Le richieste di connessione emotiva nella coppia: cosa sono e perché ignorarle allontana

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In breve: Le richieste di connessione emotiva (o bid for connection) sono i piccoli gesti quotidiani con cui cerchiamo attenzione e vicinanza dal partner: un commento, uno sguardo, una domanda apparentemente banale. Secondo la ricerca di John Gottman, le coppie felici rispondono positivamente all'86% di queste richieste; quelle che divorziano solo al 33%. Non sono i grandi litigi a spegnere una relazione, ma l'accumulo silenzioso di piccoli momenti ignorati.

Quel silenzio che pesa più di qualsiasi litigio

Ti è mai capitato di raccontare qualcosa al tuo partner — una piccola cosa, magari un video divertente o un pensiero sulla giornata — e ricevere in risposta un grugnito distratto, uno sguardo che non si stacca dallo schermo?

In quel momento, probabilmente non hai pensato: “Ecco, la nostra relazione si sta deteriorando”. Eppure, secondo decenni di ricerca sui matrimoni, è proprio in quelle piccole richieste di connessione che si gioca il destino di una coppia.

Il dottor John Gottman, dopo aver studiato migliaia di coppie nel suo “Love Lab” di Seattle, ha identificato un meccanismo che sembra banale -ma non lo è-: le richieste di connessione emotiva, che in inglese chiama bids for connection (Gottman & Silver, 2015; Navarra & Gottman, 2019).

Cosa sono le richieste di connessione emotiva

Una bid è qualsiasi tentativo — verbale o non verbale, esplicito o sottile — di attirare l’attenzione, l’affetto o il supporto del partner. Può assumere forme molto diverse: un commento apparentemente banale (“Hai visto che tramonto?”), una domanda sulla giornata, un sospiro, una carezza di passaggio, persino una lamentela (“Sono stanco morto”) che in realtà nasconde un desiderio di vicinanza.

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Molto spesso, le bids sono semplicemente sguardi.

Il punto cruciale è che le richieste di connessione raramente si annunciano come tali. Non sono richieste esplicite, ma osservazioni, battute, domande, sospiri. E proprio per questo è così facile non accorgersene.

La verità è che gran delle coppie non si ignora intenzionalmente. Ma la vita è faticosa: siamo stanchi, sovrastimolati, con un occhio alla spesa e l’altro ai bambini. E non rimane altro spazio per guardarsi l’un l’altro.

Tre modi di reagire alle bids (e cosa significano)

Ogni volta che il partner lancia una richiesta di connessione, l’altro ha tre opzioni.

Rispondere positivamente (turning toward) significa accogliere la richiesta, mostrare interesse, coinvolgersi. Non serve entusiasmo, ma semplicemente partecipazione.

Un po’ come un bambino che ci dice “mamma, guardami!”, tutto ciò che vuole il partner è sapere che ci sei. Eppure, con i bambini siamo tutti attenti. Con chi diciamo di amare, non abbiamo neanche lontanamente la stessa pazienza – e poi ci sorprendiamo quando l’altro si trova un amante.

Ignorare (turning away) significa non notare la richiesta o scrollarla via. Il partner che ha fatto la bid resta con un senso di delusione, chiedendosi: “Gli interessa ancora quello che dico?”

Respingere (turning against) significa rispondere con irritazione o ostilità. “Non vedi che sto lavorando? Perché mi interrompi sempre?”

La ricerca di Gottman ha prodotto un dato interessante: le coppie che restano insieme rispondono positivamente all’86% delle richieste di connessione. Quelle che divorziano? Solo al 33% (Gottman, Driver & Tabares, 2015). In altre parole, la differenza tra una relazione che funziona e una che si spegne non sta nei grandi gesti romantici, ma in come rispondiamo a migliaia di micro-momenti quotidiani.

L’anemone di mare: una metafora che spiega tutto

In un’intervista, Gottman ha usato una bella immagine: l’anemone di mare.

Quando tocchi un’anemone nel punto sbagliato, tutti i suoi tentacoli si chiudono di scatto. E ci vuole molto, molto tempo prima che si riapra.

Anemone di mare metafora gottman bids for connection
L’anemone di mare è una buona immagine degli effetti delle bids for connection non raccolte.

