Come smettere di fare le compulsioni con la terapia strategica

In breve: Smettere di fare le compulsioni non è questione di forza di volontà. Il disturbo ossessivo-compulsivo funziona attraverso un meccanismo preciso. Un modo efficace di gestirlo è utilizzare strategie paradossali che "sabotano" il circolo vizioso dall'interno, in modo da rendere possibile l'utilizzo di stratagemmi alternativi al semplice "cercare di resistere" o al "fare meno compulsioni". In questo articolo vediamo qual è il ruolo della terapia strategica nel superare il DOC e quali sono le differenze con la cognitivo-comportamentale.

Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo si trova a combatter e contro una parte di sé che sembra profondamente irrazionale. Ma sono proprio sicuro che ho chiuso la porta? Certo, me lo ricordo, ma in fondo è un gesto automatico. Mi sentirei meglio ricontrollando… dai, magari faccio una foto, così che sono proprio sicuro.

Oppure: Oddio, l’ho pensato davvero? Non lo farei mai, eppure… forse lavarmi mi farà sentire meglio…

Forse hai già provato la terapia cognitivo-comportamentale. Forse ti hanno detto di “esporti gradualmente” e “resistere alla compulsione“. Forse ci hai provato e non ha funzionato come speravi. Non sei debole. Non ti manca la determinazione. Semplicemente, la terapia cognitivo-comportamentale è molto efficace, ma non è un abito che calza a tutti.

Intanto, se hai bisogno di sostegno, contattami per una consulenza conoscitiva.

Perché è difficile superare il DOC

Il paradosso della resistenza

Quando provi a resistere frontalmente a una compulsione, ecco cosa succede nel tuo cervello: l’ossessione genera ansia, l’ansia diventa insopportabile, cedi al rituale, ottieni un sollievo immediato. Questo sollievo è un potentissimo rinforzo che il cervello registra come: “Vedi? Avevi ragione ad avere paura. Il rituale ti ha salvato”.

Più resisti con la forza di volontà, più l’ansia aumenta. Più l’ansia aumenta, più il rituale diventa “necessario”. È come cercare di non pensare a un elefante rosa: lo sforzo stesso di evitarlo lo rende più presente.

Se la terapia cognitivo-comportamentale non basta

Ti viene insegnato a riconoscere i pensieri distorti, a sfidarli razionalmente, a esporti gradualmente alle situazioni temute. Il problema è che nel DOC le resistenze al cambiamento sono particolarmente forti. Il paziente sa perfettamente di essere irrazionale, ma non riesce a smettere. Chiedere a questa persona di sforzarsi volontariamente di esporsi, non sempre funziona.

L’esposizione graduale con prevenzione della risposta (ERP) è considerata “gold standard” per il disturbo ossessivo-compulsivo, e quindi si usa spesso in prima battuta. È un approccio efficace e validato da decenni di ricerca. Tuttavia, per alcune persone può risultare difficile da sostenere nel tempo, soprattutto quando l’ansia quotidiana è già molto alta.

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Il meccanismo del DOC: quando la soluzione è il problema

Il circolo vizioso e le tentate soluzioni

Prima di capire come uscire dalla trappola, devi vedere esattamente come funziona. Il DOC si regge su un circolo vizioso: ossessione → ansia intollerabile → compulsione → sollievo temporaneo → rinforzo del meccanismo.

Disturbo Ossessivo Compulsivo

La pratica clinica ha identificato tre “tentate soluzioni” principali che mantengono e aggravano il DOC (Nardone, 2013):

L’evitamento. Non toccare maniglie, non usare bagni pubblici, evitare certi pensieri. Sembra una soluzione, ma è una compulsione mascherata. Ogni volta che eviti, confermi a te stesso che quella cosa è davvero pericolosa.

La richiesta di rassicurazione. Chiedere continuamente agli altri “Ho chiuso il gas?”. Sul momento dà sollievo, ma conferma la tua incapacità di gestire l’incertezza da solo. Come spiega Nardone: “Ogni volta che chiedi rassicurazione e la ricevi, lì per lì ti senti salvo, ma dopo il tuo senso di incapacità aumenta”.

Il controllo che fa perdere il controllo. Cercare di tenere sotto controllo volontario le proprie reazioni spontanee, monitorare ossessivamente pensieri o sensazioni. Più cerchi di controllare qualcosa di spontaneo, più quella cosa ti sfugge di mano.

I tre tipi di DOC

Non tutti i disturbi ossessivo-compulsivi sono uguali. Il modello strategico distingue tre tipologie fondamentali (Nardone, 2013):

Il DOC preventivo usa il rituale per prevenire che accada qualcosa di temuto. “Se non mi lavo le mani in questo modo, mi ammalerò”.

Il DOC propiziatorio usa il rituale per far sì che le cose vadano bene. Ripetere gesti un certo numero di volte per fortuna, rituali scaramantici.

Il DOC riparatorio usa il rituale per riparare un danno già avvenuto o percepito. Ad esempio, mi lavo perché ho avuto dei pensieri impuri.

L’approccio paradossale: quando smettere di combattere significa vincere

Il contro-rituale prescritto

Qui la terapia strategica si distingue radicalmente. Invece di combattere il rituale, lo si prescrive in modo da neutralizzarlo.

