Aurora: il dolore emotivo che l’ha trasformata in invalida.

Set 7, 2018

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mente sintomi fisici

Aurora: il dolore emotivo che l’ha trasformata in invalida.

Il potere della mente“, “La mente ha potenzialità straordinarie“, “Usiamo solo il 10% del nostro cervello, immagina che cosa potremmo fare se potessimo utilizzarlo al 100%!” (falso). Tutte queste sono espressioni d’uso comune che evidenziano due cose: il fatto che parliamo più spesso di mente che di cervello e che, nonostante il cervello sia un organo tanto complesso da non averci ancora svelato tutti i suoi segreti, tutti siamo d’accordo sul fatto che sia potente.

Sappiamo, ad esempio, che la mente può causare sintomi “fisici” anche molto gravi, come la paralisi o l’incapacità di comunicare: a questo proposito, voglio raccontarvi la storia di una mia paziente, forse quella che mi ha segnato di più

 

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Non molto tempo dopo essermi laureato, iniziai a lavorare per un paio di mesi con una cooperativa che si occupava della gestione del personale per l’A.D.I. erogata dall’ASL. “A.D.I” è una sigla che sta per “Assistenza Domiciliare Integrata“: insomma, ero uno dei disgraziati che vengono inviati a domicilio per erogare le fisioterapie prescritte dall’ASL. Fui assunto da questa cooperativa inizialmente per le sostituzioni estive; mi fu in seguito proposto di rimanere in pianta stabile, ma preferì scappare in Polonia (comunque questa è un’altra storia…). Tutto questo per dire che ebbi la possibilità di avere in cura questa paziente solo per le due settimane di ferie del collega che sostituivo.

 

Il mio collega il 15 agosto, mentre io lavoravo.

 

Dicevo. Avevo istruzioni di recarmi al domicilio della paziente (che chiamerò Aurora) per mobilizzarla (non importa se abbiate un problema neurologico, ortopedico, respiratorio: nel 90% dei casi, è tutto quello che otterrete da un fisioterapista inviato dall’ASL. Ma questa è ancora un’altra storia…). La diagnosi della paziente? Morbo di Alzheimer. “E che m*nchia c’entri tu?“, vi chiederete voi. Ottima domanda: è la stessa cosa che mi chiesi anch’io. Comunque andai, non senza curiosità.

Arrivato lì, appresi la storia della paziente (circa 70 anni). Da circa due anni le era stato diagnosticato il Morbo di Alzheimer, per cui faceva le cose che fanno i malati di Alzheimer, ma tutto sommato riusciva a condurre una vita più o meno normale.

Poco tempo dopo, suo figlio morì improvvisamente. Lei si recò al funerale, tornò a casa, si mise a letto.

Non si alzerà, ne’ parlerà mai più da quel momento.

 

 

La signora Aurora, di fatto, non aveva subito nessun trauma fisico che giustificasse la sua immobilità o il suo mutismo. Semplicemente, da quando era tornata dal funerale di suo figlio non poteva più muoversi ne’ parlare. Era di fatto allettata, come se avesse avuto una lesione midollare. Non poteva andare in bagno, non poteva muoversi (qualcuno, dimostrando una certa superficialità, direbbe “non voleva”), non poteva mangiare se non venendo imboccata. La sua unica attività motoria era quella di manipolare continuamente due palline antistress. Una pallina blu, l’altra arancione. L’unica produzione fonetica, invece, era la risata. È stato quello il momento in cui ho capito che cosa volesse dire una “risata senza gioia“. Una risata che invece di diffondere allegria, diffondeva solo un’enorme tristezza ed angoscia.

Gli occhi erano di un azzurro intenso, che mi fissavano a metà tra lo spaventato e l’implorante -non ho mai davvero capito quanto fosse in grado di capire quello che succedesse intorno a lei, o almeno che stavo cercando di aiutarla. L’unico modo che trovai per interagire con lei e di stimolare un’iniziativa motoria era quello di prendere le palline dalle sue mani e invitarla a recuperarle.

 

 

Vi ho raccontato di questa paziente perché mi sembra l’esempio più immediato di quanto tragico possa essere l’effetto della mente sul corpo. In questo caso, l’effetto è stato lampante, mentre l’effetto della psiche sul dolore è molto più subdolo, e ha addirittura risvolti sulla struttura stessa del cervello

Considerate questa come una premessa, dal prossimo articolo si parlerà di dolore cronico!

Se avete anche voi storie simili da condividere, domande o commenti, vi invito a farlo sulla pagina Facebook o a scrivermi in privato!

Grazie per avermi letto,
Maurizio.

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