti i tradimenti sono uguali Ogni tradimento ha la sua storia, le sue dinamiche e i suoi significati. Non tutti tradiscono per gli stessi motivi, e non tutte le relazioni reagiscono allo stesso modo. Alcuni tradimenti nascono dalla noia, altri dal caso che si incontra con l'opportunità, altri da un bisogno di connessione, altri ancora da una profonda insicurezza. Comprendere queste differenze è essenziale per affrontare il tradimento in modo costruttivo. Cosa fare se ti trovi in questa situazione Se hai tradito e ti senti confuso, o se sei stato tradito e non riesci a capire perché sia successo, sappi che è normale sentirsi schiacciati. Queste emozioni possono sembrare troppo da sopportare, ma ci sono modi per affrontarle: Rifletti sui tuoi bisogni: chiediti cosa ti ha portato a tradire, se ti sei sentito insoddisfatto o è stato solo uno "scivolare" in una relazione extraconiugale. Parla con il partner: se lo ritieni possibile, cerca un dialogo aperto e sincero. Valuta attentamente se e quanto parlare del tradimento (questi due articoli possono aiutarti: Confessare un tradimento: lo psicologo risponde e Come comportarsi dopo un tradimento). Valuta un aiuto professionale: La terapia, individuale o di coppia, può aiutarti a navigare in queste acque difficili e a trovare una direzione. Ricorda che ogni scelta ha un prezzo: Non esiste una soluzione perfetta. Sia che tu scelga di restare, di confessare o di andartene, ci saranno sempre emozioni difficili da affrontare. Ma affrontarle è il primo passo per ritrovare una serenità autentica. Se vuoi approfondire, leggi il mio articolo "Superare l’ossessione post-tradimento", dove esploro le emozioni che accompagnano queste situazioni e i modi per superarle. Conclusione Tradire anche se si ama è un paradosso che ci ricorda quanto siano complesse le emozioni umane. Non siamo dei codici binari dotati di modalità "ON e OFF". Siamo sfumature infinite di contraddizioni, e ammetterlo è necessario per capire che sì: si può tradire anche se si ama. Se hai difficoltà a gestire questa situazione da solo, puoi contattarmi per una call conoscitiva e valutare un percorso insieme. Contattami per una call conoscitiva gratuita Altri articoli sul tradimento ### Perché si tradisce e non si lascia? Emotivamente siamo tutti quindicenni!Tradire non è sempre un piano premeditatoL'amante ci fa sentire visti, compresiÈ normale tradire e non pentirsi?Forse il tradimento è percepito come una scelta giustaIl senso di colpa dipende da come ci si racconta il tradimentoIl senso di colpa è un’onda che si infrange sugli scogli del piacerePerché si tradisce e non si lascia?Il ruolo della routine e della monotoniaLa paura di perdere tuttoNon lasciare per senso di colpaNon lasciare perché... non ha senso lasciareNon ha senso lasciare se cerchi un'alternativaTradire e non lasciare perché l'amante è un "di più"Quando stiamo valutando se stare con il partner o l’amanteCosa fare se ti trovi in questa situazioneAltri articoli sul tradimento Se stai leggendo questo articolo, è probabile che ti trovi in una situazione emotivamente complessa. Forse hai tradito e ti senti intrappolato in un vortice di emozioni contrastanti, oppure sei stato tradito e ti domandi come sia possibile che qualcuno che dice di amarti abbia potuto ferirti così. Voglio rassicurarti. Nonostante queste domande non abbiano risposte semplici, quest'articolo può aiutarti a fare chiarezza. Tradire e non lasciare non è mancanza di amore, ma il risultato di dinamiche emotive intricate, paure profonde e confusione. Partiamo da un presupposto, da una frase che ripeto spesso ai miei pazienti... Emotivamente siamo tutti quindicenni! Quando ci innamoriamo sentiamo l’emozione di essere visti, apprezzati, desiderati. Dentro di noi si risvegliassero le emozioni di un adolescente. Quell’adolescente che si emozionava per uno sguardo, che cercava di capire chi fosse attraverso il riflesso negli occhi dell’altro. È un'emozione bellissima, intensa, piena. Quasi pura, nel suo essere assoluta. Un'emozione che non sente ragioni: per quell'emozione siamo disposti a mandare all'aria trent'anni di matrimonio, figli, casa, tutto. Ecco, lo ripeto: emotivamente siamo tutti quindicenni (e non c'è niente di male). Anche da adulti, con responsabilità e figli a carico, dentro di noi restiamo quindicenni emotivi: vulnerabili, in cerca di approvazione, desiderosi di sentire che qualcuno ci scelga, ci veda davvero, ci metta al centro. È un bisogno umano, profondo, che spesso dimentichiamo o reprimiamo nella routine della vita adulta. Quando questo adolescente emerge, può portarci a scelte impulsive, a rincorrere quelle farfalle nello stomaco che ci fanno sentire vivi, ma che possono anche creare caos. Comprendere questa parte di noi, senza giudicarla, è fondamentale per far pace con noi stessi. Tradire non è sempre un piano premeditato Molti tradimenti non nascono da un piano deliberato, ma da una cascata di eventi. Magari si comincia con un semplice scambio di battute con un collega o una collega, un sorriso di troppo, o una conversazione che si fa più intima. È quello che chiamiamo cascata di Gottman-Rusbult-Glass (ne parlo nell'articolo Psicologia del Tradimento: come e perché si tradisce): un processo graduale in cui il confine tra ciò che è innocente e ciò che diventa tradimento si assottiglia sempre di più. https://www.youtube.com/watch?v=1YURm9DgSVE Un mio vecchio video, ma ancora attuale: si può tradire "per sbaglio"? Nessuno si sveglia un giorno dicendo: "Oggi tradirò". Anzi: molte persone mi dicono che non se lo aspettavano da sé stesse. "Ero l'ultima persona che pensava che avrebbe potuto tradire". "Ho sempre giudicato chi tradisce... e ora è capitato a me!". Non meravigliamoci. Spesso, ci si ritrova a tradire quasi senza accorgersene. Scivolando nel tradimento, spinti da opportunità, emozioni e, a volte, pura curiosità. Ad esempio, capita spesso che il tradimento si consumi con una persona vicina: un collega, un amico, qualcuno che capisce i tuoi momenti di difficoltà o che ti fa sentire speciale in un modo che il tuo partner non riesce più a fare. E quando succede, non è raro sentire un misto di euforia e rimorso. Forse può interessarti l'articolo: Psicologia del Tradimento: come e perché si tradisce L'amante ci fa sentire visti, compresi "Mi sentivo davvero visto." È questa una delle frasi che sento spesso. Il tradimento inizia spesso con il sentirsi ascoltati e compresi in un modo che sembra mancare nella relazione principale. E così, come in una bolla in cui esistono solo due persone, la connessione con l’altro diventa sempre più forte. A un certo punto, ci si trova a fare qualcosa che mai si sarebbe immaginato. Prendi ad esempio Anna, una donna di 38 anni, sposata e madre di due bambini. Anna lavora come responsabile vendite e trascorre molto tempo in ufficio con i suoi colleghi. Con il passare dei mesi, ha iniziato a instaurare un rapporto sempre più intimo con Marco, un suo collega. All’inizio erano solo battute durante le pause caffè, poi confidenze su problemi personali. Un giorno, dopo una lunga giornata di lavoro, Marco le ha chiesto di andare a bere qualcosa. Da lì, le cose sono sfuggite di mano. Anna si ritrova oggi a vivere una doppia vita: ama suo marito e non vuole lasciarlo, ma non riesce a interrompere la relazione con Marco. Ecco che a volte l'amante diventa importante, e sembra impossibile staccarcisi. Ho scritto un articolo che potresti trovare interessante: Quando l'amante diventa importante. È normale tradire e non pentirsi? Chi tradisce, di solito, si aspetta di essere attanagliato dai sensi di colpa. Dalle notti insonni, dal rimorso che divora. Eppure, non sempre accade. Alcune persone tradiscono e… vanno avanti come se nulla fosse. Addirittura, si sentono più serene, più felici. La loro relazione ufficiale migliora. Com'è possibile? È normale? Oppure è un segnale che qualcosa non va? La risposta non è semplice. Tradire senza provare pentimento può dipendere da diversi fattori: la percezione della relazione, la motivazione dietro al tradimento, il grado di attaccamento emotivo, ma anche il proprio sistema di valori. Forse il tradimento è percepito come una scelta giusta Se vuoi approfondire quest'argomento, leggi il mio articolo: Tradire è giusto o sbagliato? Quando pensiamo al tradimento, lo associamo automaticamente a qualcosa di “sbagliato”. Un errore, una debolezza, un momento di follia. Ma non tutti lo vivono così. Ci sono persone che tradiscono e si sentono meglio. Non perché siano insensibili, ma perché vedono il tradimento come qualcosa che li ha aiutati a riscoprirsi, a sentirsi di nuovo vivi, a ritrovare un pezzo di sé che si era perso. Per alcuni, il tradimento è stato una scossa necessaria. Non un atto di slealtà, ma un risveglio. In questi casi, il pentimento non arriva perché, nella loro prospettiva, ciò che hanno fatto aveva un senso. E magari continuano a farlo, perché l'amante è come un camino che ci scalda nei momenti freddi. Esempio: Immagina una persona il cui matrimonio è piatto (così com'è comune dopo molti anni di relazione). C'è molto affetto, ma non c'è più quell'innamoramento che è fisiologico nei primi tempi. Le cose vanno bene, ma le giornate sono tutte uguali. Una routine in cui ci troviamo bene perché portata avanti dal calore del carbone. Ma senza fiamma. Poi, un giorno, incontra qualcuno che gli fa sentire di nuovo la passione, l’energia, l’emozione. Il tradimento diventa un simbolo di libertà, di autenticità ritrovata. Questa persona, invece di sentirsi in colpa, potrebbe sentire di aver fatto qualcosa per sé. A volte le cose procedono bene. Altre volte, con il tempo, subentra la disillusione. Il senso di colpa dipende da come ci si racconta il tradimento Pentirsi o meno di un tradimento è una questione etica, che nasce dalla nostra narrazione interna. In altre parole, di come interpretiamo le nostre azioni. Chi si racconta di aver tradito perché non aveva scelta, tenderà a giustificarsi e a non provare senso di colpa. "Non era colpa mia, era la relazione che mi soffocava". Chi si racconta di aver tradito perché il partner non gli dava abbastanza, si sentirà meno responsabile. "Se solo mi avesse dato più attenzioni, non sarebbe successo". Esempio: Luca ha sempre pensato di essere una persona fedele, leale. Credeva nei valori della coppia. Ma poi ha tradito. La sua compagna non se ne è accorta, nessuno lo ha scoperto. Eppure, non riesce a dormire la notte. Perché il problema non è cosa ha fatto al partner, ma cosa ha fatto a se stesso. Allo stesso modo, Anna, anch'ella fedele e leale, che pensava di non poter mai tradire, può scoprirsi sorpresa di non sentirsi in colpa dopo un tradimento. Si è costruita una relazione parallela in cui c'è intesa, piacere. E quando torna a casa da suo marito, si sente più felice e leggera. Il senso di colpa è un’onda che si infrange sugli scogli del piacere Il senso di colpa non è un muro che trattiene, ma un’onda che si infrange e si ritira, lasciando spazio a nuove maree. Quando si tradisce, spesso si vive in un ciclo di piacere e rimorso: l’intensità del momento extraconiugale si scontra con il peso della trasgressione, creando un’altalena emotiva difficile da gestire. Ma, proprio come un’onda, il senso di colpa si attenua con il tempo, specialmente se il piacere vissuto appare più forte del rimorso provato. Per questo motivo, alcuni continuano a tradire senza lasciare: perché il desiderio, la novità e l’euforia momentanea riescono a neutralizzare, almeno in parte, il disagio morale. Perché si tradisce e non si lascia? Una delle domande più difficili è: "Perché si tradisce e non si lascia?". La risposta non è mai semplice. Amare non significa essere immuni alle tentazioni o ai bisogni insoddisfatti. Può succedere di amare il proprio partner e al tempo stesso sentire il desiderio di qualcosa di diverso: una connessione emotiva, un brivido, o semplicemente una via di fuga da una routine che sembra soffocante. O più probabilmente, uno scivolare senza possibilità di fermarsi. Come su una pista da sci troppo difficile per il tuo livello. Il tradimento, in molti casi, non è un desiderio di allontanarsi dal partner, ma un tentativo di rispondere a un bisogno. In molti casi, chi tradisce non lascia perché ama comunque il partner. È come avere due vite parallele: una che offre stabilità e sicurezza, e l’altra che rappresenta l’evasione e il desiderio. Sara, 48 anni, si è ritrovata in una situazione simile. Dopo anni di relazione con il marito, ha iniziato a frequentare un vecchio amico d’infanzia. Nonostante i sentimenti per l’amante, non riesce a immaginare di stravolgere la sua vita e quella dei suoi figli. "Non voglio far soffrire nessuno," dice, "ma non riesco a rinunciare a ciò che provo con lui. Abbiamo una nostra bolla di felicità". Sai che ho scritto un libro sul tradimento intitolato "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo"? Si parla delle principali dinamiche che portano al tradimento, delle emozioni e delle storie di chi tradisce e viene tradito, e di un protocollo in tre fasi per superarlo. Puoi acquistarlo su Amazon o scaricare gratuitamente le prime 60 pagine. Il ruolo della routine e della monotonia Un altro elemento cruciale è la noia. Quando si sta insieme da tanto tempo, è facile cadere in una routine che smorza l’entusiasmo iniziale. Le giornate diventano prevedibili, e la passione può lasciare spazio alla monotonia. In questo contesto, un tradimento può sembrare un modo per ritrovare l’energia perduta senza dover affrontare il cambiamento radicale di una separazione. Spesso, però, chi tradisce si rende conto che spesso l’euforia dell’infedeltà è temporanea e non risolve i problemi alla radice. È per questo che, nonostante il tradimento, molte persone continuano ad amare il proprio partner e a restare nella relazione. Marco, 50 anni, racconta che il suo matrimonio è stato per anni una fonte di felicità, ma con il tempo tutto è diventato prevedibile. "Non c’era nulla di sbagliato in mia moglie," dice, "ma mi sentivo spento. Ho incontrato una collega che mi ha fatto sentire vivo di nuovo, e mi sono rincoglionito." Nonostante questo, Marco non riesce a immaginare una vita senza sua moglie. Con cui ha costruito, e che stima profondamente. La paura di perdere tutto Un altro motivo per cui si tradisce e non si lascia è la paura di perdere la stabilità e le sicurezze che una relazione offre. Lasciare il partner significa spesso affrontare una montagna di cambiamenti: dover spiegare la situazione alla famiglia, gestire le conseguenze emotive, e magari anche affrontare la solitudine. Se ci sono figli o un matrimonio di mezzo, la situazione si complica ancora di più. Anche per una questione economica. Molte persone tradiscono per cercare altrove ciò che sentono mancare nella relazione, ma non vogliono rinunciare agli aspetti positivi della vita di coppia. L’amante diventa, in questi casi, una sorta di “valvola di sfogo” che permette di mantenere in piedi il matrimonio o la relazione principale. In certi casi, per quanto paradossale, è l'amante che tiene in piedi la relazione ufficiale. Trovi molti altri contenuti sul mio podcast "Psicologia del Tradimento". Lo trovi sia su Spotify che su Apple Podcast Non lasciare per senso di colpa Un altro motivo per cui non si lascia è il senso di responsabilità verso il partner o la famiglia. A volte, chi tradisce prova un senso di colpa così forte da sentirsi obbligato a restare. Questo accade soprattutto quando il tradimento è vissuto come un errore momentaneo, qualcosa di cui pentirsi ma non sufficiente a giustificare la fine della relazione (nemmeno di quella extraconiugale). Non lasciare perché... non ha senso lasciare Quante volte lo si sente dire: “Invece di tradire, poteva lasciarmi.” È una frase così logica, quanto ingenua. Perché non rispecchia la realtà emotiva di chi tradisce. L’idea del tradimento, infatti, non nasce dalla volontà di abbandonare una relazione, ma dall’esigenza di esplorare alternative, soddisfare bisogni non colmati o vivere qualcosa di nuovo senza distruggere ciò che si ha. Non ha senso lasciare se cerchi un'alternativa Nel caso in cui il tradimento nasca dalla ricerca di un potenziale nuovo partner, è ovvio che la persona si muova con cautela. È come cambiare lavoro: non ti licenzi senza avere un’alternativa, giusto? Prima si cerca di capire se l’altro “ruolo” può funzionare, se risponde alle aspettative, e solo dopo si valuta la possibilità di lasciare il precedente legame. Questo processo, per quanto possa sembrare cinico, è vissuto con confusione, tormento, angoscia. Chi tradisce partendo da questo presupposto, non è necessariamente un manipolatore. Nella mia esperienza, si tratta principalmente di persone intrappolate in una rete di emozioni, indecisioni e paure legate al cambiamento. Tradire e non lasciare perché l'amante è un "di più" Quando invece non si vuole cambiare relazione, è ovvio che si scelga di non lasciare. Il traditore può amare il partner, ma cercare altrove una risposta a bisogni specifici. Magari un desiderio di varietà sessuale, un modo per sentirsi di nuovo attraenti, il sentirsi apprezzati, visti, o semplicemente evadere dalla routine. Non è raro che chi tradisce si illuda di poter mantenere tutto sotto controllo, sottovalutando il rischio di essere scoperto. O il peso del proprio senso di colpa. https://www.youtube.com/watch?v=2_IQGhPHjYg Perché si tradisce e non si lascia? A volte la risposta è più semplice di quanto sembri... ne parlo in quest'estratto dal mio seminario "Come superare il tradimento". Quando stiamo valutando se stare con il partner o l’amante Tradire e non lasciare spesso significa trovarsi in una zona grigia emotiva, dove le certezze si dissolvono e tutto sembra sospeso. Non si è ancora deciso se restare con il partner o iniziare una nuova vita con l’amante. Da un lato, il partner rappresenta la stabilità, il legame costruito nel tempo, e magari anche una famiglia o un progetto comune. Dall’altro, l’amante sembra incarnare ciò che manca: passione, complicità, o quel senso di essere veramente visti e capiti. Come in una bolla, che esiste solo per voi due. In questa confusione, si vive come in due mondi paralleli, incapaci di scegliere quale sia quello giusto. Spesso chi tradisce si sente bloccato dalla paura di fare la scelta sbagliata: lasciare il partner potrebbe significare abbandonare qualcosa di prezioso, mentre rinunciare all’amante potrebbe far sentire di aver perso l’occasione per essere felici. La possibilità di una seconda vita, piena di emozioni che la "prima vita" ha esaurito. O forse non ha mai avuto. È una fase piena di tensione emotiva, dove ogni azione – o inazione – sembra portare a una rinuncia dolorosa. Cosa fare se ti trovi in questa situazione Che tu sia l'amante o il tradito, è normale sentirti confuso e sopraffatto da emozioni contrastanti. Sicuramente, la chiarezza e la sincerità possono aiutare. Tuttavia, non è sempre possibile: se un tradimento non è stato confessato né scoperto, bisogna valutare se confessare o meno. A questo proposito, potrebbe interessarti il mio articolo che risponde alla domanda: "Dovrei confessare un tradimento?". Oltre all'idea di essere sinceri (soprattutto con sé stessi), è importante valutare le conseguenze delle proprie azioni. Ed essere consapevole che ogni scelta costituirà comunque una perdita dolorosa. C'è una frase un po' banalotta, che però mette le cose in una prospettiva, a mio dire, giusta. "Non cercare di fare la scelta giusta, ma rendi giusta la tua scelta". Ecco: a volte, guardarla da questo punto di vista, aiuta. Aiuta a comprendere che le scelte a volte ci possono accartocciare. Ma non possiamo essere consapevoli degli esiti delle nostre scelte, a un certo punto siamo chiamati ad accettare di dover soffrire (per un motivo o l'altro). A questo proposito potrebbe interessarti l'articolo: Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva. Così, come chi è stato tradito potrà chiedersi: dovrei perdonare un tradimento? È possibile ricostruire una relazione dopo un trauma così grande? La risposta breve è: sì, con il giusto impegno. Il mio lavoro è proprio questo, e la mia più grande soddisfazione è vedere le coppie ricostruirsi più forti di prima. Perché magari il tradimento ha fatto emergere delle difficoltà importanti di cui non si era mai discusso. O ristabilito delle priorità che erano confuse. Ti invito, a questo proposito, a leggere altri due articoli: Come comportarsi dopo un tradimento Come Superare il Tradimento con l’ESA E se hai bisogno di un supporto, puoi contattarmi per una call conoscitiva. Altri articoli sul tradimento ### DOC Religioso o Scrupolosità: cos'è, esempi e come uscirne In questo articolo scoprirai: I segnali che rivelano il confine tra religiosità sana e disturbo ossessivo Le ossessioni più comuni: dalla paura dell'inferno ai pensieri blasfemi incontrollati Strategie efficaci per spezzare il ciclo di rituali e rassicurazioni Come riprendere il controllo della propria spiritualità senza lasciarsi dominare dalla paura Cos'è il DOC religioso (o Scrupolosità) Il DOC religioso (o scrupolosità) è un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo caratterizzato da ossessioni e compulsioni legate alla fede e alla moralità. Spesso sono presenti paura del peccato, di essere condannati all'inferno o posseduti dal diavolo. Chi ne soffre ha pensieri intrusivi, spesso blasfemi o immorali, accompagnati da compulsioni volte a calmare l'ansia e a ottenere rassicurazioni. È una condizione che genera enorme sofferenza. Immagina di dubitare continuamente delle tue azioni, temendo che possano essere moralmente sbagliate o che infrangano i tuoi principi religiosi. E che questo ti porterà a essere punito da Dio. Magari senti il bisogno incessante di pregare in un certo modo, o di chiedere conferma a un’autorità spirituale su ogni scelta morale. Per placare la paura, sei spinto a mettere in pratica delle compulsioni, che sembrano non essere mai abbastanza per salvarti. Parlare di DOC religioso significa passeggiare su un campo fragile, dove fede e salute mentale si intrecciano in modi complessi. Ma ripetiamo una cosa importante: il DOC religioso genera un'enorme sofferenza. E questo, è un dato di fatto. Il DOC Religioso o Scrupolosità ha come oggetto delle preoccupazioni la religione e la fede. Esempi di ossessioni religiose: Paura di vendere l’anima al diavolo, anche involontariamente. Paura del diavolo. Paura di essere posseduti. Dubbi sul valore delle proprie preghiere o sulla purezza della fede. Pensieri blasfemi o immagini offensive verso figure religiose. Angoscia per non aver rispettato un comandamento o per aver commesso un sacrilegio. Esempi di compulsioni religiose: Confessioni ripetute, spesso a scopo di rassicurazione. Preghiere incessanti, recitate con la speranza di annullare un pensiero peccaminoso. Evitare luoghi di culto o oggetti religiosi per paura di perderne il controllo. Consultare ossessivamente testi religiosi o chiedere continuamente consiglio a figure spirituali. Cercare continuamente rassicurazioni su internet. Ricordiamo che il ciclo ossessivo-compulsivo è un circolo vizioso difficile da interrompere. Le ossessioni creano ansia, spingendo la persona a mettere in atto compulsioni per placarla. Tuttavia, il sollievo è solo temporaneo, e il ciclo si ripete, diventando sempre più soffocante. fonte: disturbossessivo.it Come finisci nella Trappola del DOC Religioso? https://youtu.be/ealWz92kbTU Come si finisce nella trappola del DOC Religioso? Te ne parlo in questo video. Se vuoi, puoi anche leggere la trascrizione qui sotto. Espandi per la trascrizione del video: DOC Religioso: i meccanismi della Trappola "E se avessi bestemmiato per errore? E se avessi venduto l'anima al diavolo? E se avessi delle immagini sconce che mi fanno offendere le divinità?" Questi sono solo alcuni dei pensieri che tormentano le persone affette da DOC religioso, una delle manifestazioni del disturbo ossessivo compulsivo. È forse una delle forme più insidiose, perché ha a che fare con qualcosa di indimostrabile. Come per tutti i disturbi ossessivi basati sul dubbio, si tratta di un'angoscia che non si può verificare: la paura di andare all'inferno o di non essere degni del paradiso. Questa profonda angoscia spinge le persone a mettere in atto delle strategie per gestirla. Tendenzialmente si osservano due approcci principali. 1. La riparazione dell'offesa Chi usa questa strategia cerca di rimediare a un'azione o a un pensiero percepito come sbagliato. Per esempio, dopo aver pensato una bestemmia, averla detta per sbaglio, non aver pregato in modo corretto o aver infranto un comandamento, si sentono costretti a compiere rituali per "riparare" al danno. Possono, per esempio, pregare sette volte di seguito per compensare e farsi perdonare, cercando di annullare l'angoscia causata dal loro pensiero. 2. L'evitamento Questa seconda strategia consiste nel compiere determinate azioni per prevenire l'angoscia. La persona mette in atto dei rituali prima che il pensiero ossessivo si manifesti, nella speranza di evitare di andare all'inferno. Le modalità sono infinite e personali: una persona potrebbe sentire la necessità di battere le mani in un certo modo appena sveglia, mentre un'altra potrebbe dover lavarsi il viso per un tempo preciso, pregando mentalmente durante tutto il processo. Ogni persona affetta da DOC religioso sviluppa i propri rituali unici per affrontare la paura. Un messaggio di speranza Sebbene le strategie di evitamento e riparazione possano sembrare infinite, il disturbo ossessivo compulsivo di tipo religioso può essere superato. È un percorso difficile, ma è possibile ritrovare la pace e liberarsi dalla prigionia di queste ossessioni. Storie di chi vive il DOC Religioso Andrea: DOC religioso, rassicurazioni familiari e paura di vendere l'anima al diavolo Andrea è un ragazzo di 24 anni che convive con il DOC da quando era bambino. Il suo disturbo è iniziato con ossessioni legate alla paura che potesse fare del male ai suoi genitori. Ogni volta che si trovava in cucina, si chiedeva: "E se aggredissi i miei genitori con un coltello?". Aveva anche paura di dormire, perché pensava che avrebbe potuto aggredirli durante un episodio di sonnambulismo. Per alleviare l’ansia, si metteva a contare compulsivamente fino a 33, oltre ad altri aspetti di aritmomania (la "fissazione per i numeri") o ripeteva mentalmente frasi come: “Non succederà nulla di male”. Con il tempo, queste ossessioni si sono evolute in un DOC religioso. Andrea ora teme di vendere l’anima al diavolo o di commettere involontariamente un atto che potrebbe condannarlo all’inferno. Una delle sue ossessioni più intense si manifesta quando desidera qualcosa, e questo si avvera. Ad esempio, se pensa "speriamo che oggi non piova" ed effettivamente non piove, ha paura che questo possa essere avvenuto perché ha venduto l'anima. Anche se è razionalmente consapevole che questi pensieri sono irrazionali, non riesce a liberarsene. Il coinvolgimento della famiglia ha un ruolo importante nella sua storia. I genitori, molto amorevoli, non capiscono pienamente la natura del disturbo. Quando Andrea esprime le sue paure, cercano di rassicurarlo dicendogli frasi come: “Non preoccuparti, Dio sa che non faresti mai nulla di male” o “Non è possibile vendere l’anima per sbaglio.” Sebbene queste rassicurazioni gli diano sollievo temporaneo, mantengono vivo il ciclo ossessivo-compulsivo, rinforzando la sua necessità di chiedere continuamente conferme. Sofia: pregare continuamente e paura di andare all'inferno Sofia, 29 anni, cresciuta in una famiglia religiosa, ha sempre frequentato la chiesa. Sua madre le ha sempre insegnato il valore dell'onestà, e ha sempre provato a essere "fuori dal peccato". Sofia ha sempre vissuto una vita serena, finché non è stata profondamente scossa dal DOC religioso. Durante una confessione, Sofia ha deciso di non rivelare un peccato che considerava particolarmente grave, temendo il giudizio del sacerdote. Dopo la confessione, ha comunque preso l'ostia. Da quel momento, il senso di colpa ha iniziato a crescere, trasformandosi presto in un’ossessione. Sofia si è convinta che, avendo nascosto quel peccato, avesse commesso un sacrilegio e che Dio l’avrebbe punita severamente. I pensieri intrusivi sono diventati sempre più frequenti, spesso accompagnati da immagini mentali di un Dio punitivo o di scene dell’inferno. Questo l’ha portata a mettere in atto compulsioni per cercare di alleviare l’angoscia: prega continuamente, ripetendo la stessa preghiera per assicurarsi che sia “perfetta.” Se perde la concentrazione durante una preghiera, sente il bisogno di ricominciare da capo. Tutte le volte che si parla di Dio, viene presa da una continua angoscia, e pensa: "Dio mi punirà per quello che ho fatto". La sua vita quotidiana è diventata estremamente limitata. Le attività che una volta amava, come leggere romanzi o cucinare, sono state abbandonate perché Sofia si sente costantemente in lotta contro i suoi pensieri. Anche nei momenti di tranquillità, una voce nella sua mente le dice che non merita di essere felice e che dovrebbe concentrarsi solo sul “riparare” i suoi errori. La religione è un oggetto comune nel DOC, proprio per il suo "obiettivo" di spaventare. Le descrizioni di un Dio vendicativo e punitivo sono comuni. Questo spaventa molto, e molte persone hanno paura di andare all'inferno. Marco: la paura di bestemmiare Marco ha 46 anni, una famiglia che ama e un lavoro stabile, ma da oltre un anno vive con un’angoscia costante che lo sta allontanando dalle sue passioni e dalla serenità che un tempo caratterizzava la sua vita. Marco è sempre stato una persona riflessiva, con una profonda fede religiosa che gli ha fornito un senso di guida nei momenti difficili. Tuttavia, tutto è cambiato quando, un giorno, durante una messa, un pensiero intrusivo ha attraversato la sua mente: un’immagine mentale di se stesso che pronunciava una bestemmia. Quel pensiero lo ha sconvolto. Anche se non aveva mai detto nulla di offensivo verso Dio, si è trovato ossessionato dall’idea che potesse farlo inavvertitamente o, peggio, di fronte ad altre persone. La paura di perdere il controllo e tradire la sua fede è diventata insopportabile. Da allora, Marco ha iniziato a evitare le messe, astenendosi persino dal partecipare a cerimonie religiose importanti come i matrimoni o le comunioni dei suoi nipoti. Il DOC di Marco si è manifestato in un ciclo sempre più debilitante. Ogni volta che il pensiero intrusivo compariva, cercava di scacciarlo ripetendo mentalmente frasi come: “Non lo farei mai” o recitando preghiere per chiedere perdono. Questi rituali gli davano sollievo temporaneo, ma il pensiero tornava più forte di prima. La paura lo ha portato a sviluppare altre compulsioni: non pronunciare determinate parole che gli sembravano “pericolose” o evitare di parlare in situazioni sociali per paura che potessero scatenare una bestemmia. Questa situazione ha iniziato a impattare negativamente anche la sua vita familiare. A cena con sua moglie e i suoi figli adolescenti, Marco si trovava spesso a interrompere una frase per paura di dire qualcosa di sbagliato. I suoi figli, confusi dal suo comportamento, gli hanno chiesto più volte cosa gli stesse succedendo, ma Marco non sapeva come spiegare una paura che lui stesso trovava irrazionale. La sua preoccupazione principale era di essere giudicato non solo dai suoi cari, ma anche da Dio. Michele: la paura di essere posseduto dal diavolo Michele, 46 anni, ha sempre avuto una vita apparentemente serena. È sposato, ha due figli e un lavoro che gli piace, ma da un anno convive con una paura che lo tormenta: quella di essere posseduto dal diavolo. Questa ossessione è iniziata in modo subdolo, con un pensiero intrusivo che si è presentato durante una notte insonne. In quel momento, Michele ha avuto la sensazione improvvisa di non essere più in controllo dei propri pensieri, come se qualcosa di estraneo si fosse insinuato nella sua mente. Anche se razionalmente sapeva che non c’era nulla di concreto in quel pensiero, l’idea ha iniziato a perseguitarlo. Michele, anche se non particolarmente credente, si è chiesto: "E se fossi davvero posseduto? E se questi pensieri fossero un segno?" La paura ha preso piede, trasformando una vita serena in un campo di battaglia. Quel pensiero lo ha fatto precipitare in un vortice di dubbi. La mattina successiva, Michele si è svegliato con un senso di inquietudine che non riusciva a scrollarsi di dosso. Durante il giorno, ha cercato di ignorare questi pensieri, ma la paura continuava a riaffiorare. Ogni piccolo errore, una distrazione o un momento di rabbia veniva interpretato come un possibile segno di essere posseduto. Ad esempio, ogni "buco" di memoria o episodio in cui provava emozioni negative, poteva essere un segnale di possessione. "Non ricordo esattamente il tragitto che ho fatto per andare a casa, forse è perché sono posseduto". "Non avrei dovuto arrabbiarmi così con il mio collega, non l'avrei fatto se non fosse per colpa del diavolo". Questo ha scatenato una serie di compulsioni basate sulla preghiera e la ricerca di rassicurazioni svolta su internet. Facendo ricerche, Michele è incappato in un articolo sul DOC religioso. Questo l'ha momentaneamente rassicurato, ma la rassicurazione è durata poco: "E se anche questo fosse un inganno del diavolo che non vuole farmi sapere che sono posseduto per controllarmi meglio?". Ha quindi continuato a chiedere rassicurazioni anche al prete della sua parrocchia, e alla famiglia. Tutto questo, non ha fatto altro che alimentare una tentata soluzione disfunzionale. La Differenza tra Religiosità Sana e DOC Religioso È importante distinguere tra una pratica religiosa sana e il DOC religioso. La religiosità sana può arricchire la vita, favorire il benessere e la connessione spirituale. Il DOC religioso, invece, trasforma la fede in un peso opprimente, alimentato da ansie irrazionali e sensi di colpa eccessivi. Le persone con DOC religioso generalmente: Sono consapevoli dell’irrazionalità delle loro ossessioni. Non trovano sollievo nelle pratiche religiose, che spesso aggravano l’ansia. Vivono la spiritualità come un’esperienza di conflitto, più che di pace. Cercano continue rassicurazioni, che funzionano solo sul breve termine. Hanno dubbi che le "incastrano". Se ti interessa approfondire l'argomento dei dubbi ossessivi, puoi leggere il mio libro Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del pensiero. Il DOC religioso (o scrupolosità) secondo la classificazione strategica del DOC La scrupolosità, come ogni forma di DOC, può essere analizzata attraverso la classificazione strategica, che distingue tre principali funzioni delle compulsioni: preventiva, propiziatoria e riparatoria. 1. Compulsioni preventive Le compulsioni preventive mirano a scongiurare un pericolo percepito. Nel contesto della scrupolosità, una persona potrebbe pregare più volte al giorno temendo che, se non lo facesse, Dio potrebbe punirla.Esempio: Laura recita ogni sera dieci preghiere consecutive per assicurarsi che la sua famiglia rimanga al sicuro. Saltare anche solo una preghiera le provoca un’intensa ansia. 2. Compulsioni propiziatorie Queste compulsioni servono a favorire un esito positivo, come ottenere la grazia divina o il perdono.Esempio: Marco ripete una specifica formula di preghiera prima di affrontare un esame, convinto che questo rituale garantirà il successo. 3. Compulsioni riparatorie Le compulsioni riparatorie sono un tentativo di "correggere" un errore percepito o di espiare un peccato.Esempio: Elena si lava le mani ripetutamente per sentirsi "pura" dopo aver pensato qualcosa che ritiene offensivo nei confronti di Dio. Come superare il DOC religioso Il DOC religioso è una delle forme più angoscianti del disturbo ossessivo-compulsivo. Avendo a che fare con l'aspetto mistico e religioso, lascia molto spazio all'incertezza. Incertezza che è qualcosa con cui le persone che soffrono di DOC hanno particolare difficoltà. La buona notizia, però, è che il DOC si può affrontare in modo efficace. Sia parlandone con un professionista della salute mentale, sia con i farmaci. Sicuramente, è importante riconoscere e accettare di avere un problema. Ciò è difficile, perché spesso chi soffre di DOC vive nell'incastro del "e se fosse vero?". Ad esempio: E se non fosse DOC e fossi veramente posseduto dal diavolo? E se invece di soffrire di un disturbo, questi pensieri mi manderanno all'inferno? Questo, insieme alla vergogna e al sentirsi "strani" o "sbagliati", ritarda o impedisce di chiedere aiuto. Eppure, permettimi di dirtelo: ogni giorno che ritardi la tua richiesta d'aiuto, è un giorno in più che soffri. Ci vuole coraggio, è difficile, eppure è importante farlo per uscire da questa sofferenza. Circa un terzo delle persone che soffrono di disturbo ossessivo, aspettano più di dieci anni per chiedere aiuto. Non essere tra quelle! Suggerimenti pratici per chi convive con la scrupolosità Ci sono delle cose che puoi fare, e altre da evitare, per metterti sulla buona strada. Prova ad accettare l’incertezzaNe parlo più approfonditamente nel libro sul dubbio ossessivo, ma voglio sottolinearlo anche qui. Nella scrupolosità, il bisogno di certezza è un motore potente. Lavorare sull'accettazione dell’incertezza – ad esempio, accettando che nessuno può essere certo al 100% di essere moralmente impeccabile – può ridurre il malessere. Riduci la richiesta di rassicurazioniChiedere conferme a preti, familiari o internet può sembrare utile, ma rinforza il ciclo ossessivo. Prova a limitare questo comportamento e osserva come l’ansia diminuisce nel tempo. Accetta che i pensieri sono principalmente spazzaturaIl 94% di noi ha pensieri intrusivi. Dare valore ai pensieri come se fossero tutti validi, è sbagliato e pericoloso. Uscire dalla trappola del "se fosse vero?" è anche questo: riconoscere il fatto che i pensieri, sono solo pensieri. Puoi approfondire questo concetto nei miei articoli: Pensieri ossessivi: Cosa sono? Passano?I pensieri intrusivi e ossessivi sono falsi? Conclusione La scrupolosità può sembrare una battaglia persa, ma non lo è. Comprendere il disturbo, riconoscere le sue manifestazioni e adottare strategie mirate sono passi fondamentali verso il sollievo. Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che ci sono professionisti pronti ad aiutarti. Non lasciare che i tuoi pensieri intrusivi ti definiscano: sei molto di più, e puoi ritrovare la serenità che meriti. Se hai bisogno d'aiuto, contattami senza impegno o prenota una call gratuita conoscitiva. FAQ sul DOC Religioso (Scrupolosità) 1. Cos’è il DOC religioso?Il DOC religioso, o scrupolosità, è una forma di disturbo ossessivo-compulsivo incentrata su pensieri intrusivi e compulsioni legati alla fede, alla moralità o alla paura di peccare. 2. Quali sono i sintomi del DOC religioso?I sintomi includono ossessioni come la paura di vendere l’anima, di bestemmiare, di andare all'inferno, dubbi sul valore delle preghiere o pensieri blasfemi. Le compulsioni più comuni sono confessioni ripetute, preghiere incessanti, il contare, l'evitare situazioni ansiogene e la ricerca di rassicurazioni. 3. Come si distingue la scrupolosità dalla religiosità sana?La religiosità sana arricchisce la vita senza causare ansia debilitante. La scrupolosità invece è caratterizzata da ossessioni che generano sofferenza, spingendo a rituali che alimentano ulteriormente l’ansia. 4. È possibile guarire dal DOC religioso?Con il giusto trattamento e supporto, molte persone riescono a gestire efficacemente il disturbo e a migliorare la loro qualità di vita. Altri articoli sul disturbo ossessivo-compulsivo ### Aritmomania: la fissazione per i numeri Cos’è l’aritmomaniaSintomi comuni dell’aritmomaniaConteggio compulsivoOssessione matematicaEvitamento e frustrazioneAnsia e stressImpatto dell’aritmomania sulla vita quotidianaFattori genetici e ambientaliPerché contiamo? La funzione del DOC secondo la classificazione strategicaImpatti sulla vita quotidianaTrattamento dell’aritmomaniaDue esercizi per l'aritmomaniaDomande frequenti sull’aritmomaniaAltri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Ti è mai capitato di sentire il bisogno di contare gli scalini di una scala o le mattonelle di un pavimento, sentendo di non poterne fare a meno? Oppure di sommare mentalmente i numeri di una targa, cercando di trovarne un senso? Se queste situazioni ti suonano familiari, potresti aver sperimentato l'aritmomania (o arithmomania). L'aritmomania è uno dei più comuni tipi di disturbo ossessivo-compulsivo. È una manifestazione particolare del DOC che si concentra sui numeri e sul conteggio compulsivo. È un comportamento che può sembrare curioso o addirittura bizzarro a chi non ne soffre, ma per chi lo vive rappresenta una strategia per gestire l’ansia, il senso di colpa o la paura che qualcosa di terribile accada. I numeri diventano un rifugio mentale che però spesso si trasforma in una prigione. Cos’è l’aritmomania L’aritmomania si inserisce nel quadro dei disturbi ossessivo-compulsivi, caratterizzati da ossessioni (pensieri intrusivi e ricorrenti) e compulsioni (azioni ripetitive per alleviare l’ansia). In questo caso, il focus è sui numeri: contare, calcolare o eseguire rituali numerici diventa un bisogno irresistibile. Ecco alcuni esempi: Una persona potrebbe contare quante volte tocca un oggetto, sentendo che deve farlo sempre nello stesso modo, altrimenti succederà qualcosa di brutto. Potrebbe sommare i numeri delle targhe delle auto, cercando una cifra "giusta" per calmarsi. Potrebbe essere ossessionata da specifici numeri, evitando quelli considerati "sfortunati" o utilizzando sempre quelli "fortunati". Anche se queste azioni possono sembrare insignificanti, per chi soffre di aritmomania rappresentano spesso una lotta quotidiana che consuma tempo ed energia e interferisce con la vita personale, lavorativa e sociale. Se ti interessa approfondire il disturbo ossessivo-compulsivo, forse puoi essere incuriosito dal mio libro “Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del Pensiero” con Corso Gratuito Sintomi comuni dell’aritmomania Conteggio compulsivo Chi soffre di aritmomania si ritrova spesso a contare oggetti o azioni in modo ripetitivo, con lo scopo di alleviare l’ansia o soddisfare un bisogno interiore. Questo comportamento si manifesta in attività quotidiane apparentemente banali, come contare i passi, quante volte si sfrega lo spazzolino sui denti, o il numero di lettere di una parola. Questo rende estremamente frustrante anche compiti che dovrebbero essere semplici. Ossessione matematica Le persone con aritmomania possono trascorrere molto tempo impegnate in attività matematiche. Questo include calcoli ripetuti e non necessari, che distraggono da altre responsabilità o obiettivi. Ad esempio, sommare ripetutamente i numeri delle targhe delle auto può interferire con la concentrazione sul lavoro o su attività importanti. Evitamento e frustrazione Molte persone sperimentano un’intensa frustrazione quando non riescono a completare i propri rituali numerici o quando sono costrette a interromperli. Questa difficoltà può portare a evitare situazioni sociali, per paura di essere osservate o criticate a causa delle proprie ossessioni numeriche. Alcuni evitano cose o situazioni a causa dei numeri stessi. Ad esempio, chi soffre di aritmomania, potrebbe evitare di recarsi a casa di una persona cara perché dovrebbe salire un numero di gradini che non è un multiplo di 3. O sentire l'esigenza di mangiare solo un certo numero di elementi nel cibo, come un numero preciso di ciliegie. Questo talvolta genera un evitamento dei cibi che non possono essere contati agevolmente (ad esempio il riso). Ansia e stress L’aritmomania è spesso accompagnata da una forte ansia, che si intensifica quando la persona sente il bisogno di contare o di eseguire calcoli, ma non riesce a farlo. Questa impossibilità può generare sentimenti di stress elevato, con un circolo vizioso che alimenta ulteriormente l’ossessione. Impatto dell’aritmomania sulla vita quotidiana I sintomi dell’aritmomania possono causare disagi in diversi ambiti della vita. La compulsione al conteggio, ad esempio, può portare a mancare appuntamenti, peggiorare il rendimento scolastico o lavorativo e compromettere le relazioni sociali. Molte persone dedicano un tempo eccessivo ai loro rituali, interrompendo le loro routine quotidiane e rendendo difficile portare a termine compiti importanti. L'aritmomania è uno dei tipi di disturbo ossessivo-compulsivo più diffusi. Fattori genetici e ambientali Le origini dell’aritmomania non sono ancora del tutto comprese, ma sembra che vi siano contributi sia genetici che ambientali. Un’eredità familiare di DOC o di altri disturbi d’ansia può aumentare la predisposizione. Allo stesso tempo, eventi di vita stressanti o fattori ambientali possono scatenare o peggiorare la condizione. La comprensione di queste influenze è fondamentale per sviluppare approcci terapeutici mirati. Perché contiamo? La funzione del DOC secondo la classificazione strategica L’aritmomania, come tutti i disturbi ossessivo-compulsivi, può essere interpretata secondo una classificazione strategica, che individua tre principali funzioni del comportamento ossessivo-compulsivo: preventiva, propiziatoria e riparatoria. Funzione preventivaIn questo caso, il conteggio serve a evitare che accada qualcosa di temuto. Per esempio, una persona potrebbe contare le scale ogni volta che le sale, convinta che, se non lo facesse, potrebbe succedere un incidente a qualcuno che ama.Marta, per esempio, conta ogni gradino mentre porta sua figlia a scuola, pensando che questo gesto possa scongiurare un eventuale incidente. Funzione propiziatoriaQui il conteggio è visto come un modo per "preparare" qualcosa di positivo. Ad esempio, contare fino a un determinato numero prima di fare una telefonata importante potrebbe dare la sensazione di garantirne il successo.Giovanni, prima di una riunione, somma mentalmente i numeri della data del giorno per convincersi che sarà una giornata proficua. Funzione riparatoriaIn questo caso, il rituale numerico è un tentativo di correggere o riparare qualcosa che si sente di aver sbagliato. Una persona potrebbe contare quante volte tocca una penna per bilanciare un'azione precedente che ritiene "sbagliata".Elisa, ad esempio, ripete il calcolo delle targhe delle auto che vede, pensando che se ottiene un numero pari, "riparerà" al fatto di aver avuto pensieri aggressivi verso qualcuno. Capire quale funzione svolge l’aritmomania in una determinata persona può aiutare a personalizzare il trattamento e a comprendere meglio i meccanismi che la alimentano. Impatti sulla vita quotidiana L’aritmomania può avere effetti profondi su vari aspetti della vita: Relazioni personali: La necessità di completare i rituali numerici può portare una persona a isolarsi o a evitare situazioni sociali per paura di essere interrotta. Prestazioni lavorative o scolastiche: I rituali possono consumare così tanto tempo ed energia da compromettere la capacità di concentrarsi su compiti importanti. Benessere emotivo: L’ansia costante e la frustrazione per non riuscire a controllare questi comportamenti possono sfociare in depressione. Trattamento dell’aritmomania Fortunatamente, esistono interventi efficaci: l'aritmomania può essere trattata con successo. Se desideri più informazioni, contattami senza impegno per capire come poterti aiutare. Due esercizi per l'aritmomania Le manifestazioni dell'aritmomania sono svariate, così come i nostri comportamenti che rinforzano il problema. Tuttavia, a titolo di esempio, possiamo immaginare uno scenario in cui Marco ha bisogno di contare i passi che fa da casa all'auto, e poi dall'auto a lavoro. In questo caso, potremmo immaginare di: Alterare il modo in cui si è abituato a camminare e contare. Ad esempio, si potrebbe dire a Marco di fermarsi a ogni passo, per ripetere in mente il numero dei passi fatti fino ad allora per tre volte (o un numero per lui "favorevole"). Oppure, di contare a multipli di due, o di tre, per poi dividere di nuovo il totale una volta arrivato a destinazione. Sbagliare intenzionalmente il conteggio. Ad esempio, invece di contare 1-2-3-4, contare 1-2-3-5. Introdurre, in altre parole, una piccola violazione nel suo rituale. Domande frequenti sull’aritmomania 1. L’aritmomania è una condizione rara?No, anzi: è molto comune. Molte persone con DOC manifestano sintomi legati al contare o a delle particolari preferenze o avversioni per i numeri. 2. Posso superare l’aritmomania senza farmaci?Certo! 3. Perché alcune persone sono ossessionate da certi numeri?Questa ossessione può dipendere da significati personali o culturali attribuiti a specifici numeri, oppure dal loro ruolo nei rituali ossessivi. 4. L’aritmomania è sempre legata al DOC?Non sempre. In quest'articolo ci siamo concentrati sull'aritmomania come manifestazione del disturbo ossessivo-compulsivo. Tuttavia, può comparire in altri disturbi, come quelli dello spettro autistico. Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo ### Tipi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo: alcuni esempi Tipi di disturbo ossessivo-compulsivo1. DOC da contaminazione e pulizia2. DOC da controllo3. DOC da simmetria e ordine4. DOC da paura di fare del male (o "DOC Aggressivo")5. DOC relazionale6. DOC da orientamento sessuale7. DOC esistenziale8. DOC e senso di colpa9. DOC Sensorimotorio10. DOC Religioso (o Scrupolosità)11. DOC Alimentare12. DOC legato ai numeri (Aritmomania)13. DOC da paura di perdere il controllo14. DOC da falsi ricordi15. Disturbo da dismorfismo corporeo (Dismorfofobia)16. DOC da perfezionismo (just right OCD)Ho uno di questi tipi di disturbo ossessivo-compulsivo: cosa faccio?Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione complessa che può cambiare la vita di chi ne soffre. Come spesso accade per le varie difficoltà psicologiche, è un disturbo rappresentato spesso in modo inesatto, semplicistico. Viene banalizzato, e le sue mille sfumature vengono schiacciate e mortificate. Esistono tanti tipi di disturbo ossessivo-compulsivo, e ognuno può avere sintomi diversi. Proprio perché non si conosce bene, tra l'altro, il DOC è spesso sottodiagnosticato. Inoltre molte persone soffrono in silenzio a causa dello stigma o dell'ignoranza diffusa sul disturbo. Adrian Monk è un personaggio televisivo affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo. Viene rappresentato come "bizzarro" e le sue compulsioni servono a un effetto comico. Questo purtroppo, aumenta lo stigma nei confronti di chi soffre. Tipi di disturbo ossessivo-compulsivo Capire davvero il DOC significa guardare oltre i sintomi più noti, come il lavaggio delle mani o i controlli ripetitivi. Di seguito, troverai una descrizione di vari tipi di disturbo ossessivo-compulsivo, includendo sia le varianti più comuni che quelle meno conosciute. Grazie a questa lista, proveremo a capirci qualcosa in più. Scrivere una lista esaustiva dei tipi di disturbo ossessivo-compulsivo è impossibile, perché ognuno può manifestare sintomi diversi. Lo stesso valore di definire "tipi diversi" di DOC è molto limitato. Questo perché, nella nostra unicità, viviamo anche il disturbo in modo diverso. Non solo: in questa lista sono stati "separati" alcuni tipi di DOC per maggior chiarezza, ma a volte i sintomi sono sovrapponibili tra loro. Per cui, se soffri di DOC, potresti o meno riconoscerti in questa lista. Tra l'altro, è importante sapere che spesso il DOC si presenta con una combinazione di sintomi. Ricorda che le diagnosi devono essere fatte da un professionista abilitato - e l'autodiagnosi può essere pericolosa. Per cui, se ti riconosci in questi sintomi, contatta un professionista che possa aiutarti, senza allarmarti. Cercare di destreggiarsi tra i vari tipi di disturbo ossessivo-compulsivo sembra impossibile. Proviamoci con alcuni esempi. 1. DOC da contaminazione e pulizia Questo tipo di DOC è caratterizzato dalla paura ossessiva di entrare in contatto con germi, batteri, sostanze tossiche o impurità che si ritengono pericolose. Le persone che ne soffrono non si limitano a pulire; eseguono rituali di lavaggio o disinfezione ripetuti, talvolta per ore, cercando di alleviare l’ansia. Esempio di DOC da contaminazione: Maria evita di stringere la mano a chiunque e, dopo aver toccato oggetti in luoghi pubblici, si lava le mani ripetutamente per sentirsi al sicuro. A casa, sterilizza le superfici più volte al giorno. Si cambia i vestiti ogni volta che esce, per paura che siano stati contaminati. La paura le impedisce di partecipare a cene con amici, andare al supermercato o usare i mezzi pubblici. Questo comportamento la isola sempre di più, aumentando la sua ansia. 2. DOC da controllo In questo caso, il bisogno di controllo si manifesta con il timore costante che un errore possa causare danni irreparabili. Anche dopo aver verificato che un’azione è stata compiuta (ad esempio, chiudere il gas), la persona sente l’urgenza di controllare ancora e ancora. Esempio di DOC da controllo: Claudia, prima di uscire di casa, controlla cinque volte di aver chiuso la porta e spento il gas. Se non è completamente “sicura”, torna indietro e ricontrolla. Al lavoro, continua a preoccuparsi che la porta possa non essere chiusa, e chiama il vicino per verificare. 3. DOC da simmetria e ordine Questo sottotipo comporta un bisogno ossessivo di allineare, organizzare o sistemare oggetti secondo regole precise, come colori, dimensioni o simmetria. L’ansia esplode quando qualcosa non è “al suo posto”. Esempio di DOC da simmetria e ordine: Giovanni sistema i libri della libreria secondo un preciso schema cromatico. Ogni volta che uno dei suoi figli prende un libro, si sente profondamente a disagio e deve immediatamente rimetterlo al suo posto. Se qualcuno non rispetta le sue regole, perde la calma, sentendo che il disordine lo travolge. Questa ossessione, a lungo andare, interferisce con la sua capacità di vivere una vita serena. 4. DOC da paura di fare del male (o "DOC Aggressivo") Le persone con questo tipo di disturbo ossessivo-compulsivo hanno pensieri intrusivi su azioni violente o pericolose. Possono avere paura di aggredire qualcuno, magari un familiare o una persona cara. In alcune manifestazioni, può esserci la paura di aggredire sessualmente un bambino. Altre ancora, vedono la persona spaventata dall'idea di potersi suicidare in preda a un raptus. Ho scritto un articolo sul DOC aggressivo, dove troverai più informazioni e storie di persone che l'hanno vissuto. Nonostante non ci sia una reale pianificazione di far del male, la paura è tale da tormentare chi soffre di questo tipo di doc. Per questo, evitano situazioni in cui credono di poter perdere il controllo. Esempio di DOC aggressivo: Anna ha delle immagini intrusive in cui si vede afferrare un coltello e pugnalare suo marito. Quando si trova vicino a lui, si tiene a distanza, nascondendo gli oggetti appuntiti. Nonostante il marito cerchi di rassicurarla, Anna vive ogni giorno con il terrore che il pensiero diventi realtà. Si sente una persona pericolosa e immeritevole dell’amore degli altri. 5. DOC relazionale Nel doc da relazione, le ossessioni si concentrano sulla natura della relazione con il partner. Chi soffre di doc relazionale, analizza continuamente i propri sentimenti e quelli dell’altro, cercando di ottenere rassicurazioni sul fatto di amare davvero il partner, di non provare attrazione per altre persone, di non avere l'impulso di lasciare il partner ecc. Esempio di DOC da relazione: Marco, nonostante ami profondamente la sua fidanzata, passa ore a chiedersi: “E se non fossi innamorato davvero? E se non fosse la persona giusta?”. Questa incertezza lo porta a confrontare continuamente la sua relazione con quelle degli altri. Quando non ottiene rassicurazioni, chiede conferme direttamente alla partner, generando tensioni e dubbi reciproci che logorano il rapporto. 6. DOC da orientamento sessuale In questo tipo di DOC, la persona vive un tormento legato al proprio orientamento sessuale. Non per un reale desiderio di esplorazione, ma per ansie irrazionali che la portano a mettere continuamente in dubbio chi è. Ho scritto un articolo proprio su quest'argomento: “Ho paura di essere gay”: il DOC omosessuale. Come riconoscerlo e superarlo. Esempio di DOC da orientamento sessuale: Sara, che si è sempre identificata come eterosessuale, è perseguitata da pensieri intrusivi sulla possibilità di essere omosessuale. Guarda compulsivamente video o immagini erotiche per verificare se prova attrazione per persone dello stesso sesso. Questo le causa imbarazzo, confusione e senso di colpa. 7. DOC esistenziale Questo tipo di disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta con domande filosofiche che diventano ossessioni. Le persone con questo tipo di DOC cercano risposte impossibili a quesiti profondi, incastrandosi in un paradosso senza fine. C'è un'incapacità di accettare l'inconoscibilità relativa a determinate questioni, che genera un incastro apparentemente senza uscita. Esempio di DOC esistenziale: Luca passa le sue serate a chiedersi se il libero arbitrio esista davvero o se sia solo un’illusione. Non riesce a concentrarsi su altro e cerca continuamente video, articoli e libri che possano offrirgli risposte definitive. Quando non trova sollievo, si sente ancora più smarrito, sviluppando un senso di vuoto esistenziale. 8. DOC e senso di colpa Il senso di colpa è una delle esperienze emotive più frequenti e debilitanti per chi soffre di DOC. Questo sentimento spesso si lega a preoccupazioni morali o etiche, come la paura di aver causato un danno, commesso un errore o non aver rispettato standard personali o sociali di perfezione. Questo senso di colpa non è solo un’emozione passeggera, ma può diventare causa di pensieri intrusivi e compulsioni, aggravando il malessere. Spesso però, il senso di colpa non si limita al sentirsi a disagio per delle azioni compiute. Arriva anche in seguito ad azioni che potrebbero essere state compiute, o semplicemente per dei pensieri. Per esempio, ci si può sentire in colpa perché si sono fatti pensieri "impuri". Oppure perché si ha avuto un pensiero intrusivo che ci ha fatto pensare di voler fare delle azioni lontane dalla nostra morale, come dare attenzioni sbagliate a un bambino o aggredire qualcuno. Esempio di DOC e senso di colpa: Marco, è tormentato dall’idea di aver accidentalmente detto qualcosa di offensivo durante una riunione. Nonostante non ci siano segnali che confermino questa paura, si sente profondamente colpevole e passa ore a cercare di ricordare ogni dettaglio della conversazione. 9. DOC Sensorimotorio In questo tipo di DOC, la persona sviluppa un’ossessione per le sensazioni corporee che di solito passano inosservate, come il respiro, la deglutizione, la frequenza con cui si battono le palpebre o il battito cardiaco. Si sviluppa un'attenzione selettiva su questi aspetti, generando quindi un'alterazione in dei processi che da spontanei, diventano controllati. Questo tende ad alterarli, e a spaventare la persona che quindi nota che i processi hanno una frequenza diversa rispetto a quella che dovrebbero. In un certo senso, questo tipo di DOC somiglia molto all'ipocondria (o "ansia da malattia"). Esempio di DOC sensorimotorio: Elena non riesce a smettere di concentrarsi sul suo battito cardiaco. Ha acquistato uno smartwatch per poterlo controllare durante tutta la giornata, e si ferma spesso a verificare la frequenza cardiaca. Inizia a pensare di poter avere qualche malattia, e l'angoscia le fa aumentare il battito cardiaco e avere una sensazione di "vuoto al petto". Questo non fa altro che peggiorare la sua ansia, incastrandola in un circolo vizioso. 10. DOC Religioso (o Scrupolosità) Chi vive questa manifestazione del disturbo ossessivo, soffre per l'angoscia di essere punito da Dio, di aver commesso un peccato, di andare all'inferno, di essere posseduto, di infrangere regole morali o religiose e altre paure relative alla sfera della religione. Per placare queste paure, le persone che soffrono di DOC religioso spesso pregano in continuazione, si confessano ripetutamente e ripercorrono mentalmente le proprie giornate per assicurarsi di non aver commesso degli atti che possano offendere Dio. Esempio di DOC religioso: Martina prega decine di volte al giorno, convinta che i suoi pensieri negativi possano offendere Dio. Evita situazioni che potrebbero indurla a “peccare”, come vedere film con contenuti ambigui o usare certe espressioni linguistiche. La sua ossessione la allontana dalla spiritualità autentica e la intrappola in un ciclo di ansia e rituali. Se vuoi saperne di più sul DOC religioso, ho scritto un articolo specifico sull'argomento. 11. DOC Alimentare Il "Food OCD" (DOC Alimentare), è un tipo di DOC che ruota attorno a ossessioni e compulsioni legate al cibo. A differenza di disturbi alimentari come l’anoressia o la bulimia, il Food OCD non è centrato sull’immagine corporea o sul controllo del peso, ma su pensieri intrusivi e rituali associati al cibo stesso. Una persona che soffre di DOC alimentare potrebbe aver paura che il cibo sia contaminato, paura di soffocare, essere preoccupata della “purezza” degli ingredienti o sull’esatta modalità e ordine di preparazione. Questi pensieri ossessivi portano a comportamenti compulsivi che possono variare dall’eccessivo lavaggio delle mani prima e dopo i pasti, al controllo ripetitivo delle date di scadenza o degli ingredienti, fino all’evitamento di specifici alimenti o interi gruppi alimentari. Esempio di DOC alimentare: Alessia evita di mangiare in ristoranti o case altrui per paura che il cibo non sia stato preparato in modo sicuro. A casa, sterilizza ogni utensile prima di usarlo e cuoce gli alimenti per tempi prolungati, temendo che possano essere contaminati. Questi comportamenti le impediscono di partecipare a cene con amici, aumentando il suo isolamento e disagio sociale. 12. DOC legato ai numeri (Aritmomania) Un tipo abbastanza frequente di disturbo ossessivo-compulsivo, è quello legato ai numeri o al contare. L'aritmomania è una sorta di "fissazione sui numeri", che risulta irrefrenabile nelle sue manifestazioni. Le ossessioni possono includere la paura di numeri “sfortunati” o "maledetti", il bisogno di precisione matematica o il senso che certi numeri abbiano un significato speciale. Questi pensieri portano a compulsioni come contare oggetti, ripetere azioni un numero specifico di volte o eseguire calcoli mentali infiniti. Ad esempio, qualcuno potrebbe sentirsi obbligato a salire le scale solo con un numero pari di passi o a evitare numeri che considera “pericolosi”. Vai all'articolo di approfondimento sull'aritmomania: la fissazione per i numeri. Esempio di DOC legato ai numeri: Marco deve fare esattamente 50 passi per raggiungere la fermata dell’autobus ogni mattina. Se sbaglia il numero, torna indietro e ricomincia, temendo conseguenze negative. Quando deve scrivere un messaggio, sta attento che ogni frase non contenga un numero di parole multiplo di 3, perché questo lo spaventa, facendogli pensare che possa generare effetti catastrofici. L'aritmomania è uno dei tipi di disturbo ossessivo-compulsivo più diffusi. 13. DOC da paura di perdere il controllo La paura di perdere il controllo appare generalmente come una serie di pensieri intrusivi e angoscianti legati alla paura di non riuscire a frenare o controllare le proprie azioni, parole o decisioni, con conseguenze potenzialmente disastrose. Questo tipo di DOC spesso è accompagnato da un senso di responsabilità esagerato, che porta la persona a monitorare ossessivamente il proprio comportamento per prevenire errori o situazioni imbarazzanti. Esempio di DOC da paura di perdere il controllo: Laura ha paura di dire qualcosa di inappropriato durante le riunioni di lavoro. Anche se non ha mai perso il controllo in passato, teme di urlare insulti o rivelare dettagli personali davanti ai colleghi. Per ridurre questa ansia, scrive appunti su cosa dire e dopo ogni conversazione, ripercorre ogni parola detta, cercando di individuare possibili errori. 14. DOC da falsi ricordi Questo tipo di disturbo ossessivo-compulsivo fa vivere le persone nel dubitare costantemente della propria memoria. I pensieri intrusivi sono in genere basati sulla paura di aver fatto o detto qualcosa di sbagliato e averne rimosso il ricordo. Le persone con DOC da falsi ricordi ripensano continuamente a eventi passati, cercando di ricordare ogni dettaglio per essere sicure di non aver commesso errori. Questo dubbio crea molta ansia e porta spesso a chiedere rassicurazioni o a cercare prove di non aver commesso una determinata azione. Chi soffre di questo tipo di DOC potrebbe aver paura di aver investito qualcuno e averlo dimenticato per il trauma, oppure di aver tradito il partner e non ricordarlo. Esempio di DOC da falsi ricordi: Maria dopo una serata con amici, inizia a preoccuparsi di aver detto qualcosa di offensivo. Anche se non ricorda nulla di specifico e nessuno ha mostrato fastidio, il dubbio la tormenta. Passa ore a rivedere mentalmente la serata, chiedendosi: “E se avessi detto qualcosa di brutto e non me ne fossi accorta?”. Intanto, se vuoi saperne di più, puoi leggere il mio libro "Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del pensiero". 15. Disturbo da dismorfismo corporeo (Dismorfofobia) Un altro tipo di disturbo classificabile sotto il grande "ombrello" dei disturbi ossessivi-compulsivi, è il Disturbo da Dismorfismo Corporeo (Body Dismorphic Disorder), o dismorfofobia. Chi ne soffre, è ossessionato da un difetto fisico che spesso non esiste o è quasi invisibile agli altri. Questo difetto percepito diventa il centro dei pensieri della persona, causandole molta ansia e spingendola a mettere in atto comportamenti ripetitivi, come guardarsi continuamente allo specchio, chiedere rassicurazioni o cercare modi per “correggere” quel difetto. Come il disturbo ossessivo-compulsivo, anche la dismorfofobia si basa su pensieri intrusivi e ripetitivi che creano disagio e spingono a rituali per ridurre l’ansia. Ad esempio, non uscire di casa se prima non ci si è truccati per ore per coprire tutti i propri difetti. Esempio di dismorfofobia: Anna è convinta che la sua pelle sia piena di imperfezioni, anche se le persone intorno a lei non notano nulla di insolito. Passa ore ogni giorno davanti allo specchio, controllando ogni piccolo segno o arrossamento. Utilizza tantissimo trucco per coprire questi presunti difetti, ma non si sente mai soddisfatta del risultato. Per evitare che gli altri la giudichino, evita eventi sociali e si rifiuta di uscire di casa senza un trucco completo. Questo comportamento ha iniziato a influire sul suo lavoro e sulle sue relazioni personali, isolandola sempre di più. 16. DOC da perfezionismo (just right OCD) Il DOC da perfezionismo, o “just right OCD,” è un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo basato sulla necessità che le cose siano "al loro posto". Chi ne soffre prova un’intensa ansia se qualcosa appare fuori posto o incompleto, e cerca di alleviarla attraverso comportamenti come sistemare, correggere o ripetere determinate azioni. Questo tipo di DOC può coinvolgere molti aspetti della vita di chi ne soffre. Al contrario del DOC legato ai numeri, chi ne soffre non sente la necessità di fare un'operazione un tot. numero di volte, ma "finché non è abbastanza". Se una persona con aritmomania spegnerebbe ed accenderebbe, ad esempio, la luce tre volte, chi soffre di DOC da perfezionismo, lo farebbe finché non sente che "è giusto". Lo stesso vale per le azioni simmetriche (come toccare l'altra spalla, se una è stata sfiorata). In questo caso, la sensazione è di "rimettere le cose in equilibrio". Esempio di DOC da perfezionismo (just right OCD): Martina non riesce a iniziare la sua giornata senza rifare il letto in modo che non ci sia una singola piega. Se nota anche il minimo difetto, rifà tutto da capo. Questo rituale può durare fino a mezz’ora, facendola spesso arrivare tardi al lavoro. Durante il giorno, se qualcosa sembra “fuori posto”, come una penna non allineata sulla scrivania, deve sistemarla o la sua attenzione continuerà ad essere focalizzata lì. Questi comportamenti, pur sembrando piccoli, le fanno perdere tempo e le creano un’ansia continua che rende difficile concentrarsi sul lavoro o godersi il tempo libero. Ho uno di questi tipi di disturbo ossessivo-compulsivo: cosa faccio? Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione complessa e ricca di sfumature, che può manifestarsi in molti modi diversi. Esistono tantissimi tipi di disturbo ossessivo-compulsivo, ognuno con caratteristiche uniche e sintomi specifici che spesso vanno oltre i più conosciuti, come il controllo o il lavaggio delle mani. Capire queste diverse forme è necessario per riconoscere il disturbo, affrontarlo senza giudizio e fornire alle persone che ne soffrono il sostegno di cui hanno bisogno. Devi sapere che circa un terzo dei pazienti con DOC cerca un trattamento entro due anni dalla consapevolezza dei sintomi, un terzo tra due e nove anni e un terzo dopo dieci o più anni[1]. Questo si traduce in anni di sofferenza. E non dev'essere per forza così: dal DOC si può uscire. Una diagnosi accurata e un supporto adeguato, possono aiutare a spezzare il circolo vizioso di ossessioni e compulsioni. Questo non solo allevia l’ansia e il disagio, ma può portare a un miglioramento significativo della qualità della vita, restituendo la libertà di concentrarsi su ciò che davvero conta. Se vuoi, puoi contattarmi per valutare il da farsi insieme. E se hai (o pensi di avere) un altro tipo di DOC, scrivilo pure nei commenti! Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo ### Parlami della tua storia... Se cerchi un consiglio sulla tua relazione, scrivimi tramite il modulo qui sotto. Sceglierò alcune delle email e ne realizzerò dei video o dei post sul blog. Ti prego di evitare informazioni che possano identificarti. ### Disturbo da Accumulo: cause, sintomi, trattamenti Che cos'è il Disturbo da Accumulo?I criteri diagnostici del DSM-5I sintomi del Disturbo da AccumuloDifficoltà a scartare gli oggettiAccumulo compulsivoForte legame emotivo con gli oggettiImpatto sulla funzionalità quotidianaIsolamento socialeLe cause del Disturbo da AccumuloFattori geneticiFattori ambientaliFattori psicologiciDisturbo da Accumulo e Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): differenze e similitudiniMotivazioni e schemi di pensieroAttaccamento emotivo agli oggettiConsapevolezza del problemaTipologia degli oggettiSimilitudini tra Disturbo da Accumulo e DOCAnsia come base comuneDifficoltà a prendere decisioniImpatto sulla vita quotidianaPossibilità di coesistenza (comorbilità)Terapia e Trattamenti Efficaci per il Disturbo da AccumuloTerapia strategicaInterventi familiariCome aiutare un familiare con Disturbo da AccumuloStrategie pratiche per affrontare il Disturbo da AccumuloConclusioneFAQ – Domande Frequenti sul Disturbo da Accumulo Vivi in una casa che non ti accoglie più, perché ogni spazio vitale è occupato da oggetti. Forse sono giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti o vestiti che non indossi da anni. Non riesci a separarti da nulla, anche se sai che molti di questi oggetti sono inutili. Ogni volta che tenti di liberartene, senti una profonda angoscia, come se stessi per perdere qualcosa di fondamentale. Se senti tua questa descrizione, potresti soffrire di disturbo da accumulo, o disposofobia — un termine che deriva dall'inglese to dispose, “gettare via”, e dal greco phóbos, “paura”. Si tratta, infatti, della "paura di buttare", e chi ne soffre non riesce a lasciar andare nulla, per timore di perdere qualcosa di importante o di cui potrebbe aver bisogno in futuro. In questo articolo esploreremo il funzionamento del disturbo da accumulo, come riconoscerlo e, soprattutto, come liberarsene. Vedremo come la psicologia possa aiutarti a riappropriarti del tuo spazio fisico e mentale. Che cos'è il Disturbo da Accumulo? Il disturbo da accumulo è una forte difficoltà a separarsi dagli oggetti, indipendentemente dal loro valore reale. Questi oggetti si accumulano in quantità tali da compromettere l'uso degli spazi vitali, rendendo difficile o impossibile svolgere attività quotidiane come cucinare, dormire o persino camminare liberamente per casa. Il disordine diventa così opprimente che non solo soffoca fisicamente chi ne è colpito, ma lo isola dal resto del mondo. Chi soffre di questo disturbo spesso giustifica il proprio comportamento con pensieri del tipo: "Un giorno o l'altro potrebbe servire". Questo crea una spirale di accumulo che si autoalimenta, perché ogni oggetto viene percepito come potenzialmente utile, anche se, nella pratica, raramente lo sarà. Molti accumulano oggetti con l’idea di mantenere un senso di controllo o di sicurezza, che alla fine diventa un ostacolo al vivere bene. I criteri diagnostici del DSM-5 Nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il disturbo da accumulo è classificato come una condizione clinica a sé stante, separata dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) anche se talvolta è presente proprio insieme al DOC. È caratterizzato da [1]: Difficoltà persistente a scartare o separarsi dai beni, indipendentemente dal loro effettivo valore. Questa difficoltà è dovuta a un bisogno percepito di conservare gli oggetti e al disagio associato al gettarli via. La difficoltà a scartare oggetti porta a un accumulo che congestiona e ingombra le aree vitali, compromettendone significativamente l'uso previsto. Se le aree vitali non sono ingombrate, è solo grazie all'intervento di terze parti (es. familiari, addetti alle pulizie o autorità). L'accumulo provoca disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti della vita (incluso il mantenimento di un ambiente sicuro per sé stessi o per gli altri). L'accumulo non è attribuibile a un'altra condizione medica (es. lesioni cerebrali, malattia cerebrovascolare, sindrome di Prader-Willi). L'accumulo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale (es. ossessioni nel disturbo ossessivo-compulsivo, riduzione dell'energia nel disturbo depressivo maggiore, deliri nella schizofrenia o in altri disturbi psicotici, deficit cognitivi nel disturbo neurocognitivo maggiore, interessi ristretti nel disturbo dello spettro autistico). Specificare se: Con acquisizione eccessiva: Se la difficoltà a scartare oggetti è accompagnata da un'acquisizione eccessiva di oggetti non necessari o per i quali non c'è spazio disponibile. (Circa l'80-90% degli individui con disturbo da accumulo presenta questa caratteristica). Specificare se: Con buon o discreto insight: L'individuo riconosce che le convinzioni e i comportamenti legati all'accumulo (difficoltà a scartare oggetti, disordine o acquisizione eccessiva) sono problematici. Con scarso insight: L'individuo è per lo più convinto che le convinzioni e i comportamenti legati all'accumulo non siano problematici, nonostante l'evidenza contraria. Con insight assente/convinzioni deliranti: L'individuo è completamente convinto che le convinzioni e i comportamenti legati all'accumulo non siano problematici, nonostante l'evidenza contraria. I sintomi del Disturbo da Accumulo Difficoltà a scartare gli oggetti Uno dei sintomi più evidenti è l'incapacità di gettare via qualsiasi cosa, anche oggetti apparentemente insignificanti come vecchi giornali o confezioni vuote. Questo comportamento è alimentato dalla paura che un giorno l'oggetto potrebbe servire, un pensiero ossessivo che rende impossibile liberarsi del disordine. Accumulo compulsivo Gli oggetti vengono accumulati senza un criterio logico o funzionale. Le persone che soffrono di questo disturbo tendono a raccogliere e conservare tutto, dal cibo scaduto a vecchie ricevute. Le stanze vengono completamente invase dagli oggetti, fino a rendere impossibile svolgere normali attività come dormire, cucinare o socializzare. Forte legame emotivo con gli oggetti Per molte persone affette da disturbo da accumulo, gli oggetti diventano una sorta di estensione del sé. Questo legame emotivo rende particolarmente doloroso separarsi dalle cose, poiché l'atto di gettarle via è vissuto come una perdita personale o una privazione di sicurezza. Impatto sulla funzionalità quotidiana Con il passare del tempo, l'accumulo rende la casa inabitabile. Le stanze vengono utilizzate per scopi diversi da quelli per cui sono state progettate, e spesso le persone devono vivere in spazi ristretti e disorganizzati. Questo compromette non solo la funzionalità fisica della casa, ma anche la salute mentale della persona, che si sente soffocata dal caos. Isolamento sociale La vergogna per il disordine e il desiderio di nasconderlo portano chi soffre di disturbo da accumulo a isolarsi socialmente. Non invitare persone a casa, evitare interazioni sociali e relazioni interpersonali sono comportamenti comuni. Questo isolamento aggrava ulteriormente il problema, creando un circolo vizioso difficile da interrompere. Le cause del Disturbo da Accumulo Le origini del disturbo da accumulo sono complesse e multifattoriali. Non esiste una singola causa, ma una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici. Fattori genetici La ricerca ha dimostrato che esiste una componente genetica nel disturbo da accumulo. Spesso, chi soffre di questo disturbo ha parenti che presentano lo stesso problema. Studi suggeriscono che ci siano varianti genetiche che influenzano il comportamento di accumulo, rendendo alcune persone più predisposte a trattenere oggetti. Fattori ambientali Eventi traumatici o situazioni di forte stress possono innescare o aggravare il disturbo. La perdita di una persona cara, un divorzio, o difficoltà economiche possono spingere una persona a trattenere oggetti come meccanismo di controllo e sicurezza. L'accumulo diventa una risposta compensatoria alla perdita, un modo per cercare di riempire il vuoto emotivo. Fattori psicologici A livello psicologico, molte persone che soffrono di disturbo da accumulo presentano problemi legati alla gestione delle emozioni e alla presa di decisioni. L'ansia e la paura di sbagliare rendono difficile separarsi dagli oggetti, mentre il bisogno di trattenere tutto rappresenta un tentativo di evitare il dolore della perdita o dell'incertezza. Disturbo da Accumulo e Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): differenze e similitudini Il disturbo da accumulo (disposofobia) e il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) sono spesso collegati, ma presentano differenze fondamentali. Nonostante condividano alcuni tratti simili, ciascuno di questi disturbi ha caratteristiche proprie che li rendono distinti. Vediamo in che modo si distinguono e quali sono i punti in comune. Motivazioni e schemi di pensiero Disturbo da accumulo: Le persone affette da disturbo da accumulo provano sensazioni di piacere o sicurezza nel trattenere oggetti. Spesso percepiscono i beni come essenziali per il proprio benessere o per un senso di comfort. DOC: Al contrario, le persone con DOC considerano le loro ossessioni come pensieri intrusivi e sgradevoli, che causano forte ansia. Le compulsioni, quindi, servono per alleviare temporaneamente il disagio provocato da questi pensieri. Attaccamento emotivo agli oggetti Disturbo da accumulo: Chi soffre di questo disturbo forma legami emotivi profondi con i propri oggetti, attribuendo loro un significato personale o affettivo. Gli oggetti possono essere visti come estensioni del sé. DOC: Nel DOC, sebbene vi possa essere la necessità di conservare o organizzare determinati oggetti, questi non hanno lo stesso valore emotivo profondo che caratterizza l'accumulo. Gli oggetti sono utilizzati più come strumenti per gestire l’ansia. Consapevolezza del problema Disturbo da accumulo: Spesso, chi accumula oggetti ha una limitata consapevolezza del problema. Possono non riconoscere che il loro comportamento è problematico e talvolta lo considerano persino utile o normale. DOC: La maggior parte delle persone con DOC riconosce che le loro ossessioni e compulsioni sono eccessive o irrazionali, anche se possono avere difficoltà a controllarle. Tuttavia, il livello di consapevolezza varia a seconda del caso. Tipologia degli oggetti Disturbo da accumulo: Gli oggetti accumulati possono appartenere a categorie molto diverse e non seguire un tema specifico. L’accumulo è spesso generalizzato e apparentemente senza logica. DOC: Quando il DOC comporta il collezionare o conservare oggetti, di solito si tratta di categorie specifiche legate alle ossessioni della persona, come oggetti legati a paure di contaminazione o simmetria. Similitudini tra Disturbo da Accumulo e DOC Nonostante le loro differenze, ci sono alcuni aspetti che accumulo e DOC condividono: Ansia come base comune Entrambi i disturbi sono fortemente legati all’ansia. Nel disturbo da accumulo, l’ansia è legata all’idea di dover scartare gli oggetti, mentre nel DOC è tipicamente connessa a specifiche ossessioni o paure. Difficoltà a prendere decisioni Sia chi soffre di accumulo sia chi soffre di DOC ha spesso problemi nel prendere decisioni, in particolare quando si tratta di eliminare oggetti o resistere a compulsioni. Questa indecisione rafforza il circolo vizioso del disordine o delle compulsioni. Impatto sulla vita quotidiana Sia l'accumulo che il DOC possono compromettere notevolmente la vita quotidiana, influenzando la capacità di lavorare, mantenere relazioni sociali e vivere serenamente. L'isolamento è una conseguenza comune di entrambi i disturbi. Possibilità di coesistenza (comorbilità) Sebbene il disturbo da accumulo e il DOC siano condizioni distinte, possono coesistere. In alcuni casi, le persone con DOC possono sviluppare sintomi di accumulo, specialmente se le loro ossessioni riguardano la contaminazione o la necessità di mantenere un senso di completezza. Terapia e Trattamenti Efficaci per il Disturbo da Accumulo Affrontare il disturbo da accumulo richiede un approccio terapeutico strutturato e personalizzato. La buona notizia è che ci sono diversi interventi efficaci che possono aiutarti a ritrovare il controllo della tua vita. Terapia strategica Nel suo libro "Ossessioni, compulsioni, manie: Capirle e sconfiggerle in tempi brevi", Nardone descrive un approccio per affrontare il disturbo da accumulo, basato sulla terapia strategica. Questo approccio si focalizza su interventi specifici e personalizzati per cambiare rapidamente i comportamenti disfunzionali. Un caso emblematico trattato da Nardone riguarda un uomo che aveva accumulato per anni giornali e riviste, riempiendo la casa al punto da renderla quasi inabitabile. Attraverso una tecnica di "riordino strategico", il paziente venne incoraggiato a classificare e archiviare i suoi giornali come in una biblioteca. Questo intervento non solo gli permise di organizzare il caos, ma lo aiutò a superare l'impulso di continuare ad accumulare. Questa tecnica, che sfrutta la logica del disturbo stesso per interromperne il ciclo, ha mostrato risultati sorprendenti in tempi brevi. Interventi familiari Oltre alla terapia individuale, il supporto familiare gioca un ruolo fondamentale nel trattamento del disturbo da accumulo. Coinvolgere la famiglia o persone care può aiutarti a sentirti meno solo e a rendere il percorso di guarigione più sostenibile. A volte, interventi familiari strutturati, in cui vengono impartite tecniche per gestire il disturbo, sono essenziali per sostenere chi ne soffre. Come aiutare un familiare con Disturbo da Accumulo Se un tuo familiare soffre di disturbo da accumulo, è importante affrontare la situazione con comprensione. La persona non accumula oggetti per pigrizia o disinteresse, ma perché è bloccata in un ciclo di pensieri e ansie difficili da superare. Ecco alcune strategie utili per offrire il giusto sostegno: Evita di giudicare: La critica o il giudizio possono peggiorare il problema. Invece di commentare negativamente l'accumulo o il disordine, cerca di comprendere cosa sta dietro a questi comportamenti e mostra empatia. Offri supporto senza forzare: Anche se potresti essere tentato di pulire la casa per conto del tuo familiare, questo approccio potrebbe generare ansia e resistenza. È meglio incoraggiare la persona a prendere piccole decisioni, aiutandola gradualmente nel processo di riordino. Coinvolgi un professionista: Il disturbo da accumulo richiede un trattamento specialistico. Offri al tuo familiare la possibilità di parlare con un professionista. Sii paziente: Il cambiamento richiede tempo, e forzare o accelerare il processo può creare stress. Aiuta il tuo familiare a fissare piccoli obiettivi raggiungibili, sostenendolo nel suo percorso verso un ambiente più ordinato e funzionale. Strategie pratiche per affrontare il Disturbo da Accumulo Oltre alla terapia, ci sono alcune strategie che puoi applicare fin da subito per iniziare a liberarti del disordine: Classifica gli oggetti, categorizzandoli e riordinandoli. Puoi ordinarli per data di acquisizione, colore, funzione. L'importante è essere coerente. Inizia da un'area piccola: Non cercare di riordinare tutta la casa in un colpo solo. Inizia da una piccola area, come un cassetto o una mensola, e affrontala un po' alla volta. Questo ti aiuterà a non sentirti sopraffatto. Poni domande su ogni oggetto: Ogni volta che prendi in mano un oggetto, chiediti: "Aggiunge valore alla mia vita?". Se la risposta è no, è probabile che sia il momento di liberartene. Coinvolgi una persona di fiducia: Avere qualcuno accanto può aiutarti a prendere decisioni più facilmente. A volte, un parere esterno è ciò che serve per vedere le cose con più chiarezza. Crea un piano di decluttering graduale: Pianifica sessioni di decluttering quotidiane o settimanali, ma senza esagerare. Anche solo 15-30 minuti al giorno possono fare una grande differenza. Conclusione Il disturbo da accumulo è una condizione psicologica complessa, ma non insormontabile. Con l'aiuto della terapia e di strategie pratiche, è possibile liberarsi dall'accumulo e ritrovare una vita più serena e funzionale. Se ti senti soffocato dal disordine e dalla difficoltà a separarti dagli oggetti, non esitare a cercare aiuto: ci sono soluzioni efficaci che possono fare la differenza. La strada verso la guarigione potrebbe essere più breve di quanto pensi. Se stai cercando uno psicologo, puoi prenotare una call gratuita e valuteremo se posso aiutarti. FAQ – Domande Frequenti sul Disturbo da Accumulo Il disturbo da accumulo è lo stesso del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)?No, il disturbo da accumulo è una condizione clinica distinta dal DOC. Sebbene condividano alcune caratteristiche, come l'ansia e i pensieri intrusivi, il disturbo da accumulo ha caratteristiche specifiche legate alla difficoltà di separarsi dagli oggetti. Il DSM-5 lo classifica come un disturbo a sé stante, separato dal DOC. Quali sono le principali cause del disturbo da accumulo?Il disturbo da accumulo è causato da una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici. Eventi traumatici, perdita di controllo e difficoltà a prendere decisioni sono spesso fattori scatenanti. La paura di gettare oggetti e la percezione che ogni cosa possa essere utile in futuro contribuiscono all'accumulo eccessivo. Come faccio a capire se una persona soffre di disturbo da accumulo?I segnali principali includono l'incapacità di gettare via oggetti, anche se inutili, l'accumulo eccessivo che compromette l'uso degli spazi abitativi e l'isolamento sociale. Se la persona tende a evitare di far entrare altre persone in casa per vergogna o se vive in un ambiente fortemente disordinato, potrebbe soffrire di questo disturbo. La terapia può risolvere il disturbo da accumulo?Sì, la terapia può essere molto efficace. Approcci come la terapia strategica hanno dimostrato di aiutare le persone a cambiare i pensieri disfunzionali legati all'accumulo e a ridurre la difficoltà di separarsi dagli oggetti. Con l'approccio giusto, molte persone vedono miglioramenti significativi. Come posso iniziare a ridurre il disordine se soffro di disturbo da accumulo?Inizia con piccole aree della tua casa e procedi gradualmente. Chiediti se ogni oggetto ha un reale valore o utilità. Coinvolgere una persona di fiducia o un professionista può aiutarti a prendere decisioni con maggiore serenità. ### I Sintomi Fisici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) IntroduzioneChe cos'è il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)?Sintomi fisici del DOC1. Danni alla pelle e problemi dermatologici2. Disturbi gastrointestinali3. Affaticamento cronico4. Dolore muscolare e tensione5. Ipersensibilità fisica6. Autolesionismo e lesioni fisicheL'Ansia e le sue manifestazioni fisicheDisturbi associati al DOCIl paradosso del DOCL'Impatto dei sintomi fisici sulla vita quotidiana1. Sul lavoro e nella carriera2. Relazioni interpersonali3. Salute fisica generaleFAQ – Domande FrequentiCosa fare se soffri di Disturbo Ossessivo-CompulsivoSitografiaAltri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Introduzione Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è ben conosciuto per i suoi sintomi mentali, come le ossessioni e le compulsioni, ma c'è una dimensione fisica spesso trascurata che può avere un impatto altrettanto significativo sulla vita delle persone che ne soffrono. Chi convive con il DOC non si trova solo a dover fronteggiare pensieri intrusivi e ripetuti comportamenti rituali, ma anche una serie di sintomi fisici causati dallo stress e dall'ansia cronica. Questi sintomi fisici possono variare dall'irritazione cutanea all'affaticamento cronico, dai disturbi gastrointestinali alla tensione muscolare. In questo articolo, approfondiremo i sintomi fisici più comuni del DOC, esamineremo le cause che li scatenano e discuteremo le opzioni di trattamento disponibili per gestire efficacemente sia i sintomi fisici che mentali. Che cos'è il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)? Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è una condizione caratterizzata dalla presenza di ossessioni, che sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, indesiderati e angoscianti, e di compulsioni, ovvero comportamenti ripetitivi o rituali che una persona si sente costretta a mettere in atto per ridurre l'ansia generata dalle ossessioni. Ad esempio, una persona può essere ossessionata dall'idea di contaminazione e mettere in atto compulsioni come lavarsi ripetutamente le mani. Sebbene il DOC sia solitamente associato a sintomi mentali, è importante riconoscere che l'ansia cronica e il ciclo incessante di ossessioni e compulsioni possono avere un impatto significativo anche sul corpo. I sintomi fisici del DOC sono il risultato di questa tensione psicologica costante e possono influire in modo sostanziale sulla qualità della vita di chi ne soffre. Forse può interessarti anche quest'articolo: Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): sintomi, cause, trattamenti efficaci Sintomi fisici del DOC I sintomi fisici del DOC sono spesso una diretta conseguenza delle compulsioni ripetute, dell'ansia continua o di entrambe. Ecco i sintomi più comuni. 1. Danni alla pelle e problemi dermatologici Uno dei sintomi fisici più frequenti del DOC riguarda la pelle, in particolare nelle persone che hanno compulsioni legate alla pulizia. Se soffri di DOC e ti lavi le mani o disinfetti continuamente superfici o oggetti, potresti sviluppare dermatiti, arrossamenti, screpolature o perfino infezioni. L'uso costante di saponi o disinfettanti aggressivi può causare secchezza e irritazione cutanea, che a sua volta può portare a condizioni croniche come la dermatite da contatto. In casi estremi, il lavaggio compulsivo delle mani può provocare lacerazioni della pelle, aumentando il rischio di infezioni. Anche i rituali di pulizia di oggetti personali, come la disinfezione dei telefoni o delle tastiere, possono causare lesioni accidentali, dovute alla manipolazione eccessiva e ripetitiva di questi oggetti. 2. Disturbi gastrointestinali I disturbi gastrointestinali sono un altro sintomo fisico comune del DOC. L'ansia costante può influire significativamente sul sistema digestivo, causando sintomi come nausea, crampi addominali, diarrea o costipazione. Le persone con DOC legato alla paura della contaminazione spesso sviluppano disturbi gastrointestinali a causa dello stress associato alla loro ossessione per la pulizia e l'igiene. Inoltre, l'eccessiva attenzione ai rituali di pulizia può portare a un'alterazione delle abitudini alimentari, con conseguenze come la perdita di appetito o, al contrario, episodi di abbuffate. I disturbi gastrointestinali non fanno che aggravare l'ansia già presente, creando un circolo vizioso difficile da interrompere senza trattamento. Alcuni sintomi fisici tipici del disturbo ossessivo-compulsivo riguardano l'aspetto intestinale. 3. Affaticamento cronico Se soffri di DOC, potresti sperimentare un costante affaticamento fisico e mentale. L'ansia persistente e i continui rituali compulsivi possono privarti di energia, facendoti sentire esausto. La mancanza di riposo mentale dovuta all'impossibilità di "staccare" dai pensieri ossessivi può rendere difficile dormire bene la notte, contribuendo a un quadro di affaticamento cronico. Le persone con DOC spesso si trovano in uno stato di allerta costante, il che significa che il loro corpo rimane per lunghi periodi in modalità "lotta o fuga". Questo stato di ipervigilanza consuma risorse energetiche, portando a stanchezza estrema e a una sensazione di esaurimento fisico che peggiora con il tempo. 4. Dolore muscolare e tensione L'ansia cronica tipica del DOC può causare tensione muscolare, soprattutto nella zona del collo, delle spalle e della schiena. Questa tensione è il risultato dell'accumulo di stress fisico e mentale, che si traduce in dolore muscolare, cefalee e, in alcuni casi, spasmi. Le persone con DOC possono trovare sollievo temporaneo attraverso i loro rituali compulsivi, ma la tensione ritorna subito dopo. La tensione muscolare può diventare così intensa da limitare i movimenti, interferendo con le attività quotidiane e peggiorando ulteriormente la qualità della vita. 5. Ipersensibilità fisica Alcune persone con DOC sviluppano una ipersensibilità alle normali funzioni corporee, diventando iperconsapevoli di sensazioni come il battito cardiaco, la respirazione o il movimento involontario degli occhi. Questa ipersensibilità può portare a sintomi fisici come mal di testa, pressione al petto o sensazione di oppressione. Inoltre, chi soffre di ossessioni legate alla sfera sessuale può sperimentare sensazioni corporee distorte, come un'ipersensibilità nella zona inguinale, che può contribuire ad aumentare l'ansia e il disagio. 6. Autolesionismo e lesioni fisiche In alcuni casi, il DOC può manifestarsi sotto forma di autolesionismo. Le persone che soffrono di ansia estrema o che si trovano in balia di ossessioni intrusive possono ricorrere a comportamenti autolesivi, come pizzicarsi, colpirsi o graffiarsi. Questo comportamento può portare a lesioni fisiche, come lividi, tagli o abrasioni, e può intensificare la sensazione di vergogna e colpa, che a sua volta alimenta il ciclo ossessivo-compulsivo. L'Ansia e le sue manifestazioni fisiche L'ansia è uno dei principali fattori che scatenano i sintomi fisici nel DOC. Quando una persona sperimenta un'ossessione, il corpo entra in uno stato di "allerta", attivando la risposta "lotta o fuga". Questo meccanismo provoca una serie di reazioni fisiche, tra cui: Battito cardiaco accelerato: Le persone con DOC spesso riferiscono un aumento della frequenza cardiaca o palpitazioni, soprattutto durante episodi di ansia intensa. Respiro corto: L'ansia può provocare una respirazione superficiale o accelerata (iperventilazione), che può far sentire la persona come se non riuscisse a respirare adeguatamente. Fame d'aria: L'ansia può alterare il respiro anche in termini di "fame d'aria", cioè la sensazione di non riuscire a introdurre una quantità d'aria sufficiente nei polmoni. Sudorazione eccessiva e tremori: La tensione nervosa può causare sudorazione eccessiva, soprattutto nelle mani e nei piedi, e tremori involontari, che peggiorano nei momenti di maggiore ansia. Disturbi associati al DOC Il DOC raramente si manifesta in isolamento; spesso si accompagna ad altri disturbi mentali e fisici. Le comorbidità più comuni includono: Disturbo d'Ansia Generalizzato (GAD): Molte persone con DOC sviluppano un disturbo d'ansia generalizzato, che si manifesta con un'ansia eccessiva e cronica che va oltre le ossessioni specifiche del DOC. Questo può aggravare i sintomi fisici come l'insonnia, il battito cardiaco accelerato e la tensione muscolare. Depressione: Il DOC può spesso portare alla depressione, soprattutto se le ossessioni e le compulsioni interferiscono gravemente con la vita quotidiana. La depressione può peggiorare i sintomi fisici, come la stanchezza cronica e i dolori muscolari diffusi. Sintomi simili all'ADHD: Alcune persone con DOC possono avere difficoltà di concentrazione e impulsività, caratteristiche tipiche dell'ADHD. Questo disturbo può complicare la gestione dei sintomi del DOC e aumentare lo stress, peggiorando così i sintomi fisici. Il paradosso del DOC Chi soffre di DOC, ha tipicamente una tendenza al controllo. Questo significa un maggior controllo anche sui sintomi fisici. Ecco che, questi sintomi fisici, generano una complicazione importante: più ci porti attenzione, più li amplifichi. Ecco che può emergere un aspetto ipocondriaco, in modo che alcune persone con DOC si rivolgono continuamente a medici per accertamenti ed esami di ogni tipo. Che sul momento rassicurano ma, a lungo andare, non fanno altro che costituire una "tentata soluzione disfunzionale": una soluzione che funziona solo sul momento, ma che a lungo andare non fa altro che peggiorare la situazione. Infatti, le rassicurazioni mediche durano per qualche giorno, forse per qualche settimana. Ma se i sintomi (che abbiamo amplificato, "ingigantendoli" portandoci attenzione) si ripresentano, iniziano ulteriori dubbi. "E se il medico avesse sbagliato?", "Se il macchinario del laboratorio fosse tarato male?", generando la necessità di fare ulteriori analisi, rivolgersi ad ulteriori medici, e così via. Questo genera ulteriori sintomi fisici dati dall'ansia e dalla quantità di esami (a volte invasivi) che aumentano l'ansia. Incastrandosi in un circolo vizioso da cui è difficile uscire senza un aiuto qualificato. I sintomi fisici del DOC generano un comune paradosso tipico dell'ossessione: cercando di controllarli, non faccio altro che renderli più forti. L'Impatto dei sintomi fisici sulla vita quotidiana I sintomi fisici del DOC non sono solo fastidiosi; possono avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, influenzando la capacità di lavorare, socializzare e svolgere attività normali. Ecco alcuni degli effetti più comuni: 1. Sul lavoro e nella carriera Le persone con DOC possono avere difficoltà a rispettare scadenze o a concentrarsi sul lavoro a causa del tempo dedicato ai rituali compulsivi. Le ossessioni e le compulsioni possono interferire con la produttività, portando a problemi di performance sul lavoro e, nei casi più gravi, a licenziamenti o difficoltà nel mantenere un impiego stabile. 2. Relazioni interpersonali Il DOC può mettere a dura prova le relazioni personali. Le persone con DOC possono sembrare eccessivamente esigenti o critiche, soprattutto se le loro ossessioni si concentrano sull'ordine o la pulizia. Questo può creare tensioni con partner, familiari e amici, portando a conflitti e, in alcuni casi, a un progressivo isolamento sociale. 3. Salute fisica generale Le persone con DOC possono sperimentare un declino della loro salute fisica generale a causa dello stress cronico e della tensione muscolare costante. A lungo andare, lo stress può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, problemi gastrointestinali cronici e altre condizioni fisiche che peggiorano la qualità della vita. FAQ – Domande Frequenti 1. Il DOC può causare sintomi fisici?Sì, il DOC può manifestarsi con una varietà di sintomi fisici, come irritazioni cutanee, affaticamento cronico, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali e persino autolesionismo. Questi sintomi sono spesso il risultato dell'ansia cronica e delle compulsioni ripetute. 2. Quali sono i sintomi fisici più comuni del DOC?I sintomi fisici più comuni includono irritazioni cutanee (causate da eccessivo lavaggio delle mani o uso di disinfettanti), dolore muscolare, affaticamento cronico, disturbi gastrointestinali e ipersensibilità fisica. 3. Come posso ridurre i sintomi fisici legati al DOC?Puoi ridurre i sintomi fisici attraverso una combinazione di terapie, tra cui l'intervento psicologico, l'assunzione di farmaci, esercizi di rilassamento e modifiche dello stile di vita. È anche utile consultare un fisioterapista per affrontare i dolori muscolari. 4. L'ansia associata al DOC può causare problemi di cuore?Sebbene il DOC non causi direttamente problemi cardiaci, l'ansia cronica può provocare sintomi come tachicardia, palpitazioni e respiro corto, che possono essere preoccupanti ma non pericolosi. Tuttavia, è sempre importante consultare un medico per escludere cause fisiche sottostanti. 5. È normale sentirsi sempre stanchi con il DOC?L'affaticamento cronico è comune nelle persone con DOC a causa dello stress costante e del tempo speso a eseguire rituali compulsivi. La mancanza di sonno e l'ansia possono contribuire a una sensazione di esaurimento fisico e mentale. È sempre bene rivolgersi a un medico per escludere problematiche di tipo organico. 6. Il DOC può peggiorare con il tempo?Se non trattato, il DOC può peggiorare con il tempo, portando a un aumento delle compulsioni e dell'ansia, che a loro volta peggiorano i sintomi fisici. 7. Il DOC può influire sulla digestione?Sì, l'ansia e lo stress costanti associati al DOC possono influire negativamente sulla digestione, causando sintomi come nausea, crampi addominali, diarrea o costipazione. 8. L'autolesionismo è comune nel DOC?In alcuni casi, le persone con DOC possono ricorrere all'autolesionismo, soprattutto quando l'ansia e le ossessioni diventano particolarmente intense. Questo comportamento richiede un trattamento psicologico immediato. Cosa fare se soffri di Disturbo Ossessivo-Compulsivo Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo non è solo un disturbo mentale; i sintomi fisici possono essere altrettanto debilitanti. Dall'irritazione cutanea alla tensione muscolare, dal dolore fisico all'affaticamento cronico, questi sintomi possono influire profondamente sulla qualità della vita. Tuttavia, attraverso un approccio integrato e personalizzato, è possibile gestire sia i sintomi mentali che fisici del DOC, migliorando la salute generale e il benessere. Se hai bisogno d'aiuto, non esitare a prenotare una call conoscitiva gratuita. Sitografia OCD Checklist: Recognize Common Symptoms and Behaviors Distorted Physical Sensations in OCD - Psych Central The Physical Impacts of OCD | NOCD How Do I Know if I Have OCD? Signs, Types, and Diagnosis - Psych Central The most common comorbidities with OCD – What research shows Altri articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo ### Che succede nella mente del tradito? Il Trauma Post-Infedeltà Il Trauma Post-Infedeltà (PISD)Il trauma da tradimento: cosa succede nella mente di chi viene tradito?Come ci si sente dopo un tradimento?Effetti del trauma da tradimentoUn tradimento può salvare la tua relazione?Come superare un trauma da tradimentoTerapia di coppia onlineDomande Frequenti (FAQ)Altri articoli sul tradimento: Il Trauma Post-Infedeltà (PISD) Cosa succede nella mente di chi viene tradito? Se stai leggendo queste parole, probabilmente stai affrontando una delle esperienze più dolorose in una relazione: il tradimento. Il dolore che ne deriva non è solo emotivo, ma spesso anche fisico. È come una ferita invisibile che continua a sanguinare, lasciandoti confuso e vulnerabile. Molte persone descrivono questa sofferenza come un vero e proprio trauma da tradimento, tanto intenso da somigliare a un disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Non è raro, infatti, che si parli di disturbo da stress post infedeltà o Post-Infidelity Stress Disorder (PISD), un termine che descrive la profonda sofferenza emotiva e psicologica che segue la scoperta di un tradimento. Ti senti tradito, deluso, e forse ti sembra che il mondo che conoscevi sia scomparso in un istante. È normale sentirsi così: è una reazione naturale a una violazione della fiducia così devastante. Ma cosa succede esattamente nella mente di chi viene tradito? E soprattutto, come ci si sente dopo un tradimento e come si può superare questo trauma? Una nota. Personalmente ho sempre un po' di "allergia" a questi neologismi come "Disturbo da Stress Post-Infedeltà". Questo, perché questo ci spinge a vedere come patologiche condizioni che non lo sono. Eppure, devo ammettere che nel lavoro con le persone che affrontano un tradimento, ho notato molte similitudini con le persone che ho seguito dopo un'aggressione sessuale o un'esperienza in cui si sono trovate in pericolo di vita. Il trauma da tradimento: cosa succede nella mente di chi viene tradito? Quando scopri di essere stato tradito, potresti provare un misto di incredulità e shock. La tua mente è travolta da pensieri come: "Perché è successo? Non ero abbastanza? Chi è davvero la persona che mi sta accanto?" Questi pensieri possono essere accompagnati da emozioni come rabbia, tristezza e paura. Cosa succede nella mente di chi viene tradito? È come se tutto ciò che avevi costruito si sgretolasse all’improvviso. La tua fiducia – non solo nel partner, ma anche in te stesso – viene messa in discussione. Ti ritrovi a chiederti se avresti potuto fare qualcosa per evitare il tradimento, anche quando razionalmente sai che non ne sei responsabile. Questa ferita emotiva è così profonda che spesso ti accompagna per mesi o anni, come un’ombra che ti segue in ogni aspetto della tua vita. Come ci si sente dopo un tradimento? Dopo un tradimento, le emozioni possono essere talmente intense da sembrare insopportabili. Ti senti come se stessi vivendo un incubo da cui non riesci a svegliarti. Ogni giorno è una lotta per mantenere il controllo, e spesso il solo pensiero di ciò che è successo ti fa rivivere il dolore. Ma ciò che rende tutto ancora più difficile è il senso di incertezza. Ti chiedi se potrai mai tornare a fidarti di qualcuno, o persino di te stesso. In uno studio di Forbes sui divorziati, il 60% degli intervistati ha citato come causa l'infedeltà. Questa percentuale ci mostra quanto sia comune il tradimento e, al tempo stesso, quanto sia difficile gestirlo. Tuttavia, un altro dato importante è emerso: il 42% delle coppie crede che avrebbe potuto ricostruire la relazione se solo avesse cercato aiuto professionale. Effetti del trauma da tradimento Dopo essere stati traditi, c'è confusione, desiderio di vendetta, incredulità, pensieri e immagini intrusive... insomma, un cocktail di sintomi estremamente dolorosi. Qui di seguito, trovi una lista non esaustiva delle cose che mi raccontano i pazienti che seguo quando vivono il dolore del tradimento. Sintomi emotivi e psicologici: Tradimento e perdita: Il senso di tradimento e la perdita di fiducia nel partner colpiscono duramente la salute mentale. Problemi di fiducia: La perdita di fiducia si estende non solo al partner, ma anche alle relazioni in generale, creando sospetto e disillusione. Rabbia e risentimento: La rabbia verso il partner o sé stessi può diventare distruttiva. Senso di colpa e autocolpevolizzazione: Ci si sente inadeguati o responsabili del tradimento. Ansia e ipervigilanza: Paura costante di nuovi tradimenti, con uno stato di allerta continua. Pensieri intrusivi e intorpidimento emotivo: Memorie dolorose riaffiorano costantemente o, al contrario, ci si chiude emotivamente. Pensieri, immagini e domande intrusive: I pensieri legati all'infedeltà diventano ricorrenti e disturbano la vita quotidiana. Si possono avere immagini intrusive del partner che fa sesso con l'amante, oltre che continue domande che affiorano e disturbano l'umore e la serenità della persona tradita. Trigger ambientali: Luoghi, eventi o oggetti associati al tradimento possono scatenare forti reazioni emotive, causando evitamento. Ad esempio, l'auto in cui è entrato l'amante, un ristorante dove si sono incontrati, addirittura intere città. Difficoltà a rifare l'amore dopo un tradimento: Ci si sente spinti a un'irrazionale eccessiva sessualità, o al contrario si prova repulsione per il partner. Sintomi fisici: Disturbi del sonno: Insonnia o eccessivo bisogno di dormire. Cambiamenti nell'appetito e fatica: Alterazioni alimentari e stanchezza cronica. Sintomi psicosomatici: Mal di testa, dolori muscolari e tensioni senza cause mediche chiare. Effetti a lungo termine: Relazioni future: Difficoltà a fidarsi e instaurare relazioni sane a causa delle cicatrici emotive lasciate dal tradimento. Impatto sulla relazione attuale: La fiducia è difficile da ricostruire, e la comunicazione e l'intimità possono essere seriamente compromesse. Un tradimento può salvare la tua relazione? Durante il mio seminario "Un tradimento può salvare la tua coppia?", ho parlato di quanto spesso dopo un tradimento, la coppia possa ricostruirsi più forte di prima. Può sembrare assurdo, ma il tradimento può rappresentare una crisi che, se affrontata nel modo giusto, porta a una rinascita della relazione. Un po' come quando le persone affrontano una grave malattia. Una volta superata, riescono spesso a guardare la vita come a un rinnovato dono, e vivere più felici dopo aver rischiato di perdere tutto. Certo: così come non augurerei a nessuno di ammalarsi, non auguro a nessuno di vivere un tradimento. Eppure, spesso è proprio il tradimento che dona nuova luce a una relazione. Questo è possibile, come ad esempio nel caso di Anna e Carlo. In cui all'inizio sembrava che non ci fosse speranza: lui aveva tradito, e lei era devastata. Tuttavia, durante il percorso terapeutico, hanno iniziato a esplorare i motivi più profondi che avevano portato all'infedeltà. Non si trattava solo di insoddisfazione, ma di una mancanza di comunicazione e di comprensione reciproca che si era accumulata nel tempo. Un mettere continuamente polvere sotto al tappeto, che per tanti anni si è accumulata. Fino a far inciampare entrambi nell'insoddisfazione. E Carlo nel tradimento. Lavorando insieme, non solo sono riusciti a superare il trauma, ma hanno ricostruito una relazione più forte e autentica. Certo, è necessario impegnarsi. Una cosa che purtroppo spesso vedo in consulenza, è che molte persone decidono di andare dallo psicologo per "fare il compitino". Partecipano alle sessioni (giusto tre o quattro), sperando di placare così la rabbia e la delusione del partner tradito, ma senza la vera intenzione di cambiare. Questo approccio superficiale non aiuta. Per guarire davvero, è necessario un impegno sincero, sia verso sé stessi che verso il partner. Come superare un trauma da tradimento Innanzitutto, per superare un trauma da tradimento, è fondamentale riconoscere che stai affrontando una ferita profonda, e che hai il diritto di cercare aiuto. Ignorare il dolore non è la strada giusta. Possiamo dire che il trauma da tradimento ha molte somiglianze con il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). In entrambi i casi, la mente reagisce a un evento traumatico con una serie di sintomi fisici ed emotivi. Una delle differenze chiave tra il PTSD e il disturbo da stress post infedeltà è che quest'ultimo coinvolge direttamente la tua sfera emotiva più intima, influenzando la tua capacità di fidarti degli altri e di te stesso. Il PTSD spesso si manifesta dopo eventi estremi come guerre o disastri, ma il trauma da tradimento colpisce ciò che di più prezioso c’è in una relazione: la fiducia e la sicurezza emotiva. Questo tipo di trauma, può essere quindi superato individualmente, o in coppia. Quello che faccio con i miei pazienti, ad esempio, è lavorare parallelamente con incontri di coppia e individuali. Si utilizzano diverse modalità d'intervento, come il Metodo Gottman, la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione, ma anche strumenti diversi che funzionano bene individualmente. Come il diario del trauma, o l'EMDR. Terapia di coppia online Se hai bisogno di uno psicologo che faccia terapia di coppia online, puoi contattarmi per una call gratuita conoscitiva. Valuteremo insieme come aiutare te e la tua coppia. Domande Frequenti (FAQ) 1. Cosa succede nella mente di chi viene tradito?Quando vieni tradito, la tua mente entra in uno stato di shock. Spesso ti ritrovi a rivivere continuamente il momento in cui hai scoperto il tradimento. Questo può portare a pensieri intrusivi, ipervigilanza e difficoltà a fidarti di nuovo del partner. 2. Come ci si sente dopo un tradimento?Dopo un tradimento, potresti sentirti come se il mondo fosse crollato. La fiducia è distrutta, e le emozioni fluttuano tra rabbia, tristezza e confusione. È normale sentirsi così, e riconoscere questi sentimenti è il primo passo verso la guarigione. 3. Come superare un trauma da tradimento?Superare un trauma da tradimento richiede tempo e supporto. La terapia, sia individuale che di coppia, può essere essenziale per elaborare il dolore e ricostruire la fiducia. Anche la cura di sé e il supporto da parte di amici e familiari giocano un ruolo importante nel processo di guarigione. 