Una strategia molto efficace (e quella più conosciuta, ma ce ne sono tante), è quella del “Se fai uno, fai cinque”: “Ogni volta che sente l’impulso di lavarsi le mani, può evitare di farlo, ma se decide di farlo anche solo una volta, deve farlo esattamente cinque volte, né più né meno.”

Cosa succede? Il rituale perde la sua funzione piacevole di riduttore dell’ansia perché non è più spontaneo. Diventa un compito. E nel diventare compito, perde potere.

Una strategia concreta per iniziare oggi

La “congiura del silenzio”

Se coinvolgi familiari o partner nei tuoi rituali — chiedendo rassicurazioni, facendoli partecipare ai controlli, pretendendo che seguano certe regole — questa prescrizione è per loro.

La persona vicina a te smette completamente di rassicurare e di partecipare. Quando chiedi “Sei sicuro che ho chiuso?”, invece di rispondere “Sì, tranquillo”, dirà: “Secondo te?”

Non è sadismo. È un modo di evitare una tentata soluzione disfunzionale che rinforza il problema: ogni rassicurazione ricevuta, conferma che da solo non ce la puoi fare — e alimenta il ciclo ossessivo.

Scegliere la terapia giusta per te

TCC classica: un approccio strutturato e validato

La terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta (ERP) ha decenni di ricerca alle spalle. Il modello si basa sulla teoria dell’apprendimento: il paziente impara consapevolmente a gestire il disturbo attraverso esposizioni graduate e esercizi quotidiani.

Il punto di forza è la chiarezza: hai un protocollo preciso, i passi sono definiti. L’ERP, applicata correttamente, porta a una riduzione significativa dei sintomi nella maggioranza dei casi.

La terapia strategica: bypassare le resistenze

L’approccio strategico parte da una premessa diversa: invece di guidare il paziente attraverso lo sforzo volontario, utilizza stratagemmi che creano esperienze emozionali correttive, aggirando le resistenze al cambiamento.

Non ti chiedo di “sforzarti” di non fare il rituale, ma di farlo in modo diverso, volontariamente, esagerandolo, fino a che perde il suo potere.

Come scegliere

Non esiste “la terapia migliore” in assoluto. Esiste la terapia migliore per te.

Se preferisci seguire un percorso che parta con una comprensione dei meccanismi del DOC e vada a farti osservare per poi provare a “dominare” le compulsioni, puoi affidarti alla terapia cognitivo-comportamentale.

Se preferisci invece un tipo di approccio meno “lineare”, ma breve ed efficace che bypassa le resistenze, puoi affidarti alla terapia strategica.

In ogni caso, spesso nella pratica clinica si integrano elementi di diversi approcci perché ogni paziente merita un intervento cucito su misura.

Quando chiedere aiuto

Se i rituali stanno diventando un problema, se ti senti “ingabbiato”, se arrivi tardi al lavoro perché devi controllare se hai chiuso il gas, se ti isoli per fare i rituali in segreto, se chiedi continuamente rassicurazioni ai tuoi cari, se la lista delle cose che eviti si allunga ogni mese… è ora di chiedere aiuto.

Un professionista non giudicherà mai i contenuti delle tue ossessioni, anche se possono sembrare i più strani o vergognosi. A proposito di questo, ti invito a leggere il mio articolo: Tipi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo: alcuni esempi

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per smettere di fare le compulsioni?

Dipende dalla gravità del disturbo e dall’approccio scelto. Con la terapia strategica, ci si aspetta una risoluzione in tre-sei mesi. I primi cambiamenti arrivano spesso già nelle prime settimane.

È possibile smettere senza terapia?

Per forme lievi, puoi provare tecniche come il se fai 1 fai 5. Per forme moderate-gravi, il supporto di un professionista specializzato aumenta enormemente le probabilità di successo.

Cosa fare se ricado nei rituali?

Le ricadute non sono fallimenti, sono parte del processo. Osserva cosa ha scatenato la ricaduta: stress, stanchezza, un evento specifico? Usa la ricaduta come informazione, e poi riprendi da dove eri arrivato.

Le compulsioni possono tornare dopo essere guariti?

Il DOC può avere un decorso recidivante in periodi di stress. Ma quando hai imparato le strategie per gestirlo, anche se i sintomi si ripresentano, sai cosa fare. Non parti da zero.

Come aiutare un familiare con DOC?

Non partecipare ai rituali, nemmeno “per farlo stare meglio”: rinforza il disturbo. Non rassicurare ripetutamente. Non arrabbiarti o minimizzare. Valida l’emozione (“Vedo che stai soffrendo”), incoraggia la ricerca di aiuto professionale, celebra i piccoli progressi.

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Bibliografia

maurizio iengo psicologo

Maurizio Iengo

Psicologo, formatore e consulente. Membro dell'American Psychological Association. Da anni studio e pratico l'ipnosi, oltre ad essere formato nella tecnica EMDR - lo strumento più scientificamente validato per il lavoro sul trauma. Collaboro con Psicohelp, uno dei maggiori portali di terapia di coppia in Italia. Ho un master in Terapia e Clinica del Legame di Coppia e sono autore di vari libri, tra cui "Dubbio Patologico", "Tornare a Vivere", "il Salvacoppie", "Psicologia del Tradimento".

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