Lo stesso accade nelle relazioni. Quando le nostre richieste di connessione vengono ripetutamente ignorate o respinte, impariamo a smettere di chiedere. Pensiamo: “A che serve?” E ci chiudiamo. Il problema è che questo processo è silenzioso. Non c’è un litigio, non c’è una crisi evidente. C’è solo un progressivo allontanamento emotivo che un giorno ti fa svegliare accanto a qualcuno che senti come un estraneo. Un po’ da “sindrome del coinquilino”, insomma.

Il cellulare: il “catalizzatore d’attenzione” per eccellenza

C’è un elemento che nella mia pratica clinica vedo ripetersi con frequenza allarmante: lo smartphone come coltelloche interrompe la connessione.

Torna a casa, mi dà un bacino e si butta sul divano a guardare Instagram. Io rimango lì, e la guardo chiedendomi se le importo più io o il cellulare.

Non è cattiveria. È che lo schermo cattura l’attenzione con una forza con cui il partner, con le sue richieste quotidiane e “noiose”, non può competere. Ma ogni volta che scegliamo di continuare a scrollare invece di alzare lo sguardo, stiamo facendo turning away. E le bid ignorate si accumulano. Silenziosamente… e pericolosamente.

A questo proposito, puoi leggere il mio articolo Mia moglie non lascia mai il cellulare, cosa fare?

Quando i figli assorbono tutta l’energia emotiva

Un altro pattern che osservo spesso riguarda le coppie con figli. La genitorialità è meravigliosa, ma anche estenuante. I bambini richiedono attenzione costante, energia fisica ed emotiva. E alla fine della giornata, quando finalmente si addormentano, cosa resta per il partner? Spesso nulla.

È comprensibile: sei esausto, hai dato tutto. Ma il rischio è che la coppia diventi invisibile dietro al ruolo di genitori. Le conversazioni si riducono a logistica — chi porta i bambini a scuola, chi fa la spesa, chi ha il turno di notte. Le bid tra partner diminuiscono, e quelle poche che restano vengono ignorate per sfinimento.

Nel mio libro Psicologia del Tradimento, sottolineo l’importanza di ritagliarsi momenti da soli con il partner, senza i figli. Non per egoismo, ma per nutrire quella relazione che è il fondamento della famiglia stessa.

La cascata che può portare al tradimento

Gottman, insieme ai ricercatori Rusbult e Glass, ha descritto una “cascata” che spiega come si arriva all’infedeltà. E indovina da dove parte? Proprio dalle richieste di connessione ignorate.

Se formulo richieste emotive al partner e queste cadono ripetutamente nel vuoto, a un certo punto smetto di cercare soddisfazione emotiva in quella relazione. E inizio a guardarmi intorno. Idealizzo qualcun altro. Minimizzo i pregi del partner. Finché la linea rossa viene superata.

Non è una giustificazione del tradimento — è una spiegazione di come ci si arriva. E il punto d’ingresso, spesso, è proprio quel grugnito distratto davanti allo schermo. Se vuoi approfondire questo tema, ne parlo in dettaglio nell’articolo Perdonare un tradimento: guida completa.

Come ricostruire la vicinanza emotiva

La buona notizia è che questo pattern si può interrompere. Non servono rivoluzioni, servono micro-cambiamenti intenzionali.

Inizia a notare le bid. Osserva quando il tuo partner ti cerca — anche in modi sottili. Quel sospiro, quella domanda sulla giornata, quel link condiviso. Sono tutti tentativi di connessione. Se ti aiuta, prova a tenere mentalmente il conto per un giorno: quante volte il tuo partner ha cercato la tua attenzione? Quante volte hai risposto davvero?

Rispondi, anche minimamente. Non devi essere entusiasticamente coinvolto in ogni momento. Ma alzare lo sguardo, fare un commento, mostrare che hai sentito — fa una differenza enorme. Gottman parla di un rapporto ideale di 20:1. Venti interazioni positive per ogni negativa. Sembra tanto, ma ricorda che una bid può durare pochi secondi.

Crea rituali di connessione quotidiani. Gottman suggerisce piccole abitudini che diventano appuntamenti fissi: chiedere “com’è andata oggi?” e ascoltare davvero la risposta, un bacio prima di uscire che duri almeno sei secondi (il tempo necessario perché il corpo rilasci ossitocina), un momento di decompressione insieme la sera prima di accendere la TV. Queste routine costruiscono quello che Gottman chiama il “conto in banca emotivo” della coppia — un deposito di buone esperienze emotive a cui attingere nei momenti difficili.

Proteggi il tempo di coppia dalla genitorialità. Se hai figli, pianifica momenti — anche brevi — in cui siete solo voi due. Non è un lusso, è manutenzione della relazione. Ad esempio, ogni sera, dopo aver messo a letto i bambini, sedetevi insieme per mezz’ora senza telefoni. Non dovete parlare di cose profonde — basta essere presenti l’uno per l’altra.

Impara a fare bid più esplicite. Se senti che le tue richieste di connessione vengono ignorate, prima di arrabbiarti chiediti: sono abbastanza chiare? A volte aspettiamo che il partner “capisca” di cosa abbiamo bisogno, ma la telepatia non esiste. Dire “Mi piacerebbe che mi abbracciassi” funziona meglio di sospirare sperando che l’altro intuisca.

Per esercizi pratici da provare subito, puoi scaricare il mio PDF con 3 esercizi di comunicazione per la coppia.

Quando la distanza è già troppa

Se ti riconosci in questo articolo e senti che la distanza emotiva si è già consolidata, sappi che non è necessariamente troppo tardi. Ma potrebbe essere utile un supporto professionale per sbloccare pattern che si sono cristallizzati nel tempo.

La terapia di coppia, in particolare con approcci come il Metodo Gottman, lavora proprio su questi meccanismi: aiuta i partner a riconoscere le bid, a rispondere in modo costruttivo e a ricostruire quella connessione che sembrava perduta. Nella mia esperienza, le coppie che arrivano in studio dicendo “non litighiamo, ma ci siamo persi” sono spesso quelle con il maggiore potenziale di recupero — perché il rispetto c’è ancora, manca solo il ponte per ritrovarsi.

Se senti che è il momento di fare qualcosa per la tua relazione, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita. È un primo passo senza impegno per capire insieme se e come posso aiutarti.

Se vuoi capire meglio i segnali di una relazione in difficoltà, leggi anche Sentirsi soli in coppia: cosa fare e 4 segnali che una relazione sta per finire.

FAQ

Cosa sono le richieste di connessione emotiva nella coppia? Sono i piccoli tentativi quotidiani — verbali o non verbali — con cui cerchiamo attenzione, affetto o supporto dal partner. Possono essere un commento, una domanda, un gesto affettuoso o anche un sospiro che nasconde un bisogno di vicinanza.

Perché ignorare le richieste di connessione danneggia la relazione? Perché ogni richiesta ignorata comunica al partner che non è importante. Nel tempo, questo porta a smettere di cercarsi, creando distanza emotiva e aumentando il rischio di crisi o tradimento.

Quante richieste di connessione fa una coppia in un giorno? Tantissime. Considera che una richiesta di connessione può banalmente essere uno sguardo. Le coppie felici rispondono positivamente all’86% di queste richieste.

Come posso migliorare la risposta alle richieste del mio partner? Inizia notando i momenti in cui ti cerca — anche in modi sottili. Rispondi con presenza, anche minima. Crea rituali quotidiani di connessione e proteggi il tempo di coppia da distrazioni come cellulari e impegni genitoriali.

Cosa fare se la distanza emotiva nella coppia è già consolidata? Non è troppo tardi per recuperare. Può essere utile un percorso di terapia di coppia per sbloccare i pattern disfunzionali e reimparare a connettersi. Il primo passo può essere una call gratuita con un professionista per valutare la situazione.

Bibliografia

  • Gottman, J. M., & Silver, N. (2015). The Seven Principles for Making Marriage Work. Harmony Books.
  • Gottman, J. M., Driver, J., & Tabares, A. (2015). Repair during marital conflict in newlyweds: How couples move from attack–defend to collaboration. Journal of Family Psychotherapy, 26(2), 85-108. https://doi.org/10.1080/08975353.2015.1038962
  • Giacobbi, M., & Iengo, M. (2023). Psicologia del Tradimento: Conoscerlo, Prevenirlo, Superarlo.
  • University of California, Berkeley (2018). The Neuroscience of Attachment. Greater Good Science Center.

maurizio iengo psicologo

Maurizio Iengo

Psicologo, formatore e consulente. Membro dell'American Psychological Association. Da anni studio e pratico l'ipnosi, oltre ad essere formato nella tecnica EMDR - lo strumento più scientificamente validato per il lavoro sul trauma. Collaboro con Psicohelp, uno dei maggiori portali di terapia di coppia in Italia. Ho un master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia e sono autore di vari libri, tra cui "Dubbio Patologico", "Tornare a Vivere", "il Salvacoppie", "Psicologia del Tradimento".

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