4. Cosa fare se si soffre di disturbo da stress post infedeltà?Se pensi di soffrire di disturbo da stress post infedeltà (PISD), è fondamentale cercare supporto da un professionista. La terapia può aiutarti a comprendere i tuoi sintomi e a sviluppare strategie per affrontare il trauma e riprendere il controllo della tua vita. Altri articoli sul tradimento: ### Terapia Breve Centrata sulla Soluzione Cosa significa terapia breve centrata sulla soluzione?Tecniche chiave nella terapia breve centrata sulla soluzioneProcesso terapeutico della terapia breve centrata sulla soluzioneApplicazioni della terapia centrata sulla soluzioneEfficacia e ricercaCerchi uno psicologo?FAQ – Domande frequenti sulla terapia breve centrata sulla soluzioneBibliografia La Solution-Focused Brief Therapy (SFBT), o terapia breve centrata sulla soluzione, è un approccio terapeutico nato alla fine degli anni '70 grazie al lavoro di Steve de Shazer e Insoo Kim Berg. I due fondatori, lavorando presso il Brief Family Therapy Center di Milwaukee, si resero conto che molti approcci terapeutici tradizionali si concentravano troppo sui problemi e sui deficit dei pazienti, lasciando spesso in secondo piano le loro risorse e potenzialità. Da questa osservazione nacque un nuovo approccio: la terapia breve centrata sulla soluzione, che spostava il focus dalle difficoltà alle soluzioni, ponendo al centro la resilienza e le capacità del paziente. Steve de Shazer e Insoo Kim Berg, ideatori della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione. Invece di esplorare in profondità le cause dei problemi, la terapia centrata sulla soluzione si concentra su ciò che tu, come cliente, vuoi ottenere, aiutandoti a trovare le risorse per arrivare ai tuoi obiettivi. La SFBT purtroppo non è molto conosciuta in Italia, ma all'estero è nota per la sua natura breve e orientata ai risultati, il che la rende particolarmente adatta per affrontare una vasta gamma di problematiche, dalle difficoltà di salute mentale alle relazioni interpersonali, fino allo sviluppo personale. Il tutto, in modo concreto, veloce, e restituendo potere al paziente, piuttosto che al terapeuta. All'istituto ICNOS, dove mi sono formato (oltre che all'Association for Psychological Therapies), ci hanno fatto capire cos'è davvero la SFBT con questa bellissima metafora: Guarda questa foto: questo sei tu, e il tuo cliente. Ma tu sei la persona che guarda, e il cliente è quella che ti indica dove guardare. Cosa significa terapia breve centrata sulla soluzione? La terapia centrata sulla soluzione parte da un presupposto fondamentale: sei tu l'esperto della tua vita. Il terapeuta non è lì per dirti cosa fare o per analizzare a fondo i tuoi problemi, ma per facilitare un percorso che ti consenta di trovare le soluzioni che funzionano meglio per te. Invece di soffermarsi su ciò che non va, la SFBT ti incoraggia a focalizzarti su ciò che funziona e su come puoi ripetere quei successi. Questo approccio ti rende protagonista del processo terapeutico, dandoti la possibilità di prendere decisioni consapevoli su come migliorare la tua vita. Il terapeuta, nel ruolo di facilitatore, utilizza una serie di tecniche per aiutarti a visualizzare un futuro desiderato e per identificare i passi necessari a raggiungerlo. Tecniche chiave nella terapia breve centrata sulla soluzione La SFBT impiega un insieme di tecniche pratiche e facilmente applicabili, tutte orientate a promuovere il cambiamento positivo. Tra queste, spiccano: La conversazione libera da problemi: nella terapia centrata sulla soluzione, si cerca di concentrarsi sulle soluzioni, andando a descrivere lo scenario oltre il problema. Per cui, se ad esempio dovessi ritrovarti a descrivere un futuro in cui "non penso più a quanto mi è successo", probabilmente potrai aspettarti una domanda del tipo: "...e a cosa penserai, invece?". L'apertura con la "Migliore Aspettativa": lo psicologo, chiedendoti quali siano le tue migliori aspettative per l'incontro o per il lavoro insieme, inizia a porre le basi per definire un obiettivo e farti descrivere lo scenario oltre il problema. In altre parole, sei tu a definire che cosa vuoi raggiungere, andando oltre l'ingabbiarsi in questionari o diagnosi rigide. La domanda del miracolo ("Miracle Question"): il terapeuta ti chiede di immaginare come sarebbe la tua vita se, da un giorno all'altro, tutti i tuoi problemi scomparissero. Questa domanda ti aiuta a chiarire quali sono i tuoi obiettivi e a iniziare a pianificare i passi per raggiungerli. È un esercizio potente che stimola la costruzione e ti spinge a visualizzare concretamente un futuro migliore. Scaling questions: si tratta di domande che ti permettono di valutare il tuo stato attuale o i progressi fatti su una scala da 1 a 10. Ad esempio, potresti essere invitato a valutare dove ti senti su questa scala, cos'hai fatto finora per arrivarci e da cosa ti accorgerai quando avrai raggiunto il prossimo gradino. Questa tecnica ti aiuta a rendere tangibile il progresso e a identificare cosa ti serve per avanzare ulteriormente. Domande sulle eccezioni: queste domande ti invitano a riflettere su momenti della tua vita in cui il problema non era presente o era meno grave. Ti permettono di riconoscere le tue capacità di affrontare le difficoltà, sottolineando che, in passato, hai già avuto successo nel gestire certe situazioni. Domande di coping: qui, il terapeuta ti aiuta a ricordare episodi in cui hai affrontato situazioni difficili con successo, incoraggiandoti a utilizzare le stesse risorse per superare le sfide attuali. La domanda più comune qui, è: "Come sei riuscito a farlo?". Noticing: il terapeuta potrebbe prescriverti di notare tutte quelle cose positive che succederanno tra una seduta e l'altra. Processo terapeutico della terapia breve centrata sulla soluzione Il processo terapeutico nella SFBT è flessibile e adattabile, ma segue sempre una struttura chiara che ti aiuta a mantenere il focus sui tuoi obiettivi. Viene infatti data grande importanza alla descrizione del futuro desiderato. Meglio riesci a descriverlo, più vividamente riesci a verbalizzarlo, più ti si dipaneranno davanti le vie per raggiungerlo. Durante le sedute, il terapeuta utilizza strumenti come la domanda del miracolo e le scaling question per aiutarti a immaginare un futuro in cui i tuoi problemi sono risolti e per valutare i progressi compiuti. L'accento è sempre posto sulle tue forze e risorse, incoraggiandoti a riconoscere ciò che già funziona nella tua vita e come puoi espanderlo. Uno dei principali vantaggi della SFBT è la sua efficienza in termini di tempo. Spesso, bastano poche sedute per ottenere miglioramenti significativi, il che la rende una scelta eccellente per chi cerca un intervento breve e mirato. Applicazioni della terapia centrata sulla soluzione La SFBT ha dimostrato la sua efficacia in una vasta gamma di contesti e problematiche, rendendola estremamente versatile. Alcuni dei campi principali in cui viene utilizzata includono: Salute mentale: la SFBT è particolarmente utile nel trattamento di depressione e ansia, poiché ti aiuta a concentrarti sulle tue risorse personali e sulle soluzioni piuttosto che sui sintomi. Terapia di coppia e familiare: in contesti relazionali, la SFBT facilita il dialogo e la cooperazione, permettendo alle coppie o alle famiglie di identificare e raggiungere insieme i loro obiettivi. Trattamento delle dipendenze: la SFBT è stata applicata con successo nella terapia delle dipendenze, aiutando le persone a riconoscere le proprie capacità di cambiamento e a costruire un piano di recupero efficace. Sviluppo personale e coaching: molti professionisti utilizzano tecniche della SFBT per aiutare individui ambiziosi a raggiungere i propri obiettivi professionali e personali. Il focus sul goal-setting e sulla autoefficacia è particolarmente adatto per chi cerca di migliorare la propria vita. Tutto il resto: la terapia centrata sulla soluzione è in realtà applicabile a qualunque scenario, proprio perché parte dal restituire potere e competenza al paziente. Efficacia e ricerca Numerosi studi hanno dimostrato l'efficacia della Solution-Focused Brief Therapy (SFBT), in un'ampia gamma di problematiche psicologiche e comportamentali. Una revisione sistematica che ha analizzato 25 revisioni sistematiche e 15 meta-analisi ha rilevato un alto livello di fiducia nell'efficacia della SFBT, in particolare nel trattamento della depressione e delle problematiche legate alla salute mentale, oltre che nel raggiungimento degli obiettivi individuali. Studi specifici hanno dimostrato che la SFBT è particolarmente efficace nelle interventi a seduta singola, con circa il 25% dei pazienti che riporta miglioramenti significativi già dopo una sola seduta. Questo la rende una scelta ideale per chi cerca un intervento rapido ma efficace. Cerchi uno psicologo? Se ti trovi in un momento di difficoltà, puoi affrontarlo con un professionista. Di tanto in tanto, apro la possibilità di fare delle call conoscitive gratuite per valutare se possiamo lavorare insieme. Puoi contattarmi, e parleremo del tuo caso. FAQ – Domande frequenti sulla terapia breve centrata sulla soluzione La terapia breve centrata sulla soluzione è adatta a tutti? La SFBT può essere molto efficace per una vasta gamma di problematiche, ma potrebbe non essere adatta a chi desidera un'analisi approfondita delle cause sottostanti i propri problemi. In questi casi, può essere utile integrarla con altri approcci terapeutici. Quanto tempo ci vuole per vedere risultati con la terapia centrata sulla soluzione? Uno dei principali punti di forza della SFBT è la sua efficienza in termini di tempo. Molti pazienti riportano miglioramenti significativi già dopo poche sedute, e spesso anche dopo una singola sessione. Quali sono le tecniche principali utilizzate nella terapia centrata sulla soluzione? Tra le tecniche più emblematiche nella SFT troviamo la domanda del miracolo, le scaling question, il noticing. Questi strumenti aiutano a focalizzarsi sulle soluzioni e a promuovere il cambiamento positivo. La terapia breve centrata sulla soluzione ha ricerche scientifiche a supporto? Assolutamente sì. Se ti interessa approfondire quest'aspetto, puoi cercare Solution Focused Brief Therapy su Google Scholar. Bibliografia Solution Focused Therapy: Key Principles and Case Example. https://positivepsychology.com/solution-focused-therapy/ What is Solution-Focused Therapy? - Denver Center for Solution-Focused Therapy. https://solutionfocusedcounseling.com/what-is-solution-focused-therapy/ Solution-Focused Therapy: Techniques and Strategies - Newer Mind. https://newermind.com/solution-focused-therapy-techniques-strategies/ Solution-focused brief therapy | Advances in Psychiatric Treatment. https://www.cambridge.org/core/journals/advances-in-psychiatric-treatment/article/solutionfocused-brief-therapy The Thinktank That Created The Solution-Focused Approach - Progress-focused. https://progress-focused.com/solution-focused-thinktank/ Effectiveness of solution-focused brief therapy: An umbrella review of the evidence. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7435253/ Solution-focused brief therapy - Wikipedia. https://en.wikipedia.org/wiki/Solution-focused_brief_therapy The effectiveness of strength-based, solution-focused brief therapy in clinical settings. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6073754/ ### Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): sintomi, cause, trattamenti Che cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)? Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione cronica che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Si manifesta con pensieri indesiderati e persistenti chiamati ossessioni e comportamenti ripetitivi o rituali detti compulsioni. Chi soffre di DOC si trova spesso intrappolato in un ciclo: le ossessioni creano ansia, e le compulsioni servono come tentativo di alleviarla, ma il sollievo è solo temporaneo. Questo ciclo può portare a una notevole compromissione del benessere emotivo, delle relazioni e delle attività quotidiane. Il ciclo del disturbo ossessivo-compulsivo. Fonte: disturbossessivo.it Magari ti sarà capitato di sentir parlare del DOC in modo superficiale o di vedere rappresentazioni ridotte a stereotipi. La realtà è che si tratta di una condizione complessa, che merita comprensione e attenzione, sia per chi ne soffre direttamente, sia per chi vive accanto a persone affette da questo disturbo. Sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo: come riconoscerli Se ti stai chiedendo come riconoscere i sintomi del DOC, è utile sapere che il disturbo si presenta attraverso due principali manifestazioni: ossessioni e compulsioni. Questi sintomi non sono solo fastidi momentanei, ma possono diventare così pervasivi da influenzare pesantemente la tua vita quotidiana. Forse può interessarti l'articolo "Pensieri ossessivi: Cosa sono? Passano?" Ossessioni Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che appaiono ripetutamente e in modo indesiderato nella tua mente. Sono spesso angoscianti e difficili da ignorare. Potresti cercare di respingerli o di dimenticarli, ma essi continuano a ripresentarsi, causando ansia e disagio. Tra le ossessioni più comuni troviamo: Paura della contaminazione: Forse ti preoccupi in modo eccessivo di essere contaminato da germi o sporco, temendo di ammalarti o di infettare gli altri. Dubbio ossessivo: Potresti dubitare continuamente di aver fatto qualcosa di importante, come chiudere la porta di casa o spegnere il gas. Questo dubbio può portarti a ricontrollare ripetutamente. Pensieri aggressivi o violenti: Alcuni individui con DOC hanno pensieri intrusivi riguardo a fare del male a se stessi o agli altri, anche se non desiderano affatto compiere tali azioni. Ossessioni religiose o morali: Potresti avere un'eccessiva preoccupazione di commettere peccati o di non essere moralmente perfetto, accompagnata dalla paura di essere punito per questi pensieri. Questi pensieri non sono sotto il tuo controllo e spesso vengono percepiti come irrazionali, ma nonostante ciò, continuano a persistere, alimentando un ciclo di angoscia. Compulsioni Le compulsioni sono azioni ripetitive che metti in atto nel tentativo di alleviare l'ansia provocata dalle ossessioni. Potrebbero essere comportamenti visibili o attività mentali. Anche se possono offrire un sollievo temporaneo, in realtà rafforzano il ciclo ossessione-compulsione, rendendo più difficile uscire dalla spirale. Alcuni esempi comuni di compulsioni includono: Lavaggio eccessivo: Potresti lavarti le mani ripetutamente, a volte fino a procurarti lesioni cutanee, nel tentativo di eliminare una sensazione di contaminazione. Controllo ripetitivo: Potresti sentire il bisogno di verificare continuamente che le porte siano chiuse o che gli elettrodomestici siano spenti, anche se razionalmente sai di aver già controllato. Rituali di conteggio: Potresti dover contare fino a un determinato numero o ripetere una serie di azioni un certo numero di volte per sentirti “al sicuro”. Riordinare eccessivamente: Il desiderio di mettere tutto in perfetto ordine potrebbe consumare ore del tuo tempo, anche quando non è necessario. Le compulsioni possono sembrare ridicole o non necessarie, ma sono spesso viste come l'unico modo per alleviare il malessere. In realtà, però, non risolvono il problema alla radice e possono aumentare la frustrazione e il disagio nel lungo termine. Sai che ho scritto un libro sui dubbi ossessivi? Si chiama “Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del Pensiero” + Corso Gratuito Cause del DOC: genetica, neurobiologia e ambiente Il disturbo ossessivo-compulsivo non ha una causa singola e univoca, ma è il risultato di una combinazione di fattori genetici, neurologici e ambientali. Se stai cercando di capire meglio perché il DOC si sviluppa, ecco alcuni punti chiave che ti aiuteranno a comprendere la complessità di questo disturbo. Fattori genetici del Disturbo ossessivo-compulsivo La ricerca ha dimostrato che il DOC può essere ereditario. Se hai un familiare stretto che soffre di DOC, è più probabile che tu possa sviluppare il disturbo rispetto a chi non ha una storia familiare di questo disturbo. Gli studi sui gemelli hanno rafforzato l'ipotesi che esista una componente genetica. Non esiste un singolo gene responsabile: è piuttosto una combinazione di geni a determinare una maggiore vulnerabilità. Studi sui gemelli confermano l'ipotesi che il disturbo ossessivo compulsivo abbia una componente genetica. Fattori neurobiologici A livello neurologico, il DOC è collegato a disfunzioni nel circuito cortico-striato-talamo-corticale (CSTC), una rete di connessioni cerebrali che regola il comportamento e la risposta emotiva. Quando questo circuito funziona in modo anomalo, possono insorgere pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. Studi scientifici hanno mostrato che i livelli di serotonina, un neurotrasmettitore cruciale per il controllo dell’umore e dell'ansia, possono essere alterati nelle persone con DOC. Proprio per questo motivo, molti dei farmaci utilizzati nel trattamento del DOC mirano a correggere gli squilibri di questo neurotrasmettitore. Fattori ambientali Anche l'ambiente gioca un ruolo importante nello sviluppo del DOC. Eventi traumatici, periodi di forte stress o cambiamenti significativi nella vita possono scatenare il disturbo, specialmente in individui già predisposti geneticamente. Per esempio, infezioni da streptococco in età infantile sono state associate all'insorgenza del DOC in alcuni bambini, anche se questo legame necessita ancora di ulteriori ricerche. Gli eventi di vita stressanti possono "attivare" il DOC in persone che già possiedono una predisposizione genetica, fungendo da innesco per lo sviluppo del disturbo. Diagnosi del disturbo ossessivo-compulsivo Se ritieni di soffrire di DOC, la diagnosi richiede una valutazione professionale da parte di uno psicologo o psichiatra. Durante il processo diagnostico, ti verranno chiesti di descrivere i tuoi sintomi, la loro frequenza e l'impatto che hanno sulla tua vita quotidiana. Sarà anche importante valutare se questi sintomi ti causano un significativo disagio o interferiscono con la tua capacità di svolgere attività quotidiane, come il lavoro o le relazioni interpersonali. I criteri diagnostici del DOC spesso si basano sul Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5). Per ottenere una diagnosi di DOC, è necessario che le ossessioni e/o compulsioni occupino una quantità significativa del tuo tempo (almeno un’ora al giorno) e causino notevole disagio o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o scolastico. Oltre a raccogliere informazioni sui tuoi sintomi, il professionista potrebbe richiedere esami fisici per escludere altre condizioni mediche che potrebbero essere alla base dei sintomi simili a quelli del DOC. Ad esempio, disturbi neurologici o endocrini possono presentarsi con manifestazioni simili, ed è quindi fondamentale escludere queste possibilità. Trattamenti per il DOC: cosa funziona davvero? Fortunatamente, il DOC è una condizione che può essere trattata con successo, e molti individui riescono a vivere una vita serena grazie a un trattamento adeguato. Il trattamento del DOC include principalmente due approcci: psicologico e farmacologico. Talvolta, una combinazione di entrambe le terapie può risultare utile. Terapia cognitivo-comportamentale (CBT) Uno dei trattamenti più efficaci per il DOC è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT). All'interno di questo approccio, una delle tecniche più utilizzate è la prevenzione dell’esposizione e della risposta (ERP). Con l'ERP, sarai incoraggiato a esporti gradualmente alle situazioni che ti provocano ansia, senza ricorrere alle compulsioni per alleviarla. Ad esempio, se hai paura dei germi, potresti essere esposto progressivamente al contatto con oggetti "sporchi", imparando a tollerare l'ansia senza ricorrere a lavaggi compulsivi. Con il tempo, l'esposizione ripetuta a queste situazioni senza compiere rituali compulsivi aiuta a ridurre l'ansia e a spezzare il ciclo ossessione-compulsione. L'ERP ha dimostrato di essere estremamente efficace nel trattamento del DOC, e molte persone notano miglioramenti significativi dopo poche settimane di terapia. Terapia strategica: un approccio innovativo Un altro approccio promettente nel trattamento del DOC è la terapia strategica, un metodo innovativo che si concentra sull'interruzione del ciclo ossessione-compulsione attraverso tecniche pratiche e mirate. Questo approccio punta a farti acquisire consapevolezza delle tue compulsioni e ossessioni, utilizzando strategie che vanno ad interrompre le cosiddette "tentate soluzioni disfunzionali" che tengono in piedi il problema. Una delle tecniche più comuni è la prescrizione del sintomo, che prevede di chiederti di eseguire consapevolmente e intenzionalmente la compulsione, riducendone così la potenza. In questo modo, potrai progressivamente liberarti dal controllo che il disturbo esercita su di te. Terapia centrata sulla soluzione: un approccio orientato al futuro Un altro approccio psicologico che merita attenzione è la terapia centrata sulla soluzione. Questo metodo si concentra sul trovare soluzioni pratiche ai problemi attuali, piuttosto che esplorare in profondità le cause passate del disturbo. Nella terapia centrata sulla soluzione, tu e il terapeuta, tramite delle domande mirate, troverete insieme delle strategie che potrai applicare per costruire una strada verso un futuro dove il DOC non sia più un problema. Una delle modalità con cui questo avviene, è identificare situazioni in cui le ossessioni sono meno presenti, costruendo soluzioni basate su queste eccezioni. Questo approccio si focalizza sui tuoi punti di forza, aiutandoti a trovare piccole modifiche che possono avere un impatto positivo nel tempo. Contattami per una call conoscitiva gratuita >> Trattamento farmacologico I farmaci sono spesso utilizzati insieme alla terapia per gestire i sintomi del DOC. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come fluoxetina, sertralina e fluvoxamina, sono i farmaci più comunemente prescritti per il DOC. Gli SSRI possono richiedere diverse settimane per mostrare effetti, quindi è importante seguire attentamente il piano terapeutico prescritto e rimanere in contatto con il proprio medico per monitorare eventuali effetti collaterali o aggiustamenti nel dosaggio. Il DOC nel cinema e nella cultura popolare Il DOC ha trovato ampio spazio nella cultura popolare e nel cinema, contribuendo alla sensibilizzazione, ma spesso anche alla diffusione di stereotipi o rappresentazioni semplificate. Film come "Qualcosa è cambiato" (1997), con Jack Nicholson, e la serie televisiva "Monk", hanno portato all'attenzione del pubblico questo disturbo, sebbene a volte in modo caricaturale. Adrian Monk è un personaggio affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo Una rappresentazione più complessa del DOC si trova in "The Aviator" (2004), interpretato da Leonardo DiCaprio. Il film esplora la vita del famoso aviatore Howard Hughes, mostrando come il DOC abbia influenzato profondamente la sua vita personale e professionale. A differenza di altre rappresentazioni più leggere, qui viene enfatizzato l'impatto debilitante del disturbo. Stigma e DOC Uno degli ostacoli principali per chi soffre di DOC è lo stigma sociale. Nonostante i progressi nella comprensione della salute mentale, il DOC è spesso percepito come una mancanza di volontà o come una bizzarria comportamentale. Questo può portare chi ne soffre a isolarsi e a ritardare la ricerca di aiuto. Superare lo stigma è essenziale per migliorare la qualità della vita di chi soffre di DOC. Purtroppo, le persone con DOC si trovano ad affrontare anche la difficoltà del giudizio delle persone. Se soffri di DOC, non c'è nulla di cui vergognarsi: rivolgerti a un professionista della salute mentale è il primo passo per migliorare. Domande Frequenti (FAQ) sul disturbo ossessivo-compulsivo Quali sono i sintomi principali del DOC? I sintomi del doc si dividono in ossessioni e compulsioni. Le ossessioni includono pensieri intrusivi, come la paura di contaminazione o di fare del male a qualcuno, mentre le compulsioni sono comportamenti ripetitivi messi in atto per ridurre l'ansia provocata dalle ossessioni, come il lavarsi le mani ripetutamente o controllare continuamente se una porta sia chiusa. La terapia strategica funziona per il DOC? Sì, la terapia breve strategica ha dimostrato di essere molto efficace nel trattamento del DOC. Questo approccio innovativo mira a spezzare il ciclo ossessione-compulsione attraverso tecniche mirate come la prescrizione del sintomo. Molte persone sperimentano miglioramenti significativi già dopo poche sedute. Quanto tempo ci vuole per vedere i primi miglioramenti con la terapia cognitivo-comportamentale? Con la terapia cognitivo-comportamentale, i miglioramenti possono iniziare a vedersi già dopo alcune settimane, soprattutto se viene utilizzata la tecnica dell’esposizione e prevenzione della risposta (ERP). Tuttavia, la durata del trattamento varia a seconda della gravità dei sintomi e dell’impegno della persona nel seguire il piano terapeutico. Quali farmaci sono più efficaci nel trattamento del DOC? I farmaci più comunemente utilizzati per il trattamento del doc sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (ssri), come la fluoxetina, la sertralina e la fluvoxamina. Questi farmaci aiutano a regolare i livelli di serotonina nel cervello, riducendo l'ansia e i sintomi ossessivo-compulsivi. Posso superare il DOC senza farmaci? Certo! Le persone con DOC possono ottenere miglioramenti significativi solo attraverso la terapia psicologica. A volte, tuttavia, utilizzare parallelamente anche dei farmaci, può essere un'utile integrazione. Come posso aiutare un familiare o un amico con DOC? Se conosci qualcuno che soffre di doc, la cosa più importante è essere di supporto senza giudicare. Evita di minimizzare i loro sintomi o di forzarli a interrompere compulsioni senza un piano terapeutico. Incoraggiali invece a cercare aiuto professionale e a seguire un percorso terapeutico. Quali sono le differenze tra DOC e OCPD? Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP) si differenzia dal doc principalmente per la rigidità e la perfezionismo nella vita quotidiana, mentre nel DOC le ossessioni e le compulsioni sono percepite come intrusivi e indesiderati. Le persone con DOCP vedono i loro comportamenti come parte della loro personalità, mentre chi soffre di DOC è consapevole che le proprie ossessioni e compulsioni sono eccessive e irrazionali. Articoli sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo Se ti interessa saperne di più su quest'argomento, puoi leggere gli altri articoli del mio blog cliccando qui sotto: Bibliografia Taylor, S. (2018). Genetics of obsessive-compulsive disorder. Psychological Medicine, 49(9), 1407–1419. https://doi.org/10.1017/S0033291718001599 Abramovitch, A., & Anholt, G. (2019). Stigma in obsessive-compulsive disorder. In IntechOpen. https://www.intechopen.com/chapters/65312 American Psychiatric Association. (2013). Handbook on Obsessive-Compulsive and Related Disorders. DSM-5 Task Force. Grohol, J. M. (2019). DSM-5 changes: Obsessive-compulsive and related disorders. Psych Central. https://psychcentral.com/ocd/dsm-5-changes-obsessive-compulsive-and-related-disorders Jackson, C. (2020). Is obsessive-compulsive disorder genetic? Verywell Mind. https://www.verywellmind.com/ocd-and-genetics-2510481 Cherney, K. (2020). Is there a genetic component to OCD? Healthline. https://www.healthline.com/health/ocd/is-ocd-genetic Pauls, D. L., & Leckman, J. F. (2015). The genetic architecture of obsessive-compulsive disorder: Contribution of neuroimaging and genetics. Focus, 13(3), 276–289. https://doi.org/10.1038/npp.2014.297 Pietrabissa, G., Manzoni, G. M., Gibson, P., Boardman, D., Gori, A., & Castelnuovo, G. (2016). Brief strategic therapy for obsessive–compulsive disorder: A clinical and research protocol of a one-group observational study. BMJ Open, 6(3), e009118. https://doi.org/10.1136/bmjopen-2015-009118 Johns Hopkins Medicine. (2020). Obsessive-compulsive disorder (OCD): Diagnosis and treatment. Johns Hopkins Medicine. https://www.hopkinsmedicine.org/health/conditions-and-diseases/obsessive-compulsive-disorder-ocd WebMD. (2021). Obsessive-compulsive disorder (OCD) symptoms: 10 signs you have it. WebMD. https://www.webmd.com/mental-health/obsessive-compulsive-disorder National Institute of Mental Health. (2021). 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Psychology Today. https://www.psychologytoday.com/us/therapy-types/exposure-and-response-prevention ### Perché vengono i pensieri ossessivi? IntroduzionePerché vengono i pensieri ossessivi?Cause biologiche, psicologiche e ambientaliIl ruolo di stress, ansia e predisposizioni geneticheLa Fusione Pensiero-Azione nei Pensieri OssessiviLa neurobiologia dei pensieri ossessiviCause psicologiche dei pensieri ossessiviLe cause dei pensieri ossessivi secondo il modello strategicoPerfezionismo e pensieri ossessiviLibro sul dubbio ossessivoScopri di più sulle ossessioni Introduzione I pensieri ossessivi sono un’esperienza comune e spesso debilitante, capace di intrappolare la mente in un circolo vizioso di ansia e preoccupazione. Questi pensieri, che possono emergere in forma di dubbi continui o paure irrazionali, invadono la mente di chi ne soffre, portando talvolta a mettere in pratica compulsioni che sembrano offrire sollievo - ma solo temporaneo. Tuttavia, c’è speranza: esistono soluzioni concrete ed efficaci per riprendere il controllo della propria vita. In questo articolo, ti parlerò delle cause dei pensieri ossessivi, come si manifestano e il loro impatto sulla vita quotidiana. Inoltre, vedremo insieme alcuni degli approcci terapeutici più efficaci per affrontarli, oltre a esercizi pratici per gestire le ossessioni. Perché vengono i pensieri ossessivi? Cause biologiche, psicologiche e ambientali I pensieri ossessivi possono avere origini diverse e spesso sono il risultato di una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali. Dal punto di vista biologico, molti studi scientifici sostengono l'idea che esistano sia fattori genetici che ambientali. Studi su famiglie e gemelli, ci dicono che se un genitore soffre di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), la probabilità che ne soffrano anche i figli, aumentano. Tuttavia, questo non significa che la genetica sia l'unica causa, ma che può predisporre allo sviluppo del DOC. Insomma, che c'è la cosiddetta "familiarità". A livello psicologico, le persone con pensieri ossessivi tendono a reagire ai loro pensieri come se fossero pericolosi o minacciosi, e placano quest'ansia cercando di esercitare un controllo sui pensieri stessi o sulle sensazioni. Una caratteristica chiave del DOC è la difficoltà a tollerare l’incertezza. Chi soffre di pensieri ossessivi si sente spinto a cercare certezze in un mondo che, per sua natura, è incerto. Ad esempio, potrebbero sentirsi costretti a controllare ripetutamente se una porta è chiusa, come tentativo di placare l'ansia da un timore: "...e se avessi dimenticato la porta chiusa? E se non avessi ricontrollato bene?". Queste ossessioni nascono spesso da dubbi irrazionali, che possono sembrare reali perché il cervello, attraverso meccanismi di allarme, reagisce a questi pensieri come se rappresentassero veri pericoli. [1] Il ruolo di stress, ansia e predisposizioni genetiche Anche lo stress cronico e l’ansia sono legati a doppio filo ai pensieri ossessivi. Basti pensare che nel vecchio DSM-IV (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il disturbo ossessivo era classificato tra i disturbi d'ansia. Nel DSM-5 invece, data l'importanza e la prevalenza del disturbo, il DOC ha una categorizzazione a parte. In buona sostanza, per poter capire questo circolo vizioso del disturbo ossessivo-compulsivo, possiamo usare quest'immagine: Questo piccolo grafico, raffigura bene il circolo vizioso del DOC, in cui un pensiero ossessivo genera un aumento dell'ansia, che a sua volta può sfociare in una compulsione (che può essere anche solo mentale) e a una conseguente riduzione temporanea dell'ansia. Questo, chiaramente, ci "insegna" che il comportamento ci aiuta (seppur solo temporaneamente), e quindi tenderemo a rinforzare tutto il ciclo ossessivo. Quando parliamo di pensieri ossessivi, teniamo anche in mente qual è la strategia preferita dalle persone con DOC, ovvero il tentativo di controllo. Questo si manifesta cercando di "non pensare". Eppure, così facendo, si scade in un paradosso importante, cioè che il pensare di non pensare, equivale a pensare. In questo modo, insomma, non facciamo altro che rinforzare i pensieri ossessivi. La Fusione Pensiero-Azione nei Pensieri Ossessivi Un concetto chiave per comprendere meglio i pensieri ossessivi è la Fusione Pensiero-Azione (in inglese TAF, Thought-Action Fusion). La TAF è la tendenza a credere che i propri pensieri possano influenzare direttamente la realtà o che avere un certo pensiero sia moralmente equivalente a compiere l'azione associata a quel pensiero. Questo fenomeno contribuisce in modo significativo al mantenimento dei pensieri ossessivi, rendendoli particolarmente difficili da ignorare o gestire, rendendoli fonte di maggior ansia. La TAF Morale è un tipo di fusione pensiero-azione in cui la persona crede che semplicemente pensare a qualcosa di immorale o sbagliato equivalga, dal punto di vista etico, a compiere quell'azione. Volendo fare un esempio concreto, una persona con TAF potrebbe avere un pensiero intrusivo del tipo "potrei tradire il mio compagno" e sentirsi tremendamente in colpa, come se avesse davvero fatto quell'azione. Come puoi immaginare, questo provoca un circolo di ansia e senso di colpa, che porta la persona a cercare di neutralizzare o “riparare” il pensiero attraverso rituali o compulsioni, come chiedere rassicurazioni o pregare. Un altro tipo di fusione è la TAF di Probabilità, in cui l'individuo crede che pensare a un evento negativo possa effettivamente aumentare la probabilità che questo accada. Per esempio, una persona potrebbe credere che immaginare un proprio caro malato, possa far sì che si ammali davvero. Questo spinge la persona a mettere in atto compulsioni come rituali di controllo o prevenzione, nel tentativo di evitare che il pensiero si realizzi. La TAF amplifica i pensieri ossessivi, in quanto il tentativo di sopprimerli o controllarli non fa altro che aumentarne la frequenza e l’intensità, generando un ciclo ossessivo-compulsivo. Più la persona cerca di evitare o neutralizzare i pensieri, più questi diventano persistenti e intrusivi. Forse può interessarti l'articolo I pensieri intrusivi e ossessivi sono falsi? La neurobiologia dei pensieri ossessivi I pensieri ossessivi nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) sono strettamente legati a specifiche disfunzioni neurobiologiche all'interno di reti cerebrali ben definite. Uno dei circuiti principali coinvolti è il circuito cortico-striato-talamo-corticale (CSTC), che include la corteccia orbito-frontale (OFC), la corteccia cingolata anteriore (ACC), il nucleo striato, il talamo e i gangli della base. Questi circuiti governano processi come la valutazione delle conseguenze delle azioni, la presa di decisioni e il controllo delle abitudini motorie. Nel DOC, il malfunzionamento del CSTC porta a un'eccessiva attività in queste aree, che si traduce in pensieri intrusivi e ripetitivi (ossessioni) e in comportamenti compulsivi volti a ridurre l’ansia. Nello specifico, la corteccia orbito-frontale (OFC), coinvolta nella regolazione del comportamento e nella valutazione delle conseguenze, mostra un’attività anormale nei pazienti con DOC. Questo contribuisce alla difficoltà nel valutare correttamente la gravità dei pensieri ossessivi, spingendo la persona a sopravvalutare la probabilità che i pensieri negativi si traducano in eventi reali. Anche il nucleo striato e i gangli della base sono implicati nel DOC, in quanto regolano i comportamenti abitudinari e motori. Un'attività anomala in queste aree potrebbe spiegare perché i rituali compulsivi si ripetano in modo rigido e meccanico. Dal punto di vista neurochimico, il sistema della serotonina gioca un ruolo critico. Bassi livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che regola l'umore e l'ansia, sono stati associati all'aumento dei pensieri ossessivi e della risposta ansiosa. I farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), spesso prescritti nel trattamento del DOC, mirano proprio a correggere questa disfunzione, riducendo i sintomi ossessivi e compulsivi. Anche il dopamine, un altro neurotrasmettitore, è coinvolto: livelli alterati di dopamina nei gangli della base potrebbero spiegare la rigidità dei comportamenti compulsivi, come il controllo ripetitivo o il lavaggio delle mani. Un altro elemento neurobiologico emergente è il ruolo del glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio. Studi recenti hanno dimostrato che alterazioni nei livelli di glutammato, in particolare nelle regioni come l'OFC e l'ACC, contribuiscono allo squilibrio tra eccitazione e inibizione che caratterizza il DOC. Questo squilibrio può compromettere la flessibilità cognitiva, portando alla persistenza dei pensieri intrusivi e alla difficoltà nel interrompere i comportamenti compulsivi. Infine, le ricerche di neuroimaging hanno evidenziato riduzioni della materia grigia nell’OFC e un aumento dell’attività nel talamo, suggerendo che anche le anomalie anatomiche, oltre a quelle funzionali, contribuiscono al DOC (Stein, 2019) (Milad & Rauch, 2012). Cause psicologiche dei pensieri ossessivi Dal punto di vista psicologico, i pensieri ossessivi derivano da una serie di fattori cognitivi, comportamentali ed emotivi. Il modello cognitivo-comportamentale del Disturbo Ossessivo-Compulsivo suggerisce che i pensieri ossessivi si sviluppano e si mantengono a causa di schemi di pensiero disfunzionali. Le persone che soffrono di DOC tendono a sovrastimare la probabilità che si verifichino eventi negativi e ad attribuire ai propri pensieri un'importanza eccessiva. Insomma, ciò che prima abbiamo definito Fusione Pensiero-Azione (TAF). Questi pensieri intrusivi causano una profonda ansia, che porta la persona a mettere in atto comportamenti compulsivi per neutralizzare il pericolo percepito o per ridurre l’ansia. Tuttavia, questo ciclo di ossessioni e compulsioni viene rafforzato dal processo di condizionamento operante. Quando la persona esegue una compulsione (come lavarsi le mani o controllare ripetutamente qualcosa), l’ansia diminuisce temporaneamente, rinforzando il comportamento compulsivo. Questo rinforzo negativo rende il ciclo ossessivo-compulsivo più difficile da interrompere e aumenta la frequenza e l’intensità dei pensieri ossessivi. Le cause dei pensieri ossessivi secondo il modello strategico Il modello di Terapia Breve Strategica (BST), applicato al Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), fornisce una prospettiva innovativa su come i pensieri ossessivi si sviluppano e vengono mantenuti. Secondo questo approccio, i pensieri ossessivi non sono solo il risultato di processi interni legati all'ansia o a disfunzioni cognitive, ma sono il prodotto di un sistema percettivo-reattivo disfunzionale che si autoalimenta attraverso tentativi fallimentari di risolvere il problema. In altre parole, non sono i pensieri ossessivi in sé il vero problema, ma piuttosto le soluzioni che la persona mette in atto per cercare di gestirli, le quali finiscono per mantenere o peggiorare il disturbo (Pietrabissa et al., 2016). L'approccio strategico si concentra sulla comprensione e la modifica delle tentate soluzioni che mantengono in vita i pensieri ossessivi e le compulsioni. Le persone con DOC spesso reagiscono ai loro pensieri intrusivi con rituali che credono possano prevenire eventi temuti o neutralizzare l'ansia. Questi tentativi, come il controllo ripetitivo o il lavaggio delle mani, vengono reiterati poiché forniscono un sollievo temporaneo, creando un circolo vizioso che rinforza l'ossessione. Secondo il modello strategico, questi rituali compulsivi rappresentano una strategia fallimentare per affrontare il problema e diventano essi stessi il cuore del disturbo. Questo approccio differisce dalla Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), che pone maggiore enfasi sull'esposizione graduale alle ossessioni. La Terapia Strategica non si limita a spiegare il perché del problema, ma interviene direttamente su come il problema viene mantenuto nel presente. Utilizza tecniche specifiche per interrompere le dinamiche disfunzionali, come la prescrizione del sintomo, che porta la persona a ripetere volutamente il comportamento ossessivo in modo controllato. Ad esempio, a un paziente che controlla ripetutamente le porte può essere prescritto di farlo cinque volte esattamente, né più né meno, fino a quando il rituale perde la sua efficacia. L’obiettivo è far emergere il paradosso del controllo ossessivo e spezzare il ciclo compulsivo. Questo tipo di approccio permette di affrontare i pensieri ossessivi con interventi pratici e personalizzati che mirano a destabilizzare la logica interna del disturbo, promuovendo un cambiamento rapido e duraturo. Il modello strategico propone dunque un metodo pragmatico, incentrato sulla modifica delle soluzioni disfunzionali attraverso interventi mirati e "prescrizioni" comportamentali, che gradualmente portano alla distruzione del meccanismo ossessivo. Questo modello si distingue per l'efficacia a breve termine e per l'attenzione all'unicità del paziente, adattando continuamente il trattamento alle specifiche esigenze della persona, con l'obiettivo di ottenere miglioramenti significativi in tempi brevi. Se hai bisogno d'aiuto, puoi contattarmi prenotando una call gratuita. Parleremo delle tue difficoltà, e valuteremo insieme se posso aiutarti. Perfezionismo e pensieri ossessivi Che relazione c'è tra perfezionismo clinico e pensieri ossessivi? Iniziamo a dire che gli individui perfezionisti tendono a fissare standard irrealisticamente elevati per sé stessi e a essere estremamente critici verso i propri errori. Questa preoccupazione eccessiva per la perfezione e la paura del fallimento spesso si manifestano in pensieri ossessivi, come il timore di non aver fatto abbastanza bene un compito o di aver commesso un errore che potrebbe avere gravi conseguenze. Il perfezionismo clinico è stato ampiamente studiato nel contesto del DOC. Ricerche condotte da Frost e Steketee (1997) hanno dimostrato che il perfezionismo è strettamente correlato alla gravità dei sintomi ossessivo-compulsivi, specialmente nelle aree del controllo, dell'ordine e della simmetria. Le persone con alti livelli di perfezionismo spesso sviluppano rituali complessi e ripetitivi per assicurarsi di aver svolto un compito correttamente o per evitare l'errore. Ad esempio, potrebbero controllare ripetutamente documenti o attività per evitare di commettere errori che possano danneggiare altri. Inoltre, il perfezionismo è strettamente legato a una tendenza chiamata intolleranza all'incertezza. Chi soffre di pensieri ossessivi tende a rifiutare qualsiasi ambiguità o incertezza, cercando costantemente la conferma di aver agito in modo corretto o di non aver commesso errori. Questo bisogno di certezza alimenta i pensieri ossessivi e rende le compulsioni difficili da eliminare. Il perfezionismo, quindi, non solo contribuisce all’insorgenza dei pensieri ossessivi, ma li rafforza, rendendo difficile interrompere il ciclo ossessivo-compulsivo. Libro sul dubbio ossessivo Se soffri di pensieri ossessivi e, in particolare, di dubbi ossessivi, forse potresti trovare utile il mio libro "Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo compulsivo del pensiero". Scopri di più sulle ossessioni Ecco altri articoli sulle ossessioni. ### I pensieri intrusivi e ossessivi sono falsi? Una delle domande più frequenti di chi soffre di pensieri ossessivi o intrusivi, data la sofferenza che questi generano, è: "Come faccio a sapere che quello che penso è vero o falso? Il fatto di pensare qualcosa, lo rende automaticamente vero?". Proprio per la costante tendenza delle persone a chiederselo, ho deciso di realizzare quest'articolo che ti aiuterà ad avere maggiore chiarezza sui pensieri ossessivi, su quelli intrusivi e sul perché, forse, è meglio fare delle valutazioni che vadano oltre l'idea del "vero o falso". Puoi anche guardare un video che ho realizzato su questo argomento: https://youtu.be/V1tR3PXK_oI I pensieri ossessivi sono falsi? Dovrei credere a quello che mi dice la mia testa? Quante persone hanno pensieri intrusivi? Qual è la differenza? Spiego tutto questo in questo video! Espandi per la trascrizione del video: I pensieri ossessivi sono falsi? Le persone con disturbo ossessivo a volte si chiedono se i pensieri che hanno siano reali e se, pensandoli, significhi che vogliano davvero farli. In altre parole, si chiedono se i pensieri intrusivi siano un riflesso dei loro desideri. Questa domanda genera molta sofferenza, perché i pensieri possono sembrare in contrasto con ciò che si è. Questo può innescare un ciclo di domande senza fine, come: "Se lo penso, vuol dire che lo voglio fare davvero? E se è così, perché? E se gli altri non lo pensano, sono persone migliori di me? Sono pericoloso?". Questo "treno di pensieri" può farci sentire ancora più in trappola. Qual è la differenza tra pensieri intrusivi e pensieri ossessivi? È utile fare una distinzione tra i due: Pensieri intrusivi: Sono come "fulmini a ciel sereno", pensieri inaspettati e indesiderati che ci colpiscono all'improvviso, sorprendendoci di averli avuti. Ad esempio, potresti trovarti su una balaustra e chiederti "E se mi lanciassi giù?", oppure guardare una persona e pensare "E se perdessi il controllo e la spingessi sotto un'auto?". Questi pensieri non hanno nulla a che fare con i nostri desideri o intenzioni. Pensieri ossessivi: A differenza di quelli intrusivi, questi sono ricorrenti e persistenti. Non sono un singolo fulmine, ma una vera e propria tempesta che continua 24 ore su 24. L'ansia che generano è così forte da spingere a mettere in atto delle compulsioni, come rituali o azioni mentali, per "esorcizzare" il pensiero. Ad esempio, se si ha paura di aggredire qualcuno, si potrebbe pregare mentalmente per scongiurare questa possibilità. Questo può influire sulla vita di tutti i giorni, causando distrazione, scarsa produttività e portando ad allontanarsi dalle persone a cui si teme di fare del male. Perché ho questi pensieri se tutti dicono che sono normali? Uno studio sui pensieri intrusivi ha rilevato che il 93,6% delle persone ha avuto almeno un pensiero o un'immagine intrusiva negli ultimi tre mesi. Quindi, avere questi pensieri è assolutamente normale. Ciò che ci fa soffrire non è il pensiero in sé, ma il modo in cui reagiamo, e questo solitamente è dovuto a due motivi: Credere che pensare una cosa significhi volerla fare. La maggior parte dei nostri pensieri sono "spazzatura", pensieri che non hanno un significato profondo e che andrebbero semplicemente ignorati. Cercare di controllare i pensieri. La paura generata da questi pensieri ci spinge a volerli controllare. Il problema è che non possiamo controllare i nostri pensieri. Più cerchiamo di evitarli, più diventano insistenti, entrando nel paradosso del "non pensare a un elefante che balla". Un modo efficace per affrontare i pensieri intrusivi è imparare a ignorarli e a non dare loro importanza, trattandoli come "cani che abbaiano" a cui non dare retta. Se mostri paura, il "cane" diventa più aggressivo; ma se lo ignori, non avrà più potere su di te. Intanto, se non l'hai già fatto, ti invito a leggere l'articolo: Pensieri ossessivi: cosa sono? Passano? Fidati: ti spiega un bel po' di cose :) Cosa sono i pensieri ossessivi? E quelli intrusivi? I pensieri intrusivi e le ossessioni, sebbene possano sembrare simili, si differenziano per intensità, frequenza e impatto sulla vita quotidiana. I pensieri intrusivi sono come dei lampi a ciel sereno, che inquinano la mente, spesso inaspettati e transitorie, che possono accadere a chiunque. Le ossessioni, invece, sono pensieri persistenti e ricorrenti che generano un'ansia profonda e un bisogno impellente di neutralizzarli attraverso azioni o pensieri specifici. Ad esempio, il timore ossessivo di contaminazione può portare a lavarsi le mani ripetutamente o evitare di toccare determinati oggetti. Questa differenza cruciale sta nel fatto che le ossessioni interferiscono in modo significativo con la vita quotidiana, mentre i pensieri intrusivi, pur essendo fastidiosi, non compromettono in modo così profondo il benessere della persona. I pensieri intrusivi sono normali? A volte, i nostri stessi pensieri ci possono sconvolgere. Possiamo chiederci se i pensieri intrusivi siano normali, soprattutto se sono bizzarri. La risposta breve è: sì, sono normali. Ti farà piacere sapere che secondo questo studio, la stragrande maggioranza delle persone intervistate, negli ultimi tre mesi aveva avuto almeno un pensiero intrusivo. Questo accade anche se non si soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Non è il pensiero in sé a creare problemi, ma il modo in cui lo interpretiamo e il tentativo di controllarlo in modi rigidi e disfunzionali. I nostri pensieri possono farci sentire angosciati, soli, spaventati. Eppure i pensieri intrusivi sono normali. I pensieri intrusivi sono universali Indagini su vasta scala, condotte in diverse parti del mondo, hanno mostrato che il 93,6% delle persona ha avuto almeno un pensiero intrusivo nei tre mesi precedenti. Si tratta di immagini, impulsi o idee indesiderate che emergono senza preavviso. I pensieri più comuni riguardano dubbi ("Ho chiuso la porta?"), mentre quelli più disturbanti, come quelli a contenuto sessuale o blasfemo (come quelli facente parte del DOC religioso), sono meno frequenti ma comunque diffusi. La ricerca ha dimostrato che non c’è una distinzione netta tra chi soffre di DOC e chi non ne soffre in termini di contenuti di questi pensieri: la differenza sta nella reazione emotiva e comportamentale che si ha nei loro confronti. Se i pensieri restano in superficie e si riesce a "scartarli" e viverli per quello che sono - "spazzatura" mentale a cui non dare peso, generalmente non generano sofferenza. Al contrario, possono fare davvero molto male. Perché i pensieri intrusivi generano tanta sofferenza? I pensieri ossessivi possono manifestarsi come "chiodi fissi" (come ruminazione sul passato, senso di colpa ecc.), domande, immagini mentali, impulsi, sensazioni o sentimenti. Qualunque sia il modo in cui si manifestano, generano davvero tanta sofferenza. Questo perché sono indesiderati e spesso in contrasto con ciò che siamo o crediamo. Questo aspetto, definito "egodistonia", significa che i pensieri non sono in sintonia con i nostri desideri, valori o convinzioni reali. È proprio questa discrepanza a rendere i pensieri intrusivi così disturbanti: ci fanno mettere in discussione chi siamo e cosa vogliamo, generando ansia, angoscia e la stanchezza di chi non riesce a far altro che pensare tutto il giorno. Ma non è solo questo. Avere pensieri intrusivi, ci ricorda che non possiamo pensare ciò che vogliamo: in altre parole, sono la dimostrazione oggettiva che non abbiamo controllo neanche sui nostri pensieri. E questa, è un'idea spaventosa. Soprattutto per chi ha un nucleo ossessivo. Libro e Podcast sui pensieri ossessivi Sai che ho scritto un libro che si chiama "Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del pensiero"? Da qui, è stato tratto un audiolibro in formato Podcast. Lo trovi qui gratis: Ascoltalo su Spotify Penso che tu possa trovarlo interessante! Perché i pensieri intrusivi sembrano così reali? I pensieri intrusivi possono apparire incredibilmente reali, tanto da farci dubitare delle nostre stesse convinzioni e identità. Che si tratti di pensieri legati a temi di pericolo, sessualità, o la paura di fare del male a qualcuno, questi pensieri indesiderati possono insinuarsi nella mente e provocare una sofferenza indescrivibile. Ed è proprio questa sofferenza, che porta a chiederci: "I pensieri intrusivi sono falsi? E se sì, perché sembrano così reali? Come possiamo imparare a scacciarli?" Ecco alcuni esempi di pensieri intrusivi che ci potrebbero far chiedere: sono pensieri falsi o reali? "E se ho toccato qualcosa di contaminato e mi ammalerò?" "E se ho fatto male il mio lavoro e verrò licenziato?" "E se non ho chiuso bene la porta e qualcuno entrerà in casa?" "E se ho detto qualcosa di sbagliato e ho offeso quella persona?" "E se ho dimenticato di inviare quel messaggio importante?" "E se ho commesso un peccato senza accorgermene e sarò punito?" "E se non amo veramente il mio partner?" "E se ho fatto un errore che rovinerà tutto?" "E se sto mentendo a me stesso e non so chi sono davvero?" Una tendenza ossessiva è quella di cercare di scavare in continuazione nei propri pensieri. La tendenza a controllare i pensieri: una trappola mentale È facile cadere nella trappola di pensare di poter controllare completamente i nostri pensieri. Ma la realtà è che i pensieri vanno e vengono nella nostra mente senza un vero controllo da parte nostra. Pensa che in uno studio del 2014, Radomsky e colleghi, hanno rilevato che quasi il 94% delle persone ha avuto almeno un pensiero intrusivo negli ultimi tre mesi. Insomma: i pensieri intrusivi, ce li abbiamo tutti. Tuttavia, per alcune persone, questi pensieri possono diventare una fonte di estrema angoscia, trasformandosi in un ciclo ossessivo-compulsivo che domina la loro vita. La gran parte dei nostri pensieri non sono sotto il nostro controllo. A volte, il nostro cervello genera pensieri che non riflettono affatto i nostri desideri o valori, ma sono semplicemente idee che arrivano spontaneamente. So che sembra strano, ma è proprio così. Eppure, quando cerchiamo di controllare o sopprimere questi pensieri, spesso otteniamo l'effetto opposto: i pensieri diventano più forti e più persistenti. Questo fenomeno è il paradosso del pensare di non pensare, dove il tentativo di non pensare a qualcosa porta a pensarci ancora di più. La saggezza antica ci insegna che "pensare di non pensare è già pensare". La disfunzionalità dei pensieri ossessivi Uno degli aspetti più difficili da accettare riguardo ai pensieri ossessivi è la loro disfunzionalità. Spesso, le persone con pensieri ossessivi cercano di trovare una spiegazione razionale o una soluzione definitiva ai loro dubbi, ma questo può portare a un ciclo infinito di incertezze. In qualche modo, abbiamo sviluppato l'idea di essere responsabili dei nostri pensieri. Eppure, ogni giorno sviluppiamo così tante idee, che per la maggior parte sono nient'altro che spazzatura, che però non riusciamo a riconoscere come tale. Ci costruiamo l'idea che, siccome le idee vengono da noi, necessariamente ci stanno raccontando qualcosa di importante, da indagare, che ci rappresenta veramente. "E se questo pensiero fosse ciò che penso davvero?" "E se stessi solo cercando di negare una verità scomoda?" I pensieri ossessivi sono veri o falsi? In realtà, i pensieri ossessivi non sono né veri né falsi, ma sono semplicemente disfunzionali. Cercare di stabilire se un pensiero sia vero o falso, può intrappolarci in un circolo vizioso ancora peggiore di dubbi e incertezze. È importante capire che i pensieri ossessivi non definiscono chi siamo né riflettono la realtà. Sono il prodotto di meccanismi mentali che, in certe condizioni, diventano disfunzionali. Quando tentiamo di analizzare o controllare questi pensieri, li trasformiamo da semplici intrusi mentali a veri e propri tormenti, alimentando il ciclo dell'ossessione. L'indagine, il tentativo di controllo, sono ciò che trasformano un pensiero intrusivo in un pensiero ossessivo (se vuoi approfondire la differenza tra pensiero intrusivo e ossessivo, ho scritto un articolo proprio su questo). Invece, è fondamentale imparare a riconoscere questi pensieri come disfunzionali e a non attribuire loro troppo significato. Se riusciamo a fare questo ed evitiamo di cercare di verificarne la veridicità, ecco che possiamo avviarci verso la liberazione da questi intrusi scomodi. Infatti, indagare un pensiero ossessivo non fa altro che rafforzarlo. Ogni volta che tentiamo di rispondere a un dubbio, ne sorgono altri. Un po' come aprire una porta, che dà su altre due porte, ognuna delle quali ci mostra altre due porte... in un circolo vizioso che alimenta l'ansia e non ci porta da nessuna parte, se non al panico, al dolore, al malessere. Insomma: cercare di capire se un pensiero ossessivo è vero o falso, è una domanda sbagliata, e cercare di trovare risposte corrette a domande sbagliate, ci porterà solo sofferenza. Analizzare i pensieri ossessivi, cercando di capire se sono veri o falsi o se davvero rappresentano ciò che pensiamo, equivale a cercare per sempre. Perché è la ricerca di una risposta corretta a una domanda sbagliata. Accettare l'incertezza Uno dei principali fattori che rende i pensieri ossessivi così potenti è l'incapacità di tollerare l'incertezza. Nella vita, poche cose possono essere conosciute con certezza assoluta. Tuttavia, per chi soffre di pensieri ossessivi, l'incertezza può diventare insopportabile, perché l'incertezza è esattamente l'opposto dell'essere in controllo. Questo ci genera ansia, e cercando di allontanarla, troviamo spesso delle cosiddette tentate soluzioni disfunzionali. Ovvero, delle soluzioni che sul momento funzionano, ci fanno stare un po' meglio... ma solo sul breve termine. Al contrario, sul lungo termine ci danneggiano, incastrandoci ancora di più in un vortice discendente. In altre parole, più cerchiamo di controllare o allontanare i pensieri ossessivi, più finiamo per agitarci nelle sabbie mobili, ottenendo l'unico risultato di affondare più velocemente. Se hai bisogno d'aiuto, contattami per conoscerci in una call gratuita e senza impegno. Ti ascolterò e valuteremo se possiamo lavorare insieme. FAQ sui Pensieri Intrusivi e Ossessivi I pensieri intrusivi sono normali? Sì, assolutamente. La ricerca ha dimostrato che quasi tutte le persone (circa il 94%) sperimentano pensieri intrusivi in momenti diversi della loro vita. Il problema non è la loro presenza, ma il modo in cui vengono interpretati e gestiti. Perché i pensieri intrusivi generano tanta sofferenza? Perché spesso sono in contrasto con i nostri valori e la nostra identità. Questa discrepanza crea ansia e disagio, portando chi li sperimenta a cercare di respingerli o controllarli, il che può peggiorare la situazione. Se ho pensieri intrusivi significa che c’è qualcosa di sbagliato in me? No, avere pensieri intrusivi non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te. La mente produce continuamente pensieri, alcuni dei quali possono essere strani, assurdi o inquietanti. Ciò che conta è il modo in cui li interpreti e la tua reazione ad essi. Perché i pensieri intrusivi sembrano così reali? Perché il cervello non distingue automaticamente tra pensieri e realtà. Quando un pensiero intrusivo genera ansia, la mente lo prende sul serio, come se fosse una minaccia reale, alimentando un circolo vizioso di paura e ruminazione. Cercare di sopprimere i pensieri intrusivi aiuta? No, cercare di eliminare i pensieri intrusivi li rende solo più forti. È come dire “non pensare a un elefante rosa”: più ci provi, più l’elefante rosa sarà nella tua testa. I pensieri ossessivi sono veri o falsi? Non è una questione di vero o falso, ma di utilità e disfunzionalità. Cercare di stabilire se un pensiero ossessivo sia vero o meno ti porta solo a rimanere intrappolato in un ciclo infinito di dubbi. Cosa succede se non riesco a smettere di pensarci? Più cerchi di analizzare e controllare i pensieri, più diventano persistenti. La soluzione non è eliminarli, ma imparare a vederli per ciò che sono: eventi mentali privi di reale significato. È possibile convivere con i pensieri intrusivi senza soffrire? Sì, accettando la loro presenza e smettendo di attribuire loro un significato minaccioso. Più impari a lasciarli scorrere senza combatterli, meno avranno potere su di te. Come posso smettere di cercare di capire se i miei pensieri ossessivi sono veri o falsi? Accettando che la ricerca di una risposta assoluta è il problema stesso. Il desiderio di certezza alimenta il ciclo ossessivo. Lasciare andare la necessità di una risposta definitiva è il primo passo per liberarsene. Se ho bisogno di aiuto, cosa posso fare? Parlare con un professionista esperto in disturbo ossessivo-compulsivo può fare la differenza. Se ti senti intrappolato nei tuoi pensieri, considera la possibilità di chiedere supporto per imparare strategie più efficaci per gestirli. Scopri di più sulle ossessioni Ecco altri articoli sulle ossessioni. ### Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva Confusione tra amante e marito/moglieCosa pensa una persona del proprio amantePerché sono confuso tra moglie e amante?Errore di attribuzione dell'arousalIl dubbio ossessivo: l'incertezza paralizzanteLa paura del cambiamentoRestare sposati per motivazioni economiche, religiose e socialiIl problema dei figliUn uomo che ha l'amante ama la moglie?Posso davvero creare una relazione nuova con il mio amante?Alcune domande su cui puoi riflettere se pensi di lasciare il coniuge per l'amantePosso ritornare ad essere felice nel mio matrimonio?Alcune domande su cui puoi riflettere se ti chiedi se puoi ricostruire il tuo matrimonioNon riesco a prendere decisioniNon esistono scelte giuste o sbagliateRichiedi una consulenza gratuitaAltri articoli sul tradimento "Dottore, non so che fare: devo scegliere se stare con mia moglie o con la mia amante!"; "...vorrei lasciare mio marito per stare con il mio amante, ma se poi va male?"; "Come faccio coi figli? Mi odierebbero!"; "...e se prendo una decisione e non è quella giusta? Se me ne pento?". Queste sono alcune delle frasi che, come psicologo che si occupa di tradimenti, sento spesso. So bene che quando ci si trova intrappolati tra la sicurezza e l'amore (o l'affetto, o il desiderio di protezione) per il partner ufficiale e l’intensa passione per un amante, i dubbi e le incertezze possono diventare insopportabili. Essere travolti da emozioni fortissime, vivere una storia segreta che risveglia sensazioni che non si provavano da anni, può far sembrare che finalmente la persona giusta sia stata trovata. Questo stato emotivo può creare una forte confusione, alimentando la speranza di poter essere più felici con l’amante piuttosto che con il proprio coniuge. Ecco: spesso, le mille domande che mi vengono fatte, nascondono un solo e unico dubbio: "Potrei essere più felice con quest'altra persona?" In quest'articolo ti parlo di cosa alimenta la confusioni tra due persone, e degli esercizi che possono aiutarti a fare chiarezza se sei confuso tra coniuge e amante. Sai che ho scritto un libro intitolato "Psicologia del Tradimento"? Puoi scaricare gratis le prime 60 pagine. Confusione tra amante e marito/moglie Uno dei principali motivi per cui una persona può iniziare una relazione extraconiugale è il desiderio di essere di nuovo "felice". Con le virgolette, perché spesso questa felicità non sappiamo definirla. Dopo anni di matrimonio, dove la routine e le responsabilità quotidiane hanno magari soffocato la passione e la connessione emotiva, l’incontro con un’altra persona può sembrare la risposta a tutti i propri problemi. L’amante rappresenta quella novità travolgente che sembra ridare colore alla vita, riportando a galla emozioni che si pensava fossero ormai perdute. Si aspetta, un po' come da adolescenti, quel messaggio che ci fa sorridere e ci riscalda il cuore. Siamo in uno stato che alcuni definirebbero di "limerenza", cioè di ultrattaccamento. Insomma, la tipica prima fase dell'innamoramento, in cui non facciamo altro che vedere come perfetta questa nuova persona. La idealizziamo, e non riusciamo a pensare ad altro. Questa nuova relazione può far sentire amati, desiderati, e finalmente compresi. Si potrebbe pensare che l’amante sia la vera anima gemella, qualcuno con cui si può essere sé stessi senza filtri, lontano dalle pressioni e dalle aspettative che spesso accompagnano una relazione di lungo corso come il matrimonio. Questo, naturalmente, crea una grossa confusione nel decidere tra amante e marito (o moglie). Quando ci troviamo in una relazione extraconiugale, l'amante è la persona privilegiata nei nostri pensieri. Cosa pensa una persona del proprio amante In questo scenario, è comune che la mente inizi a formulare una serie di pensieri e motivazioni che rafforzano l'idea di abbandonare il matrimonio per iniziare una nuova vita con l'amante. Ecco alcuni dei pensieri più comuni: "Non sono mai stato così felice come quando sono con lui/lei.": L'amante porta un'ondata di felicità e leggerezza che sembra irraggiungibile all'interno del matrimonio. "Forse il mio matrimonio è stato un errore fin dall'inizio.": La relazione extraconiugale può far sembrare che il matrimonio fosse fondato su basi sbagliate, mentre la nuova relazione appare come il vero amore. "Con lui/lei posso essere me stesso/a.": L'amante offre uno spazio dove ci si sente liberi di esprimere la propria vera identità, senza giudizi o restrizioni. "Non posso continuare a vivere una vita così infelice.": La relazione extraconiugale sembra l’unica via d’uscita da una situazione di insoddisfazione e stasi emotiva. "Ho trovato finalmente la persona giusta per me.": L'amante viene percepito come il partner ideale, qualcuno con cui si potrebbe avere una vita più appagante e soddisfacente. Questi pensieri possono diventare talmente potenti da spingere la persona che li sperimenta verso una decisione drastica, come quella di lasciare il proprio coniuge. Tuttavia, è importante fermarsi e riflettere a fondo prima di compiere un passo così significativo, perché la confusione e i dubbi possono essere alimentati da molteplici fattori psicologici ed emotivi. Perché sono confuso tra moglie e amante? La confusione che sorge quando si deve scegliere tra partner ufficiale e amante non è mai semplice da risolvere. Questa incertezza può essere influenzata da diversi fattori che rendono difficile prendere una decisione chiara. Tra i principali elementi che possono creare questa confusione, potrebbero esserci: Errore di attribuzione dell'arousal Dubbio ossessivo Paura del cambiamento Motivazioni economiche e sociali Presenza di figli. Probabilmente ti interesserà quest'articolo: Tradire è giusto o sbagliato? Errore di attribuzione dell'arousal Uno dei fattori che potrebbe contribuire alla confusione è l'errore di attribuzione dell'arousal, un fenomeno psicologico studiato in un famoso esperimento condotto da Donald Dutton e Arthur Aron nel 1974. In questo esperimento, i ricercatori hanno scoperto che le persone tendono a confondere l’eccitazione fisiologica causata da una situazione stressante con l’attrazione romantica. In altre parole, quando ci si trova in una situazione di grande eccitazione o tensione, come quella di una relazione extraconiugale, si può erroneamente attribuire questa sensazione intensa all'amore per l'altra persona, piuttosto che al contesto in cui ci si trova. Ad esempio, se una persona vive un momento di crisi coniugale e, nel contempo, sviluppa una relazione extraconiugale piena di passione e avventura, è facile attribuire l’intensità delle emozioni al nuovo partner. Tuttavia, ciò che si sta vivendo potrebbe essere solo una reazione alla novità e alla situazione proibita, piuttosto che un segno di vero amore. Una relazione tra amanti potrebbe essere così forte per il cosiddetto "errore di attribuzione dell'arousal" Il dubbio ossessivo: l'incertezza paralizzante Un altro elemento che può alimentare la confusione è il dubbio ossessivo (su cui ho scritto anche un libro, intitolato "Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo compulsivo del pensiero"). Questo tipo di dubbio si manifesta come un pensiero intrusivo e ricorrente che mette in discussione le proprie scelte e sentimenti, causando una forte ansia e paralisi decisionale. Molti dei miei pazienti testimoniano di avere dubbi ossessivi. Ad esempio, alcuni vivono con il terrore di non amare davvero il partner. Questo tipo di pensieri può portare a comportamenti di controllo, come cercare rassicurazioni costanti da amici o familiari, o tentare di scacciare il pensiero invadente. Questi comportamenti offrono un sollievo temporaneo, ma alla fine il pensiero ossessivo ritorna, più forte di prima. Il meccanismo alla base del dubbio ossessivo è circolare: si vive un pensiero ossessivo, si agisce cercando di controllarlo e, così facendo, si fortifica il pensiero stesso, che tornerà a presentarsi richiedendo ulteriori tentativi di controllo. Questo circolo vizioso può diventare estremamente debilitante, portando la persona a sentirsi intrappolata in una spirale di incertezza senza fine. Il dubbio ossessivo può riguardare diversi aspetti della vita quotidiana, non solo le relazioni romantiche. Ad esempio, può manifestarsi come una paura ossessiva di contaminazione, come nel caso dell'ossessione per l'igiene personale, o come una ruminazione continua su decisioni passate o rimuginìo sul futuro. In ogni caso, la caratteristica comune è la ricerca incessante di una certezza che, paradossalmente, non può mai essere raggiunta. Prendiamo, ad esempio, la metafora dell'asino di Buridano, un racconto che illustra perfettamente il pericolo del dubbio ossessivo. L'asino, posto tra due mucchi di biada identici, non riesce a decidere quale mangiare, e finisce per morire di fame a causa della sua indecisione. Allo stesso modo, una persona affetta da dubbio ossessivo può rimanere paralizzata, incapace di prendere una decisione per paura di fare la scelta sbagliata, e finire per soffrire enormemente a causa della sua stessa indecisione. Finendo comunque per scegliere inconsapevolmente, perché ricordiamo: non scegliere, è una scelta. La paura del cambiamento Oltre all’errore di attribuzione dell’arousal e al dubbio ossessivo, un altro fattore che contribuisce alla confusione è la paura del cambiamento. Lasciare il proprio coniuge per iniziare una nuova vita con l’amante rappresenta un salto nel vuoto, che in inglese chiamerebbero "leap of faith" che richiede il coraggio di affrontare l’ignoto. La stabilità offerta dal matrimonio, anche se insoddisfacente, può sembrare più sicura rispetto all’incertezza di una nuova relazione. La paura del cambiamento è naturale: abbandonare ciò che si conosce per qualcosa di completamente nuovo può essere spaventoso. Ci si chiede se si sta facendo la scelta giusta, se si sarà in grado di affrontare le difficoltà che potrebbero sorgere, e se si sarà davvero più felici con l’amante. Questa paura può essere così paralizzante da impedire di prendere una decisione, lasciando la persona bloccata in una situazione di incertezza e sofferenza. Restare sposati per motivazioni economiche, religiose e sociali Le considerazioni economiche, sociali e religiose sono un altro fattore che può generare confusione. Un divorzio comporta non solo la separazione emotiva, ma anche una divisione dei beni, potenziali difficoltà finanziarie e un cambiamento radicale dello status sociale, oltre che un'infrazione del sacramento del matrimonio. Chi è abituato a uno stile di vita sicuro e confortevole, o teme il giudizio e la "gente che parla" (o di Dio, o di entrambi), si può chiaramente sentire messo all'angolo, quando si tratta di scegliere tra coniuge e amante. Per quanto riguarda le motivazioni religiose, possono costituire un grosso ostacolo al riuscire a lasciare il matrimonio. Le credenze religiose possono esercitare una forte pressione su chi sta valutando il divorzio, poiché molte fedi considerano il matrimonio un sacramento indissolubile. Ecco che arrivano i sensi di colpa, la paura del peccato, le immagini spaventose del bruciare all'inferno per l'eternità. Rendendo ancora più difficile prendere una decisione. Non solo: il supporto della comunità religiosa potrebbe diminuire, isolando ulteriormente l'individuo nel momento del bisogno. Ed ecco che la crisi si apre non solo in termini personali, ma anche sociali. Scegliere tra amante e moglie ha anche delle implicazioni molto pratiche da tener presente. È infatti comune il desiderio di non generare allontanamenti dalle famiglie d'origine o dal circolo di amicizie. Aggiungendo il fatto che, in molti contesti, il tradimento diventa un motivo di vergogna e mortificazione sociale, ci si ritrova davanti a un ostacolo che sembra insormontabile. Ci si finisce a chiedere: "Vale davvero la pena perdere i miei amici, la relazione con la mia famiglia, svergognarmi davanti al paese, per stare con la persona che amo?". E subito dopo: "...e quindi, sto davvero con mio marito/mia moglie perché voglio stare con lui o perché non voglio subire le conseguenze di lasciarlo?". E ancora: "Se non sono disposto/a a subire le conseguenze dell'uscita dal matrimonio, amo davvero il mio amante?". Inoltre, l'aspetto economico può rendere la decisione ancora più difficile. Ad esempio, una persona potrebbe temere di non riuscire a mantenere lo stesso tenore di vita dopo il divorzio, o potrebbe essere preoccupata per le implicazioni legali e finanziarie della separazione. Queste preoccupazioni pratiche (ma assolutamente importanti) possono far sembrare la scelta di rimanere nel matrimonio più logica, anche se emotivamente insoddisfacente. Il problema dei figli La presenza dei figli è forse uno dei fattori più complessi e delicati da considerare. La paura di ferire i figli o di destabilizzare la loro vita può portare a un’enorme confusione. Molti genitori restano insieme con l'idea di fare il bene dei figli, anche se la loro relazione è ormai priva di amore e passione. Tuttavia, questa scelta può comportare sacrifici personali significativi e portare a una vita di infelicità e risentimento. Che, diciamoci la verità, non è un terreno fertile per crescere figli felici. Ci si chiede spesso se sia giusto sacrificare la propria felicità per garantire la stabilità dei figli, o se invece sia meglio mostrare loro l’importanza di vivere una vita autentica e soddisfacente, anche a costo di affrontare un divorzio. C'è poi il timore che il nuovo partner non sia ben accettato dai figli, o che soffrano per la separazione dai genitori, o ancora che ci giudichino per aver trovato una nuova relazione. Quest'argomento è molto ampio, per questo lo tratto nel dettaglio nell'articolo: I Figli Perdonano un Tradimento? Un uomo che ha l'amante ama la moglie? Questa è forse la domanda che più spesso mi viene posta, sia da chi è tradito che da chi sta vivendo una relazione extraconiugale. La risposta non è semplice, ma la verità è che sì, un uomo che ha l'amante può amare ancora sua moglie. La mente umana ha una straordinaria capacità di compartimentalizzare i sentimenti, permettendo di provare emozioni autentiche per più persone contemporaneamente, anche se in modi diversi. Secondo la teoria triangolare dell'amore di Sternberg, l'amore si compone di tre elementi: passione, intimità e impegno. Nel matrimonio di lunga data, la passione tende a diminuire mentre aumentano l'impegno e un tipo diverso di intimità, basata sulla conoscenza profonda e sulla condivisione di un progetto comune. Con l'amante, invece, si riaccende quella passione che sembrava perduta. A volte ci chiediamo se un uomo che ha l'amante ama la moglie. Per rispondere a questa domanda, possiamo rifarci al triangolo di Sternberg. Molti uomini sviluppano quella che chiamo "bulimia emotiva": così come nella bulimia alimentare si cerca compulsivamente cibo per colmare un vuoto, nella bulimia emotiva si cercano nuove emozioni e sensazioni per sentirsi vivi. L'amante diventa il nutrimento emotivo che sembra mancare nella relazione primaria. Quando un uomo dice "con te mi sento vivo" o "mi hai sconvolto la vita", sta esprimendo una verità della sua esperienza emotiva, ma questo non cancella necessariamente i sentimenti per la moglie. I legami che si creano in anni di matrimonio sono complessi: c'è l'attaccamento emotivo, la storia condivisa, i figli, le responsabilità. L'amore nella relazione con la moglie può essersi trasformato in qualcosa di meno eccitante ma più profondo e stabile. L'amante rappresenta l'ignoto, l'avventura, la giovinezza che si teme di perdere. Per questo, quando un uomo dice di amare sia la moglie che l'amante, non sta necessariamente mentendo – sta piuttosto vivendo due forme diverse di attaccamento emotivo, che nella sua mente possono coesistere senza contrapporsi. Posso davvero creare una relazione nuova con il mio amante? Un’altra domanda fondamentale che molte persone si pongono è se sia davvero possibile costruire una relazione duratura e felice con l’amante. La relazione extraconiugale spesso si sviluppa in un contesto di eccitazione e segretezza, dove le responsabilità quotidiane e i problemi reali della vita comune non sono presenti. Questo può far sembrare l’amante come la persona perfetta, ma è importante chiedersi se questa percezione reggerà alla prova della realtà. È importante considerare che il salto verso una nuova relazione non ti assicura la felicità. Le relazioni richiedono impegno, compromesso e una base solida di rispetto e comprensione reciproca. Se questi elementi non sono presenti, la nuova relazione potrebbe non essere sostenibile nel lungo termine. In altre parole: certo che puoi, ma potresti farti male... oppure, essere così felice da renderti conto che avresti dovuto farlo molti anni prima! È impossibile saperlo a priori, ma è utile riflettere su dati di realtà. Alcune domande su cui puoi riflettere se pensi di lasciare il coniuge per l'amante Un esercizio utile a stimolare delle riflessioni se ti stai chiedendo se lasciare il partner ufficiale per l'amante, è rispondere a delle domande per iscritto. Potresti essere tentato di rispondere "in mente", ma ti assicuro che gli effetti sono molto diversi. Per cui, il mio invito è di impiegare almeno 10 minuti per rispondere a ognuna di queste domande (o a quelle che ritieni potranno esserti più utili). Mi fido di questa persona? Il nostro contesto, ci permetterebbe di avere una relazione felice? Verrò accettato/a dai suoi figli, o ci sarebbero degli ostacoli che potrebbero ostacolare la nostra relazione? I miei come reagirebbero? Sarei in grado di superare Sono disposto/a ad accettare le conseguenze economiche, sociali, religiose del lasciare il coniuge per l'amante? Catapultati nel futuro, tra 5, 15 e 20 anni. Come immagini sarà la tua vita con questa persona? Quali saranno gli aspetti belli, e quali le difficoltà? Posso ritornare ad essere felice nel mio matrimonio? D’altra parte, molte persone si chiedono se sia possibile ritrovare la felicità all’interno del proprio matrimonio. Se la tua relazione è stata segnata da anni di disconnessione emotiva, routine e mancanza di passione, potresti pensare che il matrimonio sia irrimediabilmente compromesso. Tuttavia, ti assicuro che ho visto delle relazioni veramente incasinate, riuscire a risollevarsi (e anzi, diventare più forti) anche dopo diversi tradimenti. Leggi anche: Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento Ho lavorato con coppie che, nonostante le difficoltà, sono riuscite a ritrovare una connessione profonda e a riscoprire l’amore che li aveva uniti all’inizio. Questo processo richiede tempo, pazienza e, spesso, il supporto di un professionista, ma può portare a una relazione più forte e soddisfacente. Se ti interessa approfondire quest'aspetto, ho realizzato un seminario gratuito: Un tradimento può salvare la tua coppia? Alcune domande su cui puoi riflettere se ti chiedi se puoi ricostruire il tuo matrimonio Un esercizio utile a stimolare delle riflessioni se ti stai chiedendo se lasciare il partner ufficiale per l'amante, è rispondere a delle domande per iscritto. Potresti essere tentato di rispondere "in mente", ma ti assicuro che gli effetti sono molto diversi. Per cui, il mio invito è di impiegare almeno 10 minuti per rispondere a ognuna di queste domande (o a quelle che ritieni potranno esserti più utili). Quali sono i problemi concreti che mi impedirebbero di impegnarmi al 100% nel mio matrimonio? Sono pronto a essere sincero con il mio partner e ricostruire su una base di onestà? Cosa mi ha fatto innamorare del mio coniuge? Cosa mi ha fatto allontanare? Mi sono davvero impegnato al massimo per provare a ricostruire il mio matrimonio? Quali sono le mie responsabilità che hanno portato alla crisi? Catapultati nel futuro, tra 5, 15 e 20 anni. Come immagini sarà la tua vita con questa persona? Quali saranno gli aspetti belli, e quali le difficoltà? Si può essere ossessionati dalle domande sulla relazione, e a volte è difficile uscirne. Non riesco a prendere decisioni A volte, l'incapacità di scegliere tra un partner e l'amante è una manifestazione di una paura - o un'incapacità - più generale nell'affrontare le decisioni. Dal "che mangio stasera?" al "dovrei avere figli?", l'incapacità di decidere è una caratteristica comune e dura da affrontare. Ci troviamo quindi a oscillare continuamente tra le opzioni (che siano più o meno importanti) senza mai trovare una soluzione definitiva. La paura di sbagliare, di pentirsi, o di ferire le persone care può paralizzare, impedendo di prendere una decisione che porti a un cambiamento concreto. Questo può portare la persona a sentirsi bloccata in altri ambiti della vita, non solo in quello sentimentale. Nella mia esperienza, combinare l'approccio Strategico con quello Solution Focused, è particolarmente utile per affrontare questa paralisi decisionale. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla scelta da fare, è importante esplorare come la persona può sviluppare la capacità di prendere decisioni con maggiore serenità e fiducia, riconoscendo che ogni scelta comporta inevitabilmente dei compromessi, delle rinunce e soprattutto una profonda incertezza. La "fuga dall'incertezza" (almeno nella mia esperienza), è uno dei motivi fondamentali che ci blocca nel dubbio. Cerchiamo spasmodicamente di fare la scelta giusta, identificando la scelta giusta con gli effetti giusti. Un po' come dire: se l'effetto della mia scelta avrà esito positivo, allora sarà stata giusta, altrimenti no. Il problema è che la vita non è un'equazione matematica. È impossibile conoscere a priori gli effetti di una decisione, e su questo spesso si concentra il mio lavoro: accettare l'incertezza e riuscire a celebrarla. Non esistono scelte giuste o sbagliate Scegliere tra moglie/marito e amante è una decisione profondamente personale e complessa, che richiede una riflessione attenta e onesta. Non esistono scelte giuste o sbagliate in senso assoluto, ma solo decisioni che possono portare a risultati diversi. È importante accettare che il futuro è incerto e che, qualunque sia la scelta fatta, ci saranno sfide e opportunità da affrontare. Come diceva il filosofo Søren Kierkegaard, "la vita può essere compresa solo all'indietro, ma deve essere vissuta in avanti". Ecco, è proprio così: a un certo punto dovremo scegliere, ricordandoci che anche il non scegliere, è di per sé una scelta. Così come è una scelta l’amore, che in molti associano solo al sentimento, mentre è importante ricordarne il fondamentale fattore "impegno". Per cui, scegliere di impegnarsi nel matrimonio e di fare del proprio meglio per renderlo soddisfacente può portare a una rinnovata felicità. In questa situazione, la banale citazione "Non fare scelte giuste, ma rendi giuste le tue scelte" assume un significato profondo. Non si tratta di trovare la decisione giusta a tutti i costi (che tanto, non saprai mai se è giusta), ma di fare una scelta con convinzione e di impegnarsi a renderla giusta attraverso le proprie azioni e il proprio impegno. Con il supporto giusto e una mentalità aperta, è possibile trovare la felicità, indipendentemente dalla strada che si sceglie di percorrere. Richiedi una consulenza gratuita Se hai bisogno d'aiuto in questo percorso o per ricostruire il tuo matrimonio, puoi prenotare una call gratuita con me e valuteremo insieme il tuo caso. Altri articoli sul tradimento ### Coppia di amanti entrambi sposati: quanto può durare una storia extraconiugale Perché le relazioni tra amanti entrambi sposati sono così comuniRomanticismo senza responsabilitàQuali sono i vantaggi di una relazione extraconiugale tra persone sposate?Quanto può durare una storia clandestina tra amanti entrambi sposati?La Longevità di una Relazione ExtraconiugalePerché l'amore tra amanti sposati è così forte?Le sfide di una relazione segretaQuando i figli contano di piùLa Fragilità e la bellezza delle relazioni clandestinePsicologo per superare un tradimento Le relazioni tra amanti entrambi sposati sono una realtà molto più comune di quanto si possa immaginare. Questo tipo di legame, vissuto in segreto anche da parenti e dagli amici più cari, porta con sé una serie di dinamiche complesse, fatte di passione, complicità, ma anche di incertezze e paure. In questo articolo parleremo di queste relazioni, quanto possono durare, il bello e il brutto delle sfide che si presentano lungo il cammino di due amanti sposati. Come psicologo che si occupa di tradimenti, mi capita di sentire tantissime storie, tutte con dei tratti in comune. Tipicamente, iniziano sul posto di lavoro, e iniziano in modo "leggero". C'è attrazione, si pensa che, tanto, la relazione sarà momentanea, e comunque non verrà mai scoperta. Poi, in genere sorgono degli imprevisti. Il tradimento viene a galla, oppure si sviluppano sentimenti sempre più forti... finché non si sa scegliere tra moglie (o marito) e amante. O magari ci si scontra con il desiderio di uno dei due di rendere ufficiale la relazione, mentre l'altro non vuole lasciare la famiglia. Se sei in difficoltà, puoi contattarmi per una telefonata conoscitiva gratuita. Insieme, valuteremo il tuo caso e se posso aiutarti. Perché le relazioni tra amanti entrambi sposati sono così comuni Quando due persone sposate si trovano a condividere un’attrazione reciproca, si crea spesso un legame che risponde a bisogni insoddisfatti nei rispettivi matrimoni. La relazione extraconiugale diventa un modo per evadere dalla routine e riscoprire passione e connessione emotiva, magari perse da tempo. O magari, rispondono a bisogni fondamentali dell'essere umano, come il rivivere le prime emozioni dell'innamoramento, sentire "le farfalle nello stomaco", sentirsi attraenti... o sic et simpliciter: fare più sesso, o avere maggior varietà sessuale. La scelta di mantenere il matrimonio e allo stesso tempo coltivare una relazione extraconiugale, permette a entrambe le parti di evitare le pressioni e le responsabilità che verrebbero con una separazione ufficiale. Spesso, pensando che "è solo passeggero", oppure restando nelle rispettive famiglie per i figli. Ma spesso, le cose si complicano. Potrebbe interessarti l'articolo Quando l'amante diventa importante. Le motivazioni più comuni per un tradimento (sia in generale che tra amanti entrambi sposati), sono fare più sesso, avere maggior varietà sessuale e rivivere le sensazioni iniziali dell'innamoramento. Come il sentirsi apprezzati, amati e ricevere le attenzioni che, magari, non si ricevono più nella relazione ufficiale. Romanticismo senza responsabilità Una relazione tra amanti entrambi sposati può sembrare, almeno inizialmente, una soluzione ideale. Nessuno dei due desidera mettere in discussione il proprio matrimonio, e questo crea un tacito accordo: la relazione deve restare segreta e priva di complicazioni, senza che nessuno dei due faccia pressioni per cambiare la propria vita. In questo contesto, la passione si può esprimere liberamente, senza le ansie e i doveri che spesso caratterizzano un matrimonio. Ma, come vedremo, questa soluzione ideale, spesso crea una serie di enormi complicazioni che rischiano di metterci in difficoltà. Quali sono i vantaggi di una relazione extraconiugale tra persone sposate? Le relazioni tra amanti entrambi sposati offrono una serie di vantaggi (spesso solo apparenti), soprattutto per chi cerca una via di fuga dalla monotonia coniugale senza dover affrontare le conseguenze di una separazione. Nessun obbligo reciproco: Poiché entrambi hanno già una vita familiare stabile, non ci sono richieste di lasciare il partner ufficiale. Equilibrio familiare intatto: La relazione extraconiugale può esistere parallelamente al matrimonio, senza necessariamente interferire con la famiglia. Privacy garantita: Entrambi i partner sono incentivati a mantenere la relazione segreta, riducendo il rischio di essere scoperti. Meno senso di colpa e stress: Sapere che anche l'altro ha un proprio matrimonio, riduce il peso del senso di colpa e permette di godersi appieno i momenti insieme. Quanto può durare una storia clandestina tra amanti entrambi sposati? La durata di una relazione tra amanti sposati varia molto in base alle dinamiche interne della coppia e alle circostanze esterne. Tuttavia, queste relazioni possono durare anni, talvolta decenni, proprio perché rispondono a bisogni profondi e difficilmente sostituibili. La Longevità di una Relazione Extraconiugale Le relazioni clandestine tra amanti sposati tendono a durare più a lungo rispetto ad altre forme di tradimento, poiché entrambi i partner si trovano in una situazione simile e condividono un tacito accordo a mantenere la relazione nel tempo. Personalmente, ho seguito persone in relazioni extraconiugali da oltre 15 anni. In casi come questi, l’amante diventa quasi una “seconda moglie/marito” e il legame si stabilizza nel tempo. La relazione diventa così forte, che tende anche ad equilibrare il matrimonio. Trovo infatti spesso nel mio studio persone che, dopo aver interrotto la relazione con l'amante, iniziano ad avere difficoltà con il partner ufficiale. Perché l'amore tra amanti sposati è così forte? L'intensità dell'amore tra amanti sposati può essere spiegata in parte dalla teoria dell'errore di attribuzione dell'arousal, formulata dagli psicologi Dutton e Aron nel 1974. Questa teoria suggerisce che le persone possono attribuire erroneamente l'eccitazione fisiologica provocata da una situazione pericolosa o stressante ai sentimenti romantici verso la persona con cui si trovano in quel momento. In uno degli esperimenti più noti, Dutton e Aron fecero attraversare a un gruppo di uomini un ponte sospeso e traballante, mentre un altro gruppo attraversava un ponte solido e sicuro. All'arrivo, entrambi i gruppi incontravano una donna che chiedeva loro di compilare un questionario. Gli uomini che avevano attraversato il ponte instabile erano molto più propensi a interpretare la loro eccitazione fisiologica (battito cardiaco accelerato, sudorazione) come attrazione per la donna, rispetto a quelli che avevano attraversato il ponte sicuro. Nelle relazioni clandestine, il rischio e l'adrenalina associati al segreto possono creare un arousal simile, che viene poi attribuito al partner. Questo fenomeno può far sembrare il legame con l'amante più intenso e appassionato di quanto sarebbe in un contesto privo di tensioni e pericoli, contribuendo a cementare l'idea di un amore eccezionale e unico. Purtroppo, non ci sono studi specifici sugli amanti. Tuttavia, questa teoria sembra calzante per molti dei casi che vedo tutti i giorni. Una relazione tra amanti entrambi sposati potrebbe essere così forte per il cosiddetto "errore di attribuzione dell'arousal" Le sfide di una relazione segreta Nonostante la promessa intrinseca di una relazione senza problemi -e che anzi, spesso nasce con il desiderio di trovare libertà e leggerezza all'interno della relazione con l'amante-, le difficoltà, in amore, sono sempre dietro l'angolo. Nella mia esperienza, la complicazione più comune è il desiderio di uno dei due di andare oltre. Uno dei partner potrebbe desiderare una relazione che si svolga nel quotidiano, alla luce del sole, rinunciando al proprio matrimonio. Mentre l'altro resta legato alla relazione ufficiale per ragioni familiari, sociali, economiche o anche per paura o affetto verso il marito/moglie. Oppure, con il passare del tempo, anche queste relazioni possono attraversare periodi di crisi. Una delle difficoltà principali è il calo della passione e l’aumento delle aspettative reciproche. Quando la relazione comincia a somigliare sempre più a un matrimonio, con i suoi obblighi e doveri, la magia iniziale, fatta di leggerezza e avventura, può svanire. Quando i figli contano di più Molte relazioni extraconiugali tra persone sposate finiscono a causa del peso delle responsabilità familiari. Un caso emblematico è quello di una donna il cui amante non è disposto a lasciare la moglie per via della figlia. Nonostante l’amore sincero che prova per la sua amante, la paura di perdere il rapporto con la figlia lo trattiene dal fare il grande passo. Questa situazione è molto comune: molti uomini, anche se innamorati della loro amante, scelgono di restare con la propria famiglia per proteggere il legame con i figli. A questo proposito, potrebbe interessarti l'articolo: "I figli perdonano un tradimento?" Ricorda che ogni relazione offre lezioni preziose su noi stessi e sui nostri bisogni. Riflettere su ciò che è andato storto e su cosa si potrebbe fare diversamente in futuro può aiutare a evitare di ripetere gli stessi schemi. Spesso, proteggere la famiglia impedisce a un amante di lasciare il matrimonio. La Fragilità e la bellezza delle relazioni clandestine Le relazioni tra amanti entrambi sposati sono complesse e spesso destinate a confrontarsi con la realtà delle responsabilità coniugali e familiari. Nonostante la passione iniziale, queste relazioni possono incontrare numerosi ostacoli, dai conflitti interni alla coppia ai problemi esterni legati alla famiglia e alla società. Per molte persone, queste relazioni offrono un modo per sentirsi vivi e amati in un momento in cui il matrimonio non riesce a soddisfare i loro bisogni emotivi. Magari perché "rapporti usurati" o per delle difficoltà momentanee, come problemi lavorativi o una malattia del partner. Anche se la maggior parte di queste storie finisce, il percorso può insegnare molto su ciò che desideriamo veramente nella vita e su come vogliamo costruire le nostre relazioni future. La chiave è affrontare queste esperienze con onestà e coraggio, riconoscendo i propri bisogni e imparando a bilanciare il desiderio con la realtà. Molte persone, poi, vengono scoperte e si trovano a dover capire se si può superare un tradimento. A questo proposito, ti consiglio di leggere l'articolo Come Superare il Tradimento con l’ESA. Psicologo per superare un tradimento Ricorda sempre che puoi chiedere aiuto a un professionista. Se vuoi, controlla qui se sono disponibili appuntamenti per una call gratuita con me. ### Come Superare il Tradimento con l'ESA Prenota una Call Conoscitiva GratuitaPerché sembra impossibile poter superare il trauma del tradimento?Il trauma di chi ha subito il tradimentoSuperare il tradimento per il traditoreSi può davvero Superare un Tradimento?Cosa serve per Superare un Tradimento?Quando superare un tradimento è impossibile?Le 3 Fasi per Superare un Tradimento: l'E.S.A.EspiazioneSintonizzazioneAttaccamentoFAQ: Come Superare un TradimentoCome Superare un Tradimento Non Confessato?Come puoi ricostruire la fiducia nella tua relazione dopo un tradimento?Cos'è un tradimento bianco e come si supera?Come gestire il tradimento se è stato scoperto dai figli? Superare un tradimento è una delle sfide più difficili per una relazione. Eppure, nella mia esperienza con le coppie, ti assicuro che è possibile. Certo, non è semplice, ma ho visto molte relazioni riemergere dal trauma del tradimento diventare più forti di prima. Come psicologo che si occupa di tradimenti e autore del libro Psicologia del Tradimento, voglio parlarti di come superare il tradimento sia che tu ti trovi dalla parte del tradito, che del traditore grazie all'E.S.A. . Perché sembra impossibile poter superare il trauma del tradimento? Il trauma di chi ha subito il tradimento Per la persona tradita, sembra impossibile potersi fidare di nuovo. Tutto sembra riportare a quella scoperta: una coppia per strada che si abbraccia, un film con una scena d'amore o semplicemente una semplice notifica di Whatsapp proveniente dal cellulare del partner traditore. Tutto, nella quotidianità, sembra riaprire la ferita del tradimento, generando pensieri ossessivi, flashback, immagini intrusive. Scoprire un tradimento è un po' come una forte scossa di terremoto alla propria identità, che negli anni tende quasi a "fondersi" con quella del partner. Ci conosciamo con il confronto continuo con la persona amata, che però, veniamo a scoprire, non conoscevamo fino in fondo. Ci ha tradito, ci ha nascosto una parte importante della sua vita. Quindi: potrebbe rifarlo? Perché l'ha fatto? Come ha potuto? Chi è davvero? E chi sono io? Da Cesare e Cleopatra, fino ai giorni nostri, sono tante le persone che hanno scoperto i dolori e le gioie del tradimento. Questo stato d'animo, questa serie di domande senza risposta, è difficile da capire per chi ha tradito. Perché nel circolo vizioso che può svilupparsi, ci si incastra. E trovare il bandolo della matassa, non è affatto semplice. Il partner traditore infatti, spesso dice: "Ti ho dimostrato che la storia è finita, perché continui a parlarne? Il passato sta nel passato, continuare a tornarci non cambierà le cose!". Oppure: "Perché continui a farmi domande? Ti ho detto che non l* vedo più! Che ti importa conoscere i dettagli? Peggiorerà solamente la tua sofferenza!". Questa è una logica assolutamente razionale. Il problema, è che senza un lavoro volto alla ricostruzione della fiducia e del superamento del trauma, la ragione è inutile. Perché prevalgono la paura e l'angoscia di chi soffre. Che non hanno proprio nulla di razionale. E rispondere all'emotività con la razionalità, vuol dire porre le basi del fallimento. Superare il tradimento per il traditore Il traditore viene spesso visto come una persona da demonizzare. "Hai sbagliato! Cattivo!" - manca solo: "A cuccia!"... e abbiamo completato un brutto, sempreverde quadretto. Eppure, questo processo è una riduzione ai minimi termini della complessità delle emozioni. E non va assolutamente bene. Anche chi tradisce, soffre. E tanto. Molte persone, dopo aver tradito, si trovano in una condizione di grande confusione. A volte perché non ci si riconosce. Spesso sento dirmi: "Maurizio, credimi: io non avrei mai pensato di tradire. Anzi, quelli che tradivano, li ho sempre giudicati. E ora, sono diventato come quelle persone che giudicavo!" (su quest'argomento, puoi guardare il video qui sotto). Nasce una vera e propria dissonanza cognitiva: il disagio dato dalla differenza tra le proprie azioni e le proprie credenze. "Se per me è sbagliato, perché lo faccio?" - questo può generare chiaramente anche una serie di pensieri intrusivi, oltre che sintomi ansiosi e depressivi. Non solo: c'è di frequente un altro pensiero che va a generare un grandissimo dolore. "Se per me il tradimento è così sbagliato, e comunque ho tradito... significa che non amo più mia moglie/mio marito?". Per la persona che tradisce, si apre una finestra nuova sul mondo. Spesso, riesce a scoprire nuove esigenze che erano state messe da parte nella relazione ufficiale. Un'altra difficoltà che vedo spesso, è quella di non riuscire a rinunciare all'amante. Il motivo, è presto detto: la bellissima cascata di emozioni, incontrollabili ed eccitanti. "Sono anni che non mi sentivo così". "Mi sembra finalmente di aver trovato il grande amore!". Uno stato di innamoramento fortissimo, che alcuni chiamano "limerenza" (purtroppo, alcuni, patologizzandolo) e che fa parte della normale esperienza umana. Il sentimento è così forte e travolgente, che le persone rischiano di mettere a repentaglio la loro vita, famiglia, sicurezza economica, status, casa, relazioni amicali e chi più ne ha, più ne metta. Ricordiamo che provare delle emozioni non è una colpa. Né un qualcosa che possiamo scegliere: le proviamo e basta. Proprio per questo, bisogna cercare di guardare oltre la propria ferita, per riuscire a comprendere la complessità di questa situazione. Anche da parte del tradito. https://www.youtube.com/watch?v=1YURm9DgSVE In questo video, parlo della dinamica più comune raccontatami dalle persone che seguo quando le aiuto a superare un tradimento. Nota bene: Τραῦμα ("trafma") in greco significa ferita. Per questo, spesso viene utilizzato il termine trauma per indicare la lacerazione che genera un tradimento. Da non confondere con il disturbo post-traumatico da stress, ne ricorda, come abbiamo visto, alcune caratteristiche. Prenota una Call Conoscitiva Gratuita Sono uno psicologo che si occupa di tradimenti. Se tu o la tua coppia vi ritrovate a vivere le situazioni descritte in quest'articolo, puoi contattarmi per una telefonata conoscitiva gratuita.Ti ascolterò, ci conosceremo e valuteremo insieme se il mio percorso può essere utile per la tua situazione. Visualizza le Disponibilità Si può davvero Superare un Tradimento? ...ma è davvero possibile superare un tradimento? O questo dolore rimarrà per sempre? Guarderò sempre il partner con questa fitta al cuore? Riuscirò di nuovo a dire "ti amo" alla persona che mi ha tradito? Ti rispondo in modo secco: sì, è possibile superare un tradimento. È facile? No. È garantito che io possa superare il tradimento? No. Ci sono degli strumenti che lo rendono più probabile? Sì. Molte delle coppie che vedo, riescono a superare il tradimento e a ricostruire una relazione migliore di prima. Altre non ce la fanno, e si separano. Ma quali sono le caratteristiche che rendono più probabile superare un tradimento? Cosa serve per Superare un Tradimento? Tendenzialmente, è un discorso soggettivo. Tuttavia, ho notato delle costanti utili ad andare avanti. La relazione extraconiugale viene interrotta. Il partner traditore si assume la responsabilità delle proprie azioni. C'è trasparenza e onestà nel comunicare. Si riconosce il dolore causato. C'è un impegno tangibile per evitare che ciò si ripeta. Il partner traditore diventa il "paladino" della coppia. Il partner tradito si impegna a comprendere il punto di vista dell'altro. Quando superare un tradimento è impossibile? "Impossibile" non è un termine corretto, ma potremmo dire che delle "red flag" sono: Il partner traditore è insicuro, non sa se vuole recuperare la relazione o si rifiuta di tagliare i ponti con l'amante. Uno dei due non accetta le proprie responsabilità. Si tende a sminuire le emozioni dell'altro. I partner sono impazienti e intolleranti alla frustrazione. Le 3 Fasi per Superare un Tradimento: l'E.S.A. Forse può interessarti l'articolo: Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento Secondo il Metodo Gottman, per superare un tradimento, bisogna attraversare tre fasi identificabili con l'acronimo "E.S.A.". Questo metodo è stato ideato da John e Julie Gottman, e si basa su decenni di ricerche. Di fatto, i Gottman sono stati i primi a introdurre il metodo scientifico nello studio delle relazioni. I punti di forza del metodo Gottman sono infatti: Approccio scientifico. Focus sulla comunicazione. Approccio pratico ai problemi. Personalizzazione del trattamento. Gli obiettivi che si pone, nel processo di superare il tradimento, sono: Comprendere le cause profonde del tradimento. Affrontare le emozioni dolorose come la rabbia, il risentimento e il dolore. Ristabilire la comunicazione e la fiducia. Sviluppare nuovi meccanismi di coping per gestire i conflitti. Ricostruire un legame più forte e resiliente. Si ripromette di farlo, dicevo, seguendo tre fasi con l'acronimo "ESA": Espiazione. Sintonizzazione. Attaccamento. Espiazione La fase di espiazione è fondamentale per porre delle basi solide per iniziare a superare il tradimento. È il momento in cui il partner infedele riconosce il dolore causato e mostra rimorso genuino. È essenziale che chi ha tradito si prenda la responsabilità delle proprie azioni e sia disponibile a rispondere alle domande del partner tradito senza minimizzare il dolore causato. In questa fase, è ovviamente importante la completa onestà. Per poter ripartire da una base sincera, è importante raccontare le dinamiche del tradimento senza mentire. Ciò non vuol dire entrare in dettagli morbosi, ma aiutare la persona tradita a comporre un puzzle mentale dell'accaduto per poterlo accettare e mettere da parte. Senza nasconderne dei pezzi indispensabili. Degli elementi-chiave di questo processo sono: Assumersi la responsabilità: Il partner che ha tradito deve assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni e dimostrare un sincero pentimento. Richiedere perdono: Il partner ferito deve esprimere i propri sentimenti e bisogni, mentre il partner che ha tradito deve chiedere perdono in modo autentico e umile. Riparare i danni: Il partner che ha tradito deve compiere azioni concrete per riparare i danni causati, come ad esempio fare terapia individuale, scrivere lettere di scuse o dedicare più tempo e attenzione al partner ferito. Sintonizzazione Questa fase implica il riavvicinamento emotivo della coppia. Il partner traditore deve sintonizzarsi con i sentimenti del partner tradito, mostrando empatia e comprensione. È un momento delicato in cui il dialogo aperto e la comunicazione non aggressiva giocano un ruolo cruciale. Migliorare la comunicazione: Le coppie imparano a comunicare in modo aperto, onesto e rispettoso, anche quando si affrontano argomenti difficili come il tradimento. Ascolto attivo: I partner imparano ad ascoltarsi attentamente e con empatia, senza giudicare o interrompere. Risolvere i conflitti in modo costruttivo: Le coppie sviluppano strategie per gestire i conflitti in modo costruttivo, evitando attacchi personali e concentrandosi sul risolvere i problemi. Attaccamento La fase dell'attaccamento, rappresenta l'ultima tappa del Metodo Gottman per superare un tradimento. Si tratta di un passo cruciale nel processo di guarigione, dove le coppie si concentrano sul ricostruire l'intimità, approfondire la connessione emotiva e riscoprire l'amore e la fiducia che un tempo caratterizzavano la loro relazione. Ricostruire la fiducia: La fiducia viene ricostruita gradualmente attraverso la dimostrazione costante di affidabilità, impegno e rispetto reciproco. Rinvigorire l'intimità: Le coppie riscoprono l'intimità fisica ed emotiva attraverso il contatto fisico, la condivisione di esperienze e il dedicarsi del tempo di qualità insieme. Creare un nuovo legame basato su onestà e fiducia: Il tradimento può essere visto come un'opportunità per creare un nuovo legame più forte e resiliente, basato sulla comunicazione aperta, la fiducia reciproca e l'impegno condiviso. Se stai affrontando un tradimento, che sia un tradimento "bianco" o in cui ci sono stati rapporti fisici, puoi scaricare gratuitamente le prime 60 pagine del mio libro "Psicologia del Tradimento", ottenere dei casi studio e accedere a una consulenza conoscitiva con me. Tutto questo gratis: ti basta cliccare qui. FAQ: Come Superare un Tradimento Come Superare un Tradimento Non Confessato? Superare un tradimento non confessato può sembrare un'impresa impossibile. Ti capisco, perché convivere con il peso del senso di colpa, dell'angoscia e dell'ansia può essere devastante. Alcune persone mi raccontano di una sensazione di calore, di stretta al cuore, di angoscia e irrequietezza che provano nel momento in cui pensano di aver tradito e che il partner non lo sappia. Altri sviluppano veri e propri pensieri ossessivi. È fondamentale affrontare questi sentimenti, valutando bene se confessare o meno, considerandone gli effetti a breve e lungo termine. Ho scritto un articolo proprio sul tema: Dovrei confessare un Tradimento? Per una coppia, riuscire a superare il tradimento è come guardare a una nuova strada da percorrere insieme. Non vuol dire ignorare il passato, ma riconoscere quante difficoltà si sono superate insieme. Come puoi ricostruire la fiducia nella tua relazione dopo un tradimento? Ricostruire la fiducia dopo un tradimento è difficile, ma non impossibile. Il dolore e l'incertezza che stai provando, sono normali. Se può rassicurarti, sappi che nelle coppie è estremamente probabile (qui alcune statistiche) che ci sia un tradimento. E tante coppie prima di te, ce l'hanno fatta. Alcune coppie ce la fanno da sole, ma altre preferiscono seguire una terapia di coppia per seguire dei metodi già provati, come ad esempio il Metodo Gottman che ho descritto in precedenza. In ogni caso, ricorda che la comunicazione aperta e onesta è essenziale. Parlare dei tuoi sentimenti e ascoltare quelli del tuo partner senza giudizio può creare un terreno comune per riuscire a superare questo momento. La fiducia si ricostruisce dimostrando affidabilità, impegno e rispetto reciproco. Imparare a risolvere i conflitti in modo costruttivo e riscoprire l'intimità fisica ed emotiva attraverso il contatto fisico, la condivisione di esperienze e il dedicarsi del tempo di qualità insieme può aiutare a risanare le ferite. Certo: in questo momento sembra impossibile. Ma con il giusto impegno, puoi creare una relazione più forte e resiliente. Cos'è un tradimento bianco e come si supera? Hai mai pensato che un messaggio su WhatsApp o una conversazione notturna su Facebook potessero minacciare la tua relazione? È il “tradimento bianco”, cioè il tradire senza andare a letto. Un tipo di infedeltà che non coinvolge il contatto fisico, ma che può creare comunque profonde ferite emotive. Per superare un tradimento bianco, è importante: Riconoscere il problema: Ammetti che il tradimento emotivo ha avuto un impatto negativo sulla relazione. Questo è il primo passo per affrontare la situazione. Comunicare apertamente: Parla con il tuo partner in modo sincero e trasparente. Condividi i tuoi sentimenti e ascolta i suoi senza giudizio. La comunicazione onesta è fondamentale. Stabilire confini chiari: Decidete insieme quali sono i confini accettabili nelle vostre interazioni con altre persone. Ricostruire la fiducia: La fiducia va ricostruita gradualmente. Dimostra affidabilità attraverso azioni concrete, come essere trasparente sui tuoi movimenti e le tue comunicazioni. Cercare supporto professionale: Un terapeuta di coppia può aiutare a facilitare il dialogo e fornire strumenti per superare la crisi. Il supporto professionale può fare una grande differenza nel processo di guarigione. Seguendo questi passi, potrai iniziare a superare le ferite del tradimento bianco e lavorare per ricostruire una relazione più forte e sana. Se vuoi approfondire quest'argomento ho scritto un articolo proprio sul Tradimento Bianco Come gestire il tradimento se è stato scoperto dai figli? “Quando ho scoperto che mio padre aveva un’altra donna, ho pensato che non fosse l’uomo che ho sempre conosciuto.”“Non riesco più a guardare mia madre nello stesso modo. Mi ha sempre insegnato il rispetto per i valori della famiglia, e poi…” Queste sono le parole che sento spesso dai figli che scoprono il tradimento di un genitore. Quando questo accade, il dolore e la confusione possono essere profondi. Ecco alcuni spunti per affrontare questa situazione complessa: Riconosci il loro dolore: Ascolta i loro sentimenti senza giudicare. Comunica con onestà: Spiega la situazione in modo appropriato alla loro età, senza entrare nei dettagli. Mostra rimorso e assumi le tue responsabilità: Ammetti l’errore e mostra rimorso sincero. Mantieni un ambiente di rispetto: Non criticare l'altro genitore davanti ai figli. Cerca supporto professionale: Un terapeuta può facilitare la comunicazione e aiutare a superare il trauma. Dai loro tempo: La guarigione richiede tempo, sii paziente e di supporto. Ho scritto un articolo molto approfondito su quest'argomento. Se ti va di leggerlo, puoi cliccare qui: I figli perdonano un tradimento? Prenota una Call Conoscitiva Gratuita Sono uno psicologo che si occupa di tradimenti. Se tu o la tua coppia vi ritrovate a vivere le situazioni descritte in quest'articolo, puoi contattarmi per una telefonata conoscitiva gratuita.Ti ascolterò, ci conosceremo e valuteremo insieme se il mio percorso può essere utile per la tua situazione. Visualizza le Disponibilità ### I Figli Perdonano un Tradimento? Mio figlio non si fida più di me dopo un tradimentoMio figlio dice che sono un ipocritaImpatto Emotivo e PsicologicoImplicazioni sulle Dinamiche FamiliariEffetti sulla vita dei figli in caso di separazioneMancanza di Chiarezza e ComunicazioneCosa dire ai Figli Dopo un TradimentoDevo dire ai miei figli del tradimento?Cosa evitare di fare se mio figlio scopre un tradimentoComunicare con OnestàMostrare Rimorso e Assumersi le Proprie ResponsabilitàCercare Supporto ProfessionaleUn esempio: il caso di Maria e il "single" su FacebookLe Domande che i Figli Potrebbero PorsiPerché l’hai fatto?Ci vuoi ancora bene?La nostra famiglia tornerà mai come prima?ConclusioneTi serve aiuto? "Quando ho scoperto che mio padre aveva un'altra donna, ho pensato che non fosse l'uomo che ho sempre conosciuto." "Non riesco più a guardare mia madre nello stesso modo. Mi ha sempre insegnato il rispetto per i valori della famiglia, e poi..." Queste sono le parole che sento spesso dai figli che scoprono il tradimento di un genitore. Come psicologo che si occupa di psicologia del tradimento, ho visto da vicino le ferite che queste esperienze possono infliggere. Se ti stai chiedendo perché i figli trovano così difficile perdonare un tradimento di un genitore e come fare per gestire quest'avvenimento, quest'articolo ti aiuterà. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Mio figlio non si fida più di me dopo un tradimento Il tradimento di un genitore può frantumare la fiducia che i figli hanno costruito nel tempo. I figli vedono i genitori come punti di riferimento stabili e affidabili. Scoprire che uno dei genitori ha tradito può distruggere questa immagine, lasciando i figli disorientati e insicuri. La fiducia non è solo un concetto astratto; è il fondamento su cui si basano le relazioni umane. Quando questa viene meno, i figli si trovano a mettere in discussione non solo il genitore traditore, ma anche se stessi e la loro capacità di giudicare il mondo che li circonda. Questa perdita di fiducia può avere conseguenze a lungo termine, influenzando le future relazioni e la capacità di formare legami sicuri. Immagina di essere un faro per i tuoi figli, la tua stabilità e la tua integrità sono ciò che guida il loro percorso. Quando questo faro smette di proiettare un fascio di luce diretta, si sentono persi in un mare di incertezze. Hanno bisogno di sapere che possono ancora contare su di te, che possono ancora guardare a te come un esempio di forza e affidabilità. Mio figlio dice che sono un ipocrita I figli apprendono i valori e la moralità dai genitori. Quando un genitore tradisce, viene meno la coerenza tra ciò che è stato insegnato e ciò che viene praticato. Questo può generare confusione e risentimento nei figli. I valori come l'onestà, la fedeltà e l'integrità sono messi in discussione, creando un conflitto interno tra ciò che si è sempre creduto e la realtà dei fatti. Questo conflitto può portare a un senso di disillusione e cinismo. La coerenza morale è essenziale per lo sviluppo di una sana autostima e un senso di giustizia. I figli si trovano a vivere un paradosso emotivo: come possono credere in valori che vedono traditi proprio da chi glieli ha insegnati? Questo dilemma li porta a riconsiderare tutto ciò che hanno sempre dato per scontato, aumentando il loro dolore e la loro confusione. Impatto Emotivo e Psicologico Il tradimento può avere un impatto emotivo devastante sui figli, che possono provare sentimenti di rabbia, tristezza, confusione e tradimento personale. Il tradimento può essere vissuto come un trauma emotivo che riapre vecchie ferite o ne crea di nuove. I figli possono sviluppare sintomi di ansia, disturbi del sonno e dell'alimentazione. Alcuni di questi sintomi, potrebbero anche avere la funzione di tenere insieme la famiglia. In altre parole, un figlio potrebbe sviluppare un sintomo per generare una difficoltà che impedisca ai genitori di separarsi. Implicazioni sulle Dinamiche Familiari Il tradimento spesso porta a conflitti e tensioni che destabilizzano la famiglia. I figli possono sentirsi costretti a schierarsi con un genitore, aumentando il loro rancore verso quello che percepiscono come il responsabile della rottura. Questo schieramento può creare divisioni all'interno della famiglia, rendendo difficile mantenere relazioni sane e armoniose. Le dinamiche di potere e le alleanze si spostano, creando un ambiente di conflitto e tensione continua. I figli possono sviluppare sentimenti di colpa per aver scelto di sostenere un genitore rispetto all'altro, peggiorando il loro benessere emotivo e psicologico. Immagina una famiglia come un sistema complesso di ingranaggi. Quando uno di questi ingranaggi si inceppa, tutto il sistema ne risente. I figli possono sentirsi come se stessero camminando su un filo, cercando di mantenere l'equilibrio tra i genitori e gestire le proprie emozioni. Effetti sulla vita dei figli in caso di separazione Le conseguenze pratiche di un tradimento e di un'eventuale separazione possono avere un impatto diretto sulla vita dei figli. Le difficoltà economiche e logistiche possono rendere la loro vita significativamente più difficile, alimentando ulteriormente il risentimento. La stabilità finanziaria e abitativa viene messa a rischio, costringendo i figli a adattarsi a nuove realtà spesso meno favorevoli. I figli possono trovarsi a dover rinunciare a opportunità educative o sociali, influenzando negativamente il loro futuro. La mancanza di risorse e supporto può portare a sentimenti di abbandono e frustrazione, aumentando la loro sofferenza. Attenzione però a non fare l'errore opposto: ovvero arrivare a odiarsi pur di non separarsi. Tenere un ambiente sereno in casa è fondamentale per l'equilibrio di tutti. Per cui, se questo viene a mancare, è importante riconoscere che può essere meglio per tutti, allontanarsi di casa. Mancanza di Chiarezza e Comunicazione Quando i genitori decidono di non spiegare ai figli le ragioni del tradimento e della separazione, lasciano spazio a incomprensioni e supposizioni errate. Questa mancanza di chiarezza può aggravare il risentimento e la confusione. I figli hanno bisogno di risposte per comprendere e processare ciò che è accaduto. La comunicazione aperta e onesta è fondamentale per aiutare i figli a navigare attraverso le loro emozioni e a costruire un senso di sicurezza. Senza una spiegazione adeguata, i figli possono creare proprie narrazioni che spesso sono più dolorose della realtà, aumentando la loro sofferenza. Immagina di cercare di mettere insieme i pezzi di un puzzle senza avere un'immagine di riferimento. Questo è ciò che i figli sperimentano quando non ricevono spiegazioni chiare. Si sentono persi e soli, cercando di dare un senso a ciò che sembra inspiegabile. Cosa dire ai Figli Dopo un Tradimento Sai che puoi scaricare gratuitamente le prime 60 pagine del mio libro "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo", che spiega come riconciliarsi dopo un tradimento? Devo dire ai miei figli del tradimento? Evita di informare i figli del tradimento se non è assolutamente necessario parlarne (ad esempio, se l'hanno scoperto loro, o se il partner tradito ha sbarellato e ha iniziato a fare scenate davanti a loro). In altre parole, se i figli non sono già a conoscenza del tradimento, è tendenzialmente una buona idea che ve la sbrighiate da soli, senza coinvolgerli. Questo eviterà una serie di problemi a loro e al vostro equilibrio familiare. Ovviamente, questa rimane una scelta personale, che ha anche delle diverse implicazioni in base all'età dei figli. In ogni caso, sono sicuro che tu voglia evitare che i tuoi figli abbiano una cattiva immagine del tuo partner... vero!? Cosa evitare di fare se mio figlio scopre un tradimento Non entrare mai nei dettagli del tradimento. I figli non hanno bisogno di sapere i particolari, che possono essere emotivamente difficili e creare confusione e dolore aggiuntivo. Quando si scopre un tradimento, è naturale provare rabbia e frustrazione, ma è importante evitare di parlare ai figli immediatamente. La reazione iniziale può essere impulsiva e dannosa. Prenditi del tempo per riflettere su come affrontare la situazione con loro in modo misurato e controllato. È utile non raccontare ai figli del tradimento a meno che non sia strettamente necessario, come nel caso di una separazione imminente dei genitori. Evita di discutere davanti ai figli. Evita anche di utilizzare un linguaggio provocatorio, incluse "battutine" e "frecciatine" al partner. Farlo, insegna ai figli un modo immaturo di affrontare i problemi, e può sviluppare una tendenza all'imitazione, che a sua volta può generare distanza tra genitore e figlio. Infine, evita di esprimere disprezzo per l’altro genitore davanti ai figli. Criticare o sminuire il partner traditore può danneggiare ulteriormente la relazione tra genitore e figlio e creare un ambiente di ostilità e insicurezza. Mantieni un tono neutro e focalizzati sul benessere emotivo dei tuoi figli, cercando di preservare la loro percezione di stabilità e sicurezza familiare. Comunicare con Onestà Se i figli scoprono il tradimento, può essere utile spiegar loro, in modo adeguato alla loro età, cosa è successo. Questo non significa entrare nei dettagli dolorosi, ma fornire una spiegazione chiara e onesta che possa aiutare i figli a comprendere la situazione. La trasparenza aiuta a ristabilire un minimo di fiducia e a prevenire malintesi che potrebbero aggravare ulteriormente il dolore. I figli hanno bisogno di sentirsi inclusi e rispettati nelle decisioni familiari, anche nelle situazioni difficili. La comunicazione aperta crea un ambiente di fiducia e supporto reciproco, essenziale per la guarigione. Mostrare Rimorso e Assumersi le Proprie Responsabilità È importante che i figli vedano che il genitore traditore si assume la responsabilità delle proprie azioni e mostra un sincero rimorso. Questo aiuta a ristabilire un minimo di fiducia e a dimostrare che si sta facendo tutto il possibile per rimediare. Il rimorso deve essere genuino e accompagnato da azioni concrete che mostrino l'impegno del genitore a cambiare e a riparare il danno fatto. I figli hanno bisogno di vedere che il genitore traditore è disposto a fare il necessario per ricostruire il rapporto e che il loro dolore è riconosciuto e rispettato. Nel caso, invece, si decida di non provare a ricostruire il rapporto ma andare avanti verso una separazione, è fondamentale cercare di fare il possibile per mantenere un equilibrio familiare basato sul rispetto e la collaborazione. Per molti genitori separati, può essere doloroso continuare ad avere un rapporto con l'altro genitore, eppure se i figli non sono già adulti, bisogna trovare un modo di comunicare al meglio per il benessere dei figli. Evitando questioni di principio che generano solo difficoltà ulteriori. Pensa a come ti senti quando qualcuno ti chiede scusa sinceramente e fa di tutto per rimediare. Questo è ciò di cui hanno bisogno i tuoi figli per superare il momento. La sincerità e l’impegno a rimediare possono fare la differenza per i tuoi figli, aiutandoli a iniziare un percorso verso una serenità maggiore. Assumersi le proprie responsabilità in modo esplicito, ammettendo l'errore, è un ottimo modo di dare un insegnamento prezioso ai tuoi figli: tutti sbagliano, l'importante è ammetterlo e fronteggiare le conseguenze in modo maturo ed equilibrato. Cercare Supporto Professionale Sai che ho realizzato un podcast chiamato "Psicologia del Tradimento"? Affrontare il tradimento di un genitore è un processo complesso che spesso richiede il supporto di un professionista. La terapia familiare può essere un modo efficace per affrontare i sentimenti di rabbia, tristezza e confusione e per ricostruire le relazioni familiari. Uno psicologo può aiutare a facilitare la comunicazione e a fornire gli strumenti necessari per affrontare e superare questa difficile esperienza. Il supporto professionale può fare la differenza nel modo in cui la famiglia affronta e supera il tradimento, creando un percorso di guarigione e crescita. Un esempio: il caso di Maria e il "single" su Facebook Maria, 45 anni (nome di fantasia), avendo scoperto il tradimento di suo marito con una collega, presa dalla rabbia e dal dolore, ha reagito in modo impulsivo. Ha informato non solo i propri figli, ma anche i suoceri dell'accaduto. Il tutto, condito con il cambio di situazione sentimentale su Facebook: da "sposata" a "single". Quello che sarebbe potuto essere un evento doloroso ma superabile, si è trasformato rapidamente in una crisi familiare complessa e devastante. In preda alla rabbia e alla frustrazione, Maria ha raccontato ai loro due figli adolescenti del tradimento del padre, sperando forse di trovare conforto o costruire un'alleanza contro il marito. Contemporaneamente, ha deciso di coinvolgere anche i suoceri, informandoli dettagliatamente dell'infedeltà del marito. Questa divulgazione immediata e incontrollata ha fatto sì che più persone si trovassero immerse nel conflitto, aumentando il carico emotivo su tutti i membri della famiglia. I suoi amici, hanno poi notato il "single" su Facebook, che ha ulteriormente aggiunto imbarazzo e difficoltà alla già complessa situazione. Il marito di Maria, già tormentato dal senso di colpa per aver ferito la moglie, si è trovato improvvisamente a dover affrontare la delusione e la rabbia dei suoi figli e dei suoi genitori. La pressione emotiva è aumentata a livelli insostenibili. La dinamica familiare, che avrebbe potuto essere ricomposta con il tempo e con un approccio terapeutico adeguato, si è complicata enormemente. I figli, confusi e feriti dalla rivelazione, hanno sviluppato un'avversione crescente verso il padre. La loro percezione della figura paterna è cambiata, compromettendo il legame affettivo e generando una distanza emotiva che prima non esisteva. Anche i suoceri, cercando d'essere d'aiuto, hanno aggiunto ulteriore pressione sulla coppia, rendendo ancora più difficile qualsiasi tentativo di riconciliazione. Alla fine, la pressione emotiva e le tensioni interne hanno portato a una rottura irreparabile del matrimonio. La coppia ha deciso di separarsi, incapace di gestire il carico emotivo e le dinamiche familiari ormai compromesse. I figli, oltre a dover affrontare la separazione dei genitori, si sono trovati a fare i conti con un ambiente familiare carico di ostilità e incomprensioni. Fortunatamente, il padre è, con il tempo, riuscito a riavvicinarsi ai figli, ma con uno sforzo e una fatica che sarebbero potuti essere risparmiati semplicemente evitando di sollevare un polverone. Questo scenario drammatico avrebbe potuto essere evitato con una gestione più consapevole e controllata dell'evento. Se Maria avesse cercato supporto professionale prima di coinvolgere i figli e i suoceri, la famiglia avrebbe avuto l'opportunità di affrontare il tradimento in modo più costruttivo. Un approccio guidato da un professionista avrebbe permesso di gestire le emozioni intense, preservando il benessere dei figli e aumentando le probabilità di una riconciliazione. Le Domande che i Figli Potrebbero Porsi Perché l’hai fatto? Questa è una delle domande più difficili a cui rispondere, ma è essenziale affrontarla con sincerità. Spiegare le circostanze e i sentimenti che hanno portato al tradimento, senza giustificare le proprie azioni, può aiutare i figli a comprendere meglio la situazione. I figli hanno bisogno di capire le motivazioni dietro le azioni del genitore per poter processare e accettare ciò che è accaduto. La comprensione non elimina il dolore, ma può renderlo più gestibile. Ovviamente, senza rinunciare alla delicatezza e al comunicare solo le informazioni necessarie e non di più. Calibrando il tutto sull'età dei figli. Pensa a quanto è importante per te comprendere le ragioni dietro le azioni degli altri. I tuoi figli non sono diversi. Meritano di sapere il perché, anche se la verità è dolorosa. Ci vuoi ancora bene? I figli possono temere che il tradimento significhi che non sono più amati o che la famiglia non sia più importante. È fondamentale rassicurare i figli sul fatto che il tradimento non cambia l’amore che provi per loro. Questo aiuta a ricostruire un senso di sicurezza e a rassicurare i figli che, nonostante le difficoltà, rimangono una priorità. L’amore incondizionato è una fonte di forza e stabilità per i figli, soprattutto in momenti di crisi. Questo è ancora più importante se il tradimento finisce in una separazione, che rende il tutto più complesso. La nostra famiglia tornerà mai come prima? È importante essere realistici, spiegando che anche se la famiglia attraversa un periodo difficile, con impegno e amore si può costruire una nuova normalità. Non si tratta di tornare indietro, ma di andare avanti in modo diverso. Questo può includere il lavoro sulla comunicazione, la costruzione di nuove abitudini familiari e il rafforzamento dei legami esistenti. La famiglia può evolversi e diventare più forte attraverso l’esperienza condivisa di superare il tradimento. Immagina di camminare su un sentiero difficile, ma con la consapevolezza che ogni passo ti avvicina a una nuova meta. I tuoi figli hanno bisogno di sapere che, anche se la strada è difficile, ci sono speranze per un futuro migliore. La nuova normalità non significa rinunciare alla felicità, ma trovare modi nuovi e creativi per costruirla insieme. Conclusione Affrontare il tradimento di un genitore è un'esperienza sicuramente difficile e complessa per un figlio. Tuttavia, con il giusto approccio e il supporto adeguato, è possibile superare questa difficoltà e costruire una relazione familiare più forte e resiliente. È fondamentale evitare di lasciarsi sopraffare dalle emozioni negative e di riversare la propria rabbia sui figli. Quando ci sentiamo feriti e traditi, è naturale provare rabbia, frustrazione e dolore, ma è importante ricordare che i figli non devono diventare il ricettacolo delle nostre emozioni negative. Vomitare la propria rabbia su di loro può causare danni emotivi profondi e duraturi. I figli non sono armi da usare contro il partner traditore. Coinvolgerli nei conflitti degli adulti e farli sentire obbligati a prendere parti può creare un ambiente di tensione e insicurezza. Questo non solo compromette il loro benessere emotivo, ma può anche minare il loro senso di sicurezza e fiducia nei confronti di entrambi i genitori. Invece, è cruciale mantenere un ambiente di amore, supporto e comprensione. Anche se è difficile, cerca di separare i tuoi sentimenti verso il partner traditore dalle tue interazioni con i figli. Evita di esprimere disprezzo per l'altro genitore e non coinvolgere i figli nei dettagli dolorosi del tradimento. Proteggerli da queste dinamiche negative è essenziale per il loro sviluppo emotivo e psicologico. Mantieni una comunicazione aperta e sincera con i tuoi figli, assicurandoti che si sentano ascoltati e amati. Rassicurarli che entrambi i genitori continuano ad amarli incondizionatamente è fondamentale. Offri loro uno spazio sicuro per esprimere i loro sentimenti e preoccupazioni, e sii presente per loro durante questo periodo difficile. Ti serve aiuto? Puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo a Roma, Portici e online. ### Storia del Tradimento: Come l'Infedeltà è Cambiata nei Secoli IntroduzioneStoria della MonogamiaIl Tradimento nell’AntichitàI traditori Giulio Cesare e CleopatraIl Tradimento nel MedioevoLa Storia di Enrico II e Fair RosamundRinascimento ed Età ModernaL’infedeltà di Enrico VIIIContemporaneitàConclusioneAltri articoli sul Tradimento Introduzione Il tradimento, pratica tanto antica quanto la monogamia, si snoda attraverso la storia come un filo rosso che collega epoche e civiltà. Da semplice violazione dei doveri coniugali a complesso fenomeno socio-culturale, la storia del tradimento è stata testimone e specchio dei cambiamenti culturali, sociali e tecnologici delle società che lo hanno esplorato. In questo articolo, esploreremo come le diverse epoche hanno interpretato e reagito al tradimento, illuminando non solo le relazioni personali ma anche le implicazioni più ampie che hanno influenzato intere civiltà. Saranno introdotti anche esempi dalla letteratura, poiché rappresentano la visione del tradimento nell’epoca in cui sono stati scritti. Scopriremo come, nel corso dei secoli, il tradimento abbia riflettuto le tensioni e le transizioni dei valori umani, diventando un potente indicatore delle norme e delle aspettative sociali di ogni periodo storico. Storia della Monogamia Prima ancora di parlare della storia del tradimento, è utile esplorare la storia della monogamia. Sebbene spesso associata a norme religiose e morali occidentali, la monogamia ha assunto forme diverse in varie culture e periodi storici. In alcune società antiche, come quella greca e romana, la monogamia era la norma ufficiale, ma pratiche come il concubinato e le relazioni extraconiugali erano ampiamente tollerate, specialmente tra gli uomini. Questo modello di monogamia sociale, dove le leggi sostenevano una forma di relazione pur permettendo altre pratiche, ha influenzato profondamente il concetto di fedeltà e infedeltà attraverso i secoli. Con l’avvento del Cristianesimo, la monogamia è stata elevata a ideale religioso e morale, enfatizzando la fedeltà coniugale come fondamento della famiglia e della società. Questa visione è stata successivamente rafforzata dalle dottrine legali e sociali dell’Europa medievale e moderna, configurando la monogamia come l’unico modo di stare in coppia moralmente accettabile e legalmente riconosciuto in molte parti del mondo. Tuttavia, nonostante l’ampia accettazione formale della monogamia, la storia del tradimento ci rivela che la realtà delle relazioni umane è stata spesso molto più complessa e conflittuale, riflettendo una tensione continua tra gli ideali sociali e le pratiche individuali. Il Tradimento nell’Antichità Nell’antica Roma, il tradimento era un atto severamente punito, ma la severità variava notevolmente tra uomini e donne. Mentre gli uomini di una certa classe sociale avevano spesso concubine, le donne potevano essere severamente punite per atti di infedeltà. Citando Catone il Censore: “Se scopri tua moglie in flagrante adulterio, puoi ucciderla senza processo, ma se sei tu a commetterlo, tua moglie non potrà toccarti neppure con un dito”. Catone il Censore È chiaro come questo riflettesse una società patriarcale che valorizzava la discendenza legittima come una componente chiave della trasmissione del potere e della proprietà. I traditori Giulio Cesare e Cleopatra La relazione tra Giulio Cesare e Cleopatra è una delle storie d'amore più celebri e complesse dell'antichità, intrecciando passione personale e ambizione politica. Nel 48 a.C., dopo aver sconfitto Pompeo, Cesare arrivò in Egitto e incontrò Cleopatra, che cercava di consolidare il suo potere contro il fratello Tolomeo XIII. All'epoca, Cleopatra era formalmente sposata con il fratello, secondo le usanze dinastiche egiziane, anche se il loro matrimonio era più politico che romantico. Cesare, d'altra parte, era sposato con Calpurnia. Nonostante ciò, affascinato dall'intelligenza e dal carisma della regina egiziana, Cesare divenne suo alleato e amante, aiutandola a sconfiggere Tolomeo e a stabilizzarsi come sovrana. La loro unione non solo rafforzò il potere di Cleopatra, ma anche la posizione di Cesare a Roma, creando però scandali e tensioni tra i suoi avversari politici. Dal loro legame nacque un figlio, Tolomeo Cesare, detto Cesarione. La storia d'amore tra Cesare e Cleopatra, segnata da intrighi e alleanze strategiche, rimane un esempio emblematico di come il tradimento e le relazioni personali possano influenzare profondamente le sorti di intere nazioni. Il Tradimento nel Medioevo Durante il Medioevo, la percezione del tradimento era fortemente influenzata dalla Chiesa, che imponeva rigidi limiti morali. Svolgeva un ruolo cruciale nel definire e giudicare il tradimento. Gli ecclesiastici avevano l'autorità di scomunicare individui colpevoli di adulterio e potevano imporre penitenze severe. Il diritto canonico considerava il matrimonio un sacramento indissolubile, e l'infedeltà era vista come una violazione del giuramento sacro fatto davanti a Dio. Le punizioni per l'adulterio variavano, ma potevano includere penitenze pubbliche, isolamento e, in casi estremi, la pena di morte. La Chiesa non solo puniva il tradimento ma cercava anche di prevenire l'infedeltà attraverso l'educazione morale e religiosa. Sermoni, confessionali e manuali di condotta morale erano strumenti utilizzati per insegnare ai fedeli l'importanza della fedeltà coniugale. Questo controllo morale esercitato dalla Chiesa rafforzava l'idea che il tradimento non fosse solo una questione privata, ma un problema sociale e spirituale che riguardava l'intera comunità. La Storia di Enrico II e Fair Rosamund Un esempio è il caso di Enrico II d'Inghilterra e Rosamund Clifford. Enrico II ebbe una relazione extraconiugale con Rosamund Clifford, conosciuta come "Fair Rosamund". La loro storia d'amore iniziò probabilmente negli anni '60 del XII secolo e divenne una leggenda di passione e tradimento. Rosamund, figlia di un nobile minore, conquistò Enrico, nonostante il suo matrimonio con Eleanor d'Aquitania. Secondo la leggenda, Enrico nascose Rosamund in un elaborato labirinto presso il suo palazzo a Woodstock per proteggerla dalla gelosia di Eleanor. Tuttavia, Eleanor scoprì l'ubicazione di Rosamund e, secondo la storia popolare, la costrinse a scegliere tra il veleno e il pugnale. Rosamund morì nel 1176 e fu sepolta presso l'abbazia di Godstow. Fonti storiche come Historia Rerum Anglicarum di William of Newburgh e The Plantagenets: The Kings Who Made England di Dan Jones offrono maggiori dettagli su questa relazione, sebbene molti aspetti siano avvolti nella leggenda e nel mito. Rinascimento ed Età Moderna Il Rinascimento fu un periodo di profonda trasformazione culturale che rese il tradimento un tema ricorrente non solo nella letteratura, ma anche nelle cronache della vita reale. Questo periodo, segnato dalla rinascita delle arti, delle scienze e del pensiero umanistico, vide anche un'evoluzione nelle dinamiche sociali e nelle relazioni personali. La società rinascimentale era caratterizzata da una maggiore enfasi sull'individualismo e sulla ricerca del piacere personale, che spesso si scontravano con le norme sociali e morali dell'epoca. Mentre la Chiesa continuava a predicare la fedeltà coniugale e la purezza morale, l'emergente classe mercantile e i nobili erano sempre più influenzati dalle idee umanistiche che esaltavano la libertà individuale e l'autonomia personale. Questo dualismo creava una tensione costante tra i valori tradizionali e i nuovi ideali di autodeterminazione e piacere personale. In età moderna, una delle storie più note è quella di Caterina de' Medici e Enrico II di Francia. Enrico II ebbe una relazione lunga e pubblica con Diana di Poitiers, una nobildonna che era di vent'anni più anziana di lui. Nonostante il matrimonio con Caterina de' Medici, Enrico mantenne Diana come sua amante favorita, conferendole potere e influenze significative alla corte francese. Questo triangolo amoroso creò notevoli tensioni politiche e personali, con Caterina che, dopo la morte di Enrico, cercò di ridimensionare il potere di Diana e ristabilire il proprio controllo sulla corte. L’infedeltà di Enrico VIII Re Enrico VIII d'Inghilterra è famoso non solo per i suoi sei matrimoni, ma anche per i numerosi tradimenti romantici che hanno infiammato il suo regno. Il suo primo matrimonio con Caterina d'Aragona si incrinò a causa dell'infatuazione di Enrico per Anna Bolena. Questo desiderio irrefrenabile portò alla rottura con la Chiesa cattolica e alla formazione della Chiesa d'Inghilterra, un atto che cambiò per sempre la storia religiosa dell'Inghilterra. Durante il matrimonio con Anna Bolena, Enrico continuò a mantenere relazioni extraconiugali, nonostante le accuse di infedeltà rivolte alla stessa Anna, che alla fine portarono alla sua esecuzione. Il suo terzo matrimonio con Jane Seymour fu relativamente tranquillo, ma la morte prematura di Jane spinse Enrico a cercare nuovamente compagnia. Il matrimonio con Anna di Cleves, la sua quarta moglie, fu un disastro e venne rapidamente annullato, spingendo Enrico tra le braccia della giovane e vivace Caterina Howard. La relazione con Caterina, però, si concluse tragicamente quando la giovane regina fu accusata di infedeltà con Thomas Culpeper e Francis Dereham, portando alla sua esecuzione. Infine, il matrimonio con Caterina Parr, la sua sesta moglie, fu più stabile, sebbene Enrico non rinunciasse completamente a riscaldare altri letti. I tradimenti di Enrico VIII non solo riflettono la sua incessante ricerca di un erede maschio e soddisfazione personale, ma hanno avuto profonde ripercussioni politiche e religiose che hanno scolpito il destino dell’Inghilterra. Contemporaneità Nella cultura odierna, il tradimento assume forme e significati sempre più complessi, influenzati dalle rapide evoluzioni tecnologiche e dai cambiamenti nelle dinamiche sociali. Le tecnologie moderne, come i social media e le app di incontri, hanno reso più facile connettersi con nuove persone, ma anche più difficile mantenere segrete le relazioni extraconiugali. Questo ha creato nuove sfide e tensioni nelle relazioni, costringendo le persone a rinegoziare i confini della fedeltà e dell’intimità in modi nuovi e inaspettati. Allo stesso modo, è un terreno florido per tutta la psicologia del tradimento, grazie a un grande interesse per l'esplorazione emotiva che vive il nostro secolo. L'influenza del movimento femminista e delle rivoluzioni sessuali degli anni Sessanta ha avuto un impatto significativo sulla percezione del tradimento. Il movimento femminista ha promosso l'uguaglianza di genere, dando alle donne maggiore autonomia e libertà nella sfera sessuale e relazionale. Questo ha portato a una maggiore tolleranza per l'esplorazione delle relazioni extraconiugali e ha ridotto lo stigma associato all'infedeltà femminile. Inoltre, la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta ha sfidato le norme tradizionali riguardanti la monogamia e ha promosso una visione più aperta e flessibile delle relazioni intime. Questi cambiamenti culturali hanno trasformato il tradimento da un atto percepito come una violazione definitiva a un segnale di incompatibilità o insoddisfazione all'interno della coppia. Le persone oggi sono più disposte a lasciare relazioni insoddisfacenti e a cercare nuove connessioni che soddisfino meglio i loro bisogni emotivi e fisici. La maggiore libertà personale e l'accesso a una vasta gamma di opzioni relazionali hanno portato a una visione più fluida delle relazioni, dove le definizioni di amore e lealtà sono sempre più flessibili. Di conseguenza, il tradimento è diventato un argomento di dibattito pubblico, esaminato sotto l’occhio critico della società e dei media, riflettendo le tensioni tra desiderio personale e aspettative sociali in un mondo sempre più connesso e trasparente. Le idee di Perel e l'influenza dei movimenti femministi e sessantottini ci invitano a riconsiderare le nostre definizioni di fedeltà e infedeltà, portandoci a riflettere su come le nostre connessioni interpersonali si siano trasformate e continueranno a evolversi. Conclusione La storia del tradimento riflette un viaggio complesso e mutevole attraverso le epoche. Nell’antichità, il tradimento si tingeva di sacralità e terrore, intrecciandosi con le leggi del cuore e della polis. Avanzando verso il Medioevo, il tradimento assumeva le vesti del peccato, intriso di una moralità cristiana severa e inflessibile. Con il Rinascimento, il tradimento veniva esplorato attraverso le cronache storiche, diventando un tema centrale nelle lotte di potere e nelle passioni umane. Nell’era moderna, il tradimento si spoglia delle sue vesti mitologiche e religiose per indossare quelle del dramma personale e sociale, riflettendo la crescente complessità delle relazioni umane in un mondo in rapida evoluzione. Le relazioni extraconiugali esplodono sulle prime pagine dei giornali e sulle schermate televisive, simboli di un’era che cerca di bilanciare il diritto alla felicità personale con le aspettative di fedeltà e integrità. Oggi, nell’incrocio di vie digitali e realtà aumentate, il tradimento trova nuovi territori inesplorati. Le definizioni di fedeltà e infedeltà si espandono oltre i confini fisici, esplorando il regno virtuale, dove le emozioni possono essere tanto intense quanto quelle della realtà tangibile (è il caso del tradimento bianco). Questa nuova era ci sfida a riconsiderare cosa significa veramente amare e tradire, portandoci a riflettere su come le nostre connessioni interpersonali si siano trasformate e continueranno a evolversi. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un aumento significativo dei divorzi, un fenomeno che riflette cambiamenti radicali nella percezione e nella tolleranza del tradimento. Fino a pochi anni fa, i matrimoni erano visti come irreversibili, e quindi il tradimento veniva percepito diversamente. La cultura delle relazioni era molto diversa; il divorzio era stigmatizzato e meno accettabile socialmente, costringendo molte coppie a restare insieme nonostante l’infedeltà. Questo ha portato a una visione del tradimento come un atto definitivo e irreparabile. Oggi, la maggiore accettazione del divorzio e le nuove dinamiche di relazione hanno cambiato la percezione del tradimento. Le persone sono più disposte a lasciare relazioni insoddisfacenti e a cercare nuove connessioni che soddisfino meglio i loro bisogni emotivi e fisici. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Altri articoli sul Tradimento ### Psicologo Risponde a "Le Iene" sul Tradimento Qualche giorno fa, Le Iene hanno mandato in onda un servizio intitolato “Siamo Tutti Traditori?”. Ho pensato di realizzare questo video per rispondere alle domande poste durante il servizio, che riflettono alcune delle questioni più comuni sul tema del tradimento. Molte delle risposte dettagliate le troverete nel mio libro “Psicologia del Tradimento”, disponibile su Amazon. Ecco il video e, in basso, la trascrizione! Sai che ho anche un podcast "Psicologia del Tradimento"? https://www.tiktok.com/@maurizioiengo/video/7373002138999508257 Trascrizione: Fabrizio Corona: Per esempio, sei fidanzata con Nicolò da 5 anni. Facciamo finta che siamo a Parigi e finisce che poi con la troupe ce ne andiamo a cena. Io sono convinto che se ti voglio portare a letto, ti porto a letto. Ovviamente dire che è lui che sceglie se portare a letto una donna o meno è una sciocchezza, e questo lo sottoscrivo. È anche vero però che molti traditori non si aspettano di tradire. Per cui anche la persona più moderata del mondo, anche la persona più rigida e che crede maggiormente nella monogamia, si può trovare a tradire. Ci sono tanti uomini e tante donne capaci di questo. Mi sentirei di dire la maggior parte. Ed è possibile e giusto perdonare? Dimenticare non credo che sia giusto. Dimenticare il passato credo che sia molto ingenuo. Come mi trovo spesso a dire, non abbiamo lo sparaflashatore di “Men in Black” che ci fa dimenticare quello che è successo. Tuttavia è importante riuscire a ricollocare le cose al loro posto e guardarle anche con l’ottica di chi ha fatto un’esperienza che nelle coppie è normale e estremamente comune prendere quell’esperienza come seme che faccia ricrescere una pianta più forte. Tante coppie che ho seguito sono riuscite a uscire dal tradimento e a ritrovare delle cose che avevano perso e di cui si sono resi conto proprio grazie al tradimento. Fabrizio Corona: Allora, un conto è tutte le volte che hai la possibilità, vedi se c’è qualcuno che ti piace e te lo fai. Lì devi sapere e capire che quella persona non va bene per te perché ti prende in giro. Ma in un caso come il tuo, sei in 5 anni lui fa due o tre tradimenti che capitano a caso, non solo secondo me non lo devi sapere, ma dovresti anche perdonare se lo sai, perché l’amore è rimasto lo stesso. Mietta: Io non credo che il tradimento sia necessariamente legato all’idea di non amare una persona. Uno può tradire anche se ama. Assolutamente vero. Molte persone tradiscono o per desiderio di fare più sesso o per maggior varietà sessuale. Quindi l’atto rimane unicamente in quella sfera. Uomini che adorano la moglie ed è l’unica donna che vorrebbero sposare, ma poi magari vanno in giro. Assolutamente vero anche questo. Ho avuto persone con centinaia di tradimenti alle spalle che facevano sesso per una notte, due notti, storie di due settimane al massimo, che al pensiero di lasciare il partner o la partner erano distrutte. La fantasia del tradimento è sana o spinge a tradire? La fantasia del tradimento è assolutamente normale. Anzi, se siamo così pudici, così rigidi, così chiusi dal pensare di non poter neanche avere il pensiero, neanche la fantasia del tradimento, allora quello che accade è che ci chiudiamo così tanto in questo cercare di controllare il pensiero che il pensiero sfugge e diventa un po’ come un cane che chiudiamo in un angolo. Più lo chiudiamo in un angolo, più questo cane desidera uscire dall’angolo e ci aggredisce. Se lo lasciamo tranquillo, il cane probabilmente verrà a darci un’annusata e poi se ne andrà. Quindi la fantasia del tradimento, secondo me, è normale e in qualche modo evitare di guardarla con paura può anche preservare la relazione. È una fantasia normale e secondo me molto sana perché è funzionale proprio per arricchire il panorama della coppia. Fabrizio Corona: Tradire non è che tu lo calcoli stasera, tradisco. Se sei fatto in un modo, se si instaurano dei meccanismi, non c’è niente che tiene. Comunque Corona è un ottimo conoscitore del tradimento, devo dire. Il sesso, come l’amore, va rinnovato. Tipo nuove posizioni, facciamolo in tre? Può essere anche tutto. Se nascono delle nuove esigenze, può essere anche questo. Non solo nel senso che molto spesso è sufficiente rinnovare l’intimità emotiva, promuovere quelle che sono, ad esempio, le “bids for connection”, quelle richieste di connessione emotiva che vengono fatte e ricevute, che spesso vengono ignorate. Quindi quando parliamo di connessione emotiva, spesso parliamo di quello, di riuscire a cogliere i segnali che l’altro ci sta chiedendo attenzione, ci sta facendo delle richieste di connessione che possono essere dall’abbraccio, dal guardare un film insieme, dal mandare un video stupido su Instagram e chiedere di vederlo. Ecco, tutte queste sono richieste di connessione e anche questo avvicina e rinnova giorno dopo giorno la capacità della persona di conoscere l’altro e di rimanere interessata. Non necessariamente variare in modi particolari l’attività sessuale, ma anche fare nuove esperienze insieme, anche restare semplicemente connessi, anche guardare un obiettivo diverso. Anche banalmente fare una cena fuori promuove vicinanza, una giusta vicinanza, non troppa e non troppo poca. Questo è importante, è quella che promuove un equilibrio e anche un continuo rinnovamento dell’interesse e quindi il fatto che è meno probabile che si cerchi altro, almeno vengono a mancare alcune delle motivazioni per cui si tradisce, anche se ricordiamo che la motivazione principale è fare più sesso, almeno per gli uomini. Invece, per le donne, spesso è il desiderio di sentirsi più considerate. Fabrizio Corona: Facciamo questa campagna: loro vogliono questa ragazza qui come testimonial. L’idea era quella di fare delle foto a letto nudi con gli orologi, tu e lei. Solo che non glielo potevo dire a Belén perché me l'avrebbe vietato. Era così: “se vuoi stare con me, non lo fai”. Arrivo a casa, salgo al secondo piano, trovo la porta aperta, vedo questo giornale per terra, mi chino per prendere il giornale e da dietro arriva Belén con un vaso di cactus, me lo spacca in testa. Io crollo, tipo morto. Mi poteva uccidere. Giornalista: Ma Corona, che ha la pelle abbastanza dura, non muore. Questo è interessante e anche abbastanza drammatico. C’è un illusorio gap tra la violenza sugli uomini e la violenza domestica. In realtà, questo gap è molto più ridotto di quanto crediamo. Avendo contatto con tante persone, tanti uomini mi raccontano che hanno subito violenza domestica e in quei casi c’è molto più pudore, molta più vergogna, perché io che sono un uomo grande e grosso, che faccio, mi faccio picchiare da mia moglie che è piccolina? Beh, se mia moglie mi spacca un vaso in testa, allora magari la denunciamo o quantomeno facciamo qualcosa. Io consiglio sempre a tutte le persone che seguo, che siano uomini o donne, di rivolgersi al 1522, che è il numero europeo contro la violenza, con operatori che possono assistervi sia che siate uomini, sia che siate donne. Non fatevi mettere i piedi in testa solo per pudore o vergogna perché in fondo io sono un uomo e quindi mi dovrei saper difendere. Questo è un problema sia per gli uomini, sia per le donne, perché di nuovo conferma un gap di genere che deve essere abolito, deve essere sconfitto. Luca Mazzucchelli: Chi è stato tradito cambia il rapporto che ha con la dimensione della fiducia, cambia l’immagine che ha di sé. Spesso ci identifichiamo con il partner, passando tanto tempo costruendo insieme al partner. La nostra identità viene anche un po’ legata a quella dell’altro e se l’altro diventa un’altra persona ai miei occhi, scopro che in realtà è un traditore, viene marchiato con questo segno del traditore. Anche la mia identità inizia a vacillare. Si può veramente perdonare un tradimento? E come si fa? Mietta: Ho perdonato. Nel momento in cui ho perdonato, ho fatto fatica, ma ci sono riuscita. Luca Mazzucchelli: Quello che solitamente si fa in psicoterapia è cercare di fare un conto di tutto quello che ha sbagliato, deve pagare, in modo da poter poi effettivamente voltare pagina. Una cosa che può rendere più facile perdonare l’altro è comprendere quello che è stato il nostro contributo che può aver spinto l’altro a tradire. Se tu non ti consideri parte del problema, allora non sei neanche parte della soluzione. Un altro modo è quello di seguire un protocollo ben strutturato, fatto da secondo Gottman: espiazione, sintonizzazione, attaccamento. Man mano che procedono le fasi, oltre a stabilire delle regole, si va a ricostruire anche l’intimità fisica. Ma ci sono anche coppie che, pur stando insieme da anni, non si sono mai tradite.Voi siete monogami? Sì, siamo monogami. Mai traditi? No. Cosa pensi che ti dicano in una trasmissione televisiva? Siete certi al 100% che l’altro non vi abbia tradito? Io non sono certa, ci sarà sempre una piccola parte di me che dice “mah, non so se...”. È una cosa molto lucida da fare. Quando ci fidiamo al 100% e siamo sicuri al 100% di qualcosa, probabilmente ci stiamo negando delle possibilità molto concrete. Come abbiamo visto, il tradimento è più probabile di quanto pensiamo e anche le persone più insospettabili ci possono finire dentro anche senza aspettarselo. Quindi, essendo consapevoli che è possibile, ci proteggiamo anche dal costruire una nostra identità troppo basata su questa certezza assoluta. Nel caso dovessimo scoprire un tradimento in futuro, possiamo essere più razionali e gestire meglio la situazione. Il desiderio di tradire conta come tradimento? Però il desiderio non lo puoi controllare. Non lo puoi controllare. Il tradimento sì. Rimarchiamo questa cosa che è importante: il pensiero non si può controllare, il tradimento sì. In altre parole, non possiamo controllare quello che ci succede, cioè i pensieri, ma le azioni che mettiamo in pratica in seguito ai pensieri quelle sì che le possiamo controllare. La fantasia del tradimento è sana o spinge a tradire? Per me è sana. Come sono guardare dei porno da soli in bagno. Come guarda, io fingo di fare delle interviste ogni tanto in cui ho così degli intrallazzi. Ok, bene. Questa persona, per esempio, ha trovato una sua dimensione totalmente innocua per incanalare quello che è un desiderio normale, comune, e che è strano guardare come peccaminoso, o meglio dovrebbe essere strano guardare come peccaminoso. Ma secondo voi, perché si tradisce? Semplicemente la voglia di avere ancora vent’anni. Quella cosa del cellulare che squilla con un messaggio e correre a leggere, “Sì, lei”. Certo. Chiaramente il sentirsi di nuovo ventenni è una parte importante di questo, perché non è più che altro inseguire una necessaria eterna giovinezza, ma è ritornare a sentire quelle emozioni, quelle belle sensazioni che ci dà il periodo di innamoramento, di infatuazione, quel periodo iniziale che chiaramente con il partner di lunga data va a sfumare, come normale ovvio che sia, ma che ci piace. È una droga. È una vera e propria droga. Io quando ho visto mio nonno lasciare andare mia nonna mentre si stava addormentando per sempre, mi ha fatto una tenerezza infinita. Gli ha poggiato le mani sulla gota e le ha fatto così, cioè “bella”. Cioè, credimi, per me è stato… e non lo so se mio nonno l’ha mai tradita. E non mi interessa. Beh, il punto è questo: un po’ noi abbiamo quest’idea degli anziani che avevano quest’amore di altri tempi, questa roba più romantica, queste persone che si giurano amore eterno e stanno sempre insieme, saranno sempre insieme felici, nonostante qualche screzio, in fondo le cose… quello è l’amore vero, quello è il prototipo dell’amore vero. C’era un rapporto totalmente diverso con la violenza nella coppia. Era molto più comune e c’era una condizione di potere dell’uomo sulla donna estremamente marcata. Per cui guardiamo con affetto gli anziani che si tengono la mano senza sapere che magari quella mano ne ha menate di botte. Ora, a parte questo, che è un dato comunque da tenere presente, diciamo che nel passato c’era una diversa attitudine verso il matrimonio. Oggi si sta insieme per amore, un tempo non si stava insieme per amore. Si stava insieme perché si stava insieme e basta. Poi l’amore era quasi una conseguenza, era un qualcosa che se c’era era meglio, ma se non c’era sai che va bene comunque, non è che ci separiamo o divorziamo. Per cui anche il tradimento era molto più tollerato. Siamo arrivati alla fine. Questo servizio è stato, devo dire, abbastanza interessante perché i contributi sono stati meno ingenui di quanto pensassi. Se vuoi approfondire ulteriormente questo argomento puoi seguirmi qui sul mio podcast, puoi leggere il libro, insomma, puoi seguire il mio lavoro e trovare tanto altro materiale sul tradimento. ### Pensieri ossessivi: Cosa sono? Passano? Cosa sono i pensieri ossessivi? E quelli intrusivi?Qual è la differenza tra pensieri intrusivi e ossessivi?Cosa trasforma un pensiero intrusivo in ossessivo?Diversi pensieri, diversi ambitiQualche altra definizione sui pensieri ossessiviPensieri ossessivi: i tipi più comuniUn problema: vari approcciUn esempio: il dubbio ossessivoPensieri ossessivi e ansiaPensieri ossessivi, DOC e tentate soluzioni disfunzionaliTerapia breve e pensieri ossessiviSoluzioni funzionali ai pensieri ossessiviCongiura del silenzioInibizione della rispostaIl trucco del "se"Un tempo e un luogoFAQ - Domande Frequenti sui pensieri ossessiviScopri di più sulle ossessioni Cosa sono i pensieri ossessivi? E quelli intrusivi? I pensieri ossessivi sono pensieri, immagini o impulsi persistenti che si insinuano nella mente in modo ripetitivo e involontario, causando ansia e disagio significativi. Sono indesiderati e intrusivi, e possono riguardare davvero qualunque aspetto della vita, dalla paura di fare del male a se stessi o agli altri (es.: "...e se mi suicidassi? E se facessi del male a qualcuno? Forse ho fatto un errore al lavoro: questo potrebbe portare alla morte di un collega..."), alla preoccupazione per la pulizia e l'ordine, fino a dubbi costanti su decisioni quotidiane. Intanto, voglio suggerirti anche di leggere l'articolo: I pensieri intrusivi e ossessivi sono falsi? Qual è la differenza tra pensieri intrusivi e ossessivi? La differenza tra pensieri intrusivi e ossessivi ha sostanzialmente a che fare con l'intensità e la frequenza con cui si manifestano, oltre che nei loro effetti. I pensieri intrusivi, per quanto disturbanti e involontari, sono comuni e occasionali, e solitamente riescono ad essere ignorati facilmente. I pensieri ossessivi, invece, sono persistenti e ripetitivi, causando molta sofferenza alla persona che li vive. A differenza dei pensieri intrusivi, i pensieri ossessivi tendono a dominare la mente di una persona, portandola a cercare risposte o soluzioni per alleviare l’ansia, spesso attraverso rituali o compulsioni che, anziché fornire sollievo, rinforzano il ciclo ossessivo. Pensa che in uno studio del 2014, Radomsky e colleghi, hanno rilevato che quasi il 94% delle persone in 13 paesi ha riferito di aver sperimentato almeno un pensiero intrusivo negli ultimi tre mesi. Insomma: i pensieri intrusivi, ce li abbiamo tutti. Tuttavia, per alcune persone, questi pensieri possono diventare una fonte di estrema angoscia, trasformandosi in un ciclo ossessivo-compulsivo che domina la loro vita. Cosa trasforma un pensiero intrusivo in ossessivo? Tendenzialmente il "salto" da pensiero intrusivo a pensiero ossessivo è un effetto del nostro comportamento. Ti faccio un esempio. Diciamo che Franco ha un pensiero intrusivo (come, dicevamo, quasi tutti): mentre gioca con suo figlio, prova una sensazione di eccitazione fisica che gli fa "intrufolare" il sospetto. "E se fossi pedofilo? Se volessi abusare di mio figlio?". Nota bene: Franco non ha mai provato attrazione verso i bambini, ma quest'idea spaventosa, inizia a fare capolino nella sua mente. A questo punto, questo dubbio potrebbe ritornare di tanto in tanto, e Franco potrebbe scuotere la testa e pensare: "Sciocchezze! Non è così!" e ritornare alla sua vita normale e serena. Ecco, se Franco applicasse questa soluzione al suo pensiero intrusivo, questo rimarrebbe tale. Un pensiero intrusivo e basta. Al contrario, il nostro Franco potrebbe essere così spaventato e angosciato, dal cercare di capire se effettivamente quest'idea spaventosa che lui sia attratto dai bambini, possa essere vera. Ecco che potrebbe iniziare a pensare continuamente agli eventi passati in cui è stato a contatto coi bambini. Cercare di ricordare se abbia mai avuto delle reazioni fisiche. Andare a guardare foto di altri bambini per capire se ha reazioni fisiologiche. Cercare su internet per trovare risposta alla sua ansia. Insomma: a questo punto, il pensiero che sarebbe potuto essere facilmente allontanato, diventa così preponderante nella sua vita da occupare gran parte dei suoi pensieri. Generando un malessere atroce, allontanandolo anche da suo figlio per paura di potergli fare del male, magari in un raptus incontrollabile. Ecco che il pensiero si struttura spesso proprio così: cercando di controllarlo, di gestire l'ansia che ne proviene. Possiamo infatti definire il funzionamento dei pensieri ossessivi come circolare: si vive un pensiero di tipo ossessivo, si agisce cercando di controllarlo (dinamica di controllo) e così facendo si fortifica il pensiero ossessivo, che tornerà a presentarsi e richiederà la messa in atto di un ulteriore tentativo di controllo (D. Veale, A. Roberts, 2014). Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Diversi pensieri, diversi ambiti I pensieri ossessivi possono riguardare qualsiasi ambito della vita quotidiana, tra cui: L'igiene personale (ossessioni da contaminazione). Le relazioni romantiche (ossessioni da relazione). Il proprio aspetto fisico (dismorfofobia). Pensieri di natura etica o religiosa, ad esempio legati alla blasfemia. La vita sessuale e molto altro ancora. Ne parleremo nel corso dell'articolo, fornendo approfondimenti sul funzionamento dei pensieri ossessivi. In Conclusione, cercheremo di rispondere alla domanda: "I pensieri ossessivi passano?". Anticipando, possiamo dire di sì: è possibile spezzare il circolo vizioso dei pensieri ossessivi, sabotandone il funzionamento che c'è alla base. Se ti trovi anche tu nella situazione di sperimentare pensieri ossessivi, puoi prenotare una call gratuita conoscitiva con me per valutare se possiamo lavorare insieme. Sai che ho scritto un libro sul dubbio ossessivo? Clicca qui per scoprire di più! Qualche altra definizione sui pensieri ossessivi I pensieri ossessivi sono dei pensieri ricorrenti, che causano forte ansia e assumono la forma di rimuginii o ruminazioni (S. Sassaroli e G. M. Ruggiero, 2003). Per rimuginio: Si intende un pensiero incentrato su possibilità e azioni future, che la persona ritiene pericolose e quindi cerca di evitare. Per ruminazione, invece: Un tipo di pensiero incentrato sul passato, che cerca di analizzare situazioni ed eventi già accaduti per venire a capo di ansie e paure. Entrambe queste forme di pensiero sono riconducibili al pensiero ossessivo, perché ne rispettano il funzionamento di base. Così: una persona può sperimentare forte ansia rispetto ad una situazione futura (rimuginio) e concentrarsi su di essa per venire a capo dell'angoscia da essa causata. In alternativa, può sperimentare forte ansia relativa ad una situazione passata (ruminazione) e pensare ossessivamente ad essa o cercare di controllare il proprio pensiero. Il pensiero ossessivo, o la dinamica di controllo, donano al contempo l'impressione di placare l'ansia generata da una specifica situazione. Secondo Nardone e Portelli (2013) ripresi da Pietrabissa e colleghi, esistono cinque motivi fondamentali che scatenano i pensieri ossessivi e le compulsioni: Il bisogno di risposte definite e rassicuranti su un dubbio (1). Una forma di rigidità mentale, sia essa di natura laica o religiosa (2). La tendenza ad effettuare procedimenti mentali tanto razionali da divenire irrazionali (3). Una forma di prevenzione eccessiva che scatena una fobia (4). Il tentativo di ridurre l'ansia e il distress generati da un trauma (5). Pensieri ossessivi: i tipi più comuni Tra i pensieri ossessivi più comuni, possiamo ricordare: Quelli legati ad un dubbio patologico (1). In cui il paziente, dinanzi ad una questione a cui non esiste risposta certa, cerca comunque di ottenerne una entrando nel circolo vizioso dei pensieri ossessivi. Tra i pensieri ossessivi legati al dubbio patologico, compaiono il dubbio di essere omosessuali e il DOC da relazione. Altri pensieri ossessivi legati al dubbio patologico, nelle sue varie forme, possono essere: Il timore di essere omosessuali (per i soggetti eterosessuali, e viceversa). Il timore di essere pedofili. Il timore di poter compiere azioni aggressive e dannose verso gli altri. Ricordiamo poi: I pensieri ossessivi legati alla pulizia e al terrore della contaminazione (4). In cui il paziente ha il timore di essere entrato in contatto con germi o batteri. I pensieri ossessivi legati alla dimenticanza (es. dimenticarsi di aver chiuso il gas o la macchina) (3). I pazienti sperimentano allora il timore di aver dimenticato di svolgere un'azione. Da questa dimenticanza, nella loro prospettiva, potrebbe poi sorgere un evento catastrofico. I pensieri ossessivi legati alle superstizioni (2). Si presenta quando il pensiero ossessivo è legato a credenze o superstizioni (come il passaggio di un gatto nero per strada). Un problema: vari approcci Fin dalla nascita della psicoanalisi, la problematica ossessiva è stata ampiamente trattata dagli studiosi. Ad oggi, esistono diversi approcci per rapportarsi a questo disturbo. Com'è naturale, ogni approccio non si limita a suggerire diverse soluzioni ai pensieri ossessivi - e più in generale al DOC, - ma anche a suggerire l'esistenza di diverse cause che potrebbero spiegare l'insorgere della problematica. La problematica ossessiva è stata ampiamente trattata dagli studiosi (Foto di Stefan Schweihofer da Pixabay) Prendiamo per esempio la psicodinamica, secondo cui la problematica ossessiva sarebbe causata da carenze nel rapporto con le figure genitoriali. A partire da Melanie Klein, questa corrente ritiene che senza una “relazione sufficientemente buona” (Melanie Klein) con i genitori, il bambino potrebbe sviluppare pensieri ossessivi come come una modalità di difendersi dalla perdita. Secondo la terapia strategica (P. Watzlawick e G. Nardone, 1997), invece, i pensieri ossessivi non avrebbero niente a che vedere con le figure genitoriali. In realtà, in questo tipo di approccio, non si dà importanza all'origine dei problemi, quanto più al loro funzionamento e alle motivazioni per cui il problema sussiste. Lo spiegano bene Pietrabissa e colleghi: L'immagine metaforica che meglio rappresenta la logica sottostante al disturbo ossessivo compulsivo è costituita da un racconto di Paul Watzlawick: "Un uomo batte le mani ogni dieci secondi. Interrogato sul motivo di questo strano comportamento, spiega: "per spaventare gli elefanti". Quando gli viene detto che non ci sono elefanti, l'uomo risponde: "'Beh, ecco fatto. Visto?". Le idee ossessive emergono come fissazioni ripetitive spesso irragionevoli, dalle quali gli individui non possono liberarsi se non eseguendo specifici pensieri compulsivi, formule o azioni rituali. Tuttavia, il tentativo di prendere in mano la questione da soli porta la persona a perdere il controllo della situazione e le compulsioni diventano inevitabili. È sano, per esempio, stare attenti a non sporcarsi e a mantenersi puliti, ma è folle lavarsi per ore e ore continuando a dubitare che non sia sufficiente. Pietrabissa G, Manzoni GM, Gibson P, et al. Brief strategic therapy for obsessive–compulsive disorder: a clinical and research protocol of a one-group observational studyBMJ Open 2016;6:e009118. doi: 10.1136/bmjopen-2015-009118 Uno sguardo alla neurobiologia Dal punto di vista biologico, sono stati molti gli studi che hanno cercato di individuare cause fisiologiche che potessero spiegare l'insorgere dei pensieri ossessivi e del disturbo ossessivo-compulsivo. Le ricerche sono state, tendenzialmente, contraddittorie: Alcuni studi (Naaijen et Al, 2015), hanno concluso che i pensieri ossessivi e il DOC potessero essere causati da una diminuzione del glutammato (un amminoacido responsabile della biosintesi delle proteine). Questi stessi studi, però, hanno poi testimoniato un aumento del glutammato nell'ACC. In ulteriori studi, è stata presa in considerazione la riduzione dei recettori della dopamina come causa del disturbo ossessivo-compulsivo. Sono così stati somministrati antipsicotici a pazienti con DOC. Tali farmaci, talvolta utili, si sono invece rivelati fallimentari per pazienti con DOC in cui si testimoniava un aumento della segnalazione della dopamina. La ricerca suggerisce quindi che le cause neurobiologiche non siano unidirezionali, e che il trattamento debba essere adeguato ad ogni caso specifico (J. Ahmari, 2015). Secondo altri studiosi, il DOC potrebbe essere legato al livello di estrogeni. Cosicché, negli uomini, quantità inferiori di estrogeni potrebbero favorire l'insorgere del disturbo ossessivo-compulsivo (Wah Chin et Al, 2011). Le cause ormonali, legate al livello di estrogeni, potrebbero spiegare le differenze nell'insorgere del disturbo tra individui di sesso maschile e femminile. Un esempio: il dubbio ossessivo Per ritornare al concreto, possiamo immaginare la seguente situazione tipica di un DOC da relazione: Il soggetto X sperimenta ansia all'idea di non amare il proprio partner (Stimolo ansioso). Questi sono pensieri che sono comuni, e non dovrebbero essere considerati patologici. Tuttavia, potrebbero diventarlo, perché... ...per alleviare l'ansia, cerca rassicurazioni o pensa ossessivamente ai segnali che potrebbero confermare il suo amore o disamore verso il partner. Questi sono tentativi di controllo/verifica effettivamente aiutano a star meglio sul momento. A lungo andare, questa strategia di gestione dell'ansia, viene ripetuta così tante volte da diventare non più la soluzione, ma la causa dell'ansia. Ecco che si è strutturata una tentata soluzione disfunzionale, cioè una strategia messa in pratica per risolvere un problema che, in realtà, lo tiene in piedi. Questo meccanismo entrerà a far parte delle reiterazioni mentali di X, portando alla nascita di un pensiero invasivo legato alla relazione e, nei casi più gravi, di un disturbo ossessivo-compulsivo. Per X, diventerà allora normale riflettere compulsivamente sul proprio rapporto romantico, cercando di capire, sviscerare, indagare il proprio amore verso il partner. In questo scenario, il soggetto X sta cercando risposta ad un dubbio a cui non esiste una risposta definitiva. Questo perché l'amore non è un elemento su cui si possa avere una certezza matematica ed assoluta, come molti comprendono. Desiderando tale certezza, e cercando di ottenerla attraverso procedimenti tanto razionali da risultare irrazionali, ecco alla fine insorgere il pensiero di natura ossessiva. Pensieri ossessivi e ansia I pensieri ossessivi hanno quindi un legame intimo con l'ansia e con il controllo (J. Bartz e E. Hollander, 2006). Ciò è vero per tutte le forme di pensiero ossessivo, che possono riguardare diverse situazioni e oggetti di vita quotidiana. Pensiamo alle forme di pensiero ossessivo più comuni: Paura di avere malattie o di contrarre infezioni. Lo stimolo ansioso, qui, è legato all'igiene personale. Il paziente riflette allora compulsivamente sulla possibilità di aver contratto germi o infezioni per placare l'ansia causata dallo stimolo. L'ossessione verso il partner. Lo stimolo ansioso è causato dalla possibilità di non amare davvero il partner. I partner che sperimentano questo timore cercano costanti rassicurazioni. Dopo averle ottenute, però, tornano a sperimentare lo stesso timore e a chiedere ulteriori rassicurazioni. Si tratta di una condizione talvolta parallela a quella dei pensieri ossessivi post-tradimento. Paura di dimenticare (es. il gas acceso, la macchina aperta e così via). Ancora una volta, il paziente sperimenta un forte carico di ansia legato ad una specifica situazione e, per placare questa ansia, mette in atto un tentativo di controllo per il tramite della riflessione mentale. In alternativa, il paziente può cercare di evitare di pensare allo stimolo ansioso, mettendo in pratica una dinamica di evitamento (Bartoletti, 2019). Anche in questo caso, il pensiero ossessivo tornerà a farsi presente sempre con maggiore intensità. A tenere in vita il pensiero ossessivo non è quindi lo stimolo ansioso - come spesso si ritiene -, ma il tentativo di controllo. Lavorando in studio su tale tentativo, si potrà sul lungo termine indebolire il pensiero ossessivo fino a farlo scomparire del tutto. I pensieri ossessivi hanno un legame intimo con l'ansia e con il controllo (Foto di Holger Langmaier da Pixabay) Pensieri ossessivi, DOC e tentate soluzioni disfunzionali I pensieri ossessivi non sono sempre sintomo di un disturbo ossessivo-compulsivo. Lo diventano però quando sono patologici e ricorrenti e arrivano a colonizzare la vita dell'individuo. Ora, abbiamo visto che i pensieri ossessivi tendono ad avere un funzionamento circolare. Questo significa che, nel lungo periodo, i pensieri ossessivi possono dar vita ad una forma di DOC. Ecco perché è tanto importante smettere di praticare tentate soluzioni disfunzionali per gestire i pensieri ossessivi. Queste sono le tentate soluzioni disfunzionali più comuni: Controllo del pensiero: anche chiamata repressione paradossale (Bartoletti, 2019), questa tentata soluzione consiste nel tentare di non pensare allo stimolo ansioso. Il paradosso sta proprio nel fatto che pensare di non pensare, equivale a pensare. Rassicurazioni: consiste nel richiedere costanti rassicurazioni sullo stimolo ansioso. Evitamento: le persone che sperimentano pensieri ossessivi, possono tentare di evitare le situazioni che tendono a scatenare i pensieri ossessivi stessi. Compulsioni: messa in pratica di rituali (che siano svolti nel mondo esterno o siano mentali, come preghiere, contare, ecc.) volti a fornire sollievo dallo stimolo ansioso. Tutti questi comportamenti, come sottolineato, non fanno altro che tenere in vita il pensiero ossessivo, in un circolo vizioso doloroso e spesso invalidante sia sul piano relazionale che personale (G. Nardone e P. Watzlawick, 1990). Terapia breve e pensieri ossessivi Secondo la terapia breve, il pensiero ossessivo non è dunque legato ad una carenza affettiva. Piuttosto, è una problematica che si autoalimenta, perché il circolo vizioso dei pensieri ossessivi porta il paziente a rafforzare il meccanismo delle compulsioni attraverso il meccanismo di controllo, a sua volta causa dei pensieri ossessivi in quanto abitudine mentale. Questo modello terapeutico, propone allora delle soluzioni che possano spezzare alla radice il meccanismo del pensiero compulsivo, proprio andando a interromperne il circolo vizioso. Ma com'è possibile interrompere il circolo vizioso dei pensieri ossessivi? E che cosa bisogna fare, concretamente, per indebolire i pensieri ossessivi fino a liberarsene del tutto? In breve, bisogna invertire i meccanismi disfunzionali che tengono in vita il pensiero ossessivo. Bisogna invertire i meccanismi disfunzionali che tengono in vita il pensiero ossessivo (Foto di Max da Pixabay) Soluzioni funzionali ai pensieri ossessivi Ecco alcune delle strategie utili quando si lavora con i pensieri ossessivi: Congiura del silenzio. Inibizione della risposta. Un tempo e un luogo. ...ma prima: ATTENZIONE! Ti consiglio di seguire questi esercizi solo se accompagnati da un lavoro con uno psicologo che possa supervisionarti. Parlane prima con un professionista! Congiura del silenzio Cominciamo dalla congiura del silenzio, tecnica molto utile per il trattamento di tutte quelle problematiche tenute in vita da costanti richieste di rassicurazione. Ogni volta che il paziente chiede una rassicurazione, non fa altro che sviluppare una vera e propria dipendenza dalla rassicurazione, andando al contempo a diminuire la considerazione che ha di sé e la fiducia nelle proprie capacità di risolvere il problema. La rassicurazione, inoltre, tende a far concentrare il paziente ancora più profondamente sul pensiero ossessivo, poiché esso diviene nel lungo termine un tratto caratteriale noto non solo a sé, ma anche agli altri. Inibizione della risposta L'inibizione della risposta è invece utile per quei pazienti che mettono in pratica la tentata soluzione del tentativo di risposta, soprattutto in relazione a pensieri legati al dubbio patologico. Se cerco una risposta certa a una domanda che, per sua natura, una risposta sicura non può averla, sto infilandomi in un loop senza uscita. Ecco qualche esempio di dubbio patologico: ...e se domani venissi investito? ...e se dovessi tradire il mio partner? ...e se fossi pazzo? Provare a scacciare le domande, raramente funziona. Al contrario, inibendo la risposta, è possibile far decadere la domanda. L'inibizione della risposta prevede quanto segue: Resisti alla tentazione di provare a cercare una risposta a domande ossessive. Invece, inibisci la risposta ripetendo un mantra nella tua mente: "A questa domanda, non esiste una risposta. Più cerco una risposta, più alimento la domanda". Il trucco del "se" Il "se" è un vero e proprio innesco per i pensieri ossessivi. Si presenta sotto forma di domande che ipotizzano scenari catastrofici o dubbi: "E se non avessi spento il gas?", "E se succedesse qualcosa di brutto a me o a qualcuno che amo?", "E se fossi una cattiva persona?". Queste domande sono alla base del pensiero ossessivo, poiché alimentano ansia e incertezza. Il cervello cerca una risposta per placare la tensione, ma nella maggior parte dei casi, non esiste una risposta definitiva che possa soddisfare il dubbio ossessivo. Questo porta la persona a ricercare continuamente rassicurazioni o a mettere in atto rituali per gestire l'ansia. Imparare questo trucco è fondamentale per iniziare a disinnescare il meccanismo ossessivo: piuttosto che cercare di rispondere, bisogna imparare a convivere con l’incertezza, interrompendo così il ciclo. Un tempo e un luogo Se non riesci a liberarti del pensiero ossessivo, forse è proprio perché hai provato a scacciarlo con tanta foga. Si può rimediare, prendendosi un tempo e un luogo per riflettere sul pensiero ossessivo. Per cui, puoi scegliere di ritagliarti 30 minuti al giorno, impostando un timer, per concentrarti sul pensiero. Invitalo in tutta la sua potenza. Anzi, cerca addirittura di alimentarlo: alimenta la paura che genera, aumentane il disagio. Dopo che sarà scattato il timer, sciacqua il viso e ritorna alle tue normali attività. Man mano, questi semplici esercizi potranno aiutarti ad indebolire il circolo vizioso che oggi tiene in vita i tuoi pensieri ossessivi. La maggior parte delle persone che comincia un percorso di cura per i pensieri ossessivi riesce a superare con successo la problematica. Certo, l’impresa non è facile, ma con il giusto impegno è possibile vincere i pensieri ossessivi e ritrovare la stabilità e l'armonia. Se vuoi, contattami subito per una telefonata conoscitiva gratuita. FAQ - Domande Frequenti sui pensieri ossessivi Cosa sono i pensieri ossessivi? I pensieri ossessivi sono idee, immagini o impulsi indesiderati e ricorrenti che causano ansia e disagio. Si presentano in modo persistente e ripetitivo, interferendo con la vita quotidiana. Spesso ci si sente intrappolati in un ciclo in cui, nonostante si cerchi di respingerli, questi pensieri continuano a riproporsi, aggravando il malessere. Qual è la differenza tra pensieri intrusivi e pensieri ossessivi? I pensieri intrusivi sono comuni e possono capitare a chiunque. Sono disturbanti, ma solitamente non persistono e non generano comportamenti compulsivi. I pensieri ossessivi, invece, si ripetono con maggiore intensità e frequenza, dominando la mente e causando una sofferenza significativa. Le persone spesso mettono in atto rituali o tentativi di controllo per cercare sollievo, riuscendo ad alleviare l'ansia solo a breve termine. Cosa trasforma un pensiero intrusivo in ossessivo? Un pensiero intrusivo diventa ossessivo quando la persona cerca attivamente di controllarlo o di trovare una soluzione all’ansia che esso provoca. Questo tentativo di gestione alimenta il ciclo ossessivo: più si cerca di scacciarlo, più il pensiero torna, diventando sempre più radicato. Questo è particolarmente comune nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), dove i pensieri ossessivi alimentano rituali e compulsioni che mantengono il problema. Quali sono le cause dei pensieri ossessivi? Le cause dei pensieri ossessivi possono essere diverse: stress prolungato, ansia, traumi o una predisposizione genetica possono contribuire al loro sviluppo. Questi pensieri nascono spesso come tentativi del cervello di risolvere un problema percepito o di ridurre l'ansia, ma, nel farlo, finiscono per diventare fonte stessa di angoscia. I pensieri ossessivi passano da soli? I pensieri ossessivi difficilmente passano da soli. Anche se in alcuni casi possono diminuire con il tempo, è spesso necessario un intervento terapeutico per spezzare il circolo vizioso che li tiene attivi. Quanto dura un pensiero ossessivo? Non esiste una durata fissa per i pensieri ossessivi. In alcuni casi, possono durare minuti, ma spesso si ripresentano continuamente, occupando gran parte della giornata. Tuttavia, la loro persistenza dipende molto dalle strategie di controllo che si adottano. Tentativi di scacciare i pensieri o di trovare risposte certe tendono a prolungare la loro durata, rendendoli sempre più invasivi. Lavorare sulla gestione del pensiero ossessivo attraverso tecniche specifiche può aiutare a ridurne la durata e la frequenza. I pensieri ossessivi sono pericolosi? Di per sé, i pensieri ossessivi non sono pericolosi. Tuttavia, possono generare molta sofferenza e, in alcuni casi, portare a comportamenti disfunzionali, come rituali compulsivi o evitamenti. È importante riconoscere quando i pensieri ossessivi stanno influenzando negativamente la qualità della vita e cercare supporto per gestirli in modo efficace. Come posso liberarmi dei pensieri ossessivi? Esistono diverse strategie per affrontare i pensieri ossessivi. Tra queste, è fondamentale imparare ad accettare i pensieri senza cercare di scacciarli. Si può anche stabilire un tempo e un luogo specifico per affrontarli, riducendo così la loro presenza durante la giornata. Tecniche come la "congiura del silenzio" e l'inibizione della risposta sono altrettanto efficaci. Rivolgersi a un professionista può essere essenziale per affrontare in modo efficace e duraturo i pensieri ossessivi. Qual è il trucco del "se" nei pensieri ossessivi? I pensieri ossessivi sono spesso introdotti dal "E se…", che scatena dubbi ipotetici e scenari catastrofici. Questo trucco del "se" è tipico dei pensieri ossessivi legati all'ansia: “E se succedesse questo…?”, “E se dimenticassi di fare quella cosa…?”. Questo modo di pensare spinge a cercare rassicurazioni o a mettere in atto comportamenti di controllo, peggiorando il ciclo ossessivo. L'obiettivo è imparare a riconoscere questo meccanismo e interromperlo prima che diventi dominante. Scopri di più sulle ossessioni Ecco altri articoli sulle ossessioni. ### Sindrome del coinquilino: quando l'amore finisce La sindrome del coinquilino e la mancanza di amoreLa sindrome del coinquilino... è normale?Un'altra prospettivaSindrome del coinquilino e ricostruzione dell'intimitàAmore e progettualitàSindrome del coinquilino: pensiamo alle soluzioniConclusione https://youtu.be/GrG5m2W-O0E?si=Te5ggGFOsB3YY076 Un mio video che parla della sindrome del coinquilino, prendendo spunto da una mail che ho ricevuto. "Sai, Maurizio, io e la mia/il mio partner siamo diventati come fratello e sorella. Come due coinquilini. Tra noi l'amore è finito molti anni fa, ma un po' per abitudine, un po' per senso di colpa, abbiamo deciso di rimanere insieme. Oggi mi trovo bloccato in una relazione che non riesco a chiudere. Forse perché è entrata a far parte della mia quotidianità. Stiamo insieme da più di 20 anni, ma non c'è più passione tra noi. Non c'è più alcuna intimità sessuale". La sindrome del coinquilino è un argomento di cui mi trovo spesso a parlare con i miei pazienti, che raccontano scenari simili o addirittura identici. Sindrome del coinquilino: quando due persone, dopo diversi anni di relazione, hanno sviluppato una relazione più "morigerata" e meno basata sull'attrazione quanto sulla progettazione a lungo termine. In questo scenario, accade di percepire il partner come un familiare o un inquilino, con cui si condividono lo spazio e il tempo più per abitudine che per passione. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Accade di percepire il partner come un familiare o un inquilino (Foto di timmz da Pixabay) Può ad esempio accadere che: Si viva con il partner in maniera passiva, lasciandosi trasportare dagli impegni quotidiani (figli, suoceri, scuola, pagelle e via dicendo). Non si percepisca più vera attrazione per il partner e che l'intimità vada a poco a poco sparendo. Si continui a vivere la relazione per abitudine piuttosto che per vero desiderio. Non si riesca a chiudere il rapporto per il bene dei figli o per paura dell'ignoto. Nella maggior parte dei casi, la sindrome del coinquilino è anche caratterizzata dall'assenza di conflitto. I partner non hanno discussioni, non litigano. Non hanno prospettive diverse sul futuro o almeno non se le comunicano. La coppia sembra spegnersi e, lentamente, abbandonarsi a ciò che accade. La sindrome del coinquilino e la mancanza di amore Quando parlano della sindrome del coinquilino, i miei pazienti si concentrano quasi sempre su due aspetti fondamentali della questione. Il primo è il senso di colpa: "Se non chiudo la relazione, è perché provo un forte senso di colpa. Abbiamo costruito la nostra vita insieme, fatto scelte condivise. Se oggi chiudessi la relazione, il mio partner si troverebbe senza niente tra le mani. E no, non posso fargli questo". Il secondo riguarda invece l'assenza di passione o innamoramento: "Quello che ci manca è la passione. La passione dei primi tempi... Quando guardavo il mio partner e provavo un desiderio inspiegabile. Avevo voglia di baciarlo, di passarci del tempo insieme. Oggi tutto questo non c'è più. C'è solo l'abitudine e la noia". E questi due aspetti si compenetrano: non si lascia il partner perché si prova verso di lui un affetto profondo; ma questo affetto non viene riconosciuto come una forma d'amore. L'amore viene visto come innamoramento, passione struggente, desiderio. E di qui nasce lo scacco matto: "Come posso stare con qualcuno che non amo e, allo stesso tempo, come posso lasciare qualcuno con cui ho condiviso tutta la vita?". In questo articolo, parlerò approfonditamente della sindrome del coinquilino inquadrandola dal punto di vista psicologico. In Conclusione, offrirò delle soluzioni a tutte le coppie che vivono questa problematica, basandomi sulle ricerche dei coniugi Gottman - i maggiori esperti della materia. Se ti trovi anche tu a vivere la sindrome del coinquilino, puoi prenotare una call gratuita conoscitiva con me per valutare se possiamo lavorare insieme. La sindrome del coinquilino... è normale? L'essere umano è mutato profondamente nel corso dei millenni. In un romanzo che trovo illuminante ("Il più grande uomo scimmia del Pleistocene"), viene raccontata la crescita di un giovane ragazzo delle caverne. Questo ragazzo matura tra la scoperta del fuoco, della lancia, dell'arte figurativa. E quando si innamora, arriva subito il momento della procreazione. Dopo la procreazione, non c'è tempo - materialmente, intendo - per sperimentare qualcosa come la sindrome del coinquilino. Bisogna proteggersi dagli animali selvatici, trovare una grotta in cui vivere. Bisogna accettare il fatto che la morte arrivi a 30-40 anni. Prima di allora, è necessario crescere i figli e avviarli verso l'indipendenza, che arriverà di norma intorno ai 14-15 anni. Questo ragazzo matura tra la scoperta del fuoco, della lancia, dell'arte figurativa (Foto di Hans da Pixabay) Oggi, il contesto in cui ci muoviamo è mutato profondamente. E così sono mutate anche le nostre relazioni e le nostre aspettative. Costruiamo le nostre relazioni profonde generalmente tardi e, altrettanto tardi, abbiamo dei figli. A loro volta, questi figli ottengono l'indipendenza talvolta a 30-40 anni (proprio quando un tempo i genitori dovevano fronteggiare il momento fatale). Diviene quindi sempre più comune sperimentare la sindrome del coinquilino, che indica la scomparsa della passione dei primi tempi all'interno di una coppia. La coppia non vive più per la relazione, ma nella relazione. I dialoghi non sono più incentrati sui desideri e sull'intimità, ma sono dialoghi di servizio (lavoro, famiglia, scuola, suoceri, impegni, tasse, bollette). Per i miei pazienti, questa presa di coscienza è estremamente dolorosa. E ad essa non c'è altra soluzione che la fine del rapporto - rapporto che non può però finire, perché è sedimentato in anni di convivenza e di esperienze condivise. Un'altra prospettiva Fino ad un certo punto, è normale percepire il partner come un amico. Come qualcuno che fa parte del proprio nucleo familiare e sui è possibile contare. Sappiamo che l'intimità e la complicità sono elementi fondamentali di una relazione sana. Una relazione in cui il partner conosce i nostri problemi, le nostre debolezze, i nostri desideri. In parallelo, è normale che in una relazione il desiderio struggente dei primi tempi lasci spazio ad un rapporto più "morigerato", basato sulla costruzione di obiettivi a lungo termine. Spesso, dico che è semplicemente utopico pensare di poter rivivere i momenti estasianti dei primi tempi dopo 10, 20, 30 anni di relazione. Ciò sembra però inaccettabile per la maggior parte dei miei pazienti, che tendono a vedere l'amore come una forma di innamoramento continuo. Proprio qualche tempo fa, ho ricevuto una mail da un mio paziente. Diceva di vivere una sindrome del coinquilino e di non provare più "amore" verso la sua compagna. Al contempo, mi raccontava di provare un'immensa tristezza quando incontrava i suoi occhi, spenti e opachi. La cosa mi è subito sembrata un controsenso: "Non è forse una forma di amore quella di cui mi parla? Il fatto di guardare la sua partner e, inevitabilmente, sentire una stretta al cuore...". La maggior parte delle volte, la sindrome del coinquilino deriva quindi da credenze utopiche. Da concezioni ideali dell'amore come una forma di innamoramento continuativo. In realtà, noi non viviamo più nelle caverne ed è normale che l'amore che sperimentiamo sia cambiato e sia diventato un amore a lungo termine. Scendere a patti con questa idea, è il primo passo per avviarsi verso la ricostruzione di un rapporto vivo con il proprio partner. Sindrome del coinquilino e ricostruzione dell'intimità Possiamo vedere la sindrome del coinquilino in un duplice senso: "Non provo più passione struggente verso il mio compagno. Questo significa che l'amore è finito". "Non c'è niente di strano nel non provare più una passione struggente verso il partner. Questa forma di innamoramento non implica però l'assenza d'amore, quanto l'esistenza di un amore diverso, più maturo". Non sto suggerendo di accettare l'assenza di passione come un dato di fatto e di arrendersi ad essa. Bensì, di scendere a patti con l'esistenza di una diversa forma di amore a cui è impossibile sfuggire. Solo allora, sarà veramente possibile agire per ritrovare una forma di intimità e passionalità all'interno della coppia. Una passionalità - anche stavolta - più matura e calibrata; attiva e progettuale; che i partner devono cercare di costruire attraverso il dialogo e uno sforzo condiviso di comunicazione. ...forse ti interessa dare un'occhiata a "Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni: Cinque storie di coppie famose corredate da istruzioni pratiche per salvare la tua coppia dal naufragio". Amore e progettualità Troppo spesso ci aspettiamo che i sentimenti rimangano attivi da soli. Non facciamo nulla per farli crescere, per costruirli, per dargli nutrimento. E, alla fine, quando il rapporto diviene un "vivere passivamente sotto lo stesso tetto", ci lamentiamo della scomparsa di quegli stessi sentimenti che abbiamo trascurato. Ecco qual è il focus del problema: Non il fatto che la passione struggente dei primi tempi sia venuta meno. Ma che, abitando in una forma diversa d'amore, non abbiamo fatto niente per costruire in parallelo una nuova forma di intimità con il nostro partner. Una forma di intimità che diviene possibile a partire dalla consapevolezza dell'amore che si prova verso il partner. Il senso di colpa, la tristezza, il desiderio di vedere il partner felice: sono tutte espressioni d'amore. Quello che manca, però, è l'azione: un'azione condivisa, fatta di piccoli progetti, che possa dare un senso e una direzione a questa relazione basata su una diversa forma d'amore. Trascurare un progetto comune fatto di intimità è una cosa che accade spesso, nelle coppie che lamentano la sindrome del coinquilino. Tra i partner viene così meno il dialogo - fisico, verbale ed emotivo. Nessuno dei partner propone all'altro di passare del tempo insieme. Nessuno propone al partner di provare, per esempio, a fare una piccola vacanza nel week-end. Non abbiamo fatto niente per costruire una nuova forma di intimità con il partner (Foto di NoName_13 da Pixabay) Per quanto possa apparire banale, in realtà è questo il centro del problema. A lungo andare, dato che vengono meno i presupposti per l'intimità, viene meno l'intimità stessa. Sindrome del coinquilino: pensiamo alle soluzioni Per riuscire a ritrovare l'intimità, è essenziale lavorare attivamente all'interno della coppia. Invece di pensare che la passione struggente dei primi tempi sia scomparsa, bisogna mettere in pratica piccole azioni quotidiane che mirino alla costruzione di un'intimità diversa e più matura. Ai miei pazienti, per esempio, consiglio spesso un duplice percorso: "Come prima cosa, dovete ritrovare uno spazio che sia solo vostro. Prendervi del tempo per voi che non sia del tempo quotidiano e di servizio. Per esempio, potete utilizzare la domenica per andare a fare una gita fuori porta o per fare qualcosa che piaccia ad entrambi. Ritrovando una piccola dimensione di intimità, ritroverete anche un'immagine diversa del vostro partner. Lui/lei non sarà più solo parte della vostra famiglia o della vostra casa, ma sarà anche una persona con cui condividere dei momenti piacevoli. In secondo luogo, è essenziale lavorare attivamente sulla ricostruzione della sessualità. Questo potrebbe richiedere tempo e fatica, soprattutto se l'intimità sessuale è venuta meno nel corso degli anni. Provate a condividere con il partner i vostri desideri sessuali e le vostre fantasie. Se avete difficoltà a farlo, parlategli proprio di questa difficoltà. Dall'altro lato, però, dovete anche tornare a concentrarvi sulla costruzione della vostra identità. Molto spesso, i problemi relazionali sono causati da un focus totalizzante sulla relazione. Se non avete altro obiettivo che quello di sviluppare intimità con il partner, inevitabilmente, vi sentirete sempre inappagati e frustrati. Al contrario, se avete degli obiettivi personali - lavorativi, artistici, etc. - la relazione risulterà molto più appagante. Non vi aspetterete più che tutta la felicità arrivi dal vostro partner". Ovviamente, non sempre è possibile ricostruire una relazione. A volte bisogna accettare che ognuno possa dover prendere la propria strada. In tal caso, potresti dover superare la fine di una relazione. Conclusione Ritrovare - o ricostruire - un'intimità di coppia non è di certo un'impresa facile. I partner devono apprendere come dialogare in modo costruttivo e, prima ancora, come trasformare le proprie credenze ideali sull'amore in vista di una progettualità sana e concreta. Negli anni, ho sperimentato tanti esercizi di comunicazione che possono aiutare i partner in difficoltà a ritrovare l'intimità e la dimensione della passionalità all'interno della coppia. Puoi trovarli in questo articolo sul sentirsi soli in coppia. Ricordati che, un articolo sul web o un volume, anche se scritti da uno psicologo, non possono sostituire un percorso terapeutico individuale o di coppia. Se vuoi, contattami subito per una telefonata conoscitiva gratuita. ### Superare l'ossessione dopo un tradimento Dopo aver subito un tradimento, è normale sentirsi spaesati, persi, insicuri. È normale vivere sensazioni di rabbia verso il partner, che con il suo gesto ha eroso la fiducia costruita nel corso degli anni. Al di là del dolore, molte delle persone che vengono a trovarmi in studio raccontano di vivere flashback dell'accaduto. In alternativa, hanno pensieri ricorrenti sulla possibilità di essere traditi di nuovo. Rivedono allora il partner in atteggiamenti intimi con una persona estranea alla coppia, arrivando a sviluppare vera e propria ossessione dopo un tradimento. Questa ossessione può presentarsi in diversi modi. Alcuni pazienti, per esempio, raccontano: "Sai, Maurizio, dopo il tradimento non riesco a pensare ad altro. Ogni volta che guardo il mio partner, ripenso a quello che ha fatto. Allora vengo preso/presa dalla rabbia e cominciamo a litigare". "Dopo il tradimento, la mia fiducia è venuta meno. Abbiamo cercato di rimettere insieme i pezzi della relazione, ma non riesco ad andare avanti. Ogni volta che esce di casa, ho paura che possa succedere di nuovo". ...forse ti interessa dare un'occhiata a "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una relazione tra Ossessione e Limerenza" oppure a "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo". Ossessione post-tradimento e autostima Pensare in maniera ricorrente al tradimento è normale, subito dopo l'accaduto. Percepire sfiducia non è indice di alcuna psicopatologia. Il tradimento può infatti danneggiare l'autostima, la stabilità e l'armonia all'interno della coppia. Quando il pensiero del tradimento diviene troppo invadente, si trasforma però in una credenza disfunzionale che impedisce un corretto processo di guarigione. Il tradimento può danneggiare l'autostima, la stabilità e l'armonia all'interno della coppia (Foto di Daniel Reche da Pixabay) Nel corso dell'articolo, vedremo quindi: Che cos'è e come si presenta l'ossessione dopo un tradimento. Cos'è il DOC da relazione. Come gestire al meglio i pensieri ossessivi relativi al tradimento. Se anche tu pensi di vivere un ossessione post-tradimento, puoi prenotare una call gratuita conoscitiva con me per valutare se possiamo lavorare insieme. Ossessione dopo un tradimento: perché ci penso troppo? Dopo aver subito un tradimento, molti dei miei pazienti sperimentano pensieri dolorosi. Questi pensieri possono riguardare: L'amante. La possibilità di essere traditi di nuovo. Lo scenario del tradimento (es. flashback dell'accaduto). Nella fase che segue alla scoperta, questi pensieri non sono solo comuni, ma anche normali. In altre parole, sono una risposta organica ad un'esperienza traumatica e rientrano nel quadro generico del disturbo d'adattamento o, in casi più gravi - e soprattutto più prolungati, del disturbo Post-Traumatico da Stress (Grieger, T.A., Benedek, D.M., Ursano, R.J., 2014). Se non trattati correttamente, i pensieri dolorosi possono trasformarsi in credenze disfunzionali ed invadenti, che causano forte dolore psicologico ed emotivo e si pongono come ostacoli lungo la via della guarigione. Se trattati correttamente, invece, tendono a perdere a poco a poco potenza e intensità (nel quadro di un processo terapeutico che aiuti a scendere a patti con l'esperienza del tradimento). Che cosa distingue, allora, un pensiero doloroso da un pensiero di natura ossessiva? Dal punto di vista del contenuto, niente. I pensieri dolorosi possono trasformarsi in pensieri ossessivi, lì dove il paziente cerca di venirne a capo attraverso un continuo rimuginare. Un esempio Dopo aver subito un tradimento, Marta ha pensieri costanti sull'amante di Lorenzo, Sara. Marta cerca continuamente il profilo di Sara su Facebook e sugli altri social network per controllare che non stia inviando "messaggi in codice" a Lorenzo. Questo succede moltissime volte al giorno. Questa strategia, fa sentire Marta più sicura, in controllo della situazione. Sul momento le allevia l'ansia e la paura che Sara ci riprovi con il suo compagno. Attraverso questa strategia, Marta sta cercando di liberarsi del pensiero doloroso. Quel pensiero che le causa ansia e che non è per lei sostenibile sul piano emotivo. In altre parole, cercando Sara sui social, Marta ha l'impressione di liberarsi del suo fantasma. Attraverso questa strategia, Marta sta cercando di liberarsi del pensiero doloroso (Foto di Marie da Pixabay) La realtà è però ben diversa: Ogni volta che cerca il profilo di Sara, Marta non fa altro che nutrire i propri dubbi. Per un breve periodo di tempo, Marta può forse sentirsi sollevata dalla messa in pratica della strategia disfunzionale. Nel lungo periodo, però, nella sua mente si creerà un meccanismo ossessivo: Inizialmente, per gestire l'ansia, viene messo in pratica un dato comportamento. Il collegamento tra "ansia" e "comportamento" viene rinforzato dalla ripetizione. A lungo andare, non sarà più l'ansia che genererà il comportamento, ma il non mettere in pratica il comportamento, a generare l'ansia. Prima di capire come gestire i pensieri dolorosi sul nascere, vediamo perché essi tendono a presentarsi nel quadro dell'ossessione post-tradimento. Perché si hanno pensieri ricorrenti sul tradimento? Subito dopo il tradimento, i pazienti testimoniano un crollo dell'autostima e un forte carico d'ansia. Per gestire l'ansia, il nostro cervello tende a farci pensare con insistenza all'accaduto o alla natura della nostra relazione. Il pensiero ricorrente fornisce infatti la sensazione di placare lo stimolo ansioso. Si tratta di un meccanismo disfunzionale, tipico di diverse condizioni post-tradimento: Ansia relazionale: in cui il paziente teme di poter subire nuovi tradimenti, nella relazione presente così come in quelle future. Disturbo da stress post-traumatico da infedeltà: in cui si vivono flashback ricorrenti dell'accaduto e pensieri intrusivi che riguardano l'amante o il tradimento. DOC da relazione: una forma di disturbo ossessivo-compulsivo incentrato sulle relazioni romantiche. Soffri di DOC da relazione? Se hai subito un tradimento, e hai pensieri ossessivi sul tuo partner o sulla tua relazione, potresti soffrire di DOC da relazione. Si tratta di una condizione psicopatologica caratterizzata dalla tendenza a porsi costanti domande sulla qualità della propria relazione romantica (anche se essa non è legata al tradimento). Chi soffre di DOC da relazione, può domandarsi con insistenza se: Prova vero amore verso il partner. Dovrebbe o non dovrebbe chiudere la relazione. Se la relazione è veramente degna di esistere, e così via. Il DOC da relazione è talvolta la conseguenza di un tradimento subito, nella relazione presente o in relazioni passate. Il dubbio patologico non è più incentrato sul tradimento in sé, ma sulla qualità delle relazioni che si vivono nel corso della vita. Ecco perché è tanto importante affrontare le conseguenze del tradimento sul nascere: per evitare di sviluppare un DOC da relazione o altre condizioni psicopatologiche che possono limitare la vita personale e relazionale. Strategie per affrontare l'ossessione dopo un tradimento Torniamo al caso di Marta. Come abbiamo visto, dopo il tradimento, Marta comincia a sperimentare forte ansia relativa all'amante di Luca, Sara. Per placare l'ansia causata da questo stimolo, Marta mette in atto delle strategie disfunzionali: Ha una forte paura di essere tradita di nuovo, per cui si chiede in continuazione il perché questo sia successo, e se Luca l'ami davvero. Cerca costantemente il profilo di Sara sui social, perché questo le fornisce un sollievo momentaneo dalle sensazioni di angoscia. Tutte queste strategie, molto diffuse tra i miei pazienti, si rivelano dannose nel lungo periodo. Le azioni di Marta contribuiscono a fare del pensiero doloroso un pensiero ossessivo, che comincerà a poco a poco a colonizzare la sua vita, le sue giornate, i suoi momenti di intimità. La medesima cosa avviene all'inverso: quando il paziente tenta di evitare il pensiero doloroso nel tentativo di placare l'angoscia da esso causata. Il pensiero comincerà a colonizzare la sua vita, le sue giornate, i suoi momenti di intimità (Foto di Christian da Pixabay) Strategie funzionali Per gestire un pensiero doloroso, ed evitare che si trasformi in una ossessione post-tradimento, è essenziale comprendere questo funzionamento di base. La persona che ha subito un tradimento sperimenta forte dolore emotivo e, per venirne a capo, rimugina sul pensiero per avere l'impressione di controllarlo o tenta di evitarlo del tutto. A sua volta, il tentativo di controllo può fare del pensiero doloroso un pensiero ossessivo, che impedisce di scendere a patti con l'esperienza del tradimento nel lungo periodo. Per affrontare i pensieri dolorosi in maniera funzionale, bisogna invertire questo processo: Invece di rimuginare costantemente sule domande o evitarle, rendendole ancora più invadenti, bisogna imparare a inibire le risposte. Questa strategia possiamo chiamarla proprio "inibizione della risposta". Inibizione della risposta “Ogni volta che pensi all'amante di Luca, invece di cercare la risposta a domande come "perché l'ha fatto?", "Luca mi ama davvero?" o andare a cercare Sara sui social, voglio che ti ricordi di questa cosa. Trovare una risposta certa a queste domande, è impossibile. Queste domande non hanno una risposta, e più cerchi risposte, più alimenti le tue domande. Più cerchi sollievo dalla tua ansia attraverso delle strategie disfunzionali, più l'ansia tenderà a presentarsi con forza. "Se smetterai di mettere in atto la ricerca delle risposte, nel lungo periodo il pensiero ossessivo perderà di intensità e di frequenza. Pensare a Sara non ti causerà più tutto questo dolore. A lungo andare, lei diventerà un pensiero come tutti gli altri". Quello di Marta è solo un esempio. La strategia è valida anche in altri casi: Quando si pensa con insistenza al momento del tradimento. Quando si teme di poter subire un nuovo tradimento. Se, dal punto di vista del traditore, si sviluppa un'ossessione verso l'amante perduta. Se per esempio hai tradito il partner, e stai vivendo pensieri ossessivi verso l'amante, ti consiglio di leggere questo articolo scritto da me. Potrai trovare consigli su come affrontare al meglio questo momento doloroso. Altre strategie: curare l'ossessione dopo un tradimento Le altre strategie funzionali che consiglio ai miei pazienti si fondano sullo stesso principio di base: quello della neuro-plasticità cerebrale. In parole povere: il sistema neurale tende a modificarsi sulla base degli stimoli che gli forniamo. Se, ogni volta che provi dolore legato al tradimento, ti concentri sul pensiero ossessivo, il pensiero tornerà ogni volta con maggiore prepotenza. A lungo andare, il pensiero ossessivo diverrà tanto invadente da causare problematiche di natura psicopatologica. Al contrario, inibendo il pensiero attraverso uno sforzo iniziale, esso tenderà a perdere forza e frequenza con il passare del tempo. Inibendo il pensiero esso tenderà a perdere forza e frequenza (Foto di Pexels da Pixabay) Per quanto possa apparire semplice, grazie a questa strategia consolidata molti dei miei pazienti riescono a prevenire o a curare l'ossessione dopo un tradimento, tornando a concentrarsi sulla costruzione della loro vita o sulla ricostruzione di un rapporto con il partner. Se vuoi, contattami subito per una telefonata conoscitiva gratuita. Domande frequenti sull'ossessione post-tradimento Perché dopo un tradimento si sviluppano pensieri ossessivi? Dopo un tradimento, le persone sperimentano forte ansia e un crollo dell'autostima. Per gestire queste emozioni dolorose, mettono in atto quella che in psicologia si chiama "tentata soluzione disfunzionale": cercano di controllare o eliminare l'ansia attraverso il continuo rimuginare sui dettagli del tradimento, controllare i social dell'amante, o cercare risposte certe a domande come "perché è successo?". Queste strategie offrono un sollievo momentaneo dall'ansia, ma nel lungo periodo creano un meccanismo circolare: ciò che inizialmente era la "soluzione" (il controllo) diventa la causa dell'ansia, trasformando pensieri dolorosi in vere e proprie ossessioni che colonizzano la vita quotidiana. Cosa differenzia un pensiero doloroso da un pensiero ossessivo dopo un tradimento? Dal punto di vista del contenuto, non c'è differenza. La distinzione sta nel modo in cui li gestiamo: i pensieri dolorosi diventano ossessivi quando cerchiamo di venirne a capo attraverso un continuo rimuginare o strategie di controllo. Queste strategie offrono sollievo momentaneo ma, nel lungo periodo, rinforzano il meccanismo ossessivo facendo sì che l'ansia aumenti ogni volta che non mettiamo in pratica il comportamento di controllo. Quali sono i tipi di pensieri ricorrenti più comuni dopo un tradimento? Dopo un tradimento, i pensieri più comuni riguardano: L'amante (chi è, come è, confronti fisici o caratteriali) La possibilità di essere traditi nuovamente Lo scenario del tradimento (flashback dell'accaduto, immagini mentali della relazione extraconiugale) Dubbi sulla relazione e sul partner (se ci ama davvero, perché l'ha fatto) Cosa è il DOC da relazione e come si collega al tradimento? Il DOC da relazione è una condizione psicopatologica caratterizzata dalla tendenza a porsi costanti domande sulla qualità della propria relazione romantica. Può manifestarsi con dubbi persistenti come "Provo vero amore verso il partner?" o "Dovrei chiudere la relazione?". Il DOC da relazione può essere la conseguenza di un tradimento subito, sia nella relazione attuale che in relazioni passate, dove il dubbio patologico si estende alla qualità delle relazioni future. Come si supera l'ossessione dopo un tradimento? La strategia principale è l'inibizione della risposta: invece di cercare risposte a domande senza soluzione certa o mettere in atto comportamenti di controllo, bisogna imparare a resistere all'impulso di farlo. Altre strategie includono: Riconoscere che trovare risposte certe è impossibile Comprendere che più si cercano risposte, più si alimentano le domande Accettare che il pensiero ossessivo perderà intensità e frequenza nel tempo se si smette di alimentarlo Questo approccio sfrutta la neuroplasticità cerebrale. Quali sono gli esempi di strategie disfunzionali che alimentano l'ossessione post-tradimento? Alcune strategie disfunzionali includono: Cercare costantemente sui social l'amante del partner Rimuginare continuamente sul "perché" del tradimento Chiedere ripetutamente rassicurazioni al partner Controllare ossessivamente messaggi, email o localizzazione del partner Ricostruire mentalmente gli eventi passati cercando "indizi" del tradimento Queste strategie offrono un sollievo momentaneo ma rafforzano il meccanismo ossessivo nel lungo periodo. I pensieri ossessivi dopo un tradimento passano con il tempo? Sì, i pensieri ossessivi dopo un tradimento possono passare, ma generalmente non scompaiono da soli senza un cambiamento nel modo in cui li gestiamo. Attraverso strategie appropriate come l'inibizione della risposta, è possibile indebolire questi pensieri fino a farli scomparire del tutto. Questo processo sfrutta la neuroplasticità cerebrale: il sistema neurale si modifica in base agli stimoli che gli forniamo. Se interrompiamo il ciclo di controllo-ansia, il pensiero ossessivo perderà gradualmente forza e frequenza. Quali condizioni psicologiche possono manifestarsi dopo un tradimento? Dopo un tradimento possono manifestarsi diverse condizioni psicologiche come: Ansia relazionale, con timore di subire nuovi tradimenti Disturbo da stress post-traumatico da infedeltà, caratterizzato da flashback ricorrenti e pensieri intrusivi sull'accaduto DOC da relazione, focalizzato sulla qualità della relazione Disturbo d'adattamento, una risposta emotiva allo stress del tradimento È importante affrontare queste condizioni per evitare che diventino croniche. È normale avere pensieri ossessivi dopo un tradimento? Sì, è assolutamente normale avere pensieri ricorrenti e dolorosi dopo aver subito un tradimento. Nella fase che segue alla scoperta, questi pensieri sono una risposta organica ad un'esperienza traumatica e rientrano nel quadro del disturbo d'adattamento o, nei casi più gravi e prolungati, del disturbo Post-Traumatico da Stress. Diventano problematici solo quando si trasformano in credenze disfunzionali e invadenti che ostacolano il processo di guarigione. Quando dovrei cercare aiuto professionale per i pensieri ossessivi dopo un tradimento? Dovresti considerare di cercare aiuto professionale quando: I pensieri ossessivi persistono per settimane o mesi senza miglioramento Interferiscono significativamente con la tua vita quotidiana, il lavoro o le relazioni Ti causano un forte dolore emotivo Hai sviluppato comportamenti compulsivi per gestire l'ansia Ti senti intrappolato in un ciclo di pensieri negativi da cui non riesci a uscire Un professionista può aiutarti con strategie mirate per spezzare il ciclo ossessivo. Scopri di più sulle ossessioni Ecco altri articoli sulle ossessioni. ### Confessare un tradimento: lo psicologo risponde Molto spesso, in studio, mi sento fare la seguente domanda: "Dovrei confessare un tradimento o tenerlo per me? Se lo confesso, corro il rischio di distruggere la relazione. Se non lo confesso, però, sarò costretto a vivere col senso di colpa o ancora peggio verrò scoperto". Preferisci ascoltare invece di leggere? Clicca qui sotto! Dalla parte del traditoreBisogna confessare un tradimento? Uno sguardo generaleÈ giusto confessare un tradimento?Per ricostruire il rapporto di coppiaPrimo scenario: confessare un tradimento per senso di colpaHo tradito ma non voglio confessare: secondo scenarioTerzo scenario: sentimenti verso l'amanteCome comportarsiConfessare un tradimento: altri scenari possibiliConfessare un tradimento mentalePrima del matrimonioConfessare al preteCosa aspettarsi dopo la confessionePrenota una consulenza gratuita In altre parole: è giusto confessare un tradimento? Il fatto è che non esiste una risposta univoca a questa domanda. Quando si tratta di confessare o meno un tradimento vanno considerati diversi fattori, che possono influenzare la scelta del partner traditore e le conseguenze del suo gesto. Per esempio: Il motivo per cui si sceglie di confessare. Il tipo di relazione con il partner. Il desiderio di rimettere insieme il rapporto. La situazione sentimentale con l'amante. Quel che è certo, è che il tradimento non è solo un’esperienza traumatica per chi lo subisce (Lonergan et al. 2020), ma anche per chi lo compie e tenta di tenerlo nascosto. Anche il traditore, quasi sempre visto come un mostro, si trova a subire gli effetti collaterali della sua decisione. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Dalla parte del traditore Il traditore può ad esempio sperimentare: Senso di colpa. Dolore emotivo. Calo dell'autostima. Crisi di ansia. Attacchi di panico. Nel traditore, il tradimento può causare senso di colpa e profondo dolore emotivo (Foto di StockSnap da Pixabay) Può inoltre farsi presente la dolorosa domanda: "Confessare un tradimento significa che la storia è finita?". Anticipando, possiamo dire che la risposta è no. La confessione non deve necessariamente segnare la fine di una relazione. Anzi, dalla mia esperienza in studio, posso dire che molte coppie escono addirittura fortificate dall'esperienza - pur sempre dolorosa - del tradimento. Prima di confessare il tradimento al partner, è però necessario capire se sia la scelta giusta. Se sia cioè la scelta più adatta a migliorare la relazione o se non sia solo un modo per "alleggerirsi la coscienza". Se ti trovi anche tu nella situazione di dover confessare un tradimento, puoi prenotare una call gratuita conoscitiva con me per valutare come possiamo procedere insieme. In questo articolo, capiremo come e quando sia giusto confessare un tradimento, in base alle situazioni e alla volontà di ricostruire un rapporto solido con il partner. Bisogna confessare un tradimento? Uno sguardo generale A primo impatto, il tradimento potrebbe apparire come un evento definitivo. Questo è ciò che viene fuori dalla maggior parte dei colloqui che ho con i miei pazienti: "Prima del tradimento, tutto era normale. Certo, avevamo dei problemi, ma il rapporto era stabile". "Dopo il tradimento, invece, tutto è cambiato. Non riesco più a fare niente senza pensarci". Per quanto ciò possa apparire vero, il tradimento non è altro che la punta dell'iceberg. Un iceberg spesso fatto di incomprensioni, di mancata comunicazione, di frustrazioni personali e relazionali che vanno a costruirsi negli anni tra i membri di una coppia. Il tradimento può anche essere motivato dalla fine di un amore: esperienza dolorosa che prima o poi tutti si trovano ad affrontare. Quando il tradimento avviene, potenzialmente la coppia è già in crisi. Le cause del tradimento sono le più svariate e talvolta vengono alimentate dalla distanza emotiva già presente nella coppia. Ciò non toglie nulla al dolore che inizialmente coinvolge il partner traditore, colui che ha tradito e che deve scegliere se confessare o meno. Prima di confessare, bisogna però comprendere se i motivi per cui si confessa sono validi e se la confessione possa davvero giovare al rapporto di coppia. È giusto confessare un tradimento? Per capire se è giusto confessare un tradimento, bisogna dapprima rispondere alla domanda: "Ho davvero voglia di ricostruire la relazione con il partner?". Se la risposta è no, si presentano in generale due scenari. Se confessi un tradimento al partner prima di chiudere il rapporto, da un lato gli stai fornendo delle motivazioni valide per la rottura. La confessione potrebbe aiutarlo a comprendere le ragioni della tua decisione e a non pensare, come spesso accade, che la rottura sia arrivata come un fulmine a ciel sereno in un rapporto a prima vista perfetto. D'altro canto, la confessione potrebbe danneggiare gravemente l'autostima del partner e l'immagine che ha di te. In definitiva, se desideri chiudere la relazione, devi valutare le conseguenze del tuo gesto nel breve e nel lungo periodo. Se invece hai difficoltà a chiudere il rapporto di coppia, anche se vorresti farlo, ti consiglio di rivolgerti ad un esperto che possa aiutarti in questo processo di transizione. Non sempre è facile prendere una decisione tanto importante, soprattutto se essa coinvolge dei figli, una casa condivisa, una storia durata per decenni. Se desideri davvero chiudere la relazione, devi farlo per il benessere di entrambi (Foto di Mar da Pixabay) Talvolta è addirittura difficile capire se si desidera davvero chiudere una relazione. Un supporto psicologico può essere utile per fare una scelta oculata e razionale. Per ricostruire il rapporto di coppia Se invece hai il desiderio di ricostruire il rapporto con il partner, e non sai se confessare o meno, devi considerare diversi fattori. Ad esempio: La confessione gioverebbe davvero al rapporto di coppia? O servirebbe solo ad alleggerirti dai sensi di colpa? Per quanto possa sembrare cinico, dire la verità - e tutta la verità - non è sempre la cosa giusta. Se il tuo scopo è quello di migliorare la relazione di coppia, devi essere pronto a fare la scelta che meglio si adatta a questo obiettivo - anche a costo di convivere con il senso di colpa e con il dolore in solitudine. Vediamo nel concreto quali scenari possono presentarsi e, quindi, in quali occasioni bisogna confessare un tradimento. Primo scenario: confessare un tradimento per senso di colpa Per ora, possiamo segnarci questo punto fermo: Se vuoi davvero migliorare la tua relazione, devi perseguire quest'obiettivo con impegno e coerenza. Questo significa che devi anche essere pronto a tenere per te il tuo gesto, a patto che sia impossibile che il partner venga a saperlo. Bada bene: non ti sto consigliando di mentire al partner, ma di agire per ottenere un reale beneficio per la coppia nel lungo periodo. Se per esempio sei andato a letto con qualcuno che non vedrai mai più per il resto della vita (magari all'estero, durante una notte brava), rifletti bene sulle conseguenze di una possibile confessione. Essa potrebbe portare nuove tensioni all'interno della coppia, finendo per aggravare una situazione già di per sé critica. Ovviamente, è sempre consigliabile un percorso di terapia - magari affiancato alla terapia di coppia - che possa aiutarti a evitare di ripetere quel gesto. Che possa, nel lungo periodo, aiutarti a ristabilire una relazione felice ed equilibrata con il tuo partner. Non serve dirlo: devi anche evitare nuovi tradimenti in futuro! (Oppure, scegliere di chiudere la relazione nel rispetto della persona che hai accanto). Non di rado, in studio, mi chiedono anche se abbia senso confessare un tradimento dopo anni. La risposta è la stessa. Se non c'è possibilità che il tradimento venga scoperto, e stai facendo tutto il necessario per rimediare al tuo gesto, rifletti bene sulle conseguenze delle tue parole. Ho tradito ma non voglio confessare: secondo scenario Un discorso a parte va fatto per il secondo scenario: se hai tradito e c’è un'alta probabilità che il partner venga a saperlo. In questo caso, il mio consiglio è quello di valutare se confessare il tradimento ancora prima che il partner lo scopra. Secondo la mia esperienza, i partner traditi sono più propensi a perdonare se notano un pentimento nel partner traditore. Soprattutto, se il traditore confessa la sua colpa in maniera spontanea. I partner traditi sono più propensi a perdonare se notano un pentimento (di Pexels da Pixabay) Quindi, se il partner ha scoperto messaggi sul cellulare/altri indizi molto espliciti, non continuare a prenderlo in giro. Confessa l'accaduto senza mentire sui particolari. Il partner tradito ha diritto di conoscere tutto l'accaduto, perché ciò gli gli tornerà utile nella fase di ricostruzione della fiducia. Se vuoi sapere come comportarti dopo la confessione, puoi andare a leggere questo articolo, dove ti spiego come comportarti dopo la confessione e quali fasi dovrai affrontare per ricostruire la fiducia nel rapporto di coppia. Terzo scenario: sentimenti verso l'amante Nel terzo scenario, il partner traditore ha cominciato a provare dei sentimenti verso l'amante. Il tradimento non è più solo un atto occasionale. È un gesto fondato su un rapporto sentimentale con una persona estranea al rapporto di coppia. Per quanto possa sembrare paradossale, questo scenario è molto comune. Una storia extra-coniugale può cominciare come un rapporto superficiale, fatto di incontri e di rapporti fisici. Nel lungo periodo, può trasformarsi in qualcos'altro. L'amante potrebbe infatti rispondere alle richieste emotive del partner traditore. Quelle richieste a cui spesso il partner tradito risponde con un netto rifiuto. A tal riguardo alcuni studi (Selterman et al, 2020), affermano che le relazioni con gli amanti tendono a essere tanto più serie, quanto più le ragioni che hanno condotto al tradimento sono di natura diadica (come la mancanza d'amore o la rabbia verso il partner). Se vuoi saperne di più sulla scienza del tradimento, puoi leggere gli studi di Dylan Selterman; oppure puoi guardare l'intervista che ho condotto con Selterman a questo link. Come bisogna comportarsi in questo caso? Bisogna confessare il tradimento? E come si fa a chiudere la storia d'amore con l'amante? Come comportarsi Se questo è anche il tuo caso, il mio consiglio è quello di parlare con uno psicologo che si occupa di tradimenti prima di prendere una decisione. Chiudere il rapporto con l'amante potrebbe infatti essere difficile. Mi trovo spesso a lavorare con pazienti che hanno confessato il tradimento, ma che continuano a vedere l'amante perché non riescono a fare a meno della sua presenza. La terapia individuale e di coppia può essere di vitale importanza per capire come muoversi, prima di compiere gesti affrettati che potrebbero portare a conseguenze disastrose nel lungo periodo. È anche necessario capire cosa si desidera fare: rimanere con il partner e ricostruire il rapporto o cominciare una relazione ufficiale con l'amante? La decisione varierà da caso a caso, a seconda delle motivazioni che hanno portato al tradimento. Confessare un tradimento: altri scenari possibili Negli ultimi anni, mi sono trovato ad affrontare gli scenari più variegati in maniera di tradimento. Per esempio, ho dovuto rispondere alle seguenti domande: Bisogna confessare un tradimento mentale? Cosa fare se si sente il bisogno di confessare un tradimento prima del matrimonio? Confessare un tradimento al prete basta per espiare "il proprio peccato"? Confessare un tradimento mentale In generale, non è necessario confessare un tradimento mentale. Durante una relazione, è normale provare attrazione per persone che non coincidono con il partner. Alcune persone hanno dei pensieri intrusivi, che siano domande o immagini relative a pensieri che possono turbare. Ad esempio, potresti avere delle immagini intrusive che ti rappresentano mentre tradisci il partner. Oppure, una serie di dubbi che ti portano a chiederti se in qualche modo hai tradito o potresti tradire il partner. In tal caso, è bene fare attenzione e rivolgersi subito a uno psicologo, perché potrebbe essere una manifestazione di un dubbio ossessivo. In ogni caso, se i tradimenti mentali divengono invadenti e disfunzionali, è buona norma rivolgersi ad uno psicologo per comprendere le motivazioni del pensiero, che può diventare ossessivo, patologico. Prima del matrimonio Sentire il bisogno di confessare un tradimento prima del matrimonio è assolutamente normale. Il matrimonio è un investimento a lungo termine: è naturale desiderare che tale investimento cominci nel segno della fiducia e della trasparenza. Anche in questo caso, bisogna considerare le possibili conseguenze del gesto. Se la storia con l'amante è terminata, la confessione potrebbe danneggiare il rapporto e creare la base per un conflitto a lungo termine. Confessare al prete Se sei credente, puoi parlare del tuo gesto al prete durante la confessione. Un prete "moderno" può fornirti consigli utili per ristabilire l'equilibrio nella vita di coppia. Non solo, a volte può aiutare inserendo te e il partner in un percorso di crescita spirituale, da cui molte coppie (se religiose), trovano giovamento. Ricorda comunque che essendo tenuto al segreto confessionale, il prete non potrà parlare del tradimento con nessuno senza la tua approvazione. Tuttavia, un prete non è uno psicologo. Sembra una banalità, ma è importante ricordare che se ci sono delle problematiche complesse, dov'è importante affrontare la cosa senza giudizi etici, uno psicologo è una scelta più sicura. Non solo: uno psicologo può riconoscere dei segni di problematiche più importanti, che hanno bisogno di essere affrontate. Per questo, se per te è importante, puoi chiedere al tuo psicologo e al tuo prete di interagire. Probabilmente, non tutti accetteranno, ma non aver paura di chiedere! Confessione e terapia di coppia I miei pazienti, hanno spesso l'idea che confessare equivalga a rimettere insieme i pezzi della relazione. In realtà, non è sempre così. La confessione dovrebbe essere affiancata da un processo di terapia di coppia, che aiuti i partner a comprendere le cause del tradimento e le problematiche relazionali che hanno portato a questo gesto. Inoltre, dovrebbero acquisire degli strumenti di comunicazione efficace che possano fungere da strumento per un dialogo funzionale e rivolto verso le soluzioni. In alternativa, i loro scambi dialogici potrebbero trasformarsi in ulteriore motivo di conflitto e dissidio, nonostante o proprio in virtù della recente confessione. Cosa aspettarsi dopo la confessione Se hai scelto di confessare un tradimento, devi prepararti a vivere un periodo di crisi. Un periodo fatto di sfiducia, conflitto, rimorso e pentimento. Inizialmente, il partner tradito potrebbe sviluppare atteggiamenti di rifiuto. Potrebbe percepire rancore, rabbia, addirittura odio verso il traditore. Ciò è assolutamente normale. È però essenziale che entrambi i partner - se vogliono ricostruire la relazione - apprendano come comunicare in modo produttivo proprio in questa fase complicata. In alternativa, le loro conversazioni si trasformerebbero in scambi violenti, aggressivi e disfunzionali. Il partner tradito potrebbe percepire rancore, rabbia, addirittura odio verso il traditore (Foto di PublicDomainPictures da Pixabay) Se invece hai scelto di non confessare il tradimento, ti consiglio di rivolgerti il prima possibile ad uno psicologo esperto in tradimenti. Lui potrà aiutarti a gestire la sofferenza interiore e a superare nel modo migliore questo momento difficile. Prenota una consulenza gratuita Per capire se confessare o no il tradimento, e per ricevere supporto in questa fase complicata della relazione, contattami gratuitamente e senza impegno cliccando qui. ### Intervista con Dylan Selterman, ricercatore che si occupa di tradim In questo video, io e il collega Marco Giacobbi, intervistiamo Dylan Selterman, ricercatore alla prestigiosa Johns Hopkins University e autore di diversi paper scientifici sul tema del tradimento. L'intervista è in inglese, ma puoi attivare la traduzione cliccando sulla rotellina in basso a destra. https://youtu.be/91lo7Y9GObI ### Pentirsi dopo aver lasciato, cosa fare? L'opinione dello psicologo Fatto bene o fatto male a lasciarloSensazione di non aver il cuore in paceLo pensi ancoraLa relazione è ancora al centro dei pensieriSensazione che non sia cambiato nullaPentirsi di aver lasciato: come andare oltre...Lasciar passare del tempoUn compito di scrittura contro la sensazione di pentirsi di aver lasciatoFar prevalere la razionalitàPerché il rimpianto non ha senso Come psicologo che si occupa di relazioni, mi capita spesso di lavorare con persone che si rivolgono a me perché pentite di aver lasciato un partner. Rimpianto, rimorso, dubbio sulla scelta fatta. Queste sono le sensazioni di cui mi parlano i miei assistiti. Andiamo a vedere cosa fare quando proviamo questo stato d'animo, e si ha la sensazione di pentirsi dopo aver lasciato. Innanzitutto, teniamo presente che la fine di una relazione ci mette in uno stato simile a quello del lutto dopo aver perso una persona cara. Ma la posizione di chi abbandona è diversa da quella di chi viene lasciato. I motivi per cui si lascia una persona cara, dopo una lunga relazione, sono diversi. E non si tratta mai di decisioni prese a cuor leggero. Per questo motivo è normale provare un sentimento di rimorso e persino di pentimento, che riguarda molti aspetti. Vediamo quali e cerchiamo di capire perché questo stato d'animo, apparentemente contraddittorio, è in realtà molto comune. Pentirsi dopo aver lasciato una persona è comune. Bisogna però imparare a mettere il passato nel passato: vediamo cosa fare in questi casi. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Fatto bene o fatto male a lasciarlo Il rimpianto non è una misura ideale per capire se hai fatto bene o male a lasciare una persona, anche dopo tanti anni. Molte persone, infatti, rimangono affezionate non tanto all'ex partner, quanto alla vecchia relazione che si aveva con lui, che dopo un po' di tempo si può idealizzare. Ripensandola dunque in maniera positiva. Chi lascia lo fa perché vuole sentirsi meglio, togliersi un peso di dosso e iniziare a progettare il futuro. Ma se non tutto va come previsto, inizia una fase di ripensamento che coinvolge anche le ragioni della rottura, portando a rivisitarle. Ma non è detto che il giudizio a freddo sia meglio di quello a caldo, perché comunque sono in gioco le emozioni. Ecco alcuni sintomi che le persone provano quando ripensano a una relazione che hanno terminato. Sensazione di non aver il cuore in pace Mettersi il cuore in pace, letteralmente, è uno dei motivi per cui si chiude una relazione. Eppure, dopo la fine di una relazione, ci si sente ancora emotivamente coinvolti, insicuri sul proprio stato emotivo. Si passa attraverso stati d'animo di agitazione e ansia, che ci fanno pentire di aver lasciato quella persona. A volte, quest'ansia si sente anche in termini fisici, con oppressione al petto, difficoltà a mangiare, a dormire, fame d'aria e altro ancora. Questo, può farci sentire in colpa e desiderare di non aver rotto. Quasi come se fosse il nostro fisico a dirci di aver sbagliato. Lo pensi ancora Contrariamente a quanto ti aspettavi, quello dell'ex potrebbe restare un pensiero che ritorna di continuo durante la giornata. Quando si lascia qualcuno, è importante dare tempo al tempo, favorendo il processo di separazione e non aspettarsi che il suo ricordo venga cancellato dalla memoria. Continuare a pensare all'ex, è normale. Tuttavia, a volte restiamo "bloccati". Si prova una vera e propria ossessione per l'ex, magari con continue visualizzazioni del suo profilo social, delle sue storie, degli stati "in linea" su Whatsapp. Puoi pensare che questo sia un segnale importante, che tu debba guardarti indietro. Eppure, non è detto che sia così. Se vivi un momento di difficoltà, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita e valutare se il mio percorso può fare per te. La relazione è ancora al centro dei pensieri Se non è direttamente lui a stare al centro dei pensieri, lo è la relazione. Capita di rivisitare episodi del passato, e ricordare momenti insieme. Ma più che l'elemento nostalgico in questo caso prevale un ragionamento quasi analitico, il desiderio di capire cosa è andato storto, se sono stati commessi errori evitabili, se si poteva rimanere insieme se certe cose fossero andate diversamente. A volte si scade persino in un meccanismo di dubbio ossessivo, dove le domande la fanno da padrone. Avere questo tipo di pensieri è ben diverso dal provare nostalgia per una felicità che ora non c'è più. Sensazione che non sia cambiato nulla Anche dopo aver rotto, e quindi aver prodotto un enorme cambiamento nella propria vita, hai la sensazione che sia tutto come prima. La felicità, il sollievo che ti aspettavi, non è arrivato: pensavi che allontanando il partner, saresti finalmente stato meglio. Eppure non è così. Allora puoi iniziare a pensare che forse non dipendeva dalla relazione in sé, ma da fattori esterni che potevano essere giudicati in maniera più obiettiva. Pentirsi di aver lasciato: come andare oltre... Anzitutto, se il sentimento è molto forte e c'è un vero e proprio pentimento (diverso dal senso di colpa) occorre assolutamente esplorare la possibilità di una riconcilazione. Il punto è che non è facile capire, per questo il supporto psicologico è molto importante. Lasciar passare del tempo Nella maggior parte dei casi il tempo aiuta a dissipare anche i sentimenti di cui sopra, ma se si agisce sotto l'impulso di essi il rischio è di tornare al punto di partenza: pentirsi di essersi pentiti di aver rotto. Quanto tempo lasciar passare? Parecchio. A volte possono bastare delle settimane, a volte servono dei mesi. Dipende dal valore della relazione e dal tempo trascorso insieme e anche dall'investimento emotivo. Il tempo serve anche a riscoprire la propria identità personale al di fuori di una relazione. Quando si è all'interno di una relazione stabile di lunga durata, l'identità di coppia tende a prevalere, ed è normale. Per cui si fanno molte cose insieme e si viene trattati come "coppia" da tutti, sia nelle occasioni sociali, sia nella vita quotidiana. Riscoprire sé stessi aiuta, ma anche qui serve tempo. Ho fatto bene o ho fatto male a lasciarlo? Un compito di scrittura per gestire i pensieri. Un compito di scrittura contro la sensazione di pentirsi di aver lasciato Quando arriva il pensiero, doloroso e carico, di pentimento dopo aver lasciato un partner, spesso cerchiamo di distrarci o non pensarci. Ci sembra la cosa più sensata, eppure raramente funziona. Cercare di non pensare, sul momento può aiutarci, ma a lungo termine non fa altro che rendere il pensiero più potente e più presente nella nostra mente. Al contrario, guardare in faccia il pensiero, ci aiuta a contenerlo e renderlo più comprensibile. Quando siamo attanagliati dal dubbio, infatti, c'è un esercizio di scrittura che consiglio spesso. Procurati un blocchetto e una penna da tenere sempre con te (è importante scrivere su carta e non sul cellulare). Quando arrivano dei pensieri più intensi, difficili da gestire, inizia a metterli su carta esattamente così come li pensi. Immagina di fare una vera e propria "fotografia", il più accurata possibile, di questi pensieri. Ciò significa avere un ottimo tempismo e una certa precisione. Per cui, è importante iniziare a scrivere nel momento esatto in cui arriva questa sensazione di pentirsi di aver lasciato l'ex. Non un attimo prima, non un attimo dopo, nel modo più accurato possibile il contenuto del pensiero. Questo ci aiuta a evitare di "scappare" dal pensiero, ma anche a metterlo a fuoco. Perché quando siamo presi dall'ansia di aver lasciato, dal dubbio, dal rimorso, i pensieri tendono a "scappare". Non si tratta di un pensiero ben definito, ma di mille altri pensieri che creano una nube tossica nella nostra mente. Far prevalere la razionalità Se si è arrivati a rompere un motivo ci sarà, e spesso è più di uno. Quasi sempre la rottura è preceduta da un lungo periodo di dubbi, di promesse di cambiamento dall'altra parte che non vengono mai mantenute, per cui si lascia perché non c'è una reale alternativa e si preferisce ripartire. Poi si dà anche ragione ai sentimenti: se non si ama più una persona e c'è la possibilità di rifarsi una vita, perché continuare? Le motivazioni che hanno portato alla rottura probabilmente esistono ancora qualche mese dopo. Se è avvenuta per motivi non conciliabili poi, c'è poco da fare, ci saranno sempre. Perché il rimpianto non ha senso Quando ci pentiamo di aver lasciato una situazione, spesso cadiamo vittima del "bias del risultato". Questo errore cognitivo ci porta a farci credere che avremmo potuto ottenere un risultato migliore se solo avessimo fatto una scelta diversa. In altre parole, tendiamo a sopravvalutare i benefici della scelta non presa e a sottovalutare quelli della scelta che abbiamo fatto. Nel linguaggio comune, diremmo: "Siamo tutti bravi, col senno di poi!". Si tratta esattamente di questo. Ricordiamo però che giudicare una scelta dal suo risultato, è sbagliato. La scelta è stata fatta nel passato, e in quel momento aveva senso - o era l'unica cosa da fare. Le nostre vite sono soggette all'imprevedibilità, e purtroppo tendiamo a dimenticarcelo. Un esempio che faccio spesso, è questo: Immagina di aver lasciato il tuo lavoro per un'altra opportunità. Se le cose non vanno bene nel nuovo lavoro, potresti iniziare a pensare che avresti dovuto rimanere nel tuo vecchio lavoro. Tuttavia, al momento della decisione, avevi a disposizione solo determinate informazioni. Forse il tuo vecchio lavoro era diventato stressante o insoddisfacente, e avevi bisogno di un cambiamento. Il fatto che le cose non siano andate bene nel nuovo lavoro non significa che hai fatto la scelta sbagliata. Solo che le conseguenze (che sono sempre imprevedibili), non sono state quelle sperate. Ecco che pentirsi di aver lasciato l'ex, si può guardare come lo stesso tipo di errore: un inganno della mente. In definitiva, pentirsi di aver lasciato può essere normale. Ma spesso il sentimento è più uno stato d'animo legato alla nostalgia, al rimpianto per la relazione più che per la persona, perché stare da soli - dopo aver vissuto da coppia per tanto tempo - non è semplice. Se questi sentimenti però prevalgono allora il mio consiglio, è quello di rivolgersi a uno psicologo che possa aiutarti. Puoi contattarmi senza impegno e capire se e come poter lavorare insieme. ### Sentirsi soli in coppia: cosa fare? Reazioni immediate del partnerChe cos'è davvero la solitudine? Sentirsi soli in coppiaUn esempioComincia col porti queste domandeSentirsi soli in coppia: diverse solitudini, diversi scenariComprendere le ragioni della solitudine in coppiaIl caso di Marta: un caso clinicoLa prospettiva di LucaDi chi è la colpa?Il cuore del problema: sentirsi soli in coppia e comunicazioneProblemi di comunicazione e sentirsi soli in coppiaI problemi più comuni e le conseguenzeTurning Towards per non sentirsi più soli in coppia: il Metodo GottmanSincronizzazione: richieste emotive4 regole per la comunicazione di coppiaUn dialogo, ogni dialogoAltri ambiti di applicazioneCome smettere di sentirsi soli in coppia Ti è mai capitato di sentirti solo con il tuo/la tua partner? Questa sensazione - quella di sentirsi soli in coppia - è abbastanza comune all'interno delle relazioni amorose. Gran parte dei pazienti che vanno in terapia di coppia, cominciano col farmi proprio questa domanda: "Maurizio, perché quando sto con il mio partner - anche in situazioni piacevoli o di intimità - ho la sensazione di essere solo? Addirittura più solo di quando lui/lei non c'è?". Oppure: "Maurizio, non mi sento ascoltato. Siamo in due, ma è come se fossi perennemente solo!". Questa sensazione di solitudine a due non riguarda solo la vita di coppia. Alcune persone possono sperimentarla quando si trovano con gli amici, con i genitori, ad una festa. Possono essere immersi nella musica, nel caos, nelle voci. Eppure continuano a sentirsi profondamente e intimamente soli. In quei casi, le sensazioni che provano possono andare dal disagio sociale fino alla percezione di un vuoto interiore ed emotivo. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Sentirsi soli in coppia è più comune di quanto si pensi (Foto di 1388843 da Pixabay) Questo perché la solitudine, come sensazione negativa, ha il potere di farci sentire non accettati, non inclusi, incompresi. E il dolore è tanto più forte, se l'incomprensione arriva da parte del partner: la persona che dovrebbe essere al nostro fianco emotivamente e fisicamente. Reazioni immediate del partner Chi sperimenta questa sensazione, a volte cerca di parlarne o di farla presente al partner (o agli amici, o ai genitori). Il partner può però minimizzare la situazione. In alternativa, può dare l'impressione di ignorare completamente quello che sta accadendo, rispondendo come se nulla fosse e continuando a guardare il cellulare: "Ti senti solo? E perché mai? Ma se stiamo spesso insieme!". Ecco che la sensazione di solitudine finisce per aggravarsi ancora di più, poiché ad essa si aggiunge l'incomprensione, il muro, la barriera di silenzio. Questo scenario è molto comune e venirne a capo è complesso dal punto di vista terapeutico. Ciononostante è possibile, attraverso metodi tratti dalla ricerca scientifica che offrono soluzioni adeguate ad ogni caso specifico. Nel corso di questo articolo parlerò di questo argomento, basandomi sulle ricerche dei coniugi Gottman - i maggiori esperti del settore in materia di solitudine e terapia di coppia. Se ti trovi anche tu nella situazione di sentirti solo in coppia, puoi prenotare una call gratuita conoscitiva con me per valutare se possiamo lavorare insieme. Che cos'è davvero la solitudine? Sentirsi soli in coppia Cominciamo da un principio di base: la solitudine è una sensazione normale. Una sensazione non sempre dovuta a crisi di coppia o a problematiche interiori. Potrebbe sembrare cinico, ma gli esseri umani nascono, crescono e si sviluppano nella solitudine. Capire questo principio è essenziale, perché ci permette di distinguere una solitudine funzionale da una solitudine disfunzionale, che spesso nasconde problematiche più gravi all'interno della relazione o della persona. Un esempio Devo fare un importante colloquio di lavoro; Prima del colloquio, mi confronto con il partner. Per quanto possa starmi accanto, alla fine sono io a dover affrontare il colloquio, le difficoltà, i dubbi. Gli altri, e tra questi rientrano anche i partner, possono fornirmi un sostegno. Ma non possono sostituirsi a me nella mia vita personale e nel mio processo di crescita. Questa è la regola essenziale di ogni relazione sana: I partner hanno non solo il dovere, ma anche il diritto, di poter vivere dei momenti di solitudine. Nelle coppie in cui la solitudine non esiste, si vanno infatti a creare delle problematiche spesso gravi: senso di oppressione, voglia di controllo, gelosia, e molto altro ancora. Sperimentare solitudine in coppia non è quindi di per sé sinonimo di una relazione disfunzionale o sbagliata. Questo, a patto che la solitudine non divenga un elemento stabile e opprimente all'interno della coppia. A patto che non sia causata dall'assenza emotiva di uno dei due partner o, in alternativa, da problematiche interiori di chi sperimenta solitudine all'interno della coppia. Non sempre la solitudine è un campanello d'allarme (Foto di svklimkin da Pixabay) Comincia col porti queste domande Quando ci si sente soli in coppia, bisogna quindi cominciare col porsi queste domande: Mi sento solo perché il mio partner è assente? O mi sento solo per altre ragioni, che non riguardano lui/lei? Queste ragioni, hanno forse a che fare con problemi personali che non ho ancora affrontato? A seconda della risposta, in studio e con l'aiuto di uno specialista, si può comprendere il percorso migliore da affrontare per ritrovare la serenità interiore e l'equilibrio all'interno della propria relazione romantica. Sentirsi soli in coppia: diverse solitudini, diversi scenari Dato che il senso di solitudine ha spesso diverse cause, può anche richiedere diverse soluzioni. Molto in generale, se ad oggi ti senti solo in coppia, questi sono i possibili scenari: Il tuo partner si è tirato indietro e ha smesso di offrirti il supporto che un tempo invece ti offriva; La tua sensazione di solitudine è causata da problemi che non riguardano la coppia; Non riesci a comunicare con il tuo partner, cioè ad aprirti e dialogare con lui, anche se ti sembra costantemente di provarci; Stai vivendo un periodo di forte stress e ti senti disconnesso da tutto ciò che ti circonda (e quindi anche dalla tua vita di coppia). Spesso, questi problemi si influenzano a vicenda. Per esempio, quando vivi un momento di forte stress, puoi anche sviluppare problemi di comunicazione, arrivando a fare di ogni discussione un motivo di conflitto. A questo punto, il partner potrebbe allontanarsi per evitare il conflitto acuendo il tuo senso di solitudine. Comprendere le ragioni della solitudine in coppia La solitudine in coppia è un'esperienza comune. Secondo i ricercatori, in America, nel 2019 il 61% degli intervistati ha affermato di sentirsi solo. Quasi il 50%, invece, ha dichiarato di sentirsi solo all'interno di una relazione romantica o di considerarla poco significativa. Abbiamo visto che la solitudine in coppia può essere determinata da diversi fattori. Ma come si fa a capire quale sia la ragione dei propri sentimenti? Come si fa a capire se ci si sente soli perché non si viene ascoltati dal partner o perché si vive un vuoto interiore non legato direttamente alla relazione? La risposta: facendo caso a dei segnali che possono essere indicativi del proprio rapporto con sé stessi, con il partner e con le altre persone che fanno parte della nostra vita. A questo riguardo, qualche tempo fa in studio ho ricevuto la visita di una paziente. Per preservare la sua privacy la chiameremo con il nome fittizio di Marta. Il caso di Marta: un caso clinico Marta è una donna di 50 anni, sposata da venticinque anni con Luca. I due hanno un figlio di 21 anni, Mattia. Marta arrivava in studio per parlarmi di un problema che la attanaglia ormai da tempo: pur passando molto tempo con suo marito, si sente costantemente sola e pressoché invisibile. Comincia col dirmi: "Sono ormai diversi anni che io e Luca non parliamo più come una volta. Siamo sempre presi dal lavoro, dai nostri impegni. Da quando Mattia è partito per l'università, però, la casa è come piombata in un silenzio assoluto". Il figlio di Marta e Luca è infatti appena andato all'estero per terminare gli studi. "Vorrei che Luca mi chiedesse di parlargli della mia giornata, che mi chiedesse cosa mi andrebbe di fare durante il weekend. E invece, nulla. Se ne sta lì a cenare in silenzio o a guardare il cellulare come se io neppure esistessi." La prima cosa su cui ho indagato, è stata la capacità di Marta di evitare dalla comune trappola della "lettura del pensiero". Consiste nella tendenza delle persone a pensare che gli altri debbano comprendere i nostri desideri e bisogni. Anche se non glielo diciamo. Il problema di Marta non era infatti costituito solo dall'assenza di suo marito, ma anche dalla sua tendenza a colpevolizzare Luca per tutti i problemi del matrimonio. Il caso di Marta: sentirsi soli in coppia (Foto di goodinteractive da Pixabay) La prospettiva di Luca Probabilmente, anche Luca stava vivendo le stesse difficoltà. Era addirittura probabile che anche lui si sentisse solo in coppia e che, proprio per questo motivo, tendeva a chiudersi in se stesso e, quindi, a chiudersi comunicativamente. Ho così cominciato ad indagare il rapporto tra Luca e Marta. Quando si erano conosciuti. Come avevano costruito il loro rapporto. Da quanto avevano smesso di comunicare. Soprattutto, perché avevano smesso di comunicare. E piano piano ho ricostruito questo scenario: Un tempo, marito e moglie avevano una buona comunicazione; Negli ultimi anni, però, Marta era diventata verbalmente aggressiva e riduceva ogni conversazione ad una lotta di supremazia; Nel lungo periodo, Luca aveva smesso di comunicare per evitare il conflitto; Infine, Marta aveva cominciato a sentirsi sola e ad accusare Luca per la sua assenza. Di chi è la colpa? A questo punto, potrebbe sorgere spontanea la domanda: "Ma allora di chi è la colpa, di Luca o di Marta?". La risposta: di nessuno e di entrambi. Di nessuno: perché entrambi vivevano delle difficoltà relazionali di cui non erano del tutto responsabili. Di entrambi, perché contribuivano con il loro atteggiamento a rafforzare le problematiche di coppia che avevano infine portato Marta a sentirsi sola in coppia. Ecco il punto fondamentale: Quando si parla di solitudine in coppia, si parla sempre di comunicazione. La sensazione di solitudine deriva quasi sempre da un problema di comunicazione tra i partner. Problema spesso causato dall'incapacità di avviare un dialogo costruttivo. Come dire: i partner forse provano a comunicare, solo che non ne sono capaci. Tutti i loro dialoghi diventano motivo di conflitto, scadendo nella critica o nel disprezzo. Ecco che finiscono per allontanarsi sempre di più e per vivere sensazioni che vanno dall'isolamento fino alla sensazione di non essere più amati. Il cuore del problema: sentirsi soli in coppia e comunicazione Eccoci arrivati al cuore del problema. Il problema non è quello della colpa - termine non solo inutile, ma anche dannoso quando si tenta di ricostruire un rapporto con il proprio partner. Ma è quello della comunicazione, e della volontà di ricostruire un legame con la persona con cui si condivide il letto, la tavola, la casa. Entrambi i partner devono infatti condividere questo desiderio. Al di là della colpa, o dei motivi che hanno portato alla sensazione di solitudine all'interno della coppia. Scarica gratuitamente un PDF con 3 esercizi di comunicazione per la coppia. Solo in questo modo, è possibile ravvivare un rapporto romantico e ritrovare l'intimità, la complicità, il desiderio. Proprio per questo motivo, è bene iniziare una terapia di coppia assicurandosi di avere un obiettivo comune: "Avete davvero voglia di ricostruire la vostra relazione, il vostro rapporto, il vostro modo di comunicare? "Se la risposta è sì, dovete cominciare a vedervi come alleati, e non come estranei o peggio come nemici". Dovete cominciare a vedervi come alleati, e non come estranei o peggio come nemici (Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay) Quello che voglio dire è che, almeno all'inizio, non è affatto utile concentrarsi sulle responsabilità. Queste andranno affrontate in seguito, secondo i tempi e il caso specifico della singola coppia. All'inizio è invece necessario capire se c'è il desiderio, da parte di entrambi le parti, di ricostruire un rapporto soddisfacente. Problemi di comunicazione e sentirsi soli in coppia Quasi ogni volta in cui ho affrontato questi problemi in studio, la comunicazione si è rivelata essere il cuore del problema. Una comunicazione sbagliata, o inadeguata, può avere effetti molto gravi sulla coppia nel lungo periodo. Abbiamo visto come, nel caso di Marta e di Luca, l'aggressività verbale avesse portato ad un distacco emotivo. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti. Ritorniamo ai possibili scenari che possono causare il sentirsi soli in coppia: Il tuo partner si è tirato indietro e ha smesso di offrirti il supporto che un tempo invece ti offriva; La tua sensazione di solitudine è causata da problemi che non riguardano la coppia, ma da un problema individuale; non riesci a comunicare con il tuo partner; stai vivendo un periodo di forte stress e ti senti disconnesso da tutto ciò che ti circonda. Anche se un partner ha un problema interiore personale, non legato alla relazione, deve sentirsi libero di comunicarlo al partner e deve trovare supporto. Se non lo trova, il problema è legato alla comunicazione. Se un partner si tira indietro e smette di offrire supporto, è forse perché non riesce a comunicare alcuni suoi desideri frustrati. Così si tira indietro e cerca di fare meno rumore possibile. E così via. Ma vediamo subito che cosa si intende per problemi di comunicazione. I problemi più comuni e le conseguenze Quando capita di sentirsi soli in coppia, la prima reazione è la seguente: Accusare il partner (implicitamente o esplicitamente) dei problemi relazionali; Distaccarsi a propria volta da lui/lei come forma di rivalsa; Cercare attenzioni da parte di altri potenziali partner. Queste reazioni, certamente comprensibili, non fanno altro che peggiorare il problema. Accusare il partner può infatti spingerlo ad allontanarlo ancora di più da noi, che veniamo percepiti come la fonte del conflitto. Distaccarsi è invece la strada migliore per giungere al termine di una relazione. Infine, cercare attenzioni, è ciò che accade quasi ogni volta che all'interno di una coppia viene poi consumato un tradimento. Si tratta, in gergo tecnico, di tentate soluzioni disfunzionali. Per risolvere una situazione dolorosa, metto in atto alcune soluzioni che funzionano temporaneamente (perché riescono a farmi percepire meno dolore). Queste soluzioni funzionano però appunto solo sul momento: a lungo termine infatti, non fanno che aggravare il problema. Turning Towards per non sentirsi più soli in coppia: il Metodo Gottman Negli ultimi anni, sono stati molti gli psicologi di coppia che hanno affrontato questo problema. Molti di essi sono giunti alla medesima conclusione: Per rimediare alla sensazione di sentirsi soli in coppia, bisogna cominciare a lavorare sulla comunicazione. Cioè: sulla maniera in cui i partner - verbalmente e non - si rapportano l'uno all'altro; si raccontano dei propri problemi, desideri e necessità. Il dottor John Gottman, uno dei massimi esperti del settore, in uno dei suoi testi più famosi (La scienza della fiducia) ha spiegato che il segreto per un rapporto felice e sano sta proprio in una comunicazione efficace. Questa forma di comunicazione efficace, lui la chiama sincronizzazione emotiva. In parole povere, la sincronizzazione emotiva è la capacità dei partner di rivolgersi l'uno all'altro in maniera empatica e comprensiva. Questo, a dispetto delle difficoltà, delle sensazioni, dello stress, di un licenziamento, etc... In maniera empatica e comprensiva: cioè senza mettersi sulla difensiva, senza accusare, senza utilizzare atteggiamenti verbali aggressivi e/o disfunzionali. Apparentemente si tratta di un compito facile, ma la questione cambia quando ci si trova calati nella vita reale, di fronte al proprio partner, alle difficoltà e alle emozioni negative. La sincronizzazione emotiva è la capacità dei partner di parlare con empatia (Foto di 1857643 da Pixabay) Alcuni dei miei pazienti, impiegano mesi per cominciare a cambiare il loro metodo di comunicazione. Eppure, alla fine, i vantaggi si rivelano essere immensi. Ma come funziona davvero il metodo della sincronizzazione emotiva di Gottman? Vediamolo in breve. Sincronizzazione: richieste emotive Quando si vivono delle difficoltà di coppia, è essenziale affrontarle insieme al proprio partner in vista di un obiettivo comune: il rafforzamento della relazione e la gioia condivisa. Ciò è possibile anche nel caso della solitudine. Ad esempio, se sperimenti questa sensazione nei confronti del tuo partner, puoi cercare di parlargliene apertamente facendo la prima mossa. In tal caso, stai facendo una richiesta emotiva. "Ultimamente mi sento molto solo. Possiamo parlarne insieme, per capire perché?". In questa semplice frase, se ci fai caso, non ci sono accuse. Invece di dire: "Per colpa tua mi sento solo", hai infatti detto: "Io mi sento molto solo". 4 regole per la comunicazione di coppia Ecco la prima regola: Regola Numero Uno: Avviare le conversazioni utilizzando il pronome io e non il pronome tu. Questo pronome va accompagnato a verbi che rimandano alle sensazioni e, dunque, alle possibilità piuttosto che alle verità assolute. Per esempio, è preferibile dire: io mi sento piuttosto che dire io sono molto solo/sola in questo periodo. In questo modo, il partner non si sentirà attaccato ma vorrà comprendere che cosa stiamo provando. Regola Numero Due: Avviare un dialogo con il partner spiegandogli le proprie emozioni, senza accusarlo di esse, ma chiedendogli di riconoscerle come reali e di valore. Chiedergli poi una sua opinione sulla questione. Regola Numero Tre: Quando il partner parla, bisogna ascoltarlo senza interromperlo e senza voler ad ogni costo affermare la propria opinione. Regola Numero Quattro: Comprendere insieme come risolvere il problema, ad esempio a partire da piccole azioni quotidiane che possano ristabilire l'equilibrio all'interno della coppia. Se il partner non è aperto al dialogo, come spesso accade per i pazienti che poi arrivano in studio, può essere necessario chiedere l'aiuto di uno psicologo di coppia. Lui/lei fungerà da garante e guida esperta durante le prime conversazioni costruttive. Un dialogo, ogni dialogo Queste costruzioni serviranno da base per tutti i dialoghi che avverranno all'interno della coppia. D'un tratto, sarà molto più facile far presente al partner i propri bisogni e, ricordiamolo, anche ascoltare i suoi. Sarà ad esempio possibile dirgli: "Preferirei non prendessi il telefono quando siamo a cena". "Mi piacerebbe passare del tempo io e te, da soli". "Vorrei capire perché non facciamo mai sesso" e così via. Durante il dialogo, ricordatevi di non concentrarvi sulla colpa, ma sulle soluzioni. Ricordatevi che anche voi potreste commettere - o aver commesso - degli errori. Il problema non è individuare il colpevole, ma la soluzione migliore per entrambi. Altri ambiti di applicazione Un dialogo funzionale non serve solo a risolvere i grandi problemi della coppia, ma anche a vivere una quotidianità serena e gratificante. Per esempio: RICHIESTA EMOTIVA: Per piacere, potresti buttare tu l'immondizia stasera? Sono molto stanco. ACCUSA E MOTIVO DI CONFLITTO: Non butti mai l'immondizia! Sono stanco di scendere sempre io. La comunicazione è la base della coppia, perché permette non solo di risolvere le problematiche presenti, ma anche di prevenire quelle future. Come smettere di sentirsi soli in coppia Sempre più persone affermano di sentirsi sole in coppia. La maggior parte delle volte, arrivano dallo psicologo convinte di aver già perso la possibilità di recuperare il rapporto con la persona che amano. In realtà, finché i partner hanno voglia di rimediare agli errori, di superare la sensazione di sentirsi soli in coppia, di ritrovare l'intimità, ciò è assolutamente possibile. Secondo la mia esperienza, la maggior parte delle coppie che inizia una terapia in studio ottiene risultati concreti in un periodo breve. Riesce quindi a superare con successo la sensazione di sentirsi soli in coppia. Certo, l'impresa non è facile, ma con il giusto impegno è possibile superare la solitudine di coppia e ritrovare l'intimità e l'armonia. Se vuoi, contattami subito per una telefonata conoscitiva gratuita. ### Fare terapia di coppia o individuale? In quest'articolo voglio parlarti della scelta di tante persone con difficoltà relazionali e personali che si intersecano: come si fa a decidere se fare terapia di coppia o individuale? Qual è la scelta migliore? La risposta, come in molte situazioni della vita, non è semplice e dipende da diversi fattori. Andiamo a vedere cosa dobbiamo tenere in considerazione quando scegliamo tra terapia di coppia o individuale. Per quali problemi scegliere tra terapia di coppia o individuale?Difficoltà individuali che influenzano la coppia.Terapia di coppia vs individualeApproccio di coppia e individualeTradimentoMigliorare la ComunicazioneTraumi o Disfunzioni sessualiIngerenze della famiglia d'origine...e quindi? Devo fare terapia di coppia o individuale?L'intervento misto: superare il problema guardandolo da più punti di vistaLe ultime considerazione su Terapia di coppia o individualeRisorse A volte, quando ci troviamo a scegliere tra terapia di coppia o individuale, ci sentiamo a un bivio. Vediamo come districarci. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile per te o la tua coppia, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Per quali problemi scegliere tra terapia di coppia o individuale? Ci sono vari motivi per cui potresti trovarti a decidere tra una terapia di coppia e una individuale. Nel mio lavoro da psicologo, vedo tanti casi diversi. Ogni coppia ha la propria storia... ma ci sono alcune storie che ritornano. Ecco alcuni esempi: Difficoltà individuali che influenzano la coppia. Se uno o entrambi i partner stanno affrontando problemi individuali come ansia, traumi, disturbo ossessivo-compulsivo, anche la coppia può esserne influenzata. A volte, il sintomo di coppia può essere proprio il motivo per cui si cerca aiuto. Posso farti l'esempio di Carla, che aveva sviluppato un disturbo di panico e un'incapacità di allontanarsi da casa per più di 50 metri circa. Questo, ha avuto chiaramente un effetto devastante sulla coppia, dato che chiamava continuamente il compagno anche mentre era a lavoro per ricevere rassicurazioni sul fatto che sarebbe andato tutto bene. Non solo: il compagno si era trasformato in una figura assistenziale, che doveva prendersi cura di lei in ogni momento. Si è rivolta a me, proprio per gestire le difficoltà in seguito alla separazione. Un'altra (purtroppo) frequente condizione che le persone si trovano ad affrontare, è il disturbo post-traumatico da stress. Una delle forme più comuni, è quella legata ai traumi sessuali. Anche in questo caso, si tratta di un problema che ha un forte effetto sulla relazione di coppia. Dopo questo tipo di trauma, c'è spesso difficoltà nella vita intima. Da qui, sentimenti di vergogna, disconnessione, frustrazione che possono danneggiare la relazione. Terapia di coppia vs individuale Qual è la differenza tra terapia di coppia e individuale? Forse, è meno banale di quanto credi. Certo, la terapia di coppia richiede la presenza di due persone (o più, nel caso di relazioni poliamorose) mentre la terapia individuale solo una. Tuttavia, la terapia di coppia non è solo per i problemi di coppia, e la terapia individuale non è solo per i problemi del singolo. Ad esempio, quando c'è un problema di coppia, ma uno dei due non vuole interfacciarsi con uno psicologo, è possibile lavorare in maniera indiretta. Allo stesso modo, quando c'è un problema individuale che crea importanti sintomi nella coppia (ad esempio, nel caso delle difficoltà ad avere rapporti sessuali), è possibile lavorare in coppia per risolverlo. In altre parole, spesso si può lavorare sia in coppia, sia individualmente. Ciò che cambia, è il tipo di approccio al problema. Approccio di coppia e individuale Quando si lavora in terapia di coppia o individuale, ci si possono aspettare diverse tipologie di intervento. Ecco come si potrebbe lavorare in coppia o individualmente in base al problema. Tradimento A proposito di tradimento: hai già scaricato le prime 60 pagine gratuite del mio libro "Psicologia del Tradimento"? Terapia individuale: Il partner tradito (o traditore) impara a gestire le emozioni che sta vivendo, cercando di fare chiarezza sui suoi obiettivi per la relazione. La persona tradita esprime le proprie emozioni e i propri dubbi sulla relazione. Lo psicologo accoglie e valida la sua sofferenza. Si valutano e gestiscono i sintomi (ansia, stress, pensieri e domande intrusive) Vengono fornite delle strategie per affrontare il problema e per fare chiarezza sui propri obiettivi. Terapia di coppia: La terapia aiuta entrambi i partner a confrontarsi con gli effetti e i sentimenti generati dal tradimento. Lavorando tramite un percorso strutturato in tre fasi, si imparano le strategie per ricostruire la fiducia e prevenire ulteriori tradimenti, andando a rafforzare la relazione. Si apre un canale comunicativo sul tradimento. Si interrompono le continue domande del tradito. Il partner infedele chiede perdono e ripara la fiducia tradita. Insieme, si rafforza il matrimonio e si prevengono future infedeltà. Migliorare la Comunicazione A proposito di questo, hai già scaricato il PDF con 3 esercizi di comunicazione per la coppia? Terapia individuale: La persona che si rivolge allo psicologo, impara delle tecniche di comunicazione utili a migliorare la relazione, gestire le escalation e ascoltare attivamente. L'assistito, impara tecniche come l'ascolto attivo, il soft start-up e il time-out. Agisce in modo indiretto sulla relazione, andando a migliorare il "clima" durante le interazioni. Terapia di coppia: Si analizzano i modi in cui la comunicazione risulta problematica e disfunzionale, sperimentando esercizi pratici in presenza dello psicologo. In questo modo, si apprendono le modalità corrette di interagire e comunicare. Si analizzano i modi in cui la comunicazione risulta problematica. Si identifica l'eventuale presenza dei "4 Cavalieri dell'Apocalisse di Gottman". Si apprende come gestire i conflitti e imparare a comunicare in modo produttivo, invece che distruttivo. Traumi o Disfunzioni sessuali Terapia individuale: Chi vive il problema in prima persona, ne esplora il funzionamento insieme allo psicologo, cercando delle soluzioni da mettere in pratica per risolvere il problema. Potrebbe dover lavorare sull'autostima e sulla gestione pratica della sua difficoltà. Questo include affrontare l'ansia, l'eventuale trauma, apprendere strategie concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati. L'individuo esplora il funzionamento del problema. Si identificano le tentate soluzioni disfunzionali che lo tengono in piedi. Si suggeriscono delle strategie diverse, più funzionali, ad affrontare il problema. Terapia di coppia: La coppia affronta insieme le difficoltà sessuali, esplorando le dinamiche relazionali che possono influenzare la vita intima. Si affronta maggiormente l'aspetto emozionale e relazionale, oltre che fornire strategie per migliorare la fiducia e l'intimità fisica ed emotiva. La coppia affronta insieme le difficoltà sessuali. Si esplorano le dinamiche relazionali che influenzano la vita intima. Entrambi migliorano la comunicazione, la fiducia e l'intimità fisica. Imparano strategie pratiche per risolvere il problema. Il partner diventa un "coterapeuta" che aiuta il paziente a superare il problema. Ingerenze della famiglia d'origine Terapia individuale: La persona impara a definire dei confini sani con la propria famiglia d'origine e a gestire le dinamiche familiari disfunzionali. Lo psicologo aiuta a sviluppare una maggiore assertività e a riconoscere i propri bisogni e desideri. L'individuo impara a definire dei confini sani con la propria famiglia d'origine. Gestisce le dinamiche familiari disfunzionali. Sviluppa assertività e riconosce i propri bisogni e desideri. Terapia di coppia: La terapia aiuta la coppia a gestire le interferenze della famiglia d'origine nella loro relazione. Insieme, si esplorano le dinamiche familiari e si sviluppano strategie per comunicare in modo efficace con i familiari e per proteggere la propria relazione, sviluppando una sana "membrana di coppia". La coppia gestisce le interferenze della famiglia d'origine nella loro relazione. Lo psicologo dà delle indicazioni utili a costruire la "membrana di coppia". Si esplorano le dinamiche familiari e si sviluppano strategie per comunicare con i familiari e proteggere la propria relazione. Se ti trovi in difficoltà, Prenota ora una chiamata conoscitiva gratuita per esplorare come possiamo lavorare insieme per navigare le sfide che stai affrontando. Invece di scegliere tra una terapia di coppia o individuale, prediligi un approccio misto! ...e quindi? Devo fare terapia di coppia o individuale? Come abbiamo visto, spesso gli stessi problemi possono essere affrontati da due punti di vista. A volte in modo individuale, a volte in coppia. Non c'è una risposta definitiva e assoluta. In generale però, la mia opinione è questa: Se c'è un problema di coppia (è stato scoperto un tradimento, ci sono difficoltà di comunicazione o di intimità emotiva/fisica), è utile preferire una terapia di coppia. Se c'è un problema di coppia che ha avuto degli effetti sull'individuo (es. un tradimento che ha causato nel partner tradito continue domande), è utile preferire un intervento misto. Se c'è un problema individuale che non ha un effetto sulla coppia, preferire un intervento individuale. Se c'è un problema individuale che ha avuto sintomi nella coppia, preferire un intervento misto. ...ma cos'è l'intervento misto? L'intervento misto: superare il problema guardandolo da più punti di vista Finora però, abbiamo considerato solo la differenza tra terapia di coppia e individuale. Personalmente, quando qualcuno mi chiede se fare terapia di coppia o individuale, tendo a rispondere: "Entrambe!". Se si pone la questione, è perché probabilmente c'è un problema individuale che ha generato un problema di coppia, o viceversa. Per cui, la cosa più utile è dare uno spazio sia alla coppia, sia all'individuo. Personalmente, quando prendo in carico una coppia, faccio sempre almeno un incontro individuale a testa. Questo mi aiuta ad avere uno spazio privato per esplorare eventuali problematiche ed effetti che il sintomo di coppia ha avuto sulla persona. Grazie a quest'incontro, si possono porre le basi per continuare un lavoro in parallelo, o fornire già da subito delle strategie risolutive all'individuo, che andranno ad avere un effetto positivo anche sulla coppia. Questo risulta molto utile anche in coppie dove uno dei due ha difficoltà ad aprirsi al partner o allo psicologo. Le ultime considerazione su Terapia di coppia o individuale Dopo aver analizzato tutto questo, mi sento di dire che non c'è una risposta assoluta alla domanda "devo fare terapia di coppia o individuale?". Molto dipende dalle tue preferenze e aspettative. In ogni caso, sarebbe utile anche considerare "la terza via", cioè quella dell'approccio misto. Questo perché ha i benefici di entrambi i tipi di intervento, dando degli ottimi risultati sia agli individui, sia alla relazione. Ricorda: Non c'è una risposta giusta o sbagliata quando si tratta di scegliere tra terapia di coppia o individuale. La cosa più importante è prendersi cura di sé stessi e della propria relazione. Se hai domande, chiedi a uno psicologo che possa aiutarti. Risorse Scopri i miei libri cliccando qui. Se vuoi saperne di più sulla psicologia delle relazioni, ti invito a scoprire il mio blog o il sito dei coniugi Gottman (in inglese). Un'altra risorsa molto autorevole, è il sito della psicologa Esther Perel (in inglese). ### [PDF+Video] 3 Esercizi di Comunicazione per la Coppia Sei alla ricerca di modi efficaci per migliorare la comunicazione di coppia? Ti sei mai chiesto come alcuni partner riescano a navigare le sfide della vita insieme, mantenendo una relazione forte e appagante? La risposta potrebbe essere più semplice di quanto pensi: al cuore di queste relazioni c'è una comunicazione efficace. Proprio come un giardino fiorito richiede cura e attenzione, così la comunicazione nella coppia necessita di essere coltivata attraverso esercizi di terapia di coppia che rafforzano il legame e migliorano l'intesa. Nel mio lavoro, amo fornire strumenti pratici, concreti e subito applicabili alle coppie che si rivolgono a me. Per questo motivo, ho realizzato un PDF con 3 Esercizi Gratuiti per migliorare la Comunicazione di Coppia. L'Ascolto Attivo nella Comunicazione di Coppia Il primo passo per migliorare la comunicazione di coppia è l'ascolto attivo. Questo non è solo ascoltare ciò che il tuo partner dice, ma anche come lo dice, percependo le emozioni e i bisogni non espressi. Immagina di ballare a ritmo di musica con il tuo partner, dove ogni movimento e ogni passo è in perfetta sintonia con la melodia. L'ascolto attivo nella comunicazione di coppia funziona allo stesso modo: si tratta di muoversi insieme attraverso il dialogo, rispettando i tempi e le esigenze dell'altro. È un esercizio di terapia di coppia che costruisce un ponte di comprensione, permettendo a entrambi di sentirsi visti e ascoltati. https://youtu.be/amUOG7ZWnCs In questo video della serie "Esercizi di Terapia di Coppia", parliamo dell'ascolto attivo, e cosa vuol dire nella pratica. Clicca sotto per la trascrizione. Espandi per la trascrizione del video: Esercizi di Terapia di Coppia: Ascolto Attivo Un esercizio basilare che invito spesso a fare alle coppie è quello dell'ascolto attivo. L'ascolto attivo è molto diverso dal semplice "sentire" quello che ci dice il partner. È un po' come la differenza tra il sedersi a guardare una persona che balla e il partecipare attivamente a una danza, guidati dal partner. L'ascolto attivo significa ricevere e interpretare ciò che l'altra persona sta comunicando, essendo pienamente presenti. Essere presenti nel momento vuol dire prestare attenzione a tutto: quello che dice, quello che fa, come si muove. Non si tratta solo di ciò che viene detto, ma di ciò che viene veramente comunicato. Vuol dire cercare di capire perché il partner ci sta dicendo quella cosa in quel dato momento. Come praticare l'ascolto attivo Per ascoltare attivamente, è necessario: Assimilare le informazioni senza giudizio o preconcetti. Partiamo dal presupposto che se il partner ci sta comunicando qualcosa, un motivo c'è. Non dobbiamo semplicemente guardare dall'altra parte. Evitare ogni distrazione. Mantenere il contatto visivo. Chiedere informazioni con curiosità. Dobbiamo chiedere come se fossimo dei bambini che non conoscono qualcosa, senza giudizio o ironia, come spesso fanno le coppie destinate a separarsi. Aiutare il partner a capire che lo stiamo comprendendo. Facciamo domande di curiosità per approfondire il concetto, domande che aiutino chi parla a tirare fuori cose che magari sono difficili da esprimere. E, infine, chiedere conferma. Un esempio pratico Immaginiamo che il nostro partner ci dica: "Non mi piace che guardi sempre la partita". A questo punto, potremmo rispondere male ("non mi rompere le scatole") oppure bene, ovvero ascoltare attivamente. Questo vuol dire chiederci: "Perché mi sta dicendo questo? È la partita in sé a infastidirlo o c'è qualcos'altro?". Mettiamoci in una posizione non giudicante, senza partire al contrattacco, e chiediamo: "È perché ti senti ignorato? È perché ti senti angosciato? Ti annoia? Pensi che la partita sia più importante di te? Aiutami a capire cosa c'è dietro questa tua richiesta." Questo piccolo esempio può sbloccare scenari molto più positivi rispetto al mandare all'aria la conversazione. Soft Start-Up (modificato): iniziare bene una conversazione Un altro strumento potente per migliorare la comunicazione di coppia è il "Soft Start-Up". Questa tecnica suggerisce di avviare le conversazioni su argomenti delicati con un approccio morbido e non accusatorio. Inizia condividendo come ti senti, utilizzando espressioni che riflettono le tue emozioni senza puntare il dito contro il tuo partner. È come seminare un seme con gentilezza nel terreno fertile della vostra relazione, piuttosto che gettare sassi in un giardino che desiderate vedere fiorire. Questo esercizio di terapia di coppia invita ad un dialogo costruttivo, aperto e sincero, ponendo le basi per una comunicazione più efficace. https://youtu.be/RdL5DytWXjw Qui trovi la spiegazione approfondita del Soft Start-Up, una tecnica che potrà evitarti anche il 90% dei litigi. Cliccando in basso, troverai anche la trascrizione del video. Espandi per la trascrizione del video: -90% di Litigi - Esercizi di Terapia di Coppia: Soft Start-Up Un esercizio che evita il 90% dei litigi È più o meno questa la percentuale delle discussioni che diventano litigi, a causa del fatto che le discussioni stesse iniziano male. Un esempio banale: "Non lavi mai i piatti, fai sempre questo." Questo è un esempio di inizio scorretto di una discussione, che non può che finire male, a meno che dall'altra parte non ci sia un partner totalmente zen o totalmente arreso. Ma in una relazione normale, questo tipo di comunicazione sarebbe vissuto come molto aggressivo e la risposta non sarà che aggressiva. Al contrario, c'è una cosa semplicissima, almeno a parole, che si può fare: una cosa che si chiama soft startup, cioè un inizio di conversazione gentile. I principi della comunicazione gentile Il soft startup si fa seguendo alcuni principi fondamentali: Non accusare il partner. Dobbiamo prenderci la responsabilità delle proprie emozioni. Dobbiamo parlare di noi e non di lui. Evitare generalizzazioni. Mai dire "mai" e "sempre". Criticare il comportamento e non la persona. Dobbiamo evitare di generalizzare e comunicare in senso anche implicito il fatto che non è il comportamento a essere sbagliato, ma è la persona. Se tu sei sbagliato e non è il tuo comportamento ad essere sbagliato, chiederti di cambiare un comportamento vorrebbe dire cambiare te stesso. E cambiare se stessi è percepito come una cosa brutta, quindi mi stai già chiedendo di identificarmi in una persona sbagliata e poi cambiare. Questo è molto più difficile che cambiare un comportamento specifico. Essere espliciti sulla richiesta di cambiamento. Non solo accusare e lamentarsi. La formuletta "Quando... mi sento... perché... vorrei che tu..." Per fare tutte queste belle cose, basta utilizzare una formuletta che è: "Quando... mi sento... perché... vorrei che tu...". Questa non è la formula originale, ma una modifica a un esercizio di Gottman, resa più naturale e con l'aggiunta del "perché", che ci aiuta ad aprirci. Invece di dire "non lavi mai i piatti", diremmo: "Quando ieri sera non hai lavato i piatti, mi sono sentito trascurato. Perché il fatto che tu lavi i piatti significa avere quella attenzione nei miei confronti, e sai che non li devo fare io poi la sera tardi quando torno dal lavoro. Vorrei che tu dalla prossima volta facessi più attenzione." Time-Out: evitare l'escalation A volte, durante una discussione, può essere difficile mantenere la calma e ascoltare realmente l'altro. Dichiarare un "Time-Out" offre a entrambi i partner la possibilità di fare una pausa, calmarsi e ritornare alla conversazione con un atteggiamento più costruttivo. Pensalo come prendere un respiro profondo durante un'escursione impegnativa: ti permette di goderti la vista e di proseguire con rinnovata energia. Questo esercizio di terapia di coppia aiuta a prevenire che le discussioni si trasformino in litigi, favorendo una risoluzione del conflitto più sana e produttiva. Ricorda, ogni passo fatto verso una comunicazione più efficace è un passo verso una relazione più forte, più intima e più soddisfacente. Scarica il PDF con gli Esercizi di Terapia di Coppia per Migliorare la Comunicazione Ecco infine il PDF con gli esercizi di terapia di coppia che utilizzo anche in seduta. Puoi scaricarlo qui sotto, fammi sapere che ne pensi! Telefonata Conoscitiva Gratuita ...e se la tua coppia proprio non va, clicca qui per verificare se è ancora possibile prenotare una call conoscitiva gratuita e capire se possiamo lavorare insieme! 3-Esercizi-di-Comunicazione-per-la-Coppia-1Download ### Mia moglie non lascia mai il cellulare, cosa fare? Il phubbing: una realtà sempre più diffusaPerché mia moglie non lascia mai il cellulare?Il mio partner ha una dipendenza da smartphone?Il mio partner è sempre al cellulare perché si è scocciato di me?Mia moglie è sempre al cellulare perché mi tradisce?Le conseguenze del phubbing nella coppiaCos'è successo a Marco e Laura?Cosa fare se mia moglie non lascia mai il cellulare? Una delle domande che ascolto spesso in terapia di coppia, è: "Come devo fare se mia moglie non lascia mai il cellulare?"; "Perché mio marito è sempre al telefono?". Questa situazione, molto comune, non è figlia dell'era moderna. Ignorare il partner essendo assorbito da altro, è una dinamica sempre esistita. Prima era la televisione, la radio, il giornale. Insomma: il fatto che il partner sia sempre al telefono, non ha a che fare necessariamente con il dispositivo, ma con un'attitudine. Ho deciso quindi di scrivere un articolo, prendendo spunto dal caso di Marco e Laura (nomi di fantasia), su cosa consiglio di fare se tua moglie o tuo marito non lascia mai il cellulare. Su quali potrebbero essere le cause e, ovviamente, su come si può risolvere questo problema. Se tu o la tua coppia avete bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Forse questa situazione ti risulterà familiare: sei a cena, e il tuo partner tira fuori il telefono e inizia a ignorarti. Questo può ferire, facendoti sentire meno interessante di uno schermo. Voglio rassicurarti: non sei solo. Questa tendenza si chiama "phubbing", ed è sempre più comune. Tende a logorare le relazioni e a mostrare le crepe nei rapporti. Ma la buona notizia, è che esiste una soluzione. Il phubbing: una realtà sempre più diffusa Il "phubbing" è l'unione di "phone" (telefono) e "snubbing" (trascurare). Potremmo tradurlo con il dare più attenzione al telefono piuttosto che alle persone con cui sei. Immagina la scena: Marco e Laura sono seduti al tavolo per cena. Marco le racconta della sua giornata, ma Laura sembra distratta. Ogni tanto alza lo sguardo, annuisce, ma la maggior parte del tempo è immersa nel suo smartphone, scorrendo le notizie o rispondendo ai messaggi. Marco inizia a rendersi conto che questa scena, che una volta era un'eccezione, è diventata la norma. Marco nota anche che Laura ha iniziato a pubblicare molto più spesso su Instagram. Le foto che pubblica sono innocenti, ma Marco nota che Laura riceve molti messaggi da parte di uomini. Niente di inappropriato, ma il fatto che siano tanti, lo mette in guardia. Si rende conto che se prima il telefono era utilizzato marginalmente, adesso il suo utilizzo si è intensificato. E qundi, Marco si chiede: "Perché quando è con me, sta sempre al telefono?". Perché mia moglie non lascia mai il cellulare? All'inizio, Marco pensava che fosse solo una fase. "Siamo un po' tutti dipendenti dallo smartphone, in fondo". Con il passare del tempo però, vedendo che il suo comportamento non cambiava (e anzi, peggiorava), ha iniziato a chiedersi: da cosa dipende questo comportamento? Si tratta di disinteresse verso di lui? Si era annoiata della propria relazione? È dipendenza dallo smartphone? È il segno di un tradimento? Andiamo ad analizzare alcune delle possibili motivazioni perché un partner potrebbe essere sempre al cellulare. Il mio partner ha una dipendenza da smartphone? Questa è una possibilità concreta e molto più diffusa di quanto si possa credere. Alcuni dei segnali che possono farci pensare al fatto che il partner abbia una dipendenza da smartphone sono: Molto tempo di utilizzo, per motivi non legati al lavoro o necessità. Irritabilità e ansia da separazione quando lo smartphone non è a portata di mano, o si sta scaricando. Isolamento dalle persone importanti in favore del cellulare. Trascurare le responsabilità quotidiane, come la pulizia della casa. Diminuzione dell'interazione faccia a faccia, con una preferenza a comunicare via messaggi anche quando siete nella stessa stanza. Negare che l'uso sia eccessivo. Questi sono alcuni dei segni che possono farti pensare che il motivo per cui il tuo partner è sempre attaccato al cellulare, sia l'avere una dipendenza da smartphone. Il mio partner è sempre al cellulare perché si è scocciato di me? Quella che il partner si sia "scocciato di noi" è una paura molto diffusa. In fondo, vorremmo essere sempre interessanti, eccitanti, mai noiosi per il nostro partner. Eppure, quando Marco ha visto sua moglie così attaccata al cellulare, ha iniziato a riflettere anche su questa possibilità. L'uso costante del cellulare potrebbe essere un mezzo per sfuggire a una realtà che ci sta troppo stretta, fuggire dalla noia o rintanarsi in una realtà alternativa. Dove non c'è il marito e non ci sono i figli: un'oasi di pace nello stress dato dall'insoddisfazione. Alcuni dei segnali che possono farci pensare a questa possibilità, sono l'allontanamento fisico, la mancanza di progetti per il futuro, il disinteresse per attività condivise che prima faceva con piacere. Mia moglie è sempre al cellulare perché mi tradisce? I dubbi di Marco diventano molto più pressanti quando nota che Laura non poggia neanche più il cellulare sul tavolo. Lo nasconde o, comunque, evita di mostrarglielo. La trasparenza, un tempo alla base della loro relazione, sembra svanire, sostituita da un velo di segretezza. Ecco alcuni segnali che possono farti pensare che il tuo partner sia sempre al cellulare perché ti tradisce: Noti altre cose "strane" nel suo comportamento, come l'aver rinnovato l'interesse a prendersi cura di sé, il passare più tempo a lavoro o il ritardare in modo ingiustificato. Il cellulare non viene più lasciato in giro, ma è sempre insieme al tuo partner. Ha cambiato il PIN di sblocco dello schermo. Quando risponde al telefono, cambia stanza. Ha da poco installato app di messaggistica particolarmente attente alla privacy (Telegram, Signal...) Se gli fate notare che ha degli atteggiamenti che vi mettono a disagio, si mette in atteggiamento di difesa. Lo vedi spesso assorto nei suoi pensieri quando scambia dei messaggi tramite il cellulare. Le conseguenze del phubbing nella coppia Quando uno dei partner diventa "assente" a causa della sua dipendenza dallo smartphone, la comunicazione nella coppia ne risente profondamente. La mancanza di dialogo e di condivisione può portare a incomprensioni, frustrazioni e, nel peggiore dei casi, all'allontanamento emotivo. Senza una comunicazione autentica e sincera, i problemi tendono ad accumularsi, trasformando piccole incomprensioni in veri e propri conflitti. Cos'è successo a Marco e Laura? Dopo essersi rivolti a me per questo problema, Laura ha capito che stava danneggiando la sua relazione. Ha confessato di provare molto piacere nei messaggi che riceveva su Instagram, perché si sentiva emotivamente distante da Marco. Si era legata in particolare a un uomo che rappresentava un po' il suo "ideale adolescenziale". Un bad boy che è riuscito ad aprire delle finestre nella casa della loro relazione. Con quest'uomo, aveva iniziato ad avere un vero e proprio tradimento bianco (leggi l'articolo). Dopo un percorso di coppia, siamo riusciti a indagare le motivazioni di questo allontanamento emotivo e ne abbiamo gestito le conseguenze. Se ti incuriosisce come si svolge un percorso di coppia per superare un tradimento, puoi scaricare due casi studio + 60 pagine di "Psicologia del Tradimento" cliccando qui. Cosa fare se mia moglie non lascia mai il cellulare? Se ti riconosci in questa descrizione, è importante affrontare il problema senza indugi. Ecco alcuni passi da seguire: Comunicazione: Parla con il tuo partner. Esprimi le tue preoccupazioni in modo costruttivo, evitando di accusare o di fare supposizioni. Spiega come ti senti e cerca di capire le ragioni del suo comportamento. Stabilire delle regole: Proponi dei momenti "liberi da tecnologia", come la cena o la serata film, durante i quali entrambi vi impegnate a mettere da parte i dispositivi e a dedicarvi l'uno all'altro. Cerca aiuto: Se ritieni che il problema sia più profondo, potrebbe essere utile rivolgersi a un professionista. Uno psicologo o un terapeuta di coppia può aiutarvi a comprendere le cause del phubbing e a trovare soluzioni condivise. Il phubbing è una sfida delle relazioni moderne, ma con la giusta comunicazione e impegno, è possibile superarla e rafforzare il legame di coppia. Se senti di aver bisogno di supporto, non esitare a rivolgerti a uno psicologo. Se vuoi, contattami subito per una telefonata conoscitiva gratuita. ### Tradire senza andare a letto: il tradimento bianco Cos'è il tradimento bianco?La vita alternativa di MicheleCome si sente una persona dopo un tradimento bianco?Come si sente chi tradisce senza andare a letto?Come si sente chi scopre un tradimento bianco?Differenze tra tradimento bianco e amiciziaAmicizia vs Tradire senza andare a lettoLa trasparenzaIl confrontoTogliere al partner, per dare all'altro14 segni di un Tradimento EmotivoIl sexting (tradire tramite WhatsApp)Conseguenze emotive del sextingSuperare il tradimento bianco: come andare avanti dopo un tradimento senza sesso?ConclusioneTradire senza andare a letto: domande frequenti Hai mai pensato che un messaggio innocente su Whatsapp o una conversazione notturna su Facebook potessero minacciare la tua relazione? È il "tradimento bianco", cioè il tradire senza andare a letto. Un tipo di infedeltà che non coinvolge il contatto fisico, ma che può creare comunque profonde ferite emotive. Il tradimento bianco sta emergendo come una delle principali sfide nelle relazioni moderne. Ma cosa significa esattamente? Può davvero mettere in pericolo una relazione? Come lo riconosco? Ma prima... Se stai affrontando un tradimento, che sia un tradimento "bianco" o in cui ci sono stati rapporti fisici, puoi scaricare gratuitamente le prime 60 pagine del mio libro "Psicologia del Tradimento", ottenere dei casi studio e accedere a una consulenza conoscitiva con me. Tutto questo gratis: ti basta cliccare qui. Cos'è il tradimento bianco? Il tradimento bianco si riferisce a qualsiasi forma di infedeltà emotiva o psicologica che non coinvolge il contatto fisico. Quando si parla di "tradire senza andare a letto" infatti, spesso ci si riferisce alla formazione di legami emotivi / sentimentali con qualcuno che non sia il partner. L'attraversare una linea di intimità che dovrebbe essere varcata solo dal partner ufficiale. Questa può includere una certa apertura emotiva, ma anche uno scambio di messaggi o foto dal contenuto erotico. Il tutto, ovviamente, all'insaputa del partner. La vita alternativa di Michele Vorrei farti l'esempio di Michele e Carla. Si sono rivolti a me perché Carla ha scoperto delle chat sul cellulare di Michele che l'hanno sconvolta. Suo marito, negli ultimi due anni, si era costruito una vita alternativa su un'app di incontri. Con un nome e delle foto false, iniziava vere e proprie relazioni virtuali con altre donne. Raccontava della sua vita, dei problemi con sua moglie, dei figli. Ad alcune donne, ha anche dato appuntamento per vedersi dal vivo, ma inventando sempre una scusa all'ultimo momento. "Mi dispiace, mio figlio sta male"; "Scusami davvero, ho avuto un problema con l'auto". Dopodiché, bloccava i loro contatti. Michele trovava soddisfazione non nell'avere atti sessuali con altre donne, ma nel conquistarle, nel flirtare, fino ad arrivare al punto di sapere che le avrebbe potute incontrare... per poi ritirarsi all'ultimo secondo. Solo quando ha visto la sofferenza e lo sgomento negli occhi di Carla, si è reso conto che sì, forse qualcosa di male c'era, anche se non aveva mai incontrato queste donne. E si è reso conto che sì, si può tradire anche senza andare a letto con un'altra persona. Le applicazioni di dating sono un terreno fertile per il tradimento bianco. Come si sente una persona dopo un tradimento bianco? Credo sia importante parlare dei sentimenti sia di chi commette un tradimento bianco, sia di chi lo subisce e lo scopre. Questo perché capire l'altro, ci aiuta ad avere un punto di vista più ampio, che tenga in considerazione la sofferenza e le difficoltà di entrambi. Come si sente chi tradisce senza andare a letto? Risulta facile giudicare male chi commette un tradimento, anche se non consumato fisicamente. Come ho già spiegato in un articolo sulla Psicologia del Tradimento, bisogna evitare di puntare il dito contro chi tradisce. Al contrario, essendo un'esperienza assolutamente umana, c'è da capirne le motivazioni e accoglierle. Ciò non vuol dire "farsi andare bene tutto", ma aprire un dialogo sincero e onesto, per andare avanti ed evitare che il problema si ripresenti. Nella mia esperienza, chi tradisce senza andare a letto, nasconde tipicamente una tendenza fobica. Spesso, durante una fase di cambiamento, durante l'elaborazione di un lutto o al raggiungimento di certe soglie anagrafiche, si inizia a fare i conti con la propria vita. Ad esempio, subito dopo il matrimonio o la nascita di un figlio, tipicamente possono nascere desideri di "fuga" dalla relazione. "Sento che la mia vita è solo questo: da oggi sarò solo un padre" "Ormai che sono sposato, la mia vita è finita" "E se potessi vivere più felice con qualcun altro?" Queste sono alcune delle frasi che sento più spesso in questi casi. Sono sentimenti comprensibili, umani, che nascondono una profonda paura: quella di star sprecando la propria vita, o di star sbagliando in una direzione da cui è impossibile tornare indietro. Allo stesso modo, quando si vive un lutto, o si raggiunge la mezza età, può nascere il desiderio di rivivere momenti ormai passati. Chi non guarda con nostalgia all'epoca dei primi amori? Ecco, molti tradimenti si basano sul desiderio di rivivere queste emozioni ormai perdute. Sentire di nuovo il brivido dei primi attimi, gli sguardi, la tensione: tutto questo ci fa sentire di nuovo giovani, eccitati, rinvigoriti. Come si sente chi scopre un tradimento bianco? Spesso, un tradimento bianco e un tradimento consumato non hanno effetti molto diversi sul tradito. Tradire senza andare a letto con un'altra persona, non significa non tradire: significa solo tradire in modo diverso. Una volta scoperto un tradimento bianco, spesso chi lo subisce si sente ingannato, ansioso, incerto. Con l'idea che tutto ciò che è stato tra sé e il partner traditore sia stata una finzione. Talvolta possono esserci dei flashback, come in un vero e proprio trauma. Altre volte, dei pensieri ossessivi, ricorrenti e intrusivi che li martellano: "Perché l'ha fatto?", "Come ha potuto?", "E se fosse andato oltre?". Questi pensieri, che talvolta si trasformano in dubbi ossessivi, creano una sensazione di "allarme" costante nella persona tradita. Così come nel disturbo da stress post-traumatico, c'è ipervigilanza e iperattivazione. Ad esempio, si reagisce in modo eccessivo a qualunque stimolo che possa ricordare il tradimento, seppur senza sesso. La vibrazione del telefono può essere un "interruttore" che accende i pensieri, generando delle reazioni giudicate eccessive. Eppure, c'è da capire che le reazioni eccessive, di estrema gelosia, sono un segnale (anche in questo caso) di paura. Paura di essere ingannati di nuovo, paura di perdere il partner per sempre. Paura che la persona su cui abbiamo scommesso, ci pugnali alle spalle. Differenze tra tradimento bianco e amicizia Pensando al tradimento bianco, potresti chiederti quale sia il confine tra un tradire senza sesso e un'innocente amicizia. Certo, entrambe le cose implicano una connessione emotiva con una persona che non sia il partner e nessun atto fisico. C'è una differenza concreta tra avere degli amici e tradire senza andare a letto. Amicizia vs Tradire senza andare a letto L'amicizia è un legame di affetto, fiducia, sostegno reciproco e condivisione di interessi e esperienze. Dietro un'amicizia sincera però, non si nasconde il desiderio di sostituire il partner. C'è sempre un rispetto dei confini impliciti che separano l'intimità amicale da quella romantica. Il tradimento bianco, d'altra parte, si verifica quando una persona in una relazione si avvicina emotivamente a qualcun altro in un modo che va oltre i confini dell'amicizia. Anche se non c'è un coinvolgimento fisico, c'è una profondità e un'intensità di connessione che minaccia l'integrità della relazione principale. Questo tipo di tradimento può includere condividere segreti che non si condividerebbero con il proprio partner, desiderare di trascorrere più tempo con questa nuova persona piuttosto che con il proprio partner o nascondere l'entità della propria relazione con questa persona al partner. La trasparenza Una delle principali differenze tra amicizia e tradimento bianco è la trasparenza. In una sana amicizia, non c'è nulla da nascondere. Si può parlare liberamente del proprio amico con il proprio partner, condividere aneddoti e ricordi senza alcun senso di colpa o timore di ripercussioni. Nell'infedeltà emotiva (come in ogni forma di infedeltà), c'è spesso un elemento di segretezza. Ci possono essere messaggi nascosti, incontri segreti o conversazioni che non si desidera che il proprio partner scopra. Il confronto Un altro indicatore chiave è il confronto. In un tradimento bianco, è comune confrontare il proprio partner con questa nuova persona, spesso a sfavore del partner. Si può iniziare a desiderare che il proprio partner fosse più simile a questa nuova persona in certi aspetti, o si potrebbe iniziare a svalutare il proprio partner a causa di questa nuova connessione. In un'amicizia, non c'è questo tipo di confronto. Gli amici vengono apprezzati indipendentemente dal partner, senza paragoni e senza particolari aspettative. Togliere al partner, per dare all'altro Tradire, pur senza andare a letto, spesso porta a una distanza emotiva tra i partner. Un segno che stiamo sconfinando, può essere quello che avvicinarsi a un'altra persona, ci porta ad allontanarci dal partner. Alcuni segnali del tradimento bianco potrebbero infatti essere il ritirarsi emotivamente, diventare meno comunicativi, creare una barriera per "proteggere" questa relazione dal partner. In un'amicizia, queste barriere non vengono alzate. Anzi, l'amicizia può aiutare anche a migliorare una relazione tra partner, piuttosto che ostacolarla. Spesso, in seguito a un tradimento bianco, non vengono trascurati solo i partner, ma anche i figli. 14 segni di un Tradimento Emotivo Se ti stai chiedendo se tu o il tuo partner siete coinvolti in un tradimento senza sesso, ci sono alcuni segni che potrebbero allarmarti. Qui trovi un elenco di 14 segni di un tradimento bianco. Il tuo partner preferisce confidarsi con un'altra persona, piuttosto che con te. Dopo aver interagito con quest'altra persona, il tuo partner sembra più irritabile nei tuoi confronti. Quando non sei disponibile, si rivolge spesso o sempre all'altra persona in cerca di conforto. Sembra che il tuo partner si connetta più spesso con quell'individuo dopo un conflitto con te. Lascia intendere che desidererebbe che tu fossi più simile all'altra persona. Si preoccupa che tu non legga i suoi messaggi. Confronta la tua capacità emotiva con quella dell'altra persona. Non comunica più con te riguardo a questioni profonde, ma preferisce farlo con quest'altra persona. La relazione con questa persona esterna sembra un "sfogo", un "prendere aria" dalla relazione ufficiale. Sembra aver rinunciato a daffrontare e risolvere i problemi con te. Deride le tue lamentele riguardo all'altra persona. Evita di parlarti dei momenti trascorsi con lui/lei. Ti sembra che nasconda dettagli o incontri con l'altra persona. Ti senti escluso o meno prioritario rispetto all'altra persona nella vita del tuo partner. Se noti alcuni di questi segnali, ricorda che puoi rivolgerti a un terapeuta di coppia specializzato in tradimenti. Se vuoi, puoi scaricare dei casi studio e prenotare una consulenza conoscitiva gratuita sulla terapia di coppia per superare un tradimento. Il sexting (tradire tramite WhatsApp) Il sexting si può definire come lo scambiarsi messaggi o immagini sessualmente espliciti tramite cellulare o computer. È sempre più comune non solo tra i giovani adulti, ma anche tra chi è un po' più avanti con l'età. Mi viene in mente il caso di Francesca e Amedeo, una coppia ultra-sessantacinquenne. Francesca aveva conosciuto un uomo sul lavoro di cui si era invaghita, e seppur non avendo mai intrattenuto un rapporto sessuale con questa persona, le loro conversazioni si erano fatte sempre più spinte. Dalle parole, si è passati alle foto, sempre più esplicite, che i due si scambiavano. L'effetto su Amedeo è stato devastante, risultando nel rifiuto di dormire con sua moglie per molti mesi dopo la scoperta di queste conversazioni. Conseguenze emotive del sexting Le conseguenze emotive del sexting vanno ben oltre la semplice delusione o rabbia. Quando uno dei partner scopre che l'altro ha inviato o ricevuto messaggi sessualmente espliciti, può sperimentare una serie di emozioni, tra cui: Sentimenti di tradimento: Anche se il sexting non coinvolge un contatto fisico, può essere percepito come un tradimento emotivo. Gelosia: Sapere che il proprio partner ha condiviso momenti intimi, anche se solo virtuali, con un'altra persona può scatenare intensi sentimenti di gelosia. Inadeguatezza: Il partner "tradito" potrebbe iniziare a dubitare di sé stesso, chiedendosi se non fosse abbastanza attraente o desiderabile per il suo partner. Il sexting può avere un impatto profondo su una relazione, indipendentemente dalla sua durata o stabilità. Può erodere la fiducia, creare barriere comunicative e portare a sentimenti di insicurezza e inadeguatezza. Tuttavia, con il giusto supporto e le giuste strategie, è possibile superare le sfide del sexting e ricostruire una relazione più forte e più salda. Superare il tradimento bianco: come andare avanti dopo un tradimento senza sesso? Superare l'infedeltà emotiva non è diverso dal superare un tradimento "classico". Richiede impegno, comunicazione e, in molti casi, l'intervento di un professionista. Ecco alcuni passi che le coppie possono intraprendere per superare le sfide dell'infedeltà emotiva: Riconoscere il problema: Il primo passo per affrontare qualsiasi problema è riconoscerlo. Entrambi i partner devono ammettere che c'è stato un errore e che ha avuto un impatto sulla relazione. Comunicare apertamente: La comunicazione è la chiave per risolvere qualsiasi problema in una relazione. Entrambi i partner devono esprimere i propri sentimenti e preoccupazioni in modo onesto e aperto. Cercare aiuto professionale: Un "Psicologo per tradimento su WhatsApp" può fornire una prospettiva esterna e offrire strumenti e strategie per affrontare il trauma del sexting. Ricorda che se stai affrontando un tradimento, che sia un tradimento "bianco" o in cui ci sono stati rapporti fisici, puoi scaricare gratuitamente le prime 60 pagine del mio libro "Psicologia del Tradimento", ottenere dei casi studio e accedere a una consulenza conoscitiva con me. Tutto questo gratis: ti basta cliccare qui. Conclusione Il tradimento bianco è una sfida concreta e presente nelle relazioni moderne. Tuttavia, con la consapevolezza, la comprensione e la volontà di lavorare insieme, le coppie possono navigare in queste acque turbolente e trovare una connessione più profonda e significativa. Tradire senza andare a letto: domande frequenti L'infedeltà emotiva è considerata tradimento? Sì, l'infedeltà emotiva è considerata una forma di tradimento perché coinvolge una connessione emotiva con qualcun altro al di fuori della relazione. Una relazione può recuperare dall'infedeltà emotiva? Con il giusto supporto e la comunicazione, molte coppie possono superare l'infedeltà emotiva e ricostruire una relazione più forte di prima. Come posso ricostruire la fiducia dopo aver vissuto l'infedeltà emotiva? La chiave è la comunicazione aperta e onesta, l'avvicinamento emotivo e lo stabilire nuove regole condivise. È essenziale affrontare l'infedeltà e lavorare insieme per ricostruire la fiducia. Fondamentale l'aiuto di un terapeuta di coppia che si occupi di tradimenti. Se vuoi, puoi accedere a una consulenza conoscitiva gratuita con me cliccando qui. ### Dalla gelosia al tradimento: come si avvera la profezia più temuta L'ambivalenza della gelosiaGelosia e profezie auto-avverantiPerché si è gelosiI diversi aspetti della gelosiaComportamenti tipici di una persona gelosaLo psicologo per superare la gelosia Quando si mettono insieme fenomeni come la gelosia e il tradimento, il risultato può essere ambivalente, da un punto di vista comportamentale e psicologico. In quest'articolo cercherò di rispondere a queste domande: Chi è geloso senza motivo è un potenziale traditore/traditrice? Chi è troppo geloso può aumentare il rischio di essere tradito? L'elemento centrale di queste due domande è ovviamente la fiducia. C'è una questione che è bene affrontare subito subito. Il fenomeno per cui un partner troppo geloso può finire per provocare proprio ciò che teme di più: il tradimento. L'ambivalenza della gelosia Da questo punto di vista, la gelosia ha una forte ambivalenza. Se sono geloso, agisco in modo da impedire un tradimento. Eppure, spesso è proprio la gelosia immotivata a spingere il partner a tradirmi o lasciarmi. Alcuni la chiamerebbero una "tentata soluzione disfunzionale". Secondo un articolo pubblicato su Psychology Today che tendo a condividere, la gelosia anziché raccontarci del partner, dice molto della persona che ne soffre. Gelosia e profezie auto-avveranti Hai mai sentito parlare delle profezie auto-avveranti? La profezia che si auto-avvera è un meccanismo psicologico con il quale, senza volerlo, si gettano le premesse per far accadere un fatto spiacevole che si vuole evitare. L'aspetto più intrigante è che questo meccanismo sorge nei contesti più diversi: in politica, negli affari, nella vita privata. Ad esempio, un ragazzo che crede di essere goffo e imbranato, potrebbe pensare di scivolare dalle scale il suo primo giorno di scuola. L'ansia generata da questo pensiero, potrebbe farlo scivolare davvero, trasformando in fatti ciò che era solo una credenza. In amore è uguale: un partner troppo geloso che teme di essere tradito, finisce con l'esserlo davvero, anche se all'inizio le premesse per non tradire non c'erano affatto. Se hai bisogno di uno psicologo per superare la gelosia (da solo o in coppia), puoi contattarmi per una telefonata conoscitiva gratuita e senza impegno cliccando qui. Ma come succede, e perché la gelosia può essere alla base del tradimento? Perché si è gelosi La gelosia anzitutto non va confusa con l'invidia. Ci tengo a sottolinearlo, perché troppo spesso noto confusione sui due termini. Invidiare significa provare del rancore verso qualcuno che ha qualcosa che l'invidioso sa di non poter avere. La gelosia invece è quasi il contrario: cioè la paura di perdere qualcosa (o meglio qualcuno) che si ha. In entrambi i casi, c'è un stato d'animo di inadeguatezza. Nella gelosia però alcuni tratti comportamentali sono più evidenti, quasi patologici, perché il sentimento riguarda una persona. La gelosia può essere sintomo di un disturbo paranoide I diversi aspetti della gelosia Nella gelosia entrano in gioco diversi aspetti: La gelosia come un pensiero costante che fa apparire tutto come più minaccioso. La persona gelosa vede come un pericolo ogni iniziativa autonoma del partner. Ad esempio, il compagno o la compagna che inizia a prendersi cura di sé andando in palestra, migliorando il proprio aspetto. Oppure che decide di fare un viaggio da solo. Si crea insomma una situazione in cui l'altra persona viene potenzialmente esposta a potenziali corteggiatori, ma il rischio viene sovrastimato. La gelosia come espressione del riconoscimento di non avere alternative. Un sentimento legato alla presenza di un concorrente in amore (reale o percepito) che scatena la paura nel partner geloso che, una volta persa l'attuale relazione, non potrà averne un'altra. La gelosia come esito di una passata relazione vissuta male, nella quale c'è stato un tradimento non elaborato. La gelosia come conseguenza di una bassa autostima. Il non sentirsi all'altezza, l'essere costantemente a disposizione del partner, non fare nulla che possa in qualche modo mettere a rischio la relazione. La gelosia come proiezione di un proprio modo di pensare o di comportarsi, cioè credere che l'altra persona agisca secondo il proprio schema mentale e che quindi cerchi o si trovi in situazioni particolari, che creano delle opportunità per tradire. In tutti questi casi, la persona troppo gelosa tende a perdere facilmente il controllo dei propri pensieri, da un punto di vista logico e razionale, e si lascia andare a speculazioni e comportamenti di manipolazione e controllo che prima o poi portano allo scontro. C'è una sorta di bias cognitivo che costringe a vedere tutto in chiave negativa. E quando si ha a che fare con un'altra persona, in una relazione stabile, diventa un bel problema. La rabbia si trasforma in un senso di sconfitta e di ingiustizia subita personalmente. Si interpretano in senso negativo dei normali aspetti della vita quotidiana. Ad esempio, un impegno improvviso del partner viene scambiato per una prova della diminuzione del suo amore e delle sue attenzioni. In altre parole, non si fa altro che cercare conferme dei propri timori, con vere e proprie alterazioni della realtà. Attenzione: tali comportamenti, possono appartenere anche a chi soffre di dipendenza affettiva o sta manifestando tratti appartenenti al disturbo paranoide di personalità. Comportamenti tipici di una persona gelosa Seguono quindi dei comportamenti tipici di una persona troppo gelosa, che prima o poi condurranno a realizzare le condizioni che causeranno la rottura. Eccessiva attenzione a quello che fa il partner. Controllo degli spostamenti. Desiderio di leggere messaggi e interazioni sui profili social, controllare il telefono su richiesta o di nascosto. Irritarsi per quelle che vengono percepite come attività fuori dall'ordinario che allontanano fisicamente il partner. Ad esempio: una cena tra amici, una trasferta di lavoro. Quest'irritazione può manifestarsi anche come un atteggiamento manipolatorio. Un po' come dire "fai pure, ma sappi che questo tuo comportamento mi fa male". Lo schema della profezia auto-avverante è quello del circolo vizioso che si autoalimenta. Le credenze personali riguardanti sé stessi influenzano le azioni nei confronti degli altri. Il proprio sistema di giudizio valuta alcuni comportamenti e situazioni. Attraverso il meccanismo della proiezione, la persona gelosa trasferisce sul partner questo giudizio e il potenziale comportamento che egli / ella adotterebbe nella stessa situazione. Il caso "da manuale" è quello della palestra: teme che la persona amata colga l'occasione per tradirlo (a causa delle sue insicurezze circa l'aspetto fisico, le ambizioni professionali, il tenore di vita, il livello di intimità nella relazione). In realtà è una proiezione del proprio sistema di valori sull'altra persona. E cioè sospettare che vi siano occasioni di tradimento ad ogni angolo, alimentate da contesti particolari. Genera tensione in proposito, facendo accuse più o meno velate, controllando, alimentando sospetti e veleni. Arrivando persino agli insulti L'altra persona si stanca di questo comportamento, e alla prima occasione rompe e si cerca un / una partner meno problematico. In poche parole, l'evento temuto è stato provocato perché si sono messi in atto dei comportamenti destinati a provocarlo. Lo psicologo per superare la gelosia Allora, cosa fare quando si soffre di troppa gelosia che potrebbe portare a una rottura? Come evitare di perdere la persona amata innescando questo tipo di comportamento? È importante rompere il circolo vizioso della gelosia, per poter avere relazioni serene e soddisfacenti. Per questo, è importante rivolgersi a uno psicologo che possa aiutarti. Uno psicologo potrebbe scegliere varie strade per aiutarti. Partendo da un'attenta valutazione della situazione e delle dinamiche che scatena, si può scegliere un approccio individuale o di coppia. Talvolta, possono venir fuori dei tratti appartenenti ad una personalità paranoica, altre volte semplicemente problemi di comunicazione. In ogni caso, è importante cercare un aiuto psicologico per superare la gelosia, anche solo per una prima valutazione. Se ti trovi in una situazione del genere, la cosa migliore da fare è iniziare a disinnescare tutti i potenziali rischi che essa comporta. Il mio consiglio è parlarne fin da subito con uno specialista, prima di arrivare al peggio. Se vuoi, puoi contattarmi per una telefonata conoscitiva gratuita senza impegno cliccando qui. ### Insicurezza e senso di abbandono: affrontare le paure legate alla dipendenza affettiva Nella dipendenza affettiva si concentrano dei sentimenti di paura, insicurezza, stress e ansia. In tanti casi, questi sentimenti sono correlato a scarsa autostima e paura costante di essere abbandonati o lasciati dal partner. Da un punto di vista comportamentale, una persona che dipende affettivamente da un'altra, oltre a manifestare segni di stress e ansia, ha problemi a prendere decisioni importanti. Tende a non prendere decisioni per il proprio bene che non siano legate al partner. A fare dell'autocritica costante un tratto caratterizzante. Le manifestazioni emotive della dipendenza affettiva Da un punto di vista emotivo, la relazione può rivelare degli aspetti tossici: La costante ricerca dell'attenzione e dell'approvazione altrui. Un eccesso di autocritica, usata come scudo per svalutare sé stessi e non assumersi responsabilità. Il non riuscire a costruire una propria sfera personale di interessi, ben delimitata, che vada al di là del rapporto con il / la partner. Accettare una forma di sudditanza nei confronti del partner, fino a non prendere decisioni che potrebbero in qualche modo irritarlo / a. Essere passivi e non prendere decisioni per paura di ricevere un NO, temendo di mettere in pericolo la relazione. Vedersi sempre in cattiva luce, passando dall'autocritica a un'eccessiva modestia che può essere percepita come falsa. Senso di abbandono che comporta la necessità di sentirsi sempre, non perdere contatto con la persona dalla quale si "dipende". Rabbia, agitazione, tendenza ad accusare il / la partner di non provare gli stessi sentimenti affettivi (mancanza di reciprocità). Eccessiva gelosia e attenzione, invidia, necessità di controllo, comportamenti manipolatori. Affrontare le paure dovute alla dipendenza affettiva Queste paure e questi comportamenti hanno un'origine che varia da individuo a individuo. Nella mia esperienza di psicologo incontro casi simili. Per quanto sia impossibile identificare delle cause certe per la dipendenza affettiva, nella mia esperienza ho notato: Correlazioni con la famiglia d'origine. Esperienze negative nelle relazioni affettive precedenti. Tendenza ad avere una bassa autostima, anche come forma di autodifesa per colmare un generale senso di inadeguatezza (scarsa considerazione di sé rinforzata da un eccesso di sarcasmo, autoironia, falsa modestia). Questo modo di pensare si innesta nella routine quotidiana, per cui - oltre a diventare un meccanismo difensivo - diventa anche un tratto caratterizzante. L'auto-svalutazione induce gli altri a pensare che la mancanza di fiducia in sé stessi corrisponda, in effetti, a una mancanza di risultati nella vita. Sentirsi inferiori rispetto a un partner che viene percepito di maggior successo, non alla portata. Sindrome dell'impostore legata a come ci si vede, se ci si sente o meno realizzati. Sentirsi non corrisposti ("non mi ami come ti amo io") e all'interno di una relazione sbilanciata, sul piano dei sentimenti e quindi all'interno di una situazione "ingiusta", a cui si può porre rimedio accentuando la sottomissione. Senso di abbandono e insicurezza Il senso di abbandono e l'insicurezza sono comunque dei tratti in comune. Il senso di abbandono è proprio legato al timore di essere lasciati, che il partner - in qualche modo - si accorga della sua inadeguatezza e che prenda quella che sembrerebbe una decisione ovvia, cioè lasciarlo. Tuttavia, anziché rispondere con quello che definirei il più classico dei sussulti di dignità, il partner dipendente decide di sottomettersi ancora di più, accentuando la propria debolezza e gettando le basi per l'inevitabile. Questo senso di abbandono, paura di essere lasciati, è quindi incombente. C'è sempre e non fa altro che generare ansia, stress e decisioni sbagliate. L'insicurezza che ne deriva viene anche accentuata da una capacità decisionale poco fluida, poco lucida, nella quale si alternano fatti del tutto normali a previsioni, paure, fantasie mentali che non appartengono in alcun modo alla realtà. La paura di essere lasciati può provocare una profezia autoavverante. La relazione può diventare sbilanciata. La tossicità può crescere fino a livelli insostenibili. Come superare la dipendenza affettiva La dipendenza affettiva può trasformare una relazione in una prigione. L'insicurezza e la sensazione di essere abbandonati poggiano prevalentemente sulla scarsa autostima. Non solo: c'è spesso una visione negativa di sé non solo per quel riguarda il presente e il passato (che potrebbero essere contrassegnati da esperienze negative), ma anche e soprattutto per quanto concerne il futuro. Le esperienze negative inducono a pensare che nel futuro andrà allo stesso modo o addirittura peggio, per cui non c'è alcun motivo per fare uno sforzo in direzione di un miglioramento. Quindi, più che un problema complessivo di autostima, di frequente è un problema derivante dall'aver appreso e accettato una condizione di inferiorità per troppo a lungo, di essersi abituati a questo pensiero. Gli studi legati alla plasticità cerebrale confermano quello che ormai sembra essere un dato di fatto: il cervello non rinforza solo dei gesti e dei comportamenti fattuali, ma anche un modo di pensare, di atteggiarsi, di vedersi. Tanti di questi comportamenti sono prettamente difensivi, ma non per forza sono "sani", nel senso che danno dei benefici. Tutt'altro. Ad esempio, il narcisista potrebbe vedere l'attenzione verso di sé come un sano tentativo di prendersi cura di sé stesso e fregarsene del giudizio altrui. In realtà però sta facendo del male alle persone che gli stanno intorno. Allo stesso modo, chi soffre di dipendenza affettiva, pensa di far bene al partner riempiendolo di attenzioni, mettendolo al centro della sua vita, di ogni decisione... ma in realtà lo sta soffocando e sta gettando le basi per la rottura. O almeno per una reazione veemente che avrà delle ripercussioni sulla vita affettiva. Allora, quale può essere la soluzione? Come si può diminuire la dipendenza affettiva da una persona? Dipendenza affettiva e lo sbilanciamento nella relazione In ogni relazione c'è uno sbilanciamento, che di regola viene compensato in altri aspetti. Magari, uno dei due può essere più affettuoso, mentre l'altro può compensare con una maggiore attenzione nella gestione della casa o dei figli. La dipendenza affettiva causa spesso uno sbilanciamento nella relazione. Le coppie stabili e sane arrivano a dei compromessi in modo naturale. Ciascuno occupa il suo spazio, arrivando a intuire per abitudine e per conoscenza reciproca cosa aiuta la coppia e cosa no, entrando in un processo decisionale condiviso. Ma lasciando anche spazio a delle aree di autonomia, che servono a generare interessi, divertimento, amicizie. Tutte cose che entrano nella relazione in modo naturale. Le coppie di lunga durata, che vanno d'accordo, tendono a influenzarsi a vicenda, pur partendo magari da presupposti diversi. In una coppia sana ci si aiuta, ci si confronta, ci si scambiano esperienze che fanno crescere e migliorare l'altro. Superare la dipendenza affettiva Nelle coppie in cui, al contrario, uno dei due si sente inferiore e prova un continuo senso di abbandono, possono sorgere dei problemi. Magari dati dalla paura di essere lasciati e dall'insicurezza che spinge costantemente alla ricerca di conferme. Cosa fare in questo caso? Anzitutto, se possibile, cercare l'aiuto psicologico. Non lo dico solo perché è il mio lavoro, ma perché un sostegno professionale è un aiuto che può letteralmente cambiare la vita in meglio. Bisogna cercare di disimparare a odiarsi, a prendersi sotto gamba, a non darsi alcuna considerazione. Va quindi abolito quel mondo di autodefinizioni che ci si è costruiti e che, oltre a valere per sé, vale anche per gli altri: ridurre il sarcasmo, l'auto-ironia, l'eccessivo umorismo su sé stessi, la tendenza a giudicarsi negativamente. Non dare troppo peso al passato. Se abbiamo vissuto delle esperienze che ci hanno segnato, cerchiamo di lasciarle andare. Il passato ha una sua dignità, una sua importanza. Ma non dovrebbe avere tutto questo potere sul presente. Sviluppare nuovi interessi: questo aiuta a dare una nuova dimensione a sé stessi, capire che si è in grado di imparare qualcosa di nuovo, ottenere risultati, avere dei valori positivi che troppo spesso vengono negati in partenza. L'accrescimento di autostima che deriva da queste nuove esperienze, oltre a essere un vero corroborante, tende a diminuire la sensazione di abbandono. Perché il proprio miglioramento non deriva dal giudizio altrui, ma dalla dimostrazione di poter fare qualcosa di buono per sé. I successi nel realizzare o imparare qualcosa di nuovo, possono sostituire i pensieri negativi. Avere rispetto per sé stessi. Quindi anche prendersi cura in senso fisico, praticare una dieta sana, non indugiare nel consumo di sostanze che, alla lunga, hanno un effetto depressivo. Non cercare vie di fuga che generano altra dipendenza. Favorire invece l'attività all'aria aperta, conoscere persone nuove. Praticare il rispetto e cercarlo, anziché soddisfare un bisogno di attenzione. Se si rispettano le altre persone, se ci si interessa in modo genuino alla loro vita, esse ricambiano - e lo fanno in modo sincero. La validazione dagli altri, e in particolare dal partner, avviene in modo reciproco e spontaneo e non poggia tanto sulle parole dette - che pure sono importanti - ma sulla gestualità e la vicinanza quotidiane. Essere onesti con sé stessi, ma mai troppo duri. Il passato è passato, come si dice. Non cercare di punirsi, ma avere un atteggiamento compassionevole, positivo, indulgente. Se ti riconosci in queste forme di dipendenza affettiva e soffri di ansia, di senso di abbandono, di paura di essere lasciati, puoi richiedere un supporto psicologico. È importante perché aiuta a scegliere un percorso di uscita, che porta dei vistosi miglioramenti non solo in campo affettivo, ma anche nelle relazioni professionali e in genere in tutta la propria capacità decisionale. Contattami per un consulto gratuito senza impegno. ### Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce Secondo i coniugi Gottman (tra i più autorevoli terapeuti di coppia al mondo), un futuro traditore compie de passi specifici che lo portano all'adulterio. Attingendo alle ricerche di Rusbult e Glass, hanno definito una sequenza chiamata appunto "Cascata Gottman - Rusbult - Glass". Naturalmente, non è possibile fare un vero e proprio identikit di un traditore: ogni caso è a sé. Tuttavia, conoscere questa "cascata" aiuta a capire la psicologia del tradimento e in che circostanze avvengono le relazioni extraconiugali. Se tu o la tua coppia avete bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Allontanamento e raffreddamento della relazione I partner iniziano a creare distanza tra loro, omettendo dettagli delle loro vite. Questo porta a mancanza di comunicazione e incomprensioni, causando tensioni e ulteriore distacco. In questa fase si assiste a un raffreddamento della conflittualità. I partner tendono a spendere meno energia nel litigare e nel cercare una soluzione ai loro problemi. Il silenzio sostituisce la fiducia e si creano le condizioni per mantenere segreti, non confidarsi, avere una vita propria di cui il partner sa poco o niente. Insomma: il terreno adatto per un tradimento. Apertura verso l'esterno I Gottman usano spesso come metafora della relazione, l'immagine di una casa. Questa casa, ha mura perimetrali fatti di fiducia e impegno, che fanno da "scudo" contro il mondo esterno. I muri interni non esistono, non ci sono barriere. Però malcontento, frustrazione e isolamento contribuiscono a creare una situazione opposta: si creano muri interni, mentre si cerca di aprire porte e finestre in quelli esterni. Per Gottman, la relazione è come una casa. Nel tradimento, si aprono varchi nelle mura esterne. A questo punto, si può tendere a confidare a una terza persona i problemi relazionali. Questo crea delle crepe nelle mura della nostra casa - talvolta così grandi, da permettere a terzi di spiarci nella nostra intimità. Questo, ci prepara alla fase successiva. Critiche al partner e alla relazione In questa fase, l'apertura verso l'esterno genera subito delle conseguenze: Ci si rende conto che esiste qualcuno che ci capisce e apprezza di più del partner, e con il quale è più piacevole stare. Ci si sente più ascoltati. Si inizia a provare entusiasmo per la novità che costituisce quest'altra persona. Si comincia a sentire il partner come inferiore, squalificandone le qualità. In questa fase, la squalifica è ancora implicita. Ci si confida con l'altra persona e inizia una sorta di raffronto, nel quale emergono tutti i lati negativi del partner e tutti i lati positivi del futuro amante. Discredito manifesto nei confronti del partner In una sperimentazione fatta da Gottman & Levenson (1992) le coppie dove poi si è verificato un tradimento, esibivano dei segni di squalifica (o discredito) nei confronti del partner. In questo frangente, il futuro traditore definiva il partner con diversi aggettivi negativi, principalmente "egoista". Questo comportamento non serve solo a giustificare "a posteriori" il tradimento, ma anche a risolvere una dissonanza cognitiva: sto insieme al partner, ma mi piace un'altra persona. I difetti che il futuro traditore vede nel partner, lo aiutano a scegliere la via del tradimento. Attraversamento della linea rossa e tradimento In questa fase, c'è l'occasione che consente al futuro traditore di passare la linea rossa e tradire. Ma come si oltrepassa questo confine e si decide di tradire? Il futuro traditore si abitua all'idea, ci prende familiarità, tasta il terreno, cerca di cogliere un'opportunità o capire se questa si manifesterà a breve. Ad esempio: abbracci più lunghi del solito, sguardi intensi, baci che sfiorano le labbra anziché rimanere sulle guance. In questa situazione, l'interesse di natura sessuale ed emotiva spinge il potenziale traditore a compiere l'ultimo passo. La situazione si complica, quando nasce una dipendenza affettiva per l'amante. Nel tradimento, a un certo punto, una barriera viene superata. È possibile interrompere questa deriva? Nell'analisi della cascata di eventi che portano al tradimento, i già citati Gottman e Levenson si sono chiesti se fosse possibile arginare questa serie di eventi. È indubbio che l'elemento fondamentale è la fiducia, alimentata da un dialogo emotivo nella coppia. Se il potenziale traditore ritrova nel partner un atteggiamento di accoglienza alle sue offerte emotive, presto o tardi lo considererà come una rinnovata fonte di benessere e di piacere, e non avrà motivo di cercare soddisfazione altrove. Anche di natura intima, emotiva, confidenziale. Si può quindi creare un percorso inverso, una specie di diga che interrompa la cascata. Offerte di connessione emotiva e "riqualifica" del partner Iniziamo quindi dall'accogliere le offerte di connessione emotiva del partner. Per offerta di connessione, intendiamo qualsiasi tentativo del partner di dare o ricevere attenzione, affetto o qualsiasi altra interazione positiva. Queste offerte possono essere piccole o grandi, verbali o non verbali, e si presentano in modo semplici, tramite un sorriso, il tendere la mano, cercare un abbraccio. Oppure con richieste più complesse, come una richiesta di consiglio o aiuto. Quando queste offerte vengono fatte e accolte, cresce la vicinanza emotiva, che si può alimentare in tanti modi. Uno di questi, è il crearsi dei momenti per la coppia in cui riscoprire il piacere di stare insieme. Un altro argine a questa cascata che porta al tradimento, è sicuramente l'enfatizzare i lati positivi del partner, anziché squalificarlo. Allo stesso tempo, è importante riconoscere che tutte le qualità positive del potenziale amante, vengono amplificate dalla novità che costituisce nella nostra vita. Che conosciamo solo una parte della sua personalità, senza il carico di doveri e scocciature che sono naturalmente figli di una relazione a lungo termine. Naturalmente, messa così, sembra molto facile. La natura delle offerte emotive da soddisfare può essere sibillina, misteriosa. Fonte di ulteriori incomprensioni. La vita quotidiana poi è tutto tranne che lineare. Basta un lavoro impegnativo per dover rifiutare una serie di queste offerte, risultando magari scontrosi e anaffettivi. Proprio per questo, è bene imparare a comunicare in modo efficace, così da evitare incomprensioni. Così che un appuntamento mancato non si trasformi in un'occasione per alimentare il discredito e aprire finestre verso l'esterno. Per quanto sia importante accettare le offerte di connessione, un eccesso di queste può facilmente andare incontro a un buon numero di rifiuti, per il semplice motivo che gli impegni quotidiani incombono e non è possibile esaudirle tutte. In questo modo, il partner può essere spinto alla “fuga” per la troppa pressione. Cosa dice la scienza dietro la psicologia del tradimento? È in situazioni come queste che un dialogo maturo e sincero può risolvere tante cose. Il sentirsi trascurati, o al contrario soffocati, è piuttosto normale. Ma la soluzione si può trovare all’interno della coppia, scegliendo di affrontare il problema, un passo alla volta. Perché si tradisce? A questa domanda, come spesso accade in psicologia, non c'è una risposta univoca. Alcune teorie si basano sull'idea che se c'è un tradimento, c'è carenza comunicativa. Non c'è dialogo, i problemi non vengono affrontati e anzi, ogni tentativo di discutere viene abolito perché si sa in partenza che non porterà a nulla. Abbiamo già visto cosa pensano Gottman, Rusbult e Glass. Ma cosa dicono gli altri studi sulla psicologia del tradimento? Secondo Nguyen (Nguyen et al, 2020), sono le conseguenze della carenza di dialogo a causare il tradimento: La carenza di dialogo aumenta la distanza emotiva dal partner e l’intesa sessuale. Possono apparire atteggiamenti di controllo, gelosia, tentativi di manipolazione. Nasce malumore e un ambiente poco sereno, se non addirittura ostile. Aumentano dubbi e domande: se convenga o meno chiudere la relazione, se c’è ancora amore, e così via. La carenza di dialogo e di comprensione emotiva scatena diversi effetti, a cui si risponde di conseguenza. Se viene meno l’intesa sessuale, è più probabile che ci si orienti verso comportamenti di natura sessuale. Se manca l’intesa emotiva, il non sentirsi ben voluti, compresi, supportati, si potrebbe cercare altrove una soddisfazione di questo tipo. Altre spiegazioni scientifiche sul tradimento Come già detto, esistono tante teorie e tante spiegazioni differenti sul fenomeno del tradimento. Vediamone alcune. Massimizzare il successo riproduttivo: per alcuni, la spinta a tradire avrebbe una radice evolutiva. Secondo questa teoria, gli uomini cercano più partner perché è un modo efficiente di tramandare il più possibile il proprio patrimonio genetico; le donne, sarebbero ugualmente interessate ad avere rapporti con più potenziali "padri" per aumentare la possibilità di sopravvivenza della progenie. Allo stesso tempo, sarebbero spinte ad avere comunque un partner stabile che fornisca protezione e risorse. Altri studi tendono a sottolineare come il cosiddetto "deficit model" non sia sempre valido. Per deficit model del tradimento, si intende l'idea che le persone tradiscano perché ci sono dei problemi nella relazione principale. Da psicologo, ho il grande privilegio di ascoltare storie che vengono generalmente taciute, e non è raro sentirmi dire: "No dottore, nella mia relazione non c'è nessun problema. Il mio partner è una persona eccezionale". Ecco alcuni dei motivi per cui si tradisce secondo altri studi sulla psicologia del tradimento che mettono "in crisi" il deficit model: Opportunità: alcuni studi, affermano che le persone tradiscono semplicemente perché si presenta l'opportunità di farlo. Questo può accadere con più probabilità quando una persona è lontana dal partner per un periodo di tempo prolungato, come durante un viaggio di lavoro, o quando incontra una persona verso la quale c'è attrazione. Cause ambientali e caratteriali: se si proviene da un contesto nel quale il tradimento è considerato normale, è più probabile che si tradisca. Selterman e colleghi, da cui prendo nota per queste cause ulteriori, identificano otto variabili "motivazione": Sentirsi arrabbiati per le azioni del partner. Desiderio sessuale. Mancanza di intimità con il partner. Scarso impegno nei confronti della relazione. Desiderio di maggior autostima. Stato di giudizio alterato (ebbrezza) e stress. Sentirsi trascurati o maltrattati dal partner. Desiderio di avere più partner sessuali. Gli studi sembrano suggerire l'idea che gli uomini tradiscano per soddisfare più motivi di varietà e desiderio sessuale, mentre le donne perché si sentono trascurate dal partner. Non mancano poi studi che attribuiscono al tradimento dei fattori genetici. C'è infatti uno studio che identifica la propensione al tradimento nella struttura dei recettori dopaminergici (Garcia et al., 2010). Se stai affrontando un tradimento o senti di essere entrato/a nella cascata descritta sopra e hai bisogno di intervenire, clicca sotto per contattarmi senza impegno. RICHIEDI UN CONSULTO ### Come sconfiggere il burnout senza lasciare il posto di lavoro Segnali di un lavoro troppo stressanteDifficoltà di concentrazioneSensazione costante di ansia e irritabilitàSbalzi d'umore costantiCervicalgia, mal di testa o mal di stomacoDiminuzione della produttivitàManca la motivazioneNon c'è soddisfazione dal lavoroCambiamenti nell'appetitoSi dorme male o poco o troppo a lungoAssenteismo e ritardiIsolamento e ritiro dalla vita socialeRifugio in attività di fuga e viziCome resistere e non lasciare il posto di lavoro Negli Stati Uniti dell'era della pandemia, si è assistito a un fenomeno chiamato "great resignation", cioè la grande dimissione. La pandemia ha costretto i governi di tutto il mondo ad adottare misure di distanziamento nel posto di lavoro, tra le quali lo smart working. Ritmi di lavoro meno frenetici, un'atmosfera più tranquilla e rilassata, non dover a che fare con persone che magari mal si sopportano o ancora affrontare un'ora di commuting (trasferimento) verso e dall'ufficio, ha fatto ripensare a tanti lavoratori l'intero ciclo casa-lavoro-casa che domina le nostre vite. Tanto che qualcuno ha parlato di un'epidemia silenziosa di burnout della quale non ci si era resi conto. Ora, posto che negli Stati Uniti d'America hanno una legislazione sul lavoro a dir poco sbilanciata a favore del datore, c'è un modo per trovare un'armonia tra lavoro e vita personale? Ovviamente sì, ma in certi casi la severità dei sintomi da burnout non fa altro che spingere verso le dimissioni o favorire le cause di un licenziamento. Segnali di un lavoro troppo stressante Lo stress può essere considerato una sorta di macro-categoria nella quale far rientrare diverse tipologie di disagio nel posto di lavoro. In generale, per la mia esperienza e per gli studi e le osservazioni effettuati nel corso degli anni, i segnali di un lavoro che stressa sono: Difficoltà di concentrazione La difficoltà di concentrazione può essere esacerbata da un approccio multitasking, tipico dei nostri tempi. Non si riesce a completare un task perché se ne aprono tanti altri (i computer stessi, con i sistemi operativi gestiti a finestre e app in background, invitano a fare questo). La mancanza di concentrazione deriva anche da altro genere di preoccupazioni o da concause (non dormire bene e riposare poco, oppure avere una dieta squilibrata). Sensazione costante di ansia e irritabilità L'ansia e l'irritabilità, spesso associate a strette allo stomaco e altre sensazioni fisiche spiacevoli, sono comuni nel burnout. La precarietà, la paura di non farcela, l'identificazione con il lavoro, ci spingono a rispondere esclusivamente alle esigenze del datore di lavoro o del cliente, piuttosto che alle nostre. Sbalzi d'umore costanti Gli sbalzi d'umore sono frequenti. Si passa dall'essere calmi e rilassati a vera e propria agitazione che non passa fino a che non ci si addormenta. Spesso avvengono nello spazio di poche ore. Cervicalgia, mal di testa o mal di stomaco La somatizzazione è un effetto psicologico parecchio comune. La sensazione di nausea, delle strette allo stomaco possono avere anche "origine" mentale ed essere correlate allo stress. Vale lo stesso per il mal di testa o la cervicalgia, spesso legati ad una posizione troppo "tesa". Diminuzione della produttività A volte, passa un'intera giornata e ci si rende conto di non aver completato alcun task di quelli programmati. La bassa produttività dipende dalla stanchezza, poca concentrazione, poca reattività e una mente distratta che si sposta da un pensiero all'altro, senza una direzione. Manca la motivazione Ci si sveglia demotivati, scarichi fisicamente e mentalmente, non pronti ad affrontare una giornata lavorativa. Non c'è soddisfazione dal lavoro Anche se si ottengono risultati, si sperimenta una sensazione di costante apatia e distacco, come se il lavoro non facesse più la differenza e fosse, al contrario, un elemento di disturbo e una fonte di problemi irrisolvibili. Cambiamenti nell'appetito Si mangia in maniera molto irregolare, non rispettando più orari né abitudini. Si dorme male o poco o troppo a lungo Un sano riposo è fondamentale per il benessere psicofisico. Per questo, è bene creare delle giuste abitudini legate al sonno. Rispettare degli orari in cui andare a letto, dormire il giusto e risvegliarsi alla solita ora, elimina dei problemi organizzativi riguardanti la giornata lavorativa e consente di fare il carico di energie per i compiti da affrontare. Assenteismo e ritardi Come effetto di una cattiva organizzazione e della svogliatezza che ne deriva, ecco che aumentano ritardi e assenteismo sul posto di lavoro. Si trovano scuse per mancare, prendersi ferie anticipate, andare via appena possibile. In caso di burnout, questo comportamento è quasi una naturale conseguenza e va affrontato, sia per non perdere il posto di lavoro, sia per evitare di convincersi che lasciarlo sia la soluzione migliore. Isolamento e ritiro dalla vita sociale Non si fa più vita sociale, una volta a casa ci si sente vuoti, la situazione lavorativa viene vissuta come un peso che provoca isolamento fisico e mentale. Rifugio in attività di fuga e vizi Associato allo stress o una profonda sensazione di malessere è il ricorso ad attività di fuga, spesso malsane, che favoriscono l'isolamento sociale. Mangiare troppo, disordinatamente, in modo smodato, perlopiù cibo spazzatura. Bere alcolici, usare droghe, giocare d'azzardo, fare consumo eccessivo di pornografia e serie tv. Come si può facilmente capire, certi effetti e sintomi sono facilmente sovrapponibili. Nel caso del burnout si ha la sensazione di aver passato il limite, della misura colma oltre la quale non si può più resistere. Come resistere e non lasciare il posto di lavoro Se il lavoro non ci piace e l'ambiente è tanto malsano da danneggiarci - se si ha un'alternativa valida - può essere salutare lasciarlo. Ma occorre anche guardare in faccia la realtà: non è così facile. E sono tante le persone a cui non piace il proprio lavoro. È chiaro che spesso, dietro la causa di un burnout, si nascondono problemi ben maggiori che si ripresenterebbero anche sul nuovo posto di lavoro. Allora, per evitare che succeda, bisogna agire sulle cause di questi problemi, che spesso sono legate alla visione che si ha di sé e del proprio rapporto con il lavoro. Organizza la giornata in modo che la routine dei preparativi alla giornata di lavoro sia effettivamente stabilita. Che cioè sia il frutto di attività che vanno in automatico. In questo modo eviti di pensare a cosa stai facendo nel concreto: lo fai e basta. Il lavoro è importante, ma finisce una volta usciti dall'ufficio. Non dare disponibilità non richiesta, non ritornare sulle cose da fare appena rientri a casa. Ci deve essere un chiaro confine tra casa e lavoro, valido per te e per chi lavora con te o sopra di te. In questo senso, avere una giusta predisposizione mentale per l'organizzazione aiuta parecchio. Tipico esempio: dedicare gli ultimi 15 minuti della giornata lavorativa a fare la lista delle cose da fare nella giornata successiva. Questa semplice programmazione, nei fatti, spezza la giornata in due, rimandando in modo non grave e invece organizzato, i compiti da svolgere al rientro in ufficio. Trova degli appoggi nell'ambiente lavorativo. In psicologia le chiamiamo "risorse esterne": puoi trovare sostegno conforto in colleghi che hanno la stessa tipologia di problemi, trovando insieme una soluzione. Cerca sempre di dare priorità al tuo benessere personale: svolgi regolare attività fisica, fai passeggiate appena possibile, tira su qualche peso. In generale non essere indolente e non subire il passaggio del tempo senza far nulla. C'è la notte per riposare e dormire. Di giorno cerca di stare attivo/a mangiando leggero, ma il giusto, con pasti sani e ricchi di nutrienti. Trova il modo di creare una routine per tutto, così che la buona abitudine di fare qualcosa di sano, anche per poco tempo, si instauri nella tua mente e quindi all'interno dei tuoi processi decisionali. Se hai una vita fatta di piccoli e grandi appuntamenti, l'orario del lavoro passa molto velocemente, anche perché riacquisti produttività. Se vedi che alla fine ti stai avvicinando all'orlo del precipizio, non aspettare di cadere. Chiedi aiuto a uno specialista, come uno psicologo, che può aiutarti a ritrovare le giuste coordinate. ### Quali sono i sintomi fisici e psichici del burnout Sintomi ed effetti del burnoutComportamenti di autodifesa sbagliatiRitiro socialeAssenteismo a lavoroSenso di accerchiamentoCome intervenire Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da uno stress prolungato ed eccessivo, spesso legato al lavoro o un momento di grave difficoltà. Il burnout può portare a sentimenti di cinismo, distacco e inefficacia e può avere effetti negativi sulle relazioni personali e professionali. È importante affrontarlo per prevenire ulteriori conseguenze negative e ripristinare un senso di equilibrio e benessere. Sintomi ed effetti del burnout Stanchezza e spossatezza: il burnout spesso porta all'esaurimento fisico, che può essere difficile da superare. Può anche provocare sensazioni di stanchezza e mancanza di energia. Problemi di sonno: insonnia e frequenti risvegli notturni o difficoltà ad addormentarsi sono tipici di una situazione nella quale le preoccupazioni e il senso di accerchiamento la fanno da padrone. Mal di testa: lo stress e la tensione associati al burnout possono causare frequenti mal di testa. Problemi gastrointestinali: problemi digestivi come mal di stomaco, diarrea e costipazione. Abbassamento delle difese immunitarie: lo stress cronico può indebolire il sistema immunitario, rendendo il corpo più suscettibile alle infezioni e alle malattie. Ansia e depressione: un burnout prolungato e irrisolto può portare ad ansia cronica e presenza di stati depressivi, persistenti e intensi, che influiscono sulla salute mentale e sul processo decisionale. Stati di irritabilità e di rabbia: tipici degli sbalzi d'umore, questi stati d'animo sono provocati a volte da piccole cose e si riflettono nei rapporti professionali e personali. Perdita di motivazione: il lavoro perde di interesse e le attività che prima quantomeno si "sopportavano", ora diventano sgradite tanto da non voler andare a lavoro e affrontare la fatica di una giornata intera. Bassa autostima: si associa a momenti di ripensamento, dubbi, incapacità di distinguere tra pigrizia, demotivazione e burnout. Ci si attribuiscono demeriti e connotazioni caratteriali che non ci appartengono. Senso di distacco, cinismo, disinteresse: in un ambiente lavorativo dominato dalla forte pressione, dal senso di competizione interno, dalla sensazione di essere messi ogni volta tra l'incudine e il martello è facile perdere interesse in ciò che si fa. Il contributo creativo diminuisce, e ogni cosa viene analizzata con cinismo, distacco, un senso di assenza ed estraniamento. Manca la concentrazione: dimenticanze, appuntamenti mancati, scarsa reattività sono segnali di perdita di concentrazione nel lavoro, ma anche nel resto della giornata. Comportamenti di autodifesa sbagliati Non appena il burnout inizia a esercitare la sua pressione, si adottano in genere dei meccanismi di autodifesa sbagliati, che in realtà non fanno che peggiorare la situazione. Ritiro sociale Questa forma di ritiro è molto comune e consiste dall'astenersi volontariamente dalle attività sociali. Isolarsi socialmente da amici, familiari, colleghi di lavoro. Come in una sorta di esilio volontario, chi viene colpito da burnout decide semplicemente di tirare i remi in barca. Apparentemente lo fa per ottenere in cambio calma, silenzio, un po' di tempo e spazio per riflettere, ma come è normale ciò provoca ulteriore distacco, isolamento e senso di solitudine. Questi sentimenti non fanno altro che ingigantire il peso sulle spalle. Uno studio pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health ha rilevato che il supporto sociale era negativamente correlato al burnout, indicando l'importanza dei legami sociali nella prevenzione e nella gestione del burnout. Assenteismo a lavoro Le persone che soffrono di burnout possono sentirsi sopraffatte e incapaci di far fronte alle richieste del lavoro, il che le porta a prendere più giorni di malattia o di ferie. Uno studio pubblicato sul Journal of Occupational Health Psychology dice che il burnout è significativamente associato a un aumento dell'assenteismo tra i dipendenti di vari settori. Questo rappresenta quello che in psicologia chiamiamo "evitamento", una tentata soluzione disfunzionale. Senso di accerchiamento L'accerchiamento è immaginario, ma con delle connotazioni reali dal momento che è la situazione lavorativa a generare una sensazione di non potercela fare, di sentirsi stanchi e privi di forze e quindi incapaci di reagire di fronte agli impegni del quotidiano. Come intervenire Il burnout ha serie implicazioni fisiche e psicologiche e quindi necessita al più presto di una soluzione. Gestire lo stress: lo stress è una delle principali cause di burnout ed è importante gestire efficacemente i livelli di stress. Alcune tecniche includono l'esercizio fisico (camminata, pesi, bici), la meditazione, la scrittura, l'ipnosi, la respirazione profonda e il rilassamento muscolare progressivo. Creare un equilibrio tra lavoro e vita privata: è essenziale bilanciare le responsabilità lavorative con la vita personale per prevenire il burnout. Ciò significa stabilire dei limiti, dare priorità alla cura di sé ed evitare il sovraccarico di lavoro. Dare priorità al sonno: dormire a sufficienza è essenziale per mantenere la salute fisica ed emotiva. Si raccomanda di dormire almeno sette-otto ore a notte. Connettersi con gli altri: il sostegno sociale è essenziale per mantenere una buona salute mentale. Si può parlare con amici o familiari, partecipare a un gruppo di sostegno o cercare un aiuto professionale. Fare delle pause: è importante fare delle pause regolari durante la giornata per evitare il burnout. Ad esempio, qualcosa di poco impegnativo, eppure molto potente, è fare brevi passeggiate e allontanarsi dal lavoro per qualche minuto. Prendersi cura di sé: questo implica attività che promuovono il benessere fisico ed emotivo. Tra queste vi sono gli hobby, l'esercizio fisico, il promuovere la socialità, la lettura... e chi più ne ha, più ne metta. Cercare un aiuto professionale: se i sintomi del burnout sono gravi, è essenziale cercare un aiuto professionale. Questo può includere un colloquio con uno psicologo. In conclusione, il burnout è una condizione seria che può avere conseguenze significative. Mettendo in atto queste strategie, le persone possono prevenire e trattare il burnout in modo efficace. È importante dare priorità alla cura di sé, stabilire confini sani tra lavoro e vita privare e cercare un sostegno professionale quando necessario. ### Quali professioni sono più a rischio burnout Lavori che stressano e fanno star maleProfessioni sempre sotto pressioneLavori emotivamente pesantiLavori di responsabilitàUna categoria a parte: i lavori digitaliCosa fare se fai uno di questi lavori Il burnout lavorativo è uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato dall'esposizione prolungata a fattori di stress legati al lavoro, come l'elevato carico, gli orari prolungati, l'impossibilità di gestire al meglio le mansioni e il micro-management. Si tratta di un processo graduale che si verifica nel tempo ed è caratterizzato da sentimenti di cinismo, distacco e riduzione della produttività. Il burnout può colpire chiunque, indipendentemente dalla professione svolta, ma è particolarmente comune tra le persone che svolgono lavori ad alto stress che richiedono orari prolungati, alti livelli di responsabilità o una frequente esposizione a eventi traumatici oppure un alto livello di competitività interna ed esterna. Se non trattato, può avere gravi conseguenze per gli individui, tra cui la riduzione della soddisfazione lavorativa, la diminuzione della motivazione e l'aumento del rischio di problemi di salute fisica e mentale. In alcuni casi vengono prese decisione drastiche, come lasciare il lavoro. Questo può aiutare sul momento, ma il problema rischia di ripresentarsi in seguito. Lavori che stressano e fanno star male Nel mondo di oggi, frenetico e competitivo, non è un segreto che molti lavori possano essere stressanti. Tuttavia, alcune professioni sono più inclini al burnout di altre: orari prolungati, alti livelli di responsabilità e intense richieste emotive si ripercuotono sugli individui. Qui provo ad esaminare i fattori che rendono questi lavori particolarmente impegnativi, l'impatto del burnout sugli individui e sulle organizzazioni e le strategie per prevenirlo. Nell'ultimo periodo mi sono dedicato, in particolare, ad analizzare quelle condizioni lavorative che tendono a sviluppare il burnout. Spesso si ha la tendenza a credere che un lavoro usurante sia per forza stressante. O meglio il contrario, che solo un lavoro usurante dal punto di vista fisico possa essere stressante e generare le condizioni per sviluppare il burnout, ma non è così. Molti studi dimostrano che il burnout tende a svilupparsi in condizioni insospettabili, a volte favorite da dinamiche non proprio sane. È vero: ci sono lavori che richiedono un incredibile sforzo fisico e una forza di volontà fuori dal comune, per poter essere svolti. Ma anche l'impegno mentale, la necessità di essere sempre sul pezzo, concentrati è faticoso. Per non dire di quegli ambiti nei quali bisogna sempre mostrare un atteggiamento sereno, rilassato, comunicare disponibilità anche quando magari si sta vivendo un profondo disagio interiore. Professioni sempre sotto pressione Molti lavori richiedono lunghe ore di lavoro, scadenze strette e obiettivi di produttività elevati, che possono portare a stress e burnout. Gli operatori sanitari, ad esempio, possono lavorare a lungo, affrontare situazioni di vita o di morte e prendere decisioni rapide che possono avere gravi conseguenze. I soccorritori del 118 possono essere costretti a lavorare a lungo e ad affrontare regolarmente situazioni non proprio piacevoli. Vale lo stesso per i Vigili del Fuoco e tutte le tipologie di soccorso in mare, in montagna e così via. Questi lavori sono sempre sul filo del rasoio quando si tratta di conciliare aspetti della vita privata con le aspettative e gli obblighi professionali. Lavori emotivamente pesanti Alcuni lavori richiedono di affrontare emozioni intense e situazioni difficili, che possono portare all'esaurimento emotivo e al burnout. Gli assistenti sociali, ad esempio, possono lavorare con persone che lottano contro la povertà, le dipendenze o i problemi di salute mentale. I terapeuti, gli psicologi, gli psichiatri possono lavorare con persone che hanno a che fare con traumi, lutti, separazioni o depressione. Anche in ambito commerciale si possono incontrare condizioni che, prima o poi, fanno esplodere: pensa a chi lavora nel servizio clienti di una grande azienda, che viene preso di mira regolarmente da clienti arrabbiati o contrariati. Queste richieste emotive prima o poi lasciano il segno, e possono portare a bassa autostima, rabbia repressa, insoddisfazione profonda e desiderio di mollare tutto. Lavori di responsabilità I lavori che comportano molte responsabilità possono essere stressanti e portare al burnout. Questi lavori richiedono spesso di prendere decisioni importanti che possono avere un impatto significativo sugli altri. Gli amministratori delegati, i dirigenti e i manager, ad esempio, sono responsabili del successo delle loro aziende e del benessere dei loro dipendenti, in certi casi sono chiamati a decisioni difficili o dover sempre cercare di compiacere i desiderata degli azionisti. Possono dover prendere decisioni difficili, affrontare conflitti e gestire team di persone. E quindi non solo grandi manager, ma anche dirigenti e quadri in settori altamente competitivi, in mercati influenzati dalla concorrenza ad ogni livello. Ci sono poi professioni dalle quali dipende il destino delle persone. Gli avvocati che difendono clienti che si sono affidati a loro, possono dover lavorare a lungo, occuparsi di casi complicati e rispettare scadenze ravvicinate. Gli insegnanti sempre in bilico tra precarietà e senso di inadeguatezza e scarso riconoscimento pubblico della professione hanno in mano il futuro di tanti giovani. Un dato allarmante: nel novembre 2022 erano almeno centomila gli insegnanti affetti da burnout. Una categoria a parte: i lavori digitali Se c 'è un settore dove micro-management e competitività, richiesta di disponibilità costante e reperibilità trovano un terreno comune, è quello del digitale. Cioè di tutte quelle professioni che, in un modo o nell'altro, sono riconducibili al lavoro via internet. Le figure professionali sono così tante che è quasi inutile menzionarle. Queste professioni sono caratterizzate da: Richiesta di disponibilità a oltranza. Reperibilità al di fuori degli orari canonici di ufficio. Affidamento a mansioni esterne alla propria. Valutazione del lavoro secondo criteri di competitività anche interna. Tendenza a ultra-regolamentare compiti e task con disponibilità continua per riunioni, confronti, conference call e così via. Frequenti cambi di programma. Micro-management in ogni minimo ambito, incluse le pause e le ferie. Sovraccarico di lavoro. Scarso avanzamento di carriera. Scarso supporto in aspetti extra-lavorativi. I lavori digitali sono dominati da un forte senso di precarietà e instabilità, anche emotiva. In particolare quelli rivolti a settori legati ai ricavi economici, e quindi l'area estesa del web marketing, della programmazione di app e di software, della grafica e del design. In questi casi ci si può sentire sopraffatti, costantemente messi in gioco, in una situazione nella quale non si fa in tempo a cogliere un riconoscimento, che subito c'è in arrivo una nuova sfida, ancora più ardua. Cosa fare se fai uno di questi lavori Se sei soddisfatto, sereno e produttivo sul lavoro, allora... nulla! Probabilmente, stai facendo tutto bene: continua così. Al contrario, se stai affrontando un forte momento di stress, puoi contattarmi o approfondire l'argomento sul mio sito autodifesapsicologica.it dedicato proprio a questi argomenti. ### Come comportarsi dopo un tradimento Ascolta "Come comportarsi dopo un tradimento" in versione audio. Narrato da Gianluca Sordi. È difficile ammetterlo, ma a un certo punto della propria vita, è quasi inevitabile che si conoscano i dolori del tradimento. L'Italia è tra i paesi in Europa in cui si tradisce di più. Il 59% degli italiani infatti ammette di aver tradito almeno una volta. Nel tradimento c'è molta sofferenza, sia per chi lo subisce, ma anche per chi lo agisce. La domanda diventa quindi necessaria... come comportarsi dopo aver tradito? Come superare un tradimento? E soprattutto: ...si può perdonare un tradimento? Forse può interessarti l'articolo La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne Si può perdonare un tradimento? In breve: sì. È gran parte del mio lavoro, e si può fare se c'è la volontà di ricostruire la relazione. È necessario tempo e impegno, oltre che trovare la forza di perdonare. I coniugi Gottman, i più grandi esperti di terapia di coppia al mondo, dicono che dopo il tradimento, la prima relazione finisce. Se la coppia vuole però, può iniziarne una nuova insieme - stavolta, basata su fiducia, rispetto e -aggiungerei- la voglia di scegliersi di nuovo, nonostante tutto. Lo so, sembra impossibile. Eppure si può perdonare il tradimento, anche se ci sembra impossibile. Puoi approfondire quest'argomento leggendo l'articolo: Perdonare un tradimento: guida completa È chiaro che non è un processo immediato, né indolore. Ma può sicuramente valerne la pena. Vediamo quindi come comportarsi dopo un tradimento per evitare di commettere errori da cui è difficile recuperare. Se vuoi aiuto per recuperare la tua relazione dopo un tradimento, scrivimi per un consulto senza impegno. Come comportarsi dopo aver tradito "Mia moglie mi ha sempre dato tutto ciò di cui avevo bisogno, ma con quest'altra persona è diverso. Sento delle sensazioni che non provavo da anni." "Quando ho scoperto di essere attratta da un altro, non ci potevo credere." "Maurizio, sono stato sempre contrario al tradimento. Non avrei mai pensato che avrei potuto farlo!" Queste sono le tipiche affermazioni che ascolto ogni giorno quando una persona che ha tradito si rivolge a me. La persona che tradisce sente un duplice disagio: quello dell'immoralità delle proprie azioni, e quello dato dal non potersi confidare. Infatti, non sempre la nostra famiglia o i nostri amici sono in grado di comprendere il nostro stato d'animo. Ecco che, oltre al senso di colpa, subentra un senso di oppressione. A volte anche fisico. È normale, dopo aver tradito, stare male. In preda a questo malessere, possiamo commettere atti avventati, come decidere di abbandonare la famiglia senza tentare di aggiustare le cose. Questo è, ovviamente, qualcosa su cui riflettere attentamente. Rinunciare ad anni di relazione, magari al rapporto con i figli, alla casa, senza tentare di ricostruire il rapporto, raramente è la strada giusta. Al contrario, a volte un atto così forte come il tradimento, può essere una svolta che porti a comprendere che non vogliamo perdere il nostro partner o la nostra famiglia. Quindi, ecco cosa ti consiglio di fare dopo aver compiuto un tradimento. Dopo un tradimento, si apre un momento di crisi profonda nella coppia. Ecco cosa fare. Prendersi la responsabilità del tradimento Diciamoci la verità: è facile dire che sia colpa del partner. Tipicamente, quando alzo il telefono, sento dall'altra parte una voce incerta che mi dice "...mio marito/mia moglie mi ha tradita/o. Dice che è colpa mia". Dare la colpa delle proprie azioni all'altro, permettimi di dirlo, non è onorevole. È vero che, in una crisi di coppia, entrambi i partner contribuiscono al problema. È altrettanto vero, però, che bisogna prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Quando c'è un problema, ci sono tante soluzioni diverse dal tradire -che spesso diventa una fuga (illusoria e temporanea) dal problema. Questo è alla base di come comportarsi dopo un tradimento. Prendersi la responsabilità è un atto maturo e doveroso, che seppur spesso con molte "attenuanti", aiuta ad andare avanti guardando in faccia alla realtà. Ascolta il partner tradito e sii onesto Se il tradimento è stato scoperto - o se hai deciso di comunicarlo al partner, si è sicuramente aperto un momento di crisi. Anche se è difficile, nella fase che segue la scoperta del tradimento, è importante sia ascoltare, che essere onesti. È un momento molto doloroso, in cui il partner che ha tradito deve affrontare le conseguenze dell'infedeltà. Per il responsabile di questo dolore, toccare con mano la sofferenza che ha causato, è sicuramente difficile. Il tradimento, ormai, è avvenuto ed è stato scoperto o comunicato. Inutile arrampicarsi sugli specchi: nel momento in cui la fiducia si è incrinata, è meglio ammettere le proprie colpe e impegnarsi a rimediare. Come abbiamo detto all'inizio, il tradimento è estremamente comune, e forse non è nemmeno la prima volta che ti è successo. In questo momento, è importante che si apra una discussione produttiva intorno al tradimento. Sii onesto e rispondi alle domande del partner tradito. Non scendere in dettagli dolorosi, ma accogli il bisogno dell'altro di sapere esattamente com'è andata. Preparati a rispondere a domande come: "Perché l'hai fatto?" "Quante volte è successo?" "Dov'è successo?" "Cosa ti ho fatto mancare?". Sono certo che pensare di rispondere a queste domande, magari tra le lacrime e la rabbia, non è una bella prospettiva. Eppure, se vuoi ricostruire la fiducia nella tua relazione, è necessario che il partner conosca ciò che è successo e perché. È un modo di ripartire da un fondamento d'onestà. Libro Psicologia del Tradimento Parlo di tutto questo nel libro "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo". È un saggio in cui troverai tutti gli strumenti che ti spiegheranno come comportarsi dopo un tradimento, sia da parte del traditore, che del tradito. Troverai anche esercizi pratici che ti spiegano come prevenirlo e superarlo. Scarica la prima parte del libro gratuitamente. Mostra rimorso Dopo un tradimento, è importante che il partner capisca che provi rimorso. Solo tramite l'espressione sincera di questo rimorso e la promessa che ti impegnerai a riguadagnare la sua fiducia, è possibile andare avanti. Attenzione: mostrare rimorso non vuol dire semplicemente "chiedere scusa" e promettere che non si risuccederà. È guardare negli occhi il proprio partner per comunicargli che si è sinceramente pentiti; che le proprie azioni sono state un grave errore; che non si voleva ferirlo; che ci si prenderà la responsabilità delle proprie azioni. Mostrare un rimorso sincero dopo aver commesso un tradimento, è il primo passo da fare per ricostruire la propria relazione. Riconquistare la fiducia dopo un tradimento Impegnati a riconquistare la fiducia dopo il tradimento: se tu e il partner avete deciso di continuare a stare insieme, è normale passare per un periodo di ricostruzione della fiducia. Purtroppo non è un processo che accade dall'oggi al domani, ma richiede impegno, tempo e fatica. Per approfondire, leggi l'articolo Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento. Per quanto sgradevole, una parziale rinuncia alla privacy può essere una soluzione funzionale per un primo periodo. Altre strade che devono essere percorse contemporaneamente, sono il mantenere le promesse (soprattutto per quanto riguarda gli orari) e, in generale, l'essere affidabili e mostrarsi volenterosi di ricostruire il sentimento, oltre che la fiducia. Ricostruisci la tua relazione Dimostra al partner tradito di mettercela tutta. Dimostra attenzioni, dimostra di voler cambiare. Impegnati nel ricostruire la tua relazione: costruisci nuovi ricordi positivi. A tutti può capitare di sbagliare, ma se sei determinato a salvare la tua relazione o la tua famiglia, è il momento di dimostrarlo. Apriti, comunica, sorprendi il partner. Non necessariamente con gesti eclatanti, ma con le attenzioni che forse avresti potuto dare in passato e non hai dato. Guardati dentro, guarda la tua relazione, e chiediti: cos'è che può impedire il reiterarsi di un tradimento? Ricorda l'importanza di un supporto professionale per poter gestire la crisi e costruire le fondamenta di un nuovo, gratificante, rapporto sentimentale. Leggi anche: "Quando l'amante diventa importante". Come comportarsi dopo aver scoperto un tradimento Innanzitutto, ricordi le percentuali viste all'inizio dell'articolo? In un certo senso (ed è sicuramente una considerazione amara), è effettivamente più probabile essere traditi, che non esserlo. In altre parole, se finora non ti ha tradito, è stata un'eccezione alla norma del tradimento. Forse ti sembra assurdo. Forse non te lo saresti mai aspettato: proprio la persona di cui dovresti poterti fidare al 100%, ti ha dimostrato di non poter avere questa certezza. La vivi come una pugnalata, la squalifica del mito in cui credevi. Eppure, non devi scoraggiarti: se vuoi, si può andare avanti. https://www.youtube.com/watch?v=wy3iW2r-1L8&list=PL07IVKxz0jyHe_LKa9P0Ht6rxsRy7jJr- Ripensare il tradimento: il mito della fedeltà È semplice puntare il dito contro i traditori. "Hai sbagliato! Ora verrai punito!" è una logica del giusto/sbagliato a mio parere troppo rigida da applicare alla mente umana. Come dice Esther Perel: "Le complessità dell'amore e del desiderio non si prestano a semplici categorizzazioni di buono e cattivo, vittima e colpevole". Puntare il dito non ci rende meno propensi a trasgredire, e ci impedisce di comprendere che desiderare altro, soprattutto dopo anni di relazione, è semplicemente umano. "L'infedeltà ha una tenacia che il matrimonio può solo invidiare" Esther Perel Possiamo quindi continuare a guardare il tradimento e la fedeltà in una dicotomia di "giusto" e "sbagliato", oppure guardarlo come ciò che è. Ovvero, un'esperienza dolorosa ma da accettare come umana. Le relazioni si possono salvare, e il tradimento può essere un punto di svolta. Addirittura, come succede spesso ai miei pazienti, può diventare la scintilla che accende un nuovo, ricco viaggio, fatto di consapevolezza e ritrovata passione. Come trattare un uomo che ti ha tradito? Approfondisco questo aspetto nel dettaglio nell'articolo: Come trattare un uomo che ti ha tradito? La tecnica delle 3 lettere La prima domanda che mi fanno in molti, è proprio questa: "Come trattare un uomo che ti ha tradito?" o "Come trattare una donna che ti ha tradito?". È una domanda lecita, ed è bene ragionare, prima di agire. Come avrai capito se hai letto il resto di quest'articolo, il tradimento è molto comune, e non deve necessariamente significare la fine di una relazione. Quindi la prima cosa da fare è: respira. Prenditi del tempo prima di prendere qualunque decisione affrettata. Ci sono diverse persone che hanno terminato il loro matrimonio seduta stante, una volta scoperto il tradimento. Solo per poi pentirsene più avanti. Se decidiamo di andare avanti nella relazione, allora è importante evitare di trattare chi ti ha tradito come "un cane cattivo" da mettere in punizione. Nella mia pratica clinica, purtroppo ho visto spesso queste dinamiche. Soprattutto nelle relazioni eterosessuali, ho notato che si costruisce quella che amo chiamare "la dialettica del cane cattivo". Se ti trovi a chiederti come trattare un uomo che ti ha tradito, attenzione a non applicare la dialettica del "cane cattivo". Si tratta di quella dinamica di coppia in cui un partner, dopo aver tradito, viene messo "in punizione". Un po' come a dire: "Hai sbagliato, ora stai nel tuo angolino zitto e buono". Questa dinamica viene spesso accettata dal traditore, perché sa di aver sbagliato e ferito il partner. Eppure, per il tradito, questa diventa una vittoria illusoria e temporanea. Può dare l'idea di avere tutto sotto controllo: avere un marito adorante, attento a qualunque cosa dica, che accetta di essere costantemente controllato, può sembrare inizialmente un sogno. Finché non si trasforma in un incubo. Questa dinamica è pericolosa perché difficilmente dura. Per quanto sia importante cambiare le dinamiche di coppia in modo più sano dopo un tradimento, questo non è il modo giusto. Per rispondere alla domanda iniziale quindi, risponderei che "come trattare un uomo dopo che ti ha tradito?" è una domanda sbagliata. Quella giusta è: "Come ricostruire una relazione più sana ed equilibrata dopo un tradimento?". La risposta, la trovi nel resto dell'articolo e nel libro Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. Se vuoi aiuto per recuperare la tua relazione dopo un tradimento, scrivimi per un consulto senza impegno. Fare le domande giuste È normale che tu voglia sapere cosa sia successo. Eppure, attenzione a fare le domande giuste. Non farti tentare dal conoscere i dettagli, perché fidati: non li vuoi conoscere davvero. Non vuoi costruirti delle immagini del tuo partner che fa sesso con l'amante - e se chiedi dettagli, sarà difficile scacciare dalla mente dei pensieri così grafici. Puoi però sicuramente chiedere perché. Indagare le motivazioni, in modo aperto, onesto e senza puntare il dito, è l'atteggiamento giusto per evitare che il tradimento venga reiterato. Sii aperto ad ascoltare anche cose che non vorresti sentire. Impegnati ad ascoltare davvero ciò che ti viene detto, e ricorda che se qualcosa si è rotto, la responsabilità non è solo del traditore. Comunica Scoprire un tradimento, può causare dei sintomi del tutto paragonabili al disturbo da stress post-traumatico. Pensieri intrusivi, flashback, ipervigilanza, sono solo alcuni di questi. È quindi ovvio che quando si vive un momento di dolore così grande, ci si tende a chiudere e a non voler comunicare. Purtroppo, questa è una soluzione temporanea: se si rifiuta il dialogo, la distanza tra di voi aumenterà e diventerà molto più difficile colmarla. Al contrario, se riesci a comunicare in modo sincero e non aggressivo, questa frattura si può riparare. Certo, è difficile mantenere il controllo. È molto più semplice scattare e urlare al partner i peggiori insulti che ci vengono in mente, soprattutto quando succede qualcosa che ci fa ripiombare nella paura di essere traditi di nuovo. "Hai fatto di nuovo tardi dal lavoro, chissà che stavi facendo!" "Ho visto che segui ancora quella persona, mi hai preso per un idiota!?" ...e così via. Ecco, questa è la strada più breve per la separazione. O per spingere di nuovo il partner nelle braccia dell'amante. Se non riesci a comunicare in modo appropriato, niente paura: puoi sempre rivolgerti a un professionista che possa aiutare la tua coppia. Trovi delle strategie pratiche nel mio libro "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo". Scarica le prime 60 pagine gratis. Se il tuo partner ti ha tradito, è importante essere aperti ad una comunicazione non aggressiva. Altrimenti, la ferita può solo farsi più grande. Se decidi di perdonare, fallo davvero "Io perdono, ma non dimentico!" è la frase più spaventosa che ci si possa sentir dire, quasi al pari di una madre d'altri tempi quando diceva con tono di finta calma: "Vieni, che non ti faccio niente!". E si toglieva la pantofola, pronta a colpire la testaccia dura del figlio. "Perdono, ma non dimentico" è l'equivalente di dire: "Per ora te la faccio buona, ma alla prima occasione, tirerò fuori il tuo tradimento per farti sentire in colpa". Dovrebbe essere superfluo dirlo: non va affatto bene. In una dinamica di coppia di questo tipo, l'errore di uno, diventa la forza dell'altro. È una dinamica aggressiva, prevaricatoria, che mette un partner in una posizione di potere rispetto all'altro. In altre parole, la relazione diventa abusante. Al contrario, si dovrebbe rendere l'errore di uno, la spinta a migliorarsi dell'altro, e la forza di uno, la forza dell'altro. Certo, fingere che la ferita non ci sia, non è ugualmente una buona idea. Allora, se non posso recriminare e non devo star zitto, cosa faccio? Semplice: impari a comunicare. Si possono esprimere le proprie emozioni - anche il dolore e la delusione - senza prevaricare l'altro. Ricorda che nessuno ti obbliga a stare con un partner dopo che ti ha tradito. Se decidi di farlo però, dovrai impegnarti anche tu nel migliorare la vostra relazione. So che non vuoi una relazione basata sulla paura, ma sul dialogo. Quindi, evita di utilizzare l'errore dell'altro come un'arma punitiva e non dire mai (più): "Perdono, ma non dimentico". Come comportarsi dopo un tradimento virtuale? Per "tradimento virtuale" generalmente si intende una relazione consumata esclusivamente online. Può includere scambio di messaggi, di confidenze, fino ad arrivare a foto o videochiamate erotiche all'insaputa del partner. Può essere, come per il tradimento "reale", un modo di evadere e trovare soddisfazione quando questa soddisfazione non si trova nella relazione ufficiale. I motivi del tradimento virtuale sono gli stessi di quello convenzionale, ma per molti sembra meno "vero" perché non ci si incontra. Eppure, possono nascere sentimenti molto forti (e sinceri) anche online. Parlando di cosa fare dopo un tradimento virtuale, possiamo dire che valgono gli stessi concetti di cui abbiamo già parlato. La differenza è che, forse, non c'è un allineamento su cosa significa per voi "tradimento". Per alcuni, anche solo guardare un video porno, è un tradimento. Per altri, il tradimento scatta nel momento in cui si nasconde una conversazione al partner. C'è chi dice che il tradimento è tale con un bacio, altri che non considerano tradimento nemmeno il sesso, se non c'è sentimento. È a questo punto importante capire che, per stare insieme, bisogna anche accettare che quello che per noi può essere anomalo, per il partner può costituire la normalità. Se c'è una discrepanza tra le nostre definizioni di tradimento, è necessario parlarne. E se le differenze sono incolmabili, si può sempre decidere di interrompere la relazione. Leggi l'articolo: "Superare la fine di una relazione" Come si comportano uomini e donne dopo un tradimento? Come si comporta una donna dopo un tradimento È impossibile tracciare delle "verità assolute" quando si tratta del comportamento umano. Tuttavia, possiamo cercare di capire, per sommi capi, come si comporta una donna dopo un tradimento. Iniziamo col ricordare una differenza di genere che emerge dagli studi sulla psicologia del tradimento: le donne tradiscono più frequentemente perché si sentono trascurate dal partner. Questo chiaramente genera un'ampia gamma di emozioni, spesso contraddittorie e confuse. Ad esempio, una donna dopo un tradimento potrebbe essere confusa dallo scoprire che non si sente in colpa, perché ritiene di aver tradito per un motivo legittimo. O al contrario, potrebbe sentire un senso di colpa così forte da essere schiacciata da questo malessere e trovare difficile la gestione delle attività quotidiane. Questa complessità emotiva può portare a cambiamenti evidenti nel suo comportamento. Può sorgere nervosismo in presenza del partner, maggiore attenzione al cellulare. A volte, può diventare più critica o distante, quasi a giocare d'anticipo per evitare di essere scoperta. Non solo: a volte, l'atteggiamento aggressivo potrebbe derivare dal considerare il partner come la persona che le ha sottratto cure e attenzioni. Dopo aver notato una differenza con l'amante (più attento del marito), quest'idea può rinforzarsi ulteriormente. Come si comporta un uomo dopo un tradimento Puoi approfondire quest'argomento anche nell'articolo: Come si comporta un uomo sposato innamorato di un’altra donna: segnali, motivazioni e cosa fare https://www.maurizioiengo.it/come-si-comporta-un-uomo-sposato-innamorato-di-unaltra-donna-segnali-motivazioni-e-cosa-fare/ Ricordando le precedenti premesse, proviamo a identificare come si comporta un uomo dopo un tradimento. Ricordiamo che generalmente l'uomo tradisce per desideri legati alla sfera sessuale. Che sia per desiderio di varietà sessuale o di maggior quantità di rapporti, è importante partire da questa considerazione. Spesso, l'uomo che si sente in colpa dopo un tradimento, può manifestarlo con un comportamento compensatorio in cui diventa più affettuoso o dedicato al partner. Maggiori attenzioni (anche materiali), la tendenza a non dire mai di no, sono alcuni dei comportamenti tipici dell'uomo che tradisce. Alcuni uomini, al contrario, si allontanano sia emotivamente che fisicamente dal partner. Può essere un modo per gestire il senso di colpa, o l'esito di aver rediretto la propria attenzione verso qualcun altro. In altri casi ancora, i traditori potrebbero tentare di mantenere una facciata di normalità, comportandosi come se nulla fosse cambiato, sperando che le cose possano tornare alla normalità senza dover affrontare le conseguenze del loro comportamento. Restano universali comportamenti come la maggior attenzione al cellulare e alle password di tutti i dispositivi elettronici che potrebbero "incriminarli". Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento Quando un tradimento viene a galla, è facile entrare in un circolo vizioso. La persona tradita, è spaventata dall'idea di soffrire per un nuovo tradimento. Questo fa innalzare il suo livello di guardia e la rende fondamentalmente intollerante. Il risultato è presto detto: invece di avvicinare il partner traditore, lo si allontana. È necessario attraversare delle fasi ben specifiche per interrompere questo circolo vizioso e riconquistare la fiducia. Prenota una Consulenza Gratuita Per capire come comportarti dopo un tradimento, sia che ti trovi ad affrontarla da solo o in coppia, puoi farti accompagnare da un terapeuta di coppia. Contattami gratuitamente e senza impegno cliccando qui. Domande Frequenti su Come comportarsi dopo un Tradimento Si può perdonare un tradimento? Sì, è possibile perdonare un tradimento se c'è la volontà di ricostruire la relazione. È necessario tempo, impegno e la forza di perdonare. I coniugi Gottman, esperti di terapia di coppia, dicono che dopo il tradimento la prima relazione finisce, ma la coppia può iniziarne una nuova insieme, basata su fiducia, rispetto e la voglia di scegliersi di nuovo. Non è un processo immediato né indolore, ma può valerne la pena. Come comportarsi dopo aver tradito? Dopo aver tradito è importante: 1) Prendersi la responsabilità del tradimento senza dare la colpa al partner; 2) Ascoltare il partner tradito ed essere onesti nelle risposte; 3) Mostrare rimorso sincero guardando negli occhi il proprio partner; 4) Impegnarsi a riconquistare la fiducia, accettando anche una parziale rinuncia alla privacy inizialmente; 5) Ricostruire la relazione dimostrando attenzioni e voglia di cambiare. Come trattare un uomo o una donna che ti ha tradito? Evita di trattare chi ti ha tradito come "un cane cattivo" da mettere in punizione. Questa dinamica, chiamata "dialettica del cane cattivo", può dare inizialmente l'idea di avere tutto sotto controllo, ma è pericolosa e difficilmente dura nel tempo. La domanda giusta non è "come trattare chi ti ha tradito", ma "come ricostruire una relazione più sana ed equilibrata dopo un tradimento". È necessario prendere tempo, respirare e non prendere decisioni affrettate. Quali domande fare dopo aver scoperto un tradimento? È importante fare le domande giuste ed evitare di conoscere i dettagli grafici che potrebbero creare immagini difficili da scacciare dalla mente. Puoi chiedere il perché, indagare le motivazioni in modo aperto, onesto e senza puntare il dito. Impegnati ad ascoltare davvero ciò che ti viene detto e ricorda che se qualcosa si è rotto, la responsabilità non è solo del traditore. Perché è importante comunicare dopo un tradimento? Scoprire un tradimento può causare sintomi paragonabili al disturbo da stress post-traumatico: pensieri intrusivi, flashback, ipervigilanza. Anche se è naturale chiudersi, rifiutare il dialogo aumenta la distanza e rende difficile colmare la frattura. Una comunicazione sincera e non aggressiva è essenziale per riparare la relazione. Urlare insulti o fare recriminazioni continue è la strada più breve per la separazione. Cosa significa "perdono ma non dimentico" dopo un tradimento? "Perdono ma non dimentico" è l'equivalente di dire: "per ora te la faccio buona, ma alla prima occasione tirerò fuori il tuo tradimento per farti sentire in colpa". Questa dinamica è aggressiva e prevaricatoria, mette un partner in posizione di potere rispetto all'altro e rende la relazione abusante. Se decidi di perdonare, devi farlo davvero. Nessuno ti obbliga a stare con un partner dopo che ti ha tradito, ma se lo fai, dovrai impegnarti anche tu nel migliorare la relazione. Quanti italiani hanno tradito almeno una volta? L'Italia è tra i paesi in Europa in cui si tradisce di più. Il 59% degli italiani ammette di aver tradito almeno una volta. Il tradimento è quindi estremamente comune e non deve necessariamente significare la fine di una relazione. Cos'è un tradimento virtuale? Per tradimento virtuale si intende una relazione consumata esclusivamente online. Può includere scambio di messaggi, confidenze, foto o videochiamate erotiche all'insaputa del partner. I motivi del tradimento virtuale sono gli stessi di quello convenzionale, e possono nascere sentimenti molto forti anche online. Valgono gli stessi principi per affrontarlo, ma è importante che la coppia sia allineata su cosa significa per entrambi "tradimento". Come si comporta una donna dopo un tradimento? Le donne tradiscono più frequentemente perché si sentono trascurate dal partner. Una donna dopo un tradimento può vivere emozioni contraddittorie: potrebbe non sentirsi in colpa perché ritiene di aver tradito per un motivo legittimo, o al contrario sentire un senso di colpa schiacciante. Può manifestare nervosismo in presenza del partner, maggiore attenzione al cellulare, diventare più critica o distante. A volte può assumere un atteggiamento aggressivo, considerando il partner come chi le ha sottratto cure e attenzioni. Come si comporta un uomo dopo un tradimento? L'uomo tradisce generalmente per desideri legati alla sfera sessuale (varietà o maggior quantità di rapporti). Spesso manifesta il senso di colpa con un comportamento compensatorio: diventa più affettuoso o dedicato, fa maggiori attenzioni anche materiali, tende a non dire mai di no. Altri uomini si allontanano emotivamente e fisicamente dal partner per gestire il senso di colpa. Alcuni tentano di mantenere una facciata di normalità comportandosi come se nulla fosse cambiato. Resta comune la maggior attenzione al cellulare e alle password dei dispositivi. Come ricostruire la fiducia dopo un tradimento? Quando un tradimento viene a galla, è facile entrare in un circolo vizioso: la persona tradita è spaventata dall'idea di soffrire per un nuovo tradimento, alza il livello di guardia e diventa intollerante. Questo invece di avvicinare il partner traditore, lo allontana. È necessario attraversare fasi specifiche per interrompere questo circolo vizioso e riconquistare la fiducia: impegno costante, mantenere le promesse, essere affidabili, accettare temporaneamente una parziale rinuncia alla privacy, e costruire nuovi ricordi positivi insieme. ### Il senso di colpa nella coppia Cosa causa il senso di colpaManipolazione e senso di colpaGli effetti sgradevoli del sentirsi in colpaIl senso di colpa del partnerCome reagire al senso di colpa nella coppiaLa trappola del senso di colpaPsicologo per il senso di colpa Il senso di colpa è un sentimento comune, che prima o poi tutti provano. Può riguardare delle specifiche azioni, oppure dei pensieri che restano solo tali. Il modo in cui lo si affronta può portare a conseguenze non sempre piacevoli. Soprattutto quando ci sono altre persone coinvolte, come nelle relazioni di coppia. Il senso di colpa può nascere da meccanismi complessi che, in alcuni casi, possono trasformarsi in veri e propri disturbi ossessivi. Pensieri costanti, impossibili da scacciare, che spesso portano a decisioni avventate, di cui ci si pente. Le più comuni? Decidere di lasciare il partner o iniziare una relazione extraconiugale. Cosa causa il senso di colpa Se intendiamo il senso di colpa come il disagio che c'è nell'infrangere una regola morale, dobbiamo sottintendere che per sentirci in colpa, stiamo infrangendo una qualche nostra regola. In altre parole: La sensazione di non rispondere al proprio codice morale, genera il senso di colpa. La morale è, in qualche modo, una cugina stretta dei valori. Talvolta però, la vita ci pone davanti a situazioni in cui ci troviamo a non rispettare i nostri valori o la nostra morale. Ad esempio, credere nel valore della famiglia e aderire a questa idea, e poi avvertire un senso di colpa perché si pensa di non amare più come prima il partner. Invaghirsi di un'altra persona e sentirsi in colpa perché si sente di star tradendo il partner. Sentirsi in colpa per un tradimento, anche non consumato o vissuto solo nella propria fantasia. Prendersi i propri spazi all'interno di una relazione o della famiglia, sentendo così di star venendo meno al proprio ruolo di partner o genitore. In relazioni molto rodate, il senso di colpa può infatti subentrare anche quando si spezza la routine, quando si perseguono interessi che in qualche modo rompono lo schema dell'abitudinarietà. Ci sono casi, di cui ho parlato, nei quali uno dei due magari è affetto da limerenza e mostri sintomi di ultra-attaccamento, causando sensi di colpa nell'altro, che pensa di non fare abbastanza o di non essere abbastanza "attaccato". D'altro canto, il senso di colpa piò nascere per motivi che non hanno alcuna attinenza con la realtà, ma che provocano effetti misurabili (e tragici) nella vita quotidiana. Pensieri irrazionali, immotivati, paure non meglio specificate che portano a sentirsi in colpa in via "quasi preventiva". Ad esempio: pensare di essere un peso o essere di troppo. Di non fare abbastanza nella coppia e di non mostrare adeguatamente affetto e attaccamento. Oppure essere travolti da un senso di inadeguatezza rispetto agli obiettivi della vita. Interpretare in modo negativo l'atteggiamento del partner e assumersene la responsabilità, anche se nella pratica non abbiamo fatto nulla. Manipolazione e senso di colpa Il senso di colpa può nascere spontaneamente, ma può anche essere indotto. È una delle armi di manipolazione più efficaci, perché fanno agire la persona manipolata in modo che l'agito sembri di sua spontanea volontà. Si può far sentire in colpa una persona perché non mostra lo stesso livello di affetto o di attenzioni. O si può continuare a farla sentire in colpa dopo un tradimento che era stato superato, utilizzandolo come una leva per ottenere tutto ciò che si vuole. O accusarla di non fare abbastanza per la relazione, spingendo il partner a diventare la persona che non è. Attenzione quindi a riconoscere questo fenomeno. Gli effetti sgradevoli del sentirsi in colpa La cosa subito evidente, è che il senso di colpa genera ansia... e l'ansia è un moltiplicatore di stati d'animo negativi. Ansia e rimorso, insieme, creano una seria di effetti: smettere di dormire bene, sentire un senso di angoscia, provare una sensazione di costante allarme, tristezza e sbalzi d'umore. Lo stress che ne deriva, comporta un generale nervosismo che spesso si traduce nell'avere sintomi fisici: irrigidimento muscolare, fame d'aria (la sensazione che, respirando, l'aria non sia mai abbastanza), strette allo stomaco e così via. Da un punto di vista psicologico, si può iniziare a sentirsi sopraffatti e trovarsi a rimuginare in continuazione. Il senso di colpa porta a esagerare gli effetti delle proprie azioni. L'autostima cala e così anche la capacità di concentrarsi su sé stessi in favore della soddisfazione dei bisogni altrui. Una sorta di "compensazione" per la propria percepita manchevolezza. Il senso di colpa del partner Riconoscere il senso di colpa nel partner non è semplice, perché chi ne soffre cerca di evitare il confronto. Spesso si nasconde, si chiude in se stesso o usa il sarcasmo come sistema di autodifesa. A volte, la strategia prescelta è un atteggiamento passivo-aggressivo, per cui gira intorno al problema senza mai affrontarlo. Preferisce, in altre parole, ignorare il problema e rispondere con il silenzio alle domande. Come reagire al senso di colpa nella coppia Il senso di colpa nella coppia può portare a effetti distruttivi. Il senso di colpa, come detto, può nascere dal fatto che si possiede un sistema di valori molto rigido. Questo causa tutta una serie di effetti: ritenere di non poter sbagliare attribuirsi la responsabilità di ogni evento negativo all'interno della relazione avere aspettative altissime e spesso impossibili da rispettare verso sé stessi essere poco indulgenti nei propri confronti. È chiaro che l'esito di tutto questo, non può che essere una costante sensazione negativa, di squalifica e umiliazione perché "non si è mai abbastanza". La trappola del senso di colpa Come succede spesso, quando viviamo emozioni disfunzionali, queste ci si ritorcono contro. Un esempio classico che mi trovo ad affrontare nella mia pratica clinica, è quello di un partner che si invaghisce di una terza persona. Un evento comune che non costituirebbe un problema se si vivesse in modo sano. Ad esempio, accettando il fatto che è impossibile controllare le emozioni, e continuando a vivere la propria relazione con serenità e scegliendo di mettere da parte "l'altro". Chi ha una morale molto rigida, al contrario, potrebbe sentire di star tradendo il partner. Oppure che quest'invaghirsi sia un sintomo di non amare abbastanza l'attuale compagno o compagna. Questo genera ansia, malessere, ossessioni che, invece di proteggere il partner, lo condanna. Perché è proprio il senso di colpa nei suoi confronti che ci spinge ad allontanarlo. Di fatto, essendo "ipermorali", a volte si creano più danni che essendo "amorali"! Psicologo per il senso di colpa Quando si vive un forte senso di colpa, magari a causa di una delle situazioni descritte in quest'articolo, sarebbe opportuno intervenire al più presto. Uno psicologo può aiutarti. Se vuoi parlarne senza impegno, contattami cliccando qui. ### Sentirsi soffocare nella coppia, come fare? Può capitare che in alcune situazioni o fasi della vita, ci si possa sentire soffocare in coppia. Queste vicende non sono sempre lineari e non sfociano necessariamente in una rottura, che magari viene vissuta come una liberazione. Sono situazioni che conosco perché spesso legate a fenomeni di gelosia oppure ultra-attaccamento (limerenza). Saper riconoscere che esiste un problema, e volerlo affrontare insieme, è il primo passo verso una soluzione concreta. In questo caso, verso lo smettere di sentirsi soffocare. I sintomi di una relazione soffocanteTrovi scuse per allontanartiIl tuo spazio personale è ristrettoNon hai più una sfera privataIl tempo trascorso insieme è ripetitivoGelosia e manipolazione sono all'ordine del giornoLa tua vita è diventata la sua vitaCome smettere di sentirsi soffocare in coppia? I sintomi di una relazione soffocante Una relazione inizia a essere soffocante quando la sensazione di "non poter respirare" diventa prevalente. In altre parole: il non avere un momento da soli in cui si possa stare tranquilli, senza ansia, senza tossicità. Questo senso di soffocamento pervade tutto: il pensiero del partner è onnipresente, senti che ti prosciuga, lasciandoti senza forze mentali e fisiche. Hai la sensazione che tutto si riduca alla relazione e a come essa viene vissuta dal partner, per cui il tuo agire è sprecato in tentativi di metterci delle pezze, risolvere problemi insignificanti, pensare sempre a cosa vuole l'altro, dover rispondere a bisogni pressanti, che ti sembrano esagerati. Ci sono alcune cose da considerare in questo senso: il tuo partner o la partner è in difficoltà momentanea, stanno passando un brutto periodo e la loro reazione principale è cercare un appoggio. l'elemento pressante per te non ha molto significato e quindi vedi i loro problemi e le loro richieste come esagerate e ingigantite. Cioè potrebbe significare che sei già oltre la dinamica della relazione e non rispetti più le richieste di soccorso, per cui la misura è colma. Una relazione è soffocante quando tutto è ingrandito, per cui si finisce per non concedere respiro e spazio all'altro partner. A volte in modo inconsapevole, altre volte in modo manipolatorio. >> VAI AL TEST GRATUITO SULLA LIMERENZA Trovi scuse per allontanarti Senza volerlo inizi a mettere dei confini al tuo spazio personale, nel senso che ti senti invaso dalla sua presenza costante e quindi cerchi occasioni per stare lontano. Il senso di sollievo che provi è simile al momento in cui apprezzi il silenzio, dopo che un rumore martellante ti ha infastidito per parecchie ore. Il tuo spazio personale è ristretto Improvvisamente ti accorgi che hai veramente difficoltà a ritagliarti dei tempi da sola o senza di lui / lei. Lo spazio personale che cerchi di recuperare allontanandoti è limitato. Se organizzi qualcosa senza il partner, questi trova il modo di rovinarlo infilandosi a forza, senza che la sua presenza sia richiesta. Non hai più una sfera privata Tutto quanto si riduce alla coppia, e ciò che viene escluso dalla coppia assume i contorni di un attacco alla coppia stessa. Così viene vissuto dal partner che soffoca e che ripaga con l'ultra-attaccamento, il tuo sano desiderio di avere momenti (ma anche pensieri) riservati. Ritagliarsi uno spazio privato all'interno della coppia è indispensabile: trovarsi degli hobby creativi o a contatto con la natura, è un buon modo per costruirsi un'identità anche al di fuori della relazione. Il tempo trascorso insieme è ripetitivo Quando trascorri del tempo insieme a un partner o una partner che non ti dà spazio, senti di provare fastidio, di sopportare a malapena la situazione. Anche perché il tempo trascorso insieme non passa mai: è sempre la solita storia in cui si finisce a parlare dei suoi problemi e delle sue vicissitudini. Gelosia e manipolazione sono all'ordine del giorno Anche la gelosia è un tratto caratterizzante di questa situazione. Giustificata o meno, spesso porta alla manipolazione, a farti sentire in colpa soltanto per la necessità di godere di uno spazio personale. Il tuo partner si sente insicuro e quindi agisce in modo preventivo per bloccare la sua "ansia da separazione momentanea", cercando di essere sempre presente, e di farti sentire in colpa quando glielo fai notare o mostri insofferenza. A questo punto si innesca una spirale autodistruttiva, e nel caso del partner soffocante, che non lascia spazio, l'avveramento dei suoi timori: a furia di occupare i tuoi spazi e pensare che non lo / la ami abbastanza, porterà la storia all'inevitabile conclusione della rottura. La tua vita è diventata la sua vita Una conseguenza spiacevole è sentirsi controllati, col fiato sul collo, come se ogni mossa fosse al vaglio dell'altro. Può diventare un problema anche solo esprimersi sui social media, mettere like, commentare, esprimere un giudizio. Inoltre tutta la vita si concentra su di te, sia come fattore idealizzante, come nel caso della limerenza, sia come bersaglio di un comportamento ossessivo o comunque manipolatore. Con il rischio di diventare lo sbocco per frustrazioni e momenti di rabbia. Come smettere di sentirsi soffocare in coppia? Anzitutto occorre stabilire la natura di questo senso di soffocamento, se cioè il partner che toglie spazio abbia problemi risolvibili. In caso contrario diventa difficile andare oltre anche solo la sensazione di sentirsi soffocare e senza aria all'interno di un rapporto. In genere si consiglia di: stabilire meglio i confini del proprio spazio personale; incoraggiare l'altro partner a prendersi i suoi spazi e fare attività da solo, con altre persone, allentando la presa; discutere apertamente del problema di sentirsi un po' soffocare, ma senza dare "ultimatum"; andare in terapia di coppia. Capita allora che lo sfogo diventi il lavoro, il dedicarsi ai figli, il cercare di seguire un hobby che tenga lontani dall'altro. Ovviamente questo non fa altro che peggiorare la situazione, e si giunge facilmente al momento di rottura completa. Ma ci sono casi in cui si sta troppo addosso perché - senza saperlo - si soffre di limerenza. Quanto può essere recuperata una relazione del genere? Che tipo di supporto può avere chi soffre di limerenza? Si può uscire da una sensazione di soffocamento salvando la relazione? Sono Maurizio Iengo, psicologo, e mi occupo dei problemi della coppia e di casi come questi. Scrivimi per un primo contatto. Posso aiutarti a risolvere questo problema. >> CONTATTAMI ADESSO ### Quando l'amante dice basta In questo articolo scoprirai: Perché l'amante decide di interrompere una relazione extraconiugale I segnali che indicano che l'amante sta per dire basta Come affrontare la situazione se sei stato abbandonato dall'amante Le dinamiche psicologiche che si verificano quando finisce una relazione clandestina Cosa accade quando è l'amante a dire "basta"? Questa situazione, seppur dolorosa, è molto più comune di quanto si pensi. Le relazioni extraconiugali seguono spesso un percorso prevedibile, e l'abbandono da parte dell'amante rappresenta un passaggio frequente e significativo in questo cammino.Come psicologo che si occupa di relazioni extraconiugali, ho osservato che il momento in cui l'amante decide di porre fine alla relazione è spesso preceduto da segnali specifici e motivato da ragioni che meritano un'analisi approfondita. Comprendere queste dinamiche può aiutare a elaborare la situazione, sia che tu sia la persona abbandonata, sia che tu stia valutando di interrompere una relazione clandestina. Una relazione extraconiugale, come già spiegato abbondantemente nell'articolo Come superare la rottura con l'amante, tende ad avere un andamento piuttosto prevedibile: di solito, dopo un po' si ritorna nell'alveo coniugale. Non senza problemi: se l'amante diventa importante, mettere fine alla relazione sarà più complicato e doloroso. Ma spostiamo per una volta il punto di vista, che in qualche modo ci riporta al tema del superamento. Cosa succede quando è l'amante a dire basta? Iniziamo con il dire che le situazioni in cui ci si ritrova ad essere abbandonati dall'amante, possono essere svariate. Potremmo ritrovarci in una situazione in cui l'amante non ha altri vincoli, per cui ha una sola relazione - quella con la persona sposata (o impegnata). Oppure una situazione in cui la coppia clandestina è formata da due "traditori", ed entrambi vivono vite parallele. Nel mio lavoro, vedo spesso nascere grossi attriti quando uno dei due desidera: un maggior impegno e una decisione risolutiva, che il partner non è pronto a prendere. uno dei due vuole mollare e tornare in seno alla propria famiglia. la gelosia diventa così forte da rendere impossibile il temporeggiare. i figli sono un ostacolo troppo grande per lasciare la famiglia. Spesso la dinamica del rientro nella relazione ufficiale è preceduta da quella che potremmo chiamare "la ribellione dell'amante". Ma non è semplice uscirne, perché la relazione extraconiugale è diventata così coinvolgente e importante da averci stravolto la vita. Aumentano le bugie; Aumentano le pressioni dell'amante; Diventa difficile coniugare gli impegni; Il rapporto con gli altri membri della famiglia ne risente. La disillusione che segue al lungo momento di infatuazione iniziale, che può durare mesi, è dovuta alla dura prova che la realtà costringe ad affrontare. In questa fase gli amanti iniziano a valutare vantaggi e svantaggi della relazione, ma con due prospettive diverse. Il partner che non intende andare oltre, e prima o poi tornerà all'alveo familiare, per i motivi noti, sa più o meno cosa aspettarsi. L'amante che aspetta delle decisioni forti dall'altra parte, decide di non voler aspettare più, perché soffre e - di conseguenza - abbandona. Se hai bisogno di un sostegno, di fare chiarezza o affrontare la fine di una relazione, contattami senza impegno per una telefonata conoscitiva. Perché l'amante abbandona: 5 segnali che precedono la rottura I 5 segnali che l'amante sta per dire basta Riconoscere i segnali che precedono la decisione dell'amante di interrompere la relazione può aiutarti a prepararti emotivamente o, in alcuni casi, a intervenire se desideri salvare il rapporto. Diminuzione della frequenza dei contatti: Quando l'amante inizia a rispondere più lentamente ai messaggi, a non cercarti con la stessa frequenza, o a trovare scuse per non vederti, potrebbe essere un segnale che sta prendendo le distanze emotivamente. Conversazioni più superficiali: Il passaggio da conversazioni profonde e intime a scambi più banali e distaccati indica spesso un disimpegno emotivo, preludio all'abbandono. Improvvisa attenzione alla propria famiglia: Se l'amante inizia a parlare più frequentemente dei propri familiari o a esprimere sensi di colpa, potrebbe indicare che sta rivalutando le proprie priorità. Riluttanza a fare progetti: Il rifiuto di pianificare incontri futuri o la tendenza a mantenerli vaghi è spesso un segnale che l'amante sta considerando di interrompere la relazione. Aumento delle discussioni: Conflitti più frequenti su questioni precedentemente tollerate possono essere un modo inconscio per creare distanza emotiva e giustificare la separazione. Riconoscere questi segnali non significa necessariamente che la rottura sia inevitabile, ma offre l'opportunità di affrontare apertamente la situazione, esprimendo le proprie percezioni e bisogni. ...ma perché l'amante abbandona? Il primo motivo è semplice: l'altro o l'altra non lascia il coniuge. Esempio: il marito che non lascia la moglie, o la moglie che non lascia il marito. Le ragioni sono di carattere sociale e personale. Il matrimonio definisce uno status sociale, oltre che civile. Essere sposati e avere una famiglia propria comunica stabilità, appartenenza al canone sociale, adempimento a dei doveri che vengono percepiti come importanti in molte culture. Inoltre, la famiglia non viene senza prezzo. Costruirla è difficile, mandare avanti un matrimonio richiede sacrifici, allevare figli e crescerli, impegnarsi in progetti in comune che li riguardano. Tutto questo ha comunque un peso nelle considerazioni che si possono fare in ordine a lasciare o meno l'alveo familiare. Perché non si decide Facciamo il caso che ad avere l'amante sia un marito che non lascia la moglie. Dopo un po', come abbiamo già detto, egli può tornare nel più ordinario e sicuro alveo familiare. I motivi sono sempre gli stessi. In generale, chiunque, trovatosi alla strette, tende a fare scelte prudenti e conservative. Non si sente pronto: lasciare una moglie (o un marito) non è così facile. Innanzitutto, una forte pressione sociale e la paura di star sbagliando: "...e se comunque non fosse quella giusta?". Poi, il desiderio di tenere in piedi degli equilibri familiari, particolarmente importanti se ci sono dei figli. Infine, le non indifferenti conseguenze economiche, soprattutto quando il motivo è una storia clandestina. Prende tempo: la tattica di prendere tempo può essere attribuita sia al fatto di non avere coraggio di rompere, sia sperare che qualcosa cambi. Ma in generale, la paura di essere scoperti tende ad accelerare le decisioni drastiche. Non vuole restare solo: a un certo punto la storia evolve fino ad arrivare a un bivio. Mettere fine al matrimonio, assumendosi la responsabilità di aver rotto l'armonia familiare e stare con l'amante? Oppure chiudere con l'amante? La verità è che si apre una terza prospettiva. Quella nella quale ha paura di non avere più il controllo della propria relazione extraconiugale e rimanga da solo. Per questo, sceglie la via più sicura: torna nella coppia originale. I tradimenti, spesso si nascondono dietro l'immagine di una famiglia felice. L'amante soffre e si sente comunque un ripiego Durante la prima fase della storia clandestina, l'amante si sente protagonista, importante, e vive la relazione come un gioco. I momenti vissuti insieme al traditore sono brevi, ma eccitanti, selvaggi, danno una connotazione avventurosa alla storia: avventura che molto spesso è quello che mancava nella vita di chi tradisce. È come tornare bambini. Una bellissima giostra di emozioni e situazioni che fanno sentire vivi. Una bolla in cui esistete solo voi due. Dopo un po' però la storia tende a normalizzarsi, per cui anche vedersi e "fare cose insieme" tende ad assumere i connotati della routine. Il più impegnato tra i due, si trova a gestire adesso due routine contrastanti, per cui è costretto a scendere a compromessi. Compromessi che possono essere vissuti al ribasso, come una svalutazione del tempo trascorso insieme, soprattutto dall'amante, che inizia a sentirsi un ripiego, una valvola di sfogo, un passatempo. Da qui la decisione di voler forzare la mano o, in caso contrario, di abbandonare. Quando l'amante è garante della coppia In diverse occasioni, ho visto gli amanti essere veri e propri "garanti della coppia". Il coniuge traditore ha trovato nell'amante una valvola di sfogo dalle difficoltà della relazione che altrimenti sarebbe già stata interrotta. Magari il traditore resta per i figli, o per la serenità e la stabilità che la famiglia riesce a dargli. I problemi, quindi, paradossalmente sorgono quando l'amante decide di interrompere la relazione. Da una situazione di precario equilibrio, il mondo del traditore va a collassare definitivamente: c'è una grande sofferenza data dalla distanza emotiva con il partner ufficiale e dall'elaborazione del lutto dell'ex amante. Il/la compagno/a attuale non può essere di conforto, e la sensazione di solitudine viene amplificata. Da un lato, c'è un atto di maturità: il coniuge traditore non ha mai deciso di abbandonare la famiglia d'origine, perché in fondo ha compreso di voler rispettare l'impegno coniugale. E che l'amante era, appunto, da relegare a una valvola di sfogo. Ci vuole molta forza per decidere coscientemente di elaborare il lutto della perdita di un amante. Perché l'unica cosa che vorremmo è vivere di nuovo quelle sensazioni, quel brivido che avevamo. Magari facevamo progetti che non si sono realizzati e, soprattutto, pensiamo. Pensiamo in continuazione, con un vero e proprio rimuginìo ossessivo, che forse sarebbe stato meglio se avessimo lasciato la famiglia per scappare con l'amante. Pensiamo che forse ci avrebbe dato quello che cerchiamo una volta per tutte. Una strada per la felicità. Eppure, quando pensiamo in questo modo, ignoriamo due cose fondamentali: L'amante è una persona con cui abbiamo speso un tempo limitato, con cui abbiamo vissuto solo la "fiamma" potente dell'innamoramento. Venendo a mancare l'impegno e i problemi tipici che fisiologicamente logorano le relazioni, abbiamo una visione idealizzata dell'amante. Talvolta, si creano veri e propri fenomeni di limerenza, in cui l'amante sembra perfetto. Il motivo è chiaro: abbiamo visto solo il suo lato migliore, e ci siamo costruiti delle fantasie, dei possibili futuri, che sono unicamente nella nostra testa. Di fatto, non sappiamo se si sarebbero mai avverati così come avremmo voluto. È proprio l'incognita a rendere tutto così travagliato. Dando all'amante il compito di renderci felici, stiamo facendo null'altro che deresponsabilizzarci. Come a dire: "La mia felicità non è compito mio, ma di qualcuno che deve rendermi felice". Un po' assurdo, no? Eppure lo facciamo spesso: dimentichiamo di prenderci la responsabilità dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Cercare la felicità in una relazione è molto pericoloso, se prima non l'abbiamo trovata in noi. Calarsi nel punto di vista dell'amante Subire l'addio dell'amante non è semplice, ma per i motivi sopra esposti, accade frequentemente. Spesso si tratta solo di capire chi anticipa le mosse. Mettiamoci ora nei panni dell'amante che lascia - o che, magari, tentenna. Per l'amante, la situazione è generalmente più semplice che per il traditore. E il traditore (o la traditrice, ma usiamo un solo termine per convenienza semantica) può far notare che l'asimmetria presente tra i due, non è così scontata come sembra. Prima di arrivare a uno scontro nel quale entrambi ribadiscono che non "è facile nemmeno per me", classica frase interlocutoria dalla quale ci si aspetta troppo, alla fine si molla. Se ti trovi nella condizione di essere l'amante, è normale allora farsi delle domande come: è questa la relazione che voglio davvero? È la persona giusta con la quale andare avanti? Faccio bene a chiedergli di prendere delle decisioni drastiche? Ne ho la certezza? Mi sta usando come passatempo? Sta per stancarsi di me? In cuor tuo sai bene che la famiglia per lui è importante, qualsiasi cosa dica (soprattutto nel periodo iniziale della giostra delle emozioni). E che non c'è un principio di esclusività. Magari fa ancora sesso con la moglie, ci soffri, lo sai e lo accetti sperando che in futuro non sia così. Ma più il tempo passa e più questi dubbi possono crescere. La mancanza di simmetria nella relazione non può continuare all'infinito. Prima o poi anche tu hai bisogno di un rapporto nel quale c'è più equilibrio tra quello che dai e quello che ricevi. Non puoi mentire a te stesso / a per troppo tempo. Perché il tempo è una risorsa preziosa che vola via. C'è poi una nota da aggiungere, prima di chiudere: se dovesse mai lasciare la persona con cui sta (moglie o marito) la vita di coppia che inizia con te tenderà, in parte, a ricalcare quella che lui aveva con la persona precedente. In conclusione Nelle relazioni extraconiugali prima o poi si arriva a un nodo da sciogliere. Nella mia casistica personale assisto a ritorni nel nucleo familiare, più che a rotture per via di un amante. Superare la rottura non è semplice, da qualsiasi parte lo si guardi. Se sei in una situazione simile e fai fatica a uscirne, puoi parlarne con uno psicologo. Domande Frequenti: quando l'amante dice basta Perché un amante abbandona all'improvviso senza spiegazioni? L'abbandono improvviso spesso avviene quando l'amante ha accumulato frustrazione per lungo tempo senza esprimerla completamente. Potrebbe aver raggiunto un punto di saturazione emotiva, aver incontrato qualcun altro, o aver preso coscienza che la relazione non evolverà mai come desiderato. La mancanza di spiegazioni è spesso legata alla difficoltà di comunicare in una relazione già complicata dalla clandestinità e dal timore che una conversazione di chiusura prolunghi il dolore o generi false speranze. Quanto tempo ci vuole perché un amante torni sui suoi passi dopo aver detto basta? Non esiste un tempo definito e non è scontato che accada. Nella mia esperienza, se l'amante torna (il che è comunque raro), solitamente accade entro 2-3 mesi, quando l'intensità emotiva della decisione si è attenuata. Tuttavia, è importante valutare se questo "ritorno" non sia semplicemente il prolungamento di un ciclo disfunzionale che potrebbe ripetersi. La questione fondamentale da porsi non è quando tornerà, ma se la relazione possa realmente evolvere in modo soddisfacente per entrambi. Come comportarsi quando l'amante decide di chiudere? Il primo passo è rispettare e accettare la decisione, evitando comportamenti insistenti che potrebbero solo peggiorare la situazione e compromettere la propria immagine ai suoi occhi. È fondamentale prendere distanza fisica ed emotiva, limitando i contatti per facilitare il processo di distacco. Concentrare l'attenzione sulla propria vita e, se necessario, sulla relazione ufficiale può aiutare a rielaborare l'esperienza. Molte persone trovano beneficio nel rivolgersi ad uno psicologo per elaborare la perdita in uno spazio sicuro e non giudicante. È normale avere pensieri ossessivi dopo un tradimento? Sì, è assolutamente normale avere pensieri ricorrenti e dolorosi dopo aver subito un tradimento. Nella fase che segue alla scoperta, questi pensieri sono una risposta organica ad un'esperienza traumatica e rientrano nel quadro del disturbo d'adattamento o, nei casi più gravi e prolungati, del disturbo Post-Traumatico da Stress. Diventano problematici solo quando si trasformano in credenze disfunzionali e invadenti che ostacolano il processo di guarigione. È possibile superare la fine di una relazione? Sì, è assolutamente possibile superare la fine di una relazione. A volte, aiuta un percorso di sostegno psicologico. Il processo richiede impegno e passa attraverso fasi fondamentali: l'accettazione del dolore, l'applicazione di quelle che chiamo "strategie di sopravvivenza", la ricostruzione della propria identità e lo sviluppo di una visione più sana dell'amore. Altri articoli sul tradimento ### Limerenza: definizione, cause, sintomi e cura La limerenza è una forma di ultra-attaccamento verso una persona che, spesso, porta a far allontanare un partner invece che avvicinarlo come si desidererebbe. >> VAI AL TEST GRATUITO SULLA LIMERENZA Un termine particolare che definisce situazioni che potrebbero esserti capitate o ti stanno capitando, senza distinzione di genere. ATTENZIONE! Purtroppo, anche noi psicologi, tendiamo a "patologizzare" tante manifestazioni dell'animo umano. La "limerenza" così come tanti altri termini coniati di recente, non è considerata una patologia, e non dev'essere vista come tale. Tuttavia, quest'articolo vuole semplicemente raccontare un'esperienza comune che a volte viene vissuta come qualcosa che confonde, che turba. E che può darti qualche spunto per sentirti accolto. Un caso di limerenza, la storia di SimoneCosa è la limerenza esattamente?I "sintomi" della limerenzaPensieri intrusivi sulla vita personale del / della partnerTerrore di un amore / affetto non ricambiatoIdealizzazione della persona amataEccesso di altruismo, disponibilità e condiscendenzaContinui sbalzi d'umore e sofferenzaCosa prova il partner di chi subisce la limerenza"Curare" la limerenzaUna soluzione che aiuta a superare la limerenzaFai il test: quella che provi è limerenza? La sensazione è duplice e viene avvertita dai partner in modo opposto: c'è chi capisce di dipendere troppo da un'altra persona e non riesce a far a meno di rimanerci attaccata. E chi, ovviamente, sente di essere l'oggetto di un attaccamento pesante, che va ben oltre la normale dimostrazione d'affetto e si ripercuote nell'equilibrio della vita di coppia. Se tu o la tua coppia avete bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Un caso di limerenza, la storia di Simone Iniziamo dalla storia di un mio paziente. Sono certo che troverai alcuni elementi molto familiari. Un giorno, Simone mi ha detto: “Sai, Maurizio, io sono sicuro di amare la mia compagna… ma la verità è che l’amore che provo mi fa anche provare sentimenti dolorosi: ogni volta che devo stare lontano da lei, provo un vero e proprio terrore. Sento che non riesco a stare senza di lei; sento che, quando lei non è con me, io sono come spezzato a metà… e ho paura che possa lasciarmi da un momento all’altro”.  Il mio paziente, quel giorno, voleva sapere se ciò che stesse provando fosse normale. Voleva sapere se esistesse un nome per definire i sentimenti negativi che viveva quando era costretto a stare lontano dalla sua compagna.  Questo è un bisogno normale: come ormai sappiamo bene, comprendere quello che stiamo provando è il primo passo per riuscire a superarlo. Come faccio spesso durante le mie sedute, anche quel giorno cercai di andare più a fondo nella questione prima di farmi un’idea più approfondita su ciò che il mio paziente stesse vivendo.  Cercando di capire se, per esempio, ciò che il mio paziente provava avesse a che fare con la sfiducia o con la paura di perderla. Ecco, nel suo caso era più la paura di perdere la compagna, che si traduceva in una forma (negativa) di super-attaccamento: la limerenza, appunto. Stress e ansia sono un sintomo comune dell'ossessione d'amore. Cosa è la limerenza esattamente? La limeranza è una forma di ultrattaccamento: quando si è attratti da una persona in modo malsano. Questa forma di attaccamento causa, in colui o colei che la prova, sentimenti di incertezza, paura dell’abbandono, emozioni negative legate alla necessità di rimanere sempre collegati al partner, anche quando il partner è, a conti fatti, assente. La limerenza ha dunque a che fare con una idealizzazione del partner: il nostro organismo, dato che quando è vicino al partner riceve delle vere e proprie scariche di dopamina, e cioè di sentimenti di gratificazione, a lungo andare non desidera altro che quella stessa vicinanza. Forse può interessarti l'articolo La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne La limerenza è uno stato mentale di profonda infatuazione romantica e forte ossessione. “Limerenza” non è qualcosa che troverai nei manuali diagnostici che si usano in psicologia. Piuttosto, si tratta di un termine coniato dalla psicologa Dorothy Tennov negli anni '70 e si riferisce alle sensazioni d’eccitazione tipiche delle prime fasi di una relazione. Infatti, è importante specificare che non è una "patologia". Durante queste prime fasi, spesso vogliamo solo di più dal partner: più attenzioni, più tempo insieme e così via. Vorremmo che il tempo trascorso insieme fosse moltiplicato, e quello trascorso distanti azzerato. Colui / colei che sperimenta la limerenza tende ad idealizzare il suo partner, cioè l'oggetto del suo amore, e a caricarlo di un'importanza straordinaria.  Quando la limerenza non riguarda solo la prima fase di una relazione, ma la relazione in toto, questa forma di idealizzazione può causare più di un problema. Anzitutto l’oggetto della limerenza è sopravvalutato, cioè il partner viene idealizzato. Sono sopravvalutati i suoi pensieri e le sue opinioni, e dunque è sopravvalutato il desiderio di stare in sua compagnia.  Ho già scritto su questo sito e sul mio libro proprio dedicato alla limerenza di problemi simili. Anche nel caso della limerenza siamo di fronte a una reazione fisiologica.  L’oggetto della limerenza causa, come dicevamo, un maggior rilascio di dopamina, e dunque una sensazione di gratificazione.  Questa gratificazione porta al desiderio di stare sempre in compagnia del partner: solo in sua compagnia, infatti, sente di stare bene, di non avere paure, di avere certezze. Tutti questi pensieri, si fondano in definitiva su una vera e propria ossessione nei confronti della persona amata, la quale è a sua volta fondata sulla gratificazione data dalle scariche di dopamina. Ciò ha portato molti psicologi ad affermare che limerenza e amore siano due cose completamente diverse: se l’amore è un sincero interesse per il benessere dell’altro, la limerenza è oggettificare l’altro al fine di sentirsi appagati personalmente.  La limerenza è, dunque, una forma di dipendenza emotiva dall’altro: dipendenza che può essere espressa o manifestarsi in modi molto diversi tra loro.  Dipendenza che viene vissuta da soli, in modo individuale, quindi al di fuori della dinamica di coppia. La limerenza è "facilitata" dalla possibilità di sapere sempre dov'è il partner. La potenza della tecnologia, può soddisfare un bisogno che alimenta la dipendenza. I "sintomi" della limerenza ATTENZIONE! Purtroppo, anche noi psicologi, tendiamo a "patologizzare" tante manifestazioni dell'animo umano. La "limerenza" così come tanti altri termini coniati di recente, non è considerata una patologia, e non dev'essere vista come tale. Tuttavia, quest'articolo vuole semplicemente raccontare un'esperienza comune che a volte viene vissuta come qualcosa che confonde, che turba. E che può darti qualche spunto per sentirti accolto. >> VAI AL TEST GRATUITO SULLA LIMERENZA Riconoscere questi sintomi è fondamentale per capire se le emozioni che si stanno vivendo in coppia, siano o non siano legate ad una forma di limerenza nei confronti del partner.  Il motivo è semplice: la limerenza ha connotazioni negative mascherate da un interessamento genuino e positivo. I sintomi sono più o meno definibili come segue. Pensieri intrusivi sulla vita personale del / della partner Vuoi cioè sempre sapere dove si trovi, con chi si trovi e cosa stia facendo. Sebbene tu non ne sia consapevole, il motivo per cui ricerchi tali informazioni è un profondo bisogno di sicurezza: la sicurezza che il partner sia ancora legato a te, che i suoi sentimenti nei tuoi confronti siano ancora vivi e ben radicati. Terrore di un amore / affetto non ricambiato Hai il terrore di non essere ricambiato. Sebbene il tuo partner condivida con te le sue giornate, ti ripeta di amarti, viva con te il suo tempo libero, nel profondo di te stesso hai il timore che i suoi sentimenti possano cambiare da un momento all’altro. Questo bisogno (questa fantasia negativa), causa in te emozioni dolorose: paura, ansia, pensieri intrusivi.  Idealizzazione della persona amata Hai una percezione sbilanciata della persona amata. Ogni persona (sì, anche le persone che amiamo), hanno dei pregi e dei difetti. Hanno delle caratteristiche positive, bilanciate da caratteristiche negative. Chi prova limerenza nei confronti del partner, molto spesso tende a divenire cieco in relazione alle caratteristiche negative del proprio partner. Egli ha, cioè, una visione idealizzata del partner che non corrisponde alla realtà. Superata la fase iniziale dell'innamoramento (quando si dice, in modo scherzoso, ma non distante dalla realtà, che l'amore è cieco), questa idealizzazione lascia strada alla condivisione, che appunto comporta l'accettazione dei pregi e dei difetti di entrambi. E quindi alla costruzione vera e propria del rapporto. Eccesso di altruismo, disponibilità e condiscendenza Cerchi sempre di dare all’altro qualcosa di straordinario, al fine di convincerlo a rimanere con te. L’amore, com’è ovvio, si fonda sulle attenzioni e sulla cura verso l’altro: ma l’amore non è solo questo. Un amore sano non è un amore fondato su un ideale di perfezione (come l’amore platonico), ma è un amore che si costruisce a poco a poco su sentimenti solidi di fiducia e condivisione. La necessità di stupire sempre l’altro (ad esempio con regali, con cene fuori, con viaggi…) è una necessità che spesso può indicare una forma di limerenza. Si dona, si vuole stupire, perché si è insicuri dell’amore che l’altro prova; perché, attraverso il dono, si vuole convincere l’altro a non andare via.  Continui sbalzi d'umore e sofferenza La limerenza è contraddistinta anche da stati emotivi oscillanti, che vanno dalla paura all'eccesso di tranquillità, dall'incapacità di controllare i propri pensieri a una arrendevolezza totale. Pensiamo per un istante al bisogno di sapere sempre dove il partner si trovi in tempo reale (caratteristica che, come abbiamo visto, è uno dei sintomi fondamentali della limerenza).  Quando si sperimenta un bisogno di questo genere, che viene spesso espresso attraverso comportamenti quasi persecutori (messaggi telefonici, chiamate, domande rivolte al partner sul luogo e sulle persone con cui si trova), non è veramente l’altro che si sta amando: si stanno mettendo in atto delle tecniche al fine di gestire la propria ansia, i propri timori dell’abbandono, le proprie paure più recondite.  In quanto ossessione nei confronti dell’altro, la limerenza può causare sensazioni molto dolorose in chi ne fa esperienza. Sentimenti come: terrore, panico, ansia, stress, incapacità di concentrarsi sulle attività quotidiane pur di rimanere legati al partner, sono sentimenti molto comuni in chi vive un legame fondato sull’ultrattaccamento.  Cosa prova il partner di chi subisce la limerenza Il partner che subisce la limerenza da parte dell'altro o dell'altra si trova ovviamente in subbuglio, in difficoltà, non sa all'inizio come comportarsi ma avverte delle sensazioni negative, preoccupanti. Sentirsi in gabbia o in trappola; Sentirsi costantemente sotto controllo; Impossibilità di fare qualcosa senza dover dare spiegazioni; Senso di oppressione e di perdita della propria libertà. "Curare" la limerenza Spesso, chi prova limerenza, tende a chiudersi in se stesso e a non parlare con nessuno dei sentimenti che sta vivendo. La consapevolezza di sperimentare ultrattaccamento è infatti una consapevolezza che può causare grande vergogna: la vergogna di dipendere da qualcuno, di non essere liberi, di essere deboli in un mondo in cui l’indipendenza è tutto. Un mondo in cui, chi ha bisogno dell’altro, è destinato a rimanere sull’ultimo scalino della società dei consumi. Eppure, come ben sappiamo, il primo passo per la cura di un problema è la comprensione del problema stesso.  La limerenza può essere confusa per manifestazioni caratteriali eccessive, come la gelosia, che magari prima non esisteva. Ma dietro la limerenza possono nascondersi cause che vanno ben al di là della gelosia. Molti studi hanno tentato di spiegare le ragioni che possano determinare la formazione di legami affettivi fondati sulla limerenza. Carenze affettive, esperienze traumatiche relative al passato, tradimenti… sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono a generare questo tipo di legami. Come ti dicevo, ho cominciato a riflettere su questa problematica a partire dal caso di Simone. Ma come abbiamo risolto il suo problema di limerenza? All’inizio, Simone non riusciva neanche a capire che cosa stesse vivendo. Sperimentava sensazioni di ansia, di paura dell’abbandono, e via dicendo, ma non riusciva a capire perché le stesse vivendo.  Certo, capiva di avere una forma di attaccamento alla sua partner fuori dal comune: voleva sempre stare con lei, voleva sempre condividere con lei pensieri ed emozioni. Solamente quando lei era presente, lui si sentiva veramente gratificato.  Questo, nei normali momenti di assenza della sua partner, contribuiva a farlo soffrire e a metterlo all’angolo (tanto più che non riusciva a parlare con nessuno dei suoi problemi e dei suoi bisogni).  Durante il nostro percorso, con Simone abbiamo dunque cominciato a lavorare sui suoi legami affettivi (i legami che intratteneva con persone che non fossero la sua partner).  Quello che abbiamo scoperto, all’inizio, è che Simone era convinto di non avere legami significativi all’infuori del suo legame romantico. Non frequentava molte persone all'infuori dei familiari stretti e non aveva interessi particolari. Se questo può sembrare normale, non lo è nelle coppie che funzionano. Una coppia che funziona in genere tende a supportarsi e a stimolarsi, non ad annullarsi. Per cui se un partner ha un interesse in genere finisce per condividerlo con l'altra metà, influenzandola e arricchendola. Allo stesso modo, si sperimentano nuove cose da fare insieme. Ma mai abbandonando gli spazi dedicati a sé. Ricordiamo sempre che, come dice Esther Perel, è nella distanza che alimenta il desiderio. Quello che cercavo di spiegare a Simone, in fondo, è che la limerenza funziona come un circolo vizioso:  si vuole mantenere intatto il legame con la propria partner;  per farlo, si mettono da parte tutti gli altri legami;  questo conduce ad aumentare le sensazioni legate alla limerenza;  che contribuisce ad allontanare il partner che si sente soffocato.  All’atto pratico, la limerenza è un comportamento disfunzionale: l’ultrattaccamento (la volontà di rimanere sempre legato all’altro) produce comportamenti che alla fine allontanano l’altro, invece di avvicinarlo.  Una soluzione che aiuta a superare la limerenza La soluzione è quindi la seguente: riuscire ad affrontare l’iniziale sofferenza del distacco e della lontananza, per riuscire a ricreare degli spazi personali, spazi condivisi con persone che non sono il partner, o spazi dedicati ad attività che si erano messe da parte al fine di vivere in costante connessione con la persona amata.  La limerenza è come uno di quei mostri dei film dell’orrore: tanto più si sperimenta paura, tanto più tali mostri crescono e acquisiscono potenza.  Quando si sperimenta limerenza, e si mettono in atto quei comportamenti che dovrebbero placare le sensazioni di dolore causate dalla limerenza stessa, ciò che si sta facendo è entrare a piene mani in quel circolo vizioso di cui ti dicevo sopra.  Riuscire a ritrovare un proprio spazio di indipendenza è invece il primo passo per ritrovare una serenità emotiva che è incompatibile con la limerenza. Quello che mi sento di dirti è che la limerenza, come tutte le altre problematiche di cui parlo nel sito, può essere superata con un percorso di sostegno psicologico.  Simone, ad esempio, dopo un percorso di questo genere è riuscito non solo a superare i problemi relativi alla limerenza, ma anche a costruire, dopo aver posto fine alla storia precedente, un rapporto sano fondato sulla fiducia e sulla reciprocità. Rientrare nei canoni della normalità è possibile. Una normalità che però renderà il tuo rapporto di nuovo speciale, senza idealizzazioni. Fai il test: quella che provi è limerenza? Qui metto a disposizione un test per capire se si soffre di limerenza (o ne soffre di chi ti sta accanto) e come puoi uscirne. >> VAI AL TEST SULLA LIMERENZA ### Quando l'amante diventa importante: Guida completa per riconoscere 6 Segnali e le 3+1 fasi dell'evoluzione emotiva Se sei qui, è probabile che tu stia cercando risposte a domande che forse non hai mai voluto farti. Come ho fatto ad arrivare a questo punto? Perché l’amante è diventato così importante? E ora cosa faccio? Le relazioni extraconiugali non sono solo fugaci momenti di passione. Spesso, si trasformano in legami profondi e complessi, carichi di emozioni contrastanti: eccitazione e paura, libertà e senso di colpa, desiderio e confusione. Capire cosa sta accadendo dentro di te è fondamentale per prendere decisioni consapevoli. In questo articolo scoprirai: Le 3+1 fasi del tradimento e come si evolve il legame con un amante I segnali emotivi che indicano che una relazione extraconiugale è diventata importante Le basi psicologiche del tradimento e il loro impatto sulla mente e sulle emozioni Come affrontare correttamente un tradimento senza farsi travolgere dal caos emotivo Ti parlerò di tutto ciò in base alla mia esperienza di psicologo che si occupa di tradimenti. Indice 6 segnali che l'amante sta diventando importanteLe 3+1 fasi dell'amante: dall'attrazione all'amore proibito1. Alterazione dell'umore2. La complicità segretaDue amanti si sentono tutti i giorni3. Il nascondimento4. Consumare il tradimentoDall'avventura all'amore: quando l'amante diventa indispensabileCon il coinvolgimento emotivo, le bugie aumentanoQuando il tradimento diventa amoreI comportamenti tipici di chi si innamora dell'amanteRelazione ufficiale vs Relazione con l'amante: differenze emotiveQuando l'amante vince sulla moglie: perché succedeHo tradito il mio partner: cosa faccio?Il ritorno al vecchio mondo è traumatico.Ho un amante da 10 anni. Che faccio?Una relazione extraconiugale può diventare ingestibileLibro sul tradimentoFAQ – Domande frequenti sulle Relazioni ExtraconiugaliAltri articoli sul tradimento: 6 segnali che l'amante sta diventando importante https://youtu.be/5RMsXMU-Fjk Riconoscere quando una relazione extraconiugale sta diventando seria è fondamentale per capire a che punto ti trovi. Dalla mia pratica clinica, ho identificato 6 segnali che indicano chiaramente quando l'amante ha superato la soglia dell'importanza: Pensi costantemente all’amante, anche nei momenti più inaspettati. L’emozione di vederlo/a è diventata una necessità, non solo un piacere occasionale. Le conversazioni sono diventate sempre più personali e intime. Inizi a fare confronti tra l’amante e il partner ufficiale. Provi gelosia o paura di perdere l’amante. Ti senti diviso tra due vite che sembrano sempre più incompatibili. Tutte le storie iniziano in modo diverso, ma seguono spesso percorsi simili. Ciò che nasce come una parentesi leggera può diventare qualcosa di molto più grande e complesso. All’inizio, il rapporto con l’amante sembra un'ancora di salvezza: finalmente qualcuno ci vede, ci desidera, ci ascolta senza giudicare. Ma poi, senza nemmeno accorgersene, la persona che pensavamo fosse solo un diversivo diventa una presenza indispensabile. Quando un amante diventa importante, ci si può sentire come aver fatto un tuffo nel vuoto. O per meglio dire: un tuffo nell'amore. Insomma: per chi tradisce, non c'è paragone con la vita precedente, e tante energie vengono assorbite dalla nuova storia. Secondo Shirley Glass, psicologa e autrice del libro “Not Just Friends”, il tradimento emotivo può essere più pericoloso di quello fisico, perché crea un legame profondo che rende difficile tornare indietro. Se ti trovi a dover gestire il rapporto con un amante, vuoi elaborare una separazione o vuoi ricostruire la tua coppia, contattami per una call gratuita conoscitiva e valutiamo insieme se sia il caso di iniziare un percorso. Le 3+1 fasi dell'amante: dall'attrazione all'amore proibito Ogni relazione extraconiugale segue un percorso prevedibile attraverso 3+1 fasi specifiche. La quarta fase - quella che aggiungo io come psicologo che si occupa di relazioni extraconiugali - è il momento di non ritorno che cambia tutto. Ecco cosa succede nella mente di chi tradisce (trovi anche la versione video qui sotto!): https://www.youtube.com/watch?v=yfo_o6qQBx8 Dave Carder, autore del libro "Anatomy of an affair" indica tre fasi dell'amante che sono tipiche in ogni relazione extraconiugale. Dalla mia esperienza con tantissimi single e coppie che si trovano a gestire un tradimento, tendo ad essere d'accordo... con qualche modifica e aggiunta. Anatomy of an Affair, il libro di Carder dove vengono teorizzate le tre fasi dell'amante. Secondo Carder, quindi, le tre fasi dell'amante sono: 1. Alterazione dell'umore Quando una persona impegnata vede o riceve un messaggio del futuro amante, diventa di buon umore. "Quando mi scrive, mi emoziono. Mi sembra quasi di essere tornato ragazzino". "Solo leggere un suo messaggio, mi mette allegria". Questo segnale, dovrebbe già metterci in allarme. Se non è nostra intenzione tradire, facciamo attenzione a non andare oltre e anzi, valutiamo se raffreddare la relazione. Che probabilmente, si sta già avviando verso l'essere ben oltre una normale amicizia. Tutto inizia con una semplice attrazione. Uno sguardo più intenso, una battuta ironica, un messaggio che fa sorridere più del dovuto. In questa fase, il cervello è inondato di dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa (Fisher et al., 2016). È importante notare che nelle prime fasi dell'innamoramento la persona inizia a occupare la nostra mente in modo ricorrente. E sono presenti le caratteristiche di una vera e propria dipendenza: Euforia Mancanza Tolleranza Dipendenza fisica ed emotiva Sindrome da astinenza e ricadute Tuttavia, le relazioni umane non sono delle reazioni chimiche da laboratorio con esiti preventivabili. Evolvono in fretta e in modo incontrollabile, e non è raro che ci si innamori dell'amante. Se in questo momento ci fermassimo a riflettere, potremmo riconoscere che non è solo chimica, ma anche desiderio di sentirsi speciali e riscoprire la propria vitalità. Forse può interessarti l'articolo La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne 2. La complicità segreta La relazione evolve da semplice attrazione a una connessione più profonda. Si iniziano a condividere pensieri personali, preoccupazioni, sogni. Ci si sente capiti come forse non succede da tempo nella relazione ufficiale. Molte volte, un uomo o un donna che tradiscono, non se la vanno a cercare. Magari nasce un'amicizia sul lavoro, per cui le prime conversazioni sono innocenti e relative all'attività da svolgere. Queste conversazioni tendono a passare da un piano professionale a un piano personale. Ecco che si inizia a parlare di sentimenti, dei problemi che si hanno a casa, delle proprie emozioni. Il terreno sta diventando sempre più scivoloso, ed è importante frenare prima di scivolare ancora più in basso. È già molto difficile, perché il futuro amante è già diventato un fidato confidente. Un "migliore amico", che di lì a poco, di "amico" non avrà più tanto! Insomma, il legame emotivo si rafforza. Studi neuroscientifici (Acevedo et al., 2012) mostrano che il cervello attiva le stesse aree coinvolte nell’attaccamento romantico. Due amanti si sentono tutti i giorni A questo punto, generalmente due amanti si sentono tutti i giorni. Con una scusa o l'altra, la relazione ha già varcato un confine significativo. Non si tratta più di messaggi occasionali, ma di una presenza costante che diventa parte integrante della routine. Le conversazioni mattutine per augurarsi buongiorno, gli scambi durante la pausa pranzo, i messaggi serali prima di dormire: questa comunicazione continua crea un filo invisibile ma resistente che collega le due vite. Quando due amanti si sentono tutti i giorni, si crea un legame emotivo forte. Ci sentiamo come se il mondo intero non potesse mai separarci. La quotidianità condivisa, anche se a distanza, porta con sé un significativo investimento emotivo. L'assenza improvvisa di questi contatti genera ansia e senso di vuoto, segnali inequivocabili che la futura relazione extraconiugale, può diventare seria. A questo punto, il confine tra amicizia e relazione è diventato sottile, e il pensiero dell’amante inizia a competere con quello del partner ufficiale. 3. Il nascondimento Quando ci si apre tanto ad una persona, ci si rende conto che se il partner lo scoprisse, potrebbero sorgere dei problemi. Da un lato ci si racconta che "è solo un'amicizia", ma dall'altro si capisce che "penserebbe male". A questo punto, si deve ammettere che probabilmente stiamo andando oltre. Secondo alcuni, questo si potrebbe già definire come un tradimento bianco. È una situazione in cui, se ci rendiamo conto di non voler andare oltre, è importante tagliare i ponti comunicativi. L’amante (o futuro tale) è diventato parte integrante della propria vita emotiva. La sua assenza genera vuoto, la sua presenza porta euforia. In questa fase, si verificano alcuni cambiamenti chiave: Si inizia a giustificare un eventuale tradimento: il matrimonio o la relazione ufficiale vengono percepiti come “spenti” o “ormai finiti”. Aumenta il desiderio di trascorrere più tempo con l'altra persona e l’ansia quando ciò non è possibile. Il senso di colpa si affaccia, ma viene spesso razionalizzato: “Non ho mai provato nulla di simile, significa qualcosa.” Come dicevo, queste sono le tre fasi dell'amante secondo Carder. Ma io ne aggiungerei una quarta: la più importante. 4. Consumare il tradimento La tensione è cresciuta. Ci sono stati sguardi d'intesa, conversazioni sempre più private. Si inizia a sentire che questa persona risponde a delle esigenze che il partner non soddisfa più. Ci fa sentire le farfalle nello stomaco, ci fa arrossire, quando siamo con lei, vediamo tutto più bello, tutto possibile. Finché qualcosa scatta, e finiamo a letto. "Proprio noi, che magari non avremmo mai creduto di essere come le altre coppie!". Perché la quarta fase, cioè quella del consumare il tradimento, è secondo me la più importante? Sembra banale, ma una riflessione importante è che tantissime persone si trovano ad attraversare le prime tre fasi senza però arrivare al tradimento vero e proprio. Il tradimento si può fermare alla terza fase, senza generare grossi turbamenti e, anzi, essere utile alla persona per scuoterne l'animo e "premere un tasto reset" alla propria relazione. Al contrario, la quarta fase è quella del consumare il tradimento: quella di non ritorno. Di fatto, arrivare fino alla terza fase del nascondimento, per alcune coppie può essere funzionale. È un modo di soddisfare delle fantasie di tradimento, che possono riaccendere la passione in una coppia che magari è diventata statica. Se non ci si ferma alla terza fase, ma si "scavalla" alla quarta, talvolta la storia può finire. Ogni relazione extraconiugale arriva a un punto critico. Alcuni decidono di chiudere, tornando alla loro vita precedente con un misto di sollievo e malinconia, mentre altri proseguono, un interesse, un'ambiguità, in un tradimento o in una relazione extraconiugale. Tuttavia, questo passaggio non è mai semplice: emergono paure, dubbi e, spesso, una dolorosa consapevolezza delle conseguenze di ogni scelta. Le emozioni diventano ingestibili, oscillando tra l'euforia dell'amore proibito e l'angoscia di un futuro incerto. Ma spesso, la relazione extraconiugale diventa seria. Dall'avventura all'amore: quando l'amante diventa indispensabile All'inizio è tutto bello. La nuova storia è eccitante. Soprattutto per persone che hanno un matrimonio lungo alle spalle, che ha prodotto magari monotonia, disaffezione, un senso di apatia. Sai che anche chi ama, tradisce? Leggi il mio articolo: Tradire anche se si ama: 7 cose da sapere Questa sensazione di rinascita è maggiore con partner più giovani, e nel mio lavoro, non ho notato molta differenza tra donne e uomini. La disaffezione verso la propria vita coniugale può subire un'accelerazione per vari motivi: lo stress da lavoro, i figli che diventano adulti ed escono dal nucleo familiare, la mezza età con il suo incedere rapido, la perdita di una persona cara che ci ricorda della nostra mortalità. In un certo senso, alcuni eventi ci spingono verso una "nuova adolescenza", un desiderio di ritrovare una dimensione giocosa, leggera e libera da quegli impegni che si susseguono giorno dopo giorno. La monotonia, l'impegno e il dovere, possono facilmente essere vissute come una sofferenza da cui fuggire. A volte, non si trova un altro modo che tradire il partner. La noia e gli impegni lavorativi possono essere motivi che spingono al tradimento In qualche modo, il tradimento può sembrare una fuga della realtà, ma dal punto di vista di chi tradisce può essere visto come un vero e proprio "ritorno alla vita". La nuova storia parallela viene quindi vissuta come se fosse una brocca d'acqua fresca dopo aver attraversato il deserto. All'inizio, la storia ha dei connotati avventurosi, di gioco, di opportunità che vengono colte non appena se ne ha l'occasione. Un mordi e fuggi continuo che esalta, fa stare bene, fa sentire giovani. Spesso l'amante conosce la situazione del traditore, e quindi non c'è neanche bisogno di ricorrere alle bugie. Poi qualcosa scatta. L'eccitazione del momento, spesso tende a farci ignorare le conseguenze delle nostre azioni. Ed ecco che la storia inizia a coinvolgere la quotidianità in maniera pesante. Con il coinvolgimento emotivo, le bugie aumentano Una storia si evolve e diventa più importante man mano che il legami affettivo si rinforza. Questo legame anticipa tante cose: assumersi responsabilità, sentirsi coinvolto dalle vicende dell'altra persona, supportarla, aiutarla. La relazione entra in una nuova fase, più seria, più simile a una storia che potrebbe mettere in pericolo la relazione ufficiale. Mentre all'inizio viene vissuta alla stregua di un'avventura, pian piano le cose cambiano. Tipicamente, le relazioni extraconiugali iniziano senza impegni precisi, senza parlare dei propri problemi, senza darci troppa importanza. In altre parole, con estrema leggerezza: la stessa leggerezza che è così attraente agli occhi di chi si ritrova in una relazione piena di doveri e povera di avventure. Poi però, puntualmente, la storia extraconiugale inizia a diventare importante, perché entrano in gioco i sentimenti. E il costante rapporto tra la nuova storia e il vecchio matrimonio assume una connotazione diversa, più densa, in grado di invadere prepotentemente i nostri pensieri. La conseguenza di questa fase, è che devono aumentare le bugie nei confronti della moglie o del marito. La gestione del rapporto diventa molto più complicata. Ma come sapere se la relazione extraconiugale sta diventando seria? Come capire quando una relazione extraconiugale sta diventando seria? Quando il tradimento diventa amore Il passaggio dal tradimento all'amore rappresenta forse la trasformazione più spaventosa e, al contempo, più eccitante. Inizialmente, ci si racconta che sia solo attrazione fisica, un'evasione dalla monotonia, un gioco senza conseguenze. Poi, gradualmente, i sentimenti emergono con una forza che sorprende: l'amante non è più solo oggetto di desiderio ma diventa soggetto di amore. I segnali sono inconfondibili: ci si preoccupa del suo benessere, si desidera la sua felicità anche al di là del proprio piacere, si immagina un futuro insieme nonostante gli ostacoli evidenti. È in questa fase che il conflitto interiore raggiunge l'apice: da una parte la stabilità della relazione ufficiale, dall'altra l'intensità dei nuovi sentimenti. Come sottolineano ricerche in ambito psicologico, la caratteristica peculiare di questo amore nato dal tradimento è la sua intensità amplificata: la clandestinità, l'ostacolo rappresentato dalla relazione esistente e il senso di proibito creano un contesto emotivo in cui i sentimenti vengono vissuti con una profondità spesso maggiore rispetto a una relazione convenzionale. Quando una persona si innamora dell'amante, inizia un periodo di grande travaglio e malessere interiore, spesso difficilmente da gestire. I comportamenti tipici di chi si innamora dell'amante Volendo individuare dei segni o dei sintomi di un innamoramento nella storia extraconiugale, quali sarebbero? Posto che ogni storia è diversa, voglio raccontarti ciò che mi dicono più frequentemente i miei assistiti. Non perché tu debba in qualche modo verificare, in base a una sterile lista, se provi sentimenti o meno (i miei pazienti, sanno bene che questa è una trappola pericolosa), ma perché comprendere come tante persone vivono la tua situazione, può farti comprendere che quello che provi non è sbagliato, né strano. Andiamo quindi a vedere quali sono questi comportamenti che potresti star mettendo in pratica anche tu. Pensi continuamente all'amante come in uno stato di limerenza. Fai fantasie, organizzi mentalmente incontri, anticipi situazioni eccitanti, ti preoccupi per qualcosa che lo riguarda e che appartiene alla sua vita. Gli incontri aumentano al di fuori della fascia oraria usata per stare insieme. Paragoni costantemente le due situazioni: tempo trascorso con amante contro vita trascorsa con il coniuge. Vuoi sentire la sua voce più volte nella giornata, cerchi occasioni per sentirlo o sentirla al telefono, scrivi messaggi a sorpresa, attendi con trepidazione la risposta, lo cerchi di notte o ad orari inconsueti. Inizi a condividere parecchi dettagli della tua vita intima e personale, prospettive sul futuro, errori del passato. Hai la sensazione che l'amante ti capisca e comprenda il tuo stato d'animo. L'amante diventa la prima persona a cui dici certe cose che ti capitano o ti preoccupano. Aumentano le scuse per non trascorrere il tempo con il partner attuale, non hai interesse in quello che fa, non presti attenzione a ciò che ti dice. Ti senti meglio e più felice quando stai con l'amante, hai la sensazione che anche una chiamata di cinque minuti abbia più valore delle ore trascorse a casa. Hai difficoltà nel concentrarti, ma spesso basi le giornate nell'attesa di poterlo o poterla sentire o vedere, riuscendo a lavorare con più serenità sapendo che l'amante ti aspetta. Inizi a sabotare programmi futuri come vacanze, spese, decisioni che riguardano la vita di famiglia e che richiedono il tuo consenso o il tuo coinvolgimento. Ti interessi di ciò che l'amante fa sui social media, senti che vorresti far parte del suo mondo, provi una sensazione di orgoglio se vedi che è una persona apprezzata. Cerchi di non dare nell'occhio ma al contempo di fargli o farle sentire la tua presenza. Nel tuo smartphone, inizi a fare spazio per le sue (o vostre) foto, e gestisci il tutto con più attenzione. Non ti interessa granché se è nella tua stessa situazione coniugale, perché per te è molto più importante che stia con te. Non lo vedi come un tradimento, ma come una evoluzione di entrambi. Inizi a progettare un futuro insieme. Se analizziamo bene queste situazioni potrai notare due cose: Sono tipiche dell'innamoramento a qualunque età e condizione. Richiedono, per gestire la fase di tradimento di un rapporto pre-esistente, un aumento esponenziale delle bugie. Relazione ufficiale vs Relazione con l'amante: differenze emotive Aspetto emotivoRelazione ufficialeRelazione con l'amanteEccitazione emotivaPrevedibilità, comfortNovità, avventuraComunicazionePratica, abitudinariaProfonda, intensaIdealizzazioneLimiti noti, difetti evidentiForte idealizzazioneGestione conflittiFrontalità, routineEvitamento, preservazioneProiezione nel futuroConcreta, realisticaFantastica, idealizzataCarico di responsabilitàElevato (figli, casa, ecc.)Basso o assenteImpatto emotivoStabilità, sicurezzaIntensità, alti e bassi Quando l'amante vince sulla moglie: perché succede A un certo punto, una persona indecisa tra amante e partner ufficiale si potrebbe trovare costretta a scegliere. Ecco che è possibile trovarsi nella situazione in cui l'amante vince sulla moglie. Nella mia esperienza clinica, quando l'amante "vince" sulla moglie (o sul marito) e quindi la persona che tradisce lascia il partner ufficiale, non si tratta semplicemente di un sostituire una persona con un'altra. È un processo complesso con radici profonde nella psicologia della relazione originaria. L'amante può "vincere" quando: Rappresenta una versione idealizzata dell'amore - Senza la quotidianità e le responsabilità, l'amante viene percepito attraverso un filtro che ne esalta le qualità Soddisfa bisogni emotivi non riconosciuti - Spesso l'amante offre ascolto, comprensione o passione che mancavano da tempo nella relazione ufficiale; ci si sente in una bolla dove solo i due amanti sono contemplati La relazione ufficiale era già compromessa - In alcuni casi, il tradimento è più un sintomo che una causa della crisi di coppia Il traditore ha già elaborato mentalmente la separazione - Mentre per il partner ufficiale la crisi inizia con la scoperta del tradimento, chi tradisce ha spesso già fatto un percorso emotivo di distacco È importante sottolineare che la "vittoria" dell'amante raramente porta alla felicità immediata. La nuova relazione dovrà affrontare sfide significative: il peso delle bugie passate, il giudizio sociale, i sensi di colpa e la difficoltà di costruire fiducia su fondamenta complesse. Al contrario, quando è più improbabile che questo accada? Purtroppo è impossibile trovare dati su quest'argomento, quindi di nuovo ricorrerò alla mia esperienza. Ecco gli ostacoli più comuni alla creazione di una nuova coppia tra due amanti: Ci sono figli piccoli: ho visto molti padri tirarsi indietro per un senso di responsabilità nei confronti della famiglia e la paura di non vedere più i bambini quanto prima. Anche se questo vuol dire rinunciare ad essere felici Se la relazione extraconiugale è solo un modo di risolvere altre dinamiche, e quindi non c'è un reale interesse verso l'amante Il tradimento viene scoperto in modo traumatico: quando la relazione extraconiugale viene rivelata improvvisamente, il matrimonio può subire un colpo da cui far ripartire il matrimonio Quando il partner ufficiale si impegna a ricostruire una relazione in modo corretto e sincero Ho tradito il mio partner: cosa faccio? Innanzitutto, so che il tuo stato d'animo, se sei finito a leggere questo articolo, non dev'essere dei più sereni. Forse sei letteralmente nel panico. Quindi niente paura: respira e facciamo il punto della situazione. Spesso si "scivola" nel tradimento. Certo, non come sulla proverbiale buccia di banana, ma nel senso che ci ritroviamo a fare cose che non ci aspettavamo di fare. E ci troviamo a chiederci: come devo comportarmi dopo un tradimento? Chiediti: ti trovi in una situazione come quella descritta nel video (vecchio ma ancora attuale) qui sotto? https://www.youtube.com/watch?v=1YURm9DgSVE Molte persone si rendono conto di voler dare un'altra chance alla relazione ufficiale ma non sanno come fare. (Se sei in dubbio, puoi leggere l'articolo: Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva). Altre volte, si tradisce e non si lascia, restando con due piedi in una scarpa. Puoi approfondire questo tema leggendo l'articolo: Perché si tradisce e non si lascia? Ci sono diversi motivi per cui si ritorna alla vita ordinaria: l'essere scoperti, il pentimento, il timore di perdere la propria famiglia, l'essere lasciati dall'amante... Infatti, abbandonare il letto coniugale, lasciare una moglie o un marito dopo anni e promesse tanto private quanto pubbliche, pone sempre dei problemi. Si va dalla gestione dei figli alle complicazioni economiche, da motivi di salute al timore delle reazioni in famiglia o alle ripercussioni sul lavoro. Nella maggior parte dei casi il rapporto con l'amante diventa poco pratico, non gestibile, soprattutto quando si supera la soglia dell'innamoramento e ci sono troppe bugie da raccontare e gestire. Aumenta la paura di essere scoperti, di non saper gestire la storia parallela, sorgono problemi pratici che ne causano altri a catena nella quotidianità. Qualunque sia la motivazione del ritorno, è necessaria la separazione dall'amante. E questo è molto doloroso. Il ritorno al vecchio mondo è traumatico. Il "traditore" lo vive come un lutto, non riesce a smettere di pensare all'amante, al fatto che con lui o lei stava bene e ora, invece, è tornato al mondo di prima. Buio, noioso, pieno di doveri. Talvolta, si instaurano veri e propri dubbi ossessivi: domande intrusive che ci fanno vivere un'incredibile sofferenza: "Come faccio a sapere che ho fatto la scelta giusta?" "Come posso sapere che non sarei più felice con l'amante?" "...E se mi stessi facendo sfuggire l'ultima possibilità di essere felice?" Ritornare a casa dopo il sogno di un futuro diverso può essere estremamente traumatico. Queste domande sono normali, e se generano molta sofferenza, forse sarebbe il caso di chiedere aiuto a un professionista. Spesso è lo psicologo a diventare l'unico confidente di una situazione in cui un amante deve riabituarsi alla vita monogama, provare a rientrare mentalmente nel matrimonio, tentare (se non è stato scoperto) da solo - senza dirlo al partner - a muovere dei passi in direzione della normalità. Quindi si trova in una situazione nella quale occorre ricostruire un rapporto di fiducia, coinvolgimento emotivo, facendo un percorso virtuoso che l'aiuti anche a non tradire di nuovo. Perché se alla fine, l'esito di questa storia porta solo altro dolore, oltre alla disaffezione iniziale, è chiaro che il gioco non è a somma zero e rientrare nell'alveo della relazione matrimoniale è complicato. Non dimentichiamoci dell'importanza di fare attenzione a gestire la situazione al meglio per i figli. Ho scritto un articolo proprio su cosa fare quando i figli scoprono un tradimento. Ho un amante da 10 anni. Che faccio? Ho seguito persone che avevano amanti anche da 10, 15, 30 anni. Forse ti sembrerà strano, ma è molto più comune di quanto pensi. Se ti trovi in questa situazione, probabilmente avrai una vera e propria doppia vita: da un lato il partner ufficiale, dall'altra l'amante. Dopo aver avuto un amante per tutto questo tempo, probabilmente avrai sviluppato un sentimento profondo, fatto non solo di fisicità o avventura, ma anche un forte legame emotivo. Se hai un amante da 10 anni o più, puoi comunque ritrovare un equilibrio. Non disperare! Può darsi che l'amante sia un vero e proprio garante della relazione ufficiale. Chi ha un amante da 10 anni o più, probabilmente avrà scisso i ruoli del partner. Da un lato, la sicurezza e la stabilità della casa. Dall'altro l'avventura, il piacere: tutto ciò che mancava in una relazione ormai piatta. Una relazione extraconiugale può diventare ingestibile Tuttavia, a un certo punto, potrebbero essere sorti degli imprevisti. Forse hanno scoperto te o il partner, oppure uno dei due ha deciso di finire il tradimento durato così tanti anni per un motivo o per l'altro. Se ti trovi in questa situazione, ti invito a leggere l'articolo "Come superare la fine di una relazione extraconiugale". Oppure stai iniziando a valutare se interrompere una delle tue relazioni o meno. In tal caso, è importante il sostegno di uno psicologo che lavora con il tradimento. Anche dopo una relazione extraconiugale di 10 anni o più, è possibile ritrovare la serenità e un equilibrio. È un percorso che si può fare, anche da soli, senza coinvolgere il partner, riconquistando pian piano la normalità. Che si voglia andare in una direzione, o nell'altra. Se hai tradito il tuo partner, non perdere la calma e cerca uno psicologo che possa aiutarti a ricostruire la fiducia e l'intimità che hai perso. Se vivi una situazione simile, puoi prenotare una call gratuita senza impegno da questa pagina. Libro sul tradimento Sai che insieme a Marco Giacobbi ho scritto un libro sul tradimento? Si chiama "Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo". Parla delle motivazioni per cui si tradisce, di come evitare il tradimento nella tua coppia e, se il tradimento c'è già stato, di come comportarsi in pratica. Ci sono infatti degli esercizi pratici che assegniamo anche ai nostri pazienti in studio. Infatti molti colleghi l'hanno trovato interessante proprio per questo! Puoi scaricare le prime 60 pagine di "Psicologia del Tradimento" gratuitamente. FAQ – Domande frequenti sulle Relazioni Extraconiugali Quando una relazione extraconiugale diventa seria? Una relazione extraconiugale diventa seria quando il coinvolgimento emotivo supera quello fisico. Alcuni segnali chiave includono pensare costantemente all'amante, sentire un vuoto in sua assenza, condividere dettagli intimi e personali, e fare progetti futuri insieme. Se questi elementi sono presenti, il legame è probabilmente più profondo di quanto si pensasse all'inizio. Quali sono le 3 fasi dell'amante? Secondo Dave Carder (Anatomy of an Affair), le fasi tipiche di una relazione extraconiugale sono l'alterazione dell'umore, lo spostamento del piano comunicativo, il nascondimento e, infine, (aggiunta personale) il consumare il tradimento. Questi passaggi segnano l'evoluzione da una semplice attrazione a un vero e proprio legame emotivo che spesso porta a conseguenze complesse. Perché ci si innamora dell'amante? Le relazioni extraconiugali creano un ambiente emotivo ideale per l'innamoramento: la mancanza di responsabilità quotidiane, l'eccitazione della novità e il ruolo dell'amante come soluzione ai problemi coniugali, contribuiscono al consolidamento del legame. Studi (Fisher et al., 2016) dimostrano che l'amore romantico attiva circuiti cerebrali simili alla dipendenza, rendendo difficile interrompere una relazione extraconiugale. Perché alcune persone mantengono un amante per anni? Un amante può rappresentare un equilibrio tra stabilità e passione. Alcuni mantengono una relazione parallela per evitare una scelta netta tra il matrimonio e l'amore clandestino. Altri vedono l'amante come un rifugio emotivo che permette loro di sopportare la relazione ufficiale. Cosa fare se ci si innamora dell'amante? Se l'amante è diventato più di un semplice passatempo, è importante capire se il sentimento è reale o amplificato dal contesto clandestino, valutare se la relazione ufficiale ha ancora margini di miglioramento e non prendere decisioni affrettate basate solo sull'emozione del momento. Il supporto di un professionista può aiutare a fare scelte più consapevoli. Come superare la fine di una relazione extraconiugale? Terminare una relazione extraconiugale può essere doloroso quanto un divorzio (Glass & Wright, 1992). Alcuni passi utili includono tagliare i contatti in modo netto, evitare di romanticizzare il passato, lavorare sulla propria crescita personale ed elaborare il lutto con il supporto di uno psicologo. Altri articoli sul tradimento: ### Superare la fine di una relazione a 50 anni: come fare In questo articolo scoprirai: Perché i 50 anni di oggi sono profondamente diversi da quelli di ieri - Come i cambiamenti sociali hanno trasformato questa fase della vita Le dinamiche emotive uniche di una rottura in età matura - Sfide e opportunità che non avresti a 30 anni Strategie pratiche per accettare la separazione - Come elaborare il momento 5 passi concreti per ricostruire la tua vita - Dall'accettazione alla rinascita personale La gestione del tempo in una nuova prospettiva - Come trasformare il "tempo che resta" in opportunità Risorse e supporto per questo delicato passaggio - Dove trovare aiuto quando ne hai bisogno Non si è più soli come prima Accettare la separazione da adulti Il peso del tempo investito L'identità costruita insieme Accettare la separazione da adulti: il processo emotivo Riconoscere il ventaglio emotivo Evitare il "processo" Ricominciare una nuova vita dopo i 50 anni 5 passi concreti per ricostruire la tua vita 1. Togliere l'età dall'equazione 2. Riscoprire passioni sopite 3. Ricostruire i legami sociali 4. Accettare il proprio valore 5. Riprogettare il futuro Il fattore tempo: una nuova prospettiva Accettare il passato senza rimpianti Vivere nel presente Riscoprire la gioia dell'incertezza Leggi altri articoli sulla fine di una relazione Per parlare di come superare la fine di una relazione quando non si è più giovanissimi, dobbiamo fare una premessa importante. Negli ultimi decenni la società italiana è profondamente cambiata, allineandosi a ciò che appare una tendenza consolidata della cultura occidentale: l'abbandono di modelli rigidi in favore di una maggiore fluidità nelle relazioni. Oggi assistiamo a dinamiche relazionali che solo trent'anni fa sarebbero state impensabili: relazioni che nascono sui social media, rapporti di lunga data che terminano con un messaggio, coppie formate da persone che si ritrovano dopo decenni di separazione. Dati alla mano, la società ha subito trasformazioni radicali che hanno ridefinito completamente il concetto di "metà della vita": L'età media del primo matrimonio è arrivata a 34,1 anni per gli uomini e 32 anni per le donne (rispetto ai 29,4 anni per le donne nel 2008, secondo l'ISTAT) La qualità della vita è notevolmente migliorata: l'aspettativa di vita in Italia supera gli 83 anni La fascia d'età con il maggior numero di separazioni è ora quella tra i 45 e i 55 anni Questo significa che, contrariamente a quanto accadeva in passato, a 50 anni non sei affatto al "capolinea" della tua vita affettiva. In effetti, moltissime persone si trovano nella tua stessa situazione, in cerca di un nuovo inizio con una consapevolezza e una maturità che non possedevano prima. "Se negli anni '70-'80, dopo l'introduzione della legge sul divorzio, era normale considerarsi 'sistemati' una volta superati i 50 (con figli grandi e una carriera avviata verso la fase finale), oggi non è più così." Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. A 40 anni, la famiglia si è appena formata e nel caso del lavoro - se va bene - si è ancora nella prima fase di tutta la carriera. A volte, il tempo sembra schiacciarci. Soprattutto quando stiamo affrontando la fine di una relazione. Eppure, possiamo rialzarci e usarlo come trampolino di lancio per il futuro. Questo spostamento in avanti dipende da altri fattori non da poco: la qualità della vita è migliorata di parecchio: si vive più a lungo e meglio. fare figli tardi non ha più lo stigma sociale di prima. la società è più liquida, e si è aperti a nuove esperienze. Questa breve premessa sociologica serve per dire che ricominciare a 50 anni è diventato molto più comune di quanto si pensi. Questo cambiamento è rilevante rispetto agli ultimi 20 anni: ancora negli anni '90 del secolo scorso avere 60 anni significava essere "anziani". Ma siccome la fascia di "anziani" stava diventando predominante, si è preferito parlare di Terza Età. Sia per una questione di correttezza formale, sia perché stava diventando impossibile chiamare "anziane" persone che erano effettivamente attive. In ogni direzione. Insomma, a 50 anni è abbastanza normale che si verifichi una rottura perché si avverte la prospettiva di una vita ancora da vivere. Se negli '70-'80 era normale considerarsi "sistemati", una volta passati i 50 (ovvero con figli grandi e un lavoro avviato verso l'ultima fase della carriera), oggi non è più così. Per cui, se appartieni a questa fascia d'età non preoccuparti. La vita non è finita qui. E vale per entrambi i sessi: le ricerche infatti dicono che la differenza d'età tra i coniugi, al primo matrimonio, si assottiglia sempre più. Nel 2020 per gli uomini è di 34.1 mentre per le donne è di 32 spaccati. Nel 2008 la differenza era superiore di 6 mesi e l'età media femminile del primo matrimonio si attestava a 29,4 (sempre dati Istat). Ovviamente uomini e donne vanno incontri a dubbi, problemi, difficoltà ad accettare la nuova situazione, paura di non sentirsi all'altezza (l'orologio biologico tende a giocare brutti scherzi!). I 50 anni di oggi, non sono più quelli di ieri: la vita ricomincia, e possiamo goderne a pieno con una maturità e una consapevolezza che non avevamo prima! Non si è più soli come prima Una persona di 50 anni oggi è cresciuta in una società diversa, come detto in precedenza. Ed essendo stata educata secondo i canoni di una società ancora più legata a valori del passato, potrebbe pensare di essere nella stessa condizione in cui sarebbero stati i propri genitori. I cambiamenti della società producono situazioni familiari differenti e occasioni e opportunità che prima non esistevano. È possibile ricominciare la vita a 50 anni proprio perché ci sono tante persone nella stessa condizione, nella stessa fascia d'età. È anche normale e comprensibile sentirsi amareggiati, sconfitti, e avvertire una sensazione di rabbia mista a rancore per il tempo che è ormai passato. Ma la verità è che se si mantiene un certo equilibrio psicofisico, cioè non ci si abbandona a sé stessi infliggendosi dei danni, è possibile riprendere a vivere. E ricominciare una nuova vita. Accettare la separazione da adulti Affrontare la fine di una relazione a 50 anni comporta sfide emotive uniche rispetto a quelle che potresti incontrare in giovane età. Nella mia pratica clinica ho osservato come il dolore in questa fase della vita sia caratterizzato da elementi specifici: A volte, ci si sente come se una parte di noi avesse continuato sulla vecchia strada, mentre l'altra si trova a percorrere la strada di una realtà difficile da accettare. Il peso del tempo investito A differenza di una rottura in giovane età, dopo i 50 anni c'è spesso la sensazione di aver "investito" una parte significativa della propria vita nella relazione. Questo può amplificare sentimenti di: Rammarico e rimpianto per gli anni condivisi Sensazione di "tempo sprecato" difficile da recuperare Paura che sia "troppo tardi" per ricominciare Ad esempio, potrei citarti Maria, che mi ha confidato: "Non sono i 22 anni insieme che mi fanno male, ma il pensiero di tutti quei momenti in cui ho messo la nostra relazione davanti a ciò che volevo davvero." L'identità costruita insieme Dopo decenni di vita condivisa, parti significative della tua identità potrebbero essersi intrecciate con quella del partner. Quando la relazione finisce, potresti chiederti: Chi sono io al di fuori di questa relazione? Quali parti di me sono rimaste intatte? Quali aspetti della mia personalità ho soppresso o trascurato? Questo processo di riscoperta è tanto doloroso quanto potenzialmente liberatorio. Accettare la separazione da adulti: il processo emotivo Il primo e più importante passo è accettare pienamente la nuova realtà. Questo significa attraversare un processo emotivo che, sebbene doloroso, è essenziale per la guarigione. Riconoscere il ventaglio emotivo È normale sentirsi travolti da un'ondata di emozioni contrastanti: Shock e incredulità - Anche quando la separazione era prevedibile Rabbia e risentimento - Spesso amplificati dal pensiero degli anni condivisi Paura del futuro - Particolarmente intensa a questa età Sollievo nascosto - Che può generare sensi di colpa Vergogna sociale - Legata alla percezione di "fallimento" Evitare il "processo" Un rischio concreto in questa fase è quello di trasformare il dolore in un interminabile processo. Contro te stesso, vittimizzandoti al punto da non vedere alcuna prospettiva positiva. Contro l'ex partner, attribuendogli tutte le colpe e facendone il bersaglio di continui sfoghi emotivi Questo atteggiamento, comprensibile nel breve periodo, diventa distruttivo se prolungato. Ho capito che ogni minuto speso a provare rancore era un minuto sottratto alla mia nuova vita." Insomma: non guardare la tua vita come un conto alla rovescia. E non considerare una rottura come una linea di confine tra presente e passato, in cui si divide la felicità dalla sofferenza. Ricorda: una relazione importante che finisce, porta dolore e sconforto a qualunque età. Ricominciare una nuova vita dopo i 50 anni Può sembrare strano, ma le persone spesso mi dicono che ricominciare a 50 anni è più facile. Il motivo è pratico. Se i figli sono cresciuti e hanno una loro autonomia, cioè possono cavarsela da soli e non danno preoccupazioni, rimane più tempo per sé stessi. Anche se gestire la separazione può non essere facile (più complicata con figli piccoli). Se non si hanno figli, spesso il problema è la solitudine. Ma se hai mantenuto dei sani rapporti familiari o amicali puoi godere di questi, sia per la compagnia, sia per riscoprire qualcosa del passato che non è solo doloroso. È scontato che a un certo punto avrai come un momento di illuminazione: il passato conterà meno. È stupefacente come il tempo lavori in ogni direzione. A volte però, non si riesce a superare la fine di una rottura. Andiamo a vedere... 5 passi concreti per ricostruire la tua vita 1. Togliere l'età dall'equazione Il primo passo fondamentale è smettere di vedere la tua età come un limite. I cinquant'anni di oggi non rispecchiano quelli di ieri, e l'aspettativa di vita – sia in termini di anni che di qualità – ti offre ancora un lungo percorso davanti. Esercizio pratico: Scrivi una lista di persone che conosci o di figure pubbliche che hanno iniziato qualcosa di significativo (una relazione, una carriera, un hobby) dopo i cinquant'anni. Consulta questa lista ogni volta che il pensiero "è troppo tardi" si insinua nella tua mente. 2. Riscoprire passioni sopite Spesso, nella vita di coppia, sacrifichiamo interessi e passioni personali in nome del compromesso. Questo è il momento perfetto per riscoprirli. Esercizio pratico: Completa questa frase: "Prima di questa relazione, io amavo..." o "Ho sempre voluto provare a..." e trasforma queste risposte in azioni concrete. Ricordo un paziente, chiamiamolo Roberto, che ha riscoperto la sua passione per la fotografia abbandonata venticinque anni prima. Non solo è diventata una fonte di gioia quotidiana, ma gli ha anche permesso di incontrare persone con interessi simili, ampliando il suo circolo sociale. 3. Ricostruire i legami sociali Una delle conseguenze più comuni di una relazione lunga è l'assottigliamento della rete sociale. Ora è il momento di: Riallacciare rapporti con vecchi amici Coltivare relazioni familiari trascurate Esplorare nuovi contesti sociali attraverso hobby e interessi Lo so, può sembrare difficile. Soprattutto quando, dopo anni di relazione, si è costruita una membrana impermeabile agli altri. Eppure, basta partire da un singolo contatto per espandere le proprie conoscenze. Esercizio pratico: Ogni settimana, fai un piccolo passo per ampliare la tua rete sociale: una telefonata a un vecchio amico, l'iscrizione a un corso, la partecipazione a un evento. 4. Accettare il proprio valore A questa età, hai accumulato esperienze, competenze e saggezza che sono incredibilmente preziose. Riconoscere il proprio valore è essenziale per ricostruire una vita soddisfacente. Esercizio pratico: Crea un "inventario personale" in cui elenchi: 5 qualità caratteriali positive 5 competenze o abilità che hai sviluppato 5 esperienze di vita che ti hanno reso più saggio 5 cose che le persone apprezzano di te 5. Riprogettare il futuro Contrariamente a ciò che potresti pensare, a cinquant'anni hai ancora abbastanza tempo per realizzare progetti significativi, sia personali che relazionali. Esercizio pratico: Crea una "timeline" dei prossimi dieci anni, inserendo obiettivi realistici ma stimolanti in diverse aree: benessere personale, relazioni, crescita personale, contributo sociale. Il fattore tempo: una nuova prospettiva Quando maturiamo, il fattore tempo assume una dimensione diversa. Calcoliamo il tempo che abbiamo alle spalle e arriviamo alla conclusione che ne resta meno davanti a noi. Questo può generare ansia e un senso di urgenza che paradossalmente ci impedisce di godere del presente. La chiave è sviluppare una relazione più sana con il tempo. Accettare il passato senza rimpianti Il vero problema non è fare patti con il futuro, ma accettare il passato. Un divorzio o una separazione a cinquant'anni può intensificare il senso di rammarico per "il tempo sprecato", ma questa prospettiva è limitante. Gli anni trascorsi con il tuo ex partner non sono stati semplicemente "buttati via". Ti hanno formato, ti hanno dato esperienze, forse figli, certamente lezioni di vita che ora fanno parte del tuo bagaglio. Vivere nel presente Una delle grandi opportunità della maturità è la capacità di apprezzare maggiormente il presente. La ricerca psicologica mostra che le persone più anziane tendono ad avere una maggiore consapevolezza del momento presente e a trarre più soddisfazione dalle piccole gioie quotidiane. Esercizio pratico: Dedica dieci minuti ogni sera a pensare a cos'è andato bene durante la giornata e scrivilo. Il giorno dopo leggi ciò che hai scritto la sera prima (magari lascia la lista sul comodino) e vivi la giornata come al solito. La sera aggiungi altre cose che hai notato durante la giornata (anche se si ripetono). Riscoprire la gioia dell'incertezza Uno degli aspetti più interessanti di questa nuova fase è la riscoperta dell'incertezza come fonte di possibilità, non solo di ansia. Non sapere esattamente cosa ti riserva il futuro può essere liberatorio dopo anni di routine. È un'opportunità preziosa per imparare a galleggiare liberamente, e con gioia, nel mare dell'incertezza!   Leggi "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione" Scarica gratis i primi due capitoli del libro Scarica gratis i primi due capitoli Leggi altri articoli sulla fine di una relazione ### Superare la Fine di una Relazione Lunga Lo scoglio dell'abitudineUn esercizio psicologico per elaborare la fine di una relazione lunga Nelle persone che vivono relazioni, soprattutto se di lunga durata, si può ritrovare la convinzione che sia molto difficile -se non impossibile- superare la fine di un rapporto di coppia. Si iniziano a provare una serie di emozioni che hanno diverse sfumature: dalla tristezza al senso di paura, rabbia e dolore. Lo scoglio dell'abitudine Un aspetto da non sottovalutare è rappresentato dallo scoglio dell’abitudine, che subentra non di rado nelle coppie che sono state insieme per anni e che può avere i tratti della routine e sfociare talvolta nella cosiddetta comfort zone. Si pensa possano rappresentare entrambe ciò che ci faccia stare bene, ma in realtà va posta l’attenzione sul rischio di ritrovarsi a vivere un’esistenza costellata di rimpianti o non pienamente autentica.  Quando si arriva a percepire il rapporto come una gabbia soffocante, non ci si deve spaventare, né tantomeno rassegnare. Vediamo insieme come può superare la fine di una relazione lunga, in un percorso che può essere affrontato da soli o supportati da un professionista. È chiaro che un articolo su un blog non è di per sé una soluzione, ma voglio darti qualche spunto utile che possa stimolare il tuo ragionamento. Superare la fine di una relazione lunga e consolidata, sembra impossibile. Eppure, con il tempo e un aiuto professionale, si può tornare a gioire. Alcuni spunti utili: ascoltare i propri vissuti e le proprie sensazioni potrebbe aiutare a prendere maggiore consapevolezza di ciò che stiamo vivendo; trovare il modo per comunicare all’altro cosa stiamo provando: i nostri dubbi, desideri e cosa non vogliamo più accettare; ritrovare il piacere di curare sé stessi. Come dicevano i nostri antenati (e come supportato dalla scienza), "mens sana in corpore sano". A volte si corre il rischio di annullarsi per il partner, per compiacerlo, per mancanza di tempo o solo perché si è avvolti in un ciclo dove tutto diventa scontato e dove anche i piccoli gesti e rituali perdono di importanza. Ecco che tornare a prendersi cura del proprio corpo, svolgendo attività anche di tipo aerobico, magari all’aria aperta, permette all'organismo di sviluppare endorfine, che ci mettono di buon umore e allontanano lo stress; provare a perseguire un nuovo obiettivo: non necessariamente deve essere qualcosa che stravolga la nostra vita, ma anche un nuovo hobby, provare un nuovo sport, un corso di formazione, attività di volontariato, etc.  al termine di una relazione lunga ci si potrebbe ritrovare anche a dover affrontare una riorganizzazione radicale della propria vita e delle proprie abitudini. Basti pensare ad esempio al cambio di abitazione, al cambiamento di frequentazioni, alla quotidianità - ecco che questi aspetti potrebbero spaventare e fungere da collanti per tenere in piedi relazioni ormai arrivate a destinazione. Sforzarsi di non aver timore dell’ignoto e del cambiamento potrebbe essere un passo importante, iniziare da piccoli obiettivi potrebbe dunque essere utile per arrivare a definire i diversi passaggi del processo di chiusura: potrebbe spaventare meno riuscire ad elaborare il da farsi partendo da piccole strategie per poi arrivare piano piano a cambiamenti più radicali. Cercare dei rinforzi positivi, se è un momento in cui non si riesce a trovarli dentro di sé perché ci si sente in balia delle emozioni. Si possono ricercare in tutto ciò che può tornare a produrre nuova energia positiva, quella di cui ci si sente privati: possono aiutarci anche in questo caso delle nuove esperienze, un viaggio (che sia da soli o in gruppo) o il riavvicinarci a persone care. Tutto ciò che insomma può agevolare il lenimento del dolore e della sofferenza che apparentemente appaiono insormontabili e che sembrano privarci dell’energia vitale. Un esercizio psicologico per elaborare la fine di una relazione lunga Proprio per gli anni che abbiamo dedicato al nostro partner, ci risulta quasi impossibile credere che sia finita. Si cerca di "capire perché", "com'è potuto succedere". Magari l'incredulità è data dal motivo per cui la relazione è finita, che molto spesso è il tradimento. E quello che facciamo, è rimuginare in continuazione sul fatto che è finita, chiedendoci "chissà cosa sta facendo?", "chissà cosa sta pensando?", "chissà se ora sta con quella!?". Questi pensieri, per quanto comprensibili e molto diffusi, sono anche molto dolorosi. Un buon modo di gestirli, è quello di affrontarli e canalizzarli. Pensaci un secondo: cosa succede se provi a non pensarci? Probabilmente, ci penserai ancora di più. Voglio quindi consigliarti un esercizio che puoi fare già da oggi e che può metterti sulla strada della guarigione. Ogni volta che arriva un pensiero doloroso, scrivilo e continua a scrivere per esattamente 15 minuti - puoi impostare un timer sul cellulare. Utilizza preferibilmente carta e penna e scrivi esattamente la narrazione dei tuoi pensieri e dei tuoi sentimenti. Ciò che scrivi, quindi, non deve necessariamente avere senso, ma dev'essere un flusso di pensiero che ti aiuta a tirar fuori ciò che provi in quel momento. Dopo non rileggere quello che hai scritto e anzi, se preferisci, puoi distruggerlo. Quando descrivi le tue sensazioni, cerca di collegarle a dei pensieri e alle percezioni corporee (per esempio: "sento il cuore battere" o "sento i muscoli molto tesi"). Questo ti aiuterà ad aumentare la consapevolezza e la chiarezza delle emozioni e dei pensieri. La scrittura, quando si affronta un lutto, ha un potere molto forte, che è quello di ridurre l'ansia e la rabbia collegata a ricordi dolorosi. Si basti pensare, che tecniche simili si utilizzano anche nel lavoro con persone con disturbo da stress post-traumatico. La fine di una relazione è pur sempre una perdita che crea un vuoto, e spesso è difficile andare avanti. Se vuoi maggiori informazioni, puoi contattarmi o leggere il mio libro "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione". Qui, invece, trovi un altro articolo più ampio sul superare la fine di una relazione. ### Cos'è l'amore? Ma… di cosa parliamo quando parliamo d’amore?Le tre emozioni primarie dell'amore:A cosa serve un percorso di sostegno psicologico? Ma… di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Questo articolo è un estratto dal mio libro "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza" “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?”, è il titolo di un famoso libro di racconti di Raymond Carver. Titolo, a mio parere, veramente geniale. Penso che questa sia una domanda che, in diverse maniere, tutti ci siamo posti nell’arco della nostra vita: “Ma, in fondo… di cosa parliamo quando parliamo d’amore!?”.  È una domanda vecchia quanto il mondo: già nell’Antica Grecia ci si chiedeva che cosa fosse l’amore. L’amore corrisponde all’amicizia? L’amore è un demone? L’amore è un dio? L’amore è la più grande sofferenza o la più grande felicità? Anche gli scienziati, in tempi relativamente recenti, si sono posti questa domanda, e hanno dato delle risposte a mio parere molto interessanti. Interessanti perché “non astratte”: basate su studi svolti in laboratorio, su ricerche, su esperimenti. No, tranquillo, non starò qui a spiegarti i complessi processi neurobiologici che sono alla base dell’amore: voglio solo dartene un assaggio. Come ti dicevo, solo capendo come l’amore realmente funziona, potrai capire come superare la sua fine. Le tre emozioni primarie dell'amore: Partiamo da una definizione poco romantica:  “L’amore romantico è l’insieme di attività associate all’acquisizione e al mantenimento delle emozioni necessarie per sopravvivere e riprodursi.” (Seshadri, 2016) La già citata Fisher (1997), ha descritto tre categorie di emozioni primarie nell’esperienza di accoppiamento dei mammiferi: desiderio attrazione attaccamento La fase del desiderio, è dominata dal desiderio di una gratificazione di tipo sessuale. In questa fase, gli ormoni che la fanno da padrona sono quelli tipicamente sessuali: testosterone ed estrogeni.  L’attrazione, seppur strettamente connessa al desiderio, vi si differenzia per il coinvolgimento emotivo causato da processi neurobiologici diversi. Nel caso dell’attrazione infatti, si attiva il cosiddetto “circuito della ricompensa”: lo stesso che si attiva quando si svolgono attività che inducono piacere come il consumo di cibo, il sesso e persino il gioco d'azzardo o l'uso di droghe. Con la produzione di dopamina, norepinefrina, feniletilammina e serotonina, ecco che nasce l’attrazione: la persona da cui siamo attratti, assume un significato speciale, abbiamo pensieri intrusivi, tendiamo a vedere solo i tratti positivi di questa persona, si instaura dipendenza emotiva… e così via. L'attaccamento rappresenta ciò che alcuni chiamano "amore maturo". Negli animali, si manifesta con la costruzione del nido, il supporto reciproco nel procacciarsi il cibo, il prendersi cura dei cuccioli. Noi umani, ci comportiamo allo stesso modo. Solo che il nido è fatto di mattoni, ed è parecchio più costoso. In più, negli esseri umani, l'attaccamento è caratterizzato anche da sensazioni di sicurezza, calma, vicinanza emotiva. In questo caso, sono ossitocina e vasopressina a garantire questo "sistema emotivo"; è interessante come ci sia un incremento di questi due ormoni dopo un rapporto sessuale. Questo è probabilmente il motivo per cui i rapporti ci fanno sentire più vicini al partner, anche emotivamente.  In termini evoluzionistici, l'attaccamento ha lo scopo di tenere due individui insieme finché non abbiano completato i loro doveri genitoriali. Finché l'uccello non ha lasciato il nido. O finché tuo figlio, a quarant'anni, decide finalmente di andarsene di casa.  Per tutti questi motivi, da un punto di vista chimico, la fine di un amore ti sembra insopportabile: quando viene a mancare l’oggetto verso cui rivolgiamo il nostro amore, si attiva allora il meccanismo di astinenza di cui ti ho parlato prima. Non devi avere paura del dolore che segue ad una rottura: non solo il dolore è normale, ma è anche sintomo di normalità. E anch’esso, se vissuto nella giusta maniera, può portare a delle svolte impreviste e diventare un’occasione di crescita e miglioramento.  In un certo senso, il dolore è come un motore: è da lui che vengono i cambiamenti più importanti delle nostre vite, è da lui che vengono le grandi opere d’arte e le invenzioni che cambiano il mondo. Bisogna solo imparare a non vederlo come un nemico, ma come una possibilità.  A cosa serve un percorso di sostegno psicologico?  Fino ad adesso, ho voluto anticipare alcuni degli argomenti che andremo a trattare approfonditamente nelle pagine di questo libro. Ho voluto farlo parlando dell'amore – e della fine dell’amore – come della fine di una dipendenza. “Sì, Maurizio, ma perché tutto questo? Cioè, che cosa mi cambia ora che mi rendo conto che l’amore è… una cosa chimica?”.  Questa è una delle domande che forse ti sono venute in mente. E io voglio risponderti con sincerità: se non ti rendi conto del fatto che la sofferenza causata dalla fine di una relazione, è una sofferenza fisiologica, sarà più difficile affrontarla.  Ti struggerai, penserai di non poter andare avanti. Che l’amore della tua vita, ormai, ha preso il volo. E così ogni tua possibilità di essere felice… ma, ti assicuro, non è così. Il fatto è che, nella nostra cultura, siamo sempre stati abituati a crescere con l’idea dell’unicità, della tragedia, del “grande amore eterno”. Non è detto però che questo “grande amore” debba durare per sempre. Non è neanche detto che non si possa stare bene con una persona, e poi incontrarne un’altra, e stare altrettanto bene. Anzi, ti dirò che è così che funziona nella stragrande maggioranza dei casi.  La fine di un amore, tienilo bene in mente, non è l’Apocalisse, il Giorno del Giudizio Universale, il Ragnarok dei guerrieri vichinghi, sebbene a te possa sembrarlo. La guarigione è un processo naturale.  Quello che puoi fare per facilitare questo processo, è impegnarti attivamente nel percorrere la strada che ti porterà ad ritrovare la serenità. Cominciare un percorso, che ti aiuti in primo luogo a superare questo dolore, e in secondo luogo a cercare di costruire relazioni migliori in futuro. Relazioni migliori, non significa necessariamente relazioni infinite, relazioni eterne, relazioni shakespeariane: significa relazioni più solide e, insieme, relazioni in cui ci sia un sano equilibrio tra te e l’altro, riuscendo a far esprimere all’interno della coppia il pieno potenziale di entrambi. Far sì, in altre parole, che la coppia sia un luogo di crescita, un amplificatore del potenziale di entrambi e non una sordina che attutisce i vostri desideri e bisogni.  MAGGIORI INFORMAZIONI ### Ossessionato dal mio o dalla mia ex, come uscirne? Come definire un comportamento ossessivo nei confronti dell'ex?Comportamenti tipici di chi è ossessionato dall'exOssessione per l'ex dopo anniCome superare l'ossessione per una persona?Smettere di pensare al mio ex o alla mia exLeggi altri articoli dal mio blog: Dopo una rottura, tornare alla normalità non è semplice. Se la storia è stata molto importante e vissuta con intensità, il vuoto che ci si trova a gestire può essere opprimente. Ancora peggio: durante questa fase di elaborazione e accettazione della perdita, si potrebbe sviluppare una vera e propria ossessione per il proprio ex. Non importa che sia per una relazione ufficiale o per il rapporto con un amante: la sofferenza non si basa su giudizi di valore, e può esitare in veri e propri comportamenti ossessivi. Se tu o la tua coppia avete bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Come definire un comportamento ossessivo nei confronti dell'ex? Anzitutto a concorrere allo sviluppo di alcuni comportamenti ossessivi nei confronti dell'ex è la mancanza. La mancanza fisica innanzitutto. Ti manca quella parte della giornata in cui potevate sciogliervi in un abbraccio, scambiarvi effusioni, raggiungere quel livello di intimità esclusiva che rende la coppia speciale. A questo, a un certo punto, ci si può anche abituare. Il detto "il tempo aggiusta tutte le cose" in questi casi ti sembra del tutto falso, perché ma nel frattempo sopraggiunge anche la mancanza emotiva e l'incapacità di venire a patti con la realtà. Questa mancanza è alimentata da speranze che, man mano, diventano ossessive. La speranza del ritorno, pensieri di rancore e rabbia, forte nostalgia, tristezza prolungata e apatia. Una instabilità emotiva che sprigiona sentimenti ed emozioni molto forti, soprattutto nel primo periodo. Diventa preoccupante quando è passato un bel po' di tempo e la realtà dei fatti non è cambiata: cioè la storia è finita per davvero e occorre voltare pagina. Ho già scritto in diversi articoli che tendiamo a vivere più vite, ma il nostro cuore, la nostra mente, il nostro corpo, rimangono ancora attaccati alla vita con la persona che amiamo di più. Non è facile superare una rottura. I sentimenti sono forti e spesso prevaricano anche il senso logico e razionale. Siamo individui abitudinari. Ci abituiamo alla presenza delle persone, alla loro voce, al fatto di sapere che "ci sono", anche se non sono presenti in quel momento. Questi schemi mentali hanno degli innegabili vantaggi: consentono al cervello di tenersi pronto e libero di fronte a reali pericoli, prendendo per "certo" e "assodato" tutto il resto. E sì, nella pratica quotidiana, anche l'amore e l'affetto vengono dati per certi, quando li viviamo. Per cui, la rottura appare incomprensibile, improvvisa, ingiustificata, anche se erano presenti dei segni che abbiamo ignorato o non siamo stati capaci di leggere. Ma le ossessioni sull'ex non si formano solo quando si viene lasciati, ma anche quando si lascia e il partner accetta la nuova situazione, rifacendosi una vita. L'ossessione si insidia dunque tra lo scarto esistente tra la realtà dei fatti e la sua accettazione. È una reazione sbagliata - comprensibile per certi versi, ma esagerata - a un evento che sconvolge l'intera esistenza, togliendo forse la certezza più grande. Infatti, le coppie felici sono perlopiù quelle che riescono a costruire sulle fondamenta della relazione, e non a suo discapito. Il feeling, l'intesa di base è talmente forte, che supera le difficoltà e agisce da collante invisibile, che tiene insieme il resto. Anche se spesso, durante la relazione, non ce ne rendiamo conto. E diamo tutto questo per scontato. In tema: Il mio libro dedicato all'elaborazione del lutto relazionale. Contiene esercizi pratici per superare la fine di una relazione (che sia con il partner ufficiale o con l'amante), per gestire il dolore, l'ossessione e conoscere il fenomeno della limerenza (o "ultrattaccamento"). Scopri di più e scarica i primi due capitoli gratis. Comportamenti tipici di chi è ossessionato dall'ex Tra i comportamenti ossessivi che riguardano l'ex, ce ne sono alcuni che sono tipici della nostra epoca digitale: Lo stalking delle sue attività online, quindi seguire gli aggiornamenti e i suoi profili social; Ricerca ossessiva dei potenziali nuovi partner ("chi è questo che lo riempie di like!?"; Controllo dello stato "online" di whatsapp o altre app di messaggistica; Altre ossessioni sono invece più intime, legate alla sfera dell'immaginazione: Fantasticare su un suo ritorno, giurando vero amore; Fantasticare di rifarci l'amore, magari prima di dormire, come pensiero occorrente e ricorrente necessario per prendere sonno; Immaginare situazioni a lieto fine "da film"; Ancora, ci sono ossessioni in forma di pensieri intrusivi o di desideri di vendetta: Sperare di essere bloccati sui social media per pregustare una rivincita più grande; Desiderare di incontrare per strada l'ex con un nuovo partner per mortificarli, o per leggere l'imbarazzo sui loro volti; Immaginare scambi di specifici messaggi; Sperare in like e attività di apprezzamento social - anche indiretto - che non si concretizzano e aspettarle ogniqualvolta si pubblica un aggiornamento; Fantasticare sul fatto che quella canzone o quella frase che ha postato sia rivolta a noi. Queste ossessioni, spesso precedono comportamenti compulsivi, come: Passare davanti a determinati luoghi; Fare sempre lo stesso percorso sperando di vederlo / a; Controllare spasmodicamente i social media o il telefono; Mettere e togliere la suoneria nella speranza che sia sfuggito un messaggio o una chiamata; Provare a scrivere messaggi che poi non si inviano e si lasciano in bozza; Salvare e rileggere le vecchie conversazioni, magari cercando indizi del perché si sia interrotta la relazione; Cancellare e ripristinare immagini di quando si era insieme; Controllare lo stato online su applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp. Se hai bisogno di un sostegno nel vincere quest'ossessione, puoi contattarmi senza impegno per valutare la tua situazione. Ossessione per l'ex dopo anni Se l'ex ti manca ancora dopo anni, non preoccuparti: è un'esperienza comune che provano in tanti. A volte, la mente torna ai ricordi del passato. Molti pazienti mi parlano della loro esperienza, in cui si ritrovano a guardare vecchie foto dell'ex, seguire la sua attività online nella speranza di capire come stia, se magari è felice con qualcun altro. Talvolta, si trovano a fantasticare sulla possibilità di ritornare insieme: magari un messaggio inaspettato, che possa riaprire le porte alla vostra storia d'amore. Queste sensazioni scombussolano, soprattutto se attualmente sei in una nuova relazione. Ti riporto qui una conversazione reale (i nomi sono cambiati) con un paziente che ho seguito per qualche incontro nel passato. La sua richiesta era di ricevere un supporto nel capire se volesse stare con la sua compagna o volesse riprovarci con l'ex. Ci eravamo lasciati dopo che aveva deciso di restare con la sua nuova compagna. Franco: Maurizio, Carla mi ha riscritto chiedendomi come sto. Mi ha detto che spera che tutte le cose che ha visto sui social siano vere... che davvero io stia meglio e stia vivendo una nuova vita. Pensi che possa essere un modo per ricostruire un rapporto? Maurizio: Ciao Franco, buongiorno! Non saprei se è un modo di ricostruire, potrebbe semplicemente essere un momento di nostalgia. Tu sei ancora con Simona? F.: Sì, sto ancora con Simona. M.: E come sta andando? F.: Bene. Ma a dire la verità, penso spesso a Carla e ai momenti belli passati insieme. Sia quando vado in un posto che ho visitato con lei che quando passo sotto casa sua. Preciso che lei adesso sta per sposarsi. M.: È normale che a volte ti manchi o che ci pensi… è stata sicuramente una persona importante per te. Se guardiamo alla realtà delle cose però, lei sta andando avanti. E se per te sta andando bene con Simona e riapri una conversazione con Carla, finisci per fare dei passi indietro F.: Sì, ci ho pensato. Ma forse continuo a pensarla perché dovrei avere un confronto, o almeno vederla. Questo breve scambio avuto su Whatsapp, rappresenta bene la sofferenza per un amore passato che è difficile lasciar andare. Non c'è nulla di sbagliato nel ricordare il passato con nostalgia, soprattutto quando questo passato è stato per te importante. C'è ovviamente una differenza tra nostalgia e ossessione. E a volte, il fatto stesso di non perdonarsi per la nostalgia, si trasforma in ossessione. Come superare l'ossessione per una persona? Come puoi notare, questi comportamenti ossessivi si caratterizzano per l'incompiutezza. Sono come dei pensieri che rimangono sospesi a mezz'aria, dei progetti abbozzati che non vanno oltre la fase di progettazione. E c'è del positivo in tutto ciò: una parte del tuo cervello ti sta chiaramente bloccando, perché consapevole che mettere in atto determinati comportamenti possa essere dannoso e umiliante. Ti sta dicendo, in altre parole: "Ok, stai sragionando. Fermati!". Ma non è facile: gli impulsi, si possono trasformare in un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo. A furia di soddisfare delle compulsioni - cioè gli impulsi irrefrenabili ad eseguire un'azione al fine di alleviare uno stato d'ansia - non facciamo altro che insegnare al nostro cervello che quella è una buona strategia per stare meglio. Per questo, a lungo andare, questo modo di fare può plasmare la nostra personalità o trasformarsi in un vero e proprio disturbo. Fermarsi in tempo è quindi obbligatorio, prima che questa ossessione diventi un tratto caratterizzante del nostro essere, marchiato a fuoco da giornate passate a non pensare ad altro. Purtroppo, alcuni comportamenti - ormai la scienza è piuttosto concorde - sono favoriti ed esasperata dalla costante presenza online. Fino a 15-20 anni fa, lo status online era l'eccezione. Ora è la regola. Non esiste l'essere off-line. Se una storia finiva, le coppie potevano e sapevano evitarsi in poche e semplici mosse. Ma oggi non è più così. Anzi, social media come Facebook, Instagram, TikTok, ci tengono in costante allerta. "Guarda quelli, come sono felici insieme!" - oppure: "Quindi il mio ex è andato in quel bar... allora è vero che faceva il cretino con la barista!" Non solo: se spogliati dell'ingenuità che preferiamo attribuirgli, i social appaiono come un enorme mercato delle relazioni possibili - e dei comportamenti legati a quelle relazioni. Le "reazioni" - like, cuori e così via, sono parte integrante di questo meccanismo, e nella mente ossessionata dall'ex diventano pane quotidiano. Perfino WhatsApp può nascondere la tentazione di controllare l'orario dell'ultimo accesso. Insomma, non è facile evitarsi, non è semplice "non sapere" e il saggio principio dell'occhio non vede, cuore non duole è andato bellamente a farsi benedire. I social media possono essere il nostro peggior nemico, se siamo ossessionati dall'ex. Smettere di pensare al mio ex o alla mia ex Come spiegato altrove, qui nel sito, il tempo è un'ottima medicina. Si dice che il tempo sana tutto, ed è la verità: a un certo punto la memoria si annebbia, i sentimenti legati a cose, persone e luoghi diventano meno intensi. Certo, una storia importante non si dimentica. E probabilmente, non è neanche ciò che desideriamo. Ma ad un certo punto, potremo guardare indietro a questa storia con una sana nostalgia - un po' come quella che proviamo ripensando ad una bella vacanza. Crudele, ma vero! Nel caso del comportamento ossessivo nei confronti di una ex o un ex esso va fermato prima che conduca a danni peggiori. La vita può diventare un inferno, in caso contrario. Il primo consiglio è ristabilire un rapporto con sé stessi. Quindi uscire dalla dinamica di coppia che non esiste più. Il secondo è molto pratico: tagliare i ponti... e farlo per davvero. Senza secondi fini. Chiudere i rapporti via social media non per aspettare una reazione (la delusione dal non ricevere like alle proprie foto, ad esempio), ma per evitare che l'ex ci ricordi continuamente della sua esistenza. Per scappare dalla tentazione, sempre presente, di rispondere alle domande: "Chissà che sta facendo?", "Chissà con chi è?". Una buona strategia è agire con un taglio netto: eliminare i suoi profili social dallo smartphone, poi cancellare il numero dalla rubrica e tutte le vecchie conversazioni. Se l'idea di cancellare il numero è troppo difficile, si può sempre scrivere su un pezzo di carta e nascondere in un posto poco accessibile. Un altro consiglio è quello di occupare la mente con altre attività, per lasciare poco spazio all'ossessione. Bisogna reinventarsi, ma gli amici e le amiche esistono per quello. Lanciati in nuovi interessi, comincia un nuovo progetto, trascorri il tempo che ora hai a disposizione per fare quelle cose che hai sempre accantonato per dare priorità ad altro. In questi modo riscoprirai una parte positiva di te, che dà una nuova prospettiva e un nuovo valore alla tua vita. Successivamente, inizia a pensare a nuovi incontri e nuove relazioni. Se frequenterai nuovi posti e coltiverai altri interessi, troverai qualcuno o qualcuno con cui uscire. E magari, ricominciare una nuova vita. Se non ti senti in grado di affrontare questa fase da solo o da sola, il consiglio è di parlarne con uno specialista. CHIEDI INFORMAZIONI SENZA IMPEGNO Leggi altri articoli dal mio blog: ### Come Superare la Fine di una Relazione Tossica Segnali di una relazione tossicaCome superare la fine di una relazione tossica?Uno Psicologo per superare la fine di una relazione tossica Quando si vive una relazione, non è sempre facile comprendere se si tratta di una relazione sana o disfunzionale. Alcune volte ci sono segnali che fungono da campanello d’allarme (a volte imperdonabili, come nel caso di violenze fisiche), mentre altre volte molti gesti, riti, abitudini ci confondono e lasciano galleggiare in uno stato di incertezza. Per questo, prima di parlare delle modalità per superare la fine di una relazione tossica, voglio fare qualche riflessione proprio su questo tipo di relazioni. Affrontare la fine di una relazione tossica non è semplice, ma con i giusti consigli, è possibile guardare avanti verso amori più sani e soddisfacenti. Segnali di una relazione tossica Nonostante non ci siano delle definizioni scientifiche o univoche di "relazione tossica", potremmo dire che una relazione tossica è un rapporto che minaccia il nostro benessere: emotivo, psicologico o fisico. In altre parole, qualsiasi relazione che faccia del male, anziché del bene. I segnali di una relazione tossica, non sono sempre immediati da cogliere. Soprattutto quando si vive da protagonisti, risulta difficile rendersi conto della propria situazione. Alcuni spunti dai quali partire per riflettere sulla tipologia di amore che si sta vivendo potrebbero essere, ad esempio, quelli dati da una volontà da parte del partner di controllare e manipolare le nostre azioni, la cerchia delle nostre frequentazioni, o ancora la mancanza di rispetto perpetrata con tendenza all’umiliazione o un senso di forte controllo ed una malsana competizione. Questi spunti di riflessione potrebbero essere utili per comprendere se stiamo vivendo un rapporto in cui stiamo realmente bene e ci sentiamo sostenuti o se, al contrario, viviamo in uno stato di continuo malessere. Come superare la fine di una relazione tossica? Se una relazione ci sta consumando, potrebbe essere utile partire dal porsi delle domande all’apparenza banali, come ad esempio: “Mi sento bene nel rapporto che sto vivendo? Percepisco la sensazione di apprezzamento, appagamento e rispetto da parte del mio partner? Mi sento come fossi in gabbia o sento di non poter fare a meno del mio partner nonostante non stia vivendo bene o non mi senta a mio agio nel rapporto?”. Se la risposta a queste domande ci fa supporre che forse la nostra relazione non è poi così sana, sarebbe il caso di parlarne apertamente con il partner o con uno psicologo. Se ci ritroviamo già nella fase in cui la relazione si è interrotta, è importante essere consapevoli che è normale soffrire. Anche per una relazione che ci faceva stare male. Ho già parlato di come superare la fine di una relazione, ma mi piacerebbe parlarti ora nel dettaglio di come superare la fine di una relazione tossica. Come dico sempre, i primi step sono accettazione e consapevolezza. Accettare il dolore, che è un'esperienza naturale da cui non dobbiamo fuggire, ed essere consapevoli del fatto che, anche se ora sembra tutto nero, staremo meglio. Ecco qualche altra indicazione che può esserci utile: Dare spazio e importanza alla rete sociale per evitare la solitudine e l’isolamento: questo è un aspetto importante, cercare di ricreare una sorta di ponte con amici e parenti potrebbe risultare utile per riacquistare l’indipendenza perduta nell’ultrattaccamento ("limerenza") al partner. Cercare di ridurre al minimo i contatti con l’ex, potrebbe aiutare soprattutto in una fase iniziale di distaccamento. Per contatti non si intendono solo gli incontri in presenza, la convivenza, i rapporti intimi ma anche i contatti attraverso messaggi e social network. Trovare delle strategie per tornare ad apprezzare i momenti di solitudine. Questo aspetto potrebbe spaventare per il timore del rumore assordante che il vuoto intorno a noi può fare, ma si può utilizzare il tempo per risanare la propria autostima attraverso attività che non solo ci appassionino ma che possano anche farci sentire utili, come cimentarsi in nuove attività/hobby, sport e nuove esperienze. Tutto ciò permette di affacciarsi su nuovi mondi magari inesplorati o troppo a lungo dimenticati. Riorganizzare la propria quotidianità, pianificando se necessario le giornate per ridare spazio alle proprie passioni, rimettendosi al centro della propria vita, scegliendo via via le priorità e cosa invece scartare o accantonare temporaneamente. Uno Psicologo per superare la fine di una relazione tossica Riconoscere una relazione tossica, prenderne consapevolezza e arrivare all’atto finale di chiusura richiede uno sforzo ed un lavoro su sé stessi che non esclude difficoltà o momenti critici. E una volta sopraggiunta la rottura, non è facile andare avanti. Le relazioni tossiche, sono spesso così intense da essere "amori folli", che hanno un'aura di eccitazione e una carica d'avventura unici. Purtroppo (o per fortuna), questo non è abbastanza. Pertanto, potrebbe essere utile avere il supporto o anche solo un confronto con uno specialista per riuscire a trovare il sostegno necessario per affrontare un momento complesso. Se desideri più informazioni, puoi cliccare qui. ### Come superare una rottura: 7 passi da fare e 7 da evitare per affrontare la fine di una relazione In questa guida pratica scoprirai: Perché le 5 fasi del lutto non si applicano alle relazioni - Scoprirai perché, al contrario di quanto dicono in molti, le 5 fasi del lutto non si applicano alle rotture relazionali I 7 errori comuni che rallentano la guarigione - Identificheremo le trappole mentali ed emotive in cui è facile cadere Strategie concrete per gestire il dolore acuto - Tecniche pratiche basate che puoi applicare fin da subito Il percorso in 7 passi verso la rinascita - Un metodo strutturato per trasformare il dolore in opportunità di crescita Perché le fasi del lutto non si applicano alle rotture sentimentaliLa ricerca scientifica mostra che:È importante capire questo, perché...Come superare una rottura e iniziare una nuova vita7 errori che peggiorano la situazioneSuperare una rottura senza amiciI 7 Passi per superare la rottura1. Concediti di provare dolore2. Riscoprire sé stessi3. Continua a fare le cose che ti piace fare4. Pensa al passato in modo realistico5. Si può sempre trovare di meglio...6. Un esercizio per gestire il dolore per una rottura7. Un libro per superare la rotturaHa senso rivolgersi ad uno psicologo per superare una rottura? La fine di una relazione è spesso molto dolorosa. Un'esperienza che stravolge la nostra vita e ci fa sentire smarriti, persi rispetto a un binario di vita che ci eravamo disegnati. Come psicologo che si occupa di relazioni e autore del libro Tornare a Vivere: Superare la fine di una relazione tra ossessione e limerenza, quotidianamente aiuto le persone a superare questa enorme sofferenza. Talvolta, al dolore si aggiunge l'umiliazione: purtroppo, secondo molte persone, la sofferenza dovrebbe avere quasi delle regole predefinite. "Dai, stai ancora così male? Dopo tutto questo tempo!?". "Siete stati insieme per così poco tempo, non dovresti soffrire così tanto!". Eppure sì: stiamo così male, dopo tutto questo tempo, e anche dopo una relazione breve. Ecco la prima cosa che voglio dirti: non giudicarti. Ognuno fa il proprio percorso, e se stai leggendo quest'articolo forse hai sentito anche tu frasi come quelle di prima. Fidati: non hanno alcun valore. Perché la sensazione di avere un cuore spezzato può durare per tanto tempo e sorgono dubbi che coinvolgono un po' tutto: la propria persona, il carattere dell'ex, il valore degli anni trascorsi insieme, l'incertezza di quelli a venire. Spesso, chi vive una rottura si sente perso e confuso, come se avesse perso una parte di sé. Alcuni si sentono in colpa per la fine della relazione, credendo di non essere stati all'altezza del partner. Altri perché si sono pentiti di aver lasciato il partner e non fanno altro che ruminare sul passato. Talvolta, finendo per avere veri e propri pensieri ossessivi. Se hai bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Come superare una rottura, quando la sensazione è letteralmente quella di avere il cuore spezzato in due? Perché le fasi del lutto non si applicano alle rotture sentimentali Se hai letto altri articoli o libri, potresti esserti fatto l'idea che le famose 5 fasi del lutto siano applicabili alla fine di una relazione. Eppure, il dolore per la fine di una relazione NON è identico al lutto per la morte di una persona cara, nonostante sempre di lutto si tratti. Molti applicano erroneamente il modello delle "5 fasi del lutto" di Elisabeth Kübler-Ross (negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione) alle rotture sentimentali. Questa generalizzazione è problematica per diversi motivi: La ricerca scientifica mostra che: Il modello di Kübler-Ross fu sviluppato osservando pazienti terminali, non persone che affrontavano rotture sentimentali o altri tipi di perdite non letali Uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (2007) ha dimostrato che le persone raramente attraversano fasi predefinite in un ordine specifico quando elaborano qualsiasi tipo di perdita La risposta emotiva a una rottura è significativamente influenzata da fattori che non esistono nel lutto per morte: la possibilità di riconciliazione, il rifiuto attivo da parte dell'altra persona, il confronto con la nuova vita dell'ex Le neuroscienze hanno dimostrato che il dolore da rottura attiva aree cerebrali diverse rispetto al lutto per morte, più simili a quelle della dipendenza e dell'astinenza È importante capire questo, perché... Non esiste un "percorso standard" di guarigione. Non devi seguire fasi prestabilite o sentirti "indietro" nel tuo processo. L'elaborazione di una rottura sentimentale è un'esperienza: Non lineare: potresti sentirti meglio per settimane e poi avere una ricaduta Individuale: influenzata dalla tua personalità, storia personale, e circostanze della rottura Contestuale: dipende dal supporto sociale, dalla tua situazione attuale, e da molti altri fattori Multidimensionale: coinvolge aspetti emotivi, cognitivi, comportamentali e sociali della tua vita Anziché cercare di adattarti a un modello rigido, in quest'articolo ti propongo un approccio più flessibile e basato sulle risorse, che ti permetta di navigare il tuo personale percorso di guarigione con strumenti pratici ed efficaci. Come superare una rottura e iniziare una nuova vita Viviamo molteplici vite durante la nostra esistenza, ognuna distinta e legata a diversi contesti. Il nostro passato, intriso di memorie e nostalgia, a volte diventa quasi irriconoscibile. Le persone, dopo aver camminato per centinaia di chilometri sulla strada di una relazione, spesso trovano difficile ricordare chi erano prima. Da dove sono partite. Le persone, i rapporti e i luoghi entrano ed escono dalla nostra vita, lasciando dietro di sé ricordi, talvolta dolci, altre volte amari. Quando una relazione finisce, non facciamo altro che iniziare un nuovo capitolo. La resistenza a questo cambiamento è forte: non vogliamo affrontarlo. Ci fa paura, è scomodo. Dal giorno dopo la rottura, sentiamo che tutto sarà diverso. Questa incertezza, la sensazione di aver perso qualcosa di prezioso e la difficoltà a capire perché sia davvero finita, possono sembrare un incubo. Tuttavia, questo è un momento di transizione verso una nuova fase della vita, un capitolo ancora da scrivere. Come superare una rottura? Accettando che ogni fine è anche un nuovo inizio e che ogni esperienza, buona o cattiva, è un tesoro di lezioni da portare nel futuro. Allora come facilitare questa transizione? Come fare in modo di scrivere delle nuove, belle pagine? Il passato non va cancellato. Come dimensione empirica della nostra vita è insegnamento, esperienza, ma anche un'emozione legata ai momenti vissuti insieme alla persona importante che ora non sta più con noi. Cosa ci portiamo di questa vita nella nuova? Tanto, ma nella stessa misura in cui portiamo con noi il ricordo delle amicizie o delle avventure giovanili: ciascuna con il suo peso. Spesso, quando proviamo a superare una rottura, ci incastriamo in dei meccanismi disfunzionali. Che non fanno altro che allontanarci dal nostro obiettivo, e ci fanno soffrire ancora di più. 7 errori che peggiorano la situazione Prima di tutto, rendiamoci conto di quali sono gli errori che tipicamente facciamo quando cerchiamo di superare una rottura. Sono quegli errori che potremmo definire "tentate soluzioni disfunzionali", ovvero quelle strategie che mettiamo in pratica per riuscire a superare una rottura ma che ci danno solo un sollievo temporaneo. Sollievo che, giorno dopo giorno, diventa una trappola. Le persone che seguo come psicologo che si occupa di relazioni, mi raccontano spesso di commettere questi errori: Provare a riconquistare l'ex, spesso tramite corsi o aziende che promettono risultati "magici" Guardare vecchie foto e messaggi per trovare conforto o cercare di capire quando le cose sono andate storte Ripercorrere mentalmente gli step della relazione Chiedersi in continuazione: "E se avessi fatto diversamente?", "e se quel giorno avessi detto questa cosa invece di quell'altra..?" Fare ricerche su internet, in cerca di una chiave che risponda a tutte le sue sofferenze Rivolgersi a cartomanti, maghi ecc. in cerca di conforto Parlare tutto il giorno con amici e parenti, sfogandosi in continuazione. Tutte queste, sono strategie fallimentari. Ti spiego perché. Tendenzialmente, potremmo dividere queste tentate soluzioni disfunzionali in categorie: Il tentativo di controllo: provo a controllare ciò che in realtà non posso controllare. Come il tornare con l'ex, oppure cercare di cambiare il passato con quelle domande o quelle fantasie che vorrebbero cercare di costruire un presente alternativo. Come, ad esempio, il cercare di capire cos'è andato storto o chiedersi "e se avessi fatto diversamente?". In tutti questi casi, il presente alternativo che stiamo costruendo esiste solo nella nostra fantasia. È un rifugio, che in un primo momento può aiutare, ma che a lungo andare rallenta il nostro processo di guarigione. Ci impedisce di guardare alla realtà per quella che è, e questo, a lungo andare, non risolve nulla. Anzi, ci blocca nel dolore. La ricerca di rassicurazioni: le ricerche su internet, il lamentarsi in continuazione (così che le persone che ci stanno intorno ci dicano "non preoccuparti, passera!"), il rivolgersi a maghi e cartomanti e così via, sono una lama a doppio taglio. Perché sul momento, ci fanno star bene, alleviando l'ansia e facendoci sentire al sicuro. Ci fanno sentire supportati, aiutati, amati. Ma allo stesso tempo, ci trasmettono un messaggio pericoloso, che si infila sotto pelle: "Da solo non ce la fai: avrai sempre bisogno di queste rassicurazioni". Superare una rottura senza amici, può sembrare come una strada in salita e solitaria. Tuttavia, è possibile trovare nuovi significati dentro di sé. Non solo: è un'opportunità per ricostruire una rete sociale dopo, magari, essersi annullati per una relazione. Superare una rottura senza amici La solitudine è spaventosa. Soprattutto quando ci troviamo ad affrontare il dolore. Ecco che quando affrontiamo una rottura e magari ci ritroviamo ad affrontarla senza amici, la sfida può sembrare ancora più insormontabile. Certo: l'assenza di una rete sociale in grado di offrire conforto, ascolto e distrazione può far sembrare il dolore ancora più insuperabile. Tuttavia, è importante ricordare che, anche in questa situazione, abbiamo delle risorse interiori a cui possiamo attingere. La solitudine può essere trasformata in un'opportunità per conoscere meglio sé stessi, per rafforzare la propria resilienza emotiva. Creare nuove abitudini, cercare momenti di riflessione personale, o rivolgersi a un professionista che possa offrire sostegno, sono tutte strade percorribili e utili per affrontare il percorso di guarigione. In più, questo può essere un ottimo momento per ricostruire una rete sociale. Cosa che spesso va a rompersi nel momento in cui ci si annulla per la coppia. Ricorda che la mancanza di amici non significa che dobbiamo affrontare tutto da soli: possiamo ancora costruire una nuova vita, giorno dopo giorno, trovando conforto nelle piccole vittorie quotidiane e, soprattutto, imparando a essere il nostro migliore alleato. I 7 Passi per superare la rottura 1. Concediti di provare dolore È naturale sentirsi devastati dopo una rottura. Una delle prime cose da fare è permetterti di star male. Non cercare di reprimere le tue emozioni. Piangi, scrivi i tuoi pensieri. Riconoscere e accettare il tuo dolore è il primo passo verso la guarigione. Non sottovalutare poi il fattore tempo. È il miglior alleato perché - spiace dirlo - il tempo porta a vivere i ricordi meno intensamente. E non abbiamo grandi armi per selezionare quelli che vogliamo ricordare meglio, rispetto a quelli che vorremmo buttare nel cestino per sempre. Ma il tempo è una risorsa, e come tale non va sprecata. Il dolore va elaborato, non c'è dubbio. E devi dare tempo al dolore. Non devi soffocarlo. L'importante è che sia una fase di transizione. Obiettivamente non puoi pensare che durerà per anni e che un giorno cambierà tutto e tornerete insieme. Non funziona così. Le relazioni possono durare per sempre, ma anche rompersi. E durante la vita, come detto sopra, si aprono diversi capitoli collegati a persone che poi spariscono senza che lo vogliamo. 2. Riscoprire sé stessi Una volta terminata la relazione di coppia, per superarla occorre disfarsi dell'abito del partner. Se la vita di coppia era percepita come "validante" e "confermatoria" di alcune premesse fondamentali della propria vita, incluso lo status sociale, ora è necessario calarsi nella nuova realtà. Può capitare di trovarsi scoraggiati, magari c'era una dipendenza affettiva sottostante, non calcolata, che può rendere più difficile accettare la situazione, ma prima di tutto vieni tu. Peggio ancora potresti essere stato o stata in una coppia dove è presente la "limerenza", cioè quel fenomeno di ultra-attaccamento che esclude una visione alternativa a quella di amarsi follemente e stare insieme. Una volta soli, si ha proprio voglia di starsene un po' per i fatti propri. Questo, per tanti, significa isolarsi, mollare un po' gli amici, non uscire spesso, prendersi meno cura di sé. È come se agissi in un modo che sembra dire che non possiedi più quel valore che avevi prima, quando stavi in coppia. Ma in realtà conviene focalizzarsi sugli aspetti positivi che hai sempre portato nella relazione, i valori che possiedi e che l'hanno fatta andare avanti. Da questi devi ripartire per costruire una nuova vita, perché definiscono davvero chi sei. Hai già letto l'articolo: "Superare la Fine di una Relazione"? 3. Continua a fare le cose che ti piace fare La vita continua, si dice, ma la realtà post-rottura è complicata. La prima tentazione, quando si rompe una relazione, è quella di smettere di frequentare luoghi e persone che facevano parte di quello che chiamo Universo-Coppia. Fare attività ludiche, sportive, andare per luoghi particolari, addirittura hobby e interessi sorti solo durante la relazione. All'interno di una coppia di lunga durata, i partner finiscono per influenzarsi e assumere stessi comportamenti e stessi interessi. Terminata questa fase, ne inizia un'altra. Ma posto che ci sono cose che si potevano fare solo in coppia, cosa ti impedisce di continuare a svolgere un'attività o andare in un posto che ti piaceva? Puoi continuare a farlo. Se è entrato dentro di te, vuol dire che fa parte di te. È chiaro: si è portati a pensare alla classica scena da film del "posto che ti ricorda lei", "io e lui facevamo sempre questo insieme". Ma a meno che tu non sia molto giovane, questa fase malinconica non ha proprio senso. E anzi, di norma capita che rifare da solo o da sola le cose che ti piaceva fare in coppia, ha solo un effetto benefico. E che riscoprendo il piacere di farle, hai la prova che questo dipendeva da te e non dall'essere in coppia. Quando ci sono anche dei figli con l'ex-partner, questo è ancora più importante. 4. Pensa al passato in modo realistico Dopo aver terminato una relazione importante, che lascia ferite sanguinanti, viene quasi spontaneo guardare al passato in termini assolutistici: è tutto bianco o tutto nero. Per cui possono prevalere l'odio, il rancore, il livore oppure la mitizzazione di un'epoca che non tornerà più. Smaltita la delusione iniziale, occorre guardare al passato con sincerità. Se la relazione è finita vuol dire che alla fine non stava più funzionando. Che quell'energia che l'aveva alimentata fino a poco tempo prima della rottura, forse era finita. Ci sono relazioni che non funzionano e si trascinano per molto tempo, prima che avvenga l'inevitabile rottura, che spesso è uno sfilacciamento prolungato che alla fine porta a spezzare l'ultimo filo che connette le due parti. Farsene una ragione significa anche guardare al passato con realismo. Ripensa alle liti, ai silenzi, ai fastidi che sicuramente avranno preceduto la rottura. Erano davvero tutte rose e fiori? 5. Si può sempre trovare di meglio... La vita è fatta di incontri con persone che possiedono qualità e difetti. Noi stessi diventiamo oggetto di un giudizio altrui. Può capitare di essere abbastanza fortunati da essere simpatici e piacevoli a un buon numero di persone, ma la verità è che i rapporti che contano - quelli basati sulla semplice noncuranza dei difetti reciproci - sono veramente pochi. Ma il numero delle persone speciali che possiamo incontrare non è limitato. Ci sono persone che possono dirti di essersi rifatte una vita in modo del tutto inatteso. Nella mia esperienza ho avuto a che fare con coppie felici, che venivano da relazioni precedenti finite male, che sembravano insuperabili. Magari le persone non cambiano, ma le circostanze sì, e sono sempre pronte a offrire opportunità e sorprese. 6. Un esercizio per gestire il dolore per una rottura Quando si soffre, vorremmo solo star meglio il prima possibile. Purtroppo, non è possibile prendere una pillola magica che ci faccia superare la fine di una rottura. Tuttavia, ci sono cose che possono aiutarci. Uno dei compiti che talvolta suggerisco ai miei assistiti, è di darsi un tempo e un luogo per soffrire. Immagina la sofferenza come un fuoco. Un compito che può aiutarti è quello di racchiudere in 3 "sessioni" da 15 minuti al giorno (scandite da un timer) il bruciare di questo fuoco. Per cui, puoi concederti queste tre sessioni da 15 minuti, per poter vivere a pieno il dolore che stai provando. Ad esempio, potresti concederti tre spazi: dalle 9 alle 9.15 del mattino; dalle 15 alle 15.15 e dalle 20 alle 20.15 ogni giorno. In questo tempo, puoi riflettere sul dolore e concederti di soffrire. Un po' come se volessi volontariamente bruciare il fuoco della sofferenza nel modo più veloce possibile. Concediti di star male, piangere, urlare. Va benissimo. L'importante, è che allo scadere dei 15' (quando suonerà il timer che avrai impostato), ti sciacqui il viso e ritorni alle tue normali attività. Se dovessi soffrire anche tra una "sessione di sofferenza" e l'altra, rimanda il pensiero alla sessione seguente, dove lo utilizzerai come legna per alimentare il fuoco. E lasciarne nel più breve tempo possibile, solo cenere. 7. Un libro per superare la rottura Ti consiglio un bel libro per superare la rottura, che si chiama "Tornare a Vivere superare la fine di una relazione". Potrei essere un po' di parte, perché l'ho scritto io. Però ti assicuro che non è male! :) Ha senso rivolgersi ad uno psicologo per superare una rottura? Mi rendo conto che i consigli dati sopra possano sembrare troppo razionali, distanti dall'impatto emotivo di una rottura, ma non è così. Per esperienza ti posso dire che dopo la fase di superamento e transizione, i miei pazienti arrivano alle stesse conclusioni e fanno proprio questi ragionamenti. Ma siamo d'accordo sul fatto che la fase di superamento può essere complicata. Per questo motivo, fin dagli inizi della mia professione di psicologo, mi occupo di aiutare quelle persone che desiderano superare la rottura elaborando il trauma, facendo pace con sé stessi e il proprio recente passato, e uno sguardo più fiducioso e sereno verso il futuro. Stai affrontando un momento difficile? Se hai bisogno d'aiuto, posso aiutarti. È normale sentirsi angosciati, persi, senza via d'uscita dopo la fine di una relazione. Il mix di emozioni – dolore, confusione, rabbia – può sembrare impossibile da gestire, soprattutto quando non puoi parlarne apertamente senza sentirti giudicato. Sono uno psicologo che si occupa proprio di questo, e posso aiutarti con: Sessioni mirate per elaborare le emozioni difficili senza giudizio Strategie pratiche per gestire le difficoltà tipiche di chi sta affrontando la fine di una relazione Percorso personalizzato per ricostruire il tuo equilibrio emotivo Supporto riservato in un ambiente sicuro e confidenziale Clicca qui per prenotare una call conoscitiva gratuita ### Come Superare la Fine di una Relazione con un Narcisista Narcisista: significatoCome superare la fine di una relazione con un narcisistaEcco alcuni suggerimenti per superare la rottura con un narcisista:Rivolgersi ad uno Psicologo per superare la rottura con un narcisista? Non c'è giorno che non senta una persona citare il "narcisismo", che sembra essere molto di moda tra pazienti e colleghi stessi. "Il mio ex è un narcisista!", "Mio marito è un narcisista covert", "Il mio terapeuta mi ha detto che sono un narcisista empatico" eccetera, eccetera. Il mio primo invito, quindi, è quello di evitare di diagnosticare chicchessia. Concentriamoci sulle nostre emozioni e su cosa ci fa stare bene, piuttosto che sull'ipotizzare disturbi di varia natura. Tuttavia, è chiaro che il narcisismo esista, ed è bene definirlo secondo criteri scientifici. In quest'articolo, quindi, andremo a rispondere a due domande: qual è il vero significato della parola "narcisista"? Come superare la fine di una relazione con un narcisista? Superare la fine di una relazione con un narcisista, può sembrare impossibile. Ci sono, tuttavia, delle strategie che possono aiutare. Narcisista: significato Il DSM-5 - la quinta edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - definisce il disturbo narcisistico di personalità all’interno di un quadro caratterizzato da un modello pervasivo di grandiosità, dal bisogno di ammirazione, da mancanza di empatia e sensibilità verso gli altri, dalla necessità di adulazione. Questo quadro aiuta a comprendere che instaurare una relazione con un partner narcisista potrebbe condurre a delle conseguenze di complessa gestione, da un punto di vista psicologico, da parte di chi le vive. Sarebbe forse giusto sottolineare come un narcisista usi le relazioni con il proprio partner, più che viverle. Si tratta di relazioni disfunzionali e per uscirne serve determinazione: può essere utile anche il sostegno di uno specialista, laddove si avverta la sensazione di non farcela da soli. Iniziare un percorso potrebbe aiutare a terminare la relazione e potrebbe aiutare anche a gestire le relazioni future con maggior consapevolezza, evitando gli errori del passato. Come superare la fine di una relazione con un narcisista Per riuscire a superare la fine di una relazione con un narcisista, è necessario innanzitutto acquisire consapevolezza. Consapevolezza di come questi dia per scontato e sottostimi il partner, facendolo sentire inadeguato, riempiendo il rapporto di un insano egoismo. Ecco alcuni suggerimenti per superare la rottura con un narcisista: Comprendere che l’essere eccessivamente compiacente e accudente, quasi fino ad annullarsi, non è l’unica modalità relazionale valida. Anzi, spesso questo alimenta il senso di inadeguatezza e instaura un circolo vizioso; Imparare a soppesare le altrui reazioni pensando al proprio benessere, oltre che a quello del partner. Potrebbe aiutare ad esempio spostare il focus su sé stessi, attribuendo anche il giusto peso e prendendo le corrette distanze dalle opinioni altrui, senza necessariamente sentirsi mortificati, sbagliati o inadeguati; Attribuire la giusta importanza ai propri bisogni e alle proprie aspettative, imparando anche a dire di no. Compiacere sempre e comunque, non significa amare meglio e di più. Piuttosto, è importante riuscire ad attribuire a tutte le sfere della propria vita – compresa quella amorosa – le giuste priorità; Cercare delle strategie per lenire le ferite lasciate dal narcisista. Ne risentirà in queste tipologie di relazioni sia l’autostima, che la propria stabilità interiore. Entrambe saranno state minate da quella che spesso viene definita "dipendenza emotiva". Un buon antidoto, è circondarsi di persone che apprezzino ciò che si è, per quello che si riesce ad offrire in un dato momento. In altre parole, circondarsi di persone che ci fanno sentire accettati, nonostante i nostri limiti. Inoltre, sarà d’aiuto imparare a gioire dei piccoli successi raggiunti nella quotidianità, senza dover per forza avere aspettative irraggiungibili. Il partner narcisista ci conosce, e sa anche quali tasti toccare e in quali momenti per arrivare ad ottenere ciò che vuole, quando vuole e come lo vuole. È in grado di alimentare la dipendenza affettiva, donando la falsa sensazione di essere capiti. In realtà, è una relazione malsana, e come tale va affrontata anche attraverso il no-contact, ossia la cessazione di ogni forma di contatto. Bisogna tagliare qualunque contatto con il partner narcisista, compresi messaggi e social network. Proprio per sua natura, un partner narcisista che viene lasciato, può vivere l'evento come un affronto. Può quindi cercare di riconquistare l'ex con varie strategie, più o meno manipolatorie. Se si è convinti di voler andare avanti, è importante rendersi indisponibili a qualunque contatto. Nessun incontro, bloccare il numero e su tutti i social. Un approccio di questo tipo potrebbe essere utile anche per rielaborare, riflettere in modo libero, senza continue sollecitazioni o richieste da parte dell'ex-partner.  Rivolgersi ad uno Psicologo per superare la rottura con un narcisista? Rivolgersi ad uno psicologo che si occupa di relazioni e di elaborazione del lutto in seguito alla fine di una relazione, è infine una scelta sempre opportuna. Un professionista psicologo può aiutare a fare chiarezza, sostenere nei momenti di difficoltà e soprattutto dare strategie concrete per aiutare in una fase difficile. In modo da superarla, e da non ricadere nelle stesse dinamiche dannose. Puoi scrivermi qui per maggiori informazioni su percorsi psicologici che ti aiuteranno a superare la fine di una relazione. Seguendo questi consigli, iniziando un percorso psicologico, sospendendo i contatti e la relazione, l’attenzione tornerà a focalizzarsi su voi stessi. Inoltre, è bene ricordare che la sensazione di confusione e tristezza che potrebbe presentarsi, va vissuta come una fase del percorso di presa di consapevolezza. Consapevolezza di quanto sia importante ritornare a vivere a pieno la propria vita, senza limitazioni o costrizioni imposte. N.B. Questo articolo è di approfondimento a "Come superare la fine di una relazione" che contiene tantissime informazioni utili e valide in molteplici casi. ### Come superare la fine di una Relazione Extraconiugale: Guida Pratica In questa guida pratica scoprirai: Come gestire il dolore quando sei l'amante che viene lasciato Strategie psicologiche efficaci per superare la fine di una relazione extraconiugale Gli errori da evitare assolutamente durante il processo di guarigione Come ricostruire la tua vita e trovare nuovi stimoli dopo una rottura Superare la fine di una relazione extraconiugale è un'esperienza complessa e dolorosa. Se stai cercando risposte, probabilmente ti trovi in una situazione di sofferenza che sembra non avere via d'uscita. A differenza delle rotture "convenzionali", quando termina una relazione con un amante spesso non si può condividere il proprio dolore, rendendo il processo di guarigione ancora più difficile e solitario.Come psicologo esperto di relazioni e tradimenti, ho accompagnato tante persone attraverso questo difficile percorso. In questo articolo, troverai strategie concrete per affrontare e comprendere questa situazione, indipendentemente che tu sia l'amante lasciato o la persona che ha deciso di terminare la relazione. Ho già parlato di come superare la fine di una relazione "convenzionale". Spesso la causa della fine di un rapporto è un tradimento, eppure raramente si parla del dolore dovuto alla separazione con un amante. Oppure ciò che prova "il terzo" - l'amante stesso. Si tende a colpevolizzare chi si innamora di un'altra persona che non sia il partner. Si fa lo stesso con chi si infatua di una persona già impegnata, puntando il dito, invece che sforzarsi di comprendere e accogliere. Questo può aggiungere solo disagio e malessere a persone che si trovano già in uno stato di sofferenza, perché hanno perso un amore. Magari una nuova relazione in cui riponevano forti speranze. Quindi, in quest'articolo voglio rispondere ad alcune domande: come faccio a superare la fine di una relazione extraconiugale? Cosa fare quando sono io l'amante che viene lasciato/a? Forse può interessarti l'articolo La dipendenza affettiva per l’amante: chimica e come uscirne Può essere davvero difficile superare la fine di una relazione extraconiugale. Tuttavia, ti assicuro che è possibile. L'amante che soffre: quando una relazione extraconiugale diventa seria Dietro ad ogni relazione extraconiugale, si celano spesso una vastità di emozioni. La principale è sicuramente la sofferenza. Come il caso di Anna, che mi racconta: "Vorrei che lasciasse sua moglie, ma continua a prendere tempo". "Ogni volta che ci sentiamo, dobbiamo farlo di nascosto. Non posso scrivergli, devo aspettare che sia lui a farsi sentire. E ci vediamo sempre e solo a casa mia. Non chiedo tanto, vorrei almeno uscire a cena per una volta". Oppure quello di Claudia: "Frequento un altro uomo da due anni: mi sento continuamente in colpa nei confronti di mio marito, ma non so come uscirne. Li amo entrambi!" Ci si ritrova poi in una situazione di "dissonanza cognitiva". Generalmente, gli amanti non vogliono trovarsi in questa situazione, né essere "i terzi". Spesso, loro stessi criticano chi tradisce o chi si introduce in una relazione già solida. Eppure, non si riesce a farne a meno. Forse inizia come gioco, a volte si prevede che sarà una cosa passeggera. Una notte e via. Ma una notte, diventano due. Ci si ritrova a voler messaggiare, a pensare all'amante. A desiderare di averlo vicino, di condividere momenti della vita ed esperienze. Però non è possibile, perché la relazione extraconiugale è una relazione "castrata". In cui bisogna nascondersi - è impossibile uscire allo scoperto. E questo, genera sofferenza. Spesso, ci si ritrova in un vero e proprio stato di limerenza, di ultrattaccamento. Non riesco a starci insieme, e non riesco a stare senza. No, non è affatto facile essere un amante. Soprattutto quando una relazione extraconiugale diventa seria. Se tu o la tua coppia avete bisogno di sostegno in un momento difficile, puoi contattarmi per discutere del tuo caso. Ricevo anche Online. Come si sente un uomo lasciato dall'amante? Un uomo lasciato dall'amante prova un'incredibile sofferenza. Niente paura: è normale, anzi, è un'occasione di crescita. Per quanto non mi piaccia fare differenza tra uomini e donne, ci sono delle sfumature nei comportamenti che sono tipicamente diversi (almeno nella mia esperienza). Penso che quindi sia utile cercare di spiegarli da un punto di vista da "insider", che ascolta tantissime storie di tradimenti. In altre parole, un punto di vista privilegiato di uno psicologo che si occupa di tradimenti. Che ascolta storie che nessun altro ha il privilegio di conoscere, perché spesso impossibili da raccontare per paura del giudizio altrui. Nella mia esperienza, un uomo che viene lasciato dall'amante, prova una sofferenza difficile da descrivere. Non solo deve gestire la sofferenza data dall'abbandono, ma non può palesare questa sofferenza a casa. E se viene scoperto ad essere particolarmente giù di tono, è costretto a dissimulare. "Sono stressato dal lavoro", "Forse è la crisi di mezza età", e così via. Rinunciare a una donna che è stata il suo "rifugio" dalle difficoltà e dagli impegni del matrimonio, che gli ha fatto vivere dei momenti belli, emozioni che non provava da anni, è sicuramente dura. Generalmente, ascolto storie di relazioni extraconiugali iniziate come un'avventura sessuale, che poi è sfociata nel provare forti sentimenti nei confronti di una persona con cui doveva essere "solo una scappatella". Spesso possono comparire veri e propri quadri depressivi, associati a comportamenti di controllo ossessivo, ansia e così via. A volte, uomini che si sono sempre pensati "invincibili" scoprono le loro fragilità. Soffrono, piangono: entrano per la prima volta in contatto con i loro sentimenti. In un certo senso, questi momenti sono anche occasioni di crescita e conoscenza di sé. Ricordiamo inoltre che, ancora oggi, gli uomini vivono una forte pressione a dover aderire a uno stereotipo di virilità. Quando soffrono, alcuni si sentono "un po' meno uomini". E questo, aggiunge complicazioni importanti alla gestione di questa sofferenza. Una su tutte: la vergogna di essere giudicati. Per quanto riguarda i comportamenti pratici, quelli che mi raccontano più spesso gli uomini che vengono lasciati dall'amante sono: controllare in continuazione gli accessi di Whatsapp, le storie di Instagram, scrivere e cancellare diverse volte dei messaggi che si vorrebbero inviare. Magari per scrivere un semplice "mi manchi" o per ricercare un avvicinamento. Un uomo dimentica l'amante? I primi momenti sono difficili: sembra quasi che ti strappino in due. Alcune persone mi raccontano di quanto sembri che gli manchi l'aria, talvolta letteralmente boccheggiano per l'ansia che le blocca. In questo mix di angoscia, ansia, incertezza, potresti trovarti in una situazione in cui non sai se provare il tutto per tutto e tentare di riconquistare l'amante, o accettare la fine della relazione e impegnarti nella tua coppia ufficiale. Se ti trovi a dover scegliere tra amante e partner ufficiale, potrebbe interessarti quest'articolo: Come scegliere tra moglie (o marito) e amante: la guida definitiva Magari, è proprio per questo che cerchi conforto leggendo su internet: sperando nella rassicurazione che qualcuno ti dica "sì, dimenticherai l'amante e vivrai sereno e spensierato". Ho una notizia buona e una cattiva, come dicono nei film. Quella cattiva, è che cercare rassicurazioni su internet non risolverà il tuo problema. Cercare rassicurazioni è solo un modo di placare momentaneamente l'ansia, ma a lungo andare ti infila in un loop che ti rende sempre più dipendente dalle rassicurazioni stesse. La notizia buona, è che in genere (almeno per quanto riguarda la mia esperienza di psicologo che lavora con questi casi) le persone riescono a superare il lutto per la perdita di un amante. Certo, all'inizio è lacerante. Ma settimana dopo settimana, se evitiamo di mettere in pratica tutte quelle strategie che ci impediscono di superare una rottura, riusciremo a notare dei miglioramenti. Ecco: questo è il primo passo. Innanzitutto ti consiglio l'articolo "Non riesco a superare una rottura, come andare avanti?" e di mettere in pratica le strategie di cui ti parlo. Concentrandoti soprattutto su quelle da non mettere in pratica. Il secondo, è quello di notare tutte le cose che, giorno dopo giorno, vanno meglio. È un'attività controintuitiva, perché quando soffriamo, tendiamo a guardare sempre e solo a ciò che ci fa stare male. Ma già riuscire a fare questo cambio di prospettiva, in cui ogni giorno ci impegniamo a chiederci: "Quali indizi posso trovare oggi che mi fanno dire che le cose vanno un po' meglio?", ci aiuta a costruire i mattoni di una serenità futura. Non andare di fretta, e non farti spaventare. Perché sono proprio la fretta e la paura che ti fanno scivolare nel baratro. Come si sente una donna lasciata dall'amante? Una donna lasciata dall'amante, prova una costellazione di sentimenti. Così come l'uomo, una donna che viene lasciata dall'amante prova un'enorme sofferenza. Quelle che seguono sono delle osservazioni personali, date dalla mia esperienza con tanti casi di tradimenti. Chiaramente, proprio per questo motivo, non dev'essere letta come una verità assoluta, ma come delle considerazioni personali fatte da uno psicologo che si occupa di tradimenti. "Sono convinta che se potessi disperarmi per una settimana, mi sfogherei e starei bene. Ma come lo spiego a mio marito?" "Per la prima volta, mi sono sentita veramente coinvolta: un vero amore romantico" "Mi sono sentita davvero amata, considerata, apprezzata". Queste sono frasi tipiche che ascolto quotidianamente da donne lasciate dagli amanti. Quello che balza subito all'occhio, è una tendenza degli uomini a tradire maggiormente per soddisfare il desiderio sessuale, mentre quella delle donne è principalmente data dal non sentirsi apprezzate nella relazione ufficiale. Ecco che, quando una donna viene lasciata dall'amante, viene a mancare un pezzo fondamentale: una figura che la fa sentire veramente importante, così come meriterebbe. Si apre un grande vuoto, che non riesce ad essere riempito dal compagno/a ufficiale. Questo vuoto si trasforma spesso in una vera e propria sensazione di oppressione, data dal riconoscere la scarsa qualità della relazione ufficiale, rispetto a quella avventurosa e piena che si aveva con l'amante. Tuttavia, questo può essere un ottimo momento per aggiustare le cose nella relazione ufficiale. L'avventura, il sentirsi messi al primo posto, persino l'amore, si costruiscono. Si può fare con la terapia di coppia, anche senza informare il partner che c'è stato un tradimento. Perché si tradisce? Secondo uno studio di Selterman su 495 persone che hanno tradito il partner, le cause principali sarebbero: rabbia autostima mancanza di amore scarso impegno bisogno di novità mancanza di attenzioni desiderio sessuale circostanze o situazioni favorevoli. Queste motivazioni non solo hanno motivato il tradimento, ma anche la sua durata, il piacere sessuale provato, l'investimento emotivo nella relazione "clandestina" e se la relazione originaria fosse finita di conseguenza. Per altri, ci sarebbero tre fasi dell'amante che, tendenzialmente, si attraversano prima di consumare il tradimento. Sebbene la maggior parte dei tradimenti riguardi il sesso, raramente si tratta solo di questo. La maggior parte dei partecipanti ha provato attaccamento emotivo nei confronti del partner, ma è stato significativamente più comune in coloro che hanno detto di essere stati trascurati o sentivano una mancanza di amore nella loro relazione primaria. A proposito dell'essere trascurati, sarebbe il caso di approfondire il fenomeno dello Stonewalling per evitare di cadere nello stesso errore. Ero l'amante e mi ha lasciato: cosa faccio? Come superare la fine di una relazione extraconiugale... se sono io l'amante!? Innanzitutto, diciamo che vivere una relazione extraconiugale potrebbe sembrare un’ancora di salvezza nel pieno di una tempesta emozionale che ci si ritrova ad attraversare. In realtà, potrebbe rivelarsi più come la miccia per innescare un profondo senso di solitudine ed isolamento. Non è semplice parlarne con familiari e amici per il timore del giudizio. Essere un amante ha una connotazione negativa nell’immaginario comune, e chi vi si trova coinvolto prova spesso un profondo senso di vergogna. Ecco perché in questo casi si consiglia innanzitutto di rivolgersi ad uno psicologo online. Questa modalità "protetta", in cui ci si può aprire ad un professionista sentendosi comunque circondati da un ambiente familiare, oggi è sempre più comune. Una seduta con uno psicologo, rappresenta un importante momento di riflessione condivisa, depurata dal timore del giudizio. Se vuoi puoi richiedere maggiori informazioni sui percorsi di sostegno psicologico online. Ho lasciato l'amante: cosa faccio? Se sei nella situazione in cui avevi un amante e hai interrotto la relazione clandestina per tornare dal tuo partner, ti trovi probabilmente in una situazione molto difficile. Da un lato, sicuramente provi sollievo. Niente più nascondersi, niente più richieste che causano un'ansia difficile da placare. D'altro canto, probabilmente ti senti in colpa. Forse, sei stato addirittura scoperto dall'attuale partner e lasciato. Oppure hai deciso di troncare con una persona con cui avevi comunque un forte legame. Una persona che ti capiva, oltre a soddisfare quel bisogno d'avventura probabilmente insoddisfatto all'interno della tua relazione primaria. In questo caso, innanzitutto puoi apprezzare l'importanza di poter vivere una storia con il tuo partner apertamente, valorizzando tutte le sfaccettature del rapporto stesso. La fine di un rapporto extraconiugale, può diventare un nuovo inizio. L'inizio di una relazione basata su fiducia e stabilità – stabilità che non si traduce in vissuti e rapporti noiosi, bensì in una relazione completa ed appagante.  Decidere di terminare una relazione extraconiugale è un primo importante passo, una presa di consapevolezza del fatto che la relazione che stavi vivendo fosse probabilmente incompleta e forse non così totalmente soddisfacente. In questo caso, si consiglia spesso un percorso di coppia con uno psicologo per ricostruire l'intimità (anche dopo un tradimento scoperto). Esistono dei veri e propri protocolli studiati per riparare le ferite causate da una relazione extraconiugale. Come superare la fine di una Relazione Extraconiugale Quando una relazione extraconiugale finisce, sia perché siamo noi o l'amante a lasciare, può essere spesso di aiuto innanzitutto smettere di fare quegli errori che peggiorano la nostra condizione. Si inizia innanzitutto dall'accettazione. Inutile cercare di fuggire dalla realtà, né di fuggire dal dolore. Accettare questo dolore, accoglierlo, ti può aiutare a superare la fine di una relazione extraconiugale. Gli errori da non fare dopo una rottura Allo stesso tempo, si implementano quelle che chiamo "strategie di sopravvivenza". Resistere alla tentazione di scrivere, di riguardare vecchie foto, di "stalkerare" tramite social, sono tutte cose fondamentali nel superare la fine di una relazione. A volte, l'impulso è così forte da non riuscire a fermarsi. In tal caso, ti consiglio il metodo della scrittura: quando hai voglia di scrivere o telefonare all'ex, prendi un pezzo di carta e scrivi tutto ciò che scriveresti o diresti all'ex. Utilizza questo strumento per canalizzare la tua sofferenza - è un metodo molto efficace, che ti consiglio di provare. https://youtu.be/4ngGMmvNj2o Guarda anche questo video, che parla di un errore da non fare quando vieni lasciato dall'amante. Puoi anche leggere la trascrizione qui sotto. Espandi per la trascrizione del video: Un errore da non fare quando vieni lasciato dall'amante Se stai affrontando la fine di una relazione extraconiugale, forse stai mettendo in atto dei comportamenti per sentirti meglio che, in realtà, non fanno altro che condannarti ad allungare i tempi dell'elaborazione del lutto. Comportamenti controproducenti (e comuni) dopo la fine di una storia Probabilmente la reazione più spontanea è cercare di riconquistare l'ex. Lo facciamo a volte anche mortificandoci o compiendo azioni molto rischiose. Ad esempio: Tentativi disperati: Andare sotto l'ufficio di quella persona, sperando che con delle scuse, dei fiori o una lettera si possano aggiustare le cose. Stalking digitale: Cercare di capire se l'altra persona ha già un nuovo partner, iniziando a controllarla ossessivamente sui social. Controllo su WhatsApp: Collegarsi ripetutamente per vedere lo stato "online" o controllare se ha pubblicato una storia dedicata a noi, che ci faccia sperare di essere ancora nei suoi pensieri. Mi rendo conto che tutto questo fa parte del normale processo di elaborazione, ma a lungo andare non farà che farti stare peggio. Prima di riconquistare, poniti la domanda fondamentale Ci sta voler riconquistare una persona, è comprensibile. Ma prima di andare in quella direzione, chiediti: è davvero la cosa che voglio per il mio futuro? Spesso, le relazioni extraconiugali finiscono per un disaccordo insanabile sulla pianificazione futura. "Io voglio restare in famiglia, e tu vuoi che io lasci la mia famiglia per stare con te e uscire allo scoperto". Ecco, spesso queste visioni sono incompatibili. In quel momento, ci sembra che l'unica cosa che possa alleviare il nostro dolore sia ritornare in quel limbo in cui eravamo prima. Eppure, resterà sempre un limbo. Resterà sempre una situazione conflittuale che non ci aiuta ad andare avanti, ma che è condannata a ripetersi all'infinito. Un altro consiglio che mi sento di darti, è di espandere e rinforzare la tua rete sociale. Come ti dicevo prima, la sensazione più comune quando finisce una relazione, è la solitudine. L'antidoto è quello di rinforzare le relazioni che hai già, e crearne di nuove. Molte persone che seguo e che aiuto a superare la fine di una relazione, mi hanno raccontato che è stata una buona occasione per ricongiungersi ai familiari. Che siano genitori, fratelli, cugini: quanti parenti stai ignorando? Con quanti di loro potresti avere un rapporto migliore, se solo ci provassi? Anche conoscere nuove persone è un ottimo metodo per stare meglio dopo la fine di una relazione. A questo punto mi chiederai: certo, ma... Come fare nuovi amici dopo la fine di una relazione? I modi per fare nuovi amici dopo la fine di una relazione sono tanti, soprattutto quelli date dalla tecnologia. Partiamo da una modalità "analogica": esprimiamo il desiderio di conoscere nuove persone ad amici e parenti. Non c'è nulla di sbagliato, né di mortificante. È sufficiente dire qualcosa del tipo: "Mi piacerebbe fare nuovi amici, ho voglia di conoscere persone nuove. Posso aggiungermi al tuo gruppo?". Detto, fatto! Non servono particolari spiegazioni, ti basta esprimere questo desiderio e probabilmente qualcuno ti accontenterà. Se non dovesse accadere, non disperare, perché non è sicuramente l'unico modo. Dopo la fine di una relazione extraconiugale, può essere una buona idea stringersi intorno ad amici vecchi e nuovi, che ci aiutano a superare i momenti di difficoltà e non farci sentire soli. Conoscere nuovi amici può essere difficile in un mondo iperconnesso, ma sempre più solitario: ecco qualche idea! Iniziare un nuovo sport o una nuova attività, è un'altra strategia per conoscere nuove persone ed espandere la propria rete sociale. Non solo: impegnarsi in un'attività nuova, migliora l'umore e ci dà un canale in cui veicolare le nostre energie. Alcuni esempi, sono un corso di danza, il nuoto, il teatro, la fotografia, la ceramica, un corso di lingue... insomma, qualunque cosa che ti esponga a persone nuove, è benvenuta. Tutte queste attività, poi, ti arricchiscono in qualche modo. Che sia migliorando il tuo fisico, o espandendo la tua mente. Talvolta, nascono anche nuove opportunità. Ricordo Marina, che dopo la fine della sua relazione con un uomo sposato, ha iniziato a studiare come truccatrice, una sua vecchia passione che non aveva mai approfondito. Adesso, questo è diventato un secondo lavoro! Se invece preferisci incontrare nuove persone online, non ti consiglierei le piattaforme di dating (come Tinder), ma di concentrarti strettamente su rapporti d'amicizia. Per questo, ti suggerisco app come friendness, comehome! e couchsurfing hangout. Dacci uno sguardo e, se non ti senti a tuo agio ad avventurarti da solo, puoi sempre invitare un amico con cui condividere l'uscita. Trovare nuovi stimoli per superare la fine di una relazione extraconiugale Una delle cause per cui si tradisce, come dicevamo in precedenza, è il bisogno di novità. In altre parole: la noia. La noia è, in certi sensi, un "male moderno". Siamo circondati da comodità e da abitudini. Non abbiamo più bisogno di andare a caccia o coltivare, per cui conserviamo parecchie energie. Che sul luogo di lavoro o grazie alla tecnologia, capita di canalizzare in un interesse erotico per una terza persona. Come dice Esther Perel - una delle massime esperte di relazioni: in una coppia, è necessaria sia la stabilità, che l'avventura. Quando uno di questi due pilastri cede, è facile iniziare a desiderare un'altra persona. Tuttavia, gli stimoli possono essere anche trovati insieme al partner, discutendo delle proprie necessità e dei propri bisogni. Si possono trovare modi più produttivi di soddisfare i propri bisogni. Non andando a cercarne la soddisfazione con altri, ma discutere apertamente con il partner. Esprimere le proprie necessità e trovare una soluzione insieme. Quando questo risulta difficile, è bene rivolgersi ad uno specialista, come uno psicologo di coppia. Una tecnica per superare la fine di una relazione con un amante C'è una semplice tecnica che suggerisco spesso di applicare alle persone che si trovano ad affrontare il lutto e la sofferenza per la fine di una relazione extraconiugale. Te ne parlo nel video qui sotto (trovi anche la trascrizione, per cui puoi limitarti a leggere se hai bisogno di discrezione!) https://www.youtube.com/watch?v=4TfOdSw6_zE Se è finita con l'amante, puoi provare a utilizzare questa tecnica che aiuta molti dei miei pazienti. E se non puoi ascoltare il video (perché magari stai leggendo questo articolo proprio accanto al tuo partner), puoi cliccare qui sotto per la trascrizione. Espandi per la trascrizione del video: Una tecnica per gestire il dolore della fine di una relazione Se soffri per il distacco da un amante, perché sei stato lasciato o hai dovuto lasciare un amante, probabilmente stai facendo delle cose che ti fanno peggiorare. Per esempio, stalkerizzare questa persona sui social, cercando di capire se c'è un'altra persona o investigando sui suoi movimenti. Tutto questo chiaramente non ti fa andare avanti, ma ti trattiene in un ciclo infinito di speranza che molto spesso non viene attesa. La scrittura come terapia Ci sono alcune cose che suggerisco ai miei pazienti di fare proprio per canalizzare questo dolore, che va trattato come il dolore per qualsiasi altro rapporto, anche per dei rapporti ufficiali. Anzi, probabilmente anche con una delicatezza maggiore, perché è un qualcosa di inconfessabile, di cui poche persone sono le depositarie. Un esercizio che i miei pazienti trovano molto utile è quello della scrittura. Dedicarsi ogni giorno per 15, 20 o 30 minuti, in base alle necessità, oppure nel momento in cui si sentono questi pensieri arrivare troppo veloci per gestirli, di prendere carta e penna e iniziare a "vomitare" tutto questo malessere su carta. Scrivere, scrivere, scrivere è un flusso di pensieri che ci mette fuori questo malessere, proprio come se stessimo vomitando un veleno. Mettere su carta allevia parecchio il dolore, ci fa stare male in quel momento, ma così come un bel pianto quando soffriamo, ci dà un po' di tempo in cui possiamo godere dell'aver rilasciato tutto questo malessere. E quindi scriviamo in un flusso di coscienza. Non è importante che la grammatica e la sintassi siano appropriate, ce ne frega il giusto. Ci interessa solo vomitare su carta questo malessere. Poi lo pieghiamo e lo mettiamo da parte, evitando di rileggere. Probabilmente in questo caso è una buona idea anche distruggerlo, così che non vengano ritrovate delle prove che potrebbero metterti in difficoltà. Fare questo di giorno in giorno, ti assicuro, aiuta tante persone. Magari aiuta anche te. Rivolgersi ad uno Psicologo per Superare la fine di una Relazione Quando si tratta di capire come superare la fine di una relazione extraconiugale, ci si trova spesso spaesati. È difficile farcela da soli, perché al dolore, si aggiunge il senso di colpa, l'incredulità, l'umiliazione di non essere stati abbastanza. O magari, di non essere stati in grado di rimanere fedeli. Chiunque si ritrovi ad affrontare la rottura con un amante, si trova spesso a dover anche nascondere il proprio dolore. Ed ecco che diventa tutto più complesso. Fortunatamente, uno psicologo può aiutarti a superare la fine di una relazione nel modo migliore (e a non ricadere nelle stesse dinamiche). Se desideri saperne di più, prenota una call conoscitiva gratuita. Domande Frequenti su Come superare la fine di una Relazione Extraconiugale: Quanto tempo ci vuole per superare la fine di una relazione extraconiugale? Il tempo necessario varia da persona a persona, ma nella mia esperienza occorrono da poche settimane a diversi mesi per iniziare a sentire un miglioramento significativo. Fattori come la durata della relazione, l'intensità emotiva e il supporto sociale disponibile influenzano questo processo. È importante ricordare che la guarigione non è lineare e ci saranno alti e bassi. Si può rimanere amici con un ex amante? Nella maggior parte dei casi, mantenere un'amicizia con un ex amante è sconsigliato nelle fasi iniziali della separazione. Il distacco completo è spesso necessario per interrompere il legame emotivo e permettere la guarigione. In futuro, quando le emozioni si saranno stabilizzate, si potrà valutare se è possibile costruire un rapporto amicale, tenendo sempre presente le implicazioni etiche. Perché fa così male la fine di una relazione extraconiugale? Il dolore è intensificato da vari fattori: l'impossibilità di condividere la sofferenza con amici e familiari e sentirsi quindi isolati, il senso di colpa che spesso accompagna queste relazioni, e la mancanza di "rituali di chiusura" tipici delle relazioni ufficiali. Inoltre, in molte relazioni extraconiugali c'è una componente di idealizzazione che rende la perdita ancora più dolorosa. Come posso ricostruire la mia relazione ufficiale dopo aver avuto un amante? La ricostruzione richiede onestà con se stessi sui motivi che hanno portato al tradimento e un impegno a lavorare sui problemi della relazione primaria. Non è sempre necessario confessare il tradimento, ma è fondamentale affrontare i problemi sottostanti. La terapia di coppia può essere uno strumento prezioso per ricostruire intimità e fiducia, anche senza rivelare l'infedeltà. Come posso gestire la rabbia verso il mio ex amante? La rabbia è una normale fase del processo di elaborazione di una perdita. In alcuni casi, può essere utile scrivere delle "lettere di rabbia" senza inviarle, per esprimere sentimenti repressi in modo sicuro. Come gestire i pensieri ossessivi dopo la fine di una relazione extraconiugale? Un metodo efficace è la "tecnica del paradosso temporale". Invece di cercare di bloccare i pensieri ossessivi, programma dei "momenti di ossessione" specifici nella giornata (ad esempio 15 minuti, tre volte al giorno) in cui ti obblighi volontariamente a pensare intensamente all'ex amante. Ogni volta che un pensiero intrusivo compare al di fuori di questi momenti programmati, rimandalo mentalmente dicendo "ci penserò durante il prossimo appuntamento con l'ossessione". Questo approccio riduce gradualmente l'urgenza e la frequenza dei pensieri, perché trasforma un comportamento involontario in uno volontario su cui hai controllo. ### La vergogna di non volere figli Molti uomini, ma soprattutto molte donne, provano la vergogna di non volere figli. Un desiderio che dovrebbe essere naturale, spontaneo, diventa così un'imposizione della società. Questo diventa un problema quando ci sentiamo obbligati a fare quello che dovrebbe essere un atto spontaneo d'amore. Eppure, molto spesso, le persone che non vogliono avere figli sono spinte a provare questo forte senso di vergogna. La Storia di ElenaSentirsi obbligati ad avere figliQuando avere figli ci rende infeliciLe conseguenze di non volere figliBiografia La Storia di Elena “Dottore, ci possiamo sentire solo telefonicamente… senza video? Mi sentirei più a mio agio.” “Nessun problema” rispondo, annotando mentalmente che avrei dovuto indagare su quest’aspetto. E così ho fatto. Aveva iniziato a provare questo forte sentimento di vergogna da quando aveva ammesso alla sua famiglia di non volere figli. All’inizio, era una blanda sensazione di disagio che provava in presenza dei membri della famiglia che la criticavano. Il suo atteggiamento è stato quindi quello di evitare chiunque la criticasse per questa scelta, pensando che sarebbe stata meglio. Peccato che questo non abbia fatto altro che peggiorare la situazione: era arrivata al punto di sentire questa stessa sensazione spiacevole anche in presenza di sconosciuti. In strada, al supermercato, a lavoro. Era arrivata a dover uscire di casa con uno dei suoi nipoti per stare bene. Fingere, in sostanza, di essere una madre per non provare la vergogna di non esserlo. “È una cosa naturale volere un figlio. Me l’hanno sempre detto i miei genitori, sin da quando ero bambina. Vengo da una famiglia grande, sono la seconda di cinque figli. Ho già nove nipoti e il decimo è in arrivo. Sono cresciuta in quest’ambiente… …ma è giusto fare figli anche se non li voglio? È giusto provare vergogna di non volere figli? Forse dovrei averne, magari solo uno. Dicono che sia la sensazione più bella del mondo…” Purtroppo, anche se non in maniera così eclatante, molte persone vivono lo stesso disagio. Sia donne, che uomini. Eserciti di persone che vivono nell’incertezza, sospese tra “non voglio” e “dovrei”, tra “sto bene così” e “se poi me ne pento?”. Sentirsi obbligati ad avere figli Di fatto, ancora oggi, per molte persone non esiste l’opzione di non avere dei figli. Non perché siano fisicamente costrette, ma perché la pressione sociale è così forte da ritrovarsi schiacciati se si pensa in modo diverso. In uno scambio di battute tra Penny e Bernadette, due personaggi della sitcom “The Big Bang Theory”, la “peer pressure” – la “pressione esercitata dai pari” viene ben rappresentata in tutta la sua ipocrisia. P: “…forse non voglio dei figli” B: “Ma sei matta? Certo che li vuoi, è meraviglioso!” P: “…ma se hai detto che rovinano tutto!” B: “Mi è concesso: è colpa loro se faccio pipì quando rido” P: “Perché è così assurdo che io non voglia dei figli?” B: “Non è assurdo, è solo sbagliato. Tu pensi di non volerli, ma poi quando ce li hai, ti rendi conto che li volevi” P: “O forse non li voglio e basta!” B: “Oooh… ma guarda! Sembri me prima che diventassi mamma e comprendessi il significato della parola “amore”. Lo so che spaventa, ma saresti una bravissima mamma!” Proprio quando sembra che una serie americana utilizzi l’ironia per denunciare questa pressione ingiustificata che subiscono le donne, ecco che riesce a rovinare tutto. Perché qualche episodio dopo (ALLERTA SPOILER!) Penny rimane incinta involontariamente, dopo essersi ubriacata e aver avuto un rapporto non protetto col marito.  E come a sottolineare la politica antiabortista americana, improvvisamente Penny è (come per magia) felice che avrà un bambino. https://www.youtube.com/watch?v=yf88VrUBHn0&cc_lang_pref=it&cc_load_policy=1 Per i sottotitoli in italiano, clicca prima sul simbolo per attivare i sottotitoli, poi la rotellina>sottotitoli>traduzione automatica>italiano Quando avere figli ci rende infelici Purtroppo, la ricerca ci racconta una realtà che presto deluderà Penny: “Le persone stanno meglio se non hanno figli, in particolare le donne, i single, gli strati socioeconomici più bassi e le persone che risiedono in società meno pronataliste, soprattutto quando queste caratteristiche agiscono in combinazione. […] I genitori sono esposti a diversi fattori di stress che annullano o superano le ricompense emotive; l'assenza di figli presenta una serie di vantaggi che promuovono il benessere; le persone senza figli, hanno strategie di compensazione e adattamento efficaci. […] Le persone scambiano le ricompense della genitorialità per felicità, quando invece hanno più a che fare con il significato.” (1) Avere figli riduce anche la soddisfazione della coppia a causa del conflitto tra ruoli e la restrizione della libertà dei genitori. Nelle donne, principalmente quando i bambini sono neonati (il 62% delle donne senza bambini dichiarano di essere molto soddisfatte della loro vita coniugale, contro solo il 38% delle madri di neonati). Per gli uomini, l’età dei figli non fa differenza. (2) Al contrario, un altro studio (3) suggerisce che in alcuni paesi (come il Portogallo) i genitori sono più felici dei non-genitori. Le forti differenze tra i vari paesi, sembrano essere spiegate dalle politiche sociali a supporto dei genitori e dal network di persone disposte a prendersi cura dei figli (zii, nonni ecc). Le conseguenze di non volere figli Avere figli, è sicuramente meraviglioso per alcuni, mentre per altri -semplicemente- non lo è. Ciò non vuol dire essere “meno donna” o “meno uomo”. Ricordiamoci che le parole, anche quando vengono pronunciate con leggerezza, possono fare gravi danni. È difficile fare diversamente dagli altri, sfidando le convenzioni. Si cammina su un terreno incerto, poco battuto. Ogni passo è pericoloso, e un piede messo in fallo può rovinare intere famiglie. Perché crescere un figlio che, in fondo, si è fatto perché "è così che funziona" non è giusto, né per un genitore, né per un figlio. Siamo noi ad avere la responsabilità di cambiare questa cultura del "pare brutto", del "mi vergogno". Per cui, rispettiamo sempre le decisioni degli altri, e battiamoci perché possano essere liberi di fare diversamente. Anche se non siamo d'accordo con le loro scelte. Intanto, io celebro una piccola vittoria: dal terzo incontro, la webcam è stata accesa. Biografia 1 Hansen, T. (2011). Parenthood and Happiness: a Review of Folk Theories Versus Empirical Evidence. 2 Jean M. Twenge, W. Keith Campbell and Craig A. Foster (2003). Parenthood and Marital Satisfaction: A Meta-Analytic Review 3 https://www.independent.co.uk/life-style/many-parents-will-say-kids-made-them-happier-they-re-probably-lying-a7124851.html  ### Eiaculazione Precoce: 9 esercizi per contrastarla L'eiaculazione precoce è un tipo di disfunzione sessuale purtroppo spesso vissuto come motivo di vergogna, nonostante tantissimi uomini ne soffrano. È la disfunzione sessuale più comune e, nonostante questo, pochissimi uomini chiedono aiuto per risolverla. In questo articolo vedremo cos'è l'eiaculazione precoce, come si può risolvere e quali sono 9 esercizi che puoi fare sin da subito per contrastarla. Cos'è l'eiaculazione precoce?Tipi di eiaculazione precoceQuanto è diffusa l'eiaculazione precoce?Qual è la durata "normale" di un rapporto?Eiaculazione Precoce: cause fisicheQuali sono le cause psicologiche dell'eiaculazione precoce?Eiaculazione Precoce e Ansia da PrestazioneEiaculazione Precoce e StressEiaculazione Precoce e Senso di ColpaSenso di Colpa per un TradimentoSenso di Colpa per Motivi ReligiosiSenso di Colpa per l'incapacità di Dare PiacereEiaculazione Precoce e Problemi RelazionaliEiaculazione Precoce e Rimedi PsicologiciTecniche Psicologiche basate sulla Consapevolezza Corporea e sul ComportamentoTecnica Start&StopTecnica dello Squeezing.Cognitive Arousal Continuum TechniqueTecniche di RilassamentoConcentrarsi su di séTecnica ParadossaleEsercizi di focalizzazione sensoriale di coppiaEsercizio di rilassamento mediante esplorazione genitale del partnerStart&Stop in coppiaTecnica di acclimatazioneFattori fondamentali nel trattamento dell'Eiaculazione PrecoceVuoi un supporto psicologico per l'eiaculazione precoce? Cos'è l'eiaculazione precoce? L'eiaculazione precoce è un tipo di disfunzione sessuale che si verifica quando un uomo eiacula prima di quanto lui o la sua partner vorrebbero. Spesso accade prima o poco dopo la penetrazione e non esiste una definizione "assoluta" in termini temporali per poterla diagnosticare. L'eiaculazione precoce può essere un'esperienza frustrante per entrambi i partner e "carica" la vita sessuale di timori e ansia. In altre parole, trasforma quella che dovrebbe essere un'esperienza piacevole, in un motivo di angoscia e stress. Moltissimi uomini non chiedono aiuto per vergogna, ed è un vero peccato - perché generalmente l'eiaculazione precoce è risolvibile e, una volta superato il problema, si riesce a vivere il sesso in modo molto più sereno. Questo vale per entrambi i partner: molto spesso, la compagna o il compagno di chi soffre di eiaculazione precoce, vive un forte -e spesso silenzioso- disagio. Tipi di eiaculazione precoce Ci sono varie categorizzazioni dell’eiaculazione precoce. Per semplicità, consideriamo solo la classificazione in: Eiaculazione Precoce Primaria - in cui questo problema avviene in ogni rapporto sessuale o quasi (e sin dai primi rapporti sessuali) Eiaculazione Precoce Secondaria (o "acquisita") - in cui la problematica è insorta ad un certo punto della propria vita, dopo aver avuto altri rapporti sessuali in cui l’EP non si è presentata. Generalmente è identificabile una causa scatenante del problema. Eiaculazione Precoce Variabile - in questo caso, l'uomo riesce talvolta ad avere rapporti di durata soddisfacente e altre volte no. Eiaculazione Precoce Soggettiva - in cui l'uomo è insoddisfatto della durata dei propri rapporti, ma ha un tempo di latenza eiaculatoria normale o addirittura prolungata. La propria performance, però, "non sembra mai abbastanza". Nei primi tre casi, viene raccomandata terapia psicologica associata a gestione medica del problema; nell'ultimo caso, il problema viene solitamente gestito unicamente dallo psicologo. Una tabella che classifica le diverse tipologie di eiaculazione precoce.Immagine originale: Australian Family Physician Quanto è diffusa l'eiaculazione precoce? L'eiaculazione precoce, secondo uno studio pubblicato su Nature, è estremamente diffusa: sembra che al mondo, ne soffrano tra il 25 e il 40% degli uomini. Secondo l'American Urological Association, l'eiaculazione precoce è infatti il tipo più comune di disfunzione sessuale negli uomini. Eiaculazione Precoce: qual è la durata "normale" di un rapporto? Qual è la durata "normale" di un rapporto? Anche se la definizione di eiaculazione precoce varia, l'American Urological Association definisce l'eiaculazione come "precoce" se avviene prima di quanto desiderato, prima o poco dopo la penetrazione, causando disagio a uno o a entrambi i partner. In un certo senso, potremmo dire che l'eiaculazione precoce è diagnosticabile in base al disagio psicologico che crea. Non essendoci un tempo definito in modo assoluto, possiamo rifarci ad alcuni studi che associano all'eiaculazione precoce un rapporto che dura meno di 1-2 minuti. È importante ribadire, tuttavia, che non esiste uno standard universalmente accettato per una latenza eiaculatoria "normale". Risulta comunque interessante uno studio pubblicato nel 2005 da Patrick e colleghi su una vasta popolazione di uomini e le loro partner, in cui si chiedeva alle partner di misurare con un cronometro le performance dell'uomo. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che il tempo medio di latenza eiaculatoria intravaginale (in inglese "IELT": Intravaginal ejaculation latency time), è di 7,3 minuti per gli uomini che non soffrono di eiaculazione precoce. Gli uomini che ne soffrono, hanno mediamente un IELT di 1,8 minuti. La tabella in alto dà un'idea più precisa di come viene fatta diagnosi medica. Nonostante le opinioni scientifiche (che per definizione devono essere il più "sterili" possibile), ricorda che il criterio principale per diagnosticare l'eiaculazione precoce dipende dalle tue sensazioni e da quelle del partner. Non inseguire un obiettivo temporale specifico: pensa solo al tuo benessere e a quello del/della partner. Eiaculazione Precoce: cause fisiche Le cause dell'eiaculazione precoce sono diverse e possono essere organiche o psicologiche. Alcune cause organiche sono: Diagnosi di disfunzione erettile Problemi ormonali Riflesso eiaculatorio più veloce (dovuto ad una più breve latenza del riflesso bulbo-cavernoso) Un pene molto sensibile alla stimolazione Uretrite Prostatite Ipertrofia prostatica benigna Danni diretti al sistema nervoso simpatico (es. in seguito a fratture pelviche o operazioni chirurgiche) Astinenza da antipsicotici o narcotici Alcolismo Altre Proprio per l'ampia varietà di casi, soprattutto se l'eiaculazione precoce non è sempre stata presente, è bene rivolgersi in primo luogo ad un urologo che possa escludere eventuali cause organiche. Quali sono le cause psicologiche dell'eiaculazione precoce? Le cause psicologiche dell'eiaculazione precoce sono anch'esse varie. I fattori psicologici sono quelli che più comunemente causano l'eiaculazione precoce. Andiamo quindi a vedere quali sono i motivi psicologici che causano eiaculazione precoce. Eiaculazione Precoce e Ansia da Prestazione L'ansia da prestazione è probabilmente la causa più diffusa di eiaculazione precoce. Questa potrebbe nascere dal nervosismo di stare con un nuovo partner, all'ansia di fare di nuovo sesso dopo un lungo periodo di astinenza, alla mancanza di fiducia nella propria prestazione sessuale, al senso di colpa (come quello legato al tradimento o a forti credenze religiose), all'essere eccessivamente eccitati o stimolati o ad altre ragioni. Di fatto, potremmo parlare di un vero e proprio circolo vizioso: la sensazione di ansia e il timore di eiaculare precocemente diventano esse stesse le cause dell'eiaculazione precoce. In altre parole, spesso l'eiaculazione precoce è un problema che si autoalimenta. Il ricordo di prestazioni passate che non sono andate come sperato e la paura che questo si ripeterà, genera una forte ansia nei confronti del rapporto sessuale. A volte, il rapporto viene vissuto con ansia già molte ore o diversi giorni prima che avvenga. Quest’ansia spesso, oltre a causare l’eiaculazione precoce, genera attrito all’interno della coppia. Il momento del rapporto non è più qualcosa di bello, da attendere con piacere. Al contrario, viene collegato a sensazioni negative come la vergogna e l’insoddisfazione. Proprio per questo, è fondamentale che chi soffre di eiaculazione precoce si rivolga ad un professionista che possa aiutarlo. L'ansia da prestazione può spesso causare eiaculazione precoce Eiaculazione Precoce e Stress Lo stress, come l’ansia, è uno dei principali motivi per cui un uomo può eiaculare precocemente. Per questo motivo, è bene comprendere se l’EP è insorta in concomitanza ad un evento o un periodo particolarmente stressante. Lo stress è spesso associato anche alle disfunzioni erettili, che costituiscono un fattore di rischio per l’eiaculazione precoce. Se l’uomo perde facilmente l’erezione, infatti, può in qualche modo essere inconsciamente “spinto” ad eiaculare più velocemente, anche con il pene flaccido. Ci sono molte tecniche psicologiche di gestione dello stress che possono aiutare in entrambe le condizioni. Eiaculazione Precoce e Senso di Colpa Il senso di colpa è spesso associato all’eiaculazione precoce. È un “parente stretto” dell’ansia e può insorgere in diversi casi. Ecco alcuni esempi. Senso di Colpa per un Tradimento L’eiaculazione precoce avviene molto spesso nel momento in cui un uomo tradisce la sua/il suo compagna/o stabile. L’EP si può palesare sia nei rapporti con l’amante, sia in quelli con il/la partner stabile. Senso di Colpa per Motivi Religiosi Una delle ragioni per cui può insorgere l'EP è il senso di colpa dovuto a motivi religiosi. Succede quando si crede nell'astinenza ma si intraprendono comunque rapporti sessuali. In psicologia, questo tipo di comportamento causa una cosiddetta "dissonanza cognitiva". È un fenomeno che genera spesso ansia nei confronti del coito e, quindi, a eiaculare precocemente. Senso di Colpa per l'incapacità di Dare Piacere Chi eiacula precocemente, ha spesso un vissuto negativo nei confronti del sesso. In particolare, può sentirsi in colpa perché sente di non riuscire a dare piacere al partner o alla partner. In questo caso, è consigliabile concentrarsi prima sul dare piacere al/alla partner con stimolazioni di altro genere. Eiaculazione Precoce e Problemi Relazionali Infine, un altro motivo che può spingere ad eiaculare precocemente, è la presenza di problemi relazionali. Se non ci si sente a proprio agio con il partner, ad esempio, si può tendere a far sì che il coito duri meno possibile. Per questo, è necessario ristabilire un giusto livello di intimità mentre si lavora sulla disfunzione sessuale. Se soffri di eiaculazione precoce, rivolgiti ad uno psicologo che possa aiutarti. Se ti interessa migliorare la tua relazione, probabilmente ti interesserà leggere il mio articolo: "5 errori che fai quando litighi con il partner (e come evitarli)"! Eiaculazione Precoce e Rimedi Psicologici Andiamo quindi a vendere quali sono i Rimedi Psicologici per l'Eiaculazione Precoce. Esistono delle tecniche utilizzate in modo individuale e altre che vengono utilizzate in coppia. Scopriamo quali sono. Tecniche Psicologiche basate sulla Consapevolezza Corporea e sul Comportamento Tecnica Start&Stop La tecnica Start&Stop è costituita da esercizi progressivi di allenamento alla masturbazione per abituare l'uomo alla consapevolezza delle sue sensazioni fisiche. Questo aiuta nel controllo dell'eiaculazione, perché l'uomo riesce a riconoscere le sensazioni che precedono l'eiaculazione e a controllarle. Questo approccio può essere anche svolto in coppia. In questo caso, la tecnica start&stop prevede che il partner stimoli il pene fino a quando l'uomo sente una sensazione che preannuncia l'eiaculazione; in quel momento, il partner cessa la stimolazione fino a quando la sensazione scompare. Questo processo viene ripetuto fino al momento in cui l'eiaculazione può essere ritardata indefinitamente. Tecnica dello Squeezing. Può essere usata per dimostrare al paziente che il corpo ha la possibilità di un certo controllo. Questa tecnica prevede una terapia sia individuale che di coppia, e richiede che il partner stringa in modo delicato ma deciso il pene del partner all'altezza del frenulo per alcuni secondi quando l'uomo ha raggiunto la ''piena erezione'' e comincia a sentire l'impulso di eiaculare. Questo provoca un'immediata perdita parziale dell'erezione e la perdita totale dello stimolo eiaculatorio. Questa procedura viene utilizzata fino a quando l'uomo ha ritardato l'eiaculazione per un periodo ritenuto sufficiente. Una volta che il maschio è in grado di ritardare l'eiaculazione, si può tentare la penetrazione (ed eventualmente un rapporto sessuale completo) usando una posizione in cui la donna si trova al di sopra. Durante i tentativi iniziali di rapporto sessuale, la donna è istruita a non muoversi - usando una tecnica che è chiamata "quiet vagina", affinché il maschio sviluppi un controllo sufficiente sulla sua eiaculazione per prolungare il rapporto vaginale. Cognitive Arousal Continuum Technique L'uomo osserva in modo sistematico e attento quei pensieri, azioni, sentimenti, scenari e sequenze dettagliate che caratterizzano il suo schema di eccitazione individuale. Identificando quali elementi sono più o meno eccitanti per lui, egli è in grado di classificarli in modo preciso. In questo modo, durante il rapporto sessuale, l'uomo può gestire in modo migliore l'esposizione a questi stimoli. Tecniche di Rilassamento Alcune tecniche di rilassamento semplici e di facile apprendimento che si concentrano sul corpo sono utili nel trattamento dell'EP. Si suggeriscono dai dieci ai venti minuti al giorno di concentrazione sulla respirazione, sulla consapevolezza del corpo e sul rilassamento muscolare. In questo modo, l'uomo impara a concentrarsi sulle sensazioni fisiche e allentare le tensioni. Il risultato di questo rilassamento fisiologico è un funzionamento sessuale soddisfacente. Concentrarsi su di sé L'uomo si concentra sull'esplorazione visiva e tattile del proprio corpo. L'obiettivo è quello di acquisire familiarità con il proprio corpo e con le risposte corporee al tocco. Gli uomini con EP cercano continuamente di "staccarsi" dalle sensazioni corporee nella speranza di ritardare l'eiaculazione. È tipico il tentativo di distrarsi in vari modi, cercando di pensare ad altro - magari anche cercando di invocare pensieri o sensazioni spiacevoli. Questo non fa che peggiorare l'intera esperienza sessuale e può addirittura peggiorare l'EP. Allo stesso tempo, se si è fatto l'esercizio di identificazione degli stimoli maggiormente eccitanti, ci si potrebbe accorgere che lo stimolo più eccitante è relativo alla partner. Imparando a concentrarsi sul proprio piacere, piuttosto che su tutto il resto, si ottiene un miglior controllo eiaculatorio e, in generale, un'esperienza più piacevole. Tecnica Paradossale Una tecnica tra le più semplici ed efficaci per allontanare l'ansia dalla camera da letto, è quella di iniziare il rapporto cercando di far eiaculare l'uomo il più velocemente possibile. Dopo aver fatto ciò, l'uomo si concentrerà sul/sulla partner, dando piacere tramite stimolazione manuale o orale. Successivamente, ci si concentrerà di nuovo sull'uomo. Questo processo, che sembra controintuitivo, è molto efficace perché non richiede all'uomo una prestazione duratura. Questo allenta l'ansia e permette di dare piacere al partner. Esercizi di focalizzazione sensoriale di coppia Questi esercizi di focalizzazione sensoriale rafforzano la concentrazione sull'eccitazione che si suggerisce spesso nelle prime fasi della terapia. Le sessioni iniziano con la coppia che si rilassa e si accarezza a vicenda finché non si presenta un rilassamento fisiologico nell'uomo. Dopodiché, si sdraia sulla schiena mentre il/la partner ne stimola delicatamente i genitali. All'uomo è richiesto di concentrarsi sulle sensazioni fisiche che sta provando. Esercizio di rilassamento mediante esplorazione genitale del partner I partner prendono a turno le "redini" dell'atto sessuale, così che ci possa essere un'esplorazione del corpo dell'altro. È una pratica volta a far sentire a proprio agio entrambi i partner nel guardare e nell'essere guardati; nel toccare e nell'essere toccati. Start&Stop in coppia Questa tecnica richiede all'uomo di stimolare e poi fermare l'eccitazione attraverso una sequenza progressiva di esercizi che gli insegnano a concentrarsi sulle sue sensazioni fisiche, imparando a riconoscere quelle che precedono l'orgasmo. Riconoscendo queste sensazioni, è più semplice controllare l'eiaculazione. Dopo aver imparato a ritardare l'eiaculazione da solo, l'uomo esercita la stessa procedura in coppia. Dopo alcune (quattro/cinque) sessioni di stimolazione manuale fatte con successo, la coppia prova il rapporto sessuale start&stop con la penetrazione. Tecnica di acclimatazione L'uomo si concentra sul rilassamento del muscolo pubococcigeo ed effettua la penetrazione e resterà immobile. Dopo un periodo di acclimatazione, si può iniziare un cauto rapporto sessuale. Fattori fondamentali nel trattamento dell'Eiaculazione Precoce Nell'affrontare le disfunzioni sessuali, è prioritario esplorare e correggere gli atteggiamenti e le previsioni negative, come l'anticipazione del fallimento, l'ansia e i pensieri intrusivi. Bisogna considerare le esigenze della coppia e lavorare sia sul singolo che sulla relazione. Le disfunzioni sessuali sono un argomento molto delicato, che spesso i partner hanno timore di affrontare. Questo può portare all'ignorare un problema che, però, può danneggiare la coppia. L'intimità fisica e la soddisfazione di entrambi i partner è fondamentale per una relazione felice e serena. Ricordiamo che è sempre possibile dare piacere al/alla partner in modi che non includano la penetrazione. Assicurarsi che la controparte sia soddisfatta, è un fattore che allontana l'ansia e permette di avere un rapporto più piacevole e libero. La semplice soddisfazione sessuale del partner, se precede quella dell'uomo affetto da EP, può aiutare a ritardare l'eiaculazione. Vuoi un supporto psicologico per l'eiaculazione precoce? ### 4 segnali che una Relazione sta per Finire I quattro cavalieri dell'apocalisse di GottmanCriticaDisprezzoAtteggiamento di DifesaStonewallingCi sono segnali come questi nella mia relazione. Cosa faccio?RiassuntoBiografia I Quattro Cavalieri dell'Apocalisse di Gottman sono dei comportamenti che predicono il divorzio con una precisione incredibile: parliamo di oltre il 90%! Riconoscerli può aiutarti a prendere misure preventive. John Gottman è un famoso psicologo esperto di relazioni che, insieme a sua moglie, ha introdotto la ricerca scientifica nello studio delle coppie. Insomma, un po' il guru di noi psicologi che si occupano di relazioni! Gottman ha osservato moltissime coppie sposate a distanza di anni, e ha notato come nella stragrande maggioranza dei casi siano presenti quegli stili comunicativi che ha chiamato "Quattro Cavalieri dell'Apocalisse". Forse può interessarti un pdf con degli esercizi di terapia di coppia I quattro cavalieri dell'apocalisse di Gottman I Quattro Cavalieri si manifestano attraverso lo stile di comunicazione con il partner. Ecco i 4 segnali che spesso anticipano un divorzio o una separazione: Critica La critica si verifica quando, invece di reagire in modo costruttivo ad un'azione o un comportamento indesiderato, tu o il tuo partner attaccate il carattere, le convinzioni, la personalità, l'aspetto o le azioni dell'altro. La critica usa affermazioni assolute o superlative, il che è diverso dal dire come ti senti o cosa pensi. Esempi di Critica per Gottman: "Fai sempre così, io ti chiedo di lavare i piatti e tu non lo fai mai!" "Sei troppo permissiva coi bambini, te lo dico sempre che così cresceranno viziati!" https://youtu.be/RdL5DytWXjw?si=FBxGU78ADKv9xHJ3 In questo video, parlo dell'antidoto alla Critica: uno dei Cavalieri dell'Apocalisse più comuni. Riuscendo a mettere in pratica il Soft Start-Up, potrete evitare la stragrande maggioranza dei litigi! (trovi la trascrizione qui sotto) Espandi per la trascrizione del video: Un esercizio che evita il 90% dei litigi È più o meno questa la percentuale delle discussioni che diventano litigi, a causa del fatto che le discussioni stesse iniziano male. Un esempio banale: “Non lavi mai i piatti, fai sempre questo.” Questo è un esempio di inizio scorretto di una discussione, che non può che finire male, a meno che dall’altra parte non ci sia un partner totalmente zen o totalmente arreso. Ma in una relazione normale, questo tipo di comunicazione sarebbe vissuto come molto aggressivo e la risposta non sarà che aggressiva. Al contrario, c’è una cosa semplicissima, almeno a parole, che si può fare: una cosa che si chiama soft startup, cioè un inizio di conversazione gentile. I principi della comunicazione gentile Il soft startup si fa seguendo alcuni principi fondamentali: Non accusare il partner. Dobbiamo prenderci la responsabilità delle proprie emozioni. Dobbiamo parlare di noi e non di lui. Evitare generalizzazioni. Mai dire “mai” e “sempre”. Criticare il comportamento e non la persona. Dobbiamo evitare di generalizzare e comunicare in senso anche implicito il fatto che non è il comportamento a essere sbagliato, ma è la persona. Se tu sei sbagliato e non è il tuo comportamento ad essere sbagliato, chiederti di cambiare un comportamento vorrebbe dire cambiare te stesso. E cambiare se stessi è percepito come una cosa brutta, quindi mi stai già chiedendo di identificarmi in una persona sbagliata e poi cambiare. Questo è molto più difficile che cambiare un comportamento specifico. Essere espliciti sulla richiesta di cambiamento. Non solo accusare e lamentarsi. La formuletta “Quando… mi sento… perché… vorrei che tu…” Per fare tutte queste belle cose, basta utilizzare una formuletta che è: “Quando… mi sento… perché… vorrei che tu…”. Questa non è la formula originale, ma una modifica a un esercizio di Gottman, resa più naturale e con l’aggiunta del “perché”, che ci aiuta ad aprirci. Invece di dire “non lavi mai i piatti”, diremmo: “Quando ieri sera non hai lavato i piatti, mi sono sentito trascurato. Perché il fatto che tu lavi i piatti significa avere quella attenzione nei miei confronti, e sai che non li devo fare io poi la sera tardi quando torno dal lavoro. Vorrei che tu dalla prossima volta facessi più attenzione.”Eppure, resterà sempre un limbo. Resterà sempre una situazione conflittuale che non ci aiuta ad andare avanti, ma che è condannata a ripetersi all'infinito. Disprezzo Il disprezzo è una più grave escalation della critica. Se tu e il tuo partner comunicate con disprezzo, può derivare dalla convinzione che l'uno si senta superiore all'altro. Per "disprezzo", Gottman intende proprio la svalutazione del partner. Il disprezzo si manifesta in vari atteggiamenti comunicativi, come ad esempio: alzare gli occhi al cielo sarcasmo insulti linguaggio irrispettoso derisione ecc ecc... Esempi di disprezzo per Gottman: "Sei inutile: non riesci ad essere una buona madre!" "Se non ci fossi io, tu saresti perso!" ...ma anche comportamenti meno aggressivi, che nascondono comunque l'idea di essere superiori all'altro. "Non ti preoccupare, faccio io... tanto comunque non ci riesci!" - o il sempreverde rivolgere gli occhi al cielo. Secondo la ricerca di Gottman del 1994, il disprezzo è il predittore n. 1 del divorzio entro i primi 6 anni di matrimonio. Se il disprezzo si radica a lungo, può danneggiare la relazione e la tua autostima o quella del tuo partner. Atteggiamento di Difesa La difesa nasce spesso come risposta disfunzionale ad una critica, il primo cavaliere dell'apocalisse di cui abbiamo parlato in quest'articolo. Si verifica quando tu o il tuo partner negate le vostre responsabilità durante le vostre interazioni, spesso "rimbalzandola" sull'altro. Un esempio di Atteggiamento di Difesa per Gottman: "Hai fatto i piatti?" Risposta difensiva: "Sai che ho lavorato un sacco oggi. Piuttosto, perché non me l'hai ricordato tu di farli?" Stonewalling Lo stonewalling è l'ultimo cavaliere, che si verifica quando un partner si ritira dalla conversazione - un po' come se tirasse su un muro di gomma. Esempi di Stonewalling per Gottman: Fingere di essere occupato per non rispondereMancanza di contatto visivoMancanza di rispostaImpegno in altre attività non collegate alla conversazione Lo stonewalling a volte può essere l'ultimo stadio di una relazione, perché un partner diventa così chiuso che non può (o non vuole) giungere ad un compromesso, fare dei tentativi di riparazione o cercare di comunicare in modo più efficace. Questo livello di disconnessione può significare che un partner non è disposto o non è in grado di continuare ad impegnarsi in quella che, forse, è diventata una relazione estenuante. Ci sono segnali come questi nella mia relazione. Cosa faccio? Nessuno dei Quattro Cavalieri è, da solo, un fattore predittivo di separazione. Alcuni sono destinati a comparire di tanto in tanto in qualunque relazione. Tuttavia, se hai capito che uno o più di questi atteggiamenti sono presenti nel tuo rapporto di coppia, forse è il momento di affrontare il problema. Se vuoi, posso aiutarti: prenota una call Riassunto Biografia The Gottman Institute Psychcentral ### 5 errori che fai quando litighi con il partner (e come evitarli) Se sei in una relazione, sai che litigare di tanto in tanto è normale. Litigare, infatti, non significa essere con la persona sbagliata, né che sei in una relazione destinata a fallire. Anzi, il conflitto può essere un ottimo mezzo per migliorare il proprio rapporto. Se discutiamo per esprimere i nostri bisogni e le nostre necessità, ecco che il nostro rapporto può giovarne e uscirne più forte. Certo, sempre che non facciamo questi 5 errori che rischiano di trasformare un momento di discussione, in un'occasione per allontanarsi! Errore n. 1: concentrarsi sui problemi invece che sulla soluzioneErrore n. 2: svalutare i problemiErrore n. 3: usare termini iperbolici come "sempre" e "mai"Errore n. 4: prepararti la risposta, invece di ascoltare attivamenteErrore n. 5: andare via senza un finale positivoConclusione Errore n. 1: concentrarsi sui problemi invece che sulla soluzione Se ti ritrovi a discutere, probabilmente è perché qualcosa non va. Dai motivi più banali, come il partner che dimentica di riavvitare il tappo del bagnoschiuma a quelli più seri (come un tradimento), ci sono degli eventi che costituiscono un problema. Se vuoi discutere con il tuo partner di un problema, fallo concentrandoti sulle soluzioni: parla in modo aperto e collaborativo. Se siete una coppia, dovete giocare in squadra. I problemi non sono solo tuoi o del partner, sono di entrambi. Così come la responsabilità di trovare una soluzione. Errore n. 2: svalutare i problemi Se il tuo partner ti tira un pippone (per dirla in modo elegante) perché hai spremuto il dentifricio dal centro o perché "sei fissato con le partite!", non metterti subito sulla difensiva. Anche se per te questi non sono veri problemi, resisti all'urgenza di rivolgere gli occhi al cielo. Se qualcosa che trovi assurdo è un problema per il tuo compagno o la tua compagna, non svalutarlo: ascoltalo. Fai domande, cerca di capire il vero motivo per cui è iniziato quel litigio. Probabilmente, scoprirai qualcosa che non ti aspettavi. Che il tuo partner non soffre per un tubetto del dentifricio spremuto male, ma perché non lo ascoltate. Che il problema non sono le partite, ma il fatto che lo fate sentire trascurato. Se vuoi un aiuto a risolvere i problemi della tua coppia, puoi prenotare una telefonata gratuita con me. Ti basta cliccare qui. Sarò io stesso a richiamarti nella data e orario prescelti! Errore n. 3: usare termini iperbolici come "sempre" e "mai" Un'affermazione come "Fai sempre così!" o "Non lo fai mai!" non solo è probabilmente falsa e drammatica, ma anche dannosa. Perché quando utilizziamo questi termini, non stiamo criticando un comportamento ma la persona. Pensala in questo modo: se ti dico che "non mi aiuti mai in casa!" ti sto comunicando di essere egoista. Al contrario, se ti dico che "ieri mi sono sentito trascurato perché, nonostante fosse il tuo turno di fare i piatti, erano lì nel lavandino e ho dovuto farli io" sto raccontando di un mio disagio causato da una situazione specifica. E posso aggiungere una richiesta o una proposta di soluzione. In questo modo, la discussione diventa da distruttiva, a costruttiva. Se ti interessa questo argomento, puoi dare uno sguardo al Corso Litigare per Crescere del mio collega Marco Giacobbi. Lo trovi cliccando qui. Errore n. 4: prepararti la risposta, invece di ascoltare attivamente Il tuo partner sta parlando. Siete entrambi nervosi. Ti senti accusato. Cosa fai? Ovvio, ascolti solo per poter contrattaccare. Aggrapparti ad una parola sbagliata o magari accusare l'altro di star urlando ed essere irragionevole. Il problema è che così, per quanto tu possa vincere una battaglia, non vincerai mai la guerra. Semplicemente perché sei schierato dal lato sbagliato! A pensarci bene, questo tipo di atteggiamento è proprio quello di una "battaglia verbale". E spesso, ci fa dimenticare di essere dalla stessa parte. Certo, a patto di volere che la relazione continui! Se invece impari ad ascoltare in modo attivo, concentrandoti su quello che ti dice il partner, riuscirai a comprendere e risolvere meglio il problema. Puoi anche provare a verificare di aver capito, sintetizzando ciò che ha detto il partner. Ripeti brevemente i punti salienti di quello che ti ha detto il tuo interlocutore e chiedi se hai capito correttamente. Attenzione: questo non è un modo di fare ironia! Consideralo un modo sincero e concreto di verificare il tuo grado di comprensione di una richiesta del partner. Esemplare di persona che sta per litigare per aver spremuto il tubetto di dentifricio dal centro. Errore n. 5: andare via senza un finale positivo A nessuno piace discutere. Perché ci sono delle emozioni negative che vengono fuori, perché non ci sentiamo a nostro agio o semplicemente "ci dà noia". Quindi la tentazione di uscire di casa sbattendo la porta è forte. Oppure -se siete di quelli che discutono a letto-, di spegnere la luce, girarsi dall'altra parte e annunciare: "Va beh, io dormo. Buonanotte!". Quest'atteggiamento ti porta a null'altro che ad ore di nervosismo e ruminazione. Sarete entrambi irritati, stressati, angosciati. Pensando a tutte le cose che avreste voluto dire e, invece, avete taciuto. Insomma, non è divertente. Al contrario, impara ad esprimere sentimenti positivi alla fine di una discussione. In questo modo, comunicherai al tuo partner che nonostante il disaccordo, siete sempre e comunque nella stessa squadra. Frasi semplici, come "grazie per averne parlato con me" o "so che troveremo una soluzione" possono davvero aiutare. Se non sei bravo con le parole, un gesto d'affetto come un abbraccio, può comunque comunicare le stesse cose. Conclusione Se sei in una relazione, ad un certo punto litigherai. È normale, niente paura. Ciò che devi imparare a fare non è evitare di litigare del tutto, ma imparare a discutere in modo costruttivo. In questo modo la relazione può progredire e maturare. Se invece continuerai a fare questi errori, potresti trovarti in seria difficoltà. Se vuoi un aiuto a risolvere questi ed altri problemi della tua coppia, puoi prenotare una telefonata gratuita con me. Ti basta cliccare qui. Sarò io stesso a richiamarti nella data e orario prescelti! ...e se hai domande o vuoi condividere la tua esperienza, ti invito a farlo nei commenti. Ti risponderò con piacere! ## Pagine ### Psicologo per Superare un Tradimento: affrontare il Trauma e ricostruire la Fiducia Psicologo per Superare un Tradimento: elaborare il dolore e ricostruire la fiducia.Supporto specialistico per Individui e Coppie a Roma, Portici (Napoli) e Online. Psicologo per Superare un Tradimento: elaborare il dolore e ricostruire la fiducia. Supporto specialistico per Individui e Coppie a Roma, Portici (Napoli) e Online. Ho iniziato a seguire questo psicologo su YouTube e mi ha colpito subito il suo modo chiaro e diretto di affrontare i problemi di coppia, aiutando a comprenderli e a superarli anche sul piano personale. [...] Successivamente ho scelto di fare alcuni incontri in video-chiamata e l’esperienza è stata ancora più positiva. Mi sono sentito a mio agio fin dal primo minuto e ho ricevuto consigli pratici che mi hanno aiutato a gestire meglio la situazione che stavo vivendo. Un professionista competente, empatico e davvero efficace. Consigliatissimo. - Angelo su psicologi-italia.itDavvero un professionista, sono molto soddisfatta e già vedo gli effetti positivi dei suoi consigli. Una persona che ti mette a tuo agio... non è facile raccontare certe cose ad un estraneo, Davvero una proficua seduta. Grazie Dott. Iengo - Adriana su psicologi-italia.itAncora felicemente sposata... serena, innamorata e consapevole. Non è stato un percorso facile, a tratti doloroso, ma la professionalità del doc è stata la chiave di tutto...Pensavo non fosse possibile avere risultati vivendo il percorso da sola e non in coppia, invece eccoci qui! È stato possibile ed oggi la mia vita è migliorata a 360°, non solo nel rapporto con mio marito!- Graziana su psicologi-italia.it Prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita Se hai scoperto un tradimento, probabilmente stai attraversando quello che molti dei miei pazienti descrivono come l'esperienza peggiore della loro vita. Tanti, con un po' di vergogna, mi confessano che è stato persino più traumatico della perdita dei loro genitori. Stai probabilmente vivendo sintomi simili al disturbo post-traumatico da stress: insonnia, pensieri ossessivi, immagini intrusive, ipervigilanza, iperattivazione. È normale, e può essere affrontato con il giusto supporto. Cosa succede al tuo cervello quando scopri un tradimento Scoprire un tradimento non è solo uno shock emotivo, ma un vero e proprio evento traumatico per il cervello, che codifica l'infedeltà come una minaccia diretta alla sopravvivenza. Studi di neuroimaging rivelano che il rifiuto sociale attiva la corteccia cingolata anteriore, la stessa area deputata al dolore fisico: il "cuore spezzato" è una realtà neurale, non solo metaforica. Di fronte allo shock, l'amigdala innesca un "sequestro emotivo" - un vero e proprio corto circuito che spegne la razionalità per farci reagire d'istinto -, inondando il corpo di cortisolo e disattivando parzialmente la corteccia prefrontale (razionalità); questo spiega l'impossibilità di calmarsi, l'insonnia e la "nebbia mentale". In più, la paura ci porta ad aggrapparsi al controllo - ad esempio, alla necessità di guardare il telefono del partner. E di voler sapere tutto, ma proprio tutto, quello che è successo. In un continuo domandare senza sosta, a volte in vere e proprie sessioni da "interrogatorio" che proseguono fino a notte fonda. Questo quadro, caratterizzato da ipervigilanza, flashback, immagini intrusive, è stato definito anche Disturbo da Stress Post-Infedeltà (PISD).   E quindi... se ne può uscire? Si può davvero superare un tradimento? Sì. Ecco come lavoreremo. Tutti dicono che dopo un tradimento la relazione finisce. Sono d’accordo: la "vecchia" relazione è finita. Ma potete decidere di costruirne una nuova e migliore, che sia con la stessa persona... o da soli. Ho sviluppato un Metodo in 5 Fasi, combinando elementi del Metodo Gottman, dell'approccio strategico e solution-focused. Nell'elaborarlo, mi sono concentrato nel fare in modo che fosse assolutamente pratico e non uno "sfogatoio":1. Cosa non ha funzionato? Capiremo cosa si è incastrato nella vostra relazione. Cos’è successo, quali sono state le dinamiche del tradimento e come soddisfare eventuali bisogni della coppia che hanno portato a tutto questo dolore. È un momento in cui si condivide in modo non giudicante, costruendo un clima di ascolto e comprensione.   Si capiranno quali sono le domande veramente importanti e quali non farebbero altro che alimentare il risentimento. Verranno dati da subito compiti per alterare le dinamiche disfunzionali che si sono instaurate, e una lista di domande alla persona che ha tradito per aiutarla a capire meglio ciò che è accaduto e perché.   Questo vi aiuterà a dare un senso al tradimento e a trovare la forza per ripartire.     2. Spezzeremo il Circolo Vizioso del Dolore Ansia, pensieri ossessivi, ruminazione, insonnia, umore depresso, cambiamenti nell’appetito, iperattivazione, ipereccitazione—sono solo alcuni dei sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico che una persona tradita vive dopo aver scoperto un tradimento.   D'altra parte, la persona che ha tradito soffre ugualmente: durante un tradimento, c'è la convinzione di non essere mai scoperti, e quindi che, tutto sommato, non si sta danneggiando il partner. Quando però il tradimento viene fuori, deve fare conto con tutto il dolore che ha provocato. Questo genera senso di colpa, malessere, ansia, paura, spesso confusione per le proprie stesse azioni.   In coppia, c'è poi confusione su cos'è giusto fare: dovrei continuare a rassicurare la persona tradita o faccio solo peggio? Cosa dovrei dire, e cosa dovrei tacere? Faccio bene a fare così tante domande? Come proteggiamo i figli? Dovremmo riprendere ad avere rapporti? Quanto è giusto rinunciare alla privacy?   Su tutto questo lavoreremo sia in coppia, sia individualmente. Avrete delle indicazioni chiare e specifiche per il vostro caso.      3. Ricostruiremo la fiducia  Scoprirete come ricostruire la fiducia nel vostro rapporto. Imparerete cos’è la “fiducia strategica”, come può esservi d’aiuto e come riconcettualizzare la fiducia stessa.   Esploreremo modi concreti per dimostrare di essere affidabili e vi aiuterò a stabilire confini sani nella comunicazione e nell’intimità, creando uno spazio sicuro dove la fiducia possa rinascere.   La metafora che spesso utilizzo è che ricostruire la fiducia è un po' come imparare a nuotare. All'inizio, è normale aver paura, e l'istruttore (il traditore) dev'essere pronto ad aiutarci, a sostenerci, a tenerci a galla se stiamo andando giù. Deve costruire le migliori condizioni perché possiamo avere il coraggio di lasciare il salvagente. A un certo punto, però, anche se fa paura, la responsabilità di tuffarsi è della persona tradita.   Questo richiede un percorso e tempi specifici, per assicurarsi di non incastrarsi nel paradosso della rassicurazione che inibisce la fiducia, né di andare così di fretta da andare a fondo.     4. Riconnessione Emotiva e Sessuale Se potenzialmente già prima di un tradimento eravate emotivamente distanti, dopo lo sarete quasi sicuramente. Per riavvicinarsi, è importante lavorare sugli aspetti comunicativi, per trasformare un partner che sembra ostile, in uno che riconosciamo essere un nostro alleato.   Migliorare la comunicazione, imparando a dialogare invece che a litigare, è il primo passo. Si prosegue poi a ri-conoscersi, con degli esercizi appositi. Questo precede il recupero dell'intimità sessuale, che potrebbe essere compromessa non solo dai flashback e dai pensieri intrusivi, ma anche dalla disconnessione emotiva - dal sentirsi estranei, distanti.   Una volta fatto questo, sarete pronti per consolidare la vostra relazione.     5. Verso una relazione migliore Immagina di dire: "Il tradimento ha salvato la nostra relazione!". So che sembra impossibile, eppure per molte coppie è così. A volte i tradimenti emergono proprio perché c'è un disequilibrio - come se la nostra relazione fosse costruita sulle sabbie mobili. E la terza persona fa da puntello temporaneo, per farla durare un po' di più.   In fondo, se un bisogno non viene soddisfatto nella coppia, trovare qualcun altro che lo soddisfi può farci credere che si possano salvare capra e cavoli. Ma quando emerge un tradimento, la casa sprofonda velocemente, e va ricostruita con i giusti presupposti. Ecco, il punto è che probabilmente la casa sarebbe sprofondata ugualmente, e il tradimento ha fatto emergere i problemi in modo estremamente chiaro.   Ecco che con una buona gestione, è possibile ricostruire una relazione migliore di prima. Su fondamenta solide, basate sul rispetto delle esigenze di entrambi.     Prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita Chi sono? Non sono un giudice. Non sono qui per dirti chi ha torto o ragione. Sono uno psicologo che aiuta le persone a navigare le acque agitate dell'infedeltà. Il mio approccio: Nessun Giudizio: Accolgo chi ha tradito e chi è stato tradito con la stessa dignità professionale. Approccio Pratico: Non amo far "galleggiare" le persone nell'incertezza, ma fornire loro degli strumenti concreti per lavorare sulla loro relazione. Lavoro Personalizzato: Utilizzo diversi approcci, fondendoli insieme ma con diverse "miscele" in base alle esigenze della coppia. Flessibilità: Percorsi individuali (per chi è solo o indeciso) e di coppia (per chi vuole ricostruire). Schiettezza: Mi piace creare un ambiente in cui possiamo serenamente essere espliciti. ✓ Lavoro sia in Italiano che in Inglese ✓ Sedute individuali e di coppia ✓ Esperienza consolidata nella gestione delle coppie che affrontano un tradimento ✓ Autore di diversi libri su relazioni e tradimenti: “Psicologia del Tradimento”, “Tornare a Vivere”, “Il Salvacoppie” dr. Maurizio Iengo Prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita   Come si svolge un percorso per superare un tradimento?Percorsi individuali per superare un tradimento   Se non hai confessato il tradimento, forse stai affrontando dei dubbi su chi scegliere tra amante e partner ufficiale. Magari stai elaborando la fine di una relazione con un amante, ma devi reprimere il dolore in presenza della tua famiglia. Oppure stai vivendo un forte senso di colpa e ti senti smarrito.    O ancora, forse hai subito il tradimento, e non sai che fare. Dovrei affrontare il mio partner o no? E se l'altro non vuole fare terapia di coppia? Anche in questi casi, si può lavorare per affrontare il trauma del tradimento in modo individuale, senza la presenza del partner.   Il mio lavoro consiste nell’accoglierti e nell’aiutarti a fare chiarezza, dandoti talvolta delle strategie concrete per affrontare i sintomi che forse stai esperendo, dai pensieri ossessivi agli stati d’ansia, senza mai spingerti a prendere decisioni forzate.   Ricorda: sei tu l’esperto della tua vita.       Terapia di Coppia per superare il Tradimento   I primi due incontri si svolgono in coppia: mi racconterete la vostra storia e quali difficoltà state affrontando in seguito al tradimento.   È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, la terza e quarta seduta sono individuali.   Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.   Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero.   Già dalla prima seduta, vi verranno date indicazioni su come iniziare a migliorare.       Prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita Dove ricevo: Mi trovi a Roma in Via Nomentana 60 e a Portici (Napoli) in Via Poli 85. Ricevo anche online. Prenota una Consulenza Conoscitiva Gratuita Prenota una call conoscitiva ### Recensioni Recensioni dei Pazienti Scopri cosa dicono le persone che hanno intrapreso un percorso psicologico con me Recensioni 2025 Silvia 1 maggio 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Professionista eccellente, durante la prima seduta ho avvertito la sensazione di essere compresa e aiutata. Grazie Maurizio Anna 22 aprile 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dott. Maurizio Iengo, con professionalità e serietà ha seguito il mio percorso, non mancando di sorrisi e comprensione, che hanno contribuito a creare una piacevole esperienza e un clima accogliente. Un bravo psicologo, una brava persona. Consiglio ❤️ Marco R. 15 aprile 2025 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Esperienza molto positiva. Il dottor Iengo è riuscito ad aiutarmi a comprendere meglio me stesso e a trovare strategie efficaci per affrontare le mie difficoltà. Ambiente accogliente e approccio empatico. Fabio M. 20 marzo 2025 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dott. Iengo ha ascoltato attentamente, sincerandosi attraverso alcune domande di aver focalizzato esattamente le diverse componenti del problema. Mi ha fornito consigli pratici e un metodo per gestire al meglio le situazioni di stress. Francesca 8 marzo 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Sono rimasta molto colpita dalla professionalità e dall'umanità del dott. Iengo. Ha saputo creare un clima di fiducia che mi ha permesso di aprirmi e lavorare sui miei problemi con serenità. Massimiliano 8 marzo 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Con un approccio comprensivo e amichevole il Dr Maurizio mi fa riflettere da nuovi punti di vista che non avevo considerato, aiutandomi molto a superare le problematiche che sto avendo. Giuseppe M. 28 febbraio 2025 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Percorso terapeutico molto efficace. Il dottor Iengo ha dimostrato grande competenza nell'aiutarmi a superare un periodo difficile. Metodologia chiara e risultati concreti. Elena 14 febbraio 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Consiglio vivamente il dott. Iengo. La sua capacità di ascolto e la professionalità con cui affronta ogni seduta sono davvero eccezionali. Mi ha aiutato a ritrovare equilibrio e fiducia in me stessa. Elisabetta 9 febbraio 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Dott. Maurizio.... grazie di ❤️ ti chiamerò presto 🤗 Roberto C. 30 gennaio 2025 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Studio accogliente e psicologo preparatissimo. Il dott. Iengo è riuscito a farmi sentire a mio agio fin dal primo incontro, guidandomi con pazienza verso una maggiore consapevolezza di me stesso. Anna Maria 8 gennaio 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Che dire grande empatia, cordialità e grande ascolto. Conosciuto per caso ma io non dò mai nulla al caso. Ho iniziato da poco il percorso con lui sono molto entusiasta perché sento di aver trovato il dottore giusto che può aiutarmi. Consigliatitissimo🤗 Rosangela 4 gennaio 2025 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ L'autenticità e serietà del dottor Iengo si uniscono al talento nel mettersi in sintonia e in relazione. Non si tratta di doti frequenti, nemmeno fra i professionisti della psiche. lo consiglierei a chiunque cerca di dipanare la propria matassa mentale in un clima di serena accettazione e sincerità. Recensioni 2024 E 12 dicembre 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dottor Iengo, professionista serio e umano ti mette subito a tuo agio, soprattutto con casi come il mio di doc, lo consiglio Gianfranco 6 novembre 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ A primo impatto non posso che parlare bene, cordiale, schietto ma soprattutto sa ascoltare e oggigiorno non è poco. Lo consiglio Graziana 1 ottobre 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Ancora felicemente sposata...serena,innamorata e consapevole. Non è stato un percorso facile, a tratti doloroso,ma la professionalità del doc è stata la chiave di tutto...Pensavo non fosse possibile avere risultati vivendo il percorso da sola e non in coppia, invece eccoci qui! È stato possibile ed oggi la mia vita è migliorata a 360°, non solo nel rapporto con mio marito! Giuseppe 27 settembre 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dottor Iengo è stato estremamente professionale e attento alle mie esigenze. Mi sta aiutando molto, con i vari problemi che la vita mi mette avanti, dal rapporto un po' complicato con mia moglie, a come affrontare la ricerca di un lavoro, ai continui pensieri che mi arrivano, fino a farmi capire che ho un lieve disturbo ossessivo compulsivo. Piano piano tutto sta rientrando e ogni volta che esco dallo studio mi sento un po' più "leggero". Lo consiglio vivamente. Marianna 25 settembre 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Ho avuto solo un primo incontro conoscitivo...ma sono rimasta molto colpita dalla gentilezza e dalla disponibilità del dottore.... Giuseppe Di Donna 20 marzo 2024 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dott Iengo e' un professionista perbene, preparato, disponibile all'ascolto, dotato di senso pratico. Den.07 18 gennaio 2024 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ In sole 3 sedute il dottore mi ha aiutata a superare la scoperta del tradimento del mio fidanzato, a migliorare il mio approccio comunicativo e superare il rancore che portavo dentro. Con il tempo si supera tutto ma ci vuole l'aiuto giusto! Lasciatevi aiutare da professionisti come il dottore ☺️ Recensioni 2023 Guglielmo 15 dicembre 2023 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Il Dottor Iengo è altamente professionale,con delle strategie mirate è riuscito a farmi superare dei momenti di dolore che sembravano insormontabili. Molto attento inoltre a ogni particolare che gli comunico;e inoltre è di una gentilezza unica. Consigliatissimo. Mary 23 novembre 2023 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Un approccio pratico e pragmatico, la metodologia del Dottor Iengo mira a concretamente alla risoluzione della criticità, oltre che all'individuazione delle stesse. Massimiliano Trento 10 maggio 2023 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Ho avuto il piacere di incontrare il dott. Iengo per risolvere un problema di coppia molto delicato che aveva messo in crisi il mio rapporto con mia moglie. Devo dire che Maurizio ci ha aiutati, in poche sedute, a riscoprire la vicinanza e il rispetto che avevamo perduto. Massimiliano 10 maggio 2023 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Ho avuto il piacere di incontrare il dott. Iengo per risolvere un problema di coppia molto delicato che aveva messo in crisi il mio rapporto con mia moglie. Devo dire che Maurizio ci ha aiutati, in poche sedute, a riscoprire la vicinanza e il rispetto che avevamo perduto. Mi sento di raccomandarlo a chiunque stia vivendo problemi simili ai nostri. Vincenzo 24 marzo 2023 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Maurizio ci ha aiutato a risolvere un problema di coppia che da soli non riuscivamo a superare. Ci è piaciuto l'approccio accogliente ma concreto, il fatto che ci ha chiesto subito di dargli del "tu" e la disponibilità ai chiarimenti. Lo consigliamo. Alberto Stoisman 20 marzo 2023 Google ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dottor Iengo è un professionista a tutto tondo, scrupoloso, che non lascia nulla al caso. Mi sono rivolto a lui a seguito di alcuni problemi sul lavoro che stavano creando difficoltà nella mia vita quotidiana. Mario 16 marzo 2023 Psicologi Italia ⭐⭐⭐⭐⭐ Il dottor Iengo è stato estremamente professionale e attento alle mie esigenze. Gli ho parlato di una situazione che mi imbarazzava molto e devo dire che mi ha fatto sentire ascoltato e non giudicato. Mi sta aiutando molto. Prenota una call conoscitiva gratuita Valutiamo insieme se posso aiutarti in una call conoscitiva. Prenota una Consulenza Conoscitiva ### Affair To Repair: Rebuild Trust, Heal from Infidelity and Create a stronger relationship The 5-Step Method to Rebuild Trust after an Affair, Heal from Betrayal Trauma and Create a Stronger Relationship I will show you how to become Stronger Together after an Affair and make your relationship better than before after an extramarital relationship. Here is my 5-Steps Method (further details below!) ### Offerte di Natale sui nostri libri Scopri i nostri libri, in sconto Natalizio! Psicologia del Tradimento Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo 13.1 € Scopri di più il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni 9.99 € Scopri di più Tornare a Vivere: Superare la fine di una relazione tra ossessione e limerenza 9.97 € Scopri di più E vissero separati e contenti Come raccontare la separazione ai propri figli € Scopri di più Posso aiutarti? Pagina dei Contatti Leggi il mio Blog ### Elementor #25320 [confetti] ### Conferma Seminario sul Tradimento LIVE Fantastico! 🥳 Solo 3 cose da fare ora: Controlla la mail e verifica che ti sia arrivata la conferma di iscrizione. Se non la trovi, dai uno sguardo in Spam o Promozioni. Se è finita lì, spostala nella casella principale. Apri subito la mail di benvenuto, segnala come importante per non perdere i materiali bonus che ti manderò in futuro. Rispondi anche con un semplice “Parteciperò” per farmi sapere di averla ricevuta! Vai su Gmail - Vai su Outlookhttps://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/04/Registrazione-schermo-2024-04-21-alle-19.55.55.mov ### LIVE: Un tradimento può salvare la tua coppia? Un tradimento può salvare la tua coppia, invece di distruggerla? Forse ti sembrerà assurdo, ma è possibile creare una coppia migliore, dopo un tradimento. Ho organizzato un seminario live di un weekend per spiegarti come si fa.📆 5 e 6 Ottobre 2024⏰ 18.00 - 19.30📍 Zoom Iscriviti Gratuitamente al Seminario LIVE su come superare un Tradimento Accetto di ricevere comunicazioni via email e che i miei dati vengano utilizzati secondo la Privacy Policy Iscriviti Subito Loading... Fantastico! Grazie per esserti iscritto/a. Ci sono solo tre cose da fare adesso: Rispondi alla prima mail con un "OK" per assicurarti di ricevere le email!Ricorda che se non apri le mail entro 24h, la challenge si interrompe!Se non trovi nulla nella mail, controlla anche in Spam e Promozioni. Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it https://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/09/un-tradimento-puo-salvare-la-tua-coppia-ad-weekend-seminario.mp4Lo so, sembra assurdo pensare di poter star bene in coppia dopo un trauma così forte. Il dolore è così intenso da lacerarci da dentro. Ci consuma, lasciandoci tutto il giorno a pensare: "Chi è davvero il mio partner?", "Come ha potuto?", "E se lo rifacesse?".Viviamo gli stessi sintomi che vivono le persone che soffrono di disturbo post-traumatico: flashback, immagini e pensieri intrusivi, insonnia, iperattivazione e ipervigilanza... sembra che nulla possa aiutarci, se non mettere più distanza possibile tra noi e la persona che ci ha ferito. Eppure, non vogliamo buttare alle ortiche anni di relazione, magari significativa e bellissima. Tutti ci dicono che dopo un tradimento, la relazione finisce. Sono d'accordo: dopo un tradimento, puoi considerare la tua relazione finita. Tuttavia, puoi decidere di iniziarne una nuova con la stessa persona, partendo da presupposti migliori, che non ti porteranno di nuovo alla situazione in cui sei adesso.Faccio proprio questo: aiuto le coppie a superare il trauma del tradimento. E voglio condividere con te i punti fondamentali che devono attraversare tutte le coppie quando affrontano questo momento. Di cosa parleremo? Partiremo dal perché è davvero possibile superare un tradimento, da quali sono i suoi effetti, quali sono gli errori più comuni che impediscono alle coppie di guarire, e come poter andare avanti insieme.Vedremo anche degli esercizi pratici (tra quelli che assegno anche alle coppie che seguo) per il traditore, per il tradito, e per la coppia.Insomma, un sacco di roba. Per darti un'idea, ecco gli appunti (provvisori) che seguirò durante la live:https://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/09/Registrazione-schermo-2024-09-13-alle-14.33.15.mp4 È davvero gratis? Sì, è davvero gratis. C'è tuttavia un problema con le cose gratis (o a basso costo): che le persone si iscrivono e poi non le seguono. Lo sanno bene quelle palestre che vendono abbonamenti annuali a 99€!Per te che vorresti migliorare la tua relazione, significa solo aver sprecato l'opportunità di agire per pigrizia. E poi, diciamoci la verità: se non ti vuoi impegnare a dedicare tre ore ad una live, possiamo davvero sperare che ti impegnerai a guardare le cose da un punto di vista diverso?Per cui: sì, è davvero gratis. Ma lo sarà se ti colleghi alla diretta, e il replay sarà disponibile solo per 24h. Guarda la mia intervista su Il Sole 24 Ore Scopri di più su come lavoro leggendo i miei libri: Cosa dicono di me: Chi sono? Maurizio Iengo, è uno psicologo che si occupa di relazioni. Dopo aver ottenuto un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Studia il Metodo Gottman, oltre che seguire due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton.Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico.Lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaLaurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaMaster of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de AlmeríaTirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di PsicologoIscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione CampaniaMasterclass Base in EMDR con Jennifer SweetonMasterclass Avanzata in EMDR con Jennifer SweetonMaster in Terapia e Clinica del Legame di CoppiaIntensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT.Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2)Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di RomaAttualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e LimerenzaIl Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioniPsicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, SuperarloIl dubbio patologico: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del Pensiero Chi sono? Maurizio Iengo, psicologo, formatore e autore. ### Un tradimento può salvare la tua coppia? Un tradimento può salvare la tua coppia, invece di distruggerla? Forse ti sembrerà assurdo, ma è possibile creare una coppia migliore, dopo un tradimento. Ho realizzato un seminario gratuito per spiegarti come si fa.N.B. I 2 video saranno disponibili SOLO per 24h. Iscriviti Gratuitamente al Seminario su come superare un Tradimento Accetto di ricevere comunicazioni via email e che i miei dati vengano utilizzati secondo la Privacy Policy Iscriviti Subito Loading... Fantastico! Grazie per esserti iscritto/a. Ci sono solo tre cose da fare adesso: Rispondi alla prima mail con un "OK" per assicurarti di ricevere le email!Ricorda che se non apri le mail entro 24h, la challenge si interrompe!Se non trovi nulla nella mail, controlla anche in Spam e Promozioni. Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it https://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/08/un-tradimento-puo-salvare-la-tua-relazione.mp4Lo so, sembra assurdo pensare di poter star bene in coppia dopo un trauma così forte. Il dolore è così intenso da lacerarci da dentro. Ci consuma, lasciandoci tutto il giorno a pensare: "Chi è davvero il mio partner?", "Come ha potuto?", "E se lo rifacesse?".Viviamo gli stessi sintomi che vivono le persone che soffrono di disturbo post-traumatico: flashback, immagini e pensieri intrusivi, insonnia, iperattivazione e ipervigilanza... sembra che nulla possa aiutarci, se non mettere più distanza possibile tra noi e la persona che ci ha ferito. Eppure, non vogliamo buttare alle ortiche anni di relazione, magari significativa e bellissima. Tutti ci dicono che dopo un tradimento, la relazione finisce. Sono d'accordo: dopo un tradimento, puoi considerare la tua relazione finita. Tuttavia, puoi decidere di iniziarne una nuova con la stessa persona, partendo da presupposti migliori, che non ti porteranno di nuovo alla situazione in cui sei adesso.Faccio proprio questo: aiuto le coppie a superare il trauma del tradimento. E voglio condividere con te i punti fondamentali che devono attraversare tutte le coppie quando affrontano questo momento. Di cosa parliamo? Partiremo dal perché è davvero possibile superare un tradimento, da quali sono i suoi effetti, quali sono gli errori più comuni che impediscono alle coppie di guarire, e come poter andare avanti insieme.Vedremo anche degli esercizi pratici (tra quelli che assegno anche alle coppie che seguo) per il traditore, per il tradito, e per la coppia.Insomma, un sacco di roba. Per darti un'idea, ecco i miei appunti:https://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/09/Registrazione-schermo-2024-09-13-alle-14.33.15.mp4 È davvero gratis? Sì, è davvero gratis. C'è tuttavia un problema con le cose gratis (o a basso costo): che le persone si iscrivono e poi non le seguono. Lo sanno bene quelle palestre che vendono abbonamenti annuali a 99€!Per te che vorresti migliorare la tua relazione, significa solo aver sprecato l'opportunità di agire per pigrizia. E poi, diciamoci la verità: se non ti vuoi impegnare a guardare neanche un video, possiamo davvero sperare che ti impegnerai a guardare le cose da un punto di vista diverso?Per cui: sì, è davvero gratis. Ma se non guarderai il seminario entro 24h di tempo, non sarà più disponibile. Al contrario, se lo guarderai, riceverai gratis le prime 60 pagine del mio libro "Psicologia del Tradimento" + 2 casi studio + l'accesso a una call gratuita. Guarda la mia intervista su Il Sole 24 Ore Scopri di più su come lavoro leggendo i miei libri: Dicono di me: Chi sono? Maurizio Iengo, è uno psicologo che si occupa di relazioni. Dopo aver ottenuto un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton.Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico.Attualmente lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaLaurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaMaster of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de AlmeríaTirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di PsicologoIscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione CampaniaMasterclass Base in EMDR con Jennifer SweetonMasterclass Avanzata in EMDR con Jennifer SweetonMaster in Terapia e Clinica del Legame di CoppiaIntensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT.Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2)Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di RomaAttualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e LimerenzaIl Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioniPsicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, SuperarloIl dubbio patologico: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del Pensiero Chi sono? Maurizio Iengo, psicologo, formatore e autore. ### Conferma Seminario sul Tradimento Fantastico! 🥳 Hai 24h per guardarlo... Solo 3 cose da fare ora: Controlla la mail e verifica che ti sia arrivata la conferma di iscrizione. Se non la trovi, dai uno sguardo in Spam o Promozioni. Se è finita lì, spostala nella casella principale. Apri subito la mail di benvenuto, segnala come importante per non perdere i materiali bonus che ti manderò in futuro. Rispondi anche con un semplice “OK” per farmi sapere di averla ricevuta! Vai su Gmail - Vai su Outlookhttps://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/04/Registrazione-schermo-2024-04-21-alle-19.55.55.mov ### Seminario: Superare un Tradimento Su questa pagina, trovi la registrazione del mio seminario di su Come Superare un Tradimento e, in fondo, alcune informazioni fondamentali se vuoi lavorare con me. Buona visione!https://www.youtube.com/watch?v=czvpOC4-COAhttps://youtu.be/MuVTiRHg1LU Come funziona un percorso per Superare il Tradimento? Possiamo lavorare insieme? Qui sotto, trovi un modulo per prenotare una telefonata conoscitiva. Ti chiedo, prima di farlo, di guardare attentamente entrambi i video per capire quali sono i requisiti per lavorare insieme. Un requisito fondamentale, è che ci sia il desiderio di mettersi in gioco.  Chi agisce, può cambiare la propria situazione. Altrimenti, può ritrovarsi a fare null'altro che essere passivo, lamentandosi che le cose non cambiano. E se non desideri impegnarti in prima persona, ti assicuro che non potrò aiutarti. Detto questo, io lavoro in questo modo: Puoi fissare una telefonata conoscitiva, in cui capiremo se possiamo lavorare insieme; Iniziamo con una prima fase fatta da 7 incontri, di cui 2 di coppia, 4 individuali, 1 altro di coppia; L'onorario per questi 7 incontri è di 660€; A questo punto, la coppia potrebbe essere in grado di continuare da sola; In caso contrario, l'onorario sarà di 120 per ogni incontro di coppia, e 75 per gli incontri individuali. Per chi vuole impegnarsi in un percorso di un anno, è possibile un unico pagamento di 2000 euro per 14 incontri di coppia e 10 individuali. Questo include la fase iniziale di sblocco (i primi due mesi) + il porre delle basi per la ricostruzione della relazione + i "controlli". Prenota una telefonata conoscitiva: ATTENZIONE! Cerchi solo dei consigli per affrontare la tua situazione e non sei interessat* ad iniziare un percorso di coppia? Di tanto in tanto, scelgo le mail più interessanti che mi arrivano attraverso questa pagina e ne realizzo video o post sul mio blog. Per cui, ti invito a scrivermi attraverso il modulo contatti della pagina "Parlami della tua storia". ### Conferma Sfida dei 3 Giorni Fantastico! 🥳 Solo 3 cose da fare ora: Controlla la mail e verifica che ti sia arrivata la conferma di iscrizione. Se non la trovi, dai uno sguardo in Spam o Promozioni. Se è finita lì, spostala nella casella principale. Apri subito la prima mail di benvenuto, segnala come importante per assicurarti di non perdere quelle con le live e i materiali bonus. Rispondi anche con un semplice “OK” per farmi sapere di averla ricevuta!  https://www.maurizioiengo.it/wp-content/uploads/2024/04/Registrazione-schermo-2024-04-21-alle-19.55.55.mov ### Primo Incontro Gratuito Come uscirne? A volte viviamo delle difficoltà che non riusciamo a risolvere da soli. Altre volte ci sentiamo "bloccati" dall'ansia, dalla paura, dall'incertezza. I pensieri si affollano, ed è difficile fare chiarezza. Ecco che vorremmo un modo per superare il momento e uscirne più forti. Prenota un Primo Incontro Gratuito Sei una nave in tempesta? La vita è come un viaggio in mare aperto. A volte, le acque sono calme e serene, la brezza ti accarezza il viso e il sole splende radioso. Navighi senza pensieri, godendoti il panorama mozzafiato. Ma non sempre il mare è così clemente. Ci sono momenti in cui le onde si ingrossano, il vento soffia forte e la tempesta infuria. Ti senti smarrito, sbattuto dalle onde, incapace di restare sulla tua rotta. Forse ti senti sopraffatto da stress, ansia o rabbia. Forse sei attanagliato da pensieri che proprio non vogliono andarsene. Forse questa tempesta è relazionale. Forse stai affrontando il lutto per una persona cara che non c'è più o una relazione finita. Forse ti trovi a dover prendere una decisione difficile che non sai come affrontare. Le cose sembrano peggiorare? Hai provato già varie strade per risolvere il problema. Potresti averne parlato con amici, parenti, il partner. Eppure, questo ti fa sentire meglio sul momento, ma a lungo andare potresti renderti conto che non fa altro che farti star peggio. Perché, certo, le persone che ti amano, vogliono aiutarti. Eppure, non c'è nessuno che può davvero capirti. Altre volte ancora, l'aiuto degli altri crea ulteriori danni. Se ti trovi a fronteggiare queste tempeste interiori, non temere di chiedere aiuto. Uno psicologo può aiutarti a ritrovare la rotta e navigare verso un futuro migliore. Ci hai già pensato, ma ti spaventa l'idea di un percorso lungo? Per quanto i percorsi psicologici lunghi possano essere un momento utile e di crescita, a volte vorremmo solo concentrarci sul presente. Lavorare per liberarci concretamente dell'ansia, del dolore, dell'ossessione che proviamo. In altre parole, ritornare sulla rotta il prima possibile, con un percorso concreto, moderno e orientato al risultato. Un approccio concreto, moderno e orientato al risultato Sono il dott. Maurizio Iengo, psicologo con studio a Roma, Portici (NA) e Online. Aiuto le persone a identificare il problema in modo preciso, per aiutarle a superarlo secondo un approccio concreto, moderno e orientato al risultato. All'inizio del nostro lavoro insieme, identificheremo il risultato che desideri ottenere. Questo ci aiuta a tracciare la rotta in modo preciso, così da monitorare se stiamo andando o meno nella giusta direzione. È un modo, sia per te che per me, di avere un riscontro sul nostro lavoro insieme. In altre parole: ti sta davvero aiutando, o stiamo perdendo tempo? Con chi lavoro? Lavoro in modo individuale, con coppie e famiglie. Dicono di me... Prenota un Primo Incontro Gratuito Parlami del tuo problema nel modulo qui sotto, ti ricontatterò il prima possibile per un primo incontro gratuito. Oppure contattami su Whatsapp ### Fantastico! Solo 3 cose da fare ora: Controlla la mail e verifica che non sia finita in Spam o Promozioni. Se è così, sposta la mail nella casella principale. Apri subito la prima mail di benvenuto con l'estratto del libro e rispondi anche con un semplice "OK" per assicurarti di ricevere le prossime. Se vuoi, prenota una call conoscitiva gratuita e senza impegno se vuoi aiuto nel gestire questo difficile momento. Controlla la casella mail (anche in Spam e Promozioni). Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it Vai a Gmail. ### Conferma Sfida dei 30 Giorni Fantastico! Grazie per aver deciso di intraprendere questo percorso insieme. Solo 3 cose da fare ora: Controlla la mail e verifica che non sia finita in Spam o Promozioni. Se è così, sposta la mail nella casella principale. Apri subito la prima mail di benvenuto e rispondi anche con un semplice "OK" per assicurarti di ricevere le prossime. Ricorda che il sistema verifica periodicamente l'apertura delle email. Per cui, se non le apri, il tuo indirizzo verrà escluso dalla lista e non riceverai più le prossime mail! ### Conferma Reiscrizione Sfida dei 30 Giorni Sei stato reiscritto con successo! ### Tempo scaduto ### 3 Giorni per Migliorare la Tua Relazione Sfida LIVE: 3 Giorni per Migliorare la tua Relazione Se vuoi ravvivare la tua relazione e imparare a conoscere e risolvere i problemi più comuni che rovinano le coppie, iscriviti subito. È gratis! 6-7-8 MAGGIO ALLE 21.15! Iscriviti Gratuitamente alla Sfida dei 3 Giorni per Migliorare la tua Coppia Accetto di ricevere comunicazioni via email e che i miei dati vengano utilizzati secondo la Privacy Policy Iscriviti Subito Loading... Fantastico! Grazie per esserti iscritto/a. Ci sono solo tre cose da fare adesso:  Rispondi alla prima mail con un "OK" per assicurarti di ricevere le email! Ricorda che se non apri le mail entro 24h, la challenge si interrompe! Se non trovi nulla nella mail, controlla anche in Spam e Promozioni. Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it Unisciti alle altre coppie che stanno per intraprendere un breve (ma intenso!) viaggio di 3 giorni per: Scoprire perché le relazioni finiscono e quali sono gli "antidoti" agli errori più comuni che rischiano di rovinare le coppie Imparare a comunicare nel modo corretto, per evitare i conflitti sterili, in favore di conversazioni rivolte alla crescita della coppia Imparare a programmare il futuro insieme Cosa riceverai: 3 Live con spunti di riflessione, casi clinici e attività subito applicabili per migliorare la tua coppia. Spazio per le domande alla fine di ogni diretta. Esercizi in PDF che riceverai direttamente nella tua mail (se partecipi in diretta!). A chi è adatta questa sfida? Coppie che stanno insieme da poco: Imparerete a costruire una base solida per la vostra relazione. Coppie che stanno insieme da tempo: Riconoscerete alcuni schemi disfunzionali e imparerete delle tecniche per cambiarli. Coppie in crisi: Capirete perché siete in difficoltà e come rafforzare il vostro legame. Single: Svilupperai nuove capacità e consapevolezze, che ti aiuteranno a ottenere il massimo dalle tue prossime relazioni. È davvero gratis? Sì, è davvero gratis. C'è tuttavia un problema con le cose gratis (o a basso costo): che le persone si iscrivono e poi non le seguono. Lo sanno bene quelle palestre che vendono abbonamenti annuali a 99€! Per te che vorresti migliorare la tua relazione, significa solo aver sprecato l'opportunità di agire per pigrizia. E poi, diciamoci la verità: se non ti vuoi impegnare a guardare neanche tre live, possiamo davvero sperare che ti impegnerai a uscire dalla tua zona di comfort e mettere in pratica delle indicazioni? Per noi, che ci impegniamo a produrre contenuti di valore gratis, c'è solo molta frustrazione. Per cui: sì, è davvero gratis. Ma se non seguirai le live o non aprirai le mail entro 24h di tempo, verrai escluso dalla sfida e non riceverai il link alle successive. Consideralo un piccolo trucco per restare motivato per soli tre giorni che potrebbero cambiare la tua vita. Siamo sicuri che, anche se dovessi trovare le live poco interessanti e banali, il solo fatto di prenderti questo piccolo impegno insieme al partner per migliorare la tua relazione, ti aiuterà a fare un passo in avanti. Ok, ma quando e come funziona? Saremo live per 3 giorni, dal 6 all'8 maggio alle ore 21.15. Ti verrà inviato il link prima di ogni live e potrai partecipare in diretta e riguardare il video nelle 24h successive, dopodiché questo verrà messo offline. Se partecipi in diretta, ti verrà dato il link con del materiale bonus (come degli esercizi/workbook). Chi siamo? Maurizio Iengo, è uno psicologo che si occupa di relazioni. Dopo aver ottenuto un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia. Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton. Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico. Attualmente lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Laurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de Almería Tirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3 propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di Psicologo Iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania Masterclass Base in EMDR con Jennifer Sweeton Masterclass Avanzata in EMDR con Jennifer Sweeton Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Intensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT. Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2) Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022 Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di Roma Attualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Il dubbio ossessivo: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del Pensiero Chi siamo? Maurizio Iengo, psicologo, formatore e autore. Marco Giacobbi, psicologo-psicoterapeuta, autore. Marco Giacobbi è uno Psicologo-Psicoterapeuta specializzato alla scuola quadriennale di Psicoterapia Strategica di Arezzo e ricercatore presso l'Università di Basilea. Si è formato grazie ai corsi del Gottman Institute (USA) e presso l’Università di Bangor (UK) in Mindfulness. Da molti anni lavora con single e coppie per recuperare relazioni incrinate o interrotte. Sue interviste e interventi sono apparsi sul magazine D di Repubblica, Grazia, Vanity Fair e sul sito benessere.com. Attualmente lavora come Psicoterapeuta di coppia e divulgo tramite il mio portale Psicohelp.it, uno dei principali riferimenti in Italia sulla terapia di coppia. È autore di  Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo E vissero separati e contenti: Come raccontare la separazione ai propri figli Smartphone, esci da questo Figlio!: Consigli per educare i figli all’utilizzo di telefonini, tablet e computer ### Prenota una Call Gratuita Durante la consulenza conoscitiva, parleremo dei tuoi obiettivi, sfide e aspettative. Sarà anche il momento per fare tutte le domande che potresti avere su come lavoro.Ricorda, questa prima consulenza è completamente gratuita e senza impegno. Se decidi di proseguire con altre sessioni, ti verranno presentati i dettagli sull'onorario per le sessioni future. Non vedo l'ora di conoscerti!In fondo alla pagina, troverai il calendario per prenotare.Intanto, se vuoi sapere come lavoro, puoi guardare l'intervista qui sotto: ATTENZIONE: se ti interessa un percorso di coppia, assicurati che siate entrambi presenti durante la call. ### Couple Therapist to Overcome an Affair Are you dealing with the aftermath of an affair? dr. Maurizio Iengo, psychologist, author. After the betrayal, your relationship has changed. My job is to help you make it better than ever. 💬 I speak English (with an accent :)) and Italian 📍 Rome, Portici (Naples), Online Contacts Frequently Asked Questions Watch the interview with Dylan Selterman Dylan Selterman is an associate professor at Johns Hopkins University, a fellow psychologist, and a researcher who focuses on betrayal. In this video, you will find an interview with Dylan that my colleague M. Giacobbi and I conducted. https://www.youtube.com/watch?v=91lo7Y9GObI Who am I? Here is part of my educational and professional journey. Bachelor's degree in Psychology from the University of Naples Suor Orsola Benincasa Master's degree with a score of 110/110 cum laude in Psychology from the University of Naples Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health from the University of Almería (Spain) Internship at the Mental Health Unit of Ercolano, affiliated with ASL  (Italian National Health System) Napoli 3 State Examination for Professional Qualification as a Psychologist Registered with the Order of Psychologists of the Campania Region Basic EMDR Masterclass with Jennifer Sweeton Advanced EMDR Masterclass with Jennifer Sweeton Couple Therapy and Clinical Practice - Course Intensive Course in Emotionally Focused Therapy by Dr. Sue Johnson, the inventor of the EFT method Participation in the course 'SFT Essentials – Solution Focused Therapy' at the Association for Psychological Therapies (UK) Accreditation Level 2 from the Association for Psychological Therapies (UK) Participation in the training course: Obsessive-Compulsive Disorder – Summit 2022 Participation in the series of workshops 'Single Session Therapy' at the ICNOS School Participation in the series of workshops 'Solution-Focused Brief Therapy' at the ICNOS School Currently specializing at the ICNOS School of Rome in systemic-strategic Psychotherapy Collaboration with Psicohelp Instructor at Kern School Instructor at Nabuedu Instructor at Streamededu Freelance psychologist with offices in Rome, Naples, and Online Author of: 'Returning to Life: Overcoming the End of a Relationship between Obsession and Limerence' 'The Relationship Saver: Two Psychologists Teach How to Navigate the Stormy Sea of Relationships' 'Psychology of Heterosexual and Homosexual Affairs: Understanding It, Preventing It, Overcoming It' How does therapy work? Individual: If you haven't confessed to the affair, you may be grappling with doubts about whom to choose between your lover and your official partner. Perhaps you are processing the end of a relationship with a lover, but you have to suppress the pain in the presence of your family. Or maybe you are experiencing a strong sense of guilt and you feel lost. In any case, it might be a good idea to consult a professional who can guide and listen to you in a non-judgmental manner. My job is to welcome you and help you gain clarity, sometimes providing you with concrete strategies to cope with symptoms you may be experiencing, from obsessive thoughts to states of anxiety, without ever pushing you to make forced decisions. Remember: you are the expert of your life. Couple Therapy: The first meeting takes place as a couple: you will be invited to tell me your story and the difficulties you are facing following the betrayal. It's important that each of you can speak freely to the psychologist about whatever you want: for this reason, the second and third sessions are individual. You will never be judged, and if you inform your psychologist about something you don't want your partner to know, remember that the professional is bound by confidentiality. This is an important moment, as it allows partners to speak absolutely freely. From the very first session, you may receive instructions on how to start improving. In any case: Initially, you will be given a listening space, useful for first understanding your expectations and defining your goals. Subsequently (often during the first session), practical tools will be analyzed and provided to interrupt dysfunctional attempted solutions: those behaviors that are put in place to solve a problem but actually worsen it. After each session, you will receive an anonymous questionnaire where you can express your opinion on the meeting. This allows me to understand if there are areas for improvement in my work. Where do I welcome my patients? I mainly work online, so as to be able to help anyone from around the world. I also have two offices, at Via Nomentana 60 in Rome (RM) on Fridays and at Via Poli 85 in Portici (NA) on Wednesdays. Online meetings are via videocall or phone call. Online therapy, according to many scientific papers, is as effective as in-person meetings. Frequently Asked Questions What do you do in practice? I provide a safe and welcoming space to communicate and work on your issues. I don't provide answers, but strategies that can help you overcome your problems. This is important because it makes you independent in a short time and in control of your life. How much does couples therapy cost? After the first two weeks when we will meet more often, you can expect a financial commitment of around €300/month. How much does individual therapy cost? Typically, I hold a session every 15 days. The fee is €130/session, so you can expect a financial commitment of around €260/month. How can I pay? By credit card, debit card, or PayPal. Do you offer initial free consultations? By filling out the form on this page, you can access a free 20-minutes initial consultation. In this first interaction, we can get to know each other and assess the possibility of working together. Additionally, you will have the opportunity to ask me questions to clarify aspects of our journey. How do we know if we need help? If you and your partner have communication issues, frequent arguments, loss of trust (such as following a betrayal), or loss of physical or emotional intimacy, it may be a good idea to seek help. Feel free to fill the form on this page to talk to me about your case. What if my partner doesn't want to start therapy? I can also work with just one person; obviously, this will not be a couples journey, but an individual one. This is not always feasible, so it would be better if we had a chance to talk before booking your first session. What should we expect after completing couples therapy? After completing the journey, you can expect to have a better understanding of each other and to have strategies for better managing the relationship. Another common outcome is having a more fulfilling and satisfying relationship. Reach out to schedule a free consultation call IMPORTANT NOTICE: This free call is approx. 20 minutes and it is aimed to get to know your case and whether I can help you. If we will both agree on working together, therapy fees are as follows: Individual therapy: €130/session (every two weeks) Couple therapy: €150/session (every two weeks) There is no minimum number of sessions. Text me via Whatsapp Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Name *Email *Phone number (with international prefix)Please, tell me about you and what I can help you with. The more details, the better! :) * I accept the Privacy Policy Send ### Terapia di Coppia a Napoli Terapia di Coppia a Napoli Smettere di litigare, salvare la relazione dopo un tradimento, gestire la gelosia, migliorare la comunicazione, ricostruire la fiducia e rinvigorire l'intimità, sia fisica che emotiva: scopri come con la terapia di coppia. Uno psicologo può offrirti strumenti concreti e soluzioni rapide ai vostri problemi, anche in meno sedute di quanto pensi. Se il tuo partner non è incline a un percorso di coppia o se preferisci affrontare sfide relazionali da solo, sono disponibile per consulenze individuali.Ricevo in via Poli 85 a Portici (Napoli), a Roma e OnlineTelefonata Conoscitiva Gratuita e Senza Impegno: +39 379 244 86 49 Membro dell'American Psychological AssociationIscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania Contatti Domande Frequenti Voglio aiutare la tua coppia a: Rafforzare la connessione emotiva: Riscoprite come sentirvi profondamente legati e amati nella vostra relazione.Ricostruire la fiducia: Lavorate insieme per instaurare o rinnovare un solido legame di fiducia.Valorizzare il rispetto reciproco: Imparate l'arte del mutuo rispetto per una relazione più equilibrata.Guarire dopo un tradimento: Trovate il cammino per superare e perdonare una violazione della fiducia.Preferire il dialogo al litigio: Scoprite metodi per ridurre i litigi e favorire l'armonia tra voi.Navigare attraverso sfide relazionali: Affrontate con successo le situazioni complesse che possono sorgere nella vostra coppia.Riprendersi da una separazione: Trovate la forza e le strategie per superare la fine di un rapporto.Comunicare le vostre esigenze con autenticità: Imparate a esprimere liberamente ciò che desiderate e necessitate nella vostra relazione.Migliorare l'intimità sessuale: Risolvete insieme le sfide legate alla sfera sessuale per una connessione più profonda.Trovare soluzioni ai dilemmi sentimentali: Ricevete supporto per affrontare qualsiasi problema o sfida legata all'amore e ai sentimenti.  Biografia Ecco parte del mio percorso di studi e professionale. Laurea triennale in Psicologia presso l'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Laurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l'Universidad de Almería Tirocinio formativo presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all'ASL Napoli 3 Esame di Stato per l'Abilitazione alla Professione di Psicologo Iscrizione all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania Masterclass Base in EMDR con Jennifer Sweeton Masterclass Avanzata in EMDR con Jennifer Sweeton Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Intensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT. Partecipazione al corso "SFT Essentials - Solution Focused Therapy" presso l'Association for Psychological Therapies (UK) Accreditation Level 2 presso l'Association for Psychological Therapies (UK) Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo - Summit 2022 Partecipazione al ciclo di workshop "Terapia a Seduta Singola" presso la Scuola ICNOS Partecipazione al ciclo di workshop "Terapia Breve Centrata sulla Soluzione" presso la Scuola ICNOS Attualmente è studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di:  Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Contatti Guarda la mia intervista a Dylan Selterman sul Tradimento Dylan Selterman è un professore associato presso la Johns Hopkins University, psicologo e ricercatore che si occupa di tradimento. In questo video, troverai un’intervista che gli ho fatto insieme al collega M. Giacobbi.(L’intervista è in inglese, ma puoi attivare i sottotitoli con la traduzione automatica)https://youtu.be/91lo7Y9GObI Scopri il mio Libro Psicologia del Tradimento Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Scopri di più. Scopri il mio Libro il Salvacoppie due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Acquistalo subito su Amazon Scopri il mio Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Acquistalo subito su Amazon Come si svolge un percorso di coppia? Prima Seduta Nel nostro primo incontro, ci concentreremo su una comprensione approfondita della vostra relazione e delle sfide che state affrontando. Questa sessione iniziale serve per chiarire eventuali incertezze, stabilire linee guida e discutere delle vostre speranze e necessità.Esploreremo come è nata la vostra relazione, ripercorrendo i momenti salienti e identificando le cause delle difficoltà attuali.Una priorità fondamentale delle prime sessioni sarà la gestione e la riduzione delle tensioni, puntando alla de-escalation del conflitto.Fin dal nostro primo incontro, vi fornirò suggerimenti pratici per iniziare il percorso di miglioramento. Seconda Seduta Al termine della prima (o delle prime due) sedute di terapia di coppia, vi inviterò a fissare appuntamenti individuali. Questo passo è cruciale per garantire a ciascuno di voi uno spazio riservato per esprimersi con totale libertà.Sarete sempre accolti in un ambiente privo di giudizi. Qualsiasi informazione condivisa rimarrà confidenziale, rispettando l'obbligo del segreto professionale dello psicologo.Queste sessioni individuali sono fondamentali, poiché offrono ai partner l'opportunità di comunicare senza alcuna riserva. Dalla Terza in poi... A questo punto, avrò raccolto informazioni preziose per delineare un percorso terapeutico e definire insieme gli obiettivi da perseguire nel nostro viaggio.Ogni coppia ha mete uniche. Potreste desiderare di riscoprire la passione, di ridurre i conflitti quotidiani o di trovare il modo di superare un momento difficile.È fondamentale sottolineare che gli obiettivi non sono scritti nella pietra: mentre progrediamo, le mete possono adattarsi e mutare. Inoltre, nel corso delle sessioni, potrebbero emergere nuovi bisogni o sfide da affrontare insieme. Problemi di natura Sessuale? Lo so, può essere difficile parlarne Ma consultare uno psicologo può notevolmente elevare il tuo benessere personale e quello della tua relazione. Tra le sfide più comuni che uno psicologo è in grado di affrontare vi sono l'eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, il vaginismo e la dispareunia. È particolarmente rilevante sottolineare l'efficacia dell'ipnosi, soprattutto per affrontare in modo efficace e potente il dolore cronico, fornendo soluzioni rapide e con un alto tasso di riuscita per chi ne è affetto. Dove ricevo? Se preferisci un incontro di persona, ricevo in presenza in Via Poli 85 a Portici (Napoli) il mercoledì e a Roma il venerdì. Grazie al potere dell'online inoltre, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza. Psicologo Online e a Napoli Domande Frequenti Cosa fai nella pratica?Fornisco uno spazio sicuro e accogliente per comunicare e lavorare sui tuoi problemi.Partendo dall’idea che sei tu l’esperto della tua vita, ti fornisco non risposte, ma strategie che possano aiutarti a trovare le tue risposte. Questo è importante, perché ti rende indipendente in tempi brevi, e ti mette al posto di comando della tua vita. Quanto dura un percorso?La durata di un percorso è molto variabile e dipende dall’obiettivo, ma generalmente i miei percorsi durano 5-12 incontri per la terapia di coppia e 2-8 incontri per i percorsi individuali. A questi, è possibile aggiungere degli incontri ulteriori di accompagnamento (che vadano da una volta al mese, a una volta ogni tre) per lavorare su problemi che naturalmente emergono nelle relazioni, allo scopo di risolverli sul nascere – prima che si aggravino. Sono vincolato a un numero minimo di incontri?No, anzi: talvolta, un solo incontro è sufficiente. Non c’è nessun “numero minimo” di incontri obbligatorio. Alle coppie, suggerisco comunque di svolgere almeno due incontri di coppia e due individuali per completare la prima fase di indagine e stabilire gli obiettivi del percorso. Quanto costa la terapia di coppia?Dopo le prime due settimane, tipicamente più dense, si può preventivare un impegno economico di circa 200/mese. Quanto costa un percorso individuale?Tipicamente, tengo un incontro ogni 15 giorni e l’onorario è di 75/incontro, per cui si può preventivare un impegno economico di circa 150/mese. Come posso pagare?Con carta di credito, di debito, bonifico o PayPal. Posso dedurre la seduta dalle tasse?Certo! Come prestazione sanitaria, anche quella psicologica è deducibile dalle tasse. Fai primi incontri gratuiti?Lasciando la tua mail, potrai accedere a una prima consulenza conoscitiva gratuita. In questa prima interazione, potremo conoscerci e valutare la possibilità di lavorare insieme. Inoltre, avrete la possibilità di farmi domande per chiarirvi gli aspetti del nostro percorso. Come facciamo a sapere se abbiamo bisogno d'aiuto?Se tu e il partner avete problemi di comunicazione, frequenti litigi, perdita di fiducia (come ad esempio in seguito a un tradimento), perdita di intimità fisica o emotiva, può essere una buona idea chiedere aiuto. Potete scrivermi per chiedere un parere o telefonare direttamente al numero che trovi in questa pagina. Ovviamente, senza impegno. Cosa fare se il mio partner non vuole iniziare un percorso?Per migliorare la coppia, si può lavorare anche solo con una persona; ovviamente, questo non sarà un percorso di coppia, ma un percorso individuale. Non sempre questo è fattibile, per cui sarebbe meglio se mi facessi un colpo di telefono. Cosa dovremmo aspettarci dopo aver completato un percorso di coppia?Dopo aver completato il percorso, potete aspettarvi di avere una maggiore comprensione dell’altro e di avere delle strategie per meglio affrontare la relazione. Un altro risultato comune, è quello di avere una relazione più piena e soddisfacente. Contattami Senza Impegno Telefonata Scrivimi su Whatsapp Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla Privacy Invia Messaggio Leggi il mio blog Mia moglie non lascia mai il cellulare, cosa fare? Tradire senza andare a letto: il tradimento bianco Dalla gelosia al tradimento: come si avvera la profezia più temuta Insicurezza e senso di abbandono: affrontare le paure legate alla dipendenza affettiva Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce Come comportarsi dopo un tradimento Il senso di colpa nella coppia Sentirsi soffocare nella coppia, come fare? Load More ### Libro Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Scopri il Libro Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. Il tradimento, un cruciverba emotivo di sofferenza, amore e rivelazioni, può essere un labirinto oscuro e complesso per chiunque. Sia per la persona che ha subito il tradimento, che per quella che l'ha compiuto, il viaggio è pieno di dubbi e domande angoscianti.Ma cosa si nasconde dietro il velo del tradimento? Perché si tradisce? Può un tradimento segnare definitivamente la fine di una relazione? Quali sono le sfide tipiche che affrontano le coppie gay e lesbiche quando affrontano un tradimento? È possibile ricostruire la fiducia, una volta infranta?"Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo", scritto da Marco Giacobbi e Maurizio Iengo, due psicologi che si occupano di relazioni e tradimenti, vuole guidarvi attraverso questo viaggio difficile e intricato. Scarica Gratis le Prime 60 Pagine Acquista Subito su Amazon «...il libro non giudica, ma offre uno spazio per l'accettazione, la comprensione e la guarigione.»Questo volume non solo indaga le ragioni per cui una persona impegnata potrebbe avventurarsi in una relazione extraconiugale, ma esplora anche l'ossessione per l'ex amante, le complesse dinamiche emotive e le reazioni psicologiche. Rispettoso del dolore di chi ha subito il tradimento e di chi l'ha compiuto, il libro non giudica, ma offre uno spazio per l'accettazione, la comprensione e la guarigione. Trasforma il tradimento da un tabù inenarrabile a un'opportunità per imparare, crescere ed evolvere.L'obiettivo di Giacobbi e Iengo non è solo quello di indagare il significato e le implicazioni del tradimento, ma di fornire strumenti pratici ed efficaci per gestirlo. Il loro approccio si basa sulla convinzione che, affrontando apertamente e onestamente l'esperienza del tradimento, si può trovare un terreno fertile per la crescita personale e di coppia. L'obiettivo ultimo è quello di costruire relazioni più forti, basate sulla fiducia e sulla comprensione reciproca.«...un manuale pratico che offre esercizi individuali e di coppia, per trasformare il dolore del tradimento in comprensione, e, alla fine, in perdono.»"Psicologia del Tradimento" si distingue per la sua combinazione unica di approfondimenti scientifici, esperienza professionale e casi reali.Non è solo un libro che informa, ma un manuale pratico che offre esercizi individuali e di coppia, per trasformare il dolore del tradimento in comprensione, e, alla fine, in perdono. Con riferimenti alla letteratura scientifica, fornisce una preziosa risorsa non solo per coloro che vivono direttamente la problematica del tradimento, ma anche per i professionisti che affrontano questo delicato argomento per la prima volta. Questo volume è un faro di speranza per coloro che si sentono persi nel labirinto dell'infedeltà. Vi guiderà attraverso le tenebre, aiutandovi a capire meglio le motivazioni e le dinamiche del tradimento, e fornendovi gli strumenti per ricostruire la fiducia e la resilienza nelle vostre relazioni. Ogni pagina è un passo verso la guarigione, sia per il traditore, sia per il tradito.Il testo non giudica né condanna, ma offre un approccio compassionevole e accogliente. Si tratta di una lettura indispensabile per chiunque desideri capire meglio le complesse dinamiche del tradimento, affrontarlo, superarlo e prevenirlo.Lasciate che questo libro vi conduca in un viaggio di scoperta personale, di accettazione e di crescita: attraverso la comprensione del tradimento, potrete ritrovare la via verso la fiducia, il perdono e, alla fine, la pace.Perché leggerlo?Aiuta a comprendere approfonditamente il fenomeno del tradimento.Fornisce strategie pratiche per ricostruire una coppia dopo un tradimento.Ha una sezione dedicata alle sfide delle persone in relazioni omosessuali relative al tradimento.Contiene indicazioni per evitare che il tradimento avvenga nella tua coppia.È utile anche ai colleghi psicologi che stanno approcciandosi alla terapia di coppia.Contiene diversi esempi estrapolati dalla pratica clinica. Acquista Subito su Amazon Contenuto del libroCapitolo Primo: Cos'è il tradimento?Come avvengono i tradimenti.La cascata Gottman-Rusbult-Glass. Dialogo e conflitto. La visione in bianco e nero. Cause del tradimento: cosa dice la scienza. Evitare che il tradimento avvenga. Si può ricostruire la fiducia? Sei premesse. Il tradimento nelle relazioni omosessuali.Capitolo Secondo: La Coppia TraditaLe fasi del tradimento. Che cosa succede dopo il tradimento. Cosa deve fare il partner traditore. Cosa deve fare il partner tradito.Capitolo Terzo: Finale di PartitaRicostruzione della fiducia in tre fasi. Esercizi di coppia. Elaborare il trauma. I pensieri ossessivi. Epilogo. Acquista Subito su Amazon Hai bisogno di aiuto per te o la tua coppia?Contattami senza impegno:Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla PrivacyInvia Messaggio Scarica le prime 60 pagine del libro + 2 storie di persone come te che ce l'hanno fatta + Accedi alla Consulenza Conoscitiva Gratuita. Scarica due casi clinici, 60 pagine del libro "Psicologia del Tradimento" e accedi alla consulenza conoscitiva gratuita. Accetto di ricevere comunicazioni via email e che i miei dati vengano utilizzati secondo la Privacy Policy Ottieni il Materiale e la Consulenza Gratuita Loading... Fantastico! ATTENZIONE: Rispondi alla prima mail con un "OK" per assicurarti di ricevere diversi materiali e consigli gratuiti che ho pensato per te! Controlla la casella mail (anche in Spam e Promozioni). Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it ### Libri Scopri i miei libri Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Scopri di più il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Scopri di più Psicologia del Tradimento Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Scopri di più Dubbio Ossessivo: il Disturbo Ossessivo Compulsivo del pensiero. Disponibile a Breve Posso aiutarti? Pagina dei Contatti Leggi il mio Blog ### Psicologo a Portici Psicologo a Portici Un approccio moderno, concreto e orientato al risultato. Forse ti spaventa l'idea di rivolgerti a uno psicologo perché non vuoi seguire un percorso lungo anni per raggiungere un risultato. Il mio lavoro è aiutarti a costruire la strada più breve che ti porta dalla sofferenza al benessere. Ricevo in via Poli 85 a Portici, in Via Nomentana 60 a Roma e Online Telefonata Conoscitiva Gratuita e Senza Impegno: +39 379 244 86 49 Membro dell'American Psychological AssociationMembro dell'Ordine degli Psicologi della Campania n. 9624 Contatti Domande Frequenti Alcuni dei problemi con cui lavoro: Ansia e attacchi di panicoDisturbo Ossessivo-CompulsivoPensieri OssessiviProblemi di coppiaProblemi legati alla sessualitàElaborazione del luttoFine di una relazioneTraumiDisturbo Post-Traumatico da StressDolore Cronico Chi sono? Maurizio Iengo è uno Psicologo laureato con lode al CdL magistrale in Neuroscienze Cognitive, ha conseguito un MSc in Physiotherapy in Mental Health presso l'Universidad de Almería, ha partecipato alle Masterclass in EMDR con Jennifer Sweeton e ha frequentato un master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Ha guadagnato un Accreditation Level 2 presso l'Association for Psychological Therapies, è stato allievo di Marco Giacobbi -uno dei più importanti psicoterapeuti di coppia in Italia- e attualmente collabora con il suo portale Psicohelp. Attualmente lavora come libero professionista, è specializzando in Psicoterapia Sistemico-Strategica ed è docente presso l'International Campus of Health Science. Scopri il mio Libro: "Dubbio Ossessivo: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del pensiero" Disponibile a breve su Amazon Dove ricevo? Lavoro spesso online, ma se preferisci un incontro di persona, ricevo in presenza a Portici in Via Poli 85 e a Roma.Gli incontri online si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza. Psicologo a Portici, Online e Roma Contattami Senza Impegno Telefonata Scrivimi su Whatsapp Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla PrivacyInvia Messaggio ### Psicologo Superare un Tradimento Hai subito un tradimento o stai vivendo una relazione extraconiugale? ....e se fosse possibile costruire una relazione migliore di prima? Richiedi una Consulenza Conoscitiva Gratuita con il dr. Iengo, psicologo esperto in relazioni e traumi legati al tradimento. Il dott. Iengo sta offrendo un numero limitato di consulenze conoscitive alle coppie o ai singoli che si trovano ad affrontare un tradimento.Perché quest'iniziativa?Capisco quanto possa essere difficile navigare tra il dolore, il senso di colpa per un tradimento o l’incertezza di una relazione extraconiugale.Se stai cercando chiarezza e supporto, sono qui per aiutarti a comprendere le dinamiche profonde delle tue relazioni e a ritrovare l'equilibrio emotivo. Prenota la tua Call Conoscitiva dr. Maurizio Iengo Prenota la Call Lo so, è difficile.Il dolore è così intenso che ci dilania.Ci consuma, lasciandoci tutto il giorno a pensare: "Chi è veramente il mio partner?", "Come ha potuto?", "E se lo rifacesse?".Sperimentiamo gli stessi sintomi delle persone che soffrono di disturbo da stress post-traumatico: flashback, immagini e pensieri intrusivi, insonnia, iperattivazione e ipervigilanza... sembra che niente possa aiutarci, tranne mettere quanta più distanza possibile tra noi e la persona che ci ha ferito.Eppure, non vogliamo buttare via anni di una relazione, forse significativa e bella.Tutti ci dicono che dopo un tradimento, la relazione finisce. Sono d'accordo: dopo un tradimento, puoi considerare la tua relazione finita.Tuttavia, puoi decidere di iniziarne una nuova con la stessa persona, partendo da presupposti migliori, che non ti riporteranno alla situazione in cui ti trovi ora.Questo è precisamente quello che faccio: aiuto le coppie a guarire dal trauma del tradimento e a ricostruire relazioni più forti.Il mio Metodo in 5 PassiHo dedicato la mia professione ad aiutare persone e coppie ad affrontare l'impatto devastante dell'infedeltà, accompagnandoli nel percorso di guarigione e nel ritrovare la fiducia.Grazie all'esperienza con diversi approcci terapeutici, ho potuto osservare da vicino non solo il dolore immenso causato dal tradimento, ma anche la straordinaria capacità che hanno le persone e le relazioni di guarire e uscirne rafforzate.Questa esperienza mi ha spinto a sviluppare un metodo strutturato in cinque fasi, pensato per offrire una guida concreta nel processo di guarigione, aiutando individui e coppie a ricostruire la propria vita e il proprio rapporto dopo un tradimento.1.Cosa non ha funzionato?Capiremo cosa si è incastrato nella vostra relazione. Cos'è successo, quali sono state le dinamiche del tradimento e come soddisfare eventuali bisogni della coppia che hanno portato a tutto questo dolore. È un momento in cui si condivide in modo non giudicante, costruendo un clima di ascolto e comprensione.Questo vi aiuterà a dare un senso a quello che è accaduto e a trovare la forza per ripartire.2.Spezza il circolo vizioso del dolore Ansia, pensieri ossessivi, ruminazione, insonnia, umore depresso, cambiamenti nell'appetito, iperattivazione, ipereccitazione—sono solo alcuni dei sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico che le coppie vivono dopo aver scoperto un tradimento.Vi insegnerò esercizi pratici per affrontare queste difficoltà.3.Ricostruisci la fiducia Scoprirete come ricostruire la fiducia nel vostro rapporto. Imparerete cos'è la "fiducia strategica" e come può esservi d'aiuto.Esploreremo modi concreti per dimostrare di essere affidabili e vi aiuterò a stabilire confini sani nella comunicazione e nell'intimità, creando uno spazio sicuro dove la fiducia possa rinascere.4.Riconnettetevi a livello emotivo e fisicoDopo un tradimento, potreste sentirvi come due estranei. La domanda "Ma chi sei veramente?" può essere straziante per entrambi, ed è sicuramente una sensazione che volete superare. Questa disconnessione può talvolta essere stata proprio una delle cause del tradimento. Quando siete emotivamente distanti, ricostruire l'intimità fisica diventa ancora più difficile. Potreste desiderare di sentirvi di nuovo vicini, ma aver paura del rifiuto. O magari cercate di usare il sesso come soluzione, ma pensieri e immagini intrusive rendono tutto peggiore.Impara come riconnetterti in modo sano e rinnovato con la persona che ami.5.Ricominciare: un nuovo inizio Immagina di dire: "Il tradimento ha salvato la nostra relazione." So che ora ti sembra impossibile, ma molte persone mi hanno detto esattamente queste parole. Se pensiamo alla nostra relazione come a una casa, possiamo vedere il tradimento come un terremoto. Scuote il nostro mondo dalle fondamenta, ma rivela anche cosa ha davvero bisogno di essere riparato—quelle pareti che non avrebbero retto nel tempo.Questo è, in fondo, l'obiettivo del mio programma in 5 fasi: rendere la vostra relazione più forte, più sana e più solida, perché possa diventare il rapporto più duraturo e appagante della vostra vita. Guarda la mia intervista su "Il Sole 24 Ore" Guarda la mia intervista a Dylan Selterman sul Tradimento Dylan Selterman è un professore associato presso la Johns Hopkins University, psicologo e ricercatore che si occupa di tradimento. In questo video, troverai un'intervista che gli ho fatto insieme al collega M. Giacobbi.(L'intervista è in inglese, ma puoi attivare i sottotitoli con la traduzione automatica)https://www.youtube.com/watch?v=91lo7Y9GObI Chi sono? PSICOLOGO A ROMA, PORTICI (NA) E ONLINE✓ Esperto in tradimenti e relazioni extraconiugali✓ Lavora sia in Italiano che in Inglese✓ Sedute individuali o di coppia✓ Esperienza consolidata nella gestione delle coppie che affrontano un tradimento✓ Autore di diversi libri su relazioni e tradimenti: "Psicologia del Tradimento", "Tornare a Vivere", "Il Salvacoppie"✓ Percorsi di consulenza mirati e pratici per supportare chi ha subito un tradimento o è coinvolto in una relazione extraconiugale✓ Focus su recupero emotivo e gestione del trauma✓ Formato in EMDR✓ Formato nel metodo Gottman per la terapia di coppia✓ Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Prenota la tua Call Conoscitiva Cosa dicono di me? Come si svolge un percorso? Individuale: Se non hai confessato il tradimento, forse stai affrontando dei dubbi su chi scegliere tra amante e partner ufficiale. Magari stai elaborando la fine di una relazione con un amante, ma devi reprimere il dolore in presenza della tua famiglia. Oppure stai vivendo un forte senso di colpa e ti senti smarrito. In tutti questi casi, potrebbe essere una buona idea quella di rivolgerti a un professionista che possa seguirti e ascoltarti in modo non giudicante. Il mio lavoro consiste nell'accoglierti e nell'aiutarti a fare chiarezza, dandoti talvolta delle strategie concrete per affrontare i sintomi che forse stai esperendo, dai pensieri ossessivi agli stati d'ansia, senza mai spingerti a prendere decisioni forzate.Ricorda: sei tu l'esperto della tua vita. Di coppia: I primi due incontri si svolgono in coppia: mi racconterete la vostra storia e quali difficoltà state affrontando in seguito al tradimento.È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, la terza e quarta seduta sono individuali.Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero.Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare a migliorare. In tutti i casi: Inizialmente vi verrà dato uno spazio di ascolto, utile a comprendere innanzitutto le vostre aspettative e a definire i vostri obiettivi.  Successivamente (spesso durante la prima seduta) si vanno ad analizzare e dare degli strumenti pratici per interrompere le tentate soluzioni disfunzionali: quei comportamenti che sono messi in atto per risolvere un problema, ma che in realtà lo peggiorano. Dopo ogni seduta, riceverete un questionario anonimo in cui potrete esprimere la vostra opinione sull'incontro. Questo mi permette di comprendere se ci sono margini di miglioramento del mio lavoro. Dove ricevo? Ricevo principalmente online, ma lavoro anche in presenza in Via Nomentana 60 a Roma (RM) il venerdì e in Via Poli 85 a Portici (NA) il mercoledì.Grazie al potere dell'online inoltre, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza. Prenota una Call Conoscitiva Gratuita L'obiettivo di questa call è ascoltare la tua storia e capire se possiamo lavorare insieme. Se vuoi solo dei consigli, ti invito a scrivermi da questa pagina, invece di prenotare una telefonata. Domande Frequenti Cosa fai nella pratica?Fornisco uno spazio sicuro e accogliente per comunicare e lavorare sui tuoi problemi.Partendo dall’idea che sei tu l’esperto della tua vita, ti fornisco non risposte, ma strategie che possano aiutarti a trovare le tue risposte. Questo è importante, perché ti rende indipendente in tempi brevi, e ti mette al posto di comando della tua vita. Quanto dura un percorso?La durata di un percorso è molto variabile e dipende dall’obiettivo, ma generalmente i miei percorsi durano 5-12 incontri per la terapia di coppia e 2-8 incontri per i percorsi individuali. A questi, è possibile aggiungere degli incontri ulteriori di accompagnamento (che vadano da una volta al mese, a una volta ogni tre) per lavorare su problemi che naturalmente emergono nelle relazioni, allo scopo di risolverli sul nascere – prima che si aggravino. Sono vincolato a un numero minimo di incontri?No, anzi: talvolta, un solo incontro è sufficiente. Non c’è nessun “numero minimo” di incontri obbligatorio. Alle coppie, suggerisco comunque di svolgere almeno due incontri di coppia e due individuali per completare la prima fase di indagine e stabilire gli obiettivi del percorso. Come posso pagare?Con carta di credito, di debito, bonifico o PayPal. Posso dedurre la seduta dalle tasse?Certo! Come prestazione sanitaria, anche quella psicologica è deducibile dalle tasse. Fai primi incontri gratuiti?Lasciando la tua mail, potrai accedere a una prima consulenza conoscitiva gratuita. In questa prima interazione, potremo conoscerci e valutare la possibilità di lavorare insieme. Inoltre, avrete la possibilità di farmi domande per chiarirvi gli aspetti del nostro percorso. Come facciamo a sapere se abbiamo bisogno d'aiuto?Se tu e il partner avete problemi di comunicazione, frequenti litigi, perdita di fiducia (come ad esempio in seguito a un tradimento), perdita di intimità fisica o emotiva, può essere una buona idea chiedere aiuto. Potete scrivermi per chiedere un parere o telefonare direttamente al numero che trovi in questa pagina. Ovviamente, senza impegno. Cosa fare se il mio partner non vuole iniziare un percorso?Per migliorare la coppia, si può lavorare anche solo con una persona; ovviamente, questo non sarà un percorso di coppia, ma un percorso individuale. Non sempre questo è fattibile, per cui sarebbe meglio se mi facessi un colpo di telefono. Cosa dovremmo aspettarci dopo aver completato un percorso di coppia?Dopo aver completato il percorso, potete aspettarvi di avere una maggiore comprensione dell’altro e di avere delle strategie per meglio affrontare la relazione. Un altro risultato comune, è quello di avere una relazione più piena e soddisfacente. ### Conferma Grazie! La tua richiesta è stata ricevuta. Intanto, puoi leggere gratuitamente i primi due capitoli di "Tornare a Vivere" o dare uno sguardo agli ultimi articoli del mio blog. Li trovi qui sotto! ### Terapia di Coppia a Roma Terapia di Coppia a Roma Tradimenti, Gelosia, Problemi di Comunicazione, Perdita di Fiducia, di Intimità fisica o emotiva: tutto questo può essere affrontato o prevenuto in un percorso di coppia. Lo psicologo è una persona che può aiutarti, in modo molto concreto (e con meno sedute di quanto credi), a trovare delle soluzioni che forse non riesci a vedere da solo o non sei in grado di mettere in pratica.Lavoro anche con singoli i cui partner non vogliono iniziare un percorso di coppia, o che hanno problemi relazionali che vogliono risolvere da soli.Ricevo in via Nomentana 60 a Roma, a Portici (NA) e OnlineTelefonata Conoscitiva Gratuita e Senza Impegno: +39 379 244 86 49 Membro dell'American Psychological Association Contatti Domande Frequenti Aiuto le coppie a: • Sentirsi più amate e connesse• Trovare (o ritrovare) la fiducia nel partner• Imparare a rispettarsi• Superare un tradimento• Smettere di litigare• Gestire situazioni complesse• Superare una rottura• Imparare ad esprimere le proprie esigenze liberamente• Gestire problemi di natura sessuale• Affrontare altri problemi relativi alla sfera sentimentale Biografia Ecco parte del mio percorso di studi e professionale. Laurea triennale in Psicologia presso l'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Laurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l'Universidad de Almería Tirocinio formativo presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all'ASL Napoli 3 Esame di Stato per l'Abilitazione alla Professione di Psicologo Iscrizione all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania Masterclass Base in EMDR con Jennifer Sweeton Masterclass Avanzata in EMDR con Jennifer Sweeton Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Intensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT. Partecipazione al corso "SFT Essentials - Solution Focused Therapy" presso l'Association for Psychological Therapies (UK) Accreditation Level 2 presso l'Association for Psychological Therapies (UK) Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo - Summit 2022 Partecipazione al ciclo di workshop "Terapia a Seduta Singola" presso la Scuola ICNOS Partecipazione al ciclo di workshop "Terapia Breve Centrata sulla Soluzione" presso la Scuola ICNOS Attualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di:  Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Contatti Guarda la mia intervista a Dylan Selterman sul Tradimento Dylan Selterman è un professore associato presso la Johns Hopkins University, psicologo e ricercatore che si occupa di tradimento. In questo video, troverai un’intervista che gli ho fatto insieme al collega M. Giacobbi.(L’intervista è in inglese, ma puoi attivare i sottotitoli con la traduzione automatica)https://youtu.be/91lo7Y9GObI Scopri il mio Libro Psicologia del Tradimento Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Scopri di più. Scopri il mio Libro il Salvacoppie due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Acquistalo subito su Amazon Scopri il mio Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Acquistalo subito su Amazon Come si svolge un percorso di coppia? Prima Seduta La prima seduta è dedicata al sapere di più sulla relazione e sul problema che vi ha portato in consulenza. Prima ancora di questo, lavoreremo sul dissipare qualunque dubbio possiate avere e a darci delle regole. Parleremo anche delle vostre aspettative e dei vostri bisogni.Vi chiederò come vi siete conosciuti, qual è la storia della vostra coppia e quali sono le dinamiche che portano al problema.L'obiettivo dei primi incontri è anche quello di lavorare sulla de-escalation, cioè la riduzione del conflitto.Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare a migliorare. Seconda Seduta Dopo la prima (o le prime due) sedute di coppia, vi verrà chiesto di prenotare degli incontri individuali. È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, si organizza una seduta individuale con ogni persona partecipante alla relazione.Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero. Dalla Terza in poi... A questo punto, avrò elementi a sufficienza per pianificare un percorso e sviluppare insieme degli obiettivi da raggiungere durante il nostro lavoro. Gli obiettivi di ogni coppia saranno diversi. Forse volete reinnamorarvi o smettere di litigare ogni giorno. O magari capire come superare un cambiamento importante. Ricordiamo sempre che gli obiettivi non sono scolpiti nella pietra: all’inizio di un percorso, si stabilisce un punto d'arrivo che può cambiare, evolversi. Allo stesso modo, spesso vengono "scoperte" nuove esigenze all'interno della coppia che vengono affrontate. Problemi di natura Sessuale? Lo so, può essere difficile parlarne Tuttavia, rivolgersi ad un professionista può sensibilmente migliorare la tua qualità della vita (e quella della tua relazione). I problemi più diffusi che uno psicologo può aiutarti a risolvere sono l'eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, vaginismo, dispareunia...Interessante la possibilità di lavorare con l'ipnosi proprio in questi ultimi due casi. Grazie all'ipnosi infatti, è possibile lavorare in modo efficace sul dolore cronico e aiutare le persone che soffrono di questo problema in tempi rapidi e con un'alta probabilità di successo. Dove ricevo? Se preferisci un incontro di persona, ricevo in presenza in Via Nomentana 60 a Roma (RM) il venerdì e a Portici (NA) il mercoledì.Grazie al potere dell'online inoltre, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza. Psicologo Online e a Roma Domande Frequenti Cosa fai nella pratica?Fornisco uno spazio sicuro e accogliente per comunicare e lavorare sui tuoi problemi.Partendo dall’idea che sei tu l’esperto della tua vita, ti fornisco non risposte, ma strategie che possano aiutarti a trovare le tue risposte. Questo è importante, perché ti rende indipendente in tempi brevi, e ti mette al posto di comando della tua vita. Quanto dura un percorso?La durata di un percorso è molto variabile e dipende dall’obiettivo, ma generalmente i miei percorsi durano 5-12 incontri per la terapia di coppia e 2-8 incontri per i percorsi individuali. A questi, è possibile aggiungere degli incontri ulteriori di accompagnamento (che vadano da una volta al mese, a una volta ogni tre) per lavorare su problemi che naturalmente emergono nelle relazioni, allo scopo di risolverli sul nascere – prima che si aggravino. Sono vincolato a un numero minimo di incontri?No, anzi: talvolta, un solo incontro è sufficiente. Non c’è nessun “numero minimo” di incontri obbligatorio. Alle coppie, suggerisco comunque di svolgere almeno due incontri di coppia e due individuali per completare la prima fase di indagine e stabilire gli obiettivi del percorso. Quanto costa la terapia di coppia?Dopo le prime due settimane, tipicamente più dense, si può preventivare un impegno economico di circa 200/mese. Quanto costa un percorso individuale?Tipicamente, tengo un incontro ogni 15 giorni e l’onorario è di 75/incontro, per cui si può preventivare un impegno economico di circa 150/mese. Come posso pagare?Con carta di credito, di debito, bonifico o PayPal. Posso dedurre la seduta dalle tasse?Certo! Come prestazione sanitaria, anche quella psicologica è deducibile dalle tasse. Fai primi incontri gratuiti?Lasciando la tua mail, potrai accedere a una prima consulenza conoscitiva gratuita. In questa prima interazione, potremo conoscerci e valutare la possibilità di lavorare insieme. Inoltre, avrete la possibilità di farmi domande per chiarirvi gli aspetti del nostro percorso. Come facciamo a sapere se abbiamo bisogno d'aiuto?Se tu e il partner avete problemi di comunicazione, frequenti litigi, perdita di fiducia (come ad esempio in seguito a un tradimento), perdita di intimità fisica o emotiva, può essere una buona idea chiedere aiuto. Potete scrivermi per chiedere un parere o telefonare direttamente al numero che trovi in questa pagina. Ovviamente, senza impegno. Cosa fare se il mio partner non vuole iniziare un percorso?Per migliorare la coppia, si può lavorare anche solo con una persona; ovviamente, questo non sarà un percorso di coppia, ma un percorso individuale. Non sempre questo è fattibile, per cui sarebbe meglio se mi facessi un colpo di telefono. Cosa dovremmo aspettarci dopo aver completato un percorso di coppia?Dopo aver completato il percorso, potete aspettarvi di avere una maggiore comprensione dell’altro e di avere delle strategie per meglio affrontare la relazione. Un altro risultato comune, è quello di avere una relazione più piena e soddisfacente. Contattami Senza Impegno Telefonata Scrivimi su Whatsapp Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla Privacy Invia Messaggio Leggi il mio blog Mia moglie non lascia mai il cellulare, cosa fare? Tradire senza andare a letto: il tradimento bianco Dalla gelosia al tradimento: come si avvera la profezia più temuta Insicurezza e senso di abbandono: affrontare le paure legate alla dipendenza affettiva Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce Come comportarsi dopo un tradimento Il senso di colpa nella coppia Sentirsi soffocare nella coppia, come fare? Load More ### Ansia e Attacchi di Panico Cosa sono Ansia e Attacchi di Panico?Disturbo d'Ansia GeneralizzatoCause del Disturbo d'Ansia GeneralizzatoAttacchi di PanicoIl Disturbo da Attacchi di Panico (DAP)La Trappola degli Attacchi di PanicoCome guarire dagli attacchi di panico? Cosa sono Ansia e Attacchi di Panico? L'ansia è una sensazione di disagio, spesso in forma di preoccupazione o paura, che può essere lieve o grave. A volte può trasformarsi in veri e propri attacchi di panico, che spesso includono sintomi fisici, tra cui tremori, sensazione di disorientamento, nausea, battiti cardiaci rapidi e irregolari, secchezza delle fauci, affanno, sudorazione e vertigini. I sintomi di un attacco di panico non sono pericolosi, ma possono spaventare: è frequente che un paziente con attacchi di panico si rechi al pronto soccorso prima di parlare con uno psicologo. È comunque bene che prima di cercare un percorso psicologico, si escludano cause organiche. Altre volte l'ansia può essere il risultato di un trauma, come un'aggressione o una violenza. Disturbo d'Ansia Generalizzato L'ansia, tuttavia, non è un fenomeno che si manifesta necessariamente all'improvviso. Esiste una condizione chiamata Disturbo d'Ansia Generalizzato, che fa sì che le persone si sentano ansiose per la maggior parte del tempo e che spesso fatichino addirittura a ricordare l'ultima volta che si sono sentite rilassate. Non appena un pensiero ansioso viene risolto, ne può comparire un altro relativo a un problema diverso. I sintomi sono variabili, ma tra i più comuni ci sono: sentirsi irrequieti o preoccupati difficoltà a concentrarsi o a dormire vertigini o palpitazioni Cause del Disturbo d'Ansia Generalizzato La causa esatta non è del tutto nota, anche se è probabile che ci siano diversi fattori coinvolti. Alcuni di questi sono, secondo la ricerca: genetici esperienze stressanti o traumatiche, come la violenza domestica, gli abusi o il bullismo soffrire di dolore cronico abuso di droghe o alcol Molte persone, tuttavia, soffrono di disturbo d'ansia anche senza motivi apparenti. È interessante, però, che per trattare il problema sia necessario analizzare il funzionamento della persona affetta. Molto spesso, infatti, si continua ad alimentare il problema cercando di risolverlo nel modo sbagliato. Attacchi di Panico Un attacco di panico è un'intensa ondata di un terrore, tipicamente inaspettata e così debilitante da immobilizzare. Il cuore batte molto velocemente, viene a mancare il respiro e si ha la sensazione di morire o di impazzire. Gli attacchi di panico spesso arrivano senza preavviso e talvolta senza una chiara causa scatenante. Possono verificarsi anche quando si è rilassati o addormentati. Un attacco di panico può essere un evento isolato (e spesso lo è), ma molte persone sperimentano attacchi di panico ricorrenti. Questi possono essere scatenati da una situazione specifica o sostenuti dalla paura dell'attacco di panico stesso. È possibile che si verifichino uno o più attacchi di panico e che si stia comunque bene -nel senso che non sono un ostacolo a una vita sana e felice. Questo atteggiamento probabilmente aiuterà a rendere gli attacchi di panico sempre più rari, se non a scomparire del tutto; d'altra parte, preoccuparsi costantemente dell'attacco di panico stesso, aumenterà l'ansia e, quindi, la probabilità che si verifichi. I sintomi di un attacco di panico raggiungono generalmente l'apice entro 10 minuti. Raramente durano più di un'ora e la maggior parte si esaurisce entro 20-30 minuti. Mentre molte persone sperimentano solo uno o due attacchi di panico nell'arco della loro vita senza ulteriori episodi, altre sviluppano un vero e proprio disturbo da attacchi di panico. Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) Il disturbo da attacchi di panico è un disturbo d'ansia caratterizzato da ricorrenti e inaspettati attacchi di panico. Non ne conosciamo le cause, ma sappiamo che esiste una familiarità del disturbo. In altre parole, se ne soffre qualcuno in famiglia, c'è una maggior probabilità di esserne affetti. I fattori di rischio - ovvero i fattori che rendono il disturbo più probabile - sono diversi, tra cui il fumo, lo stress e una storia di abusi durante l'infanzia. La Trappola degli Attacchi di Panico Anche se un singolo attacco di panico può durare solo pochi minuti, gli effetti possono lasciare un'impronta duratura. Se si soffre di disturbo di panico, la paura che questo possa ritornare, può causare gravi disagi nella vita di tutti i giorni. Ci sono infatti alcuni sintomi tipici che peggiorano di molto la qualità della vita: Ansia anticipatoria - la cosiddetta "paura della paura", che può occupare parti consistenti della giornata e può essere molto invalidante. All'atto pratico, la persona che ne soffre può vivere le sue giornate nella paura che possa sopraggiungere un attacco di panico. Nonostante la persona sia consapevole che non c'è un effettivo pericolo di vita, l'esperienza dell'attacco di panico è così intensa che un eventuale ritorno viene atteso con grande timore. Evitamento fobico - La paura dell'attacco di panico porta ad evitare delle situazioni o dei luoghi che vengono collegati alla possibilità che questo possa ripresentarsi. Ad esempio, se un precedente attacco di panico è avvenuto alla guida, si può sviluppare una tendenza ad evitare quest'attività. In casi estremi, si può arrivare perfino all'agorafobia. La trappola degli attacchi di panico è proprio questa: costruire un circolo vizioso alimentato dalla paura della paura stessa, che alimenta le probabilità di un attacco di panico che, a sua volta, ci rende più probabile un altro attacco di panico. Come guarire dagli attacchi di panico? ...e come uscire dalla trappola? Gli attacchi di panico si possono trattare in modo efficace. Esistono strategie che si possono utilizzare per ridurre o eliminare i sintomi del panico e tornare a essere felici. Proprio perché la "trappola" consiste in un circolo vizioso, una soluzione molto efficace è quella di introdurre una perturbazione in questo circolo. Mi piace fare quest'esempio: immagina che il disturbo da attacchi di panico funzioni come un ingranaggio fatto da una serie di rotelle che girano tutte insieme. In un modo o nell'altro, tutte le rotelle - anche quelle non direttamente connesse ad un motore - contribuiscono affinché questo meccanismo continui a girare come al solito. Studiando il modo in cui si muovono questi ingranaggi, si può introdurre una perturbazione del movimento. In altre parole, infilare un bastone che si inserisca tra due rotelle. Facendo questo, l'intero circolo può andare a "smontarsi", anche non agendo sulle cause (che, come già detto in precedenza, non conosciamo con certezza). Guarda un mio seminario sull'argomento Stress e Ansia: da Limite a Superpotere Se invece vuoi parlare con me, clicca qui per contattarmi senza impegno! https://youtu.be/v6cVl1OUf2g Per saperne di più / fonti: https://www.nhs.uk/mental-health/conditions/generalised-anxiety-disorder/overview/ https://www.helpguide.org/articles/anxiety/panic-attacks-and-panic-disorders.htm https://www.nhsinform.scot/illnesses-and-conditions/mental-health/panic-disorder/ https://www.nimh.nih.gov/health/publications/panic-disorder-when-fear-overwhelms https://www.researchgate.net/publication/26785454_Causal_modeling_of_panic_disorder_theories https://en.wikipedia.org/wiki/Panic_disorder https://www.ibs.it/lato-positivo-dello-stress-libro-kelly-mcgonigal/e/9788809988316 ### Test sulla Limerenza Vuoi scoprire se soffri di limerenza o se ne soffre il tuo partner? Compila il test qui sotto. ### Test sulla Limerenza Vuoi scoprire se soffri di limerenza o se ne soffre il tuo partner? Compila il test qui sotto. Test sulla Limerenza Accedi al Test e iscriviti alla mia Psiconewsletter! Voglio iscrivermi alla newsletter e accetto la privacy policy: posso cancellarmi in ogni momento. Continua Loading... Thank you! You have successfully joined our subscriber list. ### Pubblicazioni Libri: 2022 - il Salvacoppie: due Psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni 2022 - Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza 2023 - Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo 2024 - Il Dubbio Patologico: il disturbo ossessivo-compulsivo del pensiero Pubblicazioni Scientifiche: 2019 - La gente di Napoli - Humans of Naples. Annali, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. 2021 - Smart-workers and their experience with Basic Body Awareness Therapy: reconnecting to the body in the smart-working era. University of Almeria. Conferenze 2019 - Dolore cronico: ricostruire i ponti tra mente, corpo e società. Settimana del Benessere Psicologico. 2020 - Rabbia: Riconoscerla, Gestirla, Trasformarla. Centro Magnolia. 2025 - Enhancing Couples Therapy Outcomes Through Individual Single-Session Interventions - 5th International Single Session Therapies Symposium (SST5) | Lab for Scalable Mental Health at Northwestern University | June 27-29, 2025 | Chicago, Illinois, USA Webinar 2022 - Cosa fare dopo il tradimento? 2022 - Migliorare la Coppia Docenze 2021-2024 Docente di Comunicazione e Marketing Sanitario presso l'International Campus for Health Science 2021-2024 Docente presso StreamedEdu - Psicologia per Fisioterapisti Articoli dilei.it - Innamorarsi dell’amante: quando le cose vanno diversamente da come ci si aspettava Ripartire dalle proprie crepe: il valore della terapia di coppia Il Mattino - Intervista con Maurizio Iengo e Marco Giacobbi ### Libro Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Scopri il Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Forse avrai già sentito dire che la fine di un amore può essere vissuta come un vero e proprio lutto. Rispetto a chi soffre per la morte di un caro però, chi soffre per un amore perduto vive un fenomeno molto più insidioso: la speranza del ritorno. Questa speranza spesso si trasforma in una tragica ossessione, da cui è difficile uscire. Il testo si pone come un manuale pratico per superare la fine di una relazione, conoscere il fenomeno della limerenza e imparare a guardare l’amore con altri occhi, per ricostruire una vita piena e felice. Attraverso un viaggio tra i sintomi più comuni del “mal d’amore” ed esercizi pratici per affrontarli, il lettore scoprirà gli inganni della propria mente e apprenderà degli strumenti concreti per vincerli. Scarica gratuitamente i primi due capitoli   Acquista Subito su Amazon Superare la fine di una relazione è possibile... ...se sfatiamo alcune credenze errate sull'amore. Il nostro viaggio inizia proprio da qui, cercando di rispondere nel modo più scientifico possibile alla domanda: "Cos'è l'amore?".Impareremo poi a guardare al lutto in un modo diverso, per poi addentrarci nella parte pratica con le "regole di sopravvivenza": cosa fare e cosa non fare dopo una separazione o un divorzio.Affronteremo, con dei capitoli ed esercizi dedicati, anche i sentimenti più comuni che seguono la fine di una relazione: la rabbia, il desiderio di vendetta, la tristezza.Infine, ampi capitoli dedicati ai pensieri ossessivi, alla limerenza e alla ricostruzione di una vita piena e felice.The indexIndex.Introduction.What do we talk about when we talk about love?Chapter One. It really does pass.Chapter Two. Taking Care of Yourself.Chapter Three. A Theory of Love.Chapter Four. The Experience of Grief.Chapter Five. Rules of Survival.Chapter Six: Mindset and Gratitude.Chapter Seven: Anger, and How to Overcome It.APPENDIX. An eye for an eye, a tooth for a tooth.Chapter Eight. Being Well Alone.Chapter Nine. Obsessive Thoughts.Chapter Ten. Limerence.Conclusion. Orpheus: look forward and get back to living. Acquista Subito su Amazon Acquista Subito su Amazon An excerpt from the Book“I can't think of anyone else like her: she was special.” “We had built a unique relationship, one that I will never find again.”"There's only one soulmate. I found her, and now she's gone forever!"“I'll be alone: ​​​​I have to resign myself to getting a cat now.”“I keep thinking that any day now, he might come back…”Well, these are just some of the things I hear every day. And these are, forgive my frankness, nonsense . It's clear that, right now, these are the thoughts crowding your mind. It's clear that some thoughts come to you involuntarily, and that they are, at least in part, beyond your control. Later, we'll have a long talk about intrusive thoughts and techniques for managing them. But first, I have to tell you some shocking news: soul mates don't exist , and even if they did, you certainly wouldn't have found them among seven billion people, right in the little town where you live, which has barely ten thousand inhabitants. In order to exercise your imagination, I propose an imaginative exercise. Let's pretend for a moment that a soulmate exists. It would be someone with whom you could share everything: beliefs, ideals, reasons for living.Well, now think about this: if the person next to you were your soulmate… that would be a real scam, being the very person who left you in the lurch!Now, I want to give you another shocking piece of news right away: there's no such thing as being irreplaceable — this may shock you, but most people manage to rebuild healthy, joyful relationships with new people after a breakup. Most people manage to build a new life, with a new person, with whom they develop even greater affinity than with their previous partner. Not because they're "kindred spirits," but because the end of their previous relationship taught them something. In other words, experiencing the end of one relationship helped them navigate the next one better.I'll tell you more: I've worked with several people who wanted nothing more than to win their ex back. Sometimes they succeeded, and when that happened, they were often the ones who ended up breaking up the new relationship! [...]  This is the case of Giulia, 45, married since she was 20, who contacts me one morning because she's in the process of separating. Her husband continues to live at home with her and their three daughters, despite having been dating another, much younger woman for over six months. Initially, Giulia wants to win back her husband, a traditionalist and very self-confident man who tends to constantly belittle her.Infatti, il sentimento che Giulia prova maggiormente è la rabbia, ed è proprio questa rabbia che tiene in piedi il desiderio di riconquistare il marito. Una situazione apparentemente paradossale che, in realtà, è molto comune. La rabbia, di fatto, nasconde il senso di inferiorità che negli anni il marito è riuscito ad instillare in Giulia. In un matrimonio durato per metà della sua vita, lei è sempre stata abituata ad essere “schiacciata”, sminuita. Il risultato è che ora ha una profonda e radicata convinzione di “non poter non stare” con il marito. Perché è quella la realtà che Giulia ha conosciuto sin da ragazzina, perché è convinta di dover continuare a ricoprire unicamente il ruolo di madre e moglie, perché è sicura di essere dipendente dal marito.In altre parole, perché non conosce il suo valore al di fuori del suo matrimonio e della sua famiglia.L’ovvia conseguenza è che non si considera una donna “completa” se non in una relazione.Giulia, dopo un percorso con me, è riuscita a capire il suo vero valore. Lavorando sulla rabbia in primis, e poi sul riconoscere il proprio valore e la propria indipendenza, è riuscita a superare delle convinzioni limitanti e a tornare a darsi valore.Alla fine del nostro percorso, queste sono state le sue parole:“Ho capito che non è l’uomo che voglio vicino. Non mi merita – ho rinunciato al lavoro per lui, per stare con le bambine mentre lui lavorava… ma non sapeva far altro che lamentarsi e non vedere il mio valore. Mi ha fatto sempre sentire come “un niente”. L’unica cosa di cui non mi pento sono le nostre figlie”.Poco dopo queste parole, Giulia si è finalmente imposta sul marito e gli ha chiesto di lasciare la casa. Mi ha detto che si è resa conto di quanto fosse stata fortunata ad essere stata lasciata: se ciò non fosse successo, sarebbe rimasta intrappolata a vita in un matrimonio mediocre. Forse starai pensando: “...ma la mia relazione era perfetta!”. Riflettiamo un attimo: se la tua relazione fosse stata perfetta, si sarebbe davvero interrotta? Ho l’impressione che quando due persone si lasciano, è sempre perché alla base c’è qualcosa che non va. In un certo senso, una relazione è un po’ come un palazzo. Un palazzo può essere forte e solido visto dall’esterno, ma avere muri crepati se guardato dall’interno. Ecco, i palazzi non cadono senza un motivo. È vero, la caduta può essere causata da un terremoto. Ma se le fondamenta sono deboli, è molto più facile che il palazzo crolli. Allo stesso modo, prendiamo come esempio un “classico” dell’interruzione di un rapporto: uno dei partner scopre un tradimento. In molte culture,  questo è considerato come un qualcosa di imperdonabile – e, addirittura, perdonare un tradimento può essere vista come una cosa “disonorevole”. “Ma come, ti ha tradito e non l’hai cacciato a calci!?”“Davvero l’hai perdonata per il tradimento? Io preferirei stare da solo che con una che mi mette le corna!”Despite everything, in Italy 70% of married couples stay together after an affair. Of course, there are many sociological factors: from conservatism to financial issues (so-called "maintenance"), there are undoubtedly a thousand different reasons why this happens.One thing, however, is certain: it is much more difficult to shake a solid relationship than one that already has cracks.With my patients, I work on understanding the underlying issues within the relationship (with a view to improving them and preparing for future ones!). Often, interesting things emerge that my clients tended to overlook.I want to emphasize this because, even if you haven't noticed, there have probably been things going wrong for a long time. And all the pain you're experiencing now is actually an opportunity to understand what you can improve on and what kind of person you want by your side.For now I want to reassure you, because this moment of pain will pass. Really, pass. Ricevi i primi due capitoli del libro gratis Il libro "Tornare a Vivere" è disponibile! Iscrivendoti a questa lista, ti invierò i primi due capitoli e, se vorrai, potrai decidere di acquistarlo dopo aver valutato se può fare per te. In più, riceverai gratuitamente anche la mia "psico-newsletter" dove troverai spunti e consigli pratici da applicare alla vita quotidiana. Iscriviti subito! Puoi cancellarti in qualunque momento. Per ulteriori informazioni, leggi la Privacy Policy. Accetto di voler ricevere aggiornamenti anche di natura commerciale. Iscriviti Loading... Ben fatto! Abbiamo ricevuto la tua richiesta d'iscrizione. A breve riceverai la prima email: se non dovesse arrivare, controlla la cartella Spam o Promozioni. ### Chi Sono Chi è Maurizio Iengo? Maurizio Iengo, dopo la maturità scientifica e una laurea in fisioterapia, decide di studiare psicologia e ottiene prima la laurea triennale a pieni voti, poi consegue con lode la laurea magistrale ad indirizzo "Neuroscienze cognitive". Durante il percorso di studi, frequenta per tre semestri l'Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia grazie a un progetto Erasmus. Dopo la laurea, svolge il suo tirocinio professionalizzante presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all'ASL NA3 Sud. Contestualmente al lavoro in libera professione, acquisisce un Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l'Università di Almeria, in Spagna. Nel corso di studi, apprende la metodica del BBAT, una tecnica psicocorporea sviluppatasi in Scandinavia. La docente di riferimento è Liv Skjaerven, una delle massime esperte mondiali della metodica. Ottiene poi un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies e frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia. Inizia poi a collaborare con il portale Psicohelp, e a stretto contatto con il suo ideatore Marco Giacobbi, uno dei più apprezzati terapeuti di coppia. Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton. Partecipa a diversi convegni e corsi, tra cui l'Obsessive Compulsive Disorder Summit, che ha visto partecipare i maggiori esperti mondiali di disturbo ossessivo-compulsivo. Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico. Lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. È appassionato di fotografia, cinema asiatico e viaggi. Formazione Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Laurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de Almería Tirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di Psicologo Iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania Masterclass Base in EMDR con Jennifer Sweeton Masterclass Avanzata in EMDR con Jennifer Sweeton Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Formazione nel Metodo Gottman per la Terapia di Coppia Intensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT. Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2) Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022 Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di Roma Attualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Speaker al 5° Simposio Internazionale di Terapia a Seduta Singola di Chicago Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Dubbio Patologico: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del Pensiero Chiamami senza impegno al 379 244 86 49 per maggiori informazioni Dicono di me: Il dott. Iengo ha ascoltato attentamente, sincerandosi attraverso alcune domande di aver focalizzato esattamente le diverse "componenti" del mio problema. Formulando poi delle prescrizioni attive mirate specificatamente a migliorare le componenti attualmente disfunzionali.Fabio ⭐⭐⭐⭐⭐20/03/2025 su Google My Business L'autenticità e serietà del dottor Iengo si uniscono al talento nel mettersi in sintonia e in relazione. Non si tratta di doti frequenti, nemmeno fra i professionisti della psiche. lo consiglierei a chiunque cerca di dipanare la propria matassa mentale in un clima di serena accettazione e sincerità. AngelaRosangela ⭐⭐⭐⭐⭐04/01/2025 su Psicologi-Italia Il dottor Iengo è stato estremamente professionale e attento alle mie esigenze. Mi sta aiutando molto, con i vari problemi che la vita mi mette avanti, dal rapporto un po' complicato con mia moglie, a come affrontare la ricerca di un lavoro, ai continui pensieri che mi arrivano, fino a farmi capire che ho un lieve disturbo ossessivo compulsivo. Piano piano tutto sta rientrando e ogni volta che esco dallo studio mi sento un po' più "leggero". Lo consiglio vivamente.Giuseppe ⭐⭐⭐⭐⭐27/09/2024 su Psicologi-Italia Dove Sono: Lavoro online, a Roma e Portici. La sede di Roma è in Via Nomentana 60. La sede di Portici è in Via Poli 85. Vuoi maggiori informazioni? Scrivimi: Leggi i miei ultimi articoli: ### Disconoscimento Maurizio Iengo si impegna a mantenere questo sito aggiornato e accurato. Se dovessi comunque riscontrare qualcosa di incorretto o non aggiornato, ti saremmo grati se potessi farcelo sapere. Sei pregato di indicare in quale zona del sito web hai letto l'informazione. Lo esamineremo al più presto. 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Dettagli contattiPer domande e/o commenti riguardo la Cookie Policy e questa dichiarazione, per favore contattaci usando i seguenti dati di contatto:Maurizio Iengo Via Marittima 26 80055 Portici (NA) Italia Sito web: https://www.maurizioiengo.it Email: maurizioiengo@ex.comgmail.com Questa politica sui cookie è stata sincronizzata con cookiedatabase.org il 26 Novembre 2025. ### Superare la fine di una relazione Superare la fine di una relazione: è possibile? Molte volte, nel corso della mia carriera professionale, mi sono sentito fare questa domanda: “È possibile superare la fine di una relazione?”. La mia risposta, è sempre stata la stessa: “Sì, è possibile, attraverso un percorso di sostegno psicologico e di crescita personale”.  Il fatto che sia possibile non implica che sia semplice. Superare la fine di una relazione è un processo complesso, che richiede impegno e costante attenzione: attenzione a sé e ai propri stati d’animo, attenzione al dolore presente e al miglioramento futuro.  Nessuna formula magica: un percorso concreto che, a poco a poco, condurrà dal dolore alla rinascita. Mi chiamo Maurizio Iengo, sono uno psicologo e mi occupo di relazioni, aiutando sia coppie, sia single in difficoltà. In questo articolo, cercherò di spiegare quali sono i passi fondamentali da compiere per riuscire a superare la fine di una relazione. Si tratterà di consigli pratici, utili alla gestione e al superamento del dolore. Consigli che do anche ai miei pazienti durante le nostre sedute. Di tutti questi argomenti ho trattato in modo approfondito in un libro intitolato “Tornare a vivere: manuale pratico per superare la fine di una relazione”. Superare la fine di una relazione non è semplice, ma con il percorso giusto, è possibile! Ci siamo lasciati: cosa faccio? “Ci siamo lasciati: cosa faccio?”. “Mi ha lasciato: cosa devo fare?”. Queste sono solo alcune delle frasi che durante le sedute mi capita di sentire più spesso. Sono frasi che nascondono un profondo dolore.  Mi viene in mente il caso di un paziente, Gabriele, con cui ho lavorato non molto tempo fa. Il giorno del nostro primo incontro, Gabriele si è presentato nel mio studio proprio con questa domanda. “Maurizio, la mia compagna mi ha lasciato, cosa devo fare? Non riesco ad accettare di stare così male!”.  Come prima cosa, ho cercato di spiegare a Gabriele quale fosse l'errore che stava commettendo. “La fine di una relazione è un’esperienza dolorosa e traumatica, capace di ribaltare il nostro modo abituale di guardare il mondo. È per questo” - aggiunsi "che non devi rifiutare la possibilità di soffrire. Al contrario, devi accettare il dolore e farlo tuo".  Primo punto, tanto evidente quanto difficile da accettare: la fine di una relazione è un’esperienza dolorosa. Per cominciare a superare la fine di una relazione, bisogna dunque cominciare con l’accettare questo dolore. Si tratta di un dolore naturale, che non deve farci provare vergogna o farci pensare di “essere sbagliati”. Tutt’altro. È stato provato, a livello scientifico, che la fine di un amore provoca in noi le stesse reazioni chimiche che potrebbe provocare l’interruzione di una dipendenza. Il dolore che si vive dopo una rottura ha dunque delle ragioni chimiche. Ragioni che hanno a che fare con la natura stessa del nostro cervello. L'accettazione del dolore Così, durante i nostri primi incontri, ho lavorato con Gabriele alla normalizzazione del dolore. Si vive per lungo tempo con un partner, con cui si condivide una porzione più o meno lunga di vita: è normale che in seguito alla rottura si vivano esperienze emotivamente dolorose.  Cercare di sfuggire al dolore – buttandosi a capofitto nelle distrazioni – è inutile. Tanto più si evita il dolore, tanto più esso cresce e tende a lievitare. Permettetemi una metafora: bisogna attraversare la foresta buia per ritornare a vedere la luce. È dunque di questo che si tratta quando si parla di accettazione del dolore. Naturalmente, la sofferenza che segue alla fine di una relazione non si può accettare su due piedi. Siamo esseri viventi e tendiamo all’autoconservazione. Detto in parole povere: il nostro stesso organismo tenta, per sua natura, di sfuggire alle emozioni negative. Per questa ragione, durante le prime sedute, io e Gabriele abbiamo cominciato a riflettere su quelle che io chiamo le strategie di sopravvivenza.  Le strategie di sopravvivenza Che cosa sono le strategie di sopravvivenza?  Si tratta di strategie da mettere in atto immediatamente, perché ci permettono di andare avanti nonostante il dolore, domandolo e non lasciandosi vincere da esso. Allo stesso modo, sono dei consigli utili ad evitare di farci stare peggio a causa delle nostre stesse azioni. Insomma, di darci la zappa sui piedi. Strategie che aiutano il paziente a superare il momento subito successivo alla fine della relazione. Il momento più difficile, quello della mancanza, del rimorso, dei dubbi che si intrufolano nei nostri pensieri. Per farvi capire meglio di che cosa si tratta, voglio farvi alcuni esempi. Una di queste strategie, consiste nel darsi un appuntamento con il dolore.  “Ogni giorno, per quindici minuti, concediti un appuntamento con il dolore”. Questo è ciò detto a Gabriele durante una delle nostre sedute. “Così che che il dolore non arrivi a riguardare tutta la tua giornata, ma solo un frammento di essa. Dopo quei quindici minuti volta pagina: dedicati ad altro, ad attività piacevoli che, in nome della tua relazione passata, hai sempre dovuto mettere da parte. Impara a poco a poco a controllare il dolore e a non farti controllare da esso”. Ma prima... Un compito preliminare: video sul "come se" https://youtu.be/4j8l_KFWYs4 Espandi per la trascrizione del video: Superare una rottura: la tecnica del "Come se" Quando affrontiamo la fine di una relazione, soprattutto se una relazione extraconiugale, veniamo spesso emarginati, nel senso che sentiamo una solitudine incredibile. Non perché non abbiamo amici, non abbiamo familiari, ma perché li sentiamo distanti, proprio perché dobbiamo nascondere una cosa così importante della nostra vita. Eppure questo ci porta non solo a isolarci, ma anche a rinunciare, entrare in un ciclo di rinuncia, un ciclo di inazione che ci fa dire: "Sai che c'è? Non mi va di uscire a fare una passeggiata, preferisco stare a casa" "Sai che c'è? Non mi va di vedere quell'amico, preferisco dormire" "Sai che c'è? Non mi va di andare al ristorante, preferisco mangiare sul divano davanti alla TV" O ancora peggio: "Non ho fame, salto il pranzo, salto la cena" Ecco, tutto questo è un qualcosa che ci incastra. La strategia dello scenario oltre il problema Quindi una cosa che puoi fare, che sicuramente ti aiuta, è importi di fare comunque e chiederti: "Se io non stessi soffrendo adesso, com'è che mi comporterei durante le mie giornate? Quali sono le cose che farei diversamente? Come le farei?" Ecco, proprio questo è ciò che ti invito a fare. Cioè, se stai soffrendo per la fine di una relazione extraconiugale, imponiti di agire come se fossi già in quello che chiamiamo "lo scenario oltre il problema", come se il problema fosse già risolto. E allora chiediti: "Se io già stessi bene, stasera uscirei, porterei mio figlio al parco, mangerei al ristorante con mia moglie." Ecco, a costo di indossare una maschera, fallo perché è questo che ti aiuta a rendere questo scenario ipotetico possibile. Evitare i contatti Un’altra delle strategie consiste in questo: evitare qualsiasi contatto con l’ex-partner. “Ogni volta che ti metti in contatto con il tuo ex-partner, è come se ricominciassi da zero. Devi avere la forza di allontanarti, di non tornare indietro. Devi imparare la lezione che Orfeo apprese con la giovane Euridice”.  Consiglio spesso ai miei pazienti di mettere in pratica alcuni trucchetti che possono rendere più facile il distacco telefonico dall'ex-partner. Se non hanno la forza di cancellare il suo numero di telefono, consiglio di scrivere il numero su un foglietto di carta. Poi di nascondere il foglietto in un luogo difficilmente accessibile. Ad esempio sepolto in giardino, sul fondo di un vaso o dentro un barattolo in alto su uno scaffale. Adesso, saranno liberi di cancellare il numero dal telefono, rassicurati dal fatto che il numero non sia andato perduto. Così, quando avvertiranno il desiderio di contattare l'ex-partner, avranno più tempo per rifletterci e per fermarsi in tempo. Dovranno andare a cercare il foglietto di carta, rigirarselo tra le mani, trascrivere il numero sul telefono... Più tempo per riflettere, significa più tempo per evitare di cadere in errore: ricordatevelo sempre. Interrompere i contatti è difficile ma necessario quando si vuole superare la fine di una relazione. Altre strategie di sopravvivenza: la visione dell'amore. Un’altra strategia, riguarda la maniera in cui è possibile imparare a gestire i propri pensieri ossessivi. Ciò è possibile attraverso un lavoro sulla consapevolezza di sé e dei propri pensieri. Di tutte queste strategie, come dicevo, ho trattato in modo molto approfondito nel mio libro dedicato alla fine delle relazioni di coppia. All’atto pratico, queste strategie sono utili perché permettono al paziente di sopravvivere alla fase critica della rottura. Gli permettono di cominciare a compiere quei passi che nel tempo lo aiuteranno a tornare a vivere.  “Dopo le strategie di sopravvivenza, superata la fase critica, viene la necessità di cambiare il modo stesso di vedere l’amore. Riuscire a sviluppare una visione più sana e più serena dell’amore non aiuta solo a superare la relazione passata, ma anche a costruire le relazioni future. Intendo relazioni più solide, fondate sull’impegno e sulla fiducia. Per fare ciò, è necessario in primis lavorare su sé stessi: sulla propria autostima e sulle proprie passioni”. Dopo il nostro percorso di terapia, posso dire che Gabriele non solo ha superato la fine della sua relazione precedente, ma che è riuscito a costruirsi un’identità più solida e più robusta, a ritrovare le passioni che aveva messo da parte e lo stesso gusto di vivere.  Ad oggi, ripenso a quel mio paziente con un misto di gioia e di soddisfazione. Sì, mi dico, ripensando alle nostre sedute, è possibile superare la fine di una relazione. Quale tipo di relazione? “Sì, Maurizio, ma non tutte le relazioni sono uguali. Magari Gabriele aveva un certo tipo di rapporto con l'ex-partner, che gli ha permesso di superare la fine della sua relazione. Ma io? Cosa devo fare riguardo alla mia relazione?”. Questa è la domanda che Anna mi ha posto durante uno dei nostri primi incontri. Si tratta di una domanda che smuove una serie di questioni. Tutti i rapporti di coppia sono uguali? Quali elementi comuni e quali differenze ci sono tra un rapporto e l’altro? Naturalmente, quando si parla di relazioni di coppia, non si parla sempre della stessa identica cosa. Superare una relazione lunga, una relazione tossica o una relazione con un narcisista, sono esperienze diverse, che prevedono percorsi specifici e diversi.  Ma, tutte le relazioni, hanno anche delle cose in comune. Per questa ragione, al di là delle differenza specifiche, i percorsi di sostegno psicologico si fondano sugli stessi assunti fondamentali. L'accettazione del dolore nella fase critica. Il superamento del dolore attraverso le strategie di sopravvivenza. La ri-costruzione di una identità personale più solida. La capacità di cambiare il modo in cui si vede l’amore al fine di migliorare le relazioni future.  Nei prossimi paragrafi, analizzeremo le differenze specifiche nei casi più comuni. I lettori che abbiano dubbi riguardo al tipo di relazione che hanno vissuto possono contattarmi. Sceglieremo il percorso migliore da compiere insieme. Superare la fine di una relazione tossica Fondamentalmente, una relazione tossica è una relazione che minaccia il vostro benessere: emotivo, psicologico o fisico. In altre parole, qualsiasi relazione che vi faccia del male, anziché del bene, si potrebbe definire tossica. Spesso, vi fa sentire incompresi, non supportati, sminuiti o attaccati. Talvolta, il motivo per cui non si riesce ad uscire da una relazione tossica, è che potrebbe essere fondata sulla limerenza, cioè sull’ultrattaccamento.  È il caso di Lucrezia, una giovane donna di 26 anni, che qualche tempo fa è venuta a consultarmi per riuscire a superare la fine della sua relazione.  Come prima cosa, con Lucrezia, abbiamo dovuto lavorare sulla consapevolezza. Prendere consapevolezza di essere usciti da un rapporto tossico, fondato sull’ultrattacamento al partner, è il primo passo sulla via della guarigione.  Da lì in poi, la strada è in discesa. Ciò che c'è da fare, è ricostruire la propria indipendenza e la rete sociale spesso andata perduta. Uno dei problemi comuni delle relazioni tossiche, è proprio che si tende a isolarsi. Si perde sia l'individualità all'interno della coppia, che le relazioni con gli altri. In altre parole, ci si ritrova soli, avendo disimparato a stare soli. Questa è una delle chiavi fondamentali da riconoscere per poter agire al meglio. Sai che ho scritto un articolo più approfondito sull'argomento? Lo trovi qui: come superare la fine di una relazione tossica. Superare la fine di una relazione tossica può sembrare semplice se vista dall'esterno. In realtà, è molto più difficile di quanto si pensi. La limerenza Quando si esce da una relazione tossica, è probabile che si sperimentino sensazioni più dolorose del normale. Soprattutto nel caso in cui sia presente anche limerenza, il distacco è un’esperienza traumatica, che può far sperimentare forti sensazioni di disagio emotivo. Sensazioni di spaesamento, di perdita dell’identità personale, che era appunto fondata sull’attaccamento al partner da cui è avvenuto il distacco. Come seconda cosa, dopo la consapevolezza, con Lucrezia siamo dunque passati a lavorare sulla ricostruzione di una identità non fondata sul partner.  Si tratta qui di ritrovare le proprie passioni, di riscoprire le possibilità del mondo circostante, al fine di comprendere che non si dipende dal partner, ma che si è in grado di vivere da soli. E di farlo, contro ogni aspettativa, con gioia e serenità. Fondamentalmente, il percorso di guarigione è qui fondato sulla ricerca di una nuova autonomia. Non soltanto per guarire dalla relazione passata, ma anche per evitare di costruire nuovi legami tossici nel futuro. Superare la fine di una relazione lunga  Molti dei miei pazienti, durante i nostri primi incontri, arrivano in studio convinti che fine della loro relazione sia impossibile da superare. Ciò accade, soprattutto, quando i pazienti sono appena usciti da una relazione molto lunga – tanto più se si tratta di una relazione matrimoniale. Certo, dopo una relazione del genere, non è facile cominciare a costruirsi una nuova vita e uscire dalla nube di dolore che, nei giorni che seguono la rottura, sembra avvolgere ogni cosa. Il primo scoglio da affrontare, in questo caso, è l’abitudine: si è tanto abituati alla presenza dell’ex-partner che la sua assenza può apparire veramente insopportabile.  Forse il superamento di questo scoglio (lo scoglio dell’abitudine) richiederà un tempo più lungo della media, forse richiederà un maggiore impegno durante il percorso psicologico: ma ciò non implica che sia un superamento impossibile. Anzi, stando alla mia esperienza, questo superamento non solo è possibile, ma anche comune: molti pazienti usciti da una relazione lunga, a dispetto delle loro credenze, riescono a costruirsi una nuova vita, del tutto indipendente dall'ex-partner. Molti di loro, sulla base delle loro nuove esperienze, riescono addirittura a costruire nuove e migliori relazioni nel futuro. Se vuoi leggere un articolo più approfondito sul Superare la fine di una relazione lunga (così come di un matrimonio), che include anche un esercizio pratico da svolgere, clicca qui. Superare la fine di una relazione extraconiugale Non molto tempo fa, una mia paziente di nome Giulia è arrivata in studio in lacrime. Le sue parole, appena comprensibili nel momento della disperazione, sono state queste: "Sì, è vero, era un rapporto particolare... Ma come farò a vivere senza?". La prima cosa che mi sono sentito di chiederle è stata: "...piuttosto, come hai fatto a vivere così a lungo quella relazione?!". Quel giorno, ho cercato di spiegare a Giulia che i rapporti extraconiugali, per quanto possano apparire – ad un primo sguardo – affascinanti, sono rapporti pericolosi per la serenità emotiva: si tratta di rapporti monchi, incompleti già per costituzione, che all'atto pratico, non possono portare a nulla di buono. Ricordiamo che, per vivere un rapporto duraturo, serve un buon equilibrio tra avventura e stabilità. In questo caso, si ha tanta avventura, ma nessuna stabilità. "Un rapporto fondato su una menzogna, non può che condurre ad altre menzogne: non sono queste le giuste basi per costruire una relazione sana e duratura". A poco a poco, il nostro percorso ha portato Giulia ad una nuova consapevolezza: la fine di un rapporto extraconiugale non è affatto la fine del mondo, è piuttosto l'inizio di un mondo nuovo, fatto di sincerità, fiducia, stabilità e - con la persona giusta - anche la giusta dose di avventura. Ora, capita spesso che, al termine di una relazione extraconiugale, si cada in una spirale di isolamento e di solitudine: ci si trattiene dal parlare della propria esperienza a familiari o ad amici, dato che questa esperienza era fondata sul tradimento. In questo caso, rivolgersi ad uno psicologo è un passo necessario: parlare della propria esperienza ad un esperto aiuta a vedere l'esperienza sotto un'altra prospettiva, e, a poco a poco, a superarla in vista di un futuro migliore. Se vuoi approfondire quest'argomento, clicca qui per scoprire, più nel dettaglio, come superare la fine di una relazione extraconiugale. La relazione con un narcisista Ci sono dei rapporti che lasciano ferite emotive molto profonde: questo, ad esempio, è il caso delle relazioni con un partner narcisista. Il partner narcisista ha "idee grandiose" di sé. Pensa di meritare un trattamento speciale, di avere particolari talenti. Di essere estremamente brillante o attraente. Manca spesso di empatia e ha bisogno di essere ammirato. Inoltre, non ha problemi nello sfruttare gli altri pur di raggiungere i propri obiettivi. Talvolta, questo si traduce nella necessità di manipolare il partner. I narcisisti, riescono a farlo tanto bene da riuscire a confondere e colpevolizzare le stesse vittime della sua manipolazione. Non deve stupire, allora, che in seguito alla relazione con un narcisista ci si trovi feriti, spaesati, incerti sulle proprie colpe e sulle colpe dell'ex-partner. Il primo passo, quando si tratta di superare una relazione di questo genere, è ancora una volta il passo della consapevolezza. Un percorso psicologico aiuta a comprendere il tipo di rapporto da cui si è appena usciti e le dinamiche che si erano stabilite nella relazione. Aiuta, in parole povere, a superare la difficile fase dell'auto-colpevolizzazione e della vergogna. È necessario inoltre lavorare sulla cura delle ferite emotive lasciate dal narcisista e sul rinforzare l'autostima che è stata (quasi sicuramente) lesa. Soltanto in questo modo, si potrà evitare di ricadere negli stessi errori nelle relazioni future. Superare la fine di una relazione con un narcisista richiede un grande lavoro per ricostruire l'autostima danneggiata. Ho parlato di quest'argomento più in dettaglio nell'articolo "Come superare la fine di una relazione con un narcisista". La relazione con un borderline Spesso, quando mettono fine ad una relazione con un partner con problemi psicologici, i miei pazienti sperimentano un terribile senso di colpa. "Forse avrei dovuto aiutarlo". "Mi sento come se lo avessi abbandonato nel momento della difficoltà", sono solo alcune delle frasi che sento dire più spesso. Ciò, ad esempio, accade quando si interrompe una relazione con un partner borderline. Il disturbo borderline di personalità è un disturbo caratterizzato da una profonda instabilità emotiva, dall'incapacità di gestire le proprie emozioni e da continui e drastici sbalzi d'umore. Vivere una relazione con un partner borderline, è un'esperienza difficile ed estenuante. Un'esperienza che richiede, all'atto pratico, un continuo dispendio di energie. Energie da dedicare al partner e ai suoi continui sbalzi d'umore. Il senso di colpa Quando si decide di porre fine ad un rapporto del genere, è comprensibile sentirsi in colpa. È naturale provare affetto nei confronti dell'ex-partner e sperare che possa star meglio, ma è un errore comune confondere questo affetto con il desiderio di stare insieme. Pensateci un secondo: lo stesso ex-partner ha il diritto di stare con qualcuno che lo ama, e non soltanto con qualcuno che prova compassione per lui. Ciò non toglie che, se ne hanno il desiderio, spesso consiglio ai miei pazienti di rimanere in contatto con le famiglie dell'ex partner: in questo modo, si potrà continuare ad essere di supporto (magari in modo indiretto) e non si avrà la sensazione di aver abbandonato una persona in difficoltà. Ovviamente, è una buona norma invitare l'ex partner a rivolgersi a dei professionisti che possano aiutarlo. Ricordiamo, appunto, che chi deve aiutare persone che soffrono di un disturbo sono dei professionisti. I partner delle persone con disturbo borderline, possono sicuramente essere d'aiuto. Tuttavia, non devono pensare di potersi prendere responsabilità più grandi di loro. Non c'è alcuna colpa nel mettersi al primo posto: nessuna colpa nell'allontanarsi da una relazione che prosciuga le energie e che fa sentire esausti e frustrati. Alcuni libri utili: consigli per il lettore. In questo articolo intendevo fornire al lettore alcuni consigli di base per il superamento della fine di una relazione di coppia: un'esperienza critica che riguarda la vita di ognuno di noi. Adesso, prima di consigliarvi alcuni libri da leggere riguardo a questo argomento, voglio dirvi qualcosa di più su questo momento critico e sulla giusta maniera di considerarlo. Spesso, da persone che per lavoro non si occupano di psicologia, mi sento dire che il dolore per la fine di un rapporto è un dolore passeggero, che bisogna semplicemente imparare a ridimensionare. Questo è ciò che si sentono dire anche molti dei miei pazienti, dalle loro famiglie o dai loro amici: "Prendila più alla leggera!". "Dai, non è mica morto qualcuno!". In questo modo, con frasi del genere, non si fa altro che svalutare le emozioni di chi sta soffrendo. Non si fa altro che far sentire, chi soffre, ancora più isolato e chiuso nella propria solitudine. L'esperienza del lutto Voglio dirlo chiaramente: la fine di una relazione è un'esperienza dolorosa, che può essere paragonata a quella del lutto. Come nel lutto, anche nella fine di una relazione si ha la sensazione che qualcosa sia giunto al termine, che una persona cara sia perduta per sempre. Il dolore che segue questa consapevolezza, può essere trattato in due modi completamente diversi: da un lato, con la passività e con l'autocommiserazione; dall'altro, con la proattività e la consapevolezza. Fare del dolore un punto di forza ed un carburante per il cambiamento: questo è ciò che bisogna apprendere al fine di non vivere il dolore come un peso sterile di cui liberarsi il prima possibile. Per affrontare questo percorso, per imparare a riconsiderare il dolore, è necessario rivolgersi ad un esperto. Qualora non fosse possibile (per via dei tempi o dei costi che i percorsi di sostegno richiedono), consiglio di affidarsi perlomeno alle parole degli esperti. Voglio dunque consigliarvi alcuni libri fondamentali sull'argomento. I libri fondamentali Il primo si intitola "It's OK That You're Not OK", ed è stato scritto da Megan Devine, una psicologa di Austin, Texas. Il tema fondamentale del volume è l'accettazione del dolore. Il secondo, dal titolo esplicativo "The Breakup Bible: The Smart Woman's Guide to Healing from a Breakup or Divorce" è invece stato scritto da Rachel Sussman. Il libro approfondisce vari aspetti del lutto e della separazione. Il terzo, a cui ho già accennato, si intitola "Tornare a vivere: superare la fine di una relazione tra ossessione e limerenza". In questo libro, tratto di tutti gli argomenti a cui in questo articolo ho solo accennato. A partire dall'accettazione del dolore, fino alle strategie di sopravvivenza e al cambiamento di prospettiva sul tema dell'amore. Si tratta di un libro pratico, in cui il lettore troverà consigli ed esercizi utili a superare la fase critica della separazione. Scopri "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza" È il mio manuale per superare la fine di una relazione (che sia una separazione, un divorzio o altro), conoscere il fenomeno della limerenza e imparare a guardare l’amore con altri occhi, per ricostruire una vita piena e felice. Attraverso un viaggio tra i sintomi più comuni del “mal d’amore” ed esercizi pratici per affrontarli, il lettore scoprirà gli inganni della propria mente e apprenderà degli strumenti concreti per vincerli. Puoi scaricare gratuitamente i primi due capitoli cliccando qui Se invece cerchi un consulto, può contattarmi senza impegno tramite questa pagina.   Domande Frequenti su Come superare la fine di una relazione È possibile superare la fine di una relazione? Sì, è assolutamente possibile superare la fine di una relazione. A volte, aiuta un percorso di sostegno psicologico. Il processo richiede impegno e passa attraverso fasi fondamentali: l'accettazione del dolore, l'applicazione di quelle che chiamo "strategie di sopravvivenza", la ricostruzione della propria identità e lo sviluppo di una visione più sana dell'amore. Quali sono le strategie di sopravvivenza per superare una rottura? Le strategie di sopravvivenza più efficaci includono: darsi un appuntamento quotidiano con il dolore (15 minuti al giorno), evitare qualsiasi contatto con l'ex partner (contatto zero), rimuovere o rendere difficile l'accesso ai contatti dell'ex, e lavorare sulla consapevolezza per gestire i pensieri ossessivi. Queste strategie permettono di sopravvivere alla fase critica della rottura e iniziare a riprendere il controllo delle proprie emozioni. Come superare una relazione tossica o con un narcisista? Superare una relazione tossica o con un narcisista richiede innanzitutto consapevolezza della natura del rapporto vissuto. È fondamentale lavorare sulla ricostruzione dell'autostima danneggiata, ristabilire la propria indipendenza e ricostruire la rete sociale spesso andata perduta. Un percorso psicologico aiuta a comprendere le dinamiche che si erano stabilite nella relazione e a superare l'auto-colpevolizzazione, prevenendo il rischio di ricadere in relazioni simili in futuro. Quanto tempo ci vuole per superare la fine di una relazione? Il tempo necessario per superare la fine di una relazione varia significativamente da persona a persona. Influiscono fattori come la durata della relazione, la sua intensità emotiva, il tipo di legame creato e le risorse personali di ciascuno. Non esiste una tempistica predefinita, ma con il giusto supporto e strategie adeguate, si possono vedere miglioramenti significativi anche dopo poche settimane, anche se l'elaborazione completa può richiedere mesi o anni. Come gestire il senso di colpa dopo aver lasciato un partner con problemi emotivi? Il senso di colpa è naturale quando si lascia un partner con problemi emotivi, ma è importante ricordare che non si può essere responsabili della felicità o del benessere di un'altra persona. È utile distinguere tra l'affetto genuino e il senso di responsabilità eccessivo. Ricordate che anche l'ex partner ha diritto a una relazione con qualcuno che lo ami veramente, non solo per compassione. Se possibile, consigliare l'aiuto professionale all'ex partner è un modo costruttivo per offrire supporto senza compromettere la propria scelta di separarsi. Perché è importante evitare il contatto con l'ex partner? Evitare il contatto con l'ex partner è fondamentale perché ogni interazione rischia di riattivare il legame emotivo e riavviare il processo di elaborazione del lutto da zero. Il contatto zero permette al cervello di iniziare a disabituarsi alla presenza dell'altra persona e di interrompere i circuiti della dipendenza emotiva. Questa strategia, per quanto dolorosa inizialmente, accelera significativamente il processo di guarigione emotiva e permette di riprendere gradualmente il controllo della propria vita. Ovviamente, non ci flagelliamo se non riusciamo a interrompere i contatti in modo netto: va bene prendersi il proprio tempo. Leggi gli ultimi articoli su come superare la fine di una relazione:     ### Segreteria Prima Seduta Individuale: Prima Seduta di Coppia Seduta Individuale (dalla seconda in poi) Seduta di Coppia (dalla seconda in poi) ### Terapia di Coppia Prenota un incontro conoscitivo per migliorare la tua relazione. Tradimenti, Problemi di Comunicazione, di Intimità fisica o emotiva Scopri come funziona e, quando sei pronto, prenota un primo incontro gratuito: parleremo del tuo caso senza impegno e capiremo insieme se il mio percorso può fare per te.Ricevo Online, a Roma e Portici (NA) Prenota una Call Gratuita Se vuoi avvicinarti al mio lavoro, puoi farlo iniziando da uno dei miei libri sulle relazioni: Stare davvero bene insieme è possibile? Arriva un momento nella vita di coppia in cui ci si rende conto che qualcosa potrebbe andar meglio. O forse, c'è qualche altra cosa che non va affatto. Ami il tuo partner e vuoi solo che vada tutto bene. Tuttavia, capita che i partner, invece di trasmettersi forza e sicurezza l'un l'altro, cerchino di chiudersi a vicenda in una gabbia. O magari, sembra che ogni discussione si trasformi in un litigio. Forse c'è stato un tradimento, e non si sa come andare avanti. Spesso sorgono dei dubbi: "Lo amo davvero? Forse potrei stare meglio con un'altra persona?".Si potrebbe essere persa l'intimità (emotiva, fisica o entrambe) per colpa degli impegni, del tempo che passa, della noia, della nascita di un figlio, di una disfunzione. Insomma, chi più ne ha...Ancora, ci si potrebbe sentire soli all'interno di una relazione... e fidati, se ti dico che so quanto dolore questo possa causare.Al contrario, si potrebbe vivere una situazione in cui ci si sente privati della propria individualità. Come a dire: "Siamo una cosa sola, e non possiamo essere altrimenti". Si può risolvere? E come? Ho potuto notare delle costanti nei problemi di coppia, e ho capito che ci sono tre caratteristiche fondamentali nelle coppie felici...1. Le Coppie Felici, hanno una Comunicazione Sana2. Le Coppie Felici, si basano su Fiducia e Impegno3. Le Coppie Felici, vivono il giusto equilibrio tra Vicinanza e DistanzaQueste, nella mia opinione, sono le cose che possono far fiorire o appassire una relazione.Senza una Comunicazione Sana, non si possono esprimere i propri desideri e i propri sogni. Non si può chiedere un cambiamento quando si ritiene necessario. Non si può dire "no" alle richieste del partner (oppure se ne pagano le conseguenze...). In altre parole, non si può stare bene in coppia, e ci si può sentire in gabbia o sotto ricatto. Senza Fiducia e Impegno non si può in alcun caso progettare, perché sono i muri portanti delle relazioni. Immagina di costruire una casa con i muri maestri fradici e pericolanti. Ci andresti mai a vivere? Allo stesso modo: progetteresti mai il tuo futuro con una persona che non si impegna e di cui non puoi fidarti? ...esatto! Senza Equilibrio tra Vicinanza e Distanza, ci si sente soffocare -o andare alla deriva. Questa mancanza di equilibrio, può derivare da (percepita) mancanza di fiducia e impegno. Spesso il problema è che si entra in un circolo vizioso, in cui uno dei due partner ha un tipo di attaccamento insicuro/evitante e si "aggrappa" all'altro. E quindi, tipicamente, l'altro scappa. E il primo si aggrappa ancora di più.Ho notato che nella stragrande maggioranza dei casi, si riduce tutto al primo punto: le Coppie Felici, hanno una Comunicazione Sana. Ecco perché:1. Con una Comunicazione Sana, puoi costruire la Fiducia e Comunicare l'Impegno2. Con una Comunicazione Sana, puoi esprimere efficacemente ciò che desideri dalla relazione, evitando frustrazioni e drammi3. Con una Comunicazione Sana, puoi chiedere di Avvicinarti o Allontanarti, senza spaventare il partner...ed ecco che il "come" viene di conseguenza!Gran parte del lavoro che faccio con le coppie, infatti, si basa proprio sull'apprendere come comunicare efficacemente in coppia... ma non è tutto.In base alla tipologia di problema, si possono dover introdurre tecniche per superare un tradimento, imparare a conoscere meglio il partner e i suoi desideri, lavorare sul rispetto reciproco, ricostruire la fiducia e così via.Prenota un primo incontro gratuito: sarò felice di ascoltarti. Incontro Conoscitivo Chi sono? Maurizio Iengo, dopo la maturità scientifica e una laurea in fisioterapia, decide di studiare psicologia e ottiene prima la laurea triennale a pieni voti, poi consegue con lode la laurea magistrale ad indirizzo "Neuroscienze cognitive". Durante il percorso di studi, frequenta per tre semestri l'Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia. Dopo la laurea, svolge il suo tirocinio professionalizzante presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all'ASL NA3 Sud. Contestualmente al lavoro in libera professione, acquisisce un Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l'Università di Almeria, in Spagna. Nel corso di studi, apprende la metodica del BBAT, una tecnica psicocorporea sviluppatasi in Scandinavia. La docente di riferimento è Liv Skjaerven, una delle massime esperte mondiali della metodica. Ottiene poi un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies e frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia. Inizia poi a collaborare con il portale Psicohelp, e a stretto contatto con il suo ideatore Marco Giacobbi, uno dei più apprezzati terapeuti di coppia. Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton. Partecipa a diversi convegni e corsi, tra cui l'Obsessive Compulsive Disorder Summit, che ha visto partecipare i maggiori esperti mondiali di disturbo ossessivo-compulsivo. Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico. Lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Laurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de Almería Tirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di Psicologo Iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania Masterclass Base in EMDR con Jennifer Sweeton Masterclass Avanzata in EMDR con Jennifer Sweeton Master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia Formazione nel Metodo Gottman per la Terapia di Coppia Intensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT. Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2) Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022 Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di Roma Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di Roma Attualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Il Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Chi sono? Perché le persone si rivolgono a me: • Per sentirsi più amate e connesse• Per trovare (o ritrovare) la fiducia nel partner• Per imparare a rispettarsi• Per superare un tradimento• Per smettere di litigare• Per gestire situazioni complesse• Per superare una rottura• Per imparare ad esprimere le proprie esigenze liberamente• Per problemi di natura sessuale• Altri problemi relativi alla sfera sentimentale Come si svolge un percorso di coppia? Prima Seduta La prima seduta è dedicata al sapere di più sulla relazione e sul problema che vi ha portato in consulenza. Prima ancora di questo, lavoreremo sul dissipare qualunque dubbio possiate avere e a darci delle regole. Parleremo anche delle vostre aspettative e dei vostri bisogni.Vi chiederò come vi siete conosciuti, qual è la storia della vostra coppia e quali sono le dinamiche che portano al problema.Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare a migliorare. Seconda Seduta Dopo la prima seduta di coppia, vi verrà chiesto di prenotare degli incontri individuali. È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, si organizza una seduta individuale con ogni persona partecipante alla relazione.Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero. Dalla Terza in poi... A questo punto, avrò elementi a sufficienza per pianificare un percorso e sviluppare insieme degli obiettivi da raggiungere durante il nostro lavoro. Gli obiettivi di ogni coppia saranno diversi. Forse volete reinnamorarvi o smettere di litigare ogni giorno. O magari capire come superare un cambiamento importante. Ricordiamo sempre che gli obiettivi non sono scolpiti nella pietra: all’inizio di un percorso, si stabilisce un punto d'arrivo che può cambiare, evolversi. Allo stesso modo, spesso vengono "scoperte" nuove esigenze all'interno della coppia che vengono affrontate. Problemi di natura Sessuale? Lo so, può essere difficile parlarne Tuttavia, rivolgersi ad un professionista può sensibilmente migliorare la tua qualità della vita (e quella della tua relazione). I problemi più diffusi che uno psicologo può aiutarti a risolvere sono l'eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, vaginismo, dispareunia...Interessante la possibilità di lavorare con l'ipnosi proprio in questi ultimi due casi. Grazie all'ipnosi infatti, è possibile lavorare in modo efficace sul dolore cronico e aiutare le persone che soffrono di questo problema in tempi rapidi e con un'alta probabilità di successo. Dove ricevo? ...ovunque! Grazie al potere dell'online, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza.In più, ci sono numerosi vantaggi: innanzitutto la privacy. Alcuni miei pazienti prenotano sedute telefoniche all'uscita da lavoro e mi chiamano dall'auto. Nessun problema.Vi è poi un risparmio di tempo, soldi e inquinamento, risparmiando traffico, benzina e parcheggio. Psicologo Online, a Roma e Portici (NA) ...e se sto affrontando una rottura? Ho scritto un libro proprio su quest'argomento.Puoi scaricare gratis i primi due capitoli cliccando qui. ...e se sto affrontando una rottura? Leggi subito due capitoli del mio libro Incontro Conoscitivo Gratuito Prenota un Primo Incontro Conoscitivo Gratuito tramite il calendario qui sotto. Se per un percorso di coppia, assicuratevi di essere in due! ### Cookie Policy About this cookie policy This Cookie Policy explains what cookies are and how we use them, the types of cookies we use i.e, the information we collect using cookies and how that information is used, and how to control the cookie preferences. For further information on how we use, store, and keep your personal data secure, see our Privacy Policy. You can at any time change or withdraw your consent from the Cookie Declaration on our website Learn more about who we are, how you can contact us, and how we process personal data in our Privacy Policy. Your consent applies to the following domains: www.maurizioiengo.it [user_consent_state] What are cookies ? Cookies are small text files that are used to store small pieces of information. They are stored on your device when the website is loaded on your browser. 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Puoi scegliere la modalità di incontro che preferisci, la cosa più importante è compilare bene tutti i campi e la modulistica che riceverai via email! 😊 Onorario L'onorario per una seduta di coppia è di 100 (prima seduta) e 75 (successive); per i singoli, l'onorario è di 75 (sia per la prima seduta, che per le successive). Ricorda che questo è un costo deducibile dalle tasse. Frequenza delle Sedute La frequenza delle sedute viene decisa in base al caso ma, in linea di massima, possiamo dire che le prime 4 sedute saranno settimanali, mentre le seguenti saranno a distanza di due settimane. I tempi vengono man mano "allungati" tra le sedute, fino al nostro congedo. Ovviamente, sei libero/a di interrompere le sedute quando vuoi e, se io o tu dovessimo pensare che non posso aiutarti, sarò felice di suggerirti il nome di un/a collega. Se sei pronto/a a prenotare, puoi farlo da qui; altrimenti, se dovessi avere qualunque tipo di dubbio o domanda, puoi scrivermi tramite questa pagina e sarò lieto di risponderti! ### Contatti dr. Maurizio Iengo Psicologo, Formatore, Consulente: contattami per ricevere maggiori informazioni. Chiama il mio Studio per ricevere informazioni: ricevo sia online che in presenza Dove Sono: Sede di Roma (RM) Dr. Maurizio Iengo Psicologo Indirizzo: Presso Istituto ICNOS, Via Nomentana, 60, 00161 Roma RM Come Raggiungere lo Studio: In auto: Lo studio si trova Presso Istituto ICNOS, Via Nomentana, 60, 00161 Roma RM Venendo dalla stazione Termini, è raggiungibile in 5 minuti tramite Corso d'Italia. In treno: Lo studio è comodamente raggiungibile in treno (stazione Roma Termini) e 21 minuti di cammino, o tramite diverse linee di autobus. Orari di Apertura e Ricevimento: Venerdì: 09-13 e 18-20 Per motivi organizzativi e di privacy, si riceve solo su appuntamento +39 379 244 8649 Sede di Portici (NA) Dr. Maurizio Iengo Psicologo Via Gaetano Poli, 85, 80055 Portici NA, Italia Come Raggiungere lo Studio: In auto: Lo studio si trova a Via Gaetano Poli, 85, Portici NA. Venendo da Napoli, è raggiungibile tramite l'autostrada A3 in direzione Sud, uscita Portici. Venendo da Salerno, imboccare l'A3/E45 in direzione Nord, uscita Portici/Ercolano. Sono presenti in zona sia stalli a pagamento, sia stalli gratuiti per residenti, che parcheggi privati a pochi passi dallo studio. In treno: Lo studio è comodamente raggiungibile tramite Circumvesuviana, tramite la stazione Portici - via Libertà che si trova a 300 metri dallo studio. Orari di Apertura e Ricevimento: Dal Lunedì al Venerdì: 08-13 e 15-20 Sabato: 09-13 Per motivi organizzativi e di privacy, si riceve solo su appuntamento +39 379 244 8649 Dicono di me: Professionista eccellente, durante la prima seduta ho avvertito la sensazione di essere compresa e aiutata. Grazie MaurizioSilvia ⭐⭐⭐⭐⭐01/05/2025 su Psicologi-Italia Il dott. Maurizio Iengo, con professionalità e serietà ha seguito il mio percorso, non mancando di sorrisi e comprensione, che hanno contribuito a creare una piacevole esperienza e un clima accogliente. Un bravo psicologo, una brava persona. Consiglio ❤️Anna ⭐⭐⭐⭐⭐22/04/2025 su Psicologi-Italia Il dott Iengo e' un professionista perbene , preparato, disponibile all' ascolto, dotato di senso pratico.Giuseppe ⭐⭐⭐⭐⭐15/03/2024 su Google My Business ### Ritrova la serenità all'interno della coppia Cosa aspettarsi da una seduta di coppia con uno Psicologo? Vivere in una relazione non è sempre semplice. Questo vale sia per le coppie etero, sia per le coppie LGBT+ che per le relazioni non convenzionali. A volte nascono incomprensioni, altre volte sembra che l'unico modo per comunicare sia litigare, la relazione non è più "forte" come prima o manca intimità fisica o emotiva. In questi momenti, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo. Lo so: la prima sessione di coppia può intimidire. Magari è il nostro partner (o uno dei nostri partner) a "trascinarci" o pensiamo che lo psicologo inizierà a puntare il dito verso uno di noi, dicendo "è tutta colpa tua se siete in crisi!". Proprio perché questi dubbi sono molto diffusi, ho deciso di spiegare in quest'articolo cosa aspettarsi da questo tipo di intervento, come funziona davvero e quali sono le differenze nel lavoro con coppie LGBT+ e con persone in relazioni non convenzionali (come quelle poliamorose). Prima Seduta con uno Psicologo di Coppia La prima seduta è dedicata al sapere di più sulla relazione e sul problema che vi ha portato in consulenza. Prima ancora di questo, lavoreremo sul dissipare qualunque dubbio possiate avere e a darci delle regole. Parleremo anche delle vostre aspettative e dei vostri bisogni. Vi chiederò come vi siete conosciuti, qual è la storia della vostra coppia e quali sono le dinamiche che portano al problema. Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare ad arginare il problema. Seconda Seduta Dopo la prima seduta di coppia, vi verrà chiesto di prenotare delle sedute individuali. È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, si organizza una seduta individuale con ogni persona partecipante alla relazione. Niente paura: sono sedute generalmente più brevi di quelle di coppia e più economiche. In questa fase, è fondamentale essere totalmente onesti e rendersi conto che lo psicologo è un professionista a cui poter dire qualunque cosa. Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale. Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero. Dalla Terza Seduta in poi... In base alle motivazioni che vi hanno portato in consulenza, ci sono vari tipi di intervento che possono essere applicati. I problemi più comuni per cui ci si rivolge ad uno psicologo sono: Litigi continui, magari sempre per gli stessi motiviIgnorare i problemiProblemi di intimità fisicaSentirsi "distanti"Scoperta di un tradimento (o presunto tale) Questi problemi verranno discussi insieme a voi e cercheremo di capire quali sono i motivi che hanno portato ad una determinata situazione. Ad esempio, si potrebbe andare dallo psicologo per risolvere un problema di intimità fisica per scoprire che uno dei partner si sente a disagio col proprio corpo ma non sa come dirlo all'altro. O magari che soffre di una disfunzione sessuale e prova vergogna nel confessarlo (questo è un altro esempio dell'importanza delle sedute individuali!) Ci diamo degli obiettivi Analizzando la radice dei problemi della coppia, possiamo sviluppare degli obiettivi da raggiungere durante il nostro lavoro insieme. Gli obiettivi di ogni coppia saranno diversi. Forse volete reinnamorarvi o smettere di litigare ogni giorno. O magari capire come superare un cambiamento importante. Alcune coppie potrebbero anche decidere che il loro obiettivo è quello di separarsi, concludere la relazione in modo positivo e capire come andare avanti. Molte coppie si trovano in una situazione del genere: sanno che sarebbe meglio lasciarsi, ma non sanno come o non ne hanno il coraggio. Ricordiamo sempre che gli obiettivi non sono scolpiti nella pietra: all'inizio di un percorso, si stabiliscono degli obiettivi che possono cambiare, evolversi. Impariamo a Comunicare in Coppia Sin dalle mie prime esperienze fatte con il dr. Giacobbi (uno dei più illustri terapeuti di coppia italiani) inizialmente come allievo e successivamente come collaboratore, ho potuto notare come la capacità più importante nella coppia sia quella di comunicare. Da un problema comunicativo infatti, nascono la maggior parte dei problemi: Litigi continui e improduttiviIncomprensioniMancanza di fiduciaSentirsi abbandonatiProblemi di intimità fisica ed emotiva ...e tanti altri. Imparando a comunicare (e ad ascoltare) in modo efficace, senza rabbia, frustrazione o giudizi, potrete migliorare significativamente la vostra relazione. Perché i problemi potranno essere discussi e risolti, invece che sepolti e ignorati, creando frustrazione e avvelenando la coppia. Imparando questa fondamentale capacità, tra l'altro, potrete portarvela dietro per tutta la vita, non solo di coppia. Cos'altro faremo? Oltre alle capacità comunicative, in base alla situazione della coppia, potremo andremo a lavorare su altri fattori come: Pazienza e perdonoFiducia e onestàAltruismoGestione dello stressMiglioramento dell'intimità fisica ed emotiva Tutto questo viene fatto grazie a tecniche psicologiche e/o a tecniche psicocorporee. Cosa sono le tecniche psicocorporee? Sono tecniche che coinvolgono sia la mente che il corpo. Siamo ormai lontani dall'idea che corpo e mente siano due cose separate: le neuroscienze ci insegnano che il corpo influenza il nostro stato psicologico e viceversa. L'esempio più immediato è quello della postura: immagina una persona triste. Com'è la sua postura? Probabilmente, avrai immaginato una persona curva, chiusa, con lo sguardo basso. Ecco, questo è solo un esempio superficiale di come corpo e mente non esistono su due piani separati, ma sono un tutt'uno. Grazie alla mia formazione come practitioner di BBAT, (una metodica psicocorporea scientifica nata in Scandinavia), potrei proporti di integrare questo tipo di attività nel nostro percorso psicologico. Questa tecnica si rivela utile soprattutto nei casi si voglia rinforzare l'intimità, l'intesa di coppia o lavorare in quelle situazioni dove il dialogo è diventato difficile. Non solo: è un ottimo metodo per ridurre lo stress e l'ansia e riconnettersi con il proprio corpo. Prenota una telefonata conoscitiva gratuita Compiti a casa Un percorso di coppia non è limitato soltanto al tempo che si passa in compagnia dello psicologo. Una parte fondamentale sta nel seguire determinate indicazioni tra una seduta e l'altra. Alcuni esempi di "compiti a casa" sono: Esercitarsi nelle tecniche comunicativePraticare tecniche psicocorporee (come il BBAT)Tenere un registro delle emozioni e delle discussioni che sorgonoConcedersi del tempo per sé L'obiettivo di questi compiti è rendere il percorso più efficace e soprattutto rendere te e il partner autonomi quando il percorso sarà concluso. Praticando le varie tecniche insegnate in seduta, infatti, riuscirete ad applicarle sempre meglio fino ad essere indipendenti. Il lavoro con le coppie dello stesso sesso Nonostante i fondamentali di una relazione siano sempre gli stessi, ci sono delle differenze nel lavoro con coppie dello stesso sesso. Da un lato, migliorare l'aspetto comunicativo può risultare più semplice; dall'altro, possono sorgere delle sfide differenti date da un contesto sociale che può essere difficoltoso. Purtroppo, spesso le coppie LGBT+ sono vittime di isolamento in famiglia, di pregiudizi sul posto di lavoro e si ritrovano così a dover combattere battaglie diverse da quelle delle coppie etero. Per questo, potrebbe essere importante indagare più a fondo nelle relazioni familiari e amicali dei partner, oltre che dedicare del tempo ad allenare la resilienza. Il lavoro nelle relazioni non convenzionali La letteratura dimostra che la sicurezza emotiva è l'elemento più importante per far funzionare le relazioni. Questo vale per tutte le coppie, siano esse conviventi o a distanza, poliamorose o monogame, gay o etero, giovani o anziane. Per "relazione non convenzionale" si intende una relazione che, appunto, non rispecchia i canoni convenzionali. Questo può voler dire essere in una relazione poliamorosa, in una relazione aperta, ma anche semplicemente decidere di non vivere insieme al proprio partner. In caso di relazioni non convenzionali, è importante valutare se uno dei due partner si sente minacciato da qualsiasi aspetto della relazione. Per esempio, se uno dei partner accetta una determinata condizione solo perché ha paura della reazione dell'altro. Per prima cosa, quindi, andremo a stabilire se c'è una comunicazione aperta e libera a riguardo. Se parliamo di relazioni non monogame, poi, vi aiuterò ad impostare un set di regole che vadano bene ai partner per non minacciare la relazione principale. Questo è fondamentale per non rischiare di causare dolore o gelosia nell'(eventuale) partner principale. In seduta, andremo a discutere di quali sono i limiti e le aspettative di ognuno. Ad esempio: Che tipo di relazioni e/o incontri potete avere tu e il vostro partner?Quanto avete intenzione di condividere?Quali precauzioni prenderete per evitare malattie sessualmente trasmissibili?Cos'è lecito e cosa no? In breve, è necessario trovare soluzioni che funzionino per tutti ed assicurarsi che tutti si sentano a proprio agio. Chi sono? Aiuto le coppie a ritrovare equilibrio, serenità, comunicazione e intimità. Sono uno psicologo e MSc in Physiotherapy in Mental Health; come tale, integro nelle sessioni -ove necessario- tecniche psicocorporee per superare quegli scogli per cui le parole non bastano. Sono dr. in Psicologia, dr. Mag. in Neuroscienze cognitive, dr. in Fisioterapia e MSc in Physiotherapy in Mental Health. Sono inoltre un collaboratore del dr. Giacobbi, uno dei massimi esperti di terapia di coppia in Italia. Quindi? Ora dovresti avere un'idea più chiara di cosa aspettarti dalla consulenza di coppia. Se vuoi, puoi prenotare una telefonata gratuita conoscitiva con me di 15 minuti, così da capire se e come possiamo iniziare un percorso insieme. Niente paura: la distanza non è un limite perché ricevo anche online! Prenota una telefonata conoscitiva gratuita Telefonata Gratuita Grazie per aver letto l'articolo fin qui. A presto! Trascrizione del video: Tante coppie credono di doversi rassegnare all’idea di litigare ogni giorno, che sia normale sentirsi distanti, che dopo essere state insieme per diversi anni l’intimità sia fisica che emotiva sia ormai condannata. Magari per noia, o per un evento traumatico come un tradimento o la perdita di un figlio che ha portato ad un allontanamento. E la relazione diventa una trappola. Fortunatamente, non c’è nulla di più sbagliato. Sono Maurizio Iengo, sono uno psicologo e aiuto le coppie a ritrovare equilibrio, serenità e intimità. Per dirlo in altri termini, ad essere di nuovo felici all’interno della relazione. Ma cosa vuol dire in pratica? Vuol dire essere di nuovo complici, giocare fianco a fianco nella stessa squadra. Vuol dire alzarsi al mattino sapendo di poter contare sulla persona che abbiamo affianco, Smettere di litigare e iniziare a discutere per trovare un punto d’incontro e far diventare queste discussioni un momento di crescita, Passare tempo di qualità insieme, rendendo speciali anche le piccole cose, Ritrovare l’intimità, la voglia di raccontarsi e di stare insieme, imparando anche l’importanza di lasciare il dovuto spazio all’altro. Imparare a capirsi, a comunicare senza paura i propri bisogni e i propri desideri Com’è possibile ottenere tutto questo? Innanzitutto, con un’analisi attenta della situazione e poi, in base al caso, andando a lavorare su quegli aspetti su cui bisogna intervenire. Molto spesso, bastano poche sedute per imparare a comunicare meglio e a fare chiarezza sui bisogni inespressi nella relazione. Vedremo come evitare le critiche distruttive e trasformarle in costruttive; capiremo come disinnescare dei meccanismi pericolosi all’interno della relazione; Impareremo delle tecniche per negoziare i desideri delle parti, ovvero l’arte del compromesso. Utilizzeremo, se vorrete, delle tecniche psicocorporee per ritrovare una connessione più profonda, che va oltre le parole. Quindi, se sei in una relazione e vuoi ritrovare la gioia di stare insieme, ti invito a non procrastinare, a non pensare continuamente “lo farò domani”. Rivolgiti ad un professionista che possa aiutarti -ma non perdere tempo. Se vuoi, puoi prenotare una telefonata conoscitiva gratuita con me, ti basta scegliere data ed ora e sarò io stesso a richiamarti. Grazie e spero di sentirti presto! ### dr. Maurizio Iengo Psicologo Online dr. Maurizio IengoPsicologo a Roma, Portici, Online dr. Maurizio IengoPsicologo a Roma, Portici, Online Il dott. Maurizio Iengo, con professionalità e serietà ha seguito il mio percorso, non mancando di sorrisi e comprensione, che hanno contribuito a creare una piacevole esperienza e un clima accogliente. Un bravo psicologo, una brava persona. Consiglio ❤️- Anna su psicologi-italia.itAncora felicemente sposata... serena, innamorata e consapevole. Non è stato un percorso facile, a tratti doloroso, ma la professionalità del doc è stata la chiave di tutto...Pensavo non fosse possibile avere risultati vivendo il percorso da sola e non in coppia, invece eccoci qui! È stato possibile ed oggi la mia vita è migliorata a 360°, non solo nel rapporto con mio marito!- Graziana su psicologi-italia.itIl dott. Iengo ha ascoltato attentamente, sincerandosi attraverso alcune domande di aver focalizzato esattamente le diverse "componenti" del mio problema. Formulando poi delle prescrizioni attive mirate specificatamente a migliorare le componenti attualmente disfunzionali. - Fabio su psicologi-italia.it Chi Sono? Sono questo qui in foto, nella vita faccio lo Psicologo, il formatore presso la Kern School e il consulente. Sono membro dell’American Psychological Association. Biografia Maurizio Iengo, dopo la maturità scientifica e una laurea in fisioterapia, decide di studiare psicologia e ottiene prima la laurea triennale a pieni voti, poi consegue con lode la laurea magistrale ad indirizzo “Neuroscienze cognitive”. Durante il percorso di studi, frequenta per tre semestri l’Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia.Dopo la laurea, svolge il suo tirocinio professionalizzante presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL NA3 Sud. Contestualmente al lavoro in libera professione, acquisisce un Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Università di Almeria, in Spagna. Nel corso di studi, apprende la metodica del BBAT, una tecnica psicocorporea sviluppatasi in Scandinavia. La docente di riferimento è Liv Skjaerven, una delle massime esperte mondiali della metodica. Ottiene poi un’Accreditation level 2 presso l’Association for Psychological Therapies e frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Inizia poi a collaborare con il portale Psicohelp, e a stretto contatto con il suo ideatore Marco Giacobbi, uno dei più apprezzati terapeuti di coppia. Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica “gold standard” per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton. Partecipa a diversi convegni e corsi, tra cui l’Obsessive Compulsive Disorder Summit, che ha visto partecipare i maggiori esperti mondiali di disturbo ossessivo-compulsivo. È studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico. Attualmente lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. È autore di diversi libri acquistabili su Amazon.  Contattami per maggiori informazioni  Sedute Individuali Sia in Presenza che Online.Per alleviare il disagio emotivo e tornare a stare bene.Contattami per maggiori informazioni Sedute di Coppia Sia in Presenza che Online.Per superare problemi relazionali: dalla ricostruzione dell’intimità, al riavvicinamento dopo un tradimento.Scopri di più Pubblicazioni Libri Scopri i miei libri Pubblicazioni Scientifiche e Divulgazione Scopri di più Leggi il mio blog: Come capire se ti tradisce: segnali, errori da evitare e cosa fare Dai segnali quotidiani al telefono: come capire se ti tradisce senza violare la privacy. Indizi, errori... Pentirsi dopo aver lasciato, cosa fare? L’opinione dello psicologo È normale provare pentimento dopo aver lasciato qualcuno? Dipende dai casi, ma spesso non vuol dire... Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce Qual è la psicologia del tradimento? Quali sono i motivi per cui si tradisce? Ecco cosa... Come comportarsi dopo un tradimento Cosa fare se tu o il tuo partner avete tradito? La guida del terapeuta di coppia... Quando l’amante dice basta Perché un amante decide di interrompere una relazione extraconiugale e come affrontare questa situazione? Analisi psicologica... Quando l’amante diventa importante: Guida completa per riconoscere 6 Segnali e le 3+1 fasi dell’evoluzione emotiva Un amante è diventato indispensabile? Impara a riconoscere i 6 segnali inequivocabili e le 3+1 fasi... Load More Prenota una Seduta Online dal calendario, oppure in presenza cliccando qui. ## I miei template ### homepage dr. Maurizio IengoPsicologo a Roma, Portici, Online dr. Maurizio IengoPsicologo a Roma, Portici, Online Il dott. Maurizio Iengo, con professionalità e serietà ha seguito il mio percorso, non mancando di sorrisi e comprensione, che hanno contribuito a creare una piacevole esperienza e un clima accogliente. Un bravo psicologo, una brava persona. Consiglio ❤️- Anna su psicologi-italia.itAncora felicemente sposata... serena, innamorata e consapevole. Non è stato un percorso facile, a tratti doloroso, ma la professionalità del doc è stata la chiave di tutto...Pensavo non fosse possibile avere risultati vivendo il percorso da sola e non in coppia, invece eccoci qui! È stato possibile ed oggi la mia vita è migliorata a 360°, non solo nel rapporto con mio marito!- Graziana su psicologi-italia.itIl dott. Iengo ha ascoltato attentamente, sincerandosi attraverso alcune domande di aver focalizzato esattamente le diverse "componenti" del mio problema. Formulando poi delle prescrizioni attive mirate specificatamente a migliorare le componenti attualmente disfunzionali. - Fabio su psicologi-italia.it Chi Sono? Sono questo qui in foto, nella vita faccio lo Psicologo, il formatore presso la Kern School e il consulente. Sono membro dell’American Psychological Association. Biografia Maurizio Iengo, dopo la maturità scientifica e una laurea in fisioterapia, decide di studiare psicologia e ottiene prima la laurea triennale a pieni voti, poi consegue con lode la laurea magistrale ad indirizzo “Neuroscienze cognitive”. Durante il percorso di studi, frequenta per tre semestri l’Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia.Dopo la laurea, svolge il suo tirocinio professionalizzante presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL NA3 Sud. Contestualmente al lavoro in libera professione, acquisisce un Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Università di Almeria, in Spagna. Nel corso di studi, apprende la metodica del BBAT, una tecnica psicocorporea sviluppatasi in Scandinavia. La docente di riferimento è Liv Skjaerven, una delle massime esperte mondiali della metodica. Ottiene poi un’Accreditation level 2 presso l’Association for Psychological Therapies e frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Inizia poi a collaborare con il portale Psicohelp, e a stretto contatto con il suo ideatore Marco Giacobbi, uno dei più apprezzati terapeuti di coppia. Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica “gold standard” per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton. Partecipa a diversi convegni e corsi, tra cui l’Obsessive Compulsive Disorder Summit, che ha visto partecipare i maggiori esperti mondiali di disturbo ossessivo-compulsivo. È studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico. Attualmente lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. È autore di diversi libri acquistabili su Amazon.  Contattami per maggiori informazioni  Sedute Individuali Sia in Presenza che Online.Per alleviare il disagio emotivo e tornare a stare bene.Contattami per maggiori informazioni Sedute di Coppia Sia in Presenza che Online.Per superare problemi relazionali: dalla ricostruzione dell’intimità, al riavvicinamento dopo un tradimento.Scopri di più Pubblicazioni Libri Scopri i miei libri Pubblicazioni Scientifiche e Divulgazione Scopri di più Leggi il mio blog: Come capire se ti tradisce: segnali, errori da evitare e cosa fare Dai segnali quotidiani al telefono: come capire se ti tradisce senza violare la privacy. Indizi, errori... Pentirsi dopo aver lasciato, cosa fare? L’opinione dello psicologo È normale provare pentimento dopo aver lasciato qualcuno? Dipende dai casi, ma spesso non vuol dire... Psicologia del tradimento: come e perché si tradisce Qual è la psicologia del tradimento? Quali sono i motivi per cui si tradisce? Ecco cosa... Come comportarsi dopo un tradimento Cosa fare se tu o il tuo partner avete tradito? La guida del terapeuta di coppia... Quando l’amante dice basta Perché un amante decide di interrompere una relazione extraconiugale e come affrontare questa situazione? Analisi psicologica... Quando l’amante diventa importante: Guida completa per riconoscere 6 Segnali e le 3+1 fasi dell’evoluzione emotiva Un amante è diventato indispensabile? Impara a riconoscere i 6 segnali inequivocabili e le 3+1 fasi... Load More Prenota una Seduta Online dal calendario, oppure in presenza cliccando qui. ### Chi sono Chi sono? Maurizio Iengo, dopo la maturità scientifica e una laurea in fisioterapia, decide di studiare psicologia e ottiene prima la laurea triennale a pieni voti, poi consegue con lode la laurea magistrale ad indirizzo "Neuroscienze cognitive".Durante il percorso di studi, frequenta per tre semestri l'Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia.Dopo la laurea, svolge il suo tirocinio professionalizzante presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all'ASL NA3 Sud.Contestualmente al lavoro in libera professione, acquisisce un Master of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l'Università di Almeria, in Spagna. Nel corso di studi, apprende la metodica del BBAT, una tecnica psicocorporea sviluppatasi in Scandinavia. La docente di riferimento è Liv Skjaerven, una delle massime esperte mondiali della metodica.Ottiene poi un'Accreditation level 2 presso l'Association for Psychological Therapies e frequenta un Master in Terapia di Coppia – Terapia e Clinica del Legame di Coppia.Inizia poi a collaborare con il portale Psicohelp, e a stretto contatto con il suo ideatore Marco Giacobbi, uno dei più apprezzati terapeuti di coppia.Segue poi due masterclass in EMDR (base e avanzato), la tecnica "gold standard" per lavorare sul trauma, con Jennifer Sweeton.Partecipa a diversi convegni e corsi, tra cui l'Obsessive Compulsive Disorder Summit, che ha visto partecipare i maggiori esperti mondiali di disturbo ossessivo-compulsivo.Attualmente è in formazione presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS di Roma, a orientamento Breve Sistemico-Strategico.Attualmente lavora come psicologo sia in studio che online e come formatore presso varie realtà, come la Kern School. Laurea triennale in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaLaurea magistrale con 110/110 e lode in Psicologia presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola BenincasaMaster of Science in Physiotherapy in Mental Health presso l’Universidad de AlmeríaTirocinio formativo presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ercolano, afferente all’ASL Napoli 3propedeutico all'Esame di Stato di Abilitazione alla Professione di PsicologoIscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione CampaniaMasterclass Base in EMDR con Jennifer SweetonMasterclass Avanzata in EMDR con Jennifer SweetonMaster in Terapia e Clinica del Legame di CoppiaIntensive Course in Emotionally Focused Therapy della dott.ssa Sue Johnson, inventrice del metodo EFT.Partecipazione al corso “SFT Essentials – Solution Focused Therapy” presso l’Association for Psychological Therapies (UK) (Accreditation Level 2)Partecipazione al corso di formazione: Disturbo Ossessivo Compulsivo – Summit 2022Partecipazione al ciclo di workshop “Terapia a Seduta Singola” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” presso la Scuola ICNOS di RomaPartecipazione al ciclo di workshop “Terapia Strategica” presso la Scuola ICNOS di RomaAttualmente è uno studente presso la Scuola di Psicoterapia ICNOS a orientamento sistemico-strategico Collaborazione con Marco Giacobbi e il suo portale Psicohelp Docente presso Kern School Docente presso Nabuedu Docente presso Streamededu Psicologo libero-professionista con studio a Roma, Napoli e Online Autore di: Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e LimerenzaIl Salvacoppie: due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioniPsicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo Chi sono? ### faq Domande Frequenti Cosa fai nella pratica?Fornisco uno spazio sicuro e accogliente per comunicare e lavorare sui tuoi problemi.Partendo dall’idea che sei tu l’esperto della tua vita, ti fornisco non risposte, ma strategie che possano aiutarti a trovare le tue risposte. Questo è importante, perché ti rende indipendente in tempi brevi, e ti mette al posto di comando della tua vita. Quanto dura un percorso?La durata di un percorso è molto variabile e dipende dall’obiettivo, ma generalmente i miei percorsi durano 5-12 incontri per la terapia di coppia e 2-8 incontri per i percorsi individuali. A questi, è possibile aggiungere degli incontri ulteriori di accompagnamento (che vadano da una volta al mese, a una volta ogni tre) per lavorare su problemi che naturalmente emergono nelle relazioni, allo scopo di risolverli sul nascere – prima che si aggravino. Sono vincolato a un numero minimo di incontri?No, anzi: talvolta, un solo incontro è sufficiente. Non c’è nessun “numero minimo” di incontri obbligatorio. Alle coppie, suggerisco comunque di svolgere almeno due incontri di coppia e due individuali per completare la prima fase di indagine e stabilire gli obiettivi del percorso. Quanto costa la terapia di coppia?Dopo le prime due settimane, tipicamente più dense, si può preventivare un impegno economico di circa 200/mese. Quanto costa un percorso individuale?Tipicamente, tengo un incontro ogni 15 giorni e l’onorario è di 75/incontro, per cui si può preventivare un impegno economico di circa 150/mese. Come posso pagare?Con carta di credito, di debito, bonifico o PayPal. Posso dedurre la seduta dalle tasse?Certo! Come prestazione sanitaria, anche quella psicologica è deducibile dalle tasse. Fai primi incontri gratuiti?Lasciando la tua mail, potrai accedere a una prima consulenza conoscitiva gratuita. In questa prima interazione, potremo conoscerci e valutare la possibilità di lavorare insieme. Inoltre, avrete la possibilità di farmi domande per chiarirvi gli aspetti del nostro percorso. Come facciamo a sapere se abbiamo bisogno d'aiuto?Se tu e il partner avete problemi di comunicazione, frequenti litigi, perdita di fiducia (come ad esempio in seguito a un tradimento), perdita di intimità fisica o emotiva, può essere una buona idea chiedere aiuto. Potete scrivermi per chiedere un parere o telefonare direttamente al numero che trovi in questa pagina. Ovviamente, senza impegno. Cosa fare se il mio partner non vuole iniziare un percorso?Per migliorare la coppia, si può lavorare anche solo con una persona; ovviamente, questo non sarà un percorso di coppia, ma un percorso individuale. Non sempre questo è fattibile, per cui sarebbe meglio se mi facessi un colpo di telefono. Cosa dovremmo aspettarci dopo aver completato un percorso di coppia?Dopo aver completato il percorso, potete aspettarvi di avere una maggiore comprensione dell’altro e di avere delle strategie per meglio affrontare la relazione. Un altro risultato comune, è quello di avere una relazione più piena e soddisfacente. ### Libro Iengo-Jacobs Scopri il Libro Psicologia del Tradimento Etero e Omosessuale: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo. Il tradimento, un cruciverba emotivo di sofferenza, amore e rivelazioni, può essere un labirinto oscuro e complesso per chiunque. Sia per la persona che ha subito il tradimento, che per quella che l'ha compiuto, il viaggio è pieno di dubbi e domande angoscianti.Ma cosa si nasconde dietro il velo del tradimento? Perché si tradisce? Può un tradimento segnare definitivamente la fine di una relazione? Quali sono le sfide tipiche che affrontano le coppie gay e lesbiche quando affrontano un tradimento? È possibile ricostruire la fiducia, una volta infranta?"Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo", scritto da Marco Giacobbi e Maurizio Iengo, due psicologi che si occupano di relazioni e tradimenti, vuole guidarvi attraverso questo viaggio difficile e intricato. Acquista Subito su Amazon «...il libro non giudica, ma offre uno spazio per l'accettazione, la comprensione e la guarigione.»Questo volume non solo indaga le ragioni per cui una persona impegnata potrebbe avventurarsi in una relazione extraconiugale, ma esplora anche l'ossessione per l'ex amante, le complesse dinamiche emotive e le reazioni psicologiche. Rispettoso del dolore di chi ha subito il tradimento e di chi l'ha compiuto, il libro non giudica, ma offre uno spazio per l'accettazione, la comprensione e la guarigione. Trasforma il tradimento da un tabù inenarrabile a un'opportunità per imparare, crescere ed evolvere.L'obiettivo di Giacobbi e Iengo non è solo quello di indagare il significato e le implicazioni del tradimento, ma di fornire strumenti pratici ed efficaci per gestirlo. Il loro approccio si basa sulla convinzione che, affrontando apertamente e onestamente l'esperienza del tradimento, si può trovare un terreno fertile per la crescita personale e di coppia. L'obiettivo ultimo è quello di costruire relazioni più forti, basate sulla fiducia e sulla comprensione reciproca.«...un manuale pratico che offre esercizi individuali e di coppia, per trasformare il dolore del tradimento in comprensione, e, alla fine, in perdono.»"Psicologia del Tradimento" si distingue per la sua combinazione unica di approfondimenti scientifici, esperienza professionale e casi reali.Non è solo un libro che informa, ma un manuale pratico che offre esercizi individuali e di coppia, per trasformare il dolore del tradimento in comprensione, e, alla fine, in perdono. Con riferimenti alla letteratura scientifica, fornisce una preziosa risorsa non solo per coloro che vivono direttamente la problematica del tradimento, ma anche per i professionisti che affrontano questo delicato argomento per la prima volta. Questo volume è un faro di speranza per coloro che si sentono persi nel labirinto dell'infedeltà. Vi guiderà attraverso le tenebre, aiutandovi a capire meglio le motivazioni e le dinamiche del tradimento, e fornendovi gli strumenti per ricostruire la fiducia e la resilienza nelle vostre relazioni. Ogni pagina è un passo verso la guarigione, sia per il traditore, sia per il tradito.Il testo non giudica né condanna, ma offre un approccio compassionevole e accogliente. Si tratta di una lettura indispensabile per chiunque desideri capire meglio le complesse dinamiche del tradimento, affrontarlo, superarlo e prevenirlo.Lasciate che questo libro vi conduca in un viaggio di scoperta personale, di accettazione e di crescita: attraverso la comprensione del tradimento, potrete ritrovare la via verso la fiducia, il perdono e, alla fine, la pace.Perché leggerlo?Aiuta a comprendere approfonditamente il fenomeno del tradimento.Fornisce strategie pratiche per ricostruire una coppia dopo un tradimento.Ha una sezione dedicata alle sfide delle persone in relazioni omosessuali relative al tradimento.Contiene indicazioni per evitare che il tradimento avvenga nella tua coppia.È utile anche ai colleghi psicologi che stanno approcciandosi alla terapia di coppia.Contiene diversi esempi estrapolati dalla pratica clinica. Acquista Subito su Amazon Contenuto del libro Capitolo Primo: Cos'è il tradimento? Come avvengono i tradimenti. La cascata Gottman-Rusbult-Glass.  Dialogo e conflitto.  La visione in bianco e nero.  Cause del tradimento: cosa dice la scienza.  Evitare che il tradimento avvenga.  Si può ricostruire la fiducia? Sei premesse.  Il tradimento nelle relazioni omosessuali. Capitolo Secondo: La Coppia Tradita Le fasi del tradimento.  Che cosa succede dopo il tradimento.  Cosa deve fare il partner traditore.  Cosa deve fare il partner tradito. Capitolo Terzo: Finale di Partita Ricostruzione della fiducia in tre fasi.  Esercizi di coppia.  Elaborare il trauma.  I pensieri ossessivi.  Epilogo. Acquista Subito su Amazon Hai bisogno di aiuto per te o la tua coppia?Contattami senza impegno:Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla PrivacyInvia Messaggio Tradimento: Scarica due storie di persone come te che ce l'hanno fatta + consulenza gratuita. Scarica due casi clinici e accedi alla consulenza conoscitiva gratuita. Accetto di ricevere comunicazioni via email e che i miei dati vengano utilizzati secondo la Privacy Policy Accedi alle 2 Storie e alla Consulenza Gratuita Loading... Fantastico! ATTENZIONE: Rispondi alla prima mail con un "OK" per assicurarti di ricevere diversi materiali e consigli gratuiti che ho pensato per te! Controlla la casella mail (anche in Spam e Promozioni). Se non ricevi nulla entro 10 minuti, scrivimi a info@maurizioiengo.it ### tornare a vivere blocco home Scopri il mio Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Forse avrai già sentito dire che la fine di un amore può essere vissuta come un vero e proprio lutto. Rispetto a chi soffre per la morte di un caro però, chi soffre per un amore perduto vive un fenomeno molto più insidioso: la speranza del ritorno. Questa speranza spesso si trasforma in una tragica ossessione, da cui è difficile uscire.Il testo si pone come un manuale pratico per superare la fine di una relazione, conoscere il fenomeno della limerenza e imparare a guardare l’amore con altri occhi, per ricostruire una vita piena e felice. Attraverso un viaggio tra i sintomi più comuni del “mal d’amore” ed esercizi pratici per affrontarli, il lettore scoprirà gli inganni della propria mente e apprenderà degli strumenti concreti per vincerli.Scarica gratuitamente i primi due capitoli. ### Libro Salvacoppie Scopri il mio Libro il Salvacoppie due psicologi insegnano a navigare nel mare delle relazioni Arianna e Dioniso, Artù e Ginevra, Macbeth e Lady Macbeth, Abelardo ed Eloisa, Penelope e Ulisse: probabilmente, questi nomi ti suoneranno familiari. Quello che forse non sai, è che le loro storie ben rappresentano i problemi delle coppie di oggi. In viaggio tra le epoche, due psicologi di coppia immaginano di dialogare con i protagonisti del mito per aiutarli a risolvere i loro problemi relazionali. Cinque storie di coppie famose corredate da istruzioni pratiche per salvare la coppia dal naufragio. Alla fine della lettura, avrai appreso le principali tecniche che utilizziamo con i nostri pazienti per aiutarli a navigare nel migliore dei modi nel mare delle relazioni. Acquistalo subito su Amazon ### tornare a vivere landing Scopri il Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Forse avrai già sentito dire che la fine di un amore può essere vissuta come un vero e proprio lutto. Rispetto a chi soffre per la morte di un caro però, chi soffre per un amore perduto vive un fenomeno molto più insidioso: la speranza del ritorno. Questa speranza spesso si trasforma in una tragica ossessione, da cui è difficile uscire. Il testo si pone come un manuale pratico per superare la fine di una relazione, conoscere il fenomeno della limerenza e imparare a guardare l’amore con altri occhi, per ricostruire una vita piena e felice. Attraverso un viaggio tra i sintomi più comuni del “mal d’amore” ed esercizi pratici per affrontarli, il lettore scoprirà gli inganni della propria mente e apprenderà degli strumenti concreti per vincerli. Scarica gratuitamente i primi due capitoli   Acquista Subito su Amazon Superare la fine di una relazione è possibile...  ...se sfatiamo alcune credenze errate sull'amore. Il nostro viaggio inizia proprio da qui, cercando di rispondere nel modo più scientifico possibile alla domanda: "Cos'è l'amore?". Impareremo poi a guardare al lutto in un modo diverso, per poi addentrarci nella parte pratica con le "regole di sopravvivenza": cosa fare e cosa non fare dopo una separazione o un divorzio. Affronteremo, con dei capitoli ed esercizi dedicati, anche i sentimenti più comuni che seguono la fine di una relazione: la rabbia, il desiderio di vendetta, la tristezza. Infine, ampi capitoli dedicati ai pensieri ossessivi, alla limerenza e alla ricostruzione di una vita piena e felice.L'indice Indice. Introduzione. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Capitolo Primo. Passa, davvero. Capitolo Secondo. Prendersi cura di sé. Capitolo Terzo. Una teoria sull’amore. Capitolo Quarto. L’esperienza del lutto. Capitolo Quinto. Regole di sopravvivenza. Capitolo Sesto. Mindset e gratitudine. Capitolo Settimo. La rabbia, e come superarla. APPENDICE. Occhio per occhio, dente per dente. Capitolo Ottavo. Stare bene da soli. Capitolo Nono. I pensieri ossessivi. Capitolo Decimo. La limerenza. Conclusione. Orfeo: guardare avanti e tornare a vivere. Acquista Subito su Amazon Acquista Subito su Amazon Un estratto dal Libro “Non la trovo un’altra persona come lei: era speciale”.  “Avevamo costruito un rapporto unico, che non ritroverò mai più”. “C’è solo un’anima gemella. Io l’avevo trovata e ora è persa per sempre!”. “Resterò da solo/a: ormai devo rassegnarmi a prendere un gatto”. “Continuo a pensare che da un giorno all’altro, potrebbe ritornare…”. Ecco, queste sono solo alcune delle cose che sento dire ogni giorno. E queste sono, perdonami la franchezza, sciocchezze.  È chiaro che, in questo momento, sono questi i pensieri che affollano la tua mente. È chiaro che alcuni pensieri ti raggiungano involontariamente, e che siano, almeno in parte, fuori dal tuo controllo.  Più avanti avremo modo di parlare a lungo dei pensieri intrusivi e delle tecniche per imparare a gestirli. Ma adesso, come prima cosa, devo darti una notizia sconvolgente: l’anima gemella non esiste, e, se anche esistesse, di certo non l’avresti trovata tra sette miliardi di persone, proprio nel paesino dove vivi e che conta a malapena diecimila abitanti.  Allo scopo di esercitare la fantasia, ti propongo un esercizio immaginativo.  Illudiamoci per un istante che l’anima gemella esista. Sarebbe una persona con cui potresti condividere tutto: credenze, ideali, ragioni di vita. Bene, adesso pensa a questo: se la persona che avevi accanto fosse stata la tua anima gemella… sarebbe proprio una vera e propria truffa, essendo proprio quella che ti ha piantato in asso! Ora, voglio subito darti un’altra notizia scioccante: non esiste neanche l’essere insostituibili – forse la cosa ti sconvolgerà, ma la maggior parte delle persone, dopo una rottura, riesce a ricostruire relazioni sane e gioiose con persone nuove.  La maggior parte delle persone riesce a costruirsi una vita nuova, con una persona nuova, con cui riesce a sviluppare addirittura più affinità che con la persona precedente. Non perché siano “anime affini”, ma perché la fine della precedente relazione gli ha insegnato qualcosa. In altre parole, aver vissuto la fine di un amore le ha aiutate a vivere meglio il successivo. Ti dirò di più: ho seguito diverse persone che non desideravano altro che riconquistare l’ex. Talvolta ci riuscivano, e, quando questo accadeva, erano spesso loro stesse coloro che finivano per chiudere la ritrovata relazione!  [...] È il caso di Giulia, 45 anni e sposata da quando ne aveva 20, che una mattina mi contatta perché è in fase di separazione. Il marito continua a vivere in casa con lei e le tre figlie, nonostante frequenti un’altra donna molto più giovane da oltre sei mesi.  Inizialmente, Giulia vuole dunque riconquistare il marito, un uomo tradizionalista e molto sicuro di sé che tende a sminuirla continuamente. Infatti, il sentimento che Giulia prova maggiormente è la rabbia, ed è proprio questa rabbia che tiene in piedi il desiderio di riconquistare il marito. Una situazione apparentemente paradossale che, in realtà, è molto comune.  La rabbia, di fatto, nasconde il senso di inferiorità che negli anni il marito è riuscito ad instillare in Giulia. In un matrimonio durato per metà della sua vita, lei è sempre stata abituata ad essere “schiacciata”, sminuita. Il risultato è che ora ha una profonda e radicata convinzione di “non poter non stare” con il marito.  Perché è quella la realtà che Giulia ha conosciuto sin da ragazzina,  perché è convinta di dover continuare a ricoprire unicamente il ruolo di madre e moglie,  perché è sicura di essere dipendente dal marito. In altre parole, perché non conosce il suo valore al di fuori del suo matrimonio e della sua famiglia. L’ovvia conseguenza è che non si considera una donna “completa” se non in una relazione. Giulia, dopo un percorso con me, è riuscita a capire il suo vero valore. Lavorando sulla rabbia in primis, e poi sul riconoscere il proprio valore e la propria indipendenza, è riuscita a superare delle convinzioni limitanti e a tornare a darsi valore. Alla fine del nostro percorso, queste sono state le sue parole: “Ho capito che non è l’uomo che voglio vicino. Non mi merita – ho rinunciato al lavoro per lui, per stare con le bambine mentre lui lavorava… ma non sapeva far altro che lamentarsi e non vedere il mio valore. Mi ha fatto sempre sentire come “un niente”. L’unica cosa di cui non mi pento sono le nostre figlie”. Poco dopo queste parole, Giulia si è finalmente imposta sul marito e gli ha chiesto di lasciare la casa.  Mi ha detto che si è resa conto di quanto fosse stata fortunata ad essere stata lasciata: se ciò non fosse successo, sarebbe rimasta intrappolata a vita in un matrimonio mediocre.  Forse starai pensando: “...ma la mia relazione era perfetta!”. Riflettiamo un attimo: se la tua relazione fosse stata perfetta, si sarebbe davvero interrotta? Ho l’impressione che quando due persone si lasciano, è sempre perché alla base c’è qualcosa che non va. In un certo senso, una relazione è un po’ come un palazzo. Un palazzo può essere forte e solido visto dall’esterno, ma avere muri crepati se guardato dall’interno. Ecco, i palazzi non cadono senza un motivo. È vero, la caduta può essere causata da un terremoto. Ma se le fondamenta sono deboli, è molto più facile che il palazzo crolli.  Allo stesso modo, prendiamo come esempio un “classico” dell’interruzione di un rapporto: uno dei partner scopre un tradimento. In molte culture,  questo è considerato come un qualcosa di imperdonabile – e, addirittura, perdonare un tradimento può essere vista come una cosa “disonorevole”.  “Ma come, ti ha tradito e non l’hai cacciato a calci!?” “Davvero l’hai perdonata per il tradimento? Io preferirei stare da solo che con una che mi mette le corna!” Nonostante tutto, in Italia il 70% delle coppie sposate continua a stare insieme dopo un tradimento. Certo, i fattori sociologici possono essere svariati: dal conservatorismo alle questioni finanziarie (il cosiddetto “mantenimento”), ci saranno sicuramente mille motivi diversi per cui questo accade. Una cosa, però, è sicura: è molto più difficile scuotere una relazione solida, rispetto ad una che ha già delle crepe. Con i miei pazienti, faccio un lavoro che si basa anche sul comprendere quali fossero i problemi all’interno della relazione (in ottica di miglioramento per prepararsi a quelle future!). Spesso, escono fuori cose interessanti che i miei assistiti tendevano a sottovalutare. Voglio sottolinearlo perché, anche se non te ne sei accorto, probabilmente già da tempo c’erano delle cose che non andavano.  E tutto il dolore che stai vivendo ora, è in realtà un’occasione per capire in cosa puoi migliorarti e quale tipo di persona vuoi accanto. Per ora voglio tranquillizzarti, perché questo momento di dolore passa.  Davvero,  passa.   Ricevi i primi due capitoli del libro gratis Il libro "Tornare a Vivere" è disponibile! Iscrivendoti a questa lista, ti invierò i primi due capitoli e, se vorrai, potrai decidere di acquistarlo dopo aver valutato se può fare per te. In più, riceverai gratuitamente anche la mia "psico-newsletter" dove troverai spunti e consigli pratici da applicare alla vita quotidiana. Iscriviti subito! Puoi cancellarti in qualunque momento. Per ulteriori informazioni, leggi la Privacy Policy. Accetto di voler ricevere aggiornamenti anche di natura commerciale. Iscriviti Loading... Ben fatto! Abbiamo ricevuto la tua richiesta d'iscrizione. A breve riceverai la prima email: se non dovesse arrivare, controlla la cartella Spam o Promozioni. ### Tornare a Vivere Scopri il mio Libro Tornare a Vivere Superare la Fine di una Relazione tra Ossessione e Limerenza Forse avrai già sentito dire che la fine di un amore può essere vissuta come un vero e proprio lutto. Rispetto a chi soffre per la morte di un caro però, chi soffre per un amore perduto vive un fenomeno molto più insidioso: la speranza del ritorno. Questa speranza spesso si trasforma in una tragica ossessione, da cui è difficile uscire.Il testo si pone come un manuale pratico per superare la fine di una relazione, conoscere il fenomeno della limerenza e imparare a guardare l’amore con altri occhi, per ricostruire una vita piena e felice. Attraverso un viaggio tra i sintomi più comuni del “mal d’amore” ed esercizi pratici per affrontarli, il lettore scoprirà gli inganni della propria mente e apprenderà degli strumenti concreti per vincerli.Scarica gratuitamente i primi due capitoli. ### index iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania n. 9624 dr. Maurizio Iengo PsicologoPsicologoMSc in Physiotherapy in Mental Health Docente presso l'International Campus of Health ScienceAccreditation level 2 @ Association for Psychological Therapies Chiamami al 379 244 86 49 per informazioni Scopri di più Sedute Individuali Sia in Presenza che Online.Per alleviare il disagio emotivo e tornare a stare bene.Chiama per maggiori informazioni Sedute di Coppia Sia in Presenza che Online.Per superare problemi relazionali: dalla ricostruzione dell'intimità, al riavvicinamento dopo un tradimento.Scopri di più Pubblicazioni Libri Libro "Tornare a Vivere: Superare la Fine di una Relazione tra Limerenza e Dipendenza Affettiva" Pubblicazioni Scientifiche e Divulgazione Scopri di più Leggi il mio blog: 5 errori che fai quando litighi con il partner (e come evitarli) Trasformare Stress e Ansia: da Limite a Superpotere! 4 segnali che una Relazione sta per Finire La vergogna di non volere figli Load More Prenota una Seduta Online dal calendario, oppure in presenza cliccando qui. ### landing coppia 080422 Vivere in una relazione (o affrontare un lutto per la sua fine) non è semplice.  Sono qui per aiutare.  +39 338 111 46 29 Precedente Successivo Gli screenshot sono stati anonimizzati e pubblicati con il permesso dei mittenti Perché le persone si rivolgono a me: • Per sentirsi più amate e connesse• Per trovare (o ritrovare) la fiducia nel partner• Per imparare a rispettarsi• Per superare un tradimento• Per smettere di litigare• Per gestire situazioni complesse• Per superare una rottura• Per imparare ad esprimere le proprie esigenze liberamente• Per problemi di natura sessuale• Altri problemi relativi alla sfera sentimentale Leggi il mio articolo "I 4 Segnali che una Relazione sta per Finire" Problemi di natura Sessuale? Leggi il mio articolo sull'Eiaculazione Precoce Lo so, può essere difficile parlarne Tuttavia, rivolgersi ad un professionista può sensibilmente migliorare la tua qualità della vita (e quella della tua relazione). I problemi più diffusi che uno psicologo può aiutarti a risolvere sono l'eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, vaginismo, dispareunia...Interessante la possibilità di lavorare con l'ipnosi proprio in questi ultimi due casi. Grazie all'ipnosi infatti, è possibile lavorare in modo efficace sul dolore cronico e aiutare le persone che soffrono di questo problema in tempi rapidi e con un'alta probabilità di successo. Chi sono? Maurizio Iengo è uno Psicologo iscritto all'Ordine della Campania n. 9624, si è laureato con lode all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e ha conseguito un MSc in Physiotherapy in Mental Health presso l'Universidad de Almería.Ha guadagnato un Accreditation Level 2 presso l'Association for Psychological Therapies, è stato allievo di Marco Giacobbi -uno dei più importanti psicoterapeuti di coppia in Italia- e attualmente collabora con il suo portale Psicohelp. Attualmente lavora come libero professionista ed è docente presso l'International Campus of Health Science. Come si svolge un percorso di coppia? Leggi il mio articolo "5 errori che fai quando litighi con il partner (e come evitarli) Prima Seduta La prima seduta è dedicata al sapere di più sulla relazione e sul problema che vi ha portato in consulenza. Prima ancora di questo, lavoreremo sul dissipare qualunque dubbio possiate avere e a darci delle regole. Parleremo anche delle vostre aspettative e dei vostri bisogni.Vi chiederò come vi siete conosciuti, qual è la storia della vostra coppia e quali sono le dinamiche che portano al problema.Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare a migliorare. Seconda Seduta Dopo la prima seduta di coppia, vi verrà chiesto di prenotare degli incontri individuali. È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, si organizza una seduta individuale con ogni persona partecipante alla relazione.Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero. Dalla Terza in poi... A questo punto, avrò elementi a sufficienza per pianificare un percorso e sviluppare insieme degli obiettivi da raggiungere durante il nostro lavoro. Gli obiettivi di ogni coppia saranno diversi. Forse volete reinnamorarvi o smettere di litigare ogni giorno. O magari capire come superare un cambiamento importante. Ricordiamo sempre che gli obiettivi non sono scolpiti nella pietra: all’inizio di un percorso, si stabilisce un punto d'arrivo che può cambiare, evolversi. Allo stesso modo, spesso vengono "scoperte" nuove esigenze all'interno della coppia che vengono affrontate. Dove ricevo? ...ovunque! Grazie al potere dell'online, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza.In più, ci sono numerosi vantaggi: innanzitutto la privacy. Alcuni miei pazienti prenotano sedute telefoniche all'uscita da lavoro e mi chiamano dall'auto. Nessun problema.Vi è poi un risparmio di tempo, soldi e inquinamento, risparmiando traffico, benzina e parcheggio. Psicologo Online ...e se sto affrontando una rottura? Sto finendo di scrivere il mio libro, e mi piacerebbe conoscere la tua opinione prima di completarlo.Se ti va, inviami un messaggio su Whatsapp cliccando qui e ti invierò gratis i primi due capitoli. Leggi subito due capitoli del mio libro Prenota un primo incontro ...o inviami un'email. Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *NomeCognomeEmail *TelefonoMessaggio *Per inviare questo modulo, devi accettare la nostra Dichiarazione sulla PrivacyInvia Messaggio dr. Maurizio Iengo Psicologo iscritto all’Ordine della Campania n. 9624P. IVA 08327301217 ### coppia 6-4-22 Vivere in una relazione (o affrontare un lutto per la sua fine) non è semplice.  Sono qui per aiutare.  +39 338 111 46 29 Precedente Successivo Gli screenshot sono stati anonimizzati e pubblicati con il permesso dei mittenti Perché le persone si rivolgono a me: • Per sentirsi più amate e connesse• Per trovare (o ritrovare) la fiducia nel partner• Per imparare a rispettarsi• Per superare un tradimento• Per smettere di litigare• Per gestire situazioni complesse• Per superare una rottura• Per imparare ad esprimere le proprie esigenze liberamente• Per problemi di natura sessuale• Altri problemi relativi alla sfera sentimentale Leggi il mio articolo "I 4 Segnali che una Relazione sta per Finire" Problemi di natura Sessuale? Leggi il mio articolo sull'Eiaculazione Precoce Lo so, può essere difficile parlarne Tuttavia, rivolgersi ad un professionista può sensibilmente migliorare la tua qualità della vita (e quella della tua relazione). I problemi più diffusi che uno psicologo può aiutarti a risolvere sono l'eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, vaginismo, dispareunia...Interessante la possibilità di lavorare con l'ipnosi proprio in questi ultimi due casi. Grazie all'ipnosi infatti, è possibile lavorare in modo efficace sul dolore cronico e aiutare le persone che soffrono di questo problema in tempi rapidi e con un'alta probabilità di successo. Chi sono? Maurizio Iengo è uno Psicologo iscritto all'Ordine della Campania n. 9624, si è laureato con lode all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e ha conseguito un MSc in Physiotherapy in Mental Health presso l'Universidad de Almería.Ha guadagnato un Accreditation Level 2 presso l'Association for Psychological Therapies, è stato allievo di Marco Giacobbi -uno dei più importanti psicoterapeuti di coppia in Italia- e attualmente collabora con il suo portale Psicohelp. Attualmente lavora come libero professionista ed è docente presso l'International Campus of Health Science. Come si svolge un percorso di coppia? Leggi il mio articolo "5 errori che fai quando litighi con il partner (e come evitarli) Prima Seduta La prima seduta è dedicata al sapere di più sulla relazione e sul problema che vi ha portato in consulenza. Prima ancora di questo, lavoreremo sul dissipare qualunque dubbio possiate avere e a darci delle regole. Parleremo anche delle vostre aspettative e dei vostri bisogni.Vi chiederò come vi siete conosciuti, qual è la storia della vostra coppia e quali sono le dinamiche che portano al problema.Già dalla prima seduta, potreste ricevere delle istruzioni su come iniziare a migliorare. Seconda Seduta Dopo la prima seduta di coppia, vi verrà chiesto di prenotare degli incontri individuali. È importante che ognuno di voi possa parlare liberamente allo psicologo di tutto ciò che vuole: per questo, si organizza una seduta individuale con ogni persona partecipante alla relazione.Non verrete mai giudicati e, se informerete il vostro psicologo di qualcosa che non volete che il partner sappia, ricordate che il professionista è vincolato dal segreto professionale.Questo è un momento importante, perché permette ai partner di parlare in modo assolutamente libero. Dalla Terza in poi... A questo punto, avrò elementi a sufficienza per pianificare un percorso e sviluppare insieme degli obiettivi da raggiungere durante il nostro lavoro. Gli obiettivi di ogni coppia saranno diversi. Forse volete reinnamorarvi o smettere di litigare ogni giorno. O magari capire come superare un cambiamento importante. Ricordiamo sempre che gli obiettivi non sono scolpiti nella pietra: all’inizio di un percorso, si stabilisce un punto d'arrivo che può cambiare, evolversi. Allo stesso modo, spesso vengono "scoperte" nuove esigenze all'interno della coppia che vengono affrontate. Dove ricevo? ...ovunque! Grazie al potere dell'online, posso seguire pazienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgono in videochiamata o con una semplice telefonata. I percorsi psicologici a distanza sono, secondo diversi studi scientifici, ugualmente efficaci rispetto a quelli in presenza.In più, ci sono numerosi vantaggi: innanzitutto la privacy